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	<title>Roberta Colombo Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>500 anni senza Leonardo da Vici, il genio eccelso. “Essere grandi, spesso, significa essere molto soli”: intorno alla sua vita straordinaria è nato uno spettacolo teatrale. Intervista all’autrice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2019 07:41:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È il 2 maggio 1519, Leonardo da Vinci, nel maniero di Clos Lucé, da qualche anno la sua ultima dimora, per disposizione del re di Francia Francesco I, muore. Dietro di sé, una vita straordinaria, l’opera inestimabile di un genio eccelso del Rinascimento. Cala la notte sull’esistenza terrena dell’artista pittore, scultore, architetto, progettista, anatomista, nato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/laonardo-da-vinci-500-spettacolo-teatrale/">500 anni senza Leonardo da Vici, il genio eccelso. “Essere grandi, spesso, significa essere molto soli”: intorno alla sua vita straordinaria è nato uno spettacolo teatrale. Intervista all’autrice</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>È il 2 maggio 1519, Leonardo da Vinci, nel maniero di Clos Lucé, da qualche anno la sua ultima dimora, per disposizione del re di Francia Francesco I, muore. Dietro di sé, una vita straordinaria, l’opera inestimabile di un genio eccelso del Rinascimento.</strong> Cala la notte sull’esistenza terrena dell’artista pittore, scultore, architetto, progettista, anatomista, nato il 15 aprile 1452 nei pressi di Vinci, in Toscana, allievo talentuosissimo del Verrocchio, e si allungano le ombre sulle sue opere, avvolte dal mistero più seducente. Ma cosa si conosce davvero di lui? Cosa si nasconde dietro la maschera dell’uomo celebrato oggi, a cinquecento anni dalla morte? Che ne sappiamo della sua esistenza?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-67724 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/06/leonardo1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/leonardo1-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/leonardo1-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/leonardo1-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/leonardo1-1320x1760.jpg 1320w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />A Varese, in questi giorni, vicino alla Milano dove ha vissuto dal 1482 al 1500, si scava attorno all’enigma Leonardo, con una mostra di Fabrizia Buzio Negri</strong> (che è stata inaugurata il 30 maggio in Sala Veratti) dedicata alle macchine, nelle realizzazioni di Paolo Candusso, in collaborazione con A.N.V.O., l’associazione dei Navimodellisti Valle Olona e grazie a un interessante spettacolo teatrale, <strong><em>Leonardo – Luci e ombre del genio da Vinci</em>, che debutterà il 13 giugno al teatro Santuccio (via Sacco, 10), scritto da Roberta Colombo e con la regia di Andrea Minidio</strong> (il ricavato dello spettacolo sarà devoluto a G.A.F. Global Afghan Forum, un’associazione no profit che si occupa dell’istruzione e del sostengo nelle scuole in Afghanistan). Intercettiamo l’ideatrice dello spettacolo, <strong>la giovane Roberta Colombo, che, dopo lo spettacolo <em>L’ultimo lenzuolo bianco</em> – pièce che ha avuto moltissime repliche in giro per l’Italia, ispirata al romanzo di Farhad Bitani, edito da Guardaldi – si è lanciata in una nuova, avvincente sfida</strong> (insieme a Tommaso Fermariello, nel ruolo del giovane Leonardo, Filippo Castelli, il compagno di bottega Pietro, ad Andrea Minidio, il regista, nei panni di maestro Verrocchio, Gianni la Rocca, Lorenzo de Medici, Aurora Scarpolini, la giovane cortigiana, che vedremo poi cresciuta in chiusura di spettacolo nell’interpretazione di Gloria Dusi. Le scenografie, invece, realizzate a mano, sono del giovane Alessandro Bresciani, la musica rinascimentale, con strumenti d’epoca, di Atmosfera Ensamble).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nella ideazione e nella messa in scena dello spettacolo dedicato al genio da Vinci? </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“</strong>Le difficoltà che si presentano affrontando un personaggio del genere sono tante: prima fra tutte il suo essere così grande e sfaccettato, mi ci sono accostata con umiltà, prediligendo il suo lato più umano.<strong> Si può parlare e interpretare Leonardo in tantissimi modi, il rischio era quello di perdersi.</strong> L’idea è stata quindi quella di concentrarsi sul suo essere più intimo, su quelle che potevano essere le sue emozioni, i suoi pensieri, le sue difficoltà nel ritrovarsi ad essere un giovane genio in una società come Firenze. Ho cercato di raccontare in cinque “quadri”, se possiamo chiamarli così, le varie sfaccettature di Leonardo e il suo rapportarsi con alcuni personaggi che hanno fatto parte della sua vita: alcuni realmente esistiti, come il Verrocchio e Lorenzo de’ Medici, altri più metaforici, che racchiudono in un’unica persona i possibili amori della sua vita e il rapporto con i sentimenti”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma chi è veramente Leonardo da Vinci? Che cosa sappiamo di lui? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Leonardo da Vinci è sicuramente una delle personalità più poliedriche e misteriose della storia, ma è anche, e soprattutto, la nostra storia. È necessario quindi celebrarlo, attraverso tutte le forme d’arte possibili… Noi ci abbiamo provato con il teatro. <strong>Per l’Italia e per il mondo è il genio per eccellenza. Difficile farne un ritratto biografico preciso e rigoroso, ci sono ancora tanti interrogativi e misteri attorno alla sua vita. </strong>Sicuramente era tante cose, e non una sola: luce e ombra, insomma”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che cosa significa essere un giovane genio? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Scoprirsi un genio non deve essere facile: si deve fare i conti con le invidie degli altri, affrontare sacrifici e trovarsi davanti a scelte difficili. A volte bisogna fare delle rinunce, mettere in secondo piano altre cose, come i sentimenti. <strong>Arrivare in alto, senza porsi limiti, ha il suo prezzo da pagare. Leonardo aveva questa “fame” di sapere, di crescita, di rivalsa verso una società che lo vedeva come un figlio illegittimo. </strong>Alti e bassi, quindi, luci e ombre: tra picchi di gloria e frustrazione, come la crisi che lo coglie dopo l’accusa anonima per sodomia”<strong>.</strong></p>
<figure id="attachment_67725" aria-describedby="caption-attachment-67725" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-67725" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/06/leonardo2-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/leonardo2-300x236.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/leonardo2-768x605.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/leonardo2-1024x807.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/leonardo2-1320x1041.jpg 1320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-67725" class="wp-caption-text">Una fotografia di scena dallo spettacolo &#8220;Leonardo – Luci e ombre del genio da Vinci&#8221;, che debutterà il 13 giugno a Varese</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è il prezzo che deve pagare per il successo, per la sua diversità? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Ho voluto dare una mia chiave di lettura attorno a questo concetto di “prezzo da pagare”. Sicuramente le invidie e la concorrenza di una Firenze molto competitiva, ma anche le rinunce affettive: nel nostro spettacolo la figura del giovane compagno di bottega Pietro e la giovane cortigiana sono proprio questo, ovvero metafore di questi “amori” non vissuti fino in fondo, per così dire sacrificati. Il nostro Leonardo soffre spesso per la sua “diversità”. <strong>Essere grandi a volte significa essere molto soli, non tutti riescono a capirti. È una grazia e una condanna allo stesso tempo. Ma essere se stessi è sempre la strada giusta. Questo suo lato fragile lo avvicina molto ai giovani di tutti i tempi.</strong> Anche ai nostri: spesso essere diversi, anche se talentuosi, significa non essere capiti o emarginati dalla società”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa sappiamo davvero delle relazioni sentimentali di Leonardo? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Non sappiamo davvero molto, non ci sono certezze. Molte fonti sono contrastanti le une con le altre, leggende e dicerie sono sempre dietro l’angolo quando si parla di Leonardo. Molti parlano della sua omosessualità, altri della sua assidua frequentazione di bordelli, ma anche di donne nobili. Qualcuno parla di figli. Quello che è certo, secondo me, è il forte istinto volto alla scoperta, l’innata curiosità, il voler conoscere tutto del mondo e dell’uomo. <strong>Un uomo così, a mio avviso, non poteva che vivere l’amore e le relazioni nella sua totalità, senza precludersi nulla, così come la sua arte che ha abbracciato davvero discipline diverse tra loro e spesso contrastanti.</strong> All’insegna di “Amor ogni cosa vince” e, se lo diceva Leonardo, forse vale la pena crederci”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Linda Terziroli</em></strong></p>
<p><em>*In copertina: la &#8220;Belle Ferronnière&#8221; di Leonardo, dipinta tra 1490 e 1495</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>“Quando sono arrivato a Roma ho pensato: quanti infedeli! Da uccidere”. Dal libro shock di Farhad Bitani uno spettacolo teatrale. Ne parliamo con l’autrice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Oct 2018 08:36:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Raccolgono dei sassi da terra e li scagliano lontano. Contro una donna. I sassi, uno dopo l’altro, colpiscono il suo corpo e, con un tonfo sordo, rimbalzano a terra, sollevando un velo di terra. Si tratta della lapidazione di un’adultera. Lui osserva la scena, mette a fuoco ogni singolo dettaglio, ma è ancora troppo giovane [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/quando-sono-arrivato-a-roma-ho-pensato-quanti-infedeli-da-uccidere-dal-libro-shock-di-farhad-bitani-uno-spettacolo-teatrale-ne-parliamo-con-lautrice/">“Quando sono arrivato a Roma ho pensato: quanti infedeli! Da uccidere”. Dal libro shock di Farhad Bitani uno spettacolo teatrale. Ne parliamo con l’autrice</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Raccolgono dei sassi da terra e li scagliano lontano. Contro una donna. I sassi, uno dopo l’altro, colpiscono il suo corpo e, con un tonfo sordo, rimbalzano a terra, sollevando un velo di terra. Si tratta della <em>lapidazione</em> di un’adultera.</strong> Lui osserva la scena, mette a fuoco ogni singolo dettaglio, ma è ancora troppo giovane per partecipare al rito. Le lacrime della donna si mescolano alla polvere, alla terra, al suo sangue. Si copre il volto con le mani. Qualcosa di terribile, così brutale, così ancestrale, si sta consumando. Qualcosa di <em>giusto</em>, secondo lui. Siamo nello stadio affollato di Kabul, teatro di crimini efferati e gratuiti.</p>
<figure id="attachment_63365" aria-describedby="caption-attachment-63365" style="width: 279px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-63365" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/10/foto-farhad-300x200.jpg" alt="Farhad Bitani" width="279" height="186" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-farhad-300x200.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-farhad-768x512.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-farhad-600x400.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-farhad.jpg 960w" sizes="(max-width: 279px) 100vw, 279px" /><figcaption id="caption-attachment-63365" class="wp-caption-text">Farhad Bitani è l&#8217;autore del libro autobiografico &#8220;L&#8217;ultimo lenzuolo bianco&#8221; (Guaraldi, 2014)</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Vent’anni fa, lui è il giovane Farhad Bitani (oggi 32 anni), ex capitano dell’esercito afgano, figlio di un importante generale. Il racconto a voce è avvincente, tiene in pugno gli sguardi e i cuori della platea, affollata.</strong> Nessuno di noi, svogliati figli dell’occidente, sa ritrovare, dentro di sé, il vago ricordo di una lapidazione. La lapidazione dell’adultera – continua il racconto – avveniva sotto gli sguardi strazianti dei suoi innocenti pargoli. Bitani era un ragazzino. Mentre racconta la sua vita, Farhad Bitani non ha cedimenti. La sua voce non trema, in nessun punto. <strong>“Pensa, mentre noi da bambini guardavamo i film della Disney, lui giocava con un kalashnikov russo” mi suggerisce Roberta, al suo fianco in questa presentazione. Lei è Roberta Colombo</strong>, autrice e direttrice artistica di una scuola di teatro a Varese, STCV, dopo aver letto <em>L’ultimo lenzuolo bianco. L’inferno e il cuore dell’Afghanistan</em>, il libro autobiografico di Bitani, ha <em>osato</em> <a href="https://www.compagniateatraleannabonomi.it/lultimo-lenzuolo-bianco/" target="_blank" rel="noopener">trasformarlo in un’opera teatrale.</a> Lei, un’<em>infedele</em>. Per giunta, una <em>donna</em>. <strong>Ripenso alle parole di Bitani: “quando sono arrivato a Roma la prima volta, ho pensato: <em>quanti</em> infedeli. Da uccidere”.</strong> Non è la moderna e retorica versione di un’antica favola persiana. “Sono tante, forse troppe, le cose che ho visto nei miei primi ventisette anni di vita. Adesso le racconto. Lascio le armi per impugnare la penna. Traccio i fatti senza addolcirli, senza velarli. Dopo aver vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza nell’ipocrisia, ho un tremendo bisogno di verità”.</p>
<figure id="attachment_63366" aria-describedby="caption-attachment-63366" style="width: 247px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-63366" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/10/roberta-colombo-300x300.jpg" alt="roberta colombo" width="247" height="247" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/roberta-colombo-300x300.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/roberta-colombo-150x150.jpg 150w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/roberta-colombo-768x768.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/roberta-colombo-600x600.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/roberta-colombo-333x333.jpg 333w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/roberta-colombo.jpg 959w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" /><figcaption id="caption-attachment-63366" class="wp-caption-text">Roberta Colombo, autrice e direttrice artistica della scuola di teatro a Varese STCV, ha deciso di tradurre sul palco il libro di Bitani</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma da che parte si trova la <em>verità</em>? “Con i talebani ho assistito a stupri, decapitazioni. Con i mujaheddin, famiglie potenti come la mia si sono spartite gli aiuti umanitari che giungevano da ogni parte del mondo ed erano destinati ai più poveri.</strong> <strong>Ho assistito alla lapidazione di due donne. Non ho mai provato sensi di colpa. </strong>Ma le grida di quella madre e delle sue figlie obbligate ad assistere alla sua esecuzione non le dimenticherò mai”. Questo libro si quindi è trasformato in un’opera teatrale, che qualche settimana fa è stato presentato al Meeting di Rimini. Il filo rosso nel percorso di questo libro, da oriente a occidente, mi sfugge. Afghanistan. Una donna di Kabul, la coraggiosa e saggia Manà, racconta la storia di suo figlio, diventando protagonista di questo viaggio insieme al giovane Farhad, l’amico Seyar, e gli altri personaggi che prendono vita dai ricordi evocati: dall&#8217;Afghanistan all’Italia, dalla famiglia e gli amici di infanzia. Ai nuovi incontri destinati a cambiare per sempre la vita di questo giovane ragazzo afghano. Ma, senza scomodare la filosofia, è possibile diventare altro da ciò che si è? Cerco il famoso punto bianco. <strong>Ripercorro con Roberta Colombo le fasi dell’opera di trasformazione del libro in uno spettacolo di teatro. Non hai mai avuto paura? “Quando per la prima volta ho parlato della mia idea di portare questa storia a teatro, qualcuno mi ha detto ‘lascia perdere, sono argomenti che scottano oggi. Non cercarti problemi’.</strong> Un po’ di paura forse c’era, ma la convinzione non è mai mancata. Di terrorismo e di fondamentalismo islamico ne erano (e sono) pieni i giornali e le tv. Era l’estate dell’attentato sulla Rambla, figuriamoci. Ma ci sono cose che senti di voler fare e basta, viene naturale, cose che diventano una necessità. E quando qualcosa è una necessità, soprattutto in questo campo, la strada forse è quella giusta. Anche durante la produzione dello spettacolo, c’è stato qualcuno che era titubante e ha cercato di depistarmi, insinuarmi dubbi e timori, ma non sono bastati. La voglia di portare questa storia sul palco era più forte”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-63367 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/10/bitani-afghanistan-libro-204x300.jpg" alt="bitani-afghanistan-libro" width="142" height="209" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/bitani-afghanistan-libro-204x300.jpg 204w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/bitani-afghanistan-libro-768x1130.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/bitani-afghanistan-libro-696x1024.jpg 696w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/bitani-afghanistan-libro-600x883.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/bitani-afghanistan-libro.jpg 870w" sizes="(max-width: 142px) 100vw, 142px" />È possibile pensare ad una redenzione da tutto questo male? “Io credo che sia possibile cambiare, consci del fatto che non sia un percorso facile.</strong> È possibile evolvere e crescere e in questo ‘viaggio’, se si incontrano le persone con cui confrontarsi e capire meglio se stessi, una speranza c’è. Leggendo la storia di Farhad, di male se ne sente tanto, troppo forse da capire, fino in fondo, per chi ha vissuto una vita ‘normale’, e mi metto nel mazzo. Eppure il messaggio che lascia è talmente positivo che ti fa venire voglia di fare qualcosa per cambiare il mondo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cambiare il mondo? Che cosa può insegnare alla nostra civiltà un cambiamento di vita così radicale? “Sicuramente insegna che senza confrontarsi e conoscere chi è diverso da noi non si andrà molto lontano.</strong> Le cose che si possono imparare da una cultura diversa dalla nostra sono infinite e preziosissime. Una persona che riesce a stravolgere la sua vita per ricercare la verità e se stesso è un esempio di vita impagabile. Si capisce quanto può fare la differenza nel mondo anche una sola persona”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sei proprio sicura che esista davvero questo punto bianco nel cuore di <em>ogni</em> uomo? “Penso che esista in tutti, ma che non tutti lo usino. È qualcosa di scomodo, se vogliamo.</strong> Ci mette di fronte al fatto che tra il bene e il male si può scegliere. Non sempre è facile, ma si può. Ci fa capire che abbiamo una responsabilità. Sta un po’ ad ognuno scegliere se nutrirlo o meno, scegliere le persone giuste che possono farlo crescere. È un po’ come l’amore, no? Che se lo scegli poi devi averne cura. Nel bene e nel male. Ma forse parliamo della stessa cosa”.</p>
<p><em>Linda Terziroli</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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