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	<title>Robert De Niro Sr. Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Mon, 09 Sep 2024 04:06:35 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Dimentica che il nostro amore è un coltello”. Robert Duncan o della poesia come falconeria</title>
		<link>https://www.pangea.news/robert-duncan-ritratto-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2024 04:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia americana]]></category>
		<category><![CDATA[Robert De Niro Sr.]]></category>
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		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nacque, si direbbe, entro l’orda di una profezia. Oakland, California, una settimana dopo il primo dell’anno, è il 1919. La madre, Marguerite Pearl, muore nel metterlo al mondo – è al decimo figlio. Il padre, Edward Howard, non può occuparsene. Robert Edward Duncan, così, viene adottato dalla famiglia Symmens, d’onorata stirpe – il patriarca è [&#8230;]</p>
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<p>Nacque, si direbbe, entro l’orda di una profezia.</p>



<p>Oakland, California, una settimana dopo il primo dell’anno, è il 1919. La madre, Marguerite Pearl, muore nel metterlo al mondo – è al decimo figlio. Il padre, Edward Howard, non può occuparsene. <strong><a href="https://www.poetryfoundation.org/poets/robert-duncan" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Robert Edward Duncan</a></strong>, così, viene adottato dalla famiglia Symmens, d’onorata stirpe – il patriarca è architetto, traffica in lingue scomparse. Robert è atteso da costoro come una sorta di Messia: devoti teosofi, i Symmens, prima di adottarlo, consultano le carte e i referti astrologici. Le date devono quadrare affinché il futuro del figlio coincida con una qualche gloria. Da lì, forse, proviene la poesia di Robert Duncan, dai finimenti sciamanici, dove tutto è una costante lotta tra luce e tenebre – e quello sguardo, da Sibilla californiana, teso all’invisibile, coi tratti dell’allucinato.</p>



<p>Quanto al resto, Robert Duncan percorse la via lirica della rivolta. Studiò a Berkeley, imparò a dilatare la propria percezione lirica presso il Balck Mountain College, leggendario istituto dove transitarono Charles Olson, Robert Rauschenberg, John Cage. Ogni istituzione lo fiaccava. Si nutrì della musa anarchica: nel suo gergo, per capirci, il genio dionisiaco di Jackson Pollock si lega allo studio, acerrimo, di Pindaro e di William Blake, di Coleridge e degli alchimisti del Rinascimento. In una delle poesie più belle, Duncan ritrae la madre “come falconiere”; i versi hanno la ferma ferocia di un diorama, con la belva che, all’infinito, si mostra in assalto, la bocca spalancata, irta di dardi-denti.</p>



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<p>Diventò celebre tra i nuovi poeti di San Francisco, pubblicò qualcosa per la City Lights di Ferlinghetti: mai schiacciate sull’oggetto, sull’elemento mondano e bruto, sul diktat sociale, su una poetica della politica (in cui precipitarono molti imitatori detti <em>beat</em>), le poesie di Duncan mantengono una sorta di oscura chiaroveggenza, le stimmate di un Emmanuele del verso. Kenneth Rexroth disse che era “uno dei più apprezzati e influenti poeti del dopoguerra”; lui spiegava il suo dire in questi termini:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Lavoro al linguaggio come una sorgente d’acqua lavora la roccia, levigandola, per perpetuare il suo corso, ciecamente. In questo senso, io non creo ma costruisco una via”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Dichiaratosi omosessuale, non lo imbarcarono nella Seconda guerra – dal ’44, s’imbarcò in una tormentata storia con Robert De Niro Sr., il papà del grande attore, artista dal talento certo ma sfortunato. Lo aveva conosciuto nell’elitaria ‘comune’ allestita da Anaïs Nin al Greenwich Village. Si unirà, più tardi, a un altro artista, Jess Collins. Sul settimanale culturale del “New York Times”, Jim Harrison scrisse che “per leggere Duncan con grazia e immediatezza bisognerebbe conoscere gli arcani di Norman O. Brown e la poetica di Ezra Pound”. Non è inesatto associare il sommo ‘Ez’ al pensatore psicanalista di <em>Corpo d’amore</em>, che riteneva la poesia un’arma di emancipazione del sé, anzi, di resurrezione dal pantano contemporaneo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="984" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/81NB4XaosHL._AC_UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-100783" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/81NB4XaosHL._AC_UF10001000_QL80_.jpg 984w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/81NB4XaosHL._AC_UF10001000_QL80_-295x300.jpg 295w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/81NB4XaosHL._AC_UF10001000_QL80_-768x780.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/81NB4XaosHL._AC_UF10001000_QL80_-600x610.jpg 600w" sizes="(max-width: 984px) 100vw, 984px" /></figure>



<p>In sostanza, la poesia di Duncan, pur a graffi, resta fattura d’alto intelletto. Forse per questo in Italia ha avuto sostanzialmente scarso appeal e pochi alleati: nel 1981 esce una edizione delle <em>Poesie</em> per Newton Compton, a cura di Attilia Lavagno, che presenta Duncan come “un ‘classico’ tra gli ultimi americani”. Succubi di Kerouac &amp; Co., non uscì più altro. All’epoca, per altro, Duncan era impegnato in una sua personale lotta contro il sistema editoriale statunitense, a suo dire asfittico, prono alle nuove mode poetiche. Dopo <em>Bending the Bow</em> (edito da New Directions nel 1968), non pubblicò altro – si ritirò a scrivere. Dal 1984 la stessa New Directions pubblica la serie <em>Ground Work: Before the War</em> e <em>Ground Work: In the Dark</em> (1987). Odore di testamento emanano quei versi, che come sempre costringono la mente a farsi aquila e nube, lupo e lume: Robert Duncan morì nel 1988, nei primi giorni di febbraio.</p>



<p>Scrisse una trentina di libri in versi, ottenne, tra l’altro, un Guggenheim Fellowship e un National Poetry Award. La Library of Congress custodisce parte dei suoi materiali, <a href="https://www.ucpress.edu/books/the-h-d-book/paper" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>compreso un libro ‘mitico’, <em>The Book of H.D.</em>, scritto tra il 1959 e il 1964, scomparso, pubblicato postumo, nel 2011.</strong> </a>Cominciato come “un omaggio alla poetessa H.D., è divenuto una immane meditazione sulle radici del modernismo, una possente indagine nei lavori di Ezra Pound, William Carlos Williams, Edith Sitwell e molti altri, uno spaccato unico per comprendere la labirintica poetica di Duncan” (il libro è edito dalla University of California Press, a cura di Michael Boughn e Victor Coleman). “The New Republic” ne scrisse, senza mezzi termini, <strong><a href="https://newrepublic.com/article/80844/the-picture-book-that-could-save-american-art" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come di un – così il titolo del pezzo firmato da Jed Perl – <em>Magnus Opus</em>,</a></strong> “opera assoluta, selvaggia, abbagliante, idiosincratica”.</p>



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<p>Ciò che resta, di questo poeta nato sotto feroci influssi astrali, sono alcune immagini indimenticate: la madre falconiere; la poesia come alce; il ragazzo che diventò satiro; il fiume che mette le trappole. Versi che fiammeggiano di una gioia piena: poco importa se ciò che ci ha abbagliato era un’effimera – tra fuoco e ghiaccio, tra sole e specchio, la differenza non è in gradi di luce ma nel genio dell’abbandono.</p>



<p>***</p>



<p><em>Mia madre come falconiere</em></p>



<p>Sarebbe stata un falconiere, mia madre<br>e io il suo falco, avvinghiato al polso,<br>che vola per consegnarle<br>dall’azzurro cielo un premio che sanguina,<br>solo per lei: sogno ancora un cappuccio con i campanelli<br>che tintinnano quando ruoto il cranio.</p>



<p>Sarebbe stata un falconiere, mia madre<br>mi avrebbe spinto ovunque, secondo il suo volere.<br>Mi lascia trottare fino alla fine del suo marciapiede<br>dove cado ancora, come sempre, nell’angoscia.<br>Temo che voglia abbandonarmi<br>perché cado, sbaglio, fallisco la missione che mi ha assegnato.</p>



<p>Farebbe crollare i piccoli uccelli<br>farei crollare i piccoli uccelli.<br>Quando mi farai crollare i piccoli uccelli<br>trafitti in volo, con il collo spezzato<br>le teste come fiori che si afflosciano sullo stelo?</p>



<p>Stringo il polso di mia madre, saprei farla sanguinare.<br>Oltre il mio cappuccio, incappucciati occhi.<br>Torno al mio incappucciato silenzio<br>nel cappio della solitudine – e dormo.</p>



<p>È lei ad aver disfatto i sogni del cappuccio<br>con i campanelli cuciti intorno, che tintinnano quando mi muovo.<br>Ora va in giro con un piccolo falco al polso<br>manovra una lancia che mi fa tremare.<br>Mi ha inviato all’estero per dar prova delle mie ali<br>e ora torno da lei. Vorrei empirla<br>di piccoli uccellini, li vorrei<br>strappare e che il mio volo sia perfetto.</p>



<p>Le strappo il polso con il becco e lei sanguina<br>è il suo occhio a imprigionarmi: terribile e pieno di dolore.<br>Ma è lei a fissare i termini del volo:<br>mai oltre il mio sguardo, dice.<br>Mi addestra a portarle le prede, mi pone dei limiti.<br>Mi compensa con la carne:<br>non posso mangiare ciò che mi ordina di catturare per lei.</p>



<p>Sarebbe stato bello se mi avesse sempre con sé<br>con il cappuccio con i campanelli che tintinnano<br>assiso sul suo polso, se mi invitasse<br>alla grande caccia al falco e io<br>volteggiando dal bordo del mio cuore al suo<br>costringerei l’azzurra allodola ai suoi piedi<br>forzando e liberando il suo volo.</p>



<p>Sarebbe stata un falconiere, mia madre,<br>e io il girifalco obbediente ai suoi voleri<br>inviato in volo, come se fossi<br>il suo orgoglio e il suo orgoglio<br>non avesse limiti, come se la sua mente<br>cercasse in me il volo oltre ogni orizzonte.</p>



<p>Ma sono volato troppo in alto<br>lontano, oltre la soglia della sua volontà<br>dove nidificano i falchi, tra onde di colline blu.<br>Vidi il sole che moriva, a ovest<br>e la mia umana anima era un fuoco.</p>



<p>Le strappai il polso, mi strappai dalla sua presa:<br>il sangue diventò caldo e lei gridava – ero<br>lontano, oltre il limite del suo volere</p>



<p>verso orizzonti di stelle, oltre i colli dove nidificano i falchi:<br>le strappai il polso con il mio becco selvaggio.<br>Volai, come se la vista volasse oltre la sua angoscia<br>come se fossi l’esito del crudele colpo al suo polso<br>e quel sangue fosse la mia libertà.</p>



<p>Sarebbe stata un falconiere, mia madre<br>e anche adesso, anni dopo,<br>ora che le ferite sono guarite<br>e la donna è morta<br>i suoi occhi feroci sono chiusi e il cuore<br>è spezzato, ed è immobile</p>



<p>sarei un falco e sarei libero.<br>Le strappo il polso, indosso il cappuccio<br>parlo da solo, la buco fino a far uscire il sangue.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="662" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/51w1YdC1seL._SL1000_.jpg" alt="" class="wp-image-100784" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/51w1YdC1seL._SL1000_.jpg 662w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/51w1YdC1seL._SL1000_-199x300.jpg 199w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/09/51w1YdC1seL._SL1000_-600x906.jpg 600w" sizes="(max-width: 662px) 100vw, 662px" /></figure>



<p>*</p>



<p><em>Poesia come Cosa Naturale</em></p>



<p>Né vizi né virtù<br>forgiano il poema. “Vennero<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; e morirono<br>come fanno ogni anno<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sulle rupi”.</p>



<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Poesia<br>si ciba di pensiero, sentire, istinto<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; per procreare<br>urgenza dello spirito di saltare per oscure scale.</p>



<p>Bellezza: interiore persistenza<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; verso la fonte<br>che lotta contro un fiume che scende<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; chiamata che udimmo, a cui rispondemmo<br>nell’ultimo mondo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; barrito primordiale<br>da cui sorge un mondo virgulto</p>



<p>salmone che non è allevato<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; nel pozzo dove s’incastra la nocciola<br>ma che lotta contro le inarticolate<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; cascate, cieco.</p>



<p>Ecco un’immagine che si adatta alla mente.</p>



<p>La seconda: un alce dipinta da George Stubbs<br>il palco stravagante dello scorso anno<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; giace ancora a terra.<br>Misera poesia dal volto di alce<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; polline per nuove corna<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; le stesse</p>



<p>“troppo pesante, troppo contratta”</p>



<p>la sua bellezza?<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; diventare alce.</p>



<p>*</p>



<p><em>Passaggio sulle acque</em></p>



<p>Siamo usciti di notte, in barca, sul mare,<br>perduti, mentre le vaste acque si chiudono come trappole.<br>Le barche si allontanano e siamo finalmente soli<br>sotto l’incalcolabile cielo, fiacco, lebbroso di stelle.</p>



<p>Lascia i remi, amore mio, dimentica<br>che il nostro amore è un coltello<br>che definisce confini che non sapremo superare<br>né distruggere mentre il cuore è alla deriva, nel sogno<br>e taglia il silenzio, furtivo: pioggia avvelenata sulle<br>nostre bocche, oscure ferite alle nostre spalle.</p>



<p>Dimentica le granate subacquee, la morte e le promesse<br>i giardini devastati nelle terre desolate, a ovest,<br>le stanze dove ci siamo entrambi bombardati.</p>



<p>Mentre andiamo, il tuo amore ritorna. Sento<br>la tua assenza come campane sotto un panno. Sale<br>nei tuoi occhi, proiettili di sale ci trafiggono. Ora<br>passi senza difficoltà nel mondo che incenerisce.<br>C’è soltanto crollo e cemento. La luce si spegne<br>si sparge tra le rovine della città, a riva:<br>in questa notte indistruttibile sono solo.<br><br></p>



<p>*</p>



<p><em>Riti di passaggio</em></p>



<p>Sta accadendo qualcosa.<br>Corna germogliano dalla fronte.<br>Zoccoli impazienti dov’erano piedi un tempo. &nbsp;<br>Figlio mio, la giovinezza sul tuo viso è allarmante.<br>L’innocenza del tuo sguardo mi affascina, ora.<br>Rabbia ti irradia ma la mia mano non vuole<br>che accarezzarti la guancia. Non oso.</p>



<p>Metri irregolari dividono il tuo cuore dal mio.<br>Annusi l’aria e prendi calore, scalci<br>tra gli ostacoli e mi raggiungi.<br>Dove appena ieri ho versato il vino<br>c’è un essere bestiale che diventa uomo.</p>



<p>Pace, pace. Ne ho abbastanza. Cos’altro<br>devo dire se non desidero altro che una canzone?<br>Il mio desiderio di cantare è tutto. Il tempo mi svuota.</p>



<p>Dov’era la mia giovinezza, ora il Sole ti rende bronzeo:<br>è giovane il tuo giorno, entra in trionfo nel mio ruolo. Per te<br>si è messa nell’atto di abbassare le corna. Una sfida. Non ha permesso</p>



<p>che il mio spirito in lotta se ne liberasse.</p>



<p>*</p>



<p><em>Spesso mi è permesso tornare al prato</em></p>



<p>come se fosse una scena forgiata dalla mente<br>che non mi appartiene, ma è un luogo creato</p>



<p>ed è mio ed è così prossimo al cuore<br>un eterno pascolo ripiegato in ogni pensiero<br>con una sala al suo interno</p>



<p>che è un luogo creato, creato dalla luce<br>dove le ombre che sono forme cadono.</p>



<p>Da cui cadono le architetture che io sono<br>che sono a somiglianza del Primo Amato<br>dove i fuori sono le fiamme della Signora.</p>



<p>Lei è la Regina Sotto il Colle<br>i suoi ospiti sono un fastidio di parole dentro parole<br>come un campo di ripiego.</p>



<p>È solo un sogno dell’ebra che sbuffa<br>verso est, alle fonti del sole<br>un’ora prima del tramonto</p>



<p>il cui segreto scorgiamo in un gioco di bimbi<br>nel ring di racconti rosati in competizione.</p>



<p>Spesso mi è permesso tornare al prato<br>come se fosse proprietà della mente<br>confine che argina il caos, luogo</p>



<p>delle prime concessioni<br>presagio eterno di ciò che è.</p>



<p>*</p>



<p>Che ne sapeva il dotto Coleridge<br>della fortezza del cuore<br>che lo ha allontanato dal mondo<br>dello spirito dopo anni di chiacchiere?</p>



<p>Chi ha seguito Christabel<br>e la ha attesa sulla soglia?<br>Quale lucore avrebbe preso l’aria<br>se avesse scritto di più?</p>



<p>Un dottore angelico a guardia<br>della splendente pioggia<br>gli ha dato dell’occhio per allentare<br>la pena immortale.</p>



<p>(1955)</p>



<p>*</p>



<p>Lascia che i miei versi siano alti e secchi<br>finché la tua mente non scorrerà in queste acque.<br>Lascia che le rime diventino fiume<br>finché non s’infiamma il sentire&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; intendo</p>



<p>dire che tutto brilla! Questo è un canto di lode<br>in cui la ferita scorre nel suo rio<br>e le sue spire accendono di tanto in tanto<br>l’oscurità e la luce del giorno che rifulge</p>



<p>con scintille di una rima che sempre risuona.<br>Null’altro che un ritratto dell’effimero:<br>ciò che credemmo acqua ci abbaglia<br>e il cuore vampa come uno specchio solare.</p>



<p>(1980)</p>



<p><strong><em>Robert Duncan</em></strong></p>
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		<title>Storia del padre di Robert De Niro, un pittore di genio affascinato dall’abisso, che fu sconvolto da Anaïs Nin</title>
		<link>https://www.pangea.news/robert-de-niro-storia-padre-pittore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 04:26:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Anais Nin]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Robert De Niro]]></category>
		<category><![CDATA[Robert De Niro Sr.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come la Lettera al padre di Kafka – ma in assoluto obliquo, al contrario. Un’accorata lettera d’amore. Ecco. Il figlio che abbraccia il padre, caduto, crocefisso dalla depressione. Oggi che ho l’età in cui mio padre ha scelto di morire, vorrei fare soltanto questo. Trarlo dal sepolcro, quella cella di marmo, e baciarlo. Perché lui [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/robert-de-niro-storia-padre-pittore/">Storia del padre di Robert De Niro, un pittore di genio affascinato dall’abisso, che fu sconvolto da Anaïs Nin</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come la <em>Lettera al padre </em>di Kafka – ma in assoluto obliquo, al contrario. Un’accorata lettera d’amore. Ecco. <strong>Il figlio che abbraccia il padre, caduto, crocefisso dalla depressione. Oggi che ho l’età in cui mio padre ha scelto di morire, vorrei fare soltanto questo.</strong> Trarlo dal sepolcro, quella cella di marmo, e baciarlo. Perché lui non ha mai saputo baciarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che il padre di Robert De Niro si chiami Robert De Niro è un peso, presumo, insopportabile.</strong> Scopertosi omosessuale, rivelato ai margini della vita di tutti, fuori strada, frontaliero al dolore, Robert De Niro Sr., figlio di Henry Martin De Niro (1897-1976), figlio di emigrati italiani da Ferrazzano, Campobasso, e dell’irlandese Helen O’Reilly (1899-1999), abbandona l’erede, appena nato, alle cure della moglie. L’ha sposata nel 1942, si chiama Virginia Admiral, è un’artista come lui, è bellissima; lui, dicono, è silenzioso, affascinante, corrugato dal segreto.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nato a Syracuse il 3 maggio del 1922, Robert De Niro Sr. muore a New York, il giorno del suo compleanno, a 71 anni. Il ‘coccodrillo’ del “New York Times” non gli rende giustizia: </strong>“Robert De Niro, un pittore di New York la cui carriera espositiva ha attraversato quattro decenni, è morto il giorno del suo 71mo compleanno, nella casa di Manhattan. Il portavoce della famiglia ha detto che la causa è un cancro”. Un colonnino. Poco di più. Fin dal titolo, il destino: <em>A New York Painter And Actor’s Father. </em>Un artista la cui fama è riservata alla sola New York, di cui ci si ricorda ancora perché è il padre di Robert De Niro, l’attore formidabile. Il padre esiste per aver dato forma al figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_70839" aria-describedby="caption-attachment-70839" style="width: 449px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-70839" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/remembering-the-artist-robert-de-niro-sr-1700x1109-300x196.jpg" alt="" width="449" height="293" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/remembering-the-artist-robert-de-niro-sr-1700x1109-300x196.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/remembering-the-artist-robert-de-niro-sr-1700x1109-768x501.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/remembering-the-artist-robert-de-niro-sr-1700x1109-1024x668.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/remembering-the-artist-robert-de-niro-sr-1700x1109-1320x861.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/remembering-the-artist-robert-de-niro-sr-1700x1109.jpg 1700w" sizes="(max-width: 449px) 100vw, 449px" /><figcaption id="caption-attachment-70839" class="wp-caption-text">Robert De Niro padre (classe 1922) e figlio (nato nel 1943)</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">C’è qualcosa di sinistro e scabro in questo. La fama del figlio annienta il padre. <strong>“Era orgoglioso di me, ma in un certo senso non era semplice per lui… era molto rispettato dai suoi coetanei, ma non aveva avuto il riconoscimento mondiale che si attendeva. Il nostro nome era lo stesso, ma non era stato lui a farlo conoscere”, dice Robert De Niro</strong>, a denti stretti, nel bel ritratto del padre realizzato da Christopher Turner sul “Telegraph”, nel 2009 (<a href="https://www.telegraph.co.uk/culture/5017930/The-bohemian-life-of-Robert-De-Niro-senior.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>The bohemian life of Robert De Niro, senior</em></a>). Poi parla della sua solitudine, dell’amore verso quel padre inghiottito nella tenebra. Racconta di aver conservato lo studio dell’artista per questo, “spesso mi siedo sulla sedia, circondato dai colori, dai pennelli, dalle tele… penso a cosa avrebbe potuto pensare mio padre”. Il figlio diventa il padre, una specie di risarcimento.</p>
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<p style="text-align: justify;">Una parte della vita di Robert De Niro – notoriamente riservato rispetto alla sua biografia – è spesa per far risorgere la conoscenza del padre. Nel 2014 realizza il documentario <em>Remembering the Artist Robert De Niro Sr.</em>, nel 2019 fa pubblicare un importante libro monografico che raccoglie i diari del padre, <a href="https://www.rizzoliusa.com/book/9780847862887/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Robert De Niro Sr. Paintings, Drawings and Writings 1942-1993</em>,</a> edito da Rizzoli New York. Il punto di partenza credo che sia nell’articolo firmato negli Ottanta da un critico d’arte. <strong>“De Niro è stato intrappolato nel lato oscuro della macchina del successo”, scriveva, paragonando l’opera dell’“artista aristocratico” alla “brillante carriera” di Andy Warhol.</strong> Per guadagnare, De Niro Sr., che pure nel 1968 ottiene Guggenheim Fellowship, insegna nelle scuole e nelle accademie d’arte. Ha un cattivo rapporto con il mercato: “non regalare le mie opere, tanto le buttano in un armadio”, diceva al figlio, che voleva donare i suoi quadri a Francis Ford Coppola.</p>
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<p style="text-align: justify;">Eppure, Robert De Niro Sr. è baciato da un talento precoce e abbacinante. <strong>Diciottenne, è scoperto da Josef Albers, che ne fa il suo pupillo. De Niro, però, preferisce studiare alla scuola di Hans Hofmann, a Provincetown, da cui impara l’espressionismo, il cubismo.</strong> Tra gli studenti di Hofmann, conosce Virginia Admiral, che sposa a vent’anni. Il celebre critico Clement Greenberg – che farà il successo di Jackson Pollock – lo elogia su “The Nation”: “L’originalità e la forza del suo temperamento dimostrano un controllo tecnico che si vede raramente oggi, al di fuori degli artisti sopravvissuti alla scuola di Parigi”. <strong>Nel 1955 Frank O’Hara scrive che “De Niro è uno dei pittori più potenti, oggi, ogni sua mostra è un evento”. La dedizione per l’opera sconcerta. Il pittore Paul Resika ammette, “è il più povero di tutti noi, non ha bisogno di altro, è del tutto concentrato nel suo lavoro”.</strong> Insieme a Pollock, Mark Rothko, Robert Motherwell, de Kooning è tra i grandi artisti americani del momento – il suo momento dura un ventennio, fino ai pieni Sessanta, poi s’inabissa.</p>
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<p style="text-align: justify;">La fine della famiglia De Niro coincide con i rapporti con Anaïs Nin. Virginia Admiral, sette anni più grande, artista di vaghe convinzioni trotzkiste, <strong>lavora, dal 1941, per Ana</strong><strong>ïs Nin, nell’appartamento al Greenwich Village. È la sua dattilografa preferita: la Nin deve scrivere pezzi erotici per un committente eccitato dal suo talento.</strong> Il “vecchio milionario del Sud” la paga un dollaro a pagina, preme per avere poca psicologia e parecchi dettagli carnali; lei, la scrittrice, spende 10 centesimi a pagina per la dattilografa, Virginia. Adora i <em>ménage à trois</em>, l’aitante Nin: appena sa che Virginia ha sposato De Niro, presenta ai due Robert Duncan, il poeta Beat. Duncan forse è l’amante della Nin, forse si fa Virginia, di certo cade tra le braccia di De Niro. <strong>“Sono la signora snob di questa comune di artisti: insieme scriviamo romanzi erotici”, scriveva Ana</strong><strong>ïs, raccontando la vita con i suoi ‘ragazzi’, chierici di letto.</strong> “C’è un bagno fuori, l’acqua corrente, un lavandino – è tutto. Nei fine settimana il calorifero è spento. Le enormi finestre danno sul traffico assordante della 14ma strada. Chiodi sui muri per i vestiti – un bruciatore per fare il caffè. Beviamo insieme vino acido in bicchieri di carta”. C’è una certa seduzione, mistica e sadica, per la bassezza. <strong>“La mia scrittura e i miei discorsi li liberano”, dice, voluttuosa, la demoniaca Ana</strong><strong>ïs. De Niro – d’estrazione cattolica, dura – non ce la fa, “per me era duro stare insieme, in quel contesto”, se ne va.</strong> Brucia il suo talento, con enfasi. “Mio padre viveva in uno studio caotico, in case solitarie, in palazzine dove spesso era l’unico inquilino… per i miei amici avevo genitori creativi che vivevano in posti sgangherati e facevano lavori strambi”, ricorda il figlio. De Niro Sr. avrebbe voluto ritrarlo, da piccolo, ma lui, che viveva con la madre, era troppo irrequieto, non sapeva posare.</p>
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<p style="text-align: justify;">Era amico di Tennessee Williams, nei favolosi Quaranta si pagava lo studio lavorando, saltuariamente, in una azienda di pesce in scatola. Nei tardi Sessanta capì di essere escluso, d’improvviso, dal grande giro dell’arte e se ne va in Francia. Adorava Matisse. <strong>“Sin da bambino sono tormentato da due sentimenti contraddittori: l’orrore della vita, l’estasi per la vita”. Precipita nella cupezza, spiazza il figlio. “Era un uomo solitario, dalla mente elegante.</strong> Non si sarebbe mai confessato con me”, dice De Niro, l’attore. Ogni tanto il padre chiede soldi agli amici, “non erano richieste: domandava, con raffinatezza”, ricorda il pittore Larry Rivers. Robert De Niro Jr., nei film memorabili, in fondo, tinti di violenza e di rimpianto, recita il padre. Dovrebbe fare un film sulla vita di suo padre. Dovrebbe interpretarlo. Prima o poi, evangelicamente, il figlio deve farsi padre per capire che anche morire è un segno di grandezza, un senso. (d.b.)</p>
<p><em>*In copertina: Robert De Niro Sr., pittore, con il figlio, futuro attore; quando nasce De Niro Jr., il pittore ha 21 anni</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/robert-de-niro-storia-padre-pittore/">Storia del padre di Robert De Niro, un pittore di genio affascinato dall’abisso, che fu sconvolto da Anaïs Nin</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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