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	<title>rivista letteraria Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Tra la Febbre e la vita quotidiana”: addestramento alla poesia di Tiziana Cera Rosco (pubblicata in Argentina)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 10:53:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Preludio. La rivista letteraria “Buenos Aires Poetry”, diretta con piglio da Juan Arabia, sta facendo un grande lavoro intorno alla poesia italiana contemporanea. No. Non si traducono i ‘soliti nomi’, ma si tenta di sondare cosa accade, di fiammante, nei luoghi austeri alla cultura, snidare le colture laterali, insomma. Così, di recente la rivista argentina [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/tra-la-febbre-e-la-vita-quotidiana-addestramento-alla-poesia-di-tiziana-cera-rosco-pubblicata-in-argentina/">“Tra la Febbre e la vita quotidiana”: addestramento alla poesia di Tiziana Cera Rosco (pubblicata in Argentina)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Preludio. La rivista letteraria “Buenos Aires Poetry”, diretta con piglio da Juan Arabia, sta facendo un grande lavoro intorno alla poesia italiana contemporanea. No. Non si traducono i ‘soliti nomi’, ma si tenta di sondare cosa accade, di fiammante, nei luoghi austeri alla cultura, snidare le colture laterali, insomma. Così, di recente la rivista argentina ha pubblicato <a href="https://buenosairespoetry.com/2018/11/29/poesia-italiana-tiziana-cera-rosco/" target="_blank" rel="noopener">una poesia di Tiziana Cera Rosco</a>, nella traduzione di Emilio Coco. Per la poesia, proprio perché è un linguaggio così specifico, così ‘locale’ – cioè, localizzato tra ossa, ugola e intenzione – è necessario varcare i confini, essere apolide, tradursi. Di Tiziana Cera Rosco conosco l’opera e l’altitudine artica. L’occasione è buona per pubblicare un ragionamento sulla sua opera – dove parola e atto, verbo e forma s’incuneano – pensato all’inizio di quest’anno, per il progetto ‘Holocene’, poi oggetto di ripensamento. (d.b.) </em></p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>Addestramento verso Tiziana</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Di Dio direi la carcassa. I teschi, quando albeggiano, non sono diversi dalle nuvole: alcove di vento, il miliare del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Così, il Dio della vita se appare è morte – muore lui e nello schiocco di un verbo, militare, muore, sfinita, la creatura.</strong> Non c’è altro che la carcassa, l’eminenza delle ossa, astratte, ora, come salmi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Che benedizione qualcosa di spietato – il chiodo non redime, il legno pesa perfino sotto le unghie. Se attraverso queste opere – che sono parole – <strong>è per non essere ammirato o sorpreso, ma sopraffatto. Sottomesso.</strong> La sottomissione degli inadatti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Fare un falò della mascherata per restare con il calco, intatto, ora. <strong>Un calco, in fondo, è come un anello – di quali nozze è il decoro? A cosa si riferisca quel volto è impossibile risalire. L’irrisolto.</strong> Né svelare né arcuare giudizi – ammettere che si cade, con gioia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Non ha ragione la parola che descrive e delinea e discerne – l’esercizio misogino della comparazione non ha testo, qui. <strong>Ha senso – soltanto – la parola assertiva. L’acuto selvatico del ‘sì’ – o la repulsione.</strong> Affermativo è asprezza, qui – come l’endecasillabo delle dune o l’appostamento lieto di proposte dell’aurora sull’iceberg.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<figure id="attachment_64375" aria-describedby="caption-attachment-64375" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-64375" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/12/cera-rosco-300x255.jpg" alt="cera rosco" width="300" height="255" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/12/cera-rosco-300x255.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/12/cera-rosco-768x653.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/12/cera-rosco-600x510.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/12/cera-rosco.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-64375" class="wp-caption-text">Un&#8217;opera di Tiziana Cera Rosco, 2016</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Sempre questo il corso, comunque: risalire al completo dal frammento, come se l’osso fosse l’assoluto. In effetti, i lavori di TCR sono una carneficina di consonanti. Così la lingua ebraica non ha ‘senso’: è il labirinto di rovi dove s’intende imprigionare Dio, illustre minotauro.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">S’intenda questo scritto come una esortazione. Il giudizio – qui, in questo chiostro di esuli, di resti dopo il decorso del fiato – è pregiudizialmente al bando. Setacciato, spogliato e messo in roccia oceanica. <strong>Come qualcuno rotea il viso di un altro e gli indica l’alba, consapevole che la luce è l’effervescenza del serpente.</strong> Dunque. Vedere prevede un addestramento. Ecco.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*nella deformità l’avvisaglia dell’uniforme –</strong> il corpo non è più la vigilia di una rivelazione: se guardi come TCR si scandisce, non senti vocali, ma un clangore assiro. Come mai?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*bisogna artigianalmente costruire l’artide</strong> – e desiderare l’<em>anti</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*eppure, per ripulire, pensiamo a Veronica Giuliani</strong> che leccava – per obbligo confessionale – la propria merda e ammetteva il fulmine dello stupro: la scrittura era una punizione di cui pesava il vuoto, formulato come “dico e ridico e non dico niente”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*esattamente: si scrive – si opera – per ridire il niente, e ribadirlo;</strong> la nudità, semmai, è quella di un corpo calcificato da millenni, non amato neppure da una ghirlanda di mosche</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*non mendicare risposte; non implorare soluzioni;</strong> non pretendere amore: mendica solo chi sa di avere Dio assiso sulla lingua – gli altri coltivano pigne in gola</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*una volta che sbalordisci il corpo a una sbarra, opera antartide dentro di te</strong>, allora sì, è lecito, in modo definitivo, definire l’iceberg una Gerusalemme celeste</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*indifesa – indifendibile – l’opera di TCR;</strong> per questo, finalmente, senza l’impasto della compassione che rende ogni rapporto melma</p>
<p style="text-align: justify;">*neanche la crudeltà, questa ribellione dal maglione culturale, vi sana qui – <strong>qui siamo nel prima, ben prima – da millenni una pace ha rassicurato scuri, tralci di corpo</strong>, previsione bibliche, nell’iride dell’avvenuto</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*finalmente la lacerazione prima di ogni perdono</strong> – atto e non più arte chiamiamo le cose con il loro vuoto – arte è già lo spiraglio di un giudizio</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*con la stessa avveduta indifferenza di chi misura cosa morirà</strong> – e ne conserva l’indelebile</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*di ogni ricordo resterà il calco</strong> – applicabile a qualsiasi altro</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*di ogni viso resterà l’alveo</strong> – perché altri e altri lo abitino – provate a pensare al corpo come a uno scudo e a percepire il rimbombo nel millennio marziano che sarà</p>
<p style="text-align: justify;">*dall’anonimato l’urlo non si eleva verso le altezze né setaccia i morti per visitare la palude della colpa;<strong> l’urlo è un detrito anteriore, il reduce della pazienza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*ricorda che qui esistono <strong>i gradi verticali della redenzione</strong>, che la conversione spacca il collo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*nessuna stagione – cioè, geologia di angolature e concetti</strong> – qui è solo statura</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*anche il residuo è martire perché tutto il defunto rifiorisce</strong> – Shackleton ne parla come della ‘cecità delle nevi’, la ‘luce cattiva’ che surfa sui ghiacci antartici e irradia l’iride, cancella memorie e disorienta – si va nei deserti di ghiaccio per capire che è impossibile la perdita</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*bisognerebbe articolare lo sguardo grazie a bende</strong> fabbricate con pelli di vipera</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Davide Brullo</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p><em>DEBAJO de la sábana</em><br />
<em>pasan hilos eléctricos, iridiscencias</em><br />
<em>instrumentos de levantamiento</em><br />
<em>de un venoso sentido eterno</em><br />
<em>un aura alrededor del cuerpo</em><br />
<em>muerto al sueño de mis hijos.</em><br />
<em>Remendados a la parte visible de nosotros</em><br />
<em>somos el dato cortado bruto</em><br />
<em>de la porción inaudita de una necesidad</em><br />
<em>la célula de la que aprender algo estelar</em><br />
<em>cuando la palabra Amor queda literalmente válida.</em><br />
<em>Hacer el balance de este día</em><br />
<em>es un dolor a luz rasante</em><br />
<em>entre la Fiebre y la vida cotidiana</em><br />
<em>el uso común de una inmortalidad entre pobres</em><br />
<em>la resistencia de las sustancias del mundo</em><br />
<em>a mis tentativas de descomposición.</em><br />
<em>Qué será luego la alegría</em><br />
<em>la complicidad frágil con la duración de mis hijos</em><br />
<em>sino este tenderse de costado</em><br />
<em>amoldarse a la almohada de dos nucas en fila</em><br />
<em>y sentir que he cogido mi ocasión a la vida</em><br />
<em>la encarnación de esta luz dura</em><br />
<em>en el vacío de la consistencia.</em></p>
<p>*<br />
SOTTO il lenzuolo<br />
passano fili elettrici, iridescenze<br />
strumenti di rilevazione<br />
di un venoso senso eterno<br />
un’aura intorno al corpo<br />
morto al sonno dei miei figli.<br />
Rammendati alla parte visibile di noi<br />
siamo il dato tagliato grezzo<br />
della porzione inaudita di un bisogno<br />
la cellula da cui apprendere qualcosa di stellare<br />
quando la parola Amore resta valida alla lettera.<br />
Fare il bilancio di questo giorno<br />
è un dolore a luce radente<br />
tra la Febbre e la vita quotidiana<br />
l’uso comune di un’immortalità tra poveri<br />
la resistenza delle sostanze del mondo<br />
ai miei tentativi di disfacimento.<br />
Cosa sarà poi la gioia<br />
la complicità fragile con la durata dei miei figli<br />
se non questo stendersi sul fianco<br />
aggiustarsi al cuscino di due nuche messe in fila<br />
e sentire di aver colto la mia occasione alla vita<br />
l’incarnazione di questa luce dura<br />
nel vuoto della consistenza.</p>
<p><strong><em>Tiziana Cera Rosco </em></strong></p>
<p><em>trad. it di Emilio Coco</em></p>
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		<title>“Ma gli animali del presepio forse si romperanno nella posta, tuo babbo EP”: le lettere di Pound alla figlia Mary (e un incontro a Rimini)</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Nov 2018 08:12:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le città che ci abbagliano, come corone di bronzo, dalla voragine dei “Cantos”, un ruolo particolare ha Rimini. Ezra Pound transita per Rimini nel 1922 e nel 1923, per prendere notizie, ‘dal vivo’, intorno a Sigismondo Pandolfo Malatesta, eroe dei cosiddetti ‘Malatesta Cantos’, nella porzione VIII-XI del grande poema. Proprio a Rimini, pare, tramite [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Tra le città che ci abbagliano, come corone di bronzo, dalla voragine dei “Cantos”, un ruolo particolare ha Rimini. <strong>Ezra Pound transita per Rimini nel 1922 e nel 1923, per prendere notizie, ‘dal vivo’, intorno a Sigismondo Pandolfo Malatesta, eroe dei cosiddetti <a href="http://www.english.illinois.edu/maps/poets/m_r/pound/poundandmalatesta.htm" target="_blank" rel="noopener">‘Malatesta Cantos’,</a></strong> nella porzione VIII-XI del grande poema. <a href="https://www.lrb.co.uk/v21/n06/lawrence-rainey/between-mussolini-and-me" target="_blank" rel="noopener">Proprio a Rimini, pare</a>, tramite Averardo Marchetti, reduce della Grande Guerra, mussoliniano di ferro, Pound entra in contatto con la visceralità romagnola e con la vivacità del fascismo. Per altro, Rimini risalta nel Canto 72, un requiem sopra la città spappolata dai bombardamenti della guerra (“Rimini arsa e Forlì distrutta/ chi vedrà più il sepolcro di Gemisto/ che tanto savio fu, se pur fu greco?”). <strong>A Rimini, nel Tempio Malatestiano che gli è caro – “il Tempio è principalmente una metafora del grande progetto dei ‘Cantos’”</strong>, <a href="http://www.pangea.news/benvenuti-nella-mia-biblioteca-derba-dialogo-david-brooks-lo-scrittore-piu-eccentrico-doceania-poeti-ormai-si-credono-impotenti-non-reagiscono-allorror/" target="_blank" rel="noopener">mi disse David Brooks</a>, grande poeta australiano e studioso di Pound – il poeta ritorna l’11 settembre del 1963, insieme a Olga Rudge, ad assistere a un concerto della Sagra Malatestiana, “bianco di chiome e di barba breve, alto, un po’ curvo, raccolto in sé, gli occhi azzurri d&#8217;acquamarina lampeggianti di pagliuzze d’oro”, come lo descrive Luigi Pasquini. A Rimini, non a caso, ma a consolidare un rapporto, intorno <a href="http://www.raffaellieditore.com/cerca?keywords=pound&amp;x=0&amp;y=0" target="_blank" rel="noopener">all’editore Raffaelli,</a> nasce una collana di studi ‘poundiani’, che ha prodotto libri di rara qualità.<strong> Il prossimo sabato, 24 novembre, alle ore 17,30, presso la Sala degli Arazzi del Museo della Città, Pound in qualche modo fa ritorno a Rimini. Alessandro Rivali,</strong> infatti, presenterà il suo libro, che è una colta intervista a Mary de Rachewiltz, la figlia di Pound, <a href="https://www.librimondadori.it/libri/ho-cercato-di-scrivere-paradiso-alessandro-rivali/" target="_blank" rel="noopener">“Ho cercato di scrivere Paradiso”</a>, pubblicato da Mondadori. L’incontro, creato dal Comune di Rimini, è coordinato dalla rivista letteraria ‘Pangea’. Come antipasto, pubblichiamo per gentile concessione alcune lettere finora inedite di Pound alla figlia, radunate nel volume. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>***</em></p>
<figure id="attachment_64088" aria-describedby="caption-attachment-64088" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-64088" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/rivali-mary-300x181.jpg" alt="rivali mary" width="300" height="181" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/rivali-mary-300x181.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/rivali-mary-768x464.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/rivali-mary-1024x619.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/rivali-mary-600x363.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-64088" class="wp-caption-text">Alessandro Rivali e Mary de Rachewiltz fotografati da Daniele Ferroni</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un ultimo regalo di Mary: una manciata di lettere inedite scambiate con il padre negli anni 1936-1937. Lei, al tempo, aveva undici anni ed era a Gais, in Val Pusteria, presso i Marcher, la famiglia della sua balia; lui in Liguria. </strong>Sulla carta intestata delle missive è stampigliata la data, con l’indicazione sia in numeri arabi sia secondo la cronologia fascista, il volto stilizzato di Pound disegnato da Gaudier e l’indirizzo di Rapallo: via Marsala 12 – 5. Sono lettere brevi, fresche e, a loro modo, illuminanti. <strong>Abbiamo la sorpresa di leggere l’italiano scricchiolante ma così “colorato” di Pound. Ricorrono i capisaldi di una vita:</strong> la passione per la scrittura e per l’utilizzo della giusta terminologia (“SCrivere si sCrive col C. non si scrive sRivere. Ni sRitto / ma sCRitto”); e poi l’attenzione all’economia e alla sobrietà, l’amore per la musica e per la cultura europea, così come la speranza che la figlia apprenda presto la lingua paterna (“Fra poco TU devi scrivere in inglese”). Infine, c’è quell’energetico<em> sense of humour s</em>pesso trascurato da chi si è avvicinato a Pound. Anche per questo era necessario ricalibrare lo zoom su di lui. (<em>Alessandro Rivali</em>)</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anno XIII 1935 </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ciao Cara puoi mandarmi la lettera per la mamma, nella stessa busta colla risposta.</p>
<p style="text-align: justify;">e come vuoi che io ti compro un beretto quando non so si tu hai la testa d un elefante o d’un agnellina? mi manda la misura.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ho mandato un vecchio mantello soprabito, ma che ha pelice che può servire ma forse il mantello e a bastanza grande per servire qualcheduno più grande di te</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni caso, qui sono 50 lire per natale, e non fare delle pazzie. c’è un po’ di cioccolato nel soprabito.</p>
<p style="text-align: justify;">e qui non ci sono pini, per albore di natale</p>
<p style="text-align: justify;">ma si può fare il presepio, questo non e mica vietato.</p>
<p style="text-align: justify;">ma gli animali del presepio forse si romperanno nella posta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha mai ricevuto le tazze per la bambola? Come non costavano un milione non le ho mandate assicurata.</p>
<p style="text-align: justify;">Liebe Frau</p>
<p style="text-align: justify;">Ich sende 150 lire fur december</p>
<p style="text-align: justify;">50 per Maria per le feste (o per un beretto e le feste</p>
<p style="text-align: justify;">200</p>
<p style="text-align: justify;">in tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>17 Marzo anno XV 1937</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ciao, cara.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho fatto il paccho del libro, e ti lo mandaro domani quando là Ufficio postale si apre.</p>
<p style="text-align: justify;">SCrivere si sCrive col C. non si scrive sRivere. Ni sRitto ma sCRitto.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che verrà la Primavera, anche qui in riviera</p>
<p style="text-align: justify;">era tornato il freddo, ma adesso vengono i fiore sulle arboli.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che tutti i bestie non moriranno da fame, mancando il fieno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nonno è uscito oggi da casa, dove ha stato coi male ai piedi. ma in somma, non sta mica male. Ed ha tre denti nuovi.</p>
<p style="text-align: justify;">And so forth. Fra poco TU deve scrivere in inglese.</p>
<p style="text-align: justify;">Before long you will have to write English.</p>
<p style="text-align: justify;">tanti saluti alla Famiglia Marcher se si scrive Marcher cosi. L’altra volta mi dicesti di scrivere MarHer. etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro partira domani matina.</p>
<p style="text-align: justify;">ciao.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuo babbo EP</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ma-gli-animali-del-presepio-forse-si-romperanno-nella-posta-tuo-babbo-ep-le-lettere-di-pound-alla-figlia-mary-e-un-incontro-a-rimini/">“Ma gli animali del presepio forse si romperanno nella posta, tuo babbo EP”: le lettere di Pound alla figlia Mary (e un incontro a Rimini)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Gli intellettuali sparivano. Ma noi, durante il regime militare, abbiamo continuato a scrivere”</title>
		<link>https://www.pangea.news/gli-intellettuali-sparivano-ma-noi-durante-il-regime-militare-abbiamo-continuato-a-scrivere/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 19 Jun 2018 04:50:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo scrittore vive sempre in ‘stato di guerra’. Lo scrittore attua una costante rivolta contro gli altri, contro tutto – e contro se stesso. Ma un conto è l’origami metaforico. Un conto la realtà dei fatti. <strong>“Processo di Riorganizzazione Nazionale” (<em>Proceso de Reorganización Nacional</em>): così si era autoproclamato, nel 1976, il regime militare guidato da Jorge Rafael Videla,</strong> che detronizzò con le armi quello – eletto e disastroso – di ‘Isabelita’ Perón, terza moglie di Juan. Sappiamo cosa accadde. Bavaglio, repressione, delazione. Uomini che sparivano (<em>desaparecidos</em>) perché alieni alla politica, sfavoriti dal regime, ribelli. <strong>“Artigli si avventavano da ogni parte contro chiunque”, mi dice Sylvia Iparraguirre, <a href="http://www.sylviaiparraguirre.com.ar/client/mod/front_autora/index.php?mod=la_autora" target="_blank" rel="noopener">tra i grandi scrittori sudamericani di oggi</a>, nota in Italia </strong>(quattro libri tradotti da noi, tra cui <em>La terra del fuoco</em>, Einaudi 2001, <em>Luna park</em>, Crocetti 2004 e <em>Sotto questo cielo</em>, L’Asino d’Oro 2014), con cui <a href="http://www.pangea.news/la-piu-bella-storia-damore-dialogo-con-sylvia-iparraguirre-prima-parte/" target="_blank" rel="noopener">continuo la lunga discussione incominciata la settimana scorsa.</a> Questa volta la stimolo sul punto cruciale, sulla ferita aperta, nel dominio del sangue: <strong>come può resistere lo scrittore, continuare a essere scrittore, durante il regime, sotto minaccia? Julio Cortázar, in Francia dagli anni Cinquanta,</strong> riteneva che l’unica possibilità per uno scrittore durante il regime fosse la fuga, l’esilio. Ma per paradosso, Sylvia Iparraguirre, Liliana Heker e Abelardo Castillo – il cui nome figura nella ‘lista nera’ dei militari per tutta la durata del regime, fino al 1983, 35 anni fa – cambiarono le sorti della letteratura argentina proprio in quegli anni, fondando riviste (<em>El ornitorrinco</em>, dove spicca un racconto emblematico di Dino Buzzati, tra l’altro), perpetuando la scrittura. <strong>“La dittatura ha prodotto il ritardo culturale di un decennio, ma noi ci siamo imposti di non avere paura, si poteva resistere”, mi dice Sylvia, con ferma dolcezza. Non fu facile.</strong> Lo scrittore Haroldo Conti, un amico, di cui recentemente l’editore italiano Exorma ha pubblicato il capolavoro, <em>Sudeste</em>, scomparve il 5 maggio del 1976. <strong>Più volte, la casa di Sylvia e di Abelardo Castillo fu ostaggio di visite da parte dei militari</strong>; più volte Castillo rischiò di ‘sparire’. Così lo scrittore argentino ricorda gli anni della resistenza culturale: “si trattava semplicemente di vivere, ogni giorno, come se il potere non potesse toccarci, convinti, in modo un po’ paranoico, che il male fosse più transitorio di noi”. Il potere, l’egida del suo ghigno, infine sfiorisce. Lo scrittore non ha bisogno di resistere. Resta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Durante il regime militare, lei, Abelardo Castillo, Liliana Heker, avete cambiato la letteratura argentina. Come vive uno scrittore sotto la coercizione militare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non so se abbiamo cambiato la letteratura argentina, dirlo sarebbe un eccesso. Partecipammo alla resistenza culturale che, nel nostro paese, si è svolta contro la dittatura militare in quegli anni nefasti 1976-83. Nel 1977, insieme con Abelardo Castillo e Liliana Heker, fondammo <em>El ornitorrinco</em>, una rivista che seguiva il modello di <em>El Escarabajo… </em>Sulla rivista letteraria, abbiamo pubblicato quella che a nostro avviso era la migliore letteratura, argentina, latinoamericana e europea, dando spazio a scrittori e poeti giovani, perché fossero conosciuti. La politica della resistenza fu marcata da scelte precise: <strong>contro i limiti della censura (oltre alla censura militare, era diffusa l’autocensura) pubblicammo racconti o editoriali che alludevano, in forma diretta o simbolica, alla repressione militare;</strong> ricordo ad esempio l’editoriale di Abelardo del 1978, sulla guerra che i militari volevano iniziare contro il Cile, per la questione del Canale di Beagle, dove il conflitto è definito “la logica degli imbecilli”; <strong>oppure la pubblicazione di un racconto di Dino Buzzati, nel primo numero della rivista</strong>, <em>Le montagne sono proibite</em>: era sufficiente leggerlo per riempirlo del contenuto di quel sinistro contesto, diventò una storia emblematica.</p>
<figure id="attachment_61350" aria-describedby="caption-attachment-61350" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-61350" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/06/53-300x203.jpg" alt="Castillo" width="300" height="203" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/53-300x203.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/53-768x521.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/53-1024x694.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/53-600x407.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-61350" class="wp-caption-text">Abelardo Castillo fu, anche, un grande scacchista. Fu nella lista nera dei militari per tutta la durata del regime</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Una notte, tre soldati della gendarmeria si presentarono per una “visita” minacciosa,</strong> guardando i libri e interrogandoci sulle persone che ricevevamo in casa; un’altra volta, all’alba, in un bar, portarono Abelardo su un autobus senza destinazione: riuscì a liberarsi solo grazie al suo carattere e alla forza d’animo; <strong>ricevemmo minacce, avvertimenti che non dovevamo muoverci a certe ore, ma questo non capitava solo a noi. Artigli potevano avventarsi da qualsiasi parte contro chiunque.</strong> <strong>Abelardo era nella lista nera da quando si era insediata la giunta militare, </strong>fino all’elezione di Raúl Ricardo Alfonsín. Abelardo, Tomás Eloy Martínez e Carlos Gorostiza furono tre scrittori segnalati nella lista nera fino all’ultimo giorno della dittatura. Gli elenchi conservati negli archivi militari furono scoperti più tardi e pubblicati sul <em>Clarín</em>. <strong>Erano tempi pericolosi in Argentina, sparivano lavoratori, studenti, scrittori e c’era la delazione; ma c’era anche la resistenza:</strong> il ritrovo delle Madri il giovedì in Plaza de Mayo, il movimento Teatro Abierto, dove si rappresentò un’opera di Abelardo e riviste come la nostra. Si poteva resistere da dentro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Abbiamo vissuto, ci siamo riuniti, abbiamo lavorato, la vita seguiva la sua via. Abbiamo scritto.</strong> Il mio primo libro di racconti, <em>En el invierno de las ciudades</em>, fu scritto in quegli anni, anche se pubblicato molto dopo. <strong>Per la mia generazione, la dittatura ha prodotto il ritardo di un decennio.</strong> Abelardo lavorava ai suoi racconti e al suo romanzo <em>Crónica de un iniciado</em>, e <strong>si era forzato nel proposito di non lasciar entrare la paura in casa nostra, che era anche il luogo in cui facevamo la rivista</strong>, dove si riuniva il gruppo della scuola di scrittura, dove passava la gente a parlare della situazione, <strong>gente che se ne è andata in provincia o che ha preferito l’esilio o che portava notizie terribili su Haroldo Conti, il primo scrittore scomparso.</strong> Penso, tuttavia, che la cosa migliore per conoscere l’attitudine di Abelardo Castillo durante la dittatura militare sia citare un frammento dalle sue parole, pubblicate durante il ritorno della democrazia. “<em>Non siamo mai stati così liberi come sotto l’occupazione tedesca</em>. Queste parole, con cui Sartre inizia <em>La République du Silence</em>, non solo hanno espresso il paradosso esistenziale della libertà negli anni Settanta, ma ci hanno aiutato a vivere durante la dittatura militare argentina. Sentivamo, ripetendocelo, che la resistenza era possibile anche nel nostro paese, dal momento che era stata possibile in Francia durante il regime più crudele e obbrobrioso della storia contemporanea; <strong>sentivamo che se altri uomini erano riusciti a sopravvivere all’esercito invasore, anche noi saremmo potuti sopravvivere all’occupazione del nostro stesso esercito.</strong> Ogni gesto di libertà, per minimo che fosse, ogni atto in disaccordo con ciò che stava accadendo, era un modo per certificare che la dignità umana era dalla nostra parte. <strong>Non erano necessari gesti smisurati o eroici. Ogni cosa poteva essere libertà.</strong> Sfilare il giovedì con le madri di Plaza de Mayo o rifiutarsi di mostrare i documenti per strada a un poliziotto; <strong>menzionare il nome di Haroldo Conti in una conferenza o andare a fare una passeggiata di notte, da soli, in un quartiere isolato di Buenos Aires</strong>; fondare una rivista quasi segreta o visitare in carcere un amico detenuto: <strong>ogni trasgressione a quell’ordine perverso che si definiva ‘processo’ poteva crescere in un gesto che metteva in circolo una idea totale della vita.</strong> Insisto, non si trattava di grandi ribellioni, per altro impossibili, né di atti teatralmente nobili o esemplari; si trattava semplicemente di vivere, ogni giorno, come se il potere non potesse toccarci, convinti, in modo un po’ paranoico, che il male fosse più transitorio di noi”.</p>
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		<title>“Sono un cane sciolto. E amo gli artisti fuori dai circuiti politici e commerciali”: dialogo con Marisa Zattini, artista e ‘agitatrice’ culturale, su ex voto, libri, Fioravanti, Tonino Guerra…</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Feb 2018 09:39:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Descrivere Marisa Zattini è come tentare di inscatolare il vento. O svuotare l’oceano con un cucchiaino da tè. Assurdo. Forlivese con studi a Firenze, architetto, artista – con personali dal 1976, uno degli ultimi cicli, <em>Agricoltura celeste</em>, che sta girando per l’Italia, è di alchemica bellezza, con segni istrionici su lettere antiche – <strong>dal 1992 Marisa è il direttore artistico de ‘Il Vicolo’, allo stesso tempo galleria d’arte a Cesena, alcova di eventi artistici disseminati per il Paese, casa editrice, sede di una raffinatissima rivista letteraria, “Graphie”, che va avanti, con discreta magnificenza, dal 1998, da vent’anni.</strong> Pressoché infinito il repertorio di mostre e di cataloghi d’arte curati da Marisa <em>(nella fotografia di Gian Paolo</em> <em>Senni</em>)<em>,</em> da Arnaldo Pomodoro a Ugo Nespolo, collaborando con le autorità di settore, da Renato Barilli ad Antonio Paolucci (ad ogni modo, quello che ha fatto e fa lo vedete <a href="http://www.ilvicolo.com/index2.htm" target="_blank" rel="noopener">qua</a>). <strong>Mecenate dei poeti – tra gli altri, ha pubblicato Tonino Guerra, Nevio Spadoni, Gianfranco Lauretano, Fabio Franzin – e promotrice di artisti, la Zattini si distingue per l’intuito nel creare mostre d’arte particolari</strong>, dove l’antico – o il grande ‘classico’ – viene insidiato, per così dire, dall’assoluto contemporaneo. Già fautrice di alcune delle più belle mostre di Ilario Fioravanti (1922-2012), l’immenso artista cesenate, tanto amato da Giovanni Testori ed esaltato da Vittorio Sgarbi (va ricordato <em>Gloria in Excelsis Deo</em>, a Urbino, due anni fa, con i mirabili presepi dello scultore), la Zattini ha realizzato, presso la Biblioteca Malatestiana e la Galleria Comunale d’Arte di Cesena, la mostra <em>Per Grazia Ricevuta</em>, che raduna “ex voto fra arte antica &amp; contemporanea”. <strong>Nel repertorio, alcuni micidiali ex voto di Fioravanti realizzati nel 2003, “su sollecitazione dell’amico poeta Tonino Guerra</strong> e donati, nel 2012, all’Abbazia del Monte di Cesena”, e pezzi da collezioni antiche, uniche. Questo, infine, lo spunto per una chiacchierata con un atipico – e vulcanico – promotore d’arte del nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anzi tutto. L’ex voto come forma d’arte. Perché</strong><em>?</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Perché tutta l’arte è un <em>archivio della memoria</em>. Gli ex voto attuano un sincretismo pittorico e oggettuale che trae origine da piccoli e grandi fatti personali. Sono una testimonianza <em>per grazia ricevuta</em>, un racconto di storie di salvezza e di grazia viste dall’osservatorio particolare della fede, dove l’<em>uomo comune </em>è il protagonista prescelto dal divino. Una cristallizzazione di un fatto miracoloso. <strong>È indubbiamente una forma d’arte in quanto testimonianza, traccia di un pensiero, di un racconto. </strong>Nel mondo degli ex voto si passa dall’espressione più <em>naïve</em> a quella più colta e raffinata, come la ‘collezione Bodini’ accolta in rassegna dimostra”.</p>
<p><strong>Nella collezione in mostra ci sono diverse opere di Ilario Fioravanti, create su ispirazione, ho letto, di Tonino Guerra. Cosa c’è ancora da scoprire di Fioravanti, qual è oggi la sua importanza?</strong></p>
<figure id="attachment_59347" aria-describedby="caption-attachment-59347" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59347" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/02/Ilario_e_Tonino_Guerra-300x201.jpg" alt="Ilario_e_Tonino_Guerra" width="300" height="201" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Ilario_e_Tonino_Guerra-300x200.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Ilario_e_Tonino_Guerra.jpg 584w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-59347" class="wp-caption-text">Tonino Guerra con Ilario Fioravanti</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">“Nel 2003 Tonino Guerra chiese a Ilario di realizzare una serie di ex voto per una mostra da farsi a Cervia. <strong>Li sentiva necessari per ‘dare dei suggerimenti’ agli albergatori, per farli ‘uscire dall’arroganza del sole goduto in spiaggia’.</strong> Fioravanti ne aveva già fatto uno nel 1993, una scultura ‘a tutto tondo’, L’Ossesso, ispirandosi ad una tavoletta votiva conservata all’Abbazia del Monte di Cesena. Ne realizzò quindici in terracotta policroma, poi, nel 2012, li donò al Monte. Oggi possiamo ammirarli nel Corridoio lapidario della Biblioteca Malatestiana congiuntamente alla scultura dell’Ossesso. Ilario Fioravanti ha lavorato moltissimo e su più fronti. Dunque il suo mondo è ancora molto da scoprire e da valorizzare. <strong>Basti pensare ai suoi 94 diari pieni di appunti, schizzi, idee e progetti e agli oltre 7.000 disegni inediti.</strong> Il suo valore sta nell’universalità della sua opera, nelle incantagioni delle sue sculture e in quella sua speciale capacità di ‘regalare l’errore’. <strong>Forse le parole dell’amico Tonino Guerra esemplarmente esprimono questo concetto: ‘Sono cose che sembrano piene di semplicità mentre invece vanno a scavare, trovano contatti con ricordi antichissimi: è questo che mi piace, cioè:</strong> quello che mi affascina è questa loro voglia di nascondere una grande cultura che invece c’è, come se volessero darti un “raccontino elementare’”.</p>
<p><strong>Come di consueto, tu fai dialogare alcuni artisti contemporanei con forme e figure ‘antiche’. Come mai? Quale idea artistica ti anima?</strong></p>
<figure id="attachment_59348" aria-describedby="caption-attachment-59348" style="width: 225px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59348" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/02/zattini-opera-225x300.jpg" alt="zattini opera" width="225" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/zattini-opera-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/zattini-opera-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/zattini-opera.jpg 387w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><figcaption id="caption-attachment-59348" class="wp-caption-text">Un&#8217;opera della Marisa Zattini artista</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">“Ho sempre amato avvicinare e mettere a confronto, a stretto contatto, realtà culturali differenti. Nell’architettura come nell’arte. Sono laureata in Restauro e consolidamento dei monumenti e<strong> amo le abitazioni poste nei centri storici, quelle che vivono del sapore del passato ma con un respiro forte nel presente.</strong> Così tutto si esalta maggiormente, in un gioco di contrasti e di rispecchiamenti di bellezza. Penso al progetto di <em>Rocche &amp; scultori contemporanei</em>, che coniugava l’espressione della scultura contemporanea in contesti architettonici fortemente connotati, come le nostre rocche in Romagna. E andando indietro con la memoria, una delle mie prime mostre la realizzai proprio nella stanze della rocca di Caterina Sforza, a Forlì… luogo magico e suggestivo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu sei grande ‘animatrice’ culturale, editrice, architetto e artista. Come si conciliano tutte queste anime? Qual è l’anima prevalente, se ce n’è una che cannibalizza le altre?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Forse la mia prima, quella di artista… La formazione di architetto è stata fondamentale per ‘strutturarmi’ meglio, perché gli artisti spesso volano e sono poco concreti. <strong>Fare un libro in fondo è come fare un progetto architettonico: sei al servizio di ciò che devi rappresentare.</strong> Tutto è fatto di rapporti armonici – o dissonanti, dipende – di pause, di vuoti e di pieni. Il numero sottende tutto. Negli anni ’80 mi occupavo solo delle mie mostre. Poi, le circostanze della vita mi hanno portato ad occuparmi degli altri, dapprima di amici artisti, così, quasi per gioco. All’inizio degli anni ’90, vincendo due bandi nazionali, la passione si è trasformata nella mia professione principale. Una fortuna incredibile poter fare ciò che ti appassiona e che ami, scegliendo liberamente!”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si lavora, da privato, da privato che non appartiene a grandi gruppi, nell’organizzazione di mostre d’arte? Hai difficoltà nei rapporti con le istituzioni? Basta la creatività e l’ingegno o ci vuole un <em>surplus</em> di scaltrezza per sopravvivere al mondo dell’arte contemporanea? Insomma, come vivi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Ci vuole resilienza e un po’ di fortuna. Non mi sono mai preoccupata del futuro e ho vissuto senza accorgermi che il tempo passava. E questo è bellissimo. <strong>Sono un cane sciolto, senza padroni. Amo la libertà e non potrei vivere diversamente. Ho avuto la fortuna di relazionarmi con istituzioni fatte da persone disponibili, che condividevano quanto volevo fare. Ho avuto molti amici e anche tanti nemici…</strong> Credo che il mio angelo custode abbia avuto piuttosto da fare per proteggermi! Oggi nell’organizzazione di eventi e mostre ci sono gruppi forti, in tutti i sensi. Con loro non ci può essere gara: <strong>sono la politica e le lobby che comandano. Credo che creatività e ingegno non siano sempre sufficienti per riuscire.</strong> Ci vuole molta perseveranza, un po’ di coraggio, un po’ di fortuna e tanta, tanta resilienza”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dacci un giudizio sommario sul mercato dell’arte contemporanea: è tutto oro quello che luccica? E poi. Un artista di oggi su cui scommetti per il domani. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Il mercato dell’arte non lo frequento troppo. <strong>Amo gli artisti fuori dai circuiti commerciali, quelli che non si preoccupano troppo di essere sulla cresta dell’onda, ma che pensano piuttosto a ‘fare’ bene ciò che fanno. </strong>Come ha fatto Ilario Fioravanti… Mi piace promuoverli, fare gruppo con loro, lavorare insieme per progetti interdisciplinari, fare un lavoro di storicizzazione degli artisti che amo, sia quelli famosi sia quelli sconosciuti… purché di talento! Scommettere su qualcuno? Non potrei mai farlo, perché non sono il nome e la fama a fare l’artista e il mio interesse non sta nella scommessa economica, ma nella ‘sincerità’ della sua opera”.</p>
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		<title>La letteratura ?   Solo una questione di stile (e di eleganza)</title>
		<link>https://www.pangea.news/la-letteratura-solo-questione-stile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 20:00:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Dolcevita firmata, cappotto bruno a collo alto, Clarks eleganti, occhiali tondi, senza tempo: lo stile di Samuel Beckett è indimenticabile, come la sua opera”. Secondo Terry Newman l’opera letteraria di un autore è consustanziale allo stile in cui si veste. Sul tema – stilosissimo – ha scritto un libro, Legendary Authors and the Clothes They [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">“Dolcevita firmata, cappotto bruno a collo alto, Clarks eleganti, occhiali tondi, senza tempo: lo stile di <strong>Samuel Beckett</strong> è indimenticabile, come la sua opera”. Secondo Terry Newman l’opera letteraria di un autore è consustanziale allo stile in cui si veste. Sul tema – stilosissimo – ha scritto un libro, <em>Legendary Authors and the Clothes They Wore </em>(pp.208, £ 20), senza dubbio curioso. Se <strong>Virginia Woolf</strong> “ha mescolato e abbinato gonne da giardinaggio, maglie ampie con le spalle arricciati, in una sintesi eccentrica che ha anticipato lo stile chic di Prada”, <strong>Allen Ginsberg</strong>, il Lancillotto dei ‘beat’, “indossava enormi pantaloni e giacche malmesse: non intendeva essere una icona dello stile, aveva altro a cui pensare. Tuttavia, i suoi occhiali tradiscono l’ambizione intellettuale del suo lavoro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Su libro il <em>Times Literary Supplement </em>dedica un articolo bizzoso: https://www.the-tls.co.uk/articles/public/writers-clothes-beckett/</p>
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<h3>La letteratura ? Solo una questione di stile (e di eleganza)</h3>
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<p>tags:</p>
<p>Samuel Beckett, Allen Ginsberg, Virginia Woolf, <em>Legendary Authors and the Clothes They Wore, intellettuale, Prada, lettura, romanzi, approfondimento, cultura, grandi scrittori, grandi autori, romanzieri, filosofi, rivista letteraria, pangea.news, questione di stile, stiloso, eccentrico, lettura, articoli di approfondimento, redazionali, notizie dal mondo, teatro, cinema, cultura generale, politica, rilettura dell&#8217;attualità, analisi storiche, poesia, filosofia, storia dell&#8217;arte, romanzi, video, rubriche.</em></p>
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