<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>regali Archivi - Pangea</title>
	<atom:link href="https://www.pangea.news/tag/regali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pangea.news/tag/regali/</link>
	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 Nov 2018 11:14:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.11</generator>
	<item>
		<title>La vera colpa della Isoardi? Aver citato Gio Evan per urlare bye bye a Salvini al posto di Eugenio Montale. Più che un mazzo di fiori, regalatele una biblioteca – ben fornita</title>
		<link>https://www.pangea.news/la-vera-colpa-della-isoardi-aver-citato-gio-evan-per-urlare-bye-bye-a-salvini-al-posto-di-eugenio-montale-piu-che-un-mazzo-di-fiori-regalatele-una-biblioteca-ben-fornita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Nov 2018 11:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[canzoniere]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Rondoni]]></category>
		<category><![CDATA[Editor]]></category>
		<category><![CDATA[Editori]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Eugenio Montale]]></category>
		<category><![CDATA[Majakovskij]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Roccaforte]]></category>
		<category><![CDATA[Pasternak]]></category>
		<category><![CDATA[Petrarca]]></category>
		<category><![CDATA[Poeta]]></category>
		<category><![CDATA[Rainer Maria Rilke]]></category>
		<category><![CDATA[regali]]></category>
		<category><![CDATA[Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Tacito]]></category>
		<category><![CDATA[Teorema]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=63845</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di primo acchito, gli dico, beh, ca**o, grande trovata promozionale! Esagero: è la più grande trovata promozionale della storia dell’editoria! Insomma, la conduttrice più in auge del momento che molla il politico più virile del momento citando, via Instagram, un tuo autore. Beh, ca**o, questo è marketing, questione di marketing, cioè di feeling, è uguale. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/la-vera-colpa-della-isoardi-aver-citato-gio-evan-per-urlare-bye-bye-a-salvini-al-posto-di-eugenio-montale-piu-che-un-mazzo-di-fiori-regalatele-una-biblioteca-ben-fornita/">La vera colpa della Isoardi? Aver citato Gio Evan per urlare bye bye a Salvini al posto di Eugenio Montale. Più che un mazzo di fiori, regalatele una biblioteca – ben fornita</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di primo acchito, gli dico, beh, ca**o, grande trovata promozionale! Esagero<strong>: è la più grande trovata promozionale della storia dell’editoria! Insomma, la conduttrice più in auge del momento che molla il politico più virile del momento citando, via Instagram, un tuo autore.</strong> Beh, ca**o, questo è marketing, questione di marketing, cioè di feeling, è uguale.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Massimo Roccaforte mi gira la rassegna stampa riguardo alla love story sfinita tra Elisa Isoardi e Matteo Salvini. Penso subito a due cose:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Ma la stampa non ha altro di cui occuparsi? No<strong>. La connessione tra sesso&amp;potere, tra soubrette&amp;capopopolo è il sale della vita,</strong> lo spettacolo della politica;</p>
<p style="text-align: justify;">2. Ma cosa gl’importa a un editore – Roccaforte – del due di picche rifilato via social dalla Isoardi a Salvini?</p>
<p style="text-align: justify;">Risposta. Roccaforte cura il giardino editoriale di Goodfellas edizioni. Che ha stampato l’ultimo libro di Gio Evan, <em>Teorema di un salto. </em><strong>Come sanno anche i muri, la Isoardi ha ricalcato un aforisma di Gio Evan, “Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora”, per lasciare Salvini.</strong> Paradosso vuole che l’ultimo libro di Gio Evan stampato da Fabbri s’intitoli <em>Ormai tra noi è tutto infinito</em>, mentre, così pare, tra la Isoardi e Salvini è tutto finito.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ora. La cosa più triste non è spiattellare sui social fatti privati di uomini pubblici: è sempre stato così. Tacito, Michele Psello, Ammiano Marcellino, i grandi storici, sono dei guardoni, guardano nel buco della serratura di tresche sessuali, più ce n’è meglio è.</strong> L’uomo di potere, in fondo, è tale se c’è uno scandalo sessuale, il potere è per sua natura ‘virile’, sei forte se insemini, se conquisti, se seduci (questa non è misoginia ma antropologia). La cosa più triste non è neanche la fotografia spalmata dalla Isoardi su Instagram – un tortellino che si rovescia su un cappelletto. No. La cosa triste, semmai, sono i commenti, di vario tipo, dell’umanità varia che segue la Isoardi via social. Degna giustificazione di questo penoso e perpetuo e desiderato parapiglia elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’uomo politico ‘forte’ deve far parlare di sé – se non basta più lo Spread,</strong> val bene, per la bisogna, una Isoardi qualsiasi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto il resto, francamente – la donna del capo, la donna che si emancipa dal capo, il potere che figlia la lussuria, Freud in ogni panino al prosciutto – è noia, opinione. La cosa che conta è che sei davvero un ‘bravo ragazzo’, sei il ‘Bob’ De Niro – o almeno il Ray Liotta – dell’editoria italiana, dico a Roccaforte. Insieme a lui ho pubblicato un libro sui grandi poeti russi del Novecento – Pasternak, Majakovskij, Cvetaeva, quella roba lì. <strong>Perché non ci è venuto in mente di architettare, chessò, Madama Renzi che lascia il tracagnotto di Firenze beccato a far baci-baci con la Boschi citando Mandel’stam, “Ogni volta in cui amiamo/ nuovamente ci finiamo”?</strong> Oppure non c’è presa di convincere la Virgulti ad allontanare ‘Gigi’ Di Maio intonando Aleksandr Blok, “Io non so compatirti,/ e porto cautamente la mia croce…”?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La cosa imbarazzante, in effetti, non è che la Isoardi abbia lasciato Salvini – ognuno s’accoppia come gli va – ma che la bella ragazza citi un pessimo poeta</strong> (la parola <em>poeta</em> mi si sbriciola tra le mani) come Gio Evan per scaricare il Ministro. Da quando Salvini fa coppia con il poeta Davide Rondoni pensavo che gli avesse dato l’incarico di produrre, per lo meno, un canzoniere ‘per Elisa’. Così non è, evidentemente. Lo scioglilingua infantile di Gio Evan, per altro, è poco esplicito: se ciò che manca alla bella è “quello che avremmo dovuto darci ancora”, i due sono in tempo a riempire di abbracci la mancanza. Una fanciulla raffinata come ‘Eli’ – così la chiamano gli illustri ignoti sui social – avrebbe dovuto citare Rainer Maria Rilke, Eugenio Montale, Petrarca, ecco cosa manca a me, ma chi l’avrebbe capita, troppo poderosa e ambigua la parola poetica contiene il mondo e tutto l’uomo, non si ferma alla ciotola dei nostri buoni sentimenti sfoggiati per masturbare la stampa patria. Ecco, più che un mazzo di fiori, alla Isoardi, regaliamo una biblioteca. Ben rifornita. (d.b.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/la-vera-colpa-della-isoardi-aver-citato-gio-evan-per-urlare-bye-bye-a-salvini-al-posto-di-eugenio-montale-piu-che-un-mazzo-di-fiori-regalatele-una-biblioteca-ben-fornita/">La vera colpa della Isoardi? Aver citato Gio Evan per urlare bye bye a Salvini al posto di Eugenio Montale. Più che un mazzo di fiori, regalatele una biblioteca – ben fornita</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/isoardi-e1536588069910.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Nei giorni del “Royal Wedding” sono andato a Londra a vedere “Mamma mia”. Metateatro british con minigonne su gambe strabordanti</title>
		<link>https://www.pangea.news/nei-giorni-del-royal-wedding-sono-andato-a-londra-a-vedere-mamma-mia-metateatro-british-con-minigonne-su-gambe-strabordanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 May 2018 07:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Abba]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Carli]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[Mamma mia]]></category>
		<category><![CDATA[Meryl Streep]]></category>
		<category><![CDATA[Milan Kundera]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[regali]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
		<category><![CDATA[Royal Wedding]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=60900</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non me ne voglia lo scrittore Hermann Broch (ma non corro pericolo: è morto nel 1951 e anche se fosse in vita non leggerebbe Alessandro Carli e non sarebbe in grado di rispondermi visto che avrebbe oggi qualcosa tipo 132 anni): il kitsch non è “il male assoluto” ma qualcosa di bello, fruibile e contagioso. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/nei-giorni-del-royal-wedding-sono-andato-a-londra-a-vedere-mamma-mia-metateatro-british-con-minigonne-su-gambe-strabordanti/">Nei giorni del “Royal Wedding” sono andato a Londra a vedere “Mamma mia”. Metateatro british con minigonne su gambe strabordanti</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non me ne voglia lo scrittore Hermann Broch (ma non corro pericolo: è morto nel 1951 e anche se fosse in vita non leggerebbe Alessandro Carli e non sarebbe in grado di rispondermi visto che avrebbe oggi qualcosa tipo 132 anni): il kitsch non è “il male assoluto” ma qualcosa di bello, fruibile e contagioso.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è ovviamente kitsch e kitsch (Milan Kundera ci ha scritto un libro quasi intero, <em>L’insostenibile leggerezza dell’essere</em>, la “Bibbia” che giustifica e in parte valorizza il tradimento di coppia) ma a Londra, nei giorni del “Royal Wedding” tra il fascinoso e anarchico Harry e quella topona di Meghan il 19 maggio 2018, ogni “ingleseria” è ampiamente giustificata, soprattutto se proviene dalla Svezia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-60902 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/05/event-gallery-image_15634-300x200.jpg" alt="Mamma mia" width="300" height="200" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/05/event-gallery-image_15634-300x200.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/05/event-gallery-image_15634-768x512.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/05/event-gallery-image_15634-600x400.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/05/event-gallery-image_15634.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Gli inglesi la sanno lunga e sono come Re Mida: quello che toccano lo fanno diventare oro. Così, sulla coda dell’enorme successo del film “Mamma mia” – quello con Meryl Streep – hanno messo in cantiere la versione musical. Novello Theatre stracolmo,</strong> in parte perché gli Abba hanno annunciato la reunion, in parte perché se vai a Londra e non vai a teatro non puoi dire di essere stato a Londra. Con una nota: gli spettacoli iniziano alle 19.30 e non alle 21, come pigramente si fa in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">I teatri della City sono la fotografia del popolo che vive o che visita il Regno (ancora <em>Abba</em>_stanza) Unito: un melting pot di stili, facce, odori, lingue. <strong>L’unico fil rouge che unisce il pubblico è quello che hanno in mano: un bicchiere di vino bianco o una birra.</strong> In Inghilterra uno dei tanti “must have” è l’alcol che ti devi portare (e bere) durante lo spettacolo. E se lo finisci, rimpingui.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La trama è quella del film, ovviamente: siamo in Grecia e Sophie, bella 20enne, deve sposare l’amato Sky. La ragazza non ha mai conosciuto il papà e poco prima di salire all’altare trova un diario della madre (Donna).</strong> Nove mesi prima che nascesse, Donna frequentava tre uomini quindi si mette in contatto e li invita al matrimonio. E loro, ovviamente, accettano.<br />
La scenografia semplice ed essenziale – sul palco girevole vengono spostati “a batter d’occhio” due muri bianchi che ricreano un “interno” e un “esterno” – è complementare all’azione e alla scaletta dei brani, fruibili anche per chi non parla o non capisce l’inglese. <strong>E che pezzi: “Honey, honey”, “Mamma mia”, “Dancing queen” (forse l’esecuzione più bella),”S.O.S.”, “Knowing me, knowing you”, “The winner takes it all”,</strong> con il pubblico che scandisce con gli applausi le canzoni e che ai bis <em>abba</em>_ndona la poltrona per alzarsi in piedi e ballare.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno spettacolo integrale, una versione <em>british</em> del metateatro. Ottimo quello che si vede e si ascolta – artisti preparatissimi e capaci – altrettanto “saporita” la varietà umana in platea: dal padre in smoking con la figlia piccola ed elegantissima al gruppo di amici che dopo aver fatto shopping nelle vie del centro va a teatro con felpa, jeans, tuta da ginnastica, minigonne su gambe strabordanti, pance in evidenza anche tra le giovanissime, tette in bella vista, sacchetti e regali al seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Io, nel dubbio, li avevo lasciato in hotel: è più comodo applaudire a mani libere.</p>
<p><em>Alessandro Carli</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/nei-giorni-del-royal-wedding-sono-andato-a-londra-a-vedere-mamma-mia-metateatro-british-con-minigonne-su-gambe-strabordanti/">Nei giorni del “Royal Wedding” sono andato a Londra a vedere “Mamma mia”. Metateatro british con minigonne su gambe strabordanti</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/05/event-gallery-image_15632.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Sia ora lode a Ebenezer Scrooge, il nostro eroe contro il Natale dei capitalisti puri di cuore</title>
		<link>https://www.pangea.news/sia-ora-lode-ebenezer-scrooge-nostro-eroe-natale-dei-capitalisti-puri-cuore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Dec 2017 13:38:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Canto di Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Charles Dickens]]></category>
		<category><![CDATA[Christmas Carol]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Ebrei]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Briatore]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[regali]]></category>
		<category><![CDATA[Scrooge]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=58668</guid>

					<description><![CDATA[<p>È ora di fare giustizia. È ora di rendere merito al personaggio più bistrattato della letteratura mondiale. Ma ogni cosa ha la sua ora. Parto da qui, allora, dal citofono di casa, che squilla incessantemente. Esco. Una donna di mezza età. Un po’ trasandata. Sguardo scaltro che fa il broncio. Attacca la recita davanti al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/sia-ora-lode-ebenezer-scrooge-nostro-eroe-natale-dei-capitalisti-puri-cuore/">Sia ora lode a Ebenezer Scrooge, il nostro eroe contro il Natale dei capitalisti puri di cuore</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È ora di fare giustizia. È ora di rendere merito al personaggio più bistrattato della letteratura mondiale. Ma ogni cosa ha la sua ora. Parto da qui, allora, dal citofono di casa, che squilla incessantemente. Esco. Una donna di mezza età. Un po’ trasandata. Sguardo scaltro che fa il broncio. <strong>Attacca la recita davanti al cancello di casa. ‘Sa, è da un anno che non ho un lavoro…’. Piacere. Anch’io non ho il lavoro, me lo invento giorno passa giorno.</strong> ‘E mio marito… e i miei figli…’. Sbrodola una sfilza di geremiadi. Le sfighe di questa donna, penso, a cuore fermo, non sono poi così diverse dalle mie. Però, come se quella creatura fosse un jukebox al contrario, le piazzo la monetina sul palmo della mano per farla smettere. Lei continua, non contenta, forse, dei due euro che le ho dato obbedendo, scioccamente, alla parola evangelica: non negare a chi ti chiede. Io non nego a nessuno. Non giudico nessuno. Se lo scaltro vuole pelare il povero idiota faccia pure. Perché? Perché mi occupo del bello più che del giusto, del futile rispetto all’utile, cioè della sostanza formale (la poesia) rispetto a quella materiale (il denaro, il cibo). Ergo: mi figuro sempre, tra un attimo, a mendicare da vigliacco e a mettere il cuscino sotto i ponti. <strong>La tipa se ne va, misurando la vertigine della mia sfiga, ‘è Natale, però…’, sussurra, come se il Natale fosse la panacea dei furbi e il massacro degli innocenti, come se il Natale fosse il planetario condono dei peccati e delle responsabilità (solo per alcuni, però). </strong>Tra le tante porcherie che ci costringono a ingurgitare durante i giorni natalizi, due sono quelle più nocive. La prima è il motto – un hollywoodiano sfottò: ‘a Natale tutti sono più buoni’. <em>Essere buoni</em>, s’intenda, significa tirare fuori il portafogli e spendere, fare la carità ai gestori dei centri commerciali, ai <strong>giocattolai che speculano – e ingrassano – sul senso di colpa dei genitori, genitori sempre insufficienti al cospetto delle voglie cannibali dei figli.</strong> La seconda porcheria è il <em>Canto di Natale</em> di Charles Dickens, questa specie di cantico perbenista, la Bibbia dei buonisti. La storiella, vagamente anticristiana – il Natale non è il giorno in cui si ricorda la nascita di Gesù ma il giorno più bello dell’anno perché ci sono i regali – e vigorosamente antisemita, crocefigge il povero Ebenezer Scrooge – finanziere, speculatore, usuraio dal nome ebreo, che proviene dal toponimo biblico Eben-Ezer, “fin qui Dio ha soccorso”, <em>1 Sam </em>7,12 – che è in realtà la persona più sana di tutta la favoletta. Intanto, Ebenezer non crede alla fandonia natalizia. Ha ragione. Passiamo l’anno a torturare il prossimo nostro, a incattivirci se uno non ci da la precedenza, a battezzare di bestemmie il primo che passa, a macerare come aceto rancido nell’invidia e poi… a Natale facciamo finta di essere più buoni perché mangiamo il quintuplo di un giorno qualunque e l’alcol ci disinnesca la bile? Che uomini atroci, malsani, bastardi che siamo. <strong>Ebenezer si rifiuta di fare l’elemosina ai ‘puri di cuore’ per i poverelli del mondo. Ha ragione. Ha una visione ‘orientale’ e fatalista dell’esistenza: a questo giro ti è andata male, al prossimo, chissà. D’altronde, ragionevolmente, a chi pretende l’obolo natalizio risponde: bello mio, io pago le tasse e sono a posto con il fisco – esempio di onestà al diamante il vecchio, rugoso, arcigno Scrooge – agli sfigato ci pensino – lautamente finanziati – gli ospizi, le Caritas, Mamma Chiesa.</strong> Inoltre. Ebenezer ha un sacco di soldi. Ma volete mettere Ebenezer rispetto a un Flavio Briatore qualunque, che fa i soldi per fare la vita beata del beota? Ebenezer ama il denaro in sé, è un poeta del denaro, ne ama la forma, ne adora l’armonico tintinnio, gli piace costruire ardite ziqqurat con il denaro. Ama la luce paradisiaca che emana dal denaro – una luce che i soldi ‘di carta’ non emanano più, tanto meno quelli digitali, per cui oggi blateriamo di soldi come di nuvole, <strong>il denaro ora è l’onnipotente e l’invisibile, ha il medesimo bouquet di aggettivi con cui infioriamo Dio.</strong> Ebenezer non spende il denaro perché lo ama troppo. Beh, allora è proprio lui, Ebenezer, il dio del Natale, lo spaventaricchi che dobbiamo sventolare davanti ai triti altoborghesi che fanno la coda per fare il solito regalo – comprato, stesso formato, stessa sostanza, stessi soldi, da migliaia di altri ricchi&amp;sfigati – alla solita amante rifatta, alla solita moglie petulante, ai soliti figli ignoranti. La ferocia di Ebenezer Scrooge, oggi, è un vasetto di Nutella: d’altronde, il taccagno si converte quasi subito, già al primo spettro si commuove. <strong>Il sano materialismo di Ebenezer (vuole le cose concrete, non le astrazioni dei ‘sentimenti’ che vengono a vanno al mutare delle convenienze), la sua visione cupa e nichilista – rispetto ai tronisti dell’ottimismo – certo che nel cuore-bunker di ogni uomo si nasconda un criminale, è corroborante.</strong> Non dobbiamo spendere un euro per Natale, non facciamo regali per onorare gli scontenti e i militanti del consumo – ha ragione Scrooge – non compriamo bestie assassinate e macellate per far godere il nostro stomaco natalizio – ha ragione Scrooge – non diamo false speranze ai malmenati del regno – ha ragione Scrooge. La favola ‘capitalista’ di Dickens – siate buoni, spendete tanto – ci ha corroso il cervello. A dire il vero, il vero Ebenezer è proprio lui, ‘Carletto’ Dickens: con <em>Christmas Carol</em>, nel 1843, ha fatto un mucchio di quattrini. Non li ha usati per finanziare opere pie. E noi continuiamo a fare la morale a Scrooge… Ebenezer soccorrici tu. Il più necessario dei personaggi della letteratura mondiale trattato come un arcigno bastardo.</p>
<p><em>Davide Brullo</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/sia-ora-lode-ebenezer-scrooge-nostro-eroe-natale-dei-capitalisti-puri-cuore/">Sia ora lode a Ebenezer Scrooge, il nostro eroe contro il Natale dei capitalisti puri di cuore</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/12/scrooge-icon_400x400.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
	</channel>
</rss>
