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	<title>Marion Scott Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Fri, 24 Nov 2023 05:13:57 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Devi deporre tutto ciò che di bello possiedi”. Ivor Gurney, genio incompreso: dalle trincee alla follia</title>
		<link>https://www.pangea.news/ivor-gurney-paola-tonussi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Nov 2023 05:38:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo bipolare]]></category>
		<category><![CDATA[Ivor Gurney]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Marion Scott]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Tonussi]]></category>
		<category><![CDATA[Prima guerra mondiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Londra, 1911. Quando Ivor Gurney arriva al Royal College of Music con una borsa di studio ha ventun anni e un’unica cosa in mente: studiare musica. Di famiglia modesta, da bambino è riuscito a entrare nel coro della cattedrale cittadina, quindi nella prestigiosa King’s School. I suoi insegnanti l’hanno definito un prodigio schubertiano: il Royal [&#8230;]</p>
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<p><strong>Londra, 1911. Quando Ivor Gurney arriva al <em>Royal College of Music</em> con una borsa di studio ha ventun anni e un’unica cosa in mente: studiare musica.</strong> Di famiglia modesta, da bambino è riuscito a entrare nel coro della cattedrale cittadina, quindi nella prestigiosa <em>King’s School</em>. I suoi insegnanti l’hanno definito un prodigio schubertiano: il <em>Royal College of Music</em> gli sembra un sogno.</p>



<p>Sir&nbsp;Charles Villiers Stanford, tra i fondatori del <em>College</em>, compositore di musica sinfonica e direttore d’orchestra sarà suo docente di composizione. <strong>L’incontro più rilevante per lui è però quello con Marion Scott, sempre allieva di Villiers Stanford nella classe di violino, tredici anni più di lui.</strong>&nbsp;</p>



<p>Da non molto Marion formato il suo quartetto d’archi per diffondere la musica britannica contemporanea – sarà la prima donna a comporre per archi e voce –, ma già adolescente si esibisce con il suo Guadagnini accompagnata dal padre, avvocato e dotato pianista. Illuminati riformisti sociali – la madre è un’americana cresciuta a San Pietroburgo –, i genitori l’hanno coinvolta fin da piccola nella <em>Crystal Palace School of Arts</em>. Quando conosce Ivor ha anche pubblicato versi e fondato il sindacato degli studenti del <em>College </em>e la <em>Società delle donne musiciste</em>, lavoro pioneristico che ridisegnerà il ruolo femminile nella musica classica. Ha inoltre ideato i celebri <em>At Homes</em>, incontri informali in cui gli studenti possono scambiare idee o far musica insieme, spesso nell’elegante <em>Westbourne Terrace</em>, la casa londinese dei suoi. Negli anni la sua instancabile generosità di critico musicale e musicologo ne aiuterà moltissimi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="731" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/marion-scott-001-731x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97776" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/marion-scott-001-731x1024.jpg 731w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/marion-scott-001-214x300.jpg 214w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/marion-scott-001-768x1076.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/marion-scott-001-600x840.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/marion-scott-001.jpg 771w" sizes="(max-width: 731px) 100vw, 731px" /><figcaption class="wp-element-caption">Marion Scott (1877-1953)</figcaption></figure>



<p><strong>Gurney, figlio di un sarto di campagna, è </strong><strong>un ragazzo di bell’aspetto ma un poco spaesato</strong><strong>:</strong> non si trova a proprio agio in quegli ambienti raffinati, ha nostalgia della meravigliosa campagna del Gloucestershire. Malgrado la differenza sociale e di età, i due stringono subito amicizia. Marion non è la sola ad apprezzarne l’onestà, la mancanza di finzione, persino l’introversione. <strong>Lui appare inquieto, spesso assente, agitato: sono i primi segni del disturbo bipolare che l’affliggerà tutta la vita.</strong> È bravissimo nel mettere i versi in musica, ma soffre anche di squilibri alimentari, salta un pasto dietro l’altro, vorrebbe muoversi di più. A Gloucester aveva l’abitudine di girovagare come un cane sciolto, un vagabondo che dormiva nei fienili e non tornava per giorni.</p>



<p>La nostalgia di casa, l’avversione per la capitale, l’impegno esorbitante da allievo modello del<em> College </em>confluiscono in un primo tracollo nervoso nel 1913. Riesce comunque a terminare le <em>Cinque canzoni elisabettiane</em> da Shakespeare, Fletcher e Nashe, i “cinque eliza”, come li chiama.</p>



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<p>*</p>



<p>Lo scoppio della guerra interrompe i suoi studi e le molte attività di Marion: concerti, conferenze di storia della musica, lezioni di composizione, armonia e orchestrazione per vari club e istituzioni londinesi. <strong>Lui, in un primo momento </strong><strong>scartato perché porta gli occhiali, si arruola nel 2°/5° Reggimento del Gloucestershire: come altri, ha salutato nella guerra una possibilità di mostrare coraggio e patriottico amore del suo angolo d’Inghilterra.</strong> Nell’esercito spera anche di combattere la depressione con quel che definisce un «sano logoramento». Con orgoglio di poeta: &nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Adesso, giovinezza, giunge l’ora della passione che temi;</strong><br><strong>Devi deporre tutto ciò che di bello possiedi;</strong><br><strong>E, come gli altri, devi affrontare il giorno lacerato</strong><br><strong>[…] Quando anche solo il rumore ottunde</strong><br><strong>Il sentimento di esistere e l’anima turbata tentenna,</strong><br><strong>Ricorda l’onore della tua grande arte, che nessuno</strong><br><strong>Possa gettare disonore sui poeti…</strong></p>
</blockquote>



<p>È il sonetto a se stesso, <em>To the Poet before Battle</em>. In guerra trova più congeniale comporre poesia che musica: un verso per volta, nei minuti tra un’allerta e un bombardamento. Marion Scott continua a incoraggiarlo. Lui le invia i versi, lei li legge e lo consiglia.</p>



<p><strong>Il 7 febbraio 1917 le scrive alla luce di una candela in una baracca nei pressi di Amiens. Dopo oltre due anni (di cui nove mesi in Francia), è stanco di quella vita: </strong>spera per il futuro in un lavoro meno pesante, o almeno in un congedo. Alla lettera acclude il sonetto <em>Pain</em>, “Dolore, dolore continuo, dolore senza fine”, insopportabile a tutti ma di più a “coloro che sono / Affamati di bellezza”:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Grigia monotonia cede</strong><br><strong>Peso al cielo grigio, al grigio fango dove sfila</strong><br><strong>Un esercito di grigi spettri strappati al letto</strong><br><strong>Indifferenti alla più crudele chiamata del Fato,</strong><br><strong>E guardano gli occhi patetici di uomini condannati,</strong><br><strong>O cavalli colpiti, troppo stanchi anche solo per muoversi,</strong><br><strong>Morire insieme negli squarci creati dalle bombe, uccisi dal fango.</strong><br><strong>Uomini spezzati, che gridano sentendo uno sparo…</strong></p>
</blockquote>



<p><em>Pain</em> farà parte di una serie: i “sonetti 1917”, una specie di contro canto ai “sonetti di guerra” di Rupert Brooke.</p>



<p><strong>Diventata la sua protettrice, confidente, agente letterario – e innamorata non corrisposta –, è sempre a lei che Ivor, pur nella tragedia del Fronte, invia anche descrizioni comiche della vita militare.</strong> Persino l’ufficiale incaricato della censura, che gli chiede immancabilmente di accorciare le sue lettere, le trova spesso divertenti:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Oggi ho avuto un’ispezione da parte del Colonnello. Aspettavo tremando, sapendo che c’erano sei settimane d’ospedale, sporcizia da lavoro recente e un po’ di ruggine non eliminata del tutto: no, non definitivamente. Stavo lì in piedi, una pecora tra le capre (anzi, viceversa) e aspettavo tuoni e fulmini. E poi è arrivato, Colui-Che-DEVE-Essere-Obbedito. Mi ha guardato, incerto, mi ha guardato di nuovo, incerto, ed è stato richiamato dal Sergente Maggiore del Reggimento, che poi han sentito dire al Colonnello (qualche passo distante da me), “Un buon uomo, signore, molto a posto. Proprio un buon uomo, signore, ma è un musicista, e sembra incapace di tenersi pulito”. Quando il suddetto Sergente Maggiore è venuto a darmi un’occhiata, è uscito in una risatina soffocata, e mi ha detto “Ah Gurney, temo che non riusciremo mai a fare di Voi un soldato”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Poco militaresco in modo impenitente, Gurney riesce a sopravvivere. Tra coloro che sono “affamati di bellezza”, ritiene l’esordio del <em>Paradise Lost </em>di Milton paragonabile a Bach, recita Milton e Wordsworth durante le marce. Ma vivere da spettro nelle trincee lo ha fiaccato: dedicare provocatoriamente la sua sequenza di sonetti a Rupert Brooke è un altro modo per far notare la sua protesta. Se Brooke, chiarisce a Marion, ha scritto di guerra solo come proiezione, lui intende mostrarla nel vivo: non da una visuale univoca, ma nelle sue molte sfaccettature.</p>



<p>*</p>



<p>Letti il mese dopo la morte di Brooke, a maggio 1915, i suoi sonetti di guerra gli sembrano splendidi: soprattutto <em>The soldier</em> (“Dovessi morire, pensate solo questo di me, che c’è un campo di terra straniera che sarà per sempre Inghilterra…”) e <em>The Dead</em> (“Questi cuori erano intessuti di gioie e preoccupazioni umane,/ Meravigliosamente lavati dal dolore, pronti all’allegria…”), tanto da chiedere all’amica di trovargli una copia del “Times Literary Supplement” che li ha citati per intero. In giugno la recensione ai <em>Poems 1914 &amp; Other Poems</em> lo vede ugualmente entusiasta.</p>



<p>Qualche tempo dopo, però cambia idea: quei sonetti non gli sembrano più così belli. Comunque, Brooke è sempre nella sua lista di poeti che hanno saputo descrivere la guerra, con Thomas Hardy, Laurence Binyon, Wilfrid Gibson e Julian Grenfell.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="679" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/cover-679x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97777" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/cover-679x1024.jpg 679w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/cover-199x300.jpg 199w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/cover-600x905.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/cover.jpg 716w" sizes="(max-width: 679px) 100vw, 679px" /></figure>



<p>Sta lavorando sodo alla ‘sua’ serie di sonetti ma senza volerlo fa eco a Brooke in più luoghi del suo canzoniere bellico, in cui adotta la rigorosa forma del sonetto petrarchesco. Come stanno scoprendo anche Sassoon o Graves o Sorley, non è semplice scrivere sonetti di guerra senza sembrare un epigono di Brooke. Nel suo caso solo <em>Pain</em>, con l’immagine terribile di uomini e animali che muoiono insieme nel fango, si distacca nettamente da fraseggio e cadenze brookiani.</p>



<p>*</p>



<p><strong>In <em>England the Mother</em>, <em>Madre Inghilterra</em>, i soldati lontani pensano all’amore della loro isola oltre il mare, “Il Tuo Amore, il Tuo Amore ci custodirà, ci renderà completi”.</strong> Li difenderà riducendo a un nulla “impotente la Morte sbeffeggiata dai ragazzi”: nel cuore quei ragazzi soldati porteranno intatti “l’oro delle giunchiglie, la scia del tramonto,/ L’innocenza e la gioia dell’azzurro d’Inghilterra”. Un verso finale non molto diverso da quello che chiude <em>Il soldato</em> di Brooke, “In cuori in pace, sotto un cielo inglese”. Né è molto diversa è l’immagine dell’Inghilterra-madre che “custodisce” e alleva i suoi figli.</p>



<p>Anche <em>When I am covered</em>, <em>Quando sarò sepolto</em> fa eco al soldato di Brooke che chiede di essere “sepolto in un angolo di campo straniero che sarà per sempre Inghilterra”:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Quando sarò sepolto nella polvere della pace</strong><br><strong>E solo la pioggia bagnerà la mia argilla senza vita, </strong><br><strong>Ancora rimarrà un rimpianto in quell’inquietudine…</strong></p>
</blockquote>



<p>Poi tutto è cambiato. Il Fronte lo ha sprofondato in una guerra opposta all’avventura cavalleresca che Brooke, e all’inizio persino Owen e Sassoon, hanno immaginato. Adesso Gurney vuole competere con l’immagine pubblica di Brooke come “poeta di guerra” e rovesciarne la rappresentazione.</p>



<p><strong>A metà luglio 1917 riceve un telegramma da Marion, che ha continuato a leggere e suggerire modifiche ai versi man mano che lui li inviava dal Fronte.</strong> Grazie all’aiuto di amici, gli ha trovato un editore: Sidgwick &amp; Jackson, l’editore di Brooke e di Foster, vuole pubblicare le sue poesie. Nel frattempo, lui è stato ferito. Lo aspetta in ogni caso la terza battaglia di Ypres. Riflettendo su pregi e difetti della propria raccolta immagina che i lettori non vi troveranno quel culto dell’auto sacrificio e il desiderio di morte di Brooke, Grenfell e altri. La malattia è già un peso gravoso sulle sue spalle: una realtà contro cui deve già combattere ogni giorno anche mentre compone e che a tratti lo annienta, con un sordo, amaro rancore contro il sistema che mette a rischio di morte il fiore degli artisti inglesi.</p>



<p><strong>La raccolta <em>Severn &amp; Somme</em>&nbsp;esce a metà novembre 1917 con la dedica “Alla memoria di Rupert Brooke”, voluta con insistenza dall’autore. Il rapporto con il suo modello-antagonista si è trasformato in un complesso mix di omaggio e conflitto, ammirazione e rivolta. </strong>Per l’uscita del volume Gurney, che ha subito un attacco con il gas, si trova nell’ospedale militare di Edimburgo. Le recensioni sono in genere positive: l’autore possiede “la voce di un vero poeta”, dichiara il “Daily Telegraph”. Con <em>Embers of War</em>, <em>Tizzoni di guerra</em> del 1919, sarà il solo volume di poesia che vedrà pubblicato in vita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="629" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/815QDaH8jfL._SL1500_-629x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97778" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/815QDaH8jfL._SL1500_-629x1024.jpg 629w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/815QDaH8jfL._SL1500_-184x300.jpg 184w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/815QDaH8jfL._SL1500_-600x977.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/815QDaH8jfL._SL1500_.jpg 663w" sizes="(max-width: 629px) 100vw, 629px" /></figure>



<p><strong>In una di quelle liriche l’io narrante parla con tre apparizioni, la terza delle quali gli predice di sopravvivere alla guerra e di dover vivere poi con “molto dolore”. Ferito alla Somme e gassato, Gurney sarà congedato dall’esercito poco prima dell’armistizio nel 1918.</strong> Per allora, la profezia si sarà avverata: convalescente, scrive a Marion di aver parlato con lo spirito di Beethoven. In un’altra lettera la ringrazia di tutto ciò che ha fatto per lui: teme di diventare folle e non riuscire più a dirglielo in futuro. Ha deciso di uccidersi: il solo rimpianto è che suo padre non percepirà più l’indennizzo di guerra.</p>



<p>*</p>



<p><strong>Gurney non si ucciderà ma per lui la profezia dello spirito è appena iniziata. Di nuovo, è ricoverato in ospedale psichiatrico.</strong> Si riprende, torna agli studi musicali al <em>Royal College of Music</em>. È costretto a lasciarli ancora: la malattia mentale lo segnerà per il resto della vita.</p>



<p><strong>Nel 1922, dopo vari tentativi di suicidio la famiglia lo fa ricoverare al <em>London Mental Hospital</em>: vi trascorrerà gli ultimi quindici anni.</strong> Durante l’internamento mette in musica altra poesia rinascimentale e continua a scriverne: agli amati e perduti paesaggi del Gloucestershire dedica la lirica e ardente<em> A Gloucestershire Rhapsody</em>. Racconta i ricordi della guerra, le visioni che lo portano lontano nei momenti di buio del male. Qualche lirica appare nel “London Mercury”, per il resto la sua poesia è ignorata. Dopo uno strano corso editoriale, il lento, crescente favore dei lettori lo collocherà accanto al meglio dei soldati-poeti a lui contemporanei, tra i sedici della Prima guerra mondiale onorati nell’ardesia a Westminster.</p>



<p>*</p>



<p><strong>Negli anni post bellici Marion Scott continua a promuovere la sua musica e la sua poesia. Gli resta vicino, parla con i medici, con loro prende decisioni per le sue cure, ogni giorno va da lui in ospedale e se il tempo lo permette lo porta fuori, gli offre aiuto finanziario.</strong> Riesce anche a convincere la sua famiglia, in particolare il fratello minore Ronald, a inviarle tutto ciò che hanno di Ivor: musica, poesie, lettere.</p>



<p>Dopo la morte di lui nel 1937, la legge le conferisce ogni diritto sull’opera dell’amico e collega, che continuerà a ricordare fino alla fine, nel 1953. A Ronald e alla famiglia Marion aveva detto di voler tenere gli scritti e la musica di Ivor per ricordo. In realtà ha trascritto e catalogato tutto: solo grazie alla sua dedizione i manoscritti di Ivor Gurney, disordinati, onirici, a volte coperti di frasi sconnesse e schizzi incomprensibili, sono sopravvissuti.</p>



<p><strong><em>Paola Tonussi</em></strong><strong><em></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ivor-gurney-paola-tonussi/">“Devi deporre tutto ciò che di bello possiedi”. Ivor Gurney, genio incompreso: dalle trincee alla follia</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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