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	<title>Leoníd Martýnov Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“In stanze inondate di luce, che impronta lasci?”. Una poesia di Leoníd Martýnov</title>
		<link>https://www.pangea.news/leonid-martynov-poesia-anelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 12:15:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Anelli]]></category>
		<category><![CDATA[Leoníd Martýnov]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura russa]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura sovietica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci fu una generazione, in Russia, che dissipò i suoi poeti; ma ci furono poeti che infiammarono e infiammano e infiammeranno ancora ere, epoche, firmamenti, se non istanti! Tra questi immortali ‒ in questa sera gelida che non mi fa uscire, preferendo la stanza-studio alla solitudine di vie lastricate di ghiaccio ‒ mi piace ricordare [&#8230;]</p>
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<p>Ci fu una generazione, in Russia, che dissipò i suoi poeti; ma ci furono poeti che infiammarono e infiammano e infiammeranno ancora ere, epoche, firmamenti, se non istanti! Tra questi immortali ‒ in questa sera gelida che non mi fa uscire, preferendo la stanza-studio alla solitudine di vie lastricate di ghiaccio ‒ mi piace ricordare <strong>Leoníd Martýnov</strong>, perché la sua poesia va dritta al punto, con semplicità verità innocenza, senza nulla trasfigurare, ma mutuando dal nulla parole tutt’altro che imperterrite.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong><em>L’impronta</em></strong></p>



<p><strong>E tu?</strong><br><strong>Entrando in case d’ogni sorta ‒</strong><br><strong>nelle grige</strong><br><strong>e nelle azzurre,</strong><br><strong>salendo per ripide scale,</strong><br><strong>in stanze inondate di luce,</strong><br><strong>porgendo l’orecchio agli accordi dei tasti</strong><br><strong>e rispondendo a tono alle domande,</strong><br><strong>dimmi:</strong><br><strong>che impronta vi lasci?</strong><br><strong>Un’impronta di quelle</strong><br><strong>che vengono deterse dal parquet,</strong><br><strong>di quelle che si guardano di sbieco,</strong><br><strong>oppure</strong><br><strong>una solida impronta invisibile,</strong><br><strong>che rimane nel cuore per molti anni?</strong></p>
</blockquote>



<p>È dunque la domanda, l’essenziale inquietudine che svela un incontro. Mi sono rivisto in questi versi. E tutti possiamo riscoprirci in ogni singola impronta.</p>



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<p>Sì, mi rivedo in vite lontane quando entravo “in case d’ogni sortaˮ, con l’animo disperato oppure assorto. Mi scopro com’ero e come non sarò più. Tra accoglienze, serate artistiche futuristiche e schubertiadi. Ma più di ogni altra cosa, vedo oggi le impronte sui miei pavimenti non ancora lavati: quelle che verranno “deterse dal parquetˮ, quelle che non vorrò rivedere ancora, e le pochissime, se non le uniche dell’amico ritrovato, che addirittura si confida e si fida, affidandosi ‒ come me del resto ‒ all’accoglienza di un abbraccio che dona senso alla poesia della vita tutta intera.</p>



<p><strong><em>Giorgio Anelli</em></strong></p>
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