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	<title>Il sol dell&#039;avvenire Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>In un mondo dominato dal denaro, la bellezza è eversiva. Sull’ultimo film di Nanni Moretti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Apr 2023 07:30:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[etica]]></category>
		<category><![CDATA[Il sol dell&#039;avvenire]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Nigro]]></category>
		<category><![CDATA[Nanni Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Che a Nanni Moretti non andassero a genio molte cose dell&#8217;epoca in cui vive, l&#8217;avevamo intuito da tempo. La critica alla contemporaneità (e l&#8217;autocritica) che partendo da Ecce bombo passa per Palombella rossa, Caro diario e Aprile, trova forse una piena maturità nel suo ultimo film intitolato Il sol dell&#8217;avvenire. Una critica all&#8217;etica politica, artistica, [&#8230;]</p>
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<p>Che a <strong>Nanni Moretti</strong> non andassero a genio molte cose dell&#8217;epoca in cui vive, l&#8217;avevamo intuito da tempo. La critica alla contemporaneità (e l&#8217;autocritica) che partendo da <em>Ecce bombo</em> passa per <em>Palombella rossa</em>, <em>Caro diario</em> e <em>Aprile</em>, trova forse una piena maturità nel suo ultimo film intitolato <strong><em>Il sol dell&#8217;avvenire</em></strong>. Una critica all&#8217;etica politica, artistica, sociale; una critica all&#8217;estetica cinematografica, morale, sentimentale. <strong>Nanni Moretti, ancora una volta, parla di se stesso, usa se stesso e la sua esperienza privata e professionale per evidenziare, non senza un&#8217;immancabile dose di ironia, le parti indigeste dell&#8217;esistenza e dei difficili rapporti interpersonali,</strong> gli elementi insopportabili delle scelte altrui, le sfumature su cui molti non si soffermano per pigrizia mentale e morale. Al di là delle “larussate” sul <strong>25 aprile</strong>, su via Rasella e sulla presunta assenza del termine <strong>“antifascismo”</strong> (o meglio, del suo significato ideologico) nella <strong>Costituzione Italiana</strong>, questo film del regista romano rimette in moto la voglia non dico di “fare politica” ma almeno di interessarsi a essa dopo un&#8217;epoca di governi multicolori e quindi amorfi, appiattiti dal punto di vista partitico, e trasformati in un &#8220;circo&#8221; mediatico senza sostanza. Ma il Nulla che tutto semplifica, persiste ancora nelle cose amate dal protagonista Giovanni: persino la violenza, nelle scene di un certo cinema contemporaneo, è stata semplificata, predigerita, de-estetizzata dalle esigenze del <strong>marketing “netflixiano”</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="717" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/ISDA_Poster_NoData_Cannes_Web-717x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95447" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/ISDA_Poster_NoData_Cannes_Web-717x1024.jpg 717w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/ISDA_Poster_NoData_Cannes_Web-210x300.jpg 210w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/ISDA_Poster_NoData_Cannes_Web-600x857.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/ISDA_Poster_NoData_Cannes_Web.jpg 756w" sizes="(max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure>



<p>Nelle trame dei film (anche in quelli concepiti per illustrare la storia politica), l&#8217;amore, ovvero l&#8217;individualismo, vuole a tutti i costi prevalere sulla politica, scavalcando i copioni e le rigide direttive del regista; <strong>c&#8217;è bisogno di stupire e non di far pensare: persino gli oggetti del nostro presente invadono prepotentemente la scena storica riprodotta sul set; il ricordo politico di un&#8217;epoca è costantemente minacciato dalla modernità.</strong> Moretti è diventato (o forse lo è sempre stato) un vecchio trombone brontolone che non accetta i cambiamenti? Niente affatto: Giovanni strappa senza esitazione un poster di Stalin dalla scena del suo film perché convintamente aderente a quel <strong>“comunismo europeo”</strong> che con lentezza ma inesorabilmente prese le distanze dal totalitarismo sovietico (e ci chiediamo: quand’è che il nostro Presidente del Consiglio strapperà la fiamma tricolore – simbolo del neofascismo missino – dallo stemma del suo partito? Essere <strong>“post-fascisti”</strong> può significare tutto o niente!).</p>



<p>Nonostante le evoluzioni inevitabili, il primo comandamento resta inalterato: “difendere la complessità”, nell&#8217;arte come nella politica. Il processo delicato di destalinizzazione del <strong>Partito Comunista Italiano</strong> all&#8217;indomani della rivolta ungherese del ’56 è una lezione di etica politica ignorata da chi nel XXI secolo si stupisce – a causa di una grave ignoranza storica – dell&#8217;esistenza, in passato, dei comunisti in Italia. La parola &#8220;comunista&#8221; da aggettivo/sostantivo è diventata esclusivamente un sostantivo con carattere offensivo (Berlusconi docet!). <strong>Le scelte estetiche delle moderne (e nevrotiche) produzioni cinematografiche, deprimono Giovanni che crede ancora fermamente nella bellezza articolata di certi processi interiori descritti dalla pellicola:</strong> rappresentare la violenza in maniera complessa e non semplificata, allontana lo spettatore dalla violenza stessa, lo educa a un&#8217;igiene “artistica” dell&#8217;atto che predispone a una selezione etica in favore della non violenza. Viviamo in un&#8217;epoca in cui semplificando il significato delle cose, ne banalizziamo l&#8217;impatto etico: la verità cruda è altamente formativa solo quando non diventa mera pornografia.</p>



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<p>Come già accaduto in altri suoi film, Moretti – stonato come sempre! – utilizza la canzone per raccontare, per integrare il non detto: commuovente nel finale il brano <em>Voglio vederti danzare </em>di <strong>Franco</strong> <strong>Battiato</strong>, cantautore più volte intervenuto con le sue canzoni nella narrativa cinematografica di Nanni Moretti. Al di là di ogni <strong>nostalgismo</strong>, <em>Il sol dell&#8217;avvenire</em> è un film che invece induce a una feroce riflessione sul presente, a una rivalutazione della partecipazione politica ma non attraverso i <em>social</em> (anche riuscire a vedere un film insieme, in famiglia, è diventata un&#8217;impresa perché tutti distratti dagli smartphone e presi da altro), a una presa di distanza dai dogmi di quel marketing (che di fatto ha invaso anche il cinema) che tutto livella, pianifica, predigerisce per rendere appetibile il prodotto a un pubblico conosciuto nei suoi più intimi desideri: significativo quando Giovanni afferma candidamente che mentre gira un film non pensa mai al suo pubblico e a cosa penserà. Così come Battiato dichiarava di non assecondare mai i desideri dei suoi estimatori ma di seguire esclusivamente gli obiettivi della propria ricerca musicale.</p>



<p><strong><em>Eversivo</em></strong> diventa ciò che si fa con ingenua naturalezza in un mondo dove domina, oggi più di ieri, la sconfortante legge del denaro. Come direbbe forse <strong>Vincenzo Mollica</strong> con il suo solito stile apparentemente accomodante: “Il sol dell&#8217;avvenire è proprio un bel film!”, anche se l&#8217;espediente del <strong>film nel film</strong> non è originalissimo ma è efficace per creare un confronto, un utile distanziamento temporale per ripensarsi nel presente. È un film che ridona speranza agli estimatori di Moretti, che, come il Giovanni della storia, fa un film ogni 5 anni (o quasi), mentre il mercato richiederebbe una più produttiva presenza cinematografica, e al cinema italiano in generale che grazie a registi come Nanni Moretti si salva dal marasma dell&#8217;animazione e degli effetti speciali, e per una volta stimola riflessione e presa di coscienza sociale e politica. Credere in un avvenire è difficile ma non impossibile.</p>



<p><strong><em>Michele Nigro</em></strong></p>
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