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	<title>Il Signore delle Mosche Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Mon, 02 Mar 2026 05:02:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Il signore delle mosche”: a precipizio nel cuore di tenebra dell’uomo</title>
		<link>https://www.pangea.news/golding-signore-delle-mosche-serie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 05:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore delle Mosche]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Fumagalli]]></category>
		<category><![CDATA[William Golding]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Il signore delle mosche&nbsp;</em>(1954), al pari di altri romanzi di&nbsp;<strong>William Golding</strong>, vincitore del Nobel nel 1983, contiene nelle prime pagine,&nbsp;<em>in nuce</em>, i temi destinati a essere sviluppati nel resto della narrazione.&nbsp;</p>



<p>Ralph e Piggy – soprannome che significa “maialino” – sono i primi che si incontrano, e non potrebbero essere ragazzi più diversi: biondo e di bell’aspetto il primo, asmatico e in sovrappeso il secondo, costretto pure a portare gli occhiali. Sono tra i pochi superstiti di un volo aereo che trasportava alcuni scolari inglesi di buona famiglia verso l’Australia, unico luogo sicuro in un mondo distopico devastato dalla guerra atomica.</p>



<p>I due, dopo essersi presentati, discutono animatamente sul da farsi, valutando ogni possibile opzione. Per il momento la cosa più intelligente sembra quella di scoprire se ci siano altri sopravvissuti e decidono perciò di suonare una grande conchiglia, trovata sulla spiaggia. Poco alla volta compaiono una ventina di ragazzi, tra i sei e i dodici anni, mentre degli adulti non vi è alcuna traccia.&nbsp;</p>



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<p><strong>Viene quindi indetta un’assemblea con lo scopo di organizzarsi al meglio e Ralph è eletto capo nonostante le proteste di Jack, del tutto simile a lui per età e carisma.</strong>&nbsp;A quest’ultimo, come risarcimento morale, viene lasciata la guida dei membri del coro che diventano i cacciatori del gruppo.</p>



<p>Il primo capitolo si chiude con una missione esplorativa che vede impegnati Ralph e Jack, affratellati momentaneamente in un legame simile a quello tra Abele e Caino. Giungono al limite estremo della spiaggia e capiscono di essere su un’isola, con una montagna centrale e un’ampia foresta tutt’intorno.&nbsp;</p>



<p>Pochi fatti, chiari, cronologicamente ordinati e una semplicità di linguaggio che non lascia spazio a fraintendimenti:&nbsp;<strong>come in&nbsp;<em>The Coral Island&nbsp;</em>di Ballantyne, l’anti-modello ottocentesco del libro di Golding, i giovani protagonisti si ritrovano in luogo affascinante, misterioso, che conserva qualcosa del mito di Wells e dello&nbsp;<em>spirit of place</em>&nbsp;di Lawrence Durrell;&nbsp;</strong>e le loro prime azioni, orientate al governo e all’esplorazione, sono un perfetto esempio di pragmatismo britannico.&nbsp;&nbsp;Eppure, anche in questa comunità quasi originaria, assoluta, disseminate un po’ ovunque si avvertono piccole avvisaglie di quello che accadrà successivamente, di come, almeno a partire dalla seconda metà del romanzo, la situazione andrà precipitando.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1360" height="765" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/02/lord-of-the-flies_sky-news_260128.jpg.avif" alt="" class="wp-image-106591"/></figure>



<p>La conchiglia, ad esempio, se da un verso è lo strumento che riconduce i ragazzi sperduti all’ordine, dall’altro produce una nota profonda che suscita inquietudine. Durante l’assemblea, poi, solo chi l’ha in mano ha diritto di parola, ma la pace è più volte turbata da Jack che si oppone all’elezione democratica del capo. Infine è sintomatica la scelta di affidare il ruolo dei cacciatori proprio ai ragazzi del coro, generalmente reputati docili e pacati. Pure in questo particolare si cela un silenzioso avvertimento.</p>



<p>Il momento in cui il lettore percepisce più chiaramente il senso di diffusa incertezza è però la scena in cui Jack, visto un maialino intrappolato in un intrico di rampicanti, si avvicina per ucciderlo con il suo coltello a serramanico, fermandosi solo all’ultimo momento.&nbsp;</p>



<p>Intanto, mentre alcuni irresponsabili preferiscono divertirsi anziché aiutare gli altri a costruire dei rifugi per la notte, appaiono sempre più nette le differenze tra i due&nbsp;<em>leader</em>. Ralph è preso da un istinto civilizzatore, vuole ricostruire sull’isola un ambiente domestico e si prodiga per accendere un grande fuoco di segnalazione. Anche Jack, sulle prime, sembra voler ripercorrere la via della civiltà quando si offre di mantenerlo sempre acceso e declama, certo inconsapevole, un elogio del tipo umano promosso dal Defoe di&nbsp;<em>Robinson</em>: «Dopo tutto, non siamo selvaggi. Siamo inglesi, e gli inglesi sono i più bravi in tutto. Dunque dobbiamo fare quello che è giusto». Malgrado ciò, similmente alle fiamme che si propagano indomabili distruggendo mezzo chilometro quadrato di foresta,&nbsp;<strong>Jack inizia a praticare l’arte della caccia trascinato da un’impulsività violenta che solo qualche tempo prima lo avrebbe ripugnato, una mancanza di contegno che si mostra anche nei volti dipinti e nei capelli lunghi e scarmigliati dei cacciatori.</strong></p>



<p>Altro personaggio rilevante nell’economia della storia è il piccolo Simon. Considerato strano da tutti, è sensibile alle sofferenze altrui ed è colui che entra in un contatto quasi mistico con la natura. Si rende subito conto che l’isola non è un Eden, ma un luogo terribile in cui si nasconde la presenza del male, chiuso in quella giungla nera che un po’ assomiglia alle loro anime. Non a caso sarà lui che, suo malgrado, dovrà portare la croce per tutti, allo stesso modo del cireneo omonimo descritto nei Vangeli.</p>



<p>A Roger, che lancia dei sassi vicino a un compagno, è invece affidato il compito di preconizzare quella globale inversione di atteggiamenti che ha il suo inizio poco dopo, quando Jack rompe gli occhiali di Piggy e, impegnato in una caccia furiosa che lo porta ad uccidere un maiale, non nota che il fuoco si è spento proprio nel momento in cui passava una nave.&nbsp;<strong>Ma la cosiddetta civiltà, quella che dovrebbe tenere legati i ragazzi alla giustizia e al rispetto reciproco, è lacerata da un conflitto senza soluzione e pertanto non può offrire alcuna reale speranza di salvezza.</strong>&nbsp;Anche gli occhiali rotti, immagine di chi giudica le cose da un punto di vista limitato e parziale, raccontano tutta la precarietà della visione razionale del proprietario, che si sgretola quando lo stesso implora ridicolmente Jack per avere un pezzo di carne.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="692" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/02/81Occ2XOOML._AC_UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-106592" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/02/81Occ2XOOML._AC_UF10001000_QL80_.jpg 692w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/02/81Occ2XOOML._AC_UF10001000_QL80_-208x300.jpg 208w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/02/81Occ2XOOML._AC_UF10001000_QL80_-600x867.jpg 600w" sizes="(max-width: 692px) 100vw, 692px" /></figure>



<p>A Ralph non resta che convocare una nuova assemblea nella speranza di poter riportare un po’ di ordine. Si tratta tuttavia di una pia illusione e, come se i problemi non fossero già abbastanza, i bambini più piccoli cominciano a temere che l’isola sia abitata da un mostro, soprannominato “la bestia”. Jack, che nel frattempo ha deciso di stabilirsi con i cacciatori su un lembo roccioso vicino alla spiaggia, si adopera allora per uccidere un grande maiale, la cui testa viene conficcata su un palo a mo’ di offerta per la misteriosa creatura che li intimorisce.&nbsp;</p>



<p>Quando Simon vede per la prima volta il macabro trofeo, sanguinante e attorniato dagli insetti, ne rimane scioccato.&nbsp;<strong>Intuisce con una folgorazione improvvisa che il male, simbolicamente rievocato dal “Signore delle Mosche” di biblica memoria, ossia Belzebù, è una tentazione con cui ogni essere umano deve fare i conti</strong>&nbsp;e ha la definitiva conferma che il mostro non è nella giungla, ma vive in ognuno di loro.</p>



<p>Dopo essersi ripreso dallo spavento, si dirige verso la montagna, dove si dice che la creatura abbia la sua dimora. Scopre invece il corpo di un paracadutista deceduto e, sollevato, corre a riferirlo agli altri. Ha la possibilità di raccontare a tutti la verità e, come in una sorta di rito catartico, di liberarli dalle paure irrazionali, costringendoli davanti alla loro nuda anima.&nbsp;<strong>In un crescendo di macabra ironia, però, tra le ombre della sera il ragazzo viene scambiato per la “bestia” e ucciso.</strong>Quella verità che poteva generare consapevolezza è sfuggita per sempre, inafferrabile, lontana come l’orizzonte marino verso cui si dirigono il paracadute e il cadavere del fanciullo.</p>



<p>La morte di Simon getta un’ombra sinistra sull’intera vicenda. Se, da una parte, Ralph è dilaniato dal dubbio e della paura, Jack, per esorcizzare il senso di colpa, ordina di far punire uno dei compagni, accusato ingiustamente di essere l’assassino. Ciononostante passa poco tempo prima che si compia un nuovo delitto: un masso, fatto cadere da Roger, uccide Piggy sul colpo e manda in frantumi la conchiglia che il ragazzo teneva in mano, a sottolineare come ogni composizione pacifica sia ormai compromessa e come sull’isola non ci sia più nulla in grado di frenare la violenza.&nbsp;</p>



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<p>L’ultimo capitolo, in cui la sete di sangue si fa incontenibile, invita implicitamente il lettore al confronto con la prima parte del romanzo. Rimasto solo, Ralph capisce che Jack e i suoi non hanno ancora finito e che la loro intenzione è quella di fare di lui la nuova offerta per la “bestia”. Il giorno successivo ha dunque inizio una spietata caccia all’uomo con gli ex coristi che appiccano il fuoco all’intera isola pur di stanarlo. Alla fine, ansimante sulla spiaggia, Ralph si ritrova ai piedi di un ufficiale: una nave ha avvistato il fumo e alcuni soldati sono giunti per salvarli (la paradossalità della circostanza è palese).&nbsp;<strong>Quando arrivano anche i cacciatori, la prima reazione del mondo adulto è quella di ridurre tutto ad un gioco. L’ufficiale non comprende cosa stia accadendo realmente, guarda i giovani dall’alto in basso e non si rende conto che il loro male è anche il suo.&nbsp;</strong>Ogni speranza è morta, dissolta in un attimo, e Ralph non può fare altro se non abbassare lo sguardo:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Piangeva per la fine dell’innocenza, la durezza del cuore umano».</strong></p>
</blockquote>



<p><em>Il signore delle mosche&nbsp;</em>è un romanzo che nasconde una rivelazione, con giovani protagonisti – gli incolpevoli per definizione – che si scoprono rei come tutti gli altri. D’altronde il fuoco che avvolge l’isola al termine del libro, quasi fosse una sorta di cartolina infernale, sembra suggerire l’impossibilità per l’uomo di edificare qualcosa di sano e duraturo. Tutto è contaminato, rovinato e abbruttito anche solo dalla sua semplice presenza.&nbsp;<strong>A essere messe in discussione sono le banalizzazioni di un Hobbes e di un Rousseau, le quali non reggono il confronto con una realtà che dimostra come il peccato originale sia tutt’altro che un’invenzione di matrice religiosa.&nbsp;</strong></p>



<p>Il pessimismo radicale di Golding, quasi luterano, lascia spazio solo occasionalmente a momenti in cui emerge impellente un desiderio di salvezza, di qualcosa che, in un certo senso, possa riscattare le persone dalla loro condizione disperata. Ma nulla è in grado di farsi antidoto efficace al male dilagante. Tutto quello che rimane dell’esperienza dei ragazzi è il grido inascoltato negli occhi di Ralph.&nbsp;</p>



<p>In questi giorni è uscita anche in Italia una mini-serie TV, targata BBC, tratta da <em>Il signore delle mosche</em>. È l’esordio del capolavoro di Golding sul piccolo schermo, mentre per il cinema erano già stati proposti due adattamenti, datati rispettivamente 1963 e 1990. <strong>Il primo, diretto da Peter Brook, è contraddistinto da un bianco e nero sferzante, con chiare valenze simboliche. L’altro, per la regia di Harry Hook, convince molto meno</strong> soprattutto a causa di alcune discutibili scelte di sceneggiatura, lontane dallo spirito del romanzo. Si spera che la nuova mini-serie, possa fare di meglio, restituendo allo spettatore tutto il fascino tragico dell’opera originale.</p>



<p><strong><em>Luca Fumagalli</em></strong></p>



<p><em>*In copertina: un fotogramma dal &#8220;Signore delle Mosche&#8221; nella versione di Peter Brook (1963)</em></p>
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		<item>
		<title>“Il Nobel? Preferisco andare a cavallo”. William Golding, l’anti-Tolkien</title>
		<link>https://www.pangea.news/william-golding-romanzi-diari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jan 2024 04:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Il Signore delle Mosche]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel per la letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[William Golding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quarant’anni fa, William Golding è premiato con il Nobel per la letteratura. I suoi diari – finora inediti, mostrati a brandelli dall’efficientissima William Golding Limited – registrano un aplomb statuario. “6 ottobre 1983. All’una e cinque la notizia è passata alla radio e alla tivù: ho vinto il Nobel. Il telefono ha squillato per tutto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quarant’anni fa, William Golding è premiato con il Nobel per la letteratura. I suoi diari – finora inediti, mostrati a brandelli dall’efficientissima <a href="https://william-golding.co.uk/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">William Golding Limited</a> – registrano un aplomb statuario.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“6 ottobre 1983. All’una e cinque la notizia è passata alla radio e alla tivù: ho vinto il Nobel. Il telefono ha squillato per tutto il giorno. Ho preferito andare a cavallo”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Il giorno dopo, per festeggiarsi, Golding invita la moglie a cena. Si chiamava Ann, l’aveva sposato molti anni prima, nel 1939; avevano due figli: David e Judith. “Ho infranto la mia astinenza bevendo una bottiglia di vino bianco”. Dietro l’algido Golding, cristallizzato in un cupo humour, si nascondeva un uomo marchiato dagli abissi dell’alcolismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="734" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/b-mcclintock-3271386-ca214726900c4b4b8f801f7ebe3b97b2-1024x734.jpg" alt="" class="wp-image-98101" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/b-mcclintock-3271386-ca214726900c4b4b8f801f7ebe3b97b2-1024x734.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/b-mcclintock-3271386-ca214726900c4b4b8f801f7ebe3b97b2-300x215.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/b-mcclintock-3271386-ca214726900c4b4b8f801f7ebe3b97b2-768x550.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/b-mcclintock-3271386-ca214726900c4b4b8f801f7ebe3b97b2-600x430.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/b-mcclintock-3271386-ca214726900c4b4b8f801f7ebe3b97b2.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">William Golding (1911-1993) alla cerimonia del Nobel per la letteratura 1983</figcaption></figure>



<p><strong>Il Nobel scatenò patetiche polemiche. Gli scommettitori avevano puntato su Jorge Luis Borges e Marguerite Yourcenar; “un giudice svedese dissentì dal verdetto del Nobel dicendo che non ero altro che un piccolo fenomeno inglese senza importanza”.</strong> William Golding aveva compiuto da poco 72 anni: la barba bianca e lo sguardo penetrante gli conferivano lo status di un navigatore, di un re dei mari. Impegnato nella Royal Navy, in effetti, durante la Seconda guerra, Golding si era distinto partecipando allo sbarco in Normandia e nella battaglia che aveva portato all’affondamento della corazzata tedesca “Bismarck”. Durante il discorso per il conferimento del Nobel, Golding cominciò stigmatizzando la propria età (“sono tra i laureati Nobel più vecchi”) e la nomea che lo accompagnava:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Chiunque di voi abbia una qualche conoscenza del qui presente oratore… si sarà rassegnato a una mezz’ora di tetraggine senza scampo”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Lo scrittore che aveva sondato i meandri del male, disse, in sostanza, che un grande artista “deve ricordare di non prendersi con inappropriata serietà”. Nei diari un pensiero analogo è espresso in forma più audace, così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Mi sento come un imperatore romano il cui schiavo prediletto, al cospetto del suo trionfo, continua a sussurrargli: Ricorda che sei soltanto un misero mortale”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Tre anni prima del Nobel, William Golding aveva pubblicato uno dei suoi romanzi più belli, più noti, <em>Riti di passaggio</em>. Ambientato ai primi dell’Ottocento, su una nave inglese diretta in Australia, il libro ha al centro la caduta del reverendo Colley, “sopraffatto dalla gentilezza d’animo e da due o tre sorsate in più di liquore”, reo di sodomia. La società ‘chiusa’ – la vita nella nave – è spietata: assegna al romanzo una potenza claustrofobica. La morale della favola – “Sto diventando un po’ pazzo, credo, come tutti gli uomini che, in mare, vivono troppo vicini l’uno all’altro e troppo vicini, quindi, a tutto ciò che c’è di mostruoso sotto il sole e la luna” – è in puro stile Golding: l’uomo, creatura posseduta da bassi istinti, tigrata dalla colpa, è lupo per il prossimo suo. <em>Riti di passaggio</em> vinse, nel 1980, il Booker Prize, sovrastando romanzi a tratti mirabili: <em>Gli strumenti delle tenebre</em> di Anthony Burgess, <em>Chi ti credi di essere?</em> di Alice Munro, <em>Chiara luce del giorno</em> di Anita Desai.</p>



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<p>Il libro di Golding stupì per l’arditezza compositiva: al diario di Edmund Talbot, giovane, spavaldo aristocratico destinato ad alti compiti nel Nuovo Galles del Sud, s’intrecciano le lettere di Colley, che svela il torbido dall’interno. L’inglese adottato da Golding – volutamente involuto – è quello dei libri di bordo dell’epoca: per chi ha dimestichezza con il genere, ricordano i taccuini di James Cook, l’augusteo esploratore. <em>Riti di passaggio</em> è il primo tassello di una trilogia, “Ai Confini della Terra”, compiuta con <em>Calma di vento</em> (1987) e <em>Fuoco sottocoperta</em> (1989). Il ciclo, nell’antica traduzione di Pier Francesco Paolini e Mario Biondi, ritorna per Longanesi: <strong>venduto come “la grande trilogia del mare” non ha nulla a che fare con l’energumeno <em>Moby Dick</em> o con i libri all’assalto di Joseph Conrad.</strong> Insegnante di scuola, steineriano per un tot, con la fissa di Dio e del suo ustorio opposto, il demonio, William Golding ha la stoffa del puritano inglese, dell’oratore puro che alterna la Bibbia a Laurence Sterne.</p>



<p>Nonostante il successo critico di <em>Riti di passaggio</em>, Golding pigliò il Nobel – motivazione come di consueto anodina: “per i suoi romanzi che… illuminano la condizione umana nel mondo di oggi” – grazie a un libro scritto trent’anni prima, <em>Il Signore delle Mosche</em>. Romanzo di catartica bellezza, che rovescia i crismi della <em>children’s literature</em> (per dire: <em>L’isola del tesoro, Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie </em>etc.) in cupa speculazione sulle umane ferocie, deve tutto al genio di Thomas S. Eliot. <strong>All’epoca direttore editoriale della Faber, Eliot aveva rifiutato <em>La fattoria degli animali</em> di George Orwell, autore con cui aveva poca sintonia, ma s’innamorò del manoscritto di Golding. </strong>Secondo i documenti della casa editrice – in parte svelati da Toby Faber in <em>Faber &amp; Faber. The Untold Story</em>, 2021 – il romanzo di Golding non era piaciuto al lettore cui era stato affidato. Lo aveva descritto come una “Fantasia assurda e poco interessante sull’esplosione di una bomba atomica nelle colonie. Un gruppo di bambini sbarca in una giungla prossima alla Nuova Guinea. Noiosa spazzatura. Inutile. Rifiutare”. Charles Monteith, braccio destro di Eliot, formidabile editor – ha lavorato, tra gli altri, per Samuel Beckett, Ted Hughes, Alan Bennett e P.D. James – intuisce qualcosa di buono in quella perfida nota. Legge il manoscritto. Convoca l’autore. <strong>Si consulta con Sua Maestà Eliot. Per prima cosa, cambiano il titolo. “Strangers from Within” diventa <em>Il Signore delle Mosche</em>, ponendo il romanzo sotto egida biblica, demoniaca. Segue microscopico lavoro di lima.</strong> Infine, Monteith esulta: “Ormai l’ho letto quattro o cinque volte, e il mio parere è condiviso da altri in redazione. Alcuni, dopo la lettura, hanno avuto gli incubi. Che libro fantastico!”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="669" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/476599511.0.x-669x1024.jpg" alt="" class="wp-image-98102" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/476599511.0.x-669x1024.jpg 669w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/476599511.0.x-196x300.jpg 196w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/476599511.0.x-600x918.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/12/476599511.0.x.jpg 706w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></figure>



<p>Il romanzo si rivelerà uno dei casi editoriali del secolo: per decenni sarà il libro più letto dai liceali insieme al <em>Giovane Holden</em>. <strong>Uscito in concomitanza con il primo volume del <em>Signore degli Anelli</em>, ne rappresenta il coerente contrario.</strong> Il romanzo epico di Tolkien racconta la lotta contro il Male, un male senza spiragli di conversione; il romanzo iperrealista di Golding dice che il male alligna perfino nell’innocente cuore dei bimbi, pronti a scannarsi appena si offre succulenta occasione.</p>



<p>William Golding – autore difficile, difforme, estraneo ai salotti – continuò a scrivere romanzi forse non eccezionali, ma sempre eccessivi. Uno di questi, <em>Il destino degli eredi</em> (1955) è stato riproposto da Mondadori un paio di anni fa: racconta, con linguaggio prelogico, d’invenzione, la storia di una comunità di uomini di Neanderthal. <em>La guglia</em> (1964), ambientato nel Medioevo, narra il delirio del decano Jocelin, impegnato nella costruzione di una babelica torre campanaria. <em>The Scorpion God</em> (1971), per dire dell’onnivoro talento di Golding, assembla racconti ambientati nell’antico Egitto, nell’antica Roma e nell’Africa preistorica: in Italia non l’ha ancora tradotto nessuno. Secondo Filippo Donini, dietro il palese menefreghismo dell’editoria italica nei riguardi di Golding, premio Nobel ridotto a un unico libro, ci sarebbero questioni ‘politiche’ più che di poetica:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“non marginali sono le responsabilità della critica di scuola marxista, per lungo tempo predominante nel nostro Paese, che ha visto in uno scrittore così tragico, feroce ma per nulla interessato ai conflitti di classe, un narratore poco adatto a essere inserito nelle sue categorie di riferimento”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Quanto a Golding, aveva capito tutto subito. <strong>In una poesia – Golding nasce poeta, con un libro, <em>Poems</em>, del 1934, pressoché introvabile –</strong>, lo scrittore descrive una fenice che “si alzò in volo, la cresta/ e il piumaggio perfetti… pari a un gioiello volto verso il sole”. Gli uomini – re e volgari, borghesi e schiavi – guardano la belva simbolica “senza capire”. Perfetta metafora dello scrittore, che si libra frainteso da tutti. “Scrivo poesie in latino per non correre il rischio di diventare un poeta alla moda”, specificò Golding.</p>



<p><strong>Dopo il discorso tenuto a Stoccolma, era l’8 dicembre del 1983, allo scrittore fu offerta una cena il cui pezzo forte era una bistecca di renna.</strong> “Piuttosto buona”, ricorda William Golding. Sul menù era istoriato, in corsivo, a lettere d’oro, il suo nome. Gli parve di aver mangiato se stesso.</p>
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