<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Giacomo Casanova Archivi - Pangea</title>
	<atom:link href="https://www.pangea.news/tag/giacomo-casanova/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pangea.news/tag/giacomo-casanova/</link>
	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Mon, 03 Nov 2025 05:20:56 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.11</generator>
	<item>
		<title>Solitario, filosofo, cristiano. Note su Giacomo Casanova</title>
		<link>https://www.pangea.news/giacomo-casanova-luca-bistolfi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 05:20:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Casanova]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Bistolfi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia della mia vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pangea.news/?p=105407</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ho sempre trascurato se non, meglio, snobbato il nome di&#160;Giacomo Casanova, ritenendo la pur celebre&#160;Histoire de ma vie, l’unica opera sua conosciuta anche dai non specialisti, soltanto una delle tante memorie del Settecento, che poco o più tosto nulla avrebbero potuto nutrire chi come me si occupava con pretese e ambizioni di cultura europea. Non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/giacomo-casanova-luca-bistolfi/">Solitario, filosofo, cristiano. Note su Giacomo Casanova</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ho sempre trascurato se non, meglio, snobbato il nome di&nbsp;<strong>Giacomo Casanova</strong>, ritenendo la pur celebre&nbsp;<em>Histoire de ma vie</em>, l’unica opera sua conosciuta anche dai non specialisti, soltanto una delle tante memorie del Settecento, che poco o più tosto nulla avrebbero potuto nutrire chi come me si occupava con pretese e ambizioni di cultura europea.</p>



<p>Non andai nemmeno a curiosare, né pigliai alcun appunto, quando, molti anni fa, lessi, non ricordo più dove, una pur curiosa allusione per cui nell’<em>Histoire</em>&nbsp;l’autore avrebbe riferito di una sua esperienza mistica coincidente con le classiche del genere. Era la forza del pregiudizio coartata da, mi sarei accorto, leggende e vaniloqui anche e sopra tutto di intellettuali, come sempre informatissimi e autorevoli.</p>



<p>Ebbi poi quello che sarebbe stato, senza ch’io lo potessi presagire, l’ultimo e sereno colloquio con l’amico d’oltre diciassett’anni, alquanto noto a chi bazzichi librerie, il quale mi avrebbe di lì a pochissimo giocata un’infilata di delusioni a freddo tale da imporre una drastica e irricomponibile rottura. Mi parlò delle memorie, e proprio mentre stavo sondando il secolo di Casanova. In quelle pagine, mi disse, oltre a molto spasso, troverai biblioteche di notizie sul Settecento in ogni suo aspetto.</p>



<div type="product" ui="style-3" ids="103578" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>Se dell’uomo, come avrei scoperto, non c’è da fidarsi, dello studioso in massima parte sì; sicché&nbsp;<strong>mi procurai in breve la traduzione –&nbsp;<em>Storia della mia vita</em>&nbsp;– di Piero Chiara e Roberto Fertonani, stampata nei ‘Meridiani’,</strong>&nbsp;che trovai nuova a un prezzo vantaggiosissimo, e sùbito la attaccai.</p>



<p>Sarebbe assai presto venuto il giorno di un biasimo contro Chiara e il suo allora famiglio, che ancor dura; all’epoca l’introduzione dello scrittore italiano fu però un ottimo abbrivio, che m’ingolosì più di quanto non avesse fatto la chiacchierata col mio primo informatore. Restavano tuttavia sprazzi di diffidenza, che sperai di veder dileguare: e fu quanto accadde dopo le primissime pagine.</p>



<p><strong>Fui sùbito risucchiato in una vertigine di stupefazione, che si dilatava e accelerava.&nbsp;</strong>A ogni pagina ogni singola voce giuntami su Casanova dai soliti autorevoli commentatori e intellettuali, veniva sbugiardata, inchiodata alla sua mendacità, al suo pressappochismo, depistaggi e fraintendimenti erano svergognati. Che cosa avevano letto? Come lo avevano letto? Nulla del gabbamondo, del lestofante, del vago predone d’alcove, dell’avventuriere propalato resta all’inpiedi se solo si&nbsp;<em>legga</em>&nbsp;quell’autobiografia.</p>



<p><strong>La figura emergente dalla&nbsp;<em>Storia</em>&nbsp;è di un essere umano che ha vissuto nella sequela, afferma egli stesso, della Divina Provvidenza e che presenta sé stesso, sin dai primi rintocchi, quale&nbsp;<em>cristiano&nbsp;</em>e&nbsp;<em>filosofo</em>.</strong>&nbsp;E se si può discutere del suo cristianesimo (un cristianesimo a ogni buon conto certo assai più cristiano di quello di tanto sedicenti praticanti cristiani d’oggidì), bisogna in vece senz’altro concedere a Casanova lo statuto di&nbsp;<em>philosophe</em>, senza tuttavia le imposture le ossessioni e i pregiudizii della più parte di quelli.</p>



<p>Egli bensì annette all’<em>Histoire</em>&nbsp;le avventure – così come, si badi, le&nbsp;<em>disavventure</em>, e molte – muliebri, ma il racconto non è mai fine a sé stesso. Casanova non scrive per vantarsi delle sue conquiste (peraltro non moltissime: altro dato da scoprire) o per amore di riferire storie pruriginose con cui accalappiare il lettore e perché altro non ha da dire, altro non pensa, come un qualsiasi Alberto Moravia. Le intenzioni saranno anche per l’amore dell’avventura e di una certa libertà che s’andava reinventando in quel secolo, ma sono funzionali a una visione del mondo, appresa vivendo, anche a traverso i rapporti con le donne.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="620" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/10/9788804212928_826580114_0_0_0_75-620x1024.jpg" alt="" class="wp-image-105408" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/10/9788804212928_826580114_0_0_0_75-620x1024.jpg 620w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/10/9788804212928_826580114_0_0_0_75-182x300.jpg 182w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/10/9788804212928_826580114_0_0_0_75-600x991.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/10/9788804212928_826580114_0_0_0_75.jpg 654w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></figure>



<p>Casanova si dimostra un filosofo raffinato e costante, osservatore acutissimo e disinteressato di città e uomini, e tra i maggiori cronisti dell’epoca sua e non soltanto. Un uomo e uno scrittore paradossalmente inediti dunque riescono dalla&nbsp;<em>Storia</em>, benché questa sia stampata a chiare lettere e secondo le intenzione dell’autore sin dagli anni Sessanta del XX secolo.</p>



<p>Ìndico questa data giacché per circa un secolo e mezzo le memorie circolarono in versioni appositamente corrotte e mùtile, come ne rende conto Chiara in più contributi. Non possiamo soffermarci sui dettagli. Questo rapido intervento serve soltanto a lanciare una «grida», per dirla con Manzoni, che suoni la sveglia ai molti, troppi pseudolettori di Casanova e a chi ancòra lo trascuri.</p>



<p><strong>Le relazioni con le donne sono state ridotte a manifestazioni priapesche e ossessive ma che sono in vece istruttivissime, tra il molto altro, per una più completa e veridica intelligenza sia delle femmine tout court, sia dei rapporti tra i due sessi nel XVIII secolo, anche a pieno Antico Regime.&nbsp;</strong>Le femministe e i femministi spregiatori dell’epoca prerivoluzionaria si vadano a leggere, a esempio, quanto sottomesse al “patriarcato” fossero le donne!<strong>&nbsp;</strong>Fa di poi sorridere che proprio taluni studiosi casanoviani – categoria assai numerosa e, va detto, nonostante tutto spesso giovevole – mentre bestemmiano a ragione sulle contraffazioni cui accennai, altro non seguitino a fare che a rimasticare le solite stracche e stucchevoli mezze verità e fandonie sul Veneziano e su quel secolo.<strong>&nbsp;</strong>Ed è credo proprio a cagione d’una completa distorta percezione propalata come verità storica e biografica, che da mesi l’anniversario dei trecento anni della nascita è stato ignorato.</p>



<p>Nemmeno la massoneria, che non perde mai occasione di farsi vanto d’aver avuti nelle sue fila personaggi illustri, a quanto mi consta s’è spesa per il suo ex confratello. Ma oltre al disprezzo per il presunto trattamento riservato da Casanova al genere femminile, ci sono due altre radici della menzogna e dell’oblio.</p>



<p>Ho accennato alla prima, o sia la professione di cristianesimo, per di più cattolico, colpa non perdonabile dagli stinti eredi di Robespierre o di Voltaire. A ciò si aggiunga l’irrefrenabile schifo e orrore nutriti da Casanova per la rivoluzione francese.</p>



<p>Fu complice nella rimozione e nella distorsione esser la&nbsp;<em>Storia</em>&nbsp;escita proprio negli anni, già detti, in cui in Italia e in Europa si stavano caricando i cannoni a letame del Sessantotto, del quale ancor godiamo, rimmarciti, i frutti: abitudini, protervie, ottusità, professori, giornalisti, continuatori, imitatori.&nbsp;<strong>Giacomo Casanova non è territorio da annessione, per nessuno, se non a traverso la corruzione. Egli si staglia solitario in tutto il Settecento</strong>&nbsp;e nell’intiera storia europea, con la sua nudità di figura unica, forse davvero la sola sciolta autonoma libera.</p>



<p>Suggerisco al lettore volenteroso e curioso di farsi da sé il suo Casanova sguazzando nella&nbsp;<em>Storia</em>&nbsp;e nelle altre splendide opere. Dopo, se vorrà, quando sarà immunizzato, potrà approfondire con la critica e le biografie, che per il momento è meglio lasciare sugli scaffali.</p>



<p>Arriverà prima o poi, mi àuguro, chi voglia mettere la casa in ordine, fare a Casanova – una casa nuova. A cominciare magari dalla stanza da letto.</p>



<p><strong><em>Luca Bistolfi</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/giacomo-casanova-luca-bistolfi/">Solitario, filosofo, cristiano. Note su Giacomo Casanova</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/10/Unknown_Artist_-_portrait_of_Giovanni_Giacomo_Casanova_1725-1798_Italian_adventurer_and_writer_-_MeisterDrucke-1003492-822x1024.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>“Che cos’è l’amore? Una specie di follia, una malattia…”. Casanova, che romanziere geniale! La sua impresa amorosa più grande? A Rimini</title>
		<link>https://www.pangea.news/casanova-romanziere-ritratto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 07:09:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Don Giovanni]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo Casanova]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Piero Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=72025</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle fluorescenti infiorescenze della genealogia egli distilla, in una macabra alchimia del fato, i propri caratteri. Quelli che lo hanno esaltato nella gloria; che lo hanno decapitato. Tutto comincia da un don Giacobbe “nato a Saragozza”, il quale, pur “segretario del re don Alfonso”, nell’“anno 1428 rapisce Anna Palafox, il giorno dopo in cui ella [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/casanova-romanziere-ritratto/">“Che cos’è l’amore? Una specie di follia, una malattia…”. Casanova, che romanziere geniale! La sua impresa amorosa più grande? A Rimini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Nelle fluorescenti infiorescenze della genealogia egli distilla, in una macabra alchimia del fato, i propri caratteri.</strong> Quelli che lo hanno esaltato nella gloria; che lo hanno decapitato. Tutto comincia da un don Giacobbe “nato a Saragozza”, il quale, pur “segretario del re don Alfonso”, nell’“anno 1428 rapisce Anna Palafox, il giorno dopo in cui ella aveva pronunciato i voti”. I due amanti fuggono a Roma, don Giacobbe si fa un anno di carcere, poi “il papa Martino III” (che in realtà è Martino V, cioè papa Ottone Colonna) mette d’accordo i due, scioglie lei dai legacci divini, benedice le nozze. In questa storia c’è già tutto: il flirt con i potenti, la possanza della sensualità, la passione che primeggia su tutto. Don Giacobbe preferisce perdere i privilegi di corte pur di scappare con la propria amata. La quale – è decisivo – è una suora. Il seduttore ha sempre un unico competitore: il Padre eterno.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Poi, è chiaro</strong><strong>, il Dio cannibale si vendica a dovere, “tutti i figli nati da questo matrimonio morirono in tenera età”. Tranne uno. Indovinate come si chiama? Già. Don Giovanni. </strong>Che ha un figlio da una madama. Indovinate come si chiama? Marcantonio. Don Giovanni, della stirpe avida di passioni dei Casanova, “uccise un ufficiale del re di Napoli”, ragion per cui scappa a Como. E va ancora più in là. S’imbarca con Cristoforo Colombo. E “morì in viaggio nel 1493”. Il figlio Marcantonio, “apprezzato poeta alla maniera di Marziale”, “segretario del cardinale Pompeo Colonna”, non riesce a tenere la penna a freno: una “satira contro Giulio de’ Medici” (futuro papa Clemente VII) lo precipita in disgrazia. Anche in questo caso, i caratteri del Casanova ci sono tutti: l’amore per le armi e quello per la parola. Entrambi adoperati in modo a dir poco disastroso.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://www.oscarmondadori.it/libri/storia-della-mia-vita-giacomo-casanova/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La “Storia della mia vita”</a> </strong><strong>di <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/giacomo-casanova_(Dizionario-Biografico)/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Giacomo Casanova</a>, il libro più venduto e desiderato dell’Ottocento (morto l’audace autore, nel 1798, proliferarono edizioni in tedesco, in francese, infine in italiano; un monumento editoriale è la traduzione devotissima di Pietro Chiara),</strong> attacca con la genealogia, manco il volitivo veneziano fosse il Gesù Cristo dell’edonismo. Immaginate la scena. Casanova, l’uomo che ha divorato la vita e che da essa è stato rigurgitato, il genio che ha fatto l’amore con Madama Fortuna finché non si è accorto che lei ha il ceffo da vampiro, è a Dux, in Boema, come bibliotecario. Dux, l’attuale Duchov, è un elegante paesone (oggi fa meno di 9mila abitanti) nelle interiora della Repubblica Ceca. Casanova muore di noia. <strong>“Degna o indegna la mia vita è la mia materia, e la mia materia è la mia vita”, scrive. E scrive le sue memorie, per dieci anni, invecchiando ignobilmente</strong> – lui, baciato dalla Fortuna che forse pensava di aver conquistato l’immortalità – scavando nella giungla degli avi, alla ricerca, forse, delle origini della sua disgrazia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-72026 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/12/libro1-12-180x300.jpg" alt="" width="213" height="355" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/libro1-12-180x300.jpg 180w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/libro1-12.jpg 200w" sizes="(max-width: 213px) 100vw, 213px" />Casanova</strong><strong>, personaggio-icona (al di là del Casanova secondo Fellini, miracoloso e mirabolante, è dalla nascita del cinema, dagli inizi del Novecento, che fanno film su di lui), ipotetico coautore del “Don Giovanni” di Mozart</strong>, con l’“Histoire de ma vie” scrive un capolavoro fremente e folgorante, in concomitanza con i grandi classici del genere autobiografico (la “Vita” di Vittorio Alfieri, pubblicata nel 1806; “Le confessioni” di Rousseau sono edite tra il 1782 e il 1789), che è l’humus del ‘sadismo’ (“La filosofia nel boudoir” è pubblica nel 1795), ma in lui la dissipazione non è mai greve (al di là delle indocili idee sull’incesto: <strong>“non ho mai potuto comprendere come un padre possa amare teneramente una bella figlia senza aver dormito almeno una volta con lei”),</strong> è gioia prodigiosa, piuttosto, la gioia di chi celebra l’amore e smutanda le virtù dei potenti (“Che cosa è l’amore? […] Sì, è una specie di follia, ma sulla quale la filosofia non ha alcun potere; è una malattia cui l’uomo va soggetto in qualsiasi età e che diventa incurabile se colpisce in vecchiaia”).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sorta di caleidoscopio</strong> <strong>dei piaceri, il romanzo di Casanova – probabilmente il più gran ballista della letteratura italiana – ambienta l’avventura sessuale più ardita a Rimini.</strong> Siamo nel 1744, Casanova è ad Ancona, dove tra un vezzo e un lazzo chiava con una schiavetta greca, quando gli presentano Bellino, “un castrato” dagli occhi “neri e pieni di fuoco”, di cui il Nostro, immaginando che “fosse una bella giovane travestita” s’innamora “perdutamente”. <strong>Affascinato, come sempre, più dalla sfida della seduzione che dalla bellezza del sedotto, Casanova, tra i palpiti, esclama, “Avremmo potuto riposarci a Rimini da buoni amici se tu mi avessi dimostrato un po’ di amicizia; se fossi stato compiacente con me, avresti potuto guarirmi dalla mia passione”. </strong>Non che Rimini fosse patria di bordelli e ricovero di amanti in calore: lì Bellino ha un contratto “con il direttore dell’Opera di Rimini” per una serie di puntate teatrali. Casanova, che all’epoca vestiva l’abito da abate, è bloccato a Pesaro: non ha con sé il passaporto e nell’Italia frantumata di allora gli impediscono la gita riminese. Egli tuttavia sfugge alle morse, e con l’aiuto di “un ufficiale degli ussari […] vengo scortato fino a Rimini, dove l’ufficiale di guardia mi accompagna subito dal principe”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il principe Lebkowitz, tuttavia, non sottostà alle moine del seduttore, non lo mette agli arresti – in attesa di chiarificarne l’identità – ma “ordinò di accompagnarmi fuori di porta Cesena”. <strong>Casanova, in cenci, fuori dalle mura di Rimini, si traveste, “con i capelli raccolti in una berretta da notte, il cappello calato sugli occhi, il mio bel bastone nascosto”, accalappia un carro di contadini e rientra nella città malatestiana. Si precipita nell’alloggio di Bellino e fa la lieta scoperta: il castrato, in verità, è la splendida Teresa.</strong> A quel punto, l’happy end è quello che potete arguire: “malgrado la posizione pericolosa in cui mi trovavo, passai tutta la giornata con la mia amante, e mi sembrava di scoprire in lei sempre nuove doti e in me un amore sempre crescente”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dopo la scorribanda</strong> <strong>sessuale, Casanova, fiero e soddisfatto, cavalca “un mulo fino a Savignano” e da lì “in vettura da posta” sale a Bologna, con l’intento di attendere la bella Teresa.</strong> Tuttavia, l’eccitazione riminese tramonta presto. Casanova smette gli abiti da abate indossando quelli militari, Teresa si sposta con la compagnia teatrale a Napoli, Casanova rientra a Venezia. Galeotto fu il castrato incastrato a Rimini. (d.b.)</p>
<p><em>*In copertina: Federico Fellini e Donald Sutherland sul set del &#8220;Casanova di Federico Fellini&#8221;, 1976</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/casanova-romanziere-ritratto/">“Che cos’è l’amore? Una specie di follia, una malattia…”. Casanova, che romanziere geniale! La sua impresa amorosa più grande? A Rimini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/casanova-1024x675.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
	</channel>
</rss>
