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	<title>Édouard Glissant Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Tra paura e desiderio”. Édouard Glissant, il poeta oceanico</title>
		<link>https://www.pangea.news/glissant-poesie-diversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Aug 2024 03:36:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Édouard Glissant]]></category>
		<category><![CDATA[Inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura francese]]></category>
		<category><![CDATA[Saint-John Perse]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Fino a poco fa, i libri di <strong>Édouard&nbsp;Glissant</strong> erano necessari per capire frali concetti come ‘relazione’ e ‘diversità’, ‘globalità’ e ‘periferia’. La sua <strong><em><a href="https://www.quodlibet.it/libro/9788874620241" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Poétique de la relation</a></em></strong> (Gallimard, 1990; da noi: Quodlibet, 2007) relaziona su identità puntiformi, fameliche, su un mondo ‘globale’ che all’uno dà spago ai molti. Nato nel 1928 in Martinica, morto a Parigi nel 2011, Glissant aveva estro e tempra: credeva che le lingue ‘marginali’, l’imposizione coloniale sull’impasto indigeno, fossero più vive delle nostre, europee: moribonde, pronte a elettrizzarsi, deste alla rivolta e alla rimonta, con i cani intorno al verbo capomastro. Su altra sponda – benché ben poco interessato ai fenomeni ‘sociali’ – Derek Walcott, il genio di St. Lucia, sarebbe d’accordo.</p>



<p>Anche Glissant, d’altronde – svezzato a negritudine e Rimbaud da Aimé Césaire – è primariamente poeta (da qui: una <em>poetica</em>). <strong>A vincere, però, nel curriculum bibliografico, furono, da subito, per creola eccentricità, i romanzi. Con <em>La Lézarde </em>(1958; da noi: Jaca Book, 2013) ottenne un Prix Renaudot</strong>; a me piacque molto <em>Il quarto secolo</em> (1964; da noi: Edizioni Lavoro, 2003), storia di diversi lignaggi di schiavi deportati nelle Antille francesi. Mi piaceva, intendo, il vigore conferito al verbo, i paragrafi con il machete, le frasi con le grida nel sottobosco, la bestia in rotta, la razzia. Mi sembrava – a dispetto degli sfitti androni del romanzo occidentale – qualcosa di ‘selvatico’, ma al contempo così tanto consapevole. Flaubert e il griot, Balzac e il vudù. Esatto come una gara di caccia grossa.</p>



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<p>La faccio breve. Su Glissant l’editoria nostra sta sostanzialmente glissando – <strong>sia lode a editori come Meltemi, che sta editando i tomi della “Poétique”: </strong><em>Introduzione a una poetica del Diverso</em>, 2020; <em>Sole della coscienza</em>, 2022 – così che su certi temi, come il gambero, parliamo come nulla fosse accaduto, accecati dal nostro Eden con i rasoi. Qui preme ribadire che Glissant fonda una ‘poetica’ sulla trave della poesia: poeta in origine (esordisce con <em>Un Champ d&#8217;îles</em>, 1953), principalmente poeta, i suoi testi sono in catalogo Gallimard <strong><a href="https://www.gallimard.fr/Catalogue/GALLIMARD/Poesie-Gallimard/Le-sel-noir-Pays-reve-pays-reel" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(nel 2021, in cofanetto ornamentale, sono usciti <em>Le sel noir – Pays rêvé, pays réel</em>).</a> </strong>S’incontra una lirica chiaroscurale, tra fuoco e fato, che fonde fiaba petroglifo alla grande tradizione poetica di Francia. Non è un caso che il faro di Glissant sia Saint-John Perse, il grande poeta premio Nobel, nato nei “dipartimenti d’oltremare”, in Guadalupa, figlio di coloni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="653" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/QUARTO-653x1024.jpg" alt="" class="wp-image-100618" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/QUARTO-653x1024.jpg 653w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/QUARTO-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/QUARTO-600x940.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/QUARTO.jpg 689w" sizes="(max-width: 653px) 100vw, 653px" /></figure>



<p>In un testo d’alto interesse, <em>Faulkner, Mississippi</em> (1996), Glissant ‘assume’ Saint-John Perse e William Faulkner sotto la figura simbolica del <em>Planteur</em>: “Essi vengono a noi come agrimensori che si prendono cura delle loro bestie, che forse preferiscono agli umani. Due intelligenze aguzze, esacerbate dalla situazione in cui sono coinvolte e sorprese, che sublimano la realtà, la giustificano in qualche modo, permettendo alla loro opera di spingersi così lontano nel mondo”. Faulkner e Sant-John Perse restano – secondo il dire creolo – <em>béké</em>, discendenti dei coloni, grandi possidenti terrieri: di qui, l’erranza memorabile del poeta, per cui “il mondo resta in Occidente, dacché Occidente significa linguaggio; lì Perse fonda il suo lignaggio… la carne rientra nella Parola: egli è l’ultimo trovatore di un mondo sistematico, sistematizzato”.</p>



<p>Nel contrasto con Perse – colono, infine, di una terra del sogno – Glissant precisa i glifi della propria autonoma marcia poetica. <strong>“Mi appellarono l’Oscuro, abitai lo splendore”, scriveva Perse; e Glissant, a farne chiosa e morso, “Fui allocato nello splendore, abitai l’oscurità”.</strong> In questa lotta, che sa di un iddio dal cranio bucefalo, la poesia: al bivio tra l’epigrafe e lo sfarfallio di libellule.</p>



<p>**</p>



<p><strong>Édouard&nbsp;Glissant</strong></p>



<p>Nel ventre rosso e nero dove dovevamo entrare<br>con la testa, con i piedi</p>



<p>nel ventre pari a un marcio lembo di carne<br>dove si dimena l’avvoltoio, non c’è</p>



<p>il silenzio che premette il perdono<br>e nessun muro<br>raccoglierà la nostra testa sfatta.</p>



<p>Non è questo il luogo</p>



<p>in cui posare le mani<br>terra a filo di un vaso rotto<br>e imparare la gioia di invecchiare.</p>



<p>Sterminio di popoli esausti<br>in balia del freddo ventre</p>



<p>nient’altro</p>



<p>che morire al freddo.</p>



<p>A meno che il rifiuto non orienti<br>il loro desiderio. Farsi fuoco</p>



<p>forare il muro<br>e vivere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="622" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/A41446-622x1024.jpg" alt="" class="wp-image-100619" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/A41446-622x1024.jpg 622w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/A41446-182x300.jpg 182w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/A41446-600x988.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/A41446.jpg 656w" sizes="(max-width: 622px) 100vw, 622px" /></figure>



<p>*</p>



<p><em>Casa di sabbie</em></p>



<p>I</p>



<p>Estate, grazia fugace su una riva nascosta.<br>Libero dal tempo, paziente, vaghi<br>innamorato di te a te stesso abbandonato:<br>donne e licheni al tuo passaggio.</p>



<p>Amore che si spoglia di albe arboree<br>riva dove il mattino approda come un crimine!<br>Le sabbie fanno della spiaggia una vetta<br>i ricordi di ieri hanno l’azzardo del cielo.</p>



<p>II</p>



<p>Paese su cui le piogge si acquartierano al sole<br>dove fucine d’acqua ardono un arcobaleno:<br>dardeggia ombra d’uomo sulle saline<br>ombra taciturna, speranza senza grida.</p>



<p>Le palme, audaci nel silenzio, fuggono<br>l’ardore della solitudine – il deserto<br>rimonta sui fiori. Tutto vive tra paura<br>e desiderio ed esita l’amore che con<br>la sua ferita avvelena il giorno.</p>



<p>Notte: contrada di carneficina e obbrobrio<br>di larve che predicono all’infinito il futuro<br>nei cieli dove il sempiterno nibbio riposa.</p>



<p>III</p>



<p>Navi, erranti dell’immobilità<br>soltanto voi trattenete l’acqua smossa<br>dai fianchi, confortate la linea dello sguardo.</p>



<p>Temete l’alba colta dopo barbariche piogge<br>che annega nel sudario della prima voce:<br>chi è capace di bere quest’acqua prima<br>che la terra la seppellisca?</p>



<p>Morte bellezza gloria eternità! Il lavoro<br>dell’agronomo nello spazio che scintilla:<br>quando germoglia il sale svanisce ogni dolore.</p>



<p>IV</p>



<p>Finalmente: la parola che vince la tua assenza –<br>donna, tu sei il mare infante, sei l’ancora<br>nei nidi della notte levi il sale dai corpi.</p>



<p>Appare l’oceano, veglia di enfiati giardini</p>



<p>il tuo volto sradica l’uccello<br>dalla nuda terra che dilapida<br>il seme del mare – frutteti</p>



<p>ghiacciai, impura mota che fermenta<br>sotto la schiuma: osserva il giorno<br>che disereda ogni volto.</p>



<p>Oh, oceano, calmo come un sottobosco!<br>Il giorno, lebbroso d’ombre<br>Pasqua è la sua amante.<br>Il sole riposa in una dolce crudeltà.</p>



<p>*</p>



<p>Il corpo del nemico<br>è orizzontale</p>



<p>si è svuotato<br>di ogni fatto</p>



<p>alcuni lo pretendono<br>altri perdonano</p>



<p>qualcuno sputa.</p>



<p>Questo è il nostro orizzonte:<br>farsi spazio.</p>



<p>*</p>



<p><em>Notte</em></p>



<p>Fosse stato il cavallo a cercarci<br>per galoppare nelle acque del mare –<br>o per consegnare il suo corpo<br>alle nostre carezze e ai nostri denti.</p>



<p>Fosse il toro, giunto per la battaglia<br>ad armare le corna.</p>



<p>O quel branco di rocce molate dal mare…<br>non è più minerale il volto<br>che attraversa le acque.</p>



<p>I cadaveri non chiedono nulla<br>se non una notte –</p>



<p>notte di crimine e di assassinio<br>notte di lacrime e di rimorso.</p>



<p>Forse la turba viene dalle paludi<br>si erge e palpita, essuda dal silenzio<br>e ci segue ovunque<br>come una madre incestuosa.</p>



<p>Muri senza trombettieri – grida<br>che derubano la stanza – silenzio<br>e orrore. Ma morire</p>



<p>può essere una fatica<br>di sera<br>all’avvento della confessione.</p>



<p>Sotto il corpo delle donne che amiamo toccare<br>c’è uno scheletro – il suo calore ci sorprende<br>e il sale che ci chiama<br>dalle sue caverne grige.</p>



<p>*</p>



<p><em>Montagne</em></p>



<p>Dovremo lasciarle dove sono, alla loro sorte<br>queste montagne della terra<br>che hanno la forma di un seno<br>e di un respiro.</p>



<p>Dovremo lasciare che cresca la loro fronte blu<br>davanti a cui passiamo – noi, animati<br>da troppa furia e troppa carne.</p>



<p>Dovremo pensare a vivere del sole<br>negli aperti campi<br>quando sarà tardi<br>per rinascere</p>



<p>e rischiare la morte<br>sgranando i semi.</p>



<p>*</p>



<p>Quando il gallo grida<br>la carne e il sole</p>



<p>quando il cortile intero<br>grida dal suolo<br>dai gorghi del disprezzo</p>



<p>è legge che la notte<br>stabilisca un legame<br>con il ventre del terrore</p>



<p>i terrier lo sanno:<br>i corpi sono tremanti e morbidi<br>fragili come il trifoglio.</p>



<p>*</p>



<p><em>Distici</em></p>



<p>Il sole si accuccia<br>nell’istante più duraturo.</p>



<p>Violenta è la luce<br>come i denti dell’oceano.</p>



<p>*</p>



<p>L’acqua si è sposata<br>per divorziare subito dopo.</p>



<p>Il muro è affaticato<br>dal sole e dall’edera.</p>



<p>*</p>



<p>Il suo segreto:<br>la pupilla del purosangue.</p>



<p>*</p>



<p>Bere per azzardo dai prati<br>la rugiada delle case cantoniere.</p>



<p>L’oceano pesa<br>più di un libro.</p>



<p>*</p>



<p>È difficile mangiare<br>di fianco al padre.</p>



<p>Biancheria impilata:<br>impara come si muore.</p>



<p>Così, di tumolo in tumulo, il ragazzino<br>salta al suono delle campane.</p>



<p>L’estate è all’ultimo sforzo:<br>non maturare insieme a lei.</p>



<p>Anche la pietra si sporge<br>nelle labbra del vento.</p>



<p>Quando il fuoco si accalca<br>e pone le sue domande.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/glissant-poesie-diversita/">“Tra paura e desiderio”. Édouard Glissant, il poeta oceanico</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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