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	<title>Cristina Peri Rossi Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Lasciami essere il tuo unicorno”. Cortázar &#038; Cristina Peri Rossi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 05:29:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nata a Montevideo da immigrati italiani – Ambrosio Peri, operaio in una azienda tessile, muore quando lei è bambina; Julieta Rossi è maestra – Cristina Peri Rossi ha compiuto 80 anni lo scorso 12 novembre: contestualmente, le è stato assegnato il Premio Cervantes, una specie di Nobel per letterati di lingua spagnola. Tra gli altri, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nata a Montevideo da immigrati italiani – Ambrosio Peri, operaio in una azienda tessile, muore quando lei è bambina; Julieta Rossi è maestra – <a href="http://www.cristinaperirossi.es/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Cristina Peri Rossi</strong></a> ha compiuto 80 anni lo scorso 12 novembre: contestualmente, le è stato assegnato il Premio Cervantes, una specie di Nobel per letterati di lingua spagnola. Tra gli altri, il premio è andato ai grandissimi: Borges, Alejo Carpentier, Octavio Paz, Ernesto Sabato, María Zambrano, Mario Vargas Llosa, per dire. Il premio va a una scrittrice impegnata – a sinistra –, che ha scelto l’esilio – nel ’72, in seguito al golpe di Juan María Bordaberry, vola in Spagna – che indaga temi ora consueti – l’esplicito erotismo, l’identità sessuale, il lesbismo – ma allora marziani. “La lingua non è mai innocente. Non dice solo quello dice, ma molto di più. Dice l’implicito. Non è innocente perché giudica. Il linguaggio ha diversi livelli, quello letterale o esplicito e quello implicito. Dunque può essere sessista, machista, corrotta”, ha scritto, una decina di anni fa, con un tono da rivoluzione culturale, un poco arcaico. Quando la sua attività pubblicistica era più pressante, la poetessa ingaggiò una curiosa battaglia contro l’uso continuo del cellulare: “Il telefonino è come l’orecchio del sordo: lo inserisci nell’orecchio e non lo togli più, a volte neanche quando dormi (conosco persone che non spengono il cellulare neanche quando fanno l’amore – i pochi, rapidissimi momenti in cui riescono a farlo). L’abbiamo visto in un laccato film americano: il protagonista lavora per una multinazionale molto importante, giace con una bellissima donna in un hotel naturalmente lussuoso, e al momento di scoccare un bacio sulla bocca della diva, il cellulare squilla, l’affare è urgente, la donna aspetta con pazienza, l’amore dura una manciata di minuti, poi il ragazzo si allaccia i pantaloni, c’è sempre qualcosa di meglio da fare, soldi, ad esempio”.</p>
<p>Ha scritto moltissimo, Cristina Peri Rossi, per lo più poesia. In Italia non ha attecchito: nel 1997 Einaudi ha tradotto <em>Il museo degli sforzi inutili</em>, una raccolta di racconti edita, in origine, nel 1983; uno sforzo in più avrebbe consentito la pubblicazione, nell’anno dostoevskijano, de <em>La </em><em>última noche de Dostoievski</em>, romanzo del 1992. <a href="https://www.clarin.com/cultura/cristina-peri-rossi-amor-imposible-julio-cortazar_0_q57bWVU1V.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>La storia di Cristina Peri Rossi, ad ogni modo, è legata a quella di Julio Cort</strong><strong>ázar:</strong></a> nelle fotografie, a Parigi, lei è la donna di selvatica bellezza, molto più giovane (li dividono quasi trent’anni), molto più bassa. Cortázar la cerca dopo aver letto il suo primo romanzo, <em>El libro de mis primos</em> (1969), “Il libro mi è venuto a cercare, Cristina: mentre stavo scrivendo <em>Libro di Manuel</em>, mi sono imbattuto nel tuo, ho cominciato a leggerlo di notte, tra il fumo della pipa e un disco di Ray Charles, che suonava come gli dèi, e mi sono reso conto che il mio libro, in verità, era tuo”, le scrive.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-88169 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/11/51ITzX4EVPL-198x300.jpg" alt="" width="308" height="467" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/51ITzX4EVPL-198x300.jpg 198w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/51ITzX4EVPL-677x1024.jpg 677w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/51ITzX4EVPL-768x1162.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/51ITzX4EVPL-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/51ITzX4EVPL.jpg 793w" sizes="(max-width: 308px) 100vw, 308px" /></p>
<p>Condivisero l’esilio, l’amore per Joan Baez, la passione per i dinosauri. “Dovunque fossi (e viaggiavi molto: fuggivi da Parigi per andartene in posti remoti, non solo a Cuba o in Nicaragua), trovavi sempre un libro sui dinosauri da mandarmi, o una cartolina con il mostro di Loch Ness”, ricorda, lei. Si amarono, in impossibile promiscuità: la vita sentimentale di Cortázar era disordinata (dopo il divorzio da Aurora Bernárdez, la relazione con Ugné Karvelis, lettrice per Gallimard – fece pubblicare un mucchio di sudamericani, e Milan Kundera –, arriva Carol Dunlop), Cristina preferiva le donne. Le rare poesie scritte da Cortázar, raccolte in <em>Salvo e crep</em><em>úscolo</em>, sono rivolte anche a lei, destinataria di un canzoniere di <em>poemas para Cristina</em>. Lei ne era incantata e un tanto imbarazzata: “Confesso che la lettura, all’inizio, mi sorprese. Io, il poeta, trattata come la musa: il cambio di ruolo sconvolgeva leggermente la mia identità. Ma l’identità, in fondo, non è che la didascalia che diamo ai nostri usi e costumi”.</p>
<p>S’incontrarono a Parigi: di Julio lei detta una specie di cammeo fiammingo; “Molto alto, magro, sgraziato, lieve barba a coprire le guance, gli occhi più azzurri e acquosi che abbia mai visto”. Dopo una settimana insieme, lei ripartì, Cortázar le aveva infilato una lettera nel cappotto. <strong>“Non ci sei, eppure c’è la tua manina, sempre fredda, un passerotto nella pioggia, che si posa sui miei capelli e mi accarezza brevemente, con delizia&#8230; Qualcosa mi dice che io e te abbiamo avuto una sorta di relazione anteriore, siamo gli avatar di una antica amicizia. Permettimi di essere l’unicorno che beve dalla mano della fanciulla negli arazzi medioevali; a suo modo è felice, è risolto”.</strong> Cortázar muore nel 1984, l’anno in cui Cristina pubblica<em> La nave de los locos</em>. Le aveva inviato il breve canzoniere – di cui qui si traduce una porzione – nel 1977; riuscì a rispondergli, lei, molti anni dopo, “In amore come nel pugilato/ è tutta una questione di distanze”. Ma cos’è la morte, per i poeti, se non l’inizio di una relazione, il primo incontro, un truciolo di nebbia, un bacio sulla mano?</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-88170 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/11/30732791226-204x300.jpg" alt="" width="347" height="510" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/30732791226-204x300.jpg 204w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/30732791226-698x1024.jpg 698w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/30732791226-768x1127.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/30732791226-1047x1536.jpg 1047w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/11/30732791226.jpg 1246w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /></p>
<p>***</p>
<p>I</p>
<p>Tutto ciò che precede è come i primi<br />
istanti di un<br />
incontro, dopo molto tempo: sorrisi,<br />
domande,<br />
cauti ragguagli. È strano, mi sembri meno<br />
scura di<br />
allora. Tua zia sta meglio? No, non<br />
mi piace<br />
la birra. È vero, l’avevo scordato.<br />
E sotto un montacarico di ombre, sale<br />
lento un altro<br />
regalo. Nei tuoi capelli si aggrovigliano<br />
le api, la tua mano<br />
ronza sulla mia e pone un batuffolo<br />
di fumo. Il tuo odore:<br />
ritorno a Sud.</p>
<p>*</p>
<p>II</p>
<p>A volte ha<br />
il volto dell’esilio<br />
chi cerca una voce tra le tue poesie.</p>
<p>Il mio esilio è meno duro,<br />
ha diverse difese,<br />
ma quando ti prendo per mano<br />
in una stradina di Parigi<br />
vorrei tanto che il viaggio terminasse<br />
in un angolo di Montevideo<br />
o nella mia calle Corrientes</p>
<p>senza che nessuno venga<br />
a chiedere i documenti.</p>
<p>*</p>
<p>III</p>
<p>A volte penso che potremmo<br />
conciliare gli opposti<br />
trovare il centro immobile della sfera<br />
esci dai binari<br />
diventa specchio vertiginoso che concentra<br />
nell’ultimo vertice<br />
questa danza cerimoniale che dedico<br />
alla tua presente assenza.</p>
<p>Ricordo Saint-Exupéry: “Amore<br />
non è guardare ciò che si ama<br />
ma guardare entrambi nella stessa direzione”.</p>
<p>Eppure non sospettavo quante volte<br />
siamo stati affascinati dalla stessa donna<br />
e quella splendida, felice definizione<br />
crolla come una bambola grigia.</p>
<p>*</p>
<p>IV</p>
<p>Non credo di amarti<br />
soltanto: amo l’impossibilità<br />
così ovvia di amarti<br />
come la mano sinistra<br />
è innamorata del guanto<br />
che vive sulla destra.</p>
<p>*</p>
<p>V</p>
<p>Topolino, peluria, mezzaluna,<br />
caleidoscopio, nave in bottiglia,<br />
muschio, campana, diaspora,<br />
palingenesi, felce,</p>
<p>questo e il dolce alla zucca<br />
il bandoneόn di Troilo e due o tre<br />
zone della pelle dove<br />
il gabbiano fa il nido,</p>
<p>sono le parole che contengono<br />
la tua crudele definizione, irraggiungibile,<br />
sono le cose che trattengono la sostanza<br />
di cui sei fatta per quelli<br />
che bevi possiedi e bruci convinti<br />
di conoscerti intera,<br />
ma sei solo Cris.</p>
<p><strong><em>Julio Cortázar </em></strong></p>
<p>*</p>
<p><strong>Montevideo</strong></p>
<p>Sono nata in una città triste<br />
di navi ed emigranti<br />
una città fuori dallo spazio<br />
sospesa su un malinteso:<br />
un fiume grande come il mare<br />
una pianura deserta come la pampa<br />
la pampa grigia come il cielo.</p>
<p>Sono nata in una città triste<br />
fuori dalle mappe<br />
lontana dal suo continente naturale<br />
sconnessione del tempo<br />
come una vecchia fotografia<br />
virata in seppia.</p>
<p>Sono nata in una città triste<br />
di cortili gonfi di felci<br />
candelabri verdi<br />
l’odore ossessivo del glicine<br />
fiori ubriachi<br />
fiori lilla.</p>
<p>Un città<br />
di tanghi tristi<br />
vecchie prostitute a due a due<br />
marinai vagabondi<br />
e bar che si chiamano City Park.</p>
<p>Ma senza dubbio<br />
la desidero<br />
con un amore disperato<br />
questa città dell’impossibile<br />
delle navi incagliate<br />
delle prostitute che non ci comprano<br />
dei mendicanti che recitano Baudelaire.</p>
<p>La città che appare nei miei sogni<br />
accessibile e remota allo stesso tempo<br />
la città dei poeti francesi<br />
dei commercianti polacchi<br />
degli ebanisti galiziani<br />
dei macellai italiani.</p>
<p>Sono nata in una città triste<br />
sospesa nel tempo<br />
come un sogno incompiuto<br />
che si ripete sempre.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Dedica</strong></p>
<p>Le ho scritto diverse poesie<br />
in realtà, ho anche sofferto un poco per lei.<br />
L’altro giorno l’ho vista pranzare in un bar<br />
con l’uomo che la accompagnava.<br />
Le ho lanciato delle palline di pane in faccia.<br />
Ogni giorno pubblico poesie.</p>
<p><strong><em>Cristina Peri Rossi</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>“Fino a quando non strisciamo abbracciati nelle sabbie del sogno”: le poesie d’amore di Julio Cortázar a Cristina Peri Rossi</title>
		<link>https://www.pangea.news/cristina-peri-rossi-amante-cortazar/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Oct 2019 04:27:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un mese fa l’Universidad de Talca, in Cile, ha assegnato il “Premio José Donoso” dedicato alla letteratura in lingua spagnola e portoghese. È uno dei premi più importanti in America Latina: tra gli altri, è andato a Isabel Allende, Antonio Cisneros, Lobo Antunes, Javier Marías. Quest’anno è andata a Cristina Peri Rossi, scrittrice di Montevideo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Un mese fa l’Universidad de Talca, in Cile, ha assegnato il “Premio José Donoso” dedicato alla letteratura in lingua spagnola e portoghese. È uno dei premi più importanti in America Latina: tra gli altri, è andato a Isabel Allende, Antonio Cisneros, Lobo Antunes, Javier Mar</strong><strong>ías. Quest’anno è andata a Cristina Peri Rossi,</strong> scrittrice di Montevideo, di ascendenze italiane, classe 1941, da tempo residente in Spagna, a Barcellona. Cristina Peri Rossi è una scrittrice assai riconosciuta nel mondo ispanofono, alcuni la avvicinano a Clarice Lispector, in Italia Einaudi ha pubblicato, ormai trent’anni fa, <a href="https://www.einaudi.it/catalogo-libri/narrativa-straniera/narrativa-spagnola-e-ibero-americana/il-museo-degli-sforzi-inutili-cristina-peri-rossi-9788806116699/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Il Museo degli Sforzi Inutili. </em></a>Quella raccolta di racconti, pubblicata in origine nel 1969, attirò l’attenzione di Julio Cortázar, stupefatto dalla bravura di quella ragazza. Di convinzioni comuniste, la Peri Rossi abbandona l’Uruguay per la Spagna, nel 1972, durante gli anni del golpe di Juan María Bordaberry. “Quando cadde la dittatura, mi resi conto di aver vissuto per quattordici anni con la nostalgia di Montevideo – una terribile nostalgia… Non si va in esilio perché si desidera l’esilio, si va in esilio per salvare la pelle e credo che in quella folle geometria che è la vita non si possa rispondere a un gesto involontario con un gesto volontario come il ritorno. Non è più possibile il ritorno, perché un tempo è terminato”, ha detto. <strong>Nel 1974, Cristina Peri Rossi si unisce a Cort</strong><strong>ázar, anche lui in esilio. <a href="https://culto.latercera.com/2019/09/06/peri-rossi-relacion-julio-cortazar/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nell’intervista rilasciata</a> un mese fa, in relazione al “Premio José Donoso”, la scrittrice torna al suo mentore e amante, “Quella con Cort</strong><strong>ázar fu una relazione intensa, intima, indimenticabile, irripetibile”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-70649 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/libro1-6-176x300.jpg" alt="" width="187" height="319" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro1-6-176x300.jpg 176w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro1-6.jpg 250w" sizes="(max-width: 187px) 100vw, 187px" />Nelle fotografie lei ha una bellezza avida, ha quasi trent’anni meno di lui, barbuto, Cortázar. Cresciuta nel mito di Simone de Beauvoir, che scopre a sedici anni, Cristina Peri Rossi fa della narrativa, anche, un luogo di esplorazione erotica, di esasperazione dei sessi, raccontando amori tra donne (in particolare in <em>Una pasi</em><em>ón prohibida </em>e <em>Fantas</em><em>ías er</em><em>óticas</em>). Il rapporto con Cortázar coincide con alcuni libri importanti della Peri Rossi: <em>La tarde del dinosaurio </em>e <em>La rebeli</em><em>ón de los ni</em><em>ños. </em>Soprattutto, nel 1984, esce uno dei libri più importanti della scrittrice, <em>La nave de los locos</em>, “uno dei romanzi fondamentali del boom latinoamericano degli anni Ottanta” (Claudia Pérez). I<strong>l 12 febbraio del 1984 muore Cort</strong><strong>ázar. La Peri Rossi, da allora, dice la sua. “Cort</strong><strong>ázar non è morto di leucemia, come ipotizzato: <a href="https://www.clarin.com/sociedad/julio-cortazar-contrajo-transfusion-contagio_0_Bk7PdokjDXx.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">è morto di Aids,</a> dopo la disgrazia di aver contagiato Carol Dunlop, la giovane moglie, morte due anni prima di lui. </strong>L’Aids non fu identificata, era ancora una malattia senza nome… La contrasse nel 1981, quando viveva nel sud della Francia, durante una emorragia allo stomaco. Fu ricoverato in ospedale, era agosto, subì una trasfusione di sangue contaminato”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Intorno alla sua relazione con Cort</strong><strong>ázar, Cristina Peri Rossi scrive un saggio, <em>Julio Cortázar </em>(2000) e un libro biografico, <a href="https://larepublicacultural.es/article9218" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Julio Cortázar y Cris</em> </a>(2014).</strong> Negli anni della relazione – più intellettuale che altro – con Cristina, Julio pubblica <em>Octaedro</em> (1974), <em>Un tal Lucas </em>(1979), <em>Tanto amore per Glenda </em>(1980). Negli anni della loro amicizia, Cortázar, che si separa nel 1968 da Aurora Bernárdez, sposata nel 1953, è il compagno di Ugné Karvelis – lituana, lavorava in Gallimard – fino al 1979, poi si unisce a Carol Dunlop, scrittrice canadese che sposa nel 1981. <strong>A Cristina Peri Rossi, Cortázar dedica un nugolo di poesie</strong>, <em>Cinco poemas para Cris, Otros cinco poemas para Cris, Cinco </em><em>últimos poemas para Cris</em>, alcune delle quali pubblicate nel volume del 1984 <em>Salvo el crep</em><em>úscolo </em>(in Italia parte della poesia di Cortázar è pubblicata da Fahrenheit 451 come <em>Le ragioni della collera, </em>a cura di Gianni Toti). <strong>“So che sarai buona con queste poesie, il cui unico crimine è averle scritte; non avrei potuto fare altro, te le devo, come ti devo molte cose. So che le perdonerai</strong>, so che le leggerai con il tuo mezzo sorriso pieno di tenerezza e comprensione, perché sai leggere oltre le parole, lì dove si incontra la verità di un testo”, scriveva Cortázar a Cris, in un biglietto allegato a queste poesie. Nel 2006 La Tartaruga ha riportato in auge la Peri Rossi, con <em>La difficoltà dell’amore. </em>Sarebbe bene tradurla come si deve.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-70650 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/libro2-8-201x300.jpg" alt="" width="215" height="321" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro2-8-201x300.jpg 201w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro2-8.jpg 248w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" />Nelle poesie, il delirio d&#8217;amare, il destino di un amore irraggiungibile. Per questo, ancora raggiante. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;">**</p>
<p><strong><em>Altre cinque poesie per Cris</em></strong></p>
<p>I</p>
<p>Ora scrivo uccelli.<br />
Non li vedo arrivare, non li scelgo,<br />
di colpo eccoli lì, sono questo,<br />
uno stormo di parole,<br />
scendono<br />
una<br />
ad<br />
una<br />
sui fili della pagina,<br />
pigolano, beccano, grandine di ali<br />
e io non ho pane per loro, soltanto<br />
li lascio venire. A volte<br />
sono quell’albero<br />
a volte<br />
l’amore.</p>
<p>*</p>
<p>II</p>
<p>Stanotte ti ho sognata<br />
sacerdotessa di Sekhmet, divinità leontocefala,<br />
lei è di porfido nudo<br />
tu sei nuda.<br />
Che offerta hai dato alla divinità selvaggia<br />
che attraverso il tuo sguardo vede<br />
un orizzonte eterno e spietato?<br />
La tazza delle tue mani contiene<br />
la segreta libagione, lacrime<br />
o il tuo sangue mestruale, la saliva.<br />
In ogni caso non era seme<br />
e nel sogno sapevo<br />
che l’offerta sarebbe stata rifiutata<br />
con un lento ruggito sdegnato<br />
come sapevi da sempre.<br />
E poi, non so più nulla,<br />
graffi sul tuo seno, ti riempiono.</p>
<p>*</p>
<p>III</p>
<p>Non saprò perché la tua lingua mi è entrata in bocca<br />
quando ci siamo salutati in albergo<br />
dopo un giro amichevole in città<br />
una precisa geometria della distanza.<br />
Ho creduto per un momento che tu recassi<br />
una cifra futura,<br />
spalancando una terra di nessuno, un interregno<br />
dove raggiungere il tuo esatto muschio.<br />
Circondata di amici mi hai baciato,<br />
io, l’eccezione, il mostro,<br />
e tu la trasgressiva che mormora.<br />
Chissà chi hai baciato,<br />
chi hai salutato.<br />
Sono stato il felice vicario di un istante,<br />
quello che volte scopre nella saliva<br />
un gusto fugace di caprifoglio<br />
sotto il cielo australe.</p>
<p>*</p>
<p>IV</p>
<p>Stasera vorrei essere Tiresia<br />
e in una lenta attesa a testa in giù<br />
riceverti e soffrire sotto le fruste<br />
le tue calde meduse.<br />
So che è tempo<br />
di metamorfosi ricorrenti,<br />
e che quando ci si getta nel vortice spumoso<br />
ti aprirai nel pianto,<br />
impalata dolcemente.<br />
Per tornare ancora<br />
al tuo imperioso regno di falangi,<br />
al recinto della tua pelle, ai tuoi polpi umidi,<br />
fino a quando non strisciamo abbracciati nelle<br />
sabbie del sogno.<br />
Ma io non sono Tiresia<br />
sono solo un unicorno<br />
che prende acqua dalle tue mani<br />
e trova soltanto<br />
una manciata di sale.</p>
<p>*</p>
<p>V</p>
<p>Non ti annoierò più con le poesie.<br />
Diciamo che ti ho detto<br />
nuvole, forbici, aquiloni, matite,<br />
e forse tu non hai mai<br />
sorriso.</p>
<p><strong><em>Julio Cort</em></strong><strong><em>ázar</em></strong></p>
<p><em>*In copertina: Cristina Peri Rossi e Julio Cortázar</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/cristina-peri-rossi-amante-cortazar/">“Fino a quando non strisciamo abbracciati nelle sabbie del sogno”: le poesie d’amore di Julio Cortázar a Cristina Peri Rossi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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