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	<title>Alessandro Novembre Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Cari, rispettabili studiosi è ora di leggere Schopenhauer come si deve</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2023 05:36:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Novembre]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/schopenhauer-alessandro-novembre-mimesis/">Cari, rispettabili studiosi è ora di leggere Schopenhauer come si deve</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>In un breve aforisma di <em>Del pensare breve</em>, Manlio Sgalambro accusa gli studiosi di insegnare Schopenhauer solo «per divertire», intendendo così che la grandezza filosofica del saggio di Francoforte è sminuita fino al ridicolo.</strong> Non che lo scrittore siciliano, pur uno schopenhaueriano professo, abbia reso miglior servizio all&#8217;autore della <em>Welt</em>. Ma per lo meno ebbe ragione nel rilevare questa stortura. Salvo rarissimi casi, infatti, Schopenhauer è preso assai poco sul serio ed è sempre fatto passare per una prefica, così come Leopardi, al quale per lungo tempo si è negata persino dignità filosofica.</p>



<p>Chi però non si lascia irretire dagli impiegati statali e dagli improvvisatori, conosce bene la profondità e la ricchezza di Schopenhauer, e lo tratta con l&#8217;attenzione e il rispetto dovuti. È il caso di Alessandro Novembre, segretario della sezione italiana della Schopenhauer-Gesellschaft e <strong><a href="https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857546612" target="_blank" rel="noreferrer noopener">autore di un poderoso e stupendo lavoro dedicato al <em>Giovane Schopenhauer </em>(Mimesis Editore),</a></strong> vòlto a ricostruire la genesi della metafisica della volontà sin dai primi passi. Ed è così che uno studioso dal nome autunnale rinverdisce i languenti, almeno in Italia, studi schopenhaueriani.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="500" height="750" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/01/i__id9972_mw600__1x.jpg" alt="" class="wp-image-94141" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/01/i__id9972_mw600__1x.jpg 500w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/01/i__id9972_mw600__1x-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure>



<p>L&#8217;opera è la rielaborazione della sua tesi di laurea e sebbene ogni tanto Novembre si esprima in maniera inutilmente complicata e la faccia troppo lunga, si tratta di un lavoro che dovrebbe leggere e anzi studiare non solo qualsiasi schopenhaueriano, ma anche qualsiasi appassionato di filosofia. Novembre conosce bene il tedesco e può così attingere a una ricchissima bibliografia ancora più vasta di quella disponibile nella nostra lingua. Inoltre ogni tanto corregge qualche traduzione della bibliografia nostrana, il che non guasta. Ma i suoi due maggior meriti sono anzitutto aver posto e affrontato in maniera approfondita un tema di notevole importanza; e in secondo luogo, di farsi leggere con notevole slancio. Non è facile trattare certi argomenti in maniera così spigliata, a tratti persino appassionata, e ciò nonostante espositivi i difetti cui accennavo.</p>



<p>C&#8217;è un punto del <em>Giovane Schopenhauer</em> da rilevare e a cui vorrei aggiungere qualcosa.</p>



<p><strong>Novembre dimostra che Schopenhauer, al contrario di altri, è come se avesse sperimentato su di sé l&#8217;esistenza della volontà e che quindi il cuore del suo pensiero non provenga da congetture, ghiribizzi, ipotesi, tentativi o da pregiudiziali teoretiche, bensì per così dire dal di dentro.</strong> Venne poi il percorso chiarificatore, che, seppur relativamente breve (il filosofo pubblicò il suo opus magnum a nemmeno trent&#8217;anni) non fu facile. Mutatis mutandis Schopenhauer compì a un dipresso il medesimo percorso di certi mistici d&#8217;Occidente e d&#8217;Oriente ed è per questo che quando incontrò Meister Eckhart, i Veda e il buddhismo saltò sulla sedia. Ma il filosofo di Danzica non si limitò, come quelli, a lanciare messaggi criptici e che si prestano alle interpretazioni più bislacche. Cercò invece un fondamento concreto e solido alla sua visione del mondo. Diciamola così: egli si provò a coniugare sapienza orientale e scienza occidentale.</p>



<p>Ma perché ci si dovrebbe immergere in un&#8217;opera simile?</p>



<p>La risposta è semplice e complessa a un tempo e bisogna tornare a ciò che dicevamo all&#8217;inizio.</p>



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<p><strong>La filosofia di Schopenhauer è molto più “scientifica” di quanto si creda e non è affatto una specie di prontuario esistenzialistico da sfoderare all&#8217;occasione per suscitare scalpore o, appunto, per divertire, come quasi sempre accade anche da parte di insospettabili studiosi.</strong> Alla breve, Schopenhauer non è un Cioran. E crea davvero imbarazzo dover dire qualcosa che pur essendo sotto gli occhi di tutti viene bellamente ignorato.</p>



<p>Ci si ricordi che il filosofo non si accostò da subito alla filosofia, ma studiò dapprima medicina, e che dopo la pubblicazione del <em>Mondo</em>, come attesta la <em>Metafisica della volontà</em>, tenne dietro ai più aggiornati studi delle così dette scienze esatte per dimostrare la fondatezza del suo pensiero centrale: la volontà quale essenza del mondo. A conti fatti Arthur Schopenhauer, nonostante alcune aporie teoretiche e nonostante alcuni errori commessi a causa dell&#8217;arretratezza delle suddette scienze, è uno dei pochissimi filosofi, e sicuramente il primo dopo Kant, a prendere in considerazione la realtà concreta dell&#8217;esistenza e che non si lasci imbambolare da certe chiacchiere religiose o dai «sogni di un visionario», che poi sono la stessa cosa.</p>



<p>In conseguenza di ciò, trarrebbero giovamento dal pensiero schopenhaueriano anche gli scienziati medesimi. Ma anch&#8217;essi hanno le fette di salame sugli occhi e gli orecchi intasati di cerume. Ecco due esempi eloquenti.</p>



<p>In un recente libro di Arnaldo Benini e intitolato <em>Neurobiologia della volontà </em>(Raffarello Cortina Editore), l&#8217;autore cita volentieri, oltreché ovviamente scienziati, anche filosofi, tra cui Hume e – io lo considero tale – Edgar Allan Poe: ma il nome di Schopenhauer non compare nemmeno una volta. Caso ancor più sconcertante è Daniel Wegner, forse il più celebre studioso, come si titola un suo libro, dell&#8217;<em>Illusione della volontà cosciente </em>(in Italia stampato da Carbonio Editore). Ma come sia possibile occuparsi di <em>coscienza </em>e di <em>volontà </em>senza riferirsi a Schopenhauer è un mistero, o per meglio dire: una vergogna, che mette a nudo la sprovvedutezza e la saccenza di certi scienziati. Non ci si dimentichi mai che la filosofia senza la scienza è zoppa, ma la scienza senza la filosofia è cieca. Roger Penrose, uno dei matematici e fisici più geniali del nostro tempo, non si perita di ammettere di essere un platonico, e così Paolo Zellini. Ho citato Penrose perché credo che un incontro tra lui e Schopenhauer potrebbe essere fecondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="599" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/01/71oG3yIm5L-599x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94142" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/01/71oG3yIm5L-599x1024.jpg 599w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/01/71oG3yIm5L-176x300.jpg 176w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/01/71oG3yIm5L-600x1025.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/01/71oG3yIm5L.jpg 632w" sizes="(max-width: 599px) 100vw, 599px" /></figure>



<p>Certamente ci sono plurimi momenti nel pensiero di Schopenhauer che possono far storcere il naso a molti, a cominciare dal concetto di <em>noluntas</em>, che per l&#8217;appunto rischia di restare ed essere soltanto un concetto, quindi un prodotto della mente, e non una realtà pratica. Chi abbia un po’ di dimestichezza con certa letteratura spirituale e soprattutto con gli ambienti connessi, sa benissimo che, se non per brevi istanti e in condizioni favorevoli, è possibile ottenere quel distacco, per dirla con Meister Eckhart, necessario a passare indenni dalle tempeste della vita. Sarò stato distratto o sarò ottuso, ma in tanti anni non ho mai veduto nessun predicatore di siffatta attitudine, taluni anche considerati dei “maestri”, metterla in pratica, anzi: erano più identificati e invischiati col mondo e con le loro elucubrazioni di un bazzicabarbieri o di un camallo. D&#8217;altra parte lo stesso Schopenhauer disse: «Ho detto cosa è un santo ma io non lo sono». Almeno era onesto.</p>



<p><strong>Prima di togliere il disturbo vorrei rilevare alcuni “dettagli” bibliografici per dimostrare una volta di più quanto Schopenhauer sia snobbato dagli “addetti culturali”, siano essi professori di accademia</strong> (e con loro Schopenhauer se l&#8217;è cercata con <em>La filosofia da università</em>: ma a giusta ragione!), editori e sedicenti colleghi. Se infatti di un Nietzsche, di un Marx, di uno Heidegger, per non parlare di un Sartre o di una de Beauvoir, hanno tramandato persino i conti del droghiere, le passeggere ubbie e anche le imprese d&#8217;alcova, una vastissima parte del materiale schopenhaueriano è ancora inedita in lingua italiana.</p>



<p>Si pensi che l&#8217;Adelphi iniziò a pubblicare il <em>Nachlaß</em>, ossia il lascito, solo nel 1994 e fino ad oggi ne sono usciti – peraltro a prezzi proibitivi per un filosofo che voleva farsi leggere da tutti – soltanto il primo e il terzo, quest&#8217;ultimo nel 2006. L&#8217;epistolario, documento essenziale per penetrare nella testa di chiunque, scarseggia: abbiamo quello, assai istruttivo, con la madre e la sorella Adele (<em>La famiglia Schopenhauer</em>, Sellerio) e quello ancor più importante con i discepoli, pubblicato in due tomi da Pensa Multimedia di Lecce, che è una miniera quasi senza fondo, anche grazie al bel saggio del curatore, Domenico M. Fazio.</p>



<p><strong>In compenso pullulano certe diavolerie editoriali in cui si tentano antologie e “strappi murali”, quando è risaputo o dovrebbe esserlo, che Schopenhauer detestava simili sgangheratezze</strong> e che il suo pensiero deve essere colto nella sua interezza, altrimenti è meglio leggere un romanzo da diporto. E dire che i nostri tempi, dal punto di vista sia morale sia teoretico, trarrebbero un incommensurabile beneficio da una lettura sistematica e attenta di Schopenhauer. Il lavoro di Alessandro Novembre lo dimostra ampiamente. E buona lettura a chi ha orecchi per intendere.</p>
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