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	<title>Albert Speer Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Sat, 17 Jan 2026 05:15:00 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Della natura del male”. Dialoghi con Albert Speer, architetto e ministro di Hitler</title>
		<link>https://www.pangea.news/albert-speer-nazismo-adelphi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jan 2026 05:06:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[Adolf Hitler]]></category>
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		<category><![CDATA[Gitta Sereny]]></category>
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		<category><![CDATA[Olocausto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libro Albert Speer. La sua battaglia con la verità,[1] da poco uscito in traduzione italiana per Adelphi, è il prodotto di faticosi colloqui tra la giornalista britannica Gitta Sereny, nota per un saggio su Franz Stangl, già comandante del campo di sterminio di Treblinka,[2] e Albert Speer, prima architetto personale di Adolf Hitler, poi Ministro del Reich per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/albert-speer-nazismo-adelphi/">“Della natura del male”. Dialoghi con Albert Speer, architetto e ministro di Hitler</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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<p>Il libro <strong><a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845939907"><em>Albert Speer. La sua battaglia con la verità</em>,<sup><strong>[1]</strong></sup> da poco uscito in traduzione italiana per Adelphi</a></strong>, è il prodotto di faticosi colloqui tra la giornalista britannica Gitta Sereny, nota per un saggio su Franz Stangl, già comandante del campo di sterminio di Treblinka,<a href="applewebdata://95020BDF-0A80-4519-9143-038E60798223#_ftn2"><sup>[2]</sup></a> e Albert Speer, prima architetto personale di Adolf Hitler, poi <em>Ministro del Reich per l’armamento e produzione bellica</em>, e infine <em>Ministro del Reich per l’industria e la produzione</em>. Oltre alle interviste, condotte dopo il termine della carcerazione di Speer a seguito del processo di Norimberga, il testo è rafforzato da un’indagine documentale di altissimo livello che guiderà il lettore, tra i vari approdi raggiungibili, anche a un’idea piuttosto precisa sul grado di coinvolgimento dell’architetto rispetto alla questione della soluzione finale. </p>



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<p>Tra i moltissimi meriti del libro c’è quello di presentare un’accurata osservazione di Speer e del suo cambiamento dopo i decenni di detenzione, compreso il pentimento e l’avvicinamento alla fede tramite la guida di un pastore calvinista; il merito di evidenziare il sistema hitleriano di compartimentazione stagna delle responsabilità e delle mansioni, necessario a impedire, a un certo grado almeno, la consapevolezza di crimini e colpe (sulle pareti di tutti gli uffici un avviso recitava: «Ognuno deve sapere solo quello che succede nel proprio ambito di competenza»);&nbsp;<strong>quello di testimoniare in modo chiaro il diabolico magnetismo di Hitler; e ancora, il merito di aver indagato l’ambiguità di una zona d’ombra tra il sapere e il non sapere e, soprattutto, tra il sapere e il non voler sapere</strong>: un’ambiguità, questa, senza la quale non si capirebbe la vicenda dell’Olocausto. L’opera, poi, è efficace anche per aver posto l’accento sulla natura profonda del rapporto tra Hitler e il suo giovane protetto.&nbsp;</p>



<p>Su questo aspetto potrebbe essere detto tanto e ci limitiamo a indicare il capitolo&nbsp;<em>Una specie di amore</em>&nbsp;da cui apprendiamo che, dopo anni di frequentazione quotidiana e di sincero interesse del Führer per tutti gli aspetti della sua vita, Speer evitò sempre di parlargli del suo matrimonio che durava da ben sei anni. Curioso, in quest’ottica, il passaggio in cui si viene a sapere del disappunto di Hitler nel momento in cui, durante un evento pubblico, incontra la moglie dell’architetto. Continuamente, nel rapporto tra Speer e il potente mecenate, intuiamo una dinamica molto vicina a una bizzarra forma di amore:&nbsp;<strong>un’attrazione sfruttata dall’architetto, per cui il legame con il Führer significò onori e successo in giovanissima età, ben oltre quanto avrebbe potuto sperare durante la sua formazione.</strong>&nbsp;Notevole la descrizione del loro ultimo incontro quando Speer, senza una motivazione che non sia quella di una resa dei conti le cui ragioni devono essere indagate anche nel campo del sentimento,&nbsp;<strong>decide di raggiungere Hitler nel bunker per parlargli un’ultima volta</strong>&nbsp;(dicendogli – se crediamo a quanto racconta l’architetto – di aver disubbidito al suo ordine di attuare la strategia della terra bruciata). Significativa in quest’ottica anche l’insistenza – e la malcelata amarezza – con cui Speer, nei colloqui con la Sereny, ricorda la stretta di mano che Hitler gli negò, salutandolo freddamente dopo il loro strano ultimo incontro.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="651" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/i__id14735_mw1000__1x-651x1024.jpg" alt="" class="wp-image-106057" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/i__id14735_mw1000__1x-651x1024.jpg 651w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/i__id14735_mw1000__1x-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/i__id14735_mw1000__1x-600x943.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/i__id14735_mw1000__1x.jpg 687w" sizes="(max-width: 651px) 100vw, 651px" /></figure>



<p>Sono poi impressionanti alcuni passaggi in cui ci sentiamo costretti a sconfinare in ragionamenti che riguardano più la spiritualità che la politica, come quando Speer descrive il primo e unico incontro tra suo padre e il Führer:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Hitler, seduto in un palco di fronte al nostro, mandò il suo aiutante a dire che, se quell’anziano signore era mio padre, gli avrebbe fatto piacere conoscerlo. Non appena mio padre si trovò di fronte a Hitler, lo vidi impallidire e tremare: era scosso dai brividi, come se avesse la febbre. Non sembrava nemmeno ascoltare gli elogi di Hitler nei miei confronti; si limitò a fare un inchino e lasciò il palco senza dire una parola. Rimase fuori a lungo, facendo dei respiri profondi, poi il tremito cessò. Stupidamente, pensai che fosse solo emozionato, e fui sorpreso da quell’insolita manifestazione di sentimenti. Benché non ci fosse mai stato fra noi un contatto fisico, se non in circostanze formali, ricordo di avergli toccato il braccio, o addirittura di aver cercato di prenderlo sottobraccio. Lui si ritrasse in modo brusco. Oggi, ovviamente, capisco: lui, su un piano emotivo, politico e anche morale diverso da quello nazista, quella sera aveva percepito in qualche modo in Hitler quell’altro “Es” – qualunque cosa fosse – che io scoprii anni dopo».&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Quando la Sereny chiese a Speer cosa intendesse con «quell’altro “Es”», lui scosse la testa rispondendo di non saperlo precisamente:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Non lo so. Non sono molto bravo in questo tipo di ragionamento. Casalis [<em>la guida calvinista che lo avvicinò alla fede durante la carcerazione</em>] lo era; ne abbiamo parlato molte volte. Sa, dell’origine e della natura del male&#8230; Io non so ancora come affrontarlo. Casalis aveva un grande dono: semplificare – e non razionalizzare – l’irrazionale».&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>L’attendibilità del volume, in cui non c’è traccia di retorica o vittimismo, deriva dalla testimonianza di un uomo che, oltre a essere stato un nazista convinto, fu vicino a Hitler come nessun altro. Da qui anche l’impietosa sincerità con cui sono tratteggiati i profili psicologici dei vari gerarchi, nell’assurdità di una vicenda in cui la realtà ha di gran lunga superato ogni possibile immaginazione.</p>



<p><strong><em>Antonio Soldi</em></strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="applewebdata://95020BDF-0A80-4519-9143-038E60798223#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;<em>Albert Speer: His Battle with Truth</em>, 1995.&nbsp;</p>



<p><a href="applewebdata://95020BDF-0A80-4519-9143-038E60798223#_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>&nbsp;<em>Into That Darkness: From Mercy Killings to Mass Murder</em>, 1974.</p>
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		<title>Il poeta è stato sostituito dallo “specialista”, l’eroe dal manager. Riflessioni sulla fine di un mondo, tra Musil e Bob Dylan</title>
		<link>https://www.pangea.news/musil-bob-dylan-fine-del-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 05:13:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Albert Speer]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Soldi]]></category>
		<category><![CDATA[Bob Dylan]]></category>
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		<category><![CDATA[poeti]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Musil]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isotere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Sull’Atlantico un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isotere si comportavano a dovere. La temperatura dell’aria era in rapporto normale con la temperatura media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più freddo, e con l’oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell’anello di Saturno e molti altri importanti fenomeni si succedevano conforme alle previsioni degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell’aria aveva la tensione massima, e l’umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che quantunque un po’ antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata d’agosto dell’anno 1913».</strong></p>
</blockquote>



<p>Con queste parole inizia <em>L’uomo senza qualità</em> di Robert Musil. Una semplice osservazione climatica diventa il pretesto per passare l’intero universo attraverso le lenti del microscopio tecnico. Il vento, a lungo rappresentato come un ineffabile soffio che stabilisce il destino di pastori e marinai, diventa un «minimo barometrico» che avanza sull’Atlantico, determinazione geopolitica di un oceano che il poeta aveva sempre visto blu e infinito. Isoterme e isotere si «comportano a dovere», rispondendo a standard precisi e prevedibili: la loro curva è la restituzione grafica di imperituri movimenti atmosferici che devono essere compresi – penetrare la numerologia del mondo significa possederlo. La temperatura dell’aria, presa come dato a sé, non ha alcun valore, se non quando è messa in relazione a una media annua. Il sorgere e il tramontare del sole, arbitrio di imperscrutabili divinità, così come le fasi di luna e pianeti, corrispondono ora al potere del numero, obbediscono a una legge vergata su registri razionali – calcolo numerico, statistica, parcellizzazioni della vita e delle sensazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="641" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/30678-641x1024.jpg" alt="" class="wp-image-98918" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/30678-641x1024.jpg 641w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/30678-188x300.jpg 188w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/30678-600x959.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/30678.jpg 676w" sizes="(max-width: 641px) 100vw, 641px" /></figure>



<p><strong>È una bella giornata d’agosto dell’anno 1913 e il mondo è cambiato: attraverso l’alambicco dell’osservazione scientifica, le cose non sono più le stesse di prima. Di più, le cose non sono più semplicemente cose; o forse, al contrario, diventano per la prima volta <em>semplici</em> cose.</strong> Poi, quando tutto sembra perduto, sclerotizzato in una visione fredda e calcolante, ecco che una forza riluce tra le righe. Dall’incontro di due dati ha origine un’inedita comprensione del mondo: isotere e isoterme iniziano a “comportarsi”, assumono capacità di essere senzienti, personificazioni arcane. La luna ruota intorno alla terra, il sole sorge e tramonta; l’anello di Saturno si muove silenzioso, le fasi dei corpi celesti, come in un giroscopio cosmico, seguono la loro rotta con precisione millimetrica. L’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo si sovrappongono, si intrecciano nella filigrana dei numeri. Il vapore acqueo ha la tensione massima, l’umidità atmosferica è scarsa: la chimica è in equilibrio, gli elementi attendono in soprafusione – quiete o tempesta, vita o morte procedono dai numeri. Una nuova bellezza è annunciata e tutto nasce e torna in una codificazione universale. <strong>Il ribaltamento comporta che il linguaggio scelto da Musil, iper-tecnico e antipoetico, lasci trasparire una forza demoniaca, la follia di una razionalità esasperata.</strong> L’eccesso di analisi determina una tensione esoterica e l’incipit si presenta come una formula misterica, come le parole da cui scaturirà l’apocalittico incantesimo delle grandi guerre.</p>



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<p>Il cambiamento non riguarda soltanto il modo di vedere il mondo, ma anche l’essenza stessa delle cose, che ora, mostrandosi sotto un’altra forma, hanno infine abbracciato l’essenza stessa di quella forma nuova. La trasformazione si estende anche agli uomini, come avviene per il personaggio centrale del romanzo, Ulrich, l’uomo senza qualità, o meglio: l’uomo le cui molte qualità sono essenzialmente di tipo analitico. <strong>Anche la misteriosa “azione parallela”, ircocervo burocratico e kafkiano che si diffonde tra i capitoli del romanzo di Musil, è parte di questo mutamento. Finito il tempo della poesia è finito anche il tempo degli eroi, finito il tempo degli imperi è iniziato quello degli stati. </strong>Questa riduzione specialistica di cose e persone investe tutte le categorie, decretando il successo della figura del tecnico, individuo extra-morale e <em>senza qualità</em>. I grandi e terribili dittatori del Novecento rappresentarono il canto del cigno di un modo di concepire l’esistenza destinato a tramontare. A questo proposito, è emblematico del nuovo modo tecnico di esistere e di esercitare il potere il ritratto che Sebastian Haffner fece di Albert Speer, l’architetto di Hitler.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Albert Speer non è il solito nazista appariscente e ottuso&#8230; è molto più del semplice uomo che raggiunge il potere, simboleggia invece un tipo d’uomo che sta assumendo sempre più importanza in tutti i Paesi belligeranti: il tecnico puro, l’abile organizzatore, il giovane brillante uomo senza bagaglio e senza altro scopo che seguire la propria strada, senza altri mezzi che le proprie capacità tecniche e manageriali. Degli Hitler e degli Himmler ce ne sbarazzeremo, ma con gli Speer dovremo fare i conti ancora a lungo&#8230;».</strong></p>
</blockquote>



<p>Il passaggio da un modello all’altro non è stato facile, a tal punto che si potrebbe pensare che tutto il dolore della prima metà del XX secolo sia servito a garantire questa trasformazione. La tecnica necessitava di un nuovo orizzonte, la cui imposizione doveva passare da un atto di forza. Il senso di apocalisse di quegli anni, così come l’immane grandezza dei suoi protagonisti, è ben restituito da una pagina di <em>Chronicles</em>, l’autobiografia Bob Dylan:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Io ero nato nella primavera del 1941. In Europa infuriava la Seconda guerra mondiale e presto l’America ci sarebbe entrata. Il mondo si stava disintegrando e il caos stava già tirando un pugno in faccia a tutti quelli che allora si affacciavano alla vita. Chiunque fosse nato in quel periodo, o ci fosse ben vivo, sentiva il vecchio mondo che se ne andava e il nuovo che stava cominciando. Era come far tornare l’orologio a quando a.C. era diventato d.C. Quelli che come me erano nati in quegli anni partecipavano di tutte e due le epoche. Hitler, Churchill, Mussolini, Stalin, Roosevelt erano figure gigantesche delle quali il mondo non vedrà mai più l’uguale, uomini che contavano solo sulla loro determinazione, nel bene e nel male, ciascuno pronto ad agire da solo, indifferente a ogni approvazione, senza curarsi né di amore né di beni materiali, intento a presiedere al destino dell’umanità e a ridurre il mondo in macerie. Eredi della stirpe degli Alessandro Magno e Giulio Cesare, Gengis Khan, Carlo Magno e Napoleone, avevano piantato i loro coltelli nel mondo come se fosse un piatto davvero squisito. Che portassero i capelli divisi in due o si mettessero in testa un elmetto vichingo, era impossibile ignorarli e impossibile venirne a capo, rudi barbari che correvano in branco sopra la terra, martellando ovunque le loro visioni di geografia».</strong></p>
</blockquote>



<p><strong><em>Antonio Soldi</em></strong></p>



<p><em>*In copertina: Richard Avedon, Charlie Chaplin, 1952</em></p>
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