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	<title>Yeats Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“La ballerina danza follemente”. Discorso intorno a “Una pagina di follia”, un film impossibile</title>
		<link>https://www.pangea.news/kawabata-una-pagina-di-follia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 04:56:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura giapponese]]></category>
		<category><![CDATA[Margot Ruddock]]></category>
		<category><![CDATA[Una pagina di follia]]></category>
		<category><![CDATA[Yasunari Kawabata]]></category>
		<category><![CDATA[Yeats]]></category>
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<p>Nel 1926 esce nelle sale cinematografiche giapponesi un film destinato a fare la storia – pur perimetrato di enigmi.&nbsp;<strong>Il film s’intitola&nbsp;<em>Una pagina di follia</em>&nbsp;(“Kurutta Ichipēji”), racconta – per allusioni e allucinazioni – la storia del custode di un manicomio.</strong>&nbsp;Ex marinaio, costui svolge le proprie mansioni per prendersi cura della moglie, afasica, internata dopo aver tentato di uccidere sé e il figlio, neonato. L’uomo è roso dal rimorso; la figlia grande, nel frattempo, tenta di sposarsi con un ‘buon partito’. Su tutto, aleggia la demenza dei pazienti – una demenza, s’intuisce, sinonimo di cupa sapienza.&nbsp;</p>



<p>Il film, fenomenale quanto spiazzante, ebbe un certo successo; sulle locandine campeggiava l’icona di una maschera del teatro Nō – di quella si velano i folli, in una delle scene più belle della pellicola. Inutile immaginare un film per sequenze, secondo i caratteri della ‘trama’;&nbsp;<em>Una pagina di follia</em>&nbsp;è orchestrato in modo maniaco, tra trafitture, visioni, flash – è un film ‘sperimentale’ i cui temi di fondo sono di estasiata potenza. Provo a riassumerli in alcuni interrogativi: che cos’è davvero la pazzia?; perché il potere, per esistere, ha bisogno di ammutolire i ‘diversi’, di carcerarli, di cancellarli?; perché ogni relazione ‘esclusiva’ si rivela, infine, elusiva?; che cos’è l’io, che cos’è l’uomo sotto la coltre delle sue svariate maschere?&nbsp;</p>



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<p><strong>Diretta da Teinosuke Kinugasa – regista di alto talento: nel 1953 avrebbe vinto il Gran Prix al Festival di Cannes con&nbsp;<em>La porta dell’inferno</em></strong>&nbsp;–,&nbsp;<em>Una pagina di follia</em>&nbsp;svanì presto dalle sale; la pellicola fu riscoperta, quasi per caso, mutilata, emblema di un’era irripetibile, nel 1971. Oggi la si trova facilmente in rete, dura poco più di un’ora – sconcerta ancora; anzi, in un tempo in cui vincono le fiction che allettano il nostro desiderio di conforto, sbalordisce più di allora.</p>



<p><strong>Il dettaglio particolare è che il soggetto di&nbsp;<em>Una pagina di follia</em>&nbsp;è scritto da Yasunari Kawabata, il grande scrittore, futuro Nobel per la letteratura.</strong>&nbsp;Il film, in effetti, avrebbe dovuto fungere da manifesto della Shinkankakuha, la “Scuola della nuova sensibilità” di cui Kawabata era il promotore. In reazione alle forme artistiche tradizionali da un lato e alla “letteratura proletaria” dall’altro, lo scrittore proponeva “una riflessione senza precedenti sul posto che occupano le sensazioni nella vita degli uomini”. Kawabata sintetizzò gli intenti della sua ‘scuola’ in una frase diventata emblematica: “se finora si è sempre scritto ‘i miei occhi hanno visto rose rosse’, perché gli occhi e le rose sono elementi distinti, i nuovi scrittori fondono occhi e rose scrivendo ‘i miei occhi sono rose rosse’”. Cadono, insomma, tutti i filtri tra ragione e ispirazione, tra realtà e immaginario, tra il&nbsp;<em>disegno</em>&nbsp;del testo e il&nbsp;<em>colore</em>: la scrittura di Kawabata, in particolare – pensiamo al suo capolavoro,&nbsp;<em>Il paese delle nevi</em>&nbsp;–, si struttura come un quadro impressionista.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="819" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-819x1024.jpg" alt="" class="wp-image-105998" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-819x1024.jpg 819w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-240x300.jpg 240w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-768x960.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9-600x750.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/unnamed-9.jpg 864w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></figure>



<p>In questa dinamica, la fusione delle arti – che è poi uno dei tratti specifici del ‘modernismo’ – è fondamentale.&nbsp;<em>Una pagina di follia</em>&nbsp;esce sotto il marchio della “Società di produzione cinematografica Shinkankakuha”: sarà il primo e unico film prodotto da Kawabata e dai suoi sodali. Il soggetto dello scrittore è bellissimo, fitto di pennellate liriche: è raccolto, per la traduzione di Costantino Pes, nel ‘Meridiano’ Mondadori che raccoglie<em>Romanzi e racconti</em>&nbsp;di Kawabata (2003). Ecco l’attacco:</p>



<p><strong>“Notte. Il tetto di un ospedale psichiatrico. Un parafulmine. Un acquazzone. Lampi.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Una ballerina danza leggiadra su un gaio palcoscenico.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Davanti al palcoscenico appaiono delle sbarre. Le sbarre di una cella.</strong></p>



<p><strong>Il gaio scenario si trasforma gradualmente nella stanza di un manicomio.</strong></p>



<p><strong>Anche lo splendido costume della ballerina muta gradualmente in un’uniforme da ricoverato.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>La ballerina pazza danza follemente”.&nbsp;</strong></p>



<p>Il testo procede in questo modo per una ventina di pagine. Chi ha maneggevolezza con la letteratura giapponese, ricorderà in questi modi – scabri, di violenta espressività – la destrezza di Ryunosuke Akutagawa, il maestro di Kawabata (gli ultimi esiti del suo addestramento, raccolti in Italia, ad esempio, in&nbsp;<em>La ruota dentata e altri racconti</em>, Se, 2003).&nbsp;</p>



<p>Ecco un altro passo, di particolare intensità:</p>



<p><strong>“La moglie giocherella con un bottone.</strong></p>



<p><strong>L’inserviente riappare.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>La donna si volta. Si mette a dormire.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>La pioggia batte contro la finestra.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Il bottone rotola sul pavimento.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Appaiono le acque scure di uno stagno.</strong></p>



<p><strong>L’inserviente ha l’espressione di chi è assorto in ricordi lontani.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Uno stagno scuro. Un neonato. L’inserviente all’epoca in cui era un marinaio, in cerca di qualcosa sulla riva dello stagno. La moglie cerca di annegarsi, la figlia la trattiene. Per errore, il bambino sfugge dalle braccia della madre e cade nello stagno.</strong></p>



<p><strong>Espressione di intenso dolore dell’inserviente”.&nbsp;</strong></p>



<p>È difficile trovare momenti in cui la scrittura compenetri così profondamente la visione. Di solito, gli scrittori&nbsp;<em>prestano</em>&nbsp;la propria opera per la resa filmica: in questo caso il regista&nbsp;<em>realizza</em>&nbsp;la scrittura di Kawabata.&nbsp;</p>



<p><strong>Il cuore di&nbsp;<em>Una pagina di follia</em>, comunque, è rappresentato dalla ballerina che “danza follemente”. Dall’inizio al termine del film, la ballerina, internata, danza: è come se il mondo – cioè: il sogno; o l’incubo – esistesse a patto che la ballerina continui a danzare.</strong>&nbsp;Che la danza – specie di scrittura in moto, di corpo-verbo che dice danzando – sia legata al sacro, punto di giunzione – di giunture/preghiere – tra uomo e Dio, è proprio di ogni tradizione. Il corpo che danza, in qualche modo, sutura Dio nell’incanto; oppure lo scuce dal suo risentimento, scuce tutte le ferite.&nbsp;</p>



<p>In particolare, Kawabata era affascinato dalle ballerine e dal mondo degli “attori girovaghi”, con cui era entrato in contatto nel 1918: a quel mondo dedica uno dei suoi racconti più noti, <em>La danzatrice di Izu</em>, pubblico nel gennaio del 1926, quasi in concomitanza con le riprese di <em>Una pagina di follia</em> – realizzate a Kyoto, sotto la continua supervisione dello scrittore. I riferimenti, però, sono anche altri; in particolare, in quegli anni, due. <strong>Da un lato, c’è Rainer Maria Rilke: </strong>sono diverse le poesie che il grande poeta dedica alla danza; i <em>Sonetti a Orfeo</em> – testi ‘da ballare’, in questo senso autenticamente ‘orfici’ – sono dedicati alla memoria di Wera Knoop, ballerina morta ragazza; la quinta delle <em>Elegie duinesi</em> è dedicata ai “randagi eterni”, gli artisti girovaghi, i saltimbanchi. <strong>Il riferimento decisivo, comunque, è quello di William Butler Yeats. In Yeats, la poesia è, nel suo assoluto senso, danza</strong> – è parola che infrange i limiti, in un sovrappiù del corpo: che incorpora e scorpora. “Il fascino che esercitava su Yeats la danza: era il momento in cui poteva essere superata la divisione tra Arte e Vita” (Anthony L. Johnson). In una delle poesie più note di Yeats, <em>The Double Vision of Michael Robartes</em> – raccolta nel 1919 in <em>The Wild Swans at Coole </em>– appare “una ragazza…/ che forse aveva danzato per tutta la vita” e “danzando pareva/ quasi che nella danza avesse superato/ il pensiero”. La danza impazzita, la figura della <em>crazed girl</em> “che improvvisa la sua musica/ la sua poesia, danzando sulla spiaggia,/ l’anima divisa da se stessa”, saranno fondamentali nell’opera dell’ultimo Yeats, <a href="https://www.pangea.news/prodotto/vita-assalto-margot-ruddock-yeats/"><strong>dopo l’incontro con Margot Ruddock, l’attrice-musa, la pura ispirata, autrice di un unico, enigmatico libro, <em>The Lemon Tree</em>(tradotto dalle nostre edizioni come <em>Vita, l’assalto</em>)</strong>,</a> bellissima, presto svanita nei labirinti della mente e reclusa in un istituto psichiatrico. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="699" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/Eiko_Minami_1931_1-699x1024.jpg" alt="" class="wp-image-105999" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/Eiko_Minami_1931_1-699x1024.jpg 699w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/Eiko_Minami_1931_1-205x300.jpg 205w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/Eiko_Minami_1931_1-600x879.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/Eiko_Minami_1931_1.jpg 737w" sizes="(max-width: 699px) 100vw, 699px" /><figcaption class="wp-element-caption">Eiko Minami, la ballerina che appare in <em>Una pagina di follia</em></figcaption></figure>



<p>Le ispirazioni non sono peregrine: Kawabata traduceva dall’inglese, la “Scuola della nuova sensibilità” si rifaceva, tra l’altro, alla psicanalisi e alla letteratura mitteleuropea. In modo analogo a Yeats – ma da ‘orienti’ diversi – anche Kawabata tentava un’unione tra la propria tradizione profonda (nel suo caso, la poesia di Dogen e di Ryokan, il carisma del teatro Nō) e la cultura occidentale. Yeats, a suo modo, fondeva le Upanishad ai canti irlandesi, il “Celtic Twilight” alla scoperta – accaduta grazie a Ezra Pound – del teatro classico giapponese.&nbsp;</p>



<p>Kawabata proseguirà la propria ricerca artistica entro i dettami di uno stile rarefatto, fatto di coltellate di luce. La danza – come sempre – raffigurava, al contempo, l’azione rituale e il moto che rompe le convenzioni; armonia e caos.&nbsp;</p>



<p>Resta da dire della ballerina che si vede, trasfigurata, quasi un burattino, in <em>Una pagina di follia</em>. Si chiama Eiko Minami. Fu danzatrice di una certa fama, con rare apparizioni in film dell’epoca. Fece una tournée in Manciuria che ebbe vasta eco; nel 1939 – l’anno in cui muore Yeats – mutò nome, aveva aperto una scuola di ballo. Era nata trent’anni prima, in febbraio. Da allora, di lei non si sa nulla; ignota la data della morte – scomparve, forse, follemente danzando. </p>
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		<item>
		<title>“Ignora tutto ciò che riguarda questo mondo”. L’oroscopo di William Blake</title>
		<link>https://www.pangea.news/william-blake-oroscopo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jul 2025 02:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura inglese]]></category>
		<category><![CDATA[oroscopo]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[William Blake]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia, come si sa, è Giuseppe Ungaretti il traduttore complice di Blake: edite in prima battuta nel 1965,&#160;le sue&#160;Visioni di William Blake&#160;sono recentemente tornate in catalogo Mondadori.&#160;In entrambi i poeti agisce la pratica dell’illuminazione&#160;più che dell’occasione, della&#160;visione&#160;prima della vista. Ungaretti sa che la&#160;semplicità&#160;del poeta può apparire ostica al lettore: si tratta di costruire un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Italia, come si sa, è Giuseppe Ungaretti il traduttore complice di Blake: edite in prima battuta nel 1965,<a href="https://www.oscarmondadori.it/libri/visioni-di-william-blake-giuseppe-ungaretti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;<strong>le sue&nbsp;<em>Visioni di William Blake</em>&nbsp;sono recentemente tornate in catalogo Mondadori.</strong></a><strong>&nbsp;</strong>In entrambi i poeti agisce la pratica dell’<em>illuminazione</em>&nbsp;più che dell’occasione, della&nbsp;<em>visione</em>&nbsp;prima della vista. Ungaretti sa che la&nbsp;<em>semplicità</em>&nbsp;del poeta può apparire ostica al lettore: si tratta di costruire un alfabeto per l’invisibile.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Lavoro alle traduzioni di Blake da più di sette lustri. È un poeta difficile. Sempre, anche quando è semplice come l’acqua. Ma c’è poeta, o un qualsiasi uomo che parli, che sia nel suo dire interamente decifrabile?”</strong></p>
</blockquote>



<p>I poeti, per favorire vaghe classifiche, possono dividersi in due classi: quelli che ci mostrano le cose nascoste – i riverberi di ciò che l’uomo comune non&nbsp;<em>vede</em>&nbsp;– e quelli che svelano&nbsp;<em>il</em>&nbsp;nascosto. Tra questi ultimi, vanno impilati poeti aurorali come Blake, Hölderlin, Rimbaud, Emily Dickinson, figure di luce, che incendiano, non per caso quasi del tutto postume. La fama non può cogliere la fame di questi cannibali del segreto.&nbsp;</p>



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<p>Ad ogni modo. Per il grande Ungaretti – un genio che ha fatto cattedra della poesia – William Blake è portentoso alchimista del linguaggio, un idolo nella virtù immaginifica; eppure – per quanto appaia assurdo, ma il poeta è il primate dell’assurdo – nei testi di Blake occorre&nbsp;<em>credere</em>&nbsp;come nei libri biblici.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“La cultura in Blake è sempre e solo conflitto, mai trasmissione di consenso o legittimazione. Di qui il rifiuto e anche l’incapacità di mediare con la razionalità della filosofia, dell’arte, della religione illuministica, e la ricerca di una contrapposizione sintetica… Alla razionalità illuminista che si regola sull’astrazione, sulla quantificazione e sul controllo, Blake contrappone l’illuminismo della visione e dell’immaginazione”. </strong></p>
<cite><strong>(Stefano Zecchi, “Nelle foreste della notte”, in: W. Blake,&nbsp;<em>Opere</em>, Guanda, Milano 1984)</strong></cite></blockquote>



<p>In Blake il mito, riedificato in legioni bibliche – Urizen, Urthona, Tharmas, Thiriel, Los… – non è esornativo, tanto meno nostalgico (come l’epica della fiaba recuperata dai Romantici) ma&nbsp;<em>attivo</em>. Il poeta scava oltre la crosta dei culti odierni per giungere alla prima covata del cosmo: dissotterra la prima parola per pronunciare l’ultima. Ne&nbsp;<em>Il matrimonio del cielo e dell’inferno</em>&nbsp;il poeta spiega – ma ogni spiegazione ha un incastro di virtù contraddittorie – il suo agire:</p>



<p><strong>“Gli antichi Poeti pensavano tutti gli oggetti sensibili come animati da Divinità o da Genii, chiamandoli con i nomi e adornandoli con le proprietà dei boschi, dei fiumi, delle montagne, dei laghi, delle città, delle nazioni, e di qualunque altra cosa i loro sensi dilatati e numerosi potessero percepire.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>E particolarmente studiarono il Genio d’ogni città e regione, dislocandolo sotto la sua Divinità Mentale;</strong></p>



<p><strong>Finché si venne formando un Sistema, da cui alcuni trassero vantaggio e resero schiavo il popolo col tentativo di rendere reali o di astrarre le Divinità Mentali dai loro oggetti – e così ebbe inizio il Clero;</strong></p>



<p><strong>Trascegliendo forme di culto da favole poetiche.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>E infine dichiarando che tali cose erano state ordinate dagli Dei.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Fu così che gli uomini dimenticarono che Tutte le Divinità risiedono nel cuore dell’Uomo”.&nbsp;</strong></p>



<p>A questa&nbsp;<em>ingenuità</em>&nbsp;– oppure:&nbsp;<em>originalità</em>&nbsp;del dio – anela William Butler Yeats, il grande poeta irlandese. Il suo inseguimento di Blake comincia da ragazzo; in uno scritto del 1897, William Blake e l’immaginazione, attacca così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Ci sono stati uomini che amavano il futuro come un’amante e il futuro mescolava il suo respiro con il loro e scuoteva i capelli intorno ad essi e li celava alla comprensione della loro epoca. Uno di questi uomini era William Blake e, se si espresse in modo confuso e oscuro, fu perché parlava di cose per le quali nel mondo a lui noto non trovava modelli atti a esprimerle”. </strong></p>
<cite><strong>(In: W.B. Yeats,&nbsp;<em>Magia</em>, a cura di Ottavio Fatica, Adelphi, Milano 2019)</strong></cite></blockquote>



<p>A differenza di Blake, aedo di un mondo a lui solo noto, Yeats, però, è un druido. In Yeats agisce l’invisibile non l’oscuro. D’altronde, Yeats comincia sul sentiero degli antichi miti irlandesi, manovra gli “inni antichi”; Blake parla da un mondo in cui gli dèi sono defunti e le pietre, lungi da ogni magia, sbadigliano. Nel sistema mistico di Yeats,&nbsp;<em>A Vision</em>, Blake occupa la “Fase sedici”, insieme a Paracelso e a “certe donne belle”, costituita da “una eccitazione senza meta” e da “un sogno antitetico”: “C’è sempre una componente di delirio, e quasi sempre il piacere di certe immagini splendenti o luminose di forza concentrata: la fucina del fabbro; il cuore; la forma umana nella sua massima vigoria; il disco solare; qualche rappresentazione simbolica degli organi sessuali; perché l’essere non può fare a meno di vantarsi del suo trionfo sulla propria incongruità”.&nbsp;</p>



<p>A differenza di Yeats, sintonizzato sul ‘profeta’, Thomas S. Eliot, preferiva il poeta. In un saggio uscito in origine su “Athenaeum” nel febbraio del 1920 scrisse che “La poesia di Blake ha la sgradevolezza della grande poesia”, scrisse che Blake, lungi dall’essere “un ingenuo, un selvaggio, una bestia sacra ai supercolti” era un poeta i cui lacerti lirici “si ritrovano in Omero, Eschilo, Dante e Villon e, nascostamente, nell’opera di Shakespeare”. Ossessionato dal lignaggio, Eliot ha bisogno di un ‘canone’, di una ‘istituzione’: eppure, non erra quando dice che è “terrificante e spaventosa” la “brutale onestà” di Blake – è il lavorio di chi strappa i veli, di chi denuda le forme. Il bello abbaglia.&nbsp;&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="618" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/exemplar-618x1024.jpg" alt="" class="wp-image-104253" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/exemplar-618x1024.jpg 618w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/exemplar-181x300.jpg 181w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/exemplar-600x994.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/exemplar.jpg 652w" sizes="(max-width: 618px) 100vw, 618px" /></figure>



<p>Blake morì d’estate, il 12 agosto del 1827, in stato d’estasi: “componendo e cantando poesie al suo Creatore”. Pur sulla soglia dell’indigenza, era scortato da radi allievi: la sua figura ardeva come un lume – mungitura di lingue araldiche attorno a lui. Quasi subito, un po’ tutti cercarono di carpire le ragioni di una mente eccentrica quale quella di Blake. Nel 1825 su “Urania; or, the Astrologer’s Chronicle, and Mystical Magazine”, Merlinus Anglicus,&nbsp;<em>The Astrologer of the Nineteenth Century</em>, pubblicò l’oroscopo di Blake. Era l’ultimo ‘servizio’ del primo e unico numero di “Urania”: la rivista, edita a Londra, al 24 di Fetter Lane, sotto gli auspici della “Metropolitan Society of Occult Philosophers”, pubblicava, tra l’altro, un articolo sulla simbologia del drago e un profilo dei “rimarchevoli eventi astronomici” accaduti quell’anno; naturalmente non mancavano le&nbsp;<em>Predictions for 1825</em>.&nbsp;</p>



<p>Dietro la maschera di “Merlinus Anglicus” si celava Robert Cross Smith (1795-1832), astrologo, nativo di Bristol, meglio noto con lo pseudonimo di “Raphael”. Nell’era dei giornali e dei ‘fatti’ si occupava di geomanzia, nell’epoca della ferrovia a vapore – la “Stockton &amp; Darlington Railway” fu inaugurata nel Regno Unito proprio nel 1825 – si dava all’antica arte di divinare gli astri. Inventò riviste e almanacchi – “The Straggling Astrologer”; “The Prophetic Messenger”; “Raphael’s Ephemeris” – di effimera durata.&nbsp;</p>



<p><em>Nativity of Mr. Blake</em>&nbsp;è uno dei documenti più eccentrici sorti intorno alla personalità inarginabile di Blake. Lo ha pubblicato Arthur Symons nel 1907 in&nbsp;<em>William Blake, a biography and selection of contemporary sources</em>; lo replichiamo in appendice. Tra le varie testimonianze, affascina quella della scrittrice inglese Charlotte Campbell, reperita nel suo diario. La signora – sposa, in seconde nozze, al reverendo Edward Bury, dama di compagnia di Carolina di Brunswick, principessa del Galles – incontrò Blake nel gennaio del 1820, “una di quelle rare persone che praticano l’arte per la sola felicità che essa gli reca”. La donna fu folgorata dalla “splendida immaginazione e genialità” di Blake:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Il signor Blake ignora tutto ciò che riguarda questo mondo e, da ciò che dice, temo sia tra le anime rare i cui sentimenti sono di gran lunga superiori alla propria situazione sociale. Appare sfinito, disfatto; ma il suo volto si illumina quando parla della sua attività. Immagino che raramente incontri qualcuno che condivida le sue idee: sono così estreme da elevarsi sopra il comune livello delle opinioni apprese. Non ho potuto fare a meno di comparare il genio di questo umile artista con quello del potente Sir Thomas Lawrence: Blake è certamente più degno di fama, per distinzione, rispetto a quest’ultimo. Il signor Blake, tuttavia, manca di quella saggezza mondana e di quella scaltrezza nei modi che permettono a un uomo di raggiungere un qualche successo in società. Ogni sua parola esprime l’esterrefatta semplicità della sua mente, una totale ignoranza nelle questioni mondane”.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Che ‘quadro’ meraviglioso: nell’<em>idiota</em>&nbsp;si rivela l’errore del ‘sistema’, la sfasatura, il punto in cui le cose si ricollocano nell’innocenza originaria. Nel primato di Adamo. Più che essere stigmatizzato dagli astri, Blake, all’equinozio del mondo, divora le stelle.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>**</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1012" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_in_Symons-1012x1024.png" alt="" class="wp-image-104254" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_in_Symons-1012x1024.png 1012w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_in_Symons-297x300.png 297w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_in_Symons-768x777.png 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_in_Symons-600x607.png 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_in_Symons-100x100.png 100w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_in_Symons.png 1280w" sizes="(max-width: 1012px) 100vw, 1012px" /></figure>



<p><strong>L’oroscopo di William Blake. L’artista mistico</strong></p>



<p>L’oroscopo qui riportato si calcola secondo la stima dell’ora di nascita di William Blake, soggetto ben noto tra gli esperti per la sua peculiare e ineguagliata genialità, per la vivida immaginazione. Le sue illustrazioni del libro di Giobbe gli hanno riservato diversi elogi; in effetti, nei modi che adotta questo artista non ha pari ai giorni nostri. Blake non era meno eccentrico e stravagante nelle proprie idee: pareva avere profonde relazioni con il mondo invisibile e secondo i suoi racconti (nei quali si dimostra certamente sincero) dice di essere stato sempre circondato dagli spiriti dei defunti di ogni epoca, nazione e paese. Afferma di aver avuto conversazioni con Michelangelo, Raffaello, Milton, Dryden oltre che con i protagonisti dell’antichità. Il suo ultimo poema gli è stato sussurrato dallo spirito di Milton; i disegni mistici di questo gentiluomo non sono meno curiosi e degni di nota per chi si libra oltre le trappole dell’elemento terreno, a cui spesso siamo fin troppo incatenati per poter comprendere la natura e le azioni del mondo degli spiriti.&nbsp;</p>



<p>I dipinti del Giudizio Universale, i profili di Wallace, Edoardo VI, Aroldo, Cleopatra e numerosi altri che abbiamo visto, sono davvero mirabili per lo spirito che li ha generati. Spesso abbiamo avuto il privilegio di incontrare Blake restando incantati dalla facoltà del suo dire, colmi di meraviglia per la straordinaria potenza emanata della sua persona; le sue convinzioni non sono frutto di superstizioni: egli vi crede con fermezza. I nostri limiti non ci permettono di indagare troppo negli abissi del suo genio: ci limitiamo a considerarlo uno straordinario esempio per gli studiosi di astrologia.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="131" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_2_in_Symons-1024x131.png" alt="" class="wp-image-104255" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_2_in_Symons-1024x131.png 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_2_in_Symons-300x38.png 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_2_in_Symons-768x98.png 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_2_in_Symons-600x77.png 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/Blakes_Horoscope_2_in_Symons.png 1233w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>In particolare, è probabile che le mirabili qualità eccentriche del suo pensiero siano gli effetti della Luna in Cancro nella dodicesima casa (segno e casa entrambi legati alla mistica), del trigono di Urano (o Herschel) nel segno mistico dei Pesci, della casa della scienza, e dal trigono mondano a Saturno nel segno scientifico dell’Acquario; quest’ultimo pianeta è in quadratura a Mercurio in Scorpione e in quintile al Sole e a Giove, nel mistico segno del Sagittario. Anche il quadrato di Marte e Mercurio, proveniente da segni fissi, ha notevole tendenza nell’acuire l’intelletto e getta le basi per idee fuori dall’ordinario. Altre ragioni reggono le bizzarre peculiarità sopra menzionate: per lo studioso sarà facile gioco scoprirle.&nbsp;</p>



<p><em>*In copertina: William Blake, Autoritratto, 1802 ca.</em></p>
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		<title>“Quando correvo nelle nere foreste”. Storia di W. J. Turner, il poeta amato da Yeats</title>
		<link>https://www.pangea.news/w-j-turner-yeats-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 05:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Dorothy Wellesley]]></category>
		<category><![CDATA[Inediti]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Walter James Turner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nato in Australia nel 1889, figlio dell’organista della cattedrale di Melbourne, intitolata a San Paolo, Walter James Redfern Turner “partì nel 1907 per Londra perché voleva diventare uno scrittore”. Così scrivono, con cristallina perentorietà, le biografie. Il ragazzo – viso che dardeggia, occhi complici in qualche labirintica oscurità – si fece, come si dice, da [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nato in Australia nel 1889, figlio dell’organista della cattedrale di Melbourne, intitolata a San Paolo, <strong><a href="https://adb.anu.edu.au/biography/turner-walter-james-redfern-8890/text15615" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Walter James Redfern Turner </a>“partì nel 1907 per Londra perché voleva diventare uno scrittore”.</strong> Così scrivono, con cristallina perentorietà, le biografie. Il ragazzo – viso che dardeggia, occhi complici in qualche labirintica oscurità – si fece, come si dice, da sé: cominciò con qualche scritto umoristico su “New Age”; il padre – morto quando aveva undici anni – gli diede in eredità alcuni rudimenti musicali che gli verranno utili: quasi subito, Turner pratica come critico e musicologo.</p>



<p>Perfezionò l’arte in Germania e in Austria; durante la Prima guerra militò nei ranghi della Royal Garrison Artillery. Da tempo, piuttosto, erano gli artiglieri del “Bloomsbury” ad averlo accolto tra le loro scolte. W. J. Turner – così passerà alle stampe – fu intimo di Virginia Woolf e di Vita Sackville-West; il suo primo libro in versi, <em>The Hunter and other Poems</em> (1916), fu accolto con condiviso entusiasmo. Quanto a tintura lirica, Turner prediligeva i Metafisici e Coleridge; lo affascinavano – come Dorothy Wellesley, poetessa per certe tensioni a lui simile – le pitture parietali, il gergo dei primordi, la cultura precolombiana. Ai suoi occhi – conficcati nelle letture di Alexander von Humboldt – l’Ecuador e il Messico, con i loro magnetici vulcani, possedevano il segreto profondo del verbo e dell’uomo.</p>



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<p>Nel 1918, a Chelsea, sposò Delphine Marguerite Dubuis; non ebbe figli. Aveva, piuttosto, una propensione al fuoco sacro dell’ira: litigò prima con Lady Ottoline Morrell – l’aveva contraffatta in irrispettosa caricatura nel dialogo satirico <em>The Aesthetes</em>: lei lo odiò a vita – poi con Siegfried Sassoon, il <em>war poet</em> con cui condivideva casa, in Tufton Street, Londra. Preferì dunque, pur inglesizzato, una vita da par suo, da selvatico, da uomo d’oltreoceano. In ogni caso, fu inserito nei repertori antologici dei “Georgian Poetry”, insieme a Robert Graves, D.H. Lawrence, Walter de la Mere e John Masefield. Dei suoi libri – dai titoli incisivi: <em>The Dark Fire, Time Like Glass, The Seven Days of the Sun</em> – si continuò a sussurrare a lungo. In particolare, Turner ebbe un importante supporter in William Butler Yeats. <strong>Nell’<em>Oxford Book of Modern Verse</em>, l’immane, estrosa, scapricciata antologia curata dal Nobel irlandese, Turner è forse l’autore più presente</strong>, con venti pagine (per intenderci, a Pound ne sono dedicate sette, a Auden quattro…).</p>



<p>È vero, a Yeats piaceva irretire i critici ed esaltare al rango di dèi i poeti semisconosciuti, figli del suo rapinoso fiuto – pensiamo a Margot Ruddock, a Dorothy Wellesley, pur poetesse dal talento adamantino, all’amico Shri Purohit Swami e al tonante George Barker –; prima di tutto, però, prediligeva chi sapeva fondere il gergo contemporaneo con il nitore classico, chi brandiva la poesia come un rito (e non come un frustrante frastuono), mostrandone le frange incantatorie. In particolare, <strong>di Turner, “poeta che leggo con ammirata stupefazione”, scrisse che “nei suoi versi migliori compete con Eliot in precisione,</strong> ma laddove il genio di Eliot è mondano, umano, impeccabile… Turner si muove in un mondo di simboli contraffatti, non ancora svelati”. Eliot – rappresentato in tredici pagine nell’antologia – non perdonò a Yeats il paragone.</p>



<p>A Yeats, più di tutto, piaceva l’<em>Hymn to her Unknown</em>, poemetto in cui Turner gergalizza Baudelaire – <em>À une passante</em> – svicolando verso i regni celesti. Eccone alcuni passi:</p>



<p><strong>“Disperato perché non posso rivaleggiare con le creazioni di Dio<br>penso a lei:<br>l’ho vista il ventiquattro agosto del millenovecento trentaquattro<br>mentre prendevo un tè al quinto piano di Sawn and Edgar’s<br>a Piccadilly.</strong></p>



<p><strong>Sedeva di fronte a me, con una donna anziana e una più giovane<br>e un bimbo di circa cinque anni;<br>capii che una era la madre,<br>indossava la fede, fitta di diamanti.</strong></p>



<p><strong>Avrà avuto venticinque anni,<br>snella, aggraziata, esatta;<br>nessun manierismo dei sobborghi<br>ne sobillava la posa, nessuna affettazione<br>ma un dire sobrio, chiaro e modi cauti –<br>aveva folti capelli, non tinti.</strong></p>



<p><strong>Sapeva della sua bellezza, sapeva<br>di essere attraente – era fredda, determinata<br>rideva a bocca piena, con magnifici denti.</strong></p>



<p><strong>Ma mi dispero perché<br>non so descrivere agli occhi del presente<br>e del futuro l’immagine che ho visto.</strong></p>



<p><strong>A cosa serve dunque un poeta? Che farsa farsi<br>dire creatore e non saper riprodurre<br>ciò che gli occhi hanno visto.</strong></p>



<p><strong>Non mostrò di vedermi<br>ma sapevo che lei sapeva che sapevo –<br>i nostri occhi s’incrociarono, come in fuga,<br>con quel luccichio primaverile di farfalle<br>che Coleridge giura di aver visto<br>nel <em>Venus and Adonis</em> di Shakespeare. […]</strong></p>



<p><strong>I nostri corpi fusi in fiamma di cristallo<br>ardevano nell’empireo infinito<br>finché l’illimite blu non si ubriaca<br>in globo perfetto<br>come la bolla che regola gli oceani<br>fuoco di ogni fuoco che trascende<br>l’amore di Dio, l’amore di Dio, l’amore di Dio”.</strong></p>



<p>La fama di Turner, tuttavia, era già trascesa: trascolorava. Diventò celebre per gli studi dedicati a Beethoven, Berlioz, Mozart e Wagner (che non amava): ingenui, dicono, ma pieni di genuine intuizioni. Amava Toscanini, fu tra i primi a riconoscere il talento di paladini della nuova musica, Schönberg, Berg, Webern e Hindemith. Continuò a scrivere poesie, ma quasi subito i suoi libri in versi sciamavano, dimenticati. Per qualche anno, lavorò come critico per lo “Spectator”. Turner morì nel novembre del 1946, a causa di una trombosi cerebrale. Molti vecchi amici erano morti prima di lui; gli altri non parteciparono al funerale. Diceva che il tempo è come vetro, che tutto passa per non passare mai – forse, è l’uomo a essere vetro, creatura che va in frantumi, di cui è impossibile – se non per granai di sangue – ricostruire l’intero.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="682" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/11/711WH5LmPL._AC_UF8941000_QL80_-1.jpg" alt="" class="wp-image-101714" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/11/711WH5LmPL._AC_UF8941000_QL80_-1.jpg 682w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/11/711WH5LmPL._AC_UF8941000_QL80_-1-205x300.jpg 205w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/11/711WH5LmPL._AC_UF8941000_QL80_-1-600x880.jpg 600w" sizes="(max-width: 682px) 100vw, 682px" /></figure>



<p>***</p>



<p><strong>Walter James Turner</strong></p>



<p><em>Geologica</em></p>



<p>Siamo i gingilli, i giocattoli dell’era<br>come i rettili giganti del pre-Pleistocene<br>sgasati tra temperature calde, in mezzo<br>a fronde simili a giraffe, degno equipaggio<br>del dio-sole, i suoi destrieri, i suoi pascoli,<br>pastura di lussuriosa rabbia tra i monti.<br>Stravagante fu il suo fiammato esistere, finché<br>la glaciale Regina Luna non gli colpì il cuore<br>senza placare la sua brama. Raccolte<br>le forze, si alzò, lento e scheletrico, fronte<br>piccola, spigolosa di dolori, piantando<br>amori segreti, in miniatura, da spezzare<br>davanti a quel ceruleo volto di cera, ancora e ancora,<br>incatenato a ciechi selvaggi schiavi: andò<br>a capofitto, ma senza fretta, devoto alle subdole cose.</p>



<p>*</p>



<p><em>Il tempo è come vetro</em></p>



<p>Nel tempo pari a vetro le stelle sono<br>incastonate come farfalle che volano<br>fisse nella vitrea retina del tempo<br>insieme alle montagne e agli occhi delle ragazze.</p>



<p>Sopra la fredda Cordigliera pende<br>l’alata aquila e la luna:<br>dalla gola innevata sboccia l’orchidea<br>dall’oscurità ci fissa il cupo babbuino:</p>



<p>il bianco Himalaya, rapina di rocche;<br>l’orso dagli occhi-gioielli che vaga nelle cave;<br>le mandrie che muggiscono per la pianura;<br>l’Ombra che sfoga nelle umane tombe:</p>



<p>tutto come le stelle è confitto nel tempo<br>svanisce ma non passa: anche il sole<br>destinato a sfiorire, è inchiodato<br>nel tempo che è pari a vetro.</p>



<p>*</p>



<p><em>Le grotte dell’Alvernia</em></p>



<p>Fu lui a scolpire il rosso cervo e il toro<br>sulla nuda roccia della grotta<br>dopo essere tornato dalla guerra<br>sfregiato da molte ferite:<br>scolpì il cervo rosso e il toro<br>sulla nuda roccia della grotta.</p>



<p>Le stelle fiottarono oltre quel covo<br>le nuvole sembravano turpi trombe<br>gli alberi si sgranchirono come sogni ostili,<br>fiori con facce fatate si lanciavano<br>fino al cielo, pendevano soffici<br>d’oro e bianchi e blu.</p>



<p>La donna sbriciolava il grano<br>il suo cuore: un fuoco ben vegliato;<br>il vento solleticava la sua anima<br>come una mano fa con la lira,<br>il vento graffiava sulla pietra<br>i simboli del desiderio.</p>



<p>Cervo rosso in una nera foresta<br>le tue corna lacerano il cielo:<br>svanisci nel buio<br>ti dilegui come un incubo<br>e da una freccia sei ucciso:<br>non sei che l’oscura carne del vento.</p>



<p>Toro assiso nelle paludi<br>immobile e fermo come<br>una bruna roccia nella pianura<br>senza alberi né vette:<br>toro, sei il segno della vita, segno<br>di una cupa, fallica volontà.</p>



<p>Dai loro occhi morti, bianchi<br>il vento sgorga ancora, soffia<br>sopra i cuori che tremano:<br>quando il cacciatore li disegna<br>la vita del toro e del cervo<br>si rinnova da quel passato oscuro.</p>



<p>Siedo al suo fianco, a notte<br>tocco con le dita quella rossa pietra:<br>corro per infinite foreste<br>cerco la sconosciuta cosa<br>che non è né toro né cervo<br>che quelle bestie mostrano;</p>



<p>da quelle forme appena abbozzate<br>il grido esausto della sua anima<br>quando correva nelle nere foresta<br>e uccideva senza sapere perché:<br>era pieno di canto e di forze allora<br>e da lui fluiva solido il cielo.</p>



<p>Il vento soffia dal rosso cervo e dal toro<br>le nuvole sembrano turpi trombe<br>gli alberi esigono sogni selvaggi<br>i fiori ti fissano con trasognati sguardi:<br>o cacciatore, la tua ombra si erge<br>dalla tana nel bosco!</p>



<p>*</p>



<p><em>Romanza</em></p>



<p>Quando avevo appena tredici<br>anni andai in una dorata terra<br>il Chimborazo e il Cotopaxi<br>mi presero la mano.</p>



<p>Mio padre morì, mio fratello pure<br>passarono come fluttuanti sogni:<br>dimoravo dove Popocatapetl<br>brilla alla luce del sole.</p>



<p>Sentii la voce del maestro svanire<br>i ragazzi che giocavano, distanti:<br>il Chimborazo e il Cotopaxi<br>mi avevano rapito.</p>



<p>Marcia nel grande dorato sogno<br>avanti e indietro da scuola:<br>lo splendente Popocatapetl<br>dominava sulle strade in polvere.</p>



<p>Tornai a casa con un bruno ragazzo<br>d’oro e non dissi mai una parola:<br>il Chimborazo e il Cotopaxi<br>mi avevano sottratto il verbo:</p>



<p>contemplai l’incanto del suo incarnato<br>più bello di qualsiasi fiore:<br>o splendido Popocatapetl<br>fu la tua ora magica:</p>



<p>le case, la gente il traffico sembravano<br>sogni fatali smembrati dal giorno:<br>il Chimborazo e il Cotopaxi<br>mi avevano rubato l’anima!</p>



<p><em>*In copertina: W. J. Turner (a destra) e Siegfried Sassoon fotografati da Lady Ottoline Morrell</em></p>
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		<item>
		<title>“In questo sconsacrato tempo”. Elogio di Cecil Day-Lewis, un minore di genio che imitava Auden e Dylan Thomas</title>
		<link>https://www.pangea.news/cecil-day-lewis-firenze-italia-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 05:27:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1953 Cecil Day-Lewis tenta il suo “più ambizioso poema”. Eletto “Professor of Poetry” a Oxford, ormai libero dalla velenosa influenza di W.H. Auden (che gli succederà, nel 1956, sull’augusta cattedra: seguiranno, tra gli altri, Robert Graves, Seamus Heaney, Simon Armitage…), CDL è pronto a mungere all’eccesso il suo talento. Il libro s’intitola An Italian [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 1953 <a href="https://www.poetryfoundation.org/poets/cecil-day-lewis" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cecil Day-Lewis</a> tenta il suo “più ambizioso poema”. Eletto “Professor of Poetry” a Oxford, ormai libero dalla velenosa influenza di W.H. Auden (che gli succederà, nel 1956, sull’augusta cattedra: seguiranno, tra gli altri, Robert Graves, Seamus Heaney, Simon Armitage…), CDL è pronto a mungere all’eccesso il suo talento. <strong>Il libro s’intitola <em>An Italian Visit</em>, è suddiviso in sette sezioni che dimostrano l’onnivoro genio ‘scenico’ del poeta.</strong> Si passa, così, dal dialogo lirico – <em>Dialogue at the Airport; The Homeward Pospect</em> – all’elegia – <em>Elegy Defore Death: at Settignano</em> – dall’epistola in versi – <em>A Letter from Rome</em> – al poemetto shakespeariano (<em>Bus to Florence</em>). La sezione più affascinante s’intitola <em>Florence: Works of Art</em>, da cui abbiamo estratto alcuni brani. <strong>Cecil Day Lewis ‘imita’ le voci di alcuni poeti – Thomas Hardy, Dylan Thomas, William Butler Yeats, Robert Frost, l’ex amico Auden</strong> – che commentano (per lo più in un gioco di sfalsati rimandi, a specchio) le opere d’arte ammirate a Firenze. Di fatto, CDL costruisce una sorta di ‘museo’ lirico, una gliptoteca della poesia inglese moderna; l’abilità del falsario giunge a geniale eloquenza, mai prima d’allora il <em>d’après</em> era stato eletto a cifra d’arte, a miliare postura poetica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/s-l1600-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97627" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/s-l1600-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/s-l1600-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/s-l1600-600x800.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/s-l1600.jpg 810w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Gli amici – quelli che nel frattempo non erano defunti – non la presero bene: non di rado, l’imitatore supera l’imitato – inimitabile, d’altronde, è categoria che afferisce soltanto all’oltremondano. In realtà, alla foce di <em>An Italian Visit</em>, tra i libri più inconsueti del lirico dopoguerra inglese, ci sono i classici latini: <strong>non tanto Orazio o Properzio (i miti, rispettivamente, di Iosif Brodskij e di Ezra Pound), ma Virgilio, di cui Cecil Day-Lewis aveva tradotto le <em>Georgiche</em> (1940) e l’<em>Eneide</em> (1952)</strong> e di cui stava traducendo le <em>Ecloghe</em> (1963).</p>



<p>Nato a Ballintubbert, Irlanda, nel 1904, ‘strozzato’ dal polimorfico genio di Auden – che lo coinvolse nell’utopia comunista e nelle spire della poesia ‘sociale’ –, Cecil Day-Lewis, in realtà, è l’ultimo antico della poesia inglese: poco avvezzo ai modernismi, ha il passo di un aratore del verbo, di uno che alla voluttà della velocità preferisce il vomere. Destinato, per fattura di sguardo, a restare un ‘minore’, <strong>Cecil Day-Lewis fu eletto – forse proprio per queste ragioni – “Poet Laureate of the United Kingdom” nel 1968: imperava Elisabetta II.</strong></p>



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<p>Artista ambidestro, CDL fu celebre, per un po’, come scrittore di ‘gialli’, composti sotto la celata dello pseudonimo: Nicholas Blake. Il suo personaggio capitale, il detective privato Nigel Strangeways, gentleman, versato in poesia, nipote di un commissario di Scotland Yard, è modellato sul profilo di Auden. I romanzi gialli di CDL, un tempo pubblicati da Mondadori, ripresi di recente da Giunti, ebbero un successo notevole: <em>The Beast Must Die </em>(1938) è stato adattato al cinema, tra l’altro, da Claude Chabrol. In alcuni di questi libri scritti per diletto, il poeta tradisce le proprie convinzioni politiche: <em>The Sad Variety</em> (1964) è, di fatto, una violenta satira della dottrina comunista sovietica. Fece falò della giovinezza ‘a sinistra’, con il piglio di chi compie un addestramento.</p>



<p>Uomo altrimenti refrattario alla presenza pubblica, sottile, a tratti retrattile e rettile, Cecil Day-Lewis abitò una vita amoroso piuttosto turbolenta. Il fatidico viaggio in Italia che gli suggerì il suo libro più eccentrico – <strong><a href="https://www.bloomsbury.com/uk/italian-visit-9781448203505/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ripubblicato, qualche anno fa, da Bloomsbury</a></strong> – lo compì accompagnato dalla scrittrice pluridovorziata Rosamund Lehmann, la più canonica tra le sue amanti. Nel 1928 si era accasato con Constance Mary King, che aveva mollato per sposare, nel 1951, l’attrice Jill Balcon. Più giovane di lui di vent’anni, Jill donò al poeta, nel 1957, il quarto figlio, Daniel Day-Lewis, l’attore di <em>Gangs of New York, L’ultimo dei Mohicani, Lincoln</em> e <em>Il filo nascosto</em>, tre volte Oscar come miglior attore, un record. Tuttavia, al rigoroso, elegante, sagace, crudele Cecil Day-Lewis neppure lei bastava – non gli bastava nulla.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="942" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/daniel-d-lewis-in-plastic-armour-942x1024.jpg" alt="" class="wp-image-97629" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/daniel-d-lewis-in-plastic-armour-942x1024.jpg 942w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/daniel-d-lewis-in-plastic-armour-276x300.jpg 276w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/daniel-d-lewis-in-plastic-armour-768x834.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/daniel-d-lewis-in-plastic-armour-600x652.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/11/daniel-d-lewis-in-plastic-armour.jpg 994w" sizes="(max-width: 942px) 100vw, 942px" /><figcaption class="wp-element-caption">Daniel Day-Lewis, quarto figlio di Cecil, bambino</figcaption></figure>



<p>***</p>



<p>Vi vedo, angeli dal volto chierichetto<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; che squillate dal muro del museo:<br>una volta, in foggia di cantore o decano<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; urlasti dalla cava di una quercia:<br>nulla in questo sconsacrato tempo è definitivo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tutto deve ancora accadere.<br>Anch’io dissi della mia stridula giovinezza<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; come un uccello tra codici e cifre<br>disserrando il salmo o intonando il Magnificat.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Inatteso come la Sapienza Primordiale<br>completamente sordo, cinguettavo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il miglio dei mattutini, allegro<br>al sibilo sinuoso dell’armonium<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; mi agitai durante il sermone:<br>i bombi erravano sulla finestra aureolata d’edera<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; indirizzavano il mio pensare all’aria – esultai<br>ma le voci si spezzarono in più voci<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il cuore è il miele della melodia, va raccolto<br>come fosse fieno. I coristi del Duomo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; tubano in eterno, nella loro angelica posa:<br>avrei cantato ancora, prima che i palpiti della gioia<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; svanissero e si congelasse la mia satura fede.</p>



<p><em>Donatello: Giuditta e Oloferne</em></p>



<p>(William Butler Yeats)</p>



<p>*</p>



<p>Non ricordo più tremenda mattina.<br>La nascita, dici? Non darei troppa importanza<br>alla nascita. Le nascite non sono indizi di un nuovo inizio.<br>Comunque: voleva accasciarsi per smaltire il dolore<br>il che l’ha resa bestia tra le bestie sul graticcio della stalla.</p>



<p>Pastori e magnati in punta di piedi, nel fieno<br>(in una locanda si trova di tutto, pensava, assisa nel sonno):<br>anche il bambino – pareva parte di un’allucinazione delle nevi<br>era irreale. A suo modo, si sarebbe dimostrato<br>un bravo figlio, pur con compiti che oltrepassavano le sue doti. Qualsiasi cosa</p>



<p>cercasse quando se ne andò da casa, trascinando gli amici nella sua<br>folle danza, non la dimenticò, come avrebbero fatto altri ragazzi.</p>



<p>La mattina delle mattine fu quando qualcuno volò<br>a dire che la sua tana sarebbe diventata il palazzo<br>di una regina; il tavolo su cui lavorava diventò come oro<br>nel frutteto divampò la primavera: tutto,<br>fiori e uccelli, s’impennò nel verde.<br>Il visitatore disse che Maria avrebbe<br>trasformato quel villaggio in un paradiso.<br>Disse qualcosa riguardo a un Principe Salvatore<br>ma lei udì soltanto: “Avrai un figlio”<br>e fu per quello che esplose la primavera. Accadeva spesso<br>che gli angeli portassero notizie simili: da allora<br>mai più sorrise un celeste, arreso a tale beata ignoranza.</p>



<p><em>Piero di Cosimo: Perseo libera Andromeda</em></p>



<p>(Wystan H. Auden)</p>



<p>*</p>



<p>Tutto è lì. La vittima grugnisce<br>e gli amici hanno la posa<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; adatta al disastro;<br>salvezza il seduttore sguaina la spada<br>mentre dal fiordo, magro e magistrale,<br>terrifica violenza, tumida dedizione,<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; la consueta mostruosità.<br>Quando il prezioso della speranza svanisce<br>la virtù non ha valuta e il nero<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vendicatore si erge<br>sappiamo che saranno sempre in due<br>ad andarsene senza motivo<br>discutendo animatamente<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; sull’aumento dei prezzi.<br>Da ogni lato la crisi getta<br>stranezze e umani gesti. Quelli<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; non sono essenziali.<br>Guarda, piuttosto, il rozzo Orrore:<br>l’Uomo delle Nuvole lo colpisce a morte<br>armato di pugnale e testa di gorgone –<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; magiche credenziali.<br>Bianca sulle rocche, Andromeda.<br>La madre ha preteso troppo.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il profondo non ha pazienza.<br>L’incubo serra i denti. Il salvatore<br>penetra. Macina vittoria. Tutto è suo.<br>Genitori e parenti si accalcano per le<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; congratulazioni.<br>Ma quando si tratta di spartire il dolore<br>sopra i laghi centrali<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; non sarai così fortunato.<br>Non è bene dargli credito:<br>con nitore puoi porre fine alla sofferenza<br>o reprimere ogni tregua.<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Per te, è insopportabile.</p>



<p><em>Verrocchio: Putto con delfino</em></p>



<p>(Dylan Thomas)</p>



<p><em><a href="https://www.pangea.news/pan/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">*Un articolo di Cecil Day-Lewis, che racconta il libro di Aldous Huxley “Eyless in Gaza”, è oggetto di un numero della nostra rivista PAN, a cui ci si inscrive passando di qui.</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/cecil-day-lewis-firenze-italia-poesia/">“In questo sconsacrato tempo”. Elogio di Cecil Day-Lewis, un minore di genio che imitava Auden e Dylan Thomas</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Storia scandalosa di Michael Field: due donne, l’amore saffico e la passione per la poesia</title>
		<link>https://www.pangea.news/michael-field-opere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 04:02:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[amore saffico]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Botticelli]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Acerbi]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Field]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era stato Robert Browning, il sommo poeta vittoriano, a svelare l’autentica identità di Michael Field. Dietro la maschera dell’autore di drammi in versi tanto elogiati dalla critica, si nascondevano due donne, Katharine Harris Bradley ed Edith Emma Cooper, imparentate, legate da saffico sentimento. Ne nacque uno scandalo, assai english. Le donne, ben inserite nella società [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/michael-field-opere/">Storia scandalosa di Michael Field: due donne, l’amore saffico e la passione per la poesia</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Era stato Robert Browning, il sommo poeta vittoriano, a svelare l’autentica identità di Michael Field. Dietro la maschera dell’autore di drammi in versi tanto elogiati dalla critica, <strong>si nascondevano due donne, Katharine Harris Bradley ed Edith Emma Cooper, imparentate, legate da saffico sentimento.</strong> Ne nacque uno scandalo, assai <em>english</em>. Le donne, ben inserite nella società letteraria dell’epoca – frequentavano Oscar Wilde e George Meredith; Rudyard Kipling le andava a trovare nel cottage di famiglia, nei dintorni di Bristol: il cane della coppia divorò il coniglio che accompagnava l’estroso ‘Ruddy’ – non si lasciarono irretire dall’ipocrisia dei critici, che improvvisamente voltarono loro le spalle. Scrissero ancora molto, libere da vincoli – la cospicua eredità aiutava –, secondo l’estro dell’estetismo.</p>



<p>Ma andiamo con ordine. <strong>La mente della coppia era Katharine: nel 1875, con lo pseudonimo maschile di Arran Leigh, aveva pubblicato la prima raccolta di versi, <em>The New Minnesinger</em>,</strong> nata da una delusione d’amore (a Parigi, tra veli e pudori, si confessò al fratello di un’amica, più anziano di venticinque anni, prematuramente morto), sotto la stella di Elizabeth Barrett Browining. Katharine era figlia di un importante produttore di tabacco, morto che lei aveva due anni; la famiglia aveva fisime apocalittiche: finanziava profeti e millenaristi – tra cui la visionaria Joanna Southcott – con la mania della fine del mondo. Probabilmente, sapere che tutto è effimero dava a quegli imprenditori di successo un certo conforto, una giustificazione. Edith era la nipote di Katharine, figlia della sorella maggiore, Emma. La zia, di sedici anni più grande, diventò la tutrice della nipote, vista la difficoltà della sorella, resa invalida dal secondo parto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="777" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/ab-wpc-bkk_xbl-821-89-f4551_001-777x1024.jpg" alt="" class="wp-image-96273" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/ab-wpc-bkk_xbl-821-89-f4551_001-777x1024.jpg 777w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/ab-wpc-bkk_xbl-821-89-f4551_001-228x300.jpg 228w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/ab-wpc-bkk_xbl-821-89-f4551_001-768x1012.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/ab-wpc-bkk_xbl-821-89-f4551_001-600x790.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/ab-wpc-bkk_xbl-821-89-f4551_001.jpg 820w" sizes="(max-width: 777px) 100vw, 777px" /></figure>



<p>Katharine, dal temperamento indocile, giocava a fare l’atea, si dava a riti paganeggianti, orientò Edith a studiare l’ellenismo e i poeti della Grecia antica. <strong>“Abbiamo molte cose da fare e da dire che il mondo non tollererà dalle labbra di una donna”, scrisse, di getto, all’amico Robert Browining.</strong> Non è un caso se la prima grande opera delle due, celate dal nome di Michael Field, <em>Long Ago</em>, stampata nel 1889 da George Bell &amp; Sons con grafica ellenizzante, è una traduzione-reinvenzione del canzoniere di Saffo. Il libro – tra gli efficaci esempi della ‘colonizzazione’ culturale inglese dell’antico, dalla Persia all’India alla Grecia classica – fu piantumato di lodi, a tratti clamorose. In effetti, il tono dei versi è posato, icastico, esatto: scolpito nel latteo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>La morte è un male: se fosse benedetta<br>Immediatamente<br>Morirebbero gli Immortali!<br>Ma i beati non smettono<br>la gioia del respiro:<br>Sospira Afrodite –<br>“Ah, Adone!” – s’imbroncia primavera<br>Sempre giovane: l’amante dall’amante mortale<br>Si separa – separazione è l’aspro astro della morte.</strong></p>



<p><strong>Eppure, argenteo Espero<br>La più bella stella<br>Espero caro semina<br>Il mattino e non so se sia meglio<br>Perdere il prezioso della vita<br>Per spartirlo nella felicità, insieme;<br>Chi si incontra per separarsi<br>Deve scegliere l’ora della sera<br>Che ogni beatitudine rinnova.</strong></p>
</blockquote>



<p>L’amicizia con Bernard Berenson, il grande storico dell’arte americano, permise alla coppia un particolare Grand Tour nei musei più importanti d’Europa. <strong>Dalla visita scaturì il libro più complesso di Micheal Field, <em>Sight and Song</em>, stampato da Elkin Mathews, a Londra, nel 1892.</strong> Il testo raccoglie 31 descrizioni in versi di altrettante opere d’arte, da <em>Venere, Mercurio e Cupido</em> di Correggio alla <em>Nascita di Venere</em> di Botticelli, dal <em>San Girolamo</em> di Cosmè Tura alla <em>Pietà</em> di Carlo Crivelli e la <em>Morte di Procri</em> di Piero di Cosimo. Già dalla scelta dei soggetti – non banale – s’intuisce l’intenzione del lavoro: antiromantico, al di là dei Preraffaelliti, oltre l’estetismo (di cui, comunque, si rinnovano i metodi poetici). Specie di profezia di ciò che accadrà nel Novecento, quando il legame tra poesia e arte (esempi rapidi: Rilke/Cézanne; Valéry/Leonardo; Char/De Staël; Saint-John Perse/Braque; Malraux/Picasso; Montale/De Pisis; Testori/Gaudenzio Ferrari) assume propria norma.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Scopo di questo piccolo libro è, per quanto possibile, tradurre in versi ciò che di per sé cantano le linee e i colori dei quadri scelti; per esprimere non tanto ciò che queste opere rappresentino per il poeta, ma la poesia che incarnano <em>oggettivamente</em>”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Nella prefazione al libro – di cui, in appendice, per la cura di Elisabetta Acerbi, si propone una antologia spiccia – Katherine ed Edith, cioè Michael Field, giustificano il progetto: “vedere il cuore delle cose, il loro centro” – <em>to see things from their own centre</em> – piuttosto che optare per “l’abitudinaria ‘centralizzazione’ del visibile in noi stessi”, così da ottenere una poesia “più chiara, meno passiva, intima”. Il libro apriva un tema – il rapporto tra le parole e i segni, tra i verbi e i colori, tra poesia e immagine; o meglio: la ‘poesia disegnata’ – importante, anteponendo la ragione al sentimento, l&#8217;osservazione alla statuaria del sentire: non ci fu modo di analizzarlo con coerenza. I letterati, galvanizzati dallo scandalo – le lesbiche poetanti – abbordarono il libro con bordate critiche. <strong>Anche William Butler Yeats, che pure era stato un fan dei <em>plays</em> di Micheal Field, non si sottrasse al gioco al massacro:</strong> su “Bookman” (July, 1892) scrisse che <em>Sight and Song</em> era un libro “interessante, suggestivo, eppure insoddisfacente”, augurandosi che “l’immaginazione poetica” di Micheal Field fosse spesa “per scrivere una gradevole guida sulle maggiori gallerie d’arte d’Europa, piuttosto che costringerci a un libro affollato di disordinate fantasie”. Ormai certo della propria posizione, Yeats rifiutò l’ennesimo dramma di Michael Field, <em>Deirdre</em>, proposto nel 1903 per il nascente Abbey Theatre.</p>



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<p>L’estrema vita di Katherine e di Edith fu all’insegna dell’inseguimento religioso<strong>. Le due, come sempre in coppia, si convertirono al cattolicesimo, nel 1907:</strong> le ultime poesie – <em>Poems of Adoration</em>, 1912 e <em>Mystic Trees</em>, 1913 – sono, di fatto, un sacro canzoniere del dolore, tradiscono il confronto costante con il crisma della Passione. Si strinsero nel voto di castità; ruppero con le antiche amicizie. Alcuni malignarono che la religione era la nuova moda del decadentismo. Edith morì di cancro al seno nel 1913, due settimane prima di Natale; Katherine, afflitta dallo stesso male, morì nove mesi dopo – partorì la morte, per così dire. Furono sepolte insieme, a Mortlake, in una chiesa intitolata a Maria Maddalena: la lapide che sigilla le loro mortali spoglie fu distrutta – e mai più ricostruita.</p>



<p>Per un po’, Michael Field fu il paladino di un certo, raffinato femminismo: nel 1998 Emma Donoghue ha pubblicato lo studio biografico <em>We Are Micheal Field</em>. Nel 2022 la Princeton University Press ha pubblicato, per la cura di Carolyn Dever, <strong><a href="https://press.princeton.edu/books/hardcover/9780691203447/chains-of-love-and-beauty" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parte del monumentale diario delle due donne come <em>Chains of Love and Beauty</em>.</a></strong></p>



<p>Arduo penetrare nei meandri di una intimità tanto sconcertante.</p>



<p>***</p>



<p><strong>da: <em>Sight and Song</em> – Michael Field (Katherine Bradley, Edith Cooper)</strong></p>



<p><strong>L’INDIFFÉRENT</strong></p>



<p>WATTEAU</p>



<p><em>Louvre</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="750" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/LIndifferent_-_Jean-Antoine_Watteau_-_Musee_du_Louvre_Peintures_MI_1122-750x1024.jpg" alt="" class="wp-image-96274" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/LIndifferent_-_Jean-Antoine_Watteau_-_Musee_du_Louvre_Peintures_MI_1122-750x1024.jpg 750w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/LIndifferent_-_Jean-Antoine_Watteau_-_Musee_du_Louvre_Peintures_MI_1122-220x300.jpg 220w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/LIndifferent_-_Jean-Antoine_Watteau_-_Musee_du_Louvre_Peintures_MI_1122-768x1049.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/LIndifferent_-_Jean-Antoine_Watteau_-_Musee_du_Louvre_Peintures_MI_1122-600x819.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/LIndifferent_-_Jean-Antoine_Watteau_-_Musee_du_Louvre_Peintures_MI_1122.jpg 791w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<p>Danza su una punta<br>leggiadro come Mercurio:<br><em>Dolce araldo, consegna il tuo messaggio!</em> No,<br>egli continua a danzare; è suo il mondo,<br>la luce del giorno e il cappello alato.<br>Gli occhi sono rotondi<br>al di sotto della falda:<br>danzare ovunque si trovi<br>è il suo solo destino,<br>è per questo che è nato.</p>



<p>Danza in un mantello<br>di vermiglio e blu:<br><em>Fanciullo spensierato sotto alla quercia,</em><br><em>vieni, ridi, ama!</em> Invano ci corteggiamo;<br>è una farfalla fatta uomo:<br>nessun’anima né bacio,<br>nessuno sguardo né gioia.<br>Sebbene grande abbastanza per i piaceri virili,<br>è un ragazzo,<br>lui che danza e deve morire.</p>



<p>*</p>



<p><strong>LA NASCITA DI VENERE</strong></p>



<p>SANDRO BOTTICELLI</p>



<p><em>Galleria degli Uffizi</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="643" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Sandro_Botticelli_-_La_nascita_di_Venere_-_Google_Art_Project_-_edited-1024x643.jpg" alt="" class="wp-image-96275" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Sandro_Botticelli_-_La_nascita_di_Venere_-_Google_Art_Project_-_edited-1024x643.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Sandro_Botticelli_-_La_nascita_di_Venere_-_Google_Art_Project_-_edited-300x188.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Sandro_Botticelli_-_La_nascita_di_Venere_-_Google_Art_Project_-_edited-768x482.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Sandro_Botticelli_-_La_nascita_di_Venere_-_Google_Art_Project_-_edited-600x377.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Sandro_Botticelli_-_La_nascita_di_Venere_-_Google_Art_Project_-_edited.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Crespe di onde straripano avvolgendo<br>una conchiglia che diviene barca;<br>rose come uccelli volano, fluttuano<br>nell’aria pungente; le vesti si agitano:<br>soffia la brezza, con le ciocche<br>preda del vento<br>e i capelli sciolti come spire,<br>su una donna che cerca di coprire&nbsp;<br>la neonata bellezza con una treccia<br>dorata sulle nudità.</p>



<p>Il suo corpo freddo e diafano dolcemente<br>accoglie il manto mosso dal vento, di rose<br>e di margherite trapunto, che Flora protende<br>verso di lei prima che posi i piedi<br>sulla riva verde del mondo:<br>Flora, vestita di fiordalisi,<br>il collo cinto da una corona di rami<br>sfioriti, sul petto rose canine,<br>alla sua dea si affretta a porgere<br>l’ampia tunica della primavera.</p>



<p>Mentre dall’oceano, con respiro affannoso,<br>sospinti verso la baia,<br>dalla veste color oliva e le grigie ali,<br>e costellati di steli di rosa recisi<br>sopraggiungono Zefiro e Borea,<br>uniti nell’ammirazione, in un unico desiderio:<br>l’avanzare delle fredde acque nella luce dell’aurora<br>solleva ancor più il piede di Borea,<br>mentre con il soffio sospinge la conchiglia<br>là dove le canne invadono la sabbia.</p>



<p>Lei, posata sulla conchiglia cullata dalle onde:<br>un’ombra di tristezza è nei suoi occhi<br>che si atteggiano con ritrosia;<br>una pausa sulle labbra, un sortilegio,<br>un candore troppo solitario per parlare;<br>nessun sapere sulla fronte.<br>Vergine forestiera, venuta a cercare<br>riparo nei possenti rami d’arancio<br>mossi appena dalla brezza di mare;<br>lei, l’Amore che non ha conosciuto.</p>



<p>*</p>



<p><strong>METTIUS CURTIUS</strong></p>



<p>IGNOTO</p>



<p><em>National Gallery</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="794" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/n-1304-00-000017-hd-794x1024.jpg" alt="" class="wp-image-96276" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/n-1304-00-000017-hd-794x1024.jpg 794w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/n-1304-00-000017-hd-233x300.jpg 233w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/n-1304-00-000017-hd-768x991.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/n-1304-00-000017-hd-600x774.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/n-1304-00-000017-hd.jpg 837w" sizes="(max-width: 794px) 100vw, 794px" /></figure>



<p>Giunge da quel castello sulla cima erta,<br>non è romano, ma un affascinante cavaliere cristiano<br>dalla veste celeste e il mantello di un rosso lucente,<br>i capelli d’oro mossi dal vento e un viso giovane acceso<br>dalla gloria nel trionfo della falcata.<br>Sebbene il mite cavallo color ambra si impenni alla vista<br>delle fiamme rosse e, pronta a colpire, la mano<br>destra sia stretta al pugnale, il viso mantiene<br>appropriata delicatezza, la stessa di San Michele che resiste al demonio.<br>Dolce è lasciare la propria vita<br>nel vivido orgoglio ed essenza del respiro.<br>Sorride pensando alla breccia che presto si chiuderà su di lui:<br>scorge al di sopra una nuvola colma di sole che proietta<br>il suo candido fulgore, mentre incontro alla morte si dirige.</p>



<p>*</p>



<p><strong>LA MADDALENA</strong></p>



<p>TIMOTEO VITI</p>



<p><em>Pinacoteca di Bologna</em> *</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="630" height="898" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Timoteo_Viti_S._Maria_Maddalena_1508.jpg" alt="" class="wp-image-96277" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Timoteo_Viti_S._Maria_Maddalena_1508.jpg 630w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Timoteo_Viti_S._Maria_Maddalena_1508-210x300.jpg 210w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/07/Timoteo_Viti_S._Maria_Maddalena_1508-600x855.jpg 600w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></figure>



<p>Fanciulla, tenera silfide,<br>è lei Maddalena, figura solitaria:<br>il portamento accompagna<br>il suo stesso respiro,<br>la preghiera del suo animo non trova voce.<br>Massi, di erba adorni,<br>si dispiegano ad arco su di lei come una grotta<br>che un antico terremoto ha separato<br>e riempito di tenebre stagnanti;<br>eppure una donna ha la forza di farne la sua dimora.</p>



<p>Ai lunghi capelli biondi è concesso<br>perdersi in una folta naturalezza;<br>ciocche aggraziate si raccolgono<br>ineguali, ma vicine abbastanza<br>per intesserle sul collo e petto<br>un soggolo di tessuto dorato.<br>Nonostante la cruda roccia alle spalle,<br>una dolcezza solitaria<br>è sul suo viso, quel delicato<br>riserbo che tanto abbiamo amato nei fiori selvatici.</p>



<p>Il manto è di un rosso scarlatto,<br>le pieghe severe nel loro splendore;<br>i capelli al di sotto si distendono<br>fino a terra, dalle ciocche<br>sporgono i piedi in un’elegante nudità.<br>Un vento discreto muove<br>le vesti scarlatte, i capelli.<br>Le mani minute, unione placida,<br>sono giunte; il libro<br>e il vaso dell’unguento ne ornano appena l’angolo.</p>



<p>Si compiace tutto il giorno<br>sebbene i pensieri siano spesso al passato;<br>dai suoi peccati è stata sollevata,<br>non possono darle alcuna pena.<br>È candida, di un’infinita purezza;<br>freme il suo cuore nella gioia.<br>Ancor più gioia è nei cieli,<br>i suoi peccati sono assolti;<br>fino all’imbrunire rivolge il pensiero<br>alla grazia, alla singolarità, alla meraviglia di tutto questo.</p>



<p>È esclusa da ogni compagnia;<br>quanto ha amato confondersi tra gli amici!<br>Donarsi, occhi e labbra;<br>per il solo bene altrui ha vissuto:<br>non una ciocca dei suoi capelli, non il colorito<br>delle sue gote fu per sé:<br>ha amato prestarsi<br>a chiunque cercasse il suo aiuto.<br>Fu dolce ogni suo servigio:<br>ora è tutto il giorno in trepida attesa della Sua chiamata.</p>



<p>Tra erbe inviolate<br>e muschi, gioisce della sua lontananza;<br>sa che quando Dio cercherà<br>sollievo dal mondo dei peccati,<br>la troverà tra le api selvatiche,<br>le colombe e le foglie di piantaggine,<br>in attesa e in assoluta pace<br>per la certa ascesa del Suo regno,<br>in attesa e con un bagliore più intenso<br>di pazienza ogni giorno, perché Lui a lungo tarda.</p>



<p>Al suo fianco il vaso di nardo<br>intatto… Dio è distante;<br>lei Lo ama: è difficile<br>ora non poter nemmeno spargere<br>le essenze della sepoltura, dedicarsi con cura<br>alla tomba dove Lui giace morto<br>come fosse il suo rifugio di rocce;<br>ripiegare il drappo di lino e lavare<br>il panno che un tempo cinse<br>il Suo capo; non vi è luogo per la sua arte pura.</p>



<p>Questo è ciò per cui soffre,<br>tutto il resto non le infligge alcun dolore:<br>non indossa la veste di cammello,<br>non ricorre al flagello né alla verga;<br>bagna il suo corpo candido nella fonte,<br>per Dio lo mantiene puro.<br>Quella bellezza, che Lui ha reso<br>tanto splendente, la custodisce nell’ombra;<br>come una veste d’angelo,<br>preserva immacolata la sua ritrovata grazia.</p>



<p>Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana,<br>vive e medita e non emette suono;<br>manca delle parole per pronunciare<br>la gioia che il deserto le procura:<br>nel suo cuore risuona un canto,<br>ma non c’è canto a cui può dar voce.<br>Da quando la parola <em>Rabbunì</em> seguì<br>il richiamo del suo nome<br>e il Maestro la ammonì,<br>non sembra avere scelta: le sue labbra non si sono più mosse.</p>



<p>Si allontanò con la fioca<br>luce che palpitava nel giardino<br>mentre altri raccontavano la novella:<br><em>Cristo era risorto</em>; vagò per ampie,<br>e spaventose terre desolate,<br>e per molte sponde di fiumi,<br>fino a trovare la grotta a lei destinata,<br>a sud, in Francia, un luogo di boschi<br>dove essere contenta<br>e pensare a quei giorni grandiosi prima dei quali visse infelice.</p>



<p>* Segnalo che l’attuale ubicazione del dipinto <em>Santa Maria Maddalena</em> (Timoteo Viti), oggetto del componimento<em><strong> </strong>La Maddalena</em>, non corrisponde a quella riportata nel testo inglese. Da quanto ho ricostruito, l’opera era custodita nella cattedrale di Urbino prima del terremoto del 1789 ed è stata poi acquisita nel 1861 dalla Galleria Nazionale delle Marche, presso il Palazzo Ducale di Urbino, dove si trova tuttora. L’unico riferimento certo a Bologna che ho rintracciato riguarda la stampa di riproduzione a opera di Luigi Martelli (ca. 1849), al momento conservata nella Pinacoteca Nazionale, ma escludo si tratti dell’opera a cui le due autrici si riferiscono.</p>



<p><em>*La scelta e la traduzione delle poesie sono di Elisabetta Acerbi</em></p>
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		<title>“L’Occidente vuole cancellare le proprie tradizioni spirituali – ed equivoca l’Oriente”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 04:24:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
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		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
		<category><![CDATA[Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Shree Purohit Swami]]></category>
		<category><![CDATA[Upanishad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Lo Yogi, vestito di rosa acceso e con l’aspetto di un luminoso garofano, sedeva con le mani conserte sull’ampio ventre”. Così, Oliver St John Gogarty, dopo aver incontrato a Maiorca Shri Purohit Swami, il guru ospite in casa Yeats nel 1936, alle prese, insieme al bardo, con la traduzione delle Upanishad – Faber le pubblicò [&#8230;]</p>
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<p><strong>“Lo Yogi, vestito di rosa acceso e con l’aspetto di un luminoso garofano, sedeva con le mani conserte sull’ampio ventre”.</strong> Così, Oliver St John Gogarty, dopo aver incontrato a Maiorca Shri Purohit Swami, il guru ospite in casa Yeats nel 1936, alle prese, insieme al bardo, con la traduzione delle <em>Upanishad</em> – Faber le pubblicò circa un anno dopo, Magog ne pubblica, in questi giorni, una prima traduzione italiana.</p>



<p>Il poeta irlandese, del resto, lo aveva appena canonizzato nella sua <em>Oxford Book of Modern Verse</em> con tre poesiole <strong>e solo qualche anno prima, nel 1932, si era premurato di redigere un’introduzione per la sua autobiografia, <em>An Indian Monk</em>.</strong> Discepolo di Shri Bhagwan Hamsa, il monaco indù sembrava voler favorire, per tramiti poetici, un incontro fra Oriente e Occidente. Le sue ascetiche arti seduttive parvero attrarre un nugolo di spiriti in crisi – perlopiù di sesso femminile e dai redditi elevati, come Margot Ruddock e Gwyneth Foden. Fusione di mistico, estatico, esotico, erotico.</p>



<p>*</p>



<p><em>Londra, 6 agosto 1932</em></p>



<p>Mio caro Yeats,</p>



<p>grazie per la lettera.</p>



<p>Sto lasciando Londra per recarmi nei pressi di Brighton per una quindicina di giorni in compagnia della signora Foster e della signora Foden, e sarò di ritorno il 26 di questo mese. Ho intenzione di trattenermi fino alla fine di novembre e non vedo l’ora di incontrarvi ad ottobre.</p>



<p>Apprezzo molto quando affermate di non avere idea se l’introduzione debba essere lunga o breve. Penso che quando avrete esaminato tutte le bozze, automaticamente sarete illuminato dalla giusta ispirazione. Ma se posso permettermi di fare una richiesta, vorrei chiedervi di scrivere qualsiasi cosa vi passi per la mente, senza badare alla lunghezza. Stiamo tutti attraversando una forte crisi e se pensate che il libro possa essere un grande contributo alla vita spirituale dell’Occidente, credo allo stesso tempo che un’introduzione esaustiva da parte di un uomo della vostra caratura contribuirebbe molto alla rinascita spirituale che ci aspetta. <strong>Entrambi gli emisferi si stanno dirigendo verso una catastrofe, ed è solo su una piattaforma spirituale che Oriente e Occidente possono incontrarsi. L’Oriente non comprende l’Occidente e l’Occidente sta equivocando l’Oriente: questa è la situazione attuale.</strong> <strong>L’Occidente sta repentinamente provando a cancellare le proprie tradizioni spirituali, l’Oriente è ancora aggrappato ad esse e sta disperatamente tentando di rimanerne all’altezza.</strong> Il vostro minimo gesto potrebbe essere quello di interpretare nell’introduzione la tradizione spirituale dell’Occidente e tracciare un parallelo – sono certo che possiate farlo. Il mondo se lo aspetta da voi, e anch’io. La vostra introduzione al <em>Gitanjali</em> di Tagore è stato un bel segno, ma la gente attende da voi qualcosa di più, e la vostra introduzione al mio libro dovrebbe essere un contributo concreto alla migliore comprensione delle culture dei due mondi. Se sentite il bisogno di dilungarvi, fatelo, per carità, e non pensate mai che io o questo mondo possiamo non comprenderlo. Scusatemi se ho scritto a lungo, ma ho creduto fosse mio dovere farlo. &nbsp;</p>



<p>La signora Foden vi manda i suoi migliori saluti. Dio vi benedica!</p>



<p>Cordiali saluti,</p>



<p><em>Swami</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/31182233166-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95731" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/31182233166-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/31182233166-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/31182233166-600x800.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/31182233166.jpg 810w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>*</p>



<p><strong>Per l’amico guru – e con la condiscendenza del suo agente, A.P. Watt –,</strong> <strong>Yeats si occupò altresì dell’introduzione agli <em>Aphorism of Yoga by Patanjali</em> commentata da Swami</strong> ed elargì una serie di suggerimenti per la sua traduzione dell’<em>Awadhoota Geeta</em>, rifiutandosi però di rivederla interamente. In segno d’amicizia, Swami lo invitò a prendere parte ad un “tour indiano di conferenze”. In tutta la sua <em>irishness</em>, il poeta declinò.</p>



<p>*</p>



<p><em>Bombay, 5 agosto 1937</em></p>



<p>Mio caro Yeats,</p>



<p>grazie mille per la lettera del 7 luglio, l’ho ricevuta dopo tre settimane. Scrivermi è stato un gesto molto gentile e ciò ha fatto accrescere più che mai la stima che nutro nei vostri confronti.</p>



<p>(1) Per essere altrettanto corretto con voi, non ho dimenticato il debito che ho nei confronti della signorina Collis; ma poiché ero occupato con la mia <em>Awadhoota-Geeta</em>, e preoccupato per la salute del mio maestro, non ci ho prestato abbastanza attenzione, poiché avevo già pianificato di inviarle ciò che avrei ricevuto dal signor Watt. Quando il mio maestro se n’è andato, ho convocato un intimo amico che si è dimostrato disponibile ad aiutarmi. L’ho consultato non appena ricevuta la vostra lettera e mi ha prestato 50 sterline, che ho chiesto alla banca di girare immediatamente a Margot. Le dovevo 120 sterline in tutto; 100 prima di partire da Londra per Palma e 20 che mi ha inviato di sua iniziativa quando ero a Palma. Di questa somma le ho reso 400 peseta, circa dieci sterline, quando è partita da Palma; e, detratte queste 50 sterline che la mia banca le invierà domani, il netto che devo a Margot è di 60 sterline – che spero di poterle ridare nel giro di sei mesi. Non vorrei coinvolgere altre persone, e non credo di dover coinvolgere neanche il signor Watt. Posso assicurarvi di essere l’ultima persona a voler danneggiare gli interessi della figlia di Margot. Lei stessa mi aveva detto che il denaro era della figlia e ne era solo l’amministratrice. Mi dispiace non aver potuto saldare prima; contavo sulla pubblicazione delle <em>Upanishad,</em> ma è stata ritardata. […]</p>



<p>(2) Dopo aver saldato i debiti con Margot, vorrei rimborsare anche voi. Se desiderate che lo faccia prima, fatemelo sapere e farò del mio meglio per soddisfarvi. Ma nel frattempo comunicatemi la somma esatta che vi devo. Mi avevate detto che insieme al Comandante Hillgarth vi sareste occupati della mia permanenza. Il Comandante mi ha detto che avrebbe raccolto le adesioni dei suoi amici – e sapevo che Mrs Natasha aveva versato cinque sterline per la mia venuta, me l’ha detto lei stessa – e che lui e lei avrebbero coperto l’ammanco. […] Se in tali circostanze avete dovuto assumervi l’intera responsabilità del mio soggiorno, posso solo dire che mi dispiace molto e mi scuso con voi per aver tenuto quella voce di 50 sterline come ultima somma da pagare. Vi prego di risolvere il mio dubbio e di farmi sapere con certezza quanto vi devo – e farò del mio meglio per soddisfare la vostra richiesta il prima possibile.</p>



<p>(3) L’accordo che ho preso con il mio amico è questo: depositerò presso di lui tutte le somme, tutte le liberalità che otterrò di volta in volta; non appena il totale ammonterà a 50 sterline, lui emetterà un altro assegno di 50 sterline da inviare a Margot; e ancora, quando giungerò di nuovo a 50 sterline, compilerà un nuovo assegno di 50 sterline per voi, fino a quando tutti i debiti non saranno stati appianati. Ho dato la mia parola d’onore che tutte le royalties che riceverò saranno inviate a lui. In queste circostanze, lascerei che l’accordo con il signor Watt rimanga così com’è.</p>



<p>(4) Vi avevo offerto metà della quota dei diritti d’autore degli aforismi, ma avete detto di non poter accettare tale percentuale, visto il lavoro svolto. Vi prego di farmi sapere con certezza quale percentuale siete disposto ad accettare. Voglio che sia messo per iscritto perché intendo fare testamento, e farò in modo che il mio o i miei fiduciari conoscano ogni dettaglio dei miei obblighi e che, in caso di morte, nessuno ne risenta. Allo stesso tempo, vi prego di farmi sapere se avete chiesto al signor Watt di lavorare come mio agente per conto degli yoga-aforismi; vi ho scritto a tal proposito diverso tempo fa, ma non ho ricevuto risposta. Nel frattempo, Faber mi ha offerto le stesse condizioni che mi aveva proposto per le <em>Upanishad</em> e ho accettato l’offerta. Ma, nonostante ciò, se avete scritto al signor Watt a proposito del libro, avrà sicuramente il suo 10%.</p>



<p>(5) Infine, vorrei sapere se le 25 sterline che mi ha offerto dalla sua quota di diritti d’autore delle <em>Upanishad</em> sono da considerare un contributo personale o un prestito. Quando me l’ha offerte, ha detto che si trattava di un suo contributo per le spese che ho sostenuto per le <em>Upanishad </em>stesse: almeno così ricordo. Comunque, vi prego di essere preciso al riguardo e vi sarò ancor più grato.</p>



<p><strong>Ho commesso molti errori nella mia vita, ho fallito laddove un uomo comune con comune buonsenso avrebbe avuto successo, ma non provo rammarico. Ho sempre guardato alle mie motivazioni e ciò mi ha garantito la pace interiore nonostante le asfissianti preoccupazioni</strong>. Ci ho rinunciato vent’anni fa, sono un vecchio farabutto e nessuno può redimermi. Ho rinunciato a tutto, a tutta la conoscenza, a tutta l’intuizione, a tutto il potere, a tutto il buonsenso; ho rinunciato alla mia rinuncia come consigliato da Lord Dattatraya nell’<em>Awadhoota-Geeta</em>, e da folle quale sono non mi vergogno di confessare la mia follia. Sono solo felice che almeno in Europa vi sia un amico che mi riconosce il dovuto merito e cerca di darmi amicizia in ogni circostanza. Vi sono davvero grato.</p>



<p>(6) Ora vengo a un altro punto: la vostra venuta in India il prossimo anno. È cosa realisticamente possibile? Ho visto ieri il Vicecancelliere dell’Università di Bombay ed era molto dispiaciuto che non possiate venire quest’anno. Mi ha proposto – laddove intendeste venire in India l’anno prossimo – di rivolgermi all’Inter-University Board, che raccoglierebbe i contributi di tutte le università per la vostra accoglienza; e la somma potrebbe facilmente raggiungere le 5000 rupie, cioè 375 sterline e finanziare il vostro soggiorno e le spese varie. Se desiderate essere ospite del Governo, sappiate che il Congresso è favorevole in sei province. Parlerò con i ministri e loro si occuperanno della questione. Dovremo organizzarci per tempo, quindi vi prego di farmi sapere con certezza. Potrei lasciare Bombay entro la fine del mese e partire per un tour dell’India.</p>



<p>Dio vi benedica!</p>



<p><em>Swami</em></p>



<p>Sarebbe meglio una risposta tramite raccomandata.</p>



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<p>*</p>



<p><strong>Il 1937 si rivela per entrambi un anno legato ad altri mondi.</strong> L’“amato maestro” di Swami, Hamsa, muore il 9 giugno 1937. Yeats pubblica la rivisitazione del suo trattato di esoterica suggestione, <em>A Vision</em>, che invierà all’amico indiano. E non giungerà mai a destinazione.</p>



<p>*</p>



<p><em>Bombay, 28 aprile 1938</em></p>



<p>Mio caro Yeats,</p>



<p>Sono molto contento di ricevere la vostra lettera del 19. È un grande sollievo per me non avervi offeso in alcun modo. Capisco bene quanto siate occupato e che non possiate scrivermi così spesso.</p>



<p>Il medico mi ha consigliato di non lavorare troppo. Sto obbedendo per quanto possibile. Gli indiani in generale non hanno coscienza del tempo, fanno capolino in qualsiasi momento del giorno e della notte, e io sono obbligato a compiere il mio dovere nei loro confronti. Non posso tradire la fiducia del mio amato maestro; mi ha ordinato di portare avanti questo lavoro e lo farò fino all’estremo anelito. Egli era l’incarnazione di tutta la grandezza spirituale indiana, e so quanto vi abbia amato e sofferto per voi. Sono felice che pensiate a lui; vi proteggerà sempre. Lady Elizabeth [Pelham] lo conosce, lo ha visto, ma è solo una goccia nell’oceano.</p>



<p>È cosa nobile da parte vostra condonarmi le 50 sterline che vi devo. Le accetto di cuore come dono per la mia missione. Grazie, mio amato amico, grazie.</p>



<p>Credo che l’ardore della signora Foden si sia estinto, perché né io né lei abbiamo aggiunto ulteriore benzina al fuoco.</p>



<p>Non vedo l’ora di leggere il nuovo libro che state per inviarmi. Vi prego di non dimenticare di spedirlo con una raccomandata, per evitare che qualcuno all’ufficio postale se ne invaghisca.</p>



<p>Che il mio maestro vi benedica!</p>



<p>Con affetto,</p>



<p><em>Swami</em></p>



<p>P.S. Quando ho ricevuto la vostra lettera in cui mi chiedevate di saldare i conti con Margot il prima possibile, ho preso in prestito da un amico 50 sterline e gliele ho inviate immediatamente. Questo è l’unico debito che attualmente mi resta. Gli indiani non mi pagano alcuna Dakshina (offerta libera) perché credono che io sia tornato dall’Inghilterra carico di soldi, che riceva enormi royalties e che il mio viso abbia un aspetto piuttosto ‘ricco’. Devo confessare che ho l’aspetto di un uomo molto ricco quindi mi tocca scontare questa pena.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="573" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/81fBo7QqQEL-e1671271770876-573x1024-1.jpg" alt="" class="wp-image-95732" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/81fBo7QqQEL-e1671271770876-573x1024-1.jpg 573w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/05/81fBo7QqQEL-e1671271770876-573x1024-1-168x300.jpg 168w" sizes="(max-width: 573px) 100vw, 573px" /></figure>



<p>*</p>



<p><strong>Yeats aveva scritto a Swami il 17 agosto per dire che <em>A Vision</em> era stato inviato per “posta raccomandata” e che aveva “appena avuto un successo sensazionale con un atto unico”, </strong>riferendosi a <em>Purgatory </em>(andato in scena il 10 agosto). Soprattutto, seguitava a prodigarsi in letterari suggerimenti. A tutela del guru, certo, ma in particolare della propria reputazione. Lo aveva quindi gentilmente esortato a chiuderla lì con i libri in inglese se voleva evitare “il pasticcio che aveva combinato Tagore con le sue poesie”. Il guru si prostrò alle sue parole.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><em>Bombay, </em><em>27 agosto 1938</em><em></em></p>



<p>Mio caro Yeats,</p>



<p>Non ho ricevuto <em>A Vision</em>; non è mai arrivato. Ricordo di avervi scritto al riguardo qualche giorno fa.</p>



<p>Gli spiriti che sono in contatto con alcune persone, quando si rendono conto che stanno perdendo la presa, provano a mettere in atto questo genere di trucchi. Non penso che credano in una filosofia più di altre; è che risentono dell’interruzione della loro connessione con gli uomini. Struggendosi per un corpo, fisico, quando lo ottengono vogliono possederlo a loro piacimento, goderselo, e quando scoprono di essere stati derubati di tale opportunità, naturalmente si adirano e cercano di vanificare ogni tentativo di privazione. <strong>“Vanificatori” è il nome giusto con cui appellarli. Il godimento attraverso il corpo fisico, sebbene non proprio ma di qualcun altro, è l’idea principale alla base di tutte queste diatribe.</strong></p>



<p>Sono felice di sapere del successo del vostro atto unico.</p>



<p>Io sto bene. Ho tenuto quattro lezioni all’Università di Madras e parto martedì per l’Università di Andhra.</p>



<p>Capisco perfettamente ciò che dite sullo scrivere ancora in inglese. Mi sono occupato &nbsp;dell’<em>Awadhoota-Geeta</em> perché il mio maestro mi ha chiesto di farlo. Lady Elizabeth [Pelham] mi ha inviato la vostra relativa lettera e un elenco di correzioni che propone. Ha letto tutto il libro, ma dalle correzioni che ha avanzato trovo che siano tipicamente di scuola filosofica ansfenskiana, che sono certo voi non apprezzereste; e, in secondo luogo, non ha il minimo senso del ritmo che avete voi, e che ho potuto cogliere un po’ attraverso il lavoro fatto insieme. Sono quindi in difficoltà e non so come procedere, ma poiché non volete che tenti altri libri, accantono l’<em>Awadhoota-Geeta</em> al momento, optando per il silenzio. Non ho intenzione di commettere l’errore commesso da Tagore.</p>



<p>Margot non ha avuto nemmeno la cortesia di ringraziare per la bozza che le ho inviato. Ma va bene così.</p>



<p>Dio vi benedica.</p>



<p>Cordiali saluti,</p>



<p><em>Swami</em></p>



<p>*La cura e la traduzione dei testi sono di Fabrizia Sabbatini. Le lettere tradotte nell’articolo sono tratte da Finneran,&nbsp;R. J., Harper, G. M., and Murphy, W. M. (eds),&nbsp;<em>Letters to W. B. Yeats,</em>&nbsp;Vol. 2 (London: Macmillan, 1977).</p>
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		<title>“Si affidò con tanta facilità ai sogni”. Lord Dunsany, lo scrittore amato da Lovecraft e Borges</title>
		<link>https://www.pangea.news/lord-dunsany-ritratto-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 04:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>H.P. Lovecraft fu talmente estasiato dalla lettura da ipotizzare una poesia, possibilmente ipnotica. Sortilegio verbale richiama sortilegio lirico, entro una stupefazione di specchi, si dirà. The Book of Wonder, raccolta di racconti esotici, estatici, fantasy, che fece subito canone, era uscito nel 1912; HPL pubblicò la poesia nel 1920. Per sommi capi, l’alambicco verbale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/lord-dunsany-ritratto-racconto/">“Si affidò con tanta facilità ai sogni”. Lord Dunsany, lo scrittore amato da Lovecraft e Borges</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>H.P. Lovecraft fu talmente estasiato dalla lettura da ipotizzare una poesia, possibilmente ipnotica. Sortilegio verbale richiama sortilegio lirico, entro una stupefazione di specchi, si dirà. <em>The Book of Wonder</em>, raccolta di racconti esotici, estatici, <em>fantasy</em>, che fece subito canone, era uscito nel 1912; HPL pubblicò la poesia nel 1920. Per sommi capi, l’alambicco verbale di Lovecraft fa così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Le ore notturne si dileguano inascoltate<br>e tra le grate si consumano le braci;<br>vaste ombre passano in marcia<br>silente cavalcata di demoni…<br>una stregoneria fatale benda<br>la volontà della mente e il cuore che arde.<br>La stanza solitaria non esiste più –<br>appaiono in grandiosa foggia<br>templi e città sospese a mezz’aria<br>e glorie abbaglianti – sfera su sfera”.</strong></p>
</blockquote>



<p>L’autore del libro – che vasto influsso avrà sulla mitologia dell’orrido di HPL – si chiamava <strong>Lord Dunsany, o meglio, per esteso: Edward John Moreton Drax Plunkett, 18mo barone di Dunsany.</strong> Il castello di famiglia, Dunsany Castle, nella contea di Meath, Irlanda, risale all’anno mille, è di stile anglonormanno, pare tratteggiato da un romanziere gotico. Nei meandri di <em>Caisleán Dhún Samhnaí</em> – così in gaelico – il fatidico lord – conquistò il titolo alla morte del padre, appena ventenne, nel 1899 – obbligò la bella Beatrice Child Villiers, naturalmente lady, moglie dallo sguardo languido, che oltre a dargli un figlio gli faceva da segretaria, ribattendo a macchina i racconti che con fluente dovizia sgorgavano dalla mente del marito. Nato a Londra, educato a Eton, parente dell’orientalista e viaggiatore Sir Richard Burton, naturalmente Lord Dunsany aveva case a Dublino e nella City.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="546" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/44959-546x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95398" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/44959-546x1024.jpg 546w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/44959-160x300.jpg 160w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/44959.jpg 576w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></figure>



<p>Partecipò attivamente all’Irish Literary Revival, finanziò le attività dell’Abbey Theatre, si tenne ad amichevole distanza da William B. Yeats: i poeti, gli esoteristi, gli intellettuali tout court lo insospettivano. Tuttavia, per la mitica Cuala Press, Yeats medesimo curò nel 1912 una <em>Selections from the Writings of Lord Dunsany</em>: parlando del Lord, citò Edgar Allan Poe, Thomas De Quincey, l’onnipresente William Blake. Sfrondata dai consueti fuoripista di Yeats, l’introduzione coglie il punto centrale del mondo ‘fantastico’ di Lord Dunsany:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Questi racconti hanno per tema il perpetuo trapasso di uomini e dèi e metropoli al cospetto di un potere misterioso, che a volte ha il nome di qualche innominabile dio, altre volte è semplicemente il Tempo. I suoi avventurieri, che percorrono fiumi e deserti e ascoltano nomi altisonanti, mai uditi prima, non fanno ritorno senza un racconto che non accenni alla vaga ribellione contro quel potere; ogni cosa bella che hanno visto assume il pathos della fragilità”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Geniale co-creatore del fantasy, Lord Dunsany non ha soltanto forgiato la fantasia di Lovecraft – in <em>The Gods of Pegāna</em>, del 1905, istituisce un olimpo privato di brutale bellezza –: ha ispirato le creazioni, più ardite, di Tolkien. Jorge Luis Borges lo adorava: il libro numero 29 della “Biblioteca di Babele”, la memorabile collana curata per Franco Maria Ricci, porta il nome di Lord Dunsany, pubblicato con un’antologia di testi, <em>Il paese dello Yann</em> (raccolto nel 1910 in <em>A Dreamer’s Tales</em>, era il racconto prediletto da Yeats). Laconica la ‘quarta’ vergata da Borges:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Nel nostro secolo di noti scrittori impegnati o di cospiratori che ansiosamente ricercano il proprio cenacolo, e vogliono essere gli idoli di una loro setta, è insolita l’apparizione di un Lord Dunsany, che ebbe molto del giullare e si affidò con tanta facilità ai sogni. Non evase dalle circostanze. Fu un uomo d’azione e un soldato ma, innanzitutto, fu l’artefice di un beato universo, di un regno personale, che fu per lui la sostanza intima della sua vita”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Borges tocca un punto centrale della natura di Lord Dunsany. Lo scrittore che si barricava nei suoi sogni in <em>barrique</em> era, anzitutto, uomo d’azione. Servì come sottotenente della Coldstream Guards durante la seconda guerra boera, in Sudafrica; partì volontario durante la Grande Guerra, nei ranghi dei Royal Inniskilling Fusiliers, con i gradi di capitano; si mise in mostra durante i disordini della Pasqua del 1916, a Dublino, ricevendo ferite. Nella Seconda guerra, si impegnò con la casacca della Irish Army Reserve. Eccelleva nell’arte della pistola.</p>



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<p>Negli anni, orientò il suo interesse per la lotta e la strategia in ambito scacchistico. Era un capace scacchista: ideò problemi di scacchi per il “Times”; nel 1942 inventò il “Dunsany’s game”, una variante degli scacchi: in sostanza, il nero gioca con i pezzi comuni, il bianco lo sfida con 32 pedoni. Per anni fu presidente dell’Irish Chess Union. Per dirla in breve, gli piaceva immaginare l’inimmaginabile. Scrisse tantissimo, di tutto – oltre novanta volumi tra romanzi, raccolte di racconti, testi teatrali, poesie –, tra cui un’autobiografia in tre tomi; nel 1998 è stato pubblicato il suo ricco epistolario con Arthur C. Clarke, l’autore di <em>2001: Odissea nello spazio</em>. Nel tempo libero, traduceva Orazio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="606" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG-606x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95399" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG-606x1024.jpg 606w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG-178x300.jpg 178w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG-600x1014.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG.jpg 639w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></figure>



<p>Coltivava la nobile arte del diletto e del dilettantismo: tutto ciò che faceva, gli riusciva bene. Per non credere nell’invisibile, si inventò mondi inesistenti; esaurì i modi per dire <em>fantastico</em>. Vasta parte delle sue opere – aristocratico vezzo – uscirono postume: tra cui il breve racconto, <em>A Talk in the Dark</em>, che qui si pubblica.</p>



<p>**</p>



<p><strong>Un dialogo nell’oscurità</strong></p>



<p>Era la sera tarda di una primavera decisamente precoce in un sobborgo di Londra, dove un giardino correva dalla porta sul retro di una casa giù, fino alle anse di un piccolo ruscello; e una bambina, che avrebbe dovuto trovarsi già a letto, era invece sgusciata fuori non al limitare di quel giardino, ma oltre il ruscello, fino al terrapieno che si ergeva al di là di esso, e se ne stava seduta su uno di quei binari luccicanti che lo cingevano. <strong>Nel crepuscolo, sentì il sospiro del vento tra gli alberi; ma non vi erano alberi là, e non ve n’erano nei paraggi, ad eccezione di tre lillà che costeggiavano il giardino alle sue spalle, d’un verde abbagliante in primavera, </strong>e di giovani alberelli che avevano sconfinato sul terrapieno, e che nessuno aveva tagliato. <strong>Sapeva, quindi, che quel suono doveva provenire da uno spirito</strong>, ed era così. Era lo spirito della foresta che infestava il crepuscolo, così lontano dalla sua casa. Lentamente, il sospiro tra quegli alberi che non erano lì crebbe fin quasi a diventare un suono, che inequivocabilmente diceva: “Shh! Shh!”</p>



<p>“Chi sei?” domandò la piccola.</p>



<p>Nella quiete della sera le parole si udirono chiaramente, e risposero: “sono lo Spirito della Foresta”.</p>



<p>La bambina non si stupì, poiché il suono di tali flebili parole le era parso somigliare, fin dal principio, al parlare di uno spirito. “Ma cosa ci fai qui?” gli domandò.</p>



<p>“Osservo il mio reame,” rispose la foresta</p>



<p>“Qui?” incalzò la bambina. “Ci sono solo case, qui.”</p>



<p>“Il mio legittimo reame,” continuò la foresta.</p>



<p>“Era tutto tuo?” domandò lei.</p>



<p>“Certamente”.</p>



<p>“Quanti anni fa?” chiese ancora.</p>



<p>“Cosa sono gli anni?” domandò la foresta.</p>



<p>“Non lo so esattamente,” disse la bambina.</p>



<p>“Neppure io”.</p>



<p>Da molto più lontano di quanto la bambina potesse udire, giunse lo sbuffo del treno, ma la foresta poteva udirlo chiaramente, poiché tutto ciò che è immortale conosce i propri amici e nemici, e li sente arrivare entrambi da grandi distanze.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="711" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG-711x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95400" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG-711x1024.jpg 711w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG-208x300.jpg 208w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG-600x864.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG.jpg 750w" sizes="(max-width: 711px) 100vw, 711px" /></figure>



<p>“Torna a casa. Torna a casa”, disse alla bambina.</p>



<p>“Perché?” domandò lei: non le era mai stato permesso di sedersi sui binari, ed essere lì le dava un gran senso di libertà.</p>



<p>“Perché queste cose sono mie nemiche. Non devi toccarle”, le rispose la foresta.</p>



<p>“Ti hanno fatto del male?” chiese la bambina</p>



<p>“Torna a casa”, le ripeté. “Sono loro che mi hanno costretto all’esilio.”</p>



<p>“Sono più forti di te?”</p>



<p>“Per un po’” disse lo spirito. “Ma ora vai.”</p>



<p>Mentre lo sbuffo del treno diventava un ronzio sordo, e la terra cominciò a vibrare sotto di esso, la voce dello spirito parve più debole, come se temesse quella forza che lo aveva spinto in esilio, e le sue parole sprofondarono in un mormorio, benché ancora ben udibile dall’orecchio di un bambino.</p>



<p>Ho raccontato troppo poco per lasciar intendere che tipo di spirito fosse, ma la bambina era innocente quanto basta per essere un ottimo giudice, e riconobbe che quello era uno spirito buono. Perciò fece come lui le aveva detto e si alzò da quelle rotaie scintillanti. Il treno si fece ancora più vicino, ed il ronzio si fece ruggito. “È uno dei tuoi nemici?” chiese la bambina.</p>



<p>Questa volta dallo spirito non giunse alcuna risposta. Così si calò giù dal terrapieno attraverso i giovani frassini, e si voltò verso la sponda del torrente per chiamare di nuovo il suo amico: ma in quel momento le luci divamparono nella sera ed il treno sfrecciò con la sua fila di finestrini splendenti, gettando bellezza nel crepuscolo, ma facendo fuggire piccoli segreti dai luoghi pieni d’ombre dove si nascondevano, come l’amore tra un bambino e uno spirito. Le foglie dell’autunno passato si destarono dal loro sonno e gli corsero dietro; quando anche l’ultima delle foglie fu esausta, la bambina parlò ancora allo spirito:</p>



<p>“Se n’è andato,” gli disse.</p>



<p>“Oh,” fu la risposta</p>



<p>“Hai paura di lui?” chiese la bambina.</p>



<p>“Veramente no” rispose lo spirito della foresta.</p>



<p>“Ma hai detto che è più forte di te” continuò, benché le fosse stato insegnato di non controbattere.</p>



<p>“Per un po’” replicò la foresta. “Solo per un po&#8217;.”</p>



<p>“Mi spiace che ti abbiano costretto in esilio,” disse lei.</p>



<p>“Tornerò” disse la foresta.</p>



<p>“Quando?” gli chiese la bambina.</p>



<p>“Shh” le rispose “Shh. È un segreto.”</p>



<p>E tutta l’aria risuonò all’unisono con lo <em>shh </em>della foresta, persino i giovani alberelli, e quel suono si propagò nella sera.</p>



<p>“Quando?” domandò di nuovo la bambina.</p>



<p>Di nuovo, quell’immenso “Shh”.</p>



<p>Non so dire se lo spirito della foresta si sarebbe convinto a rivelare il suo segreto: proprio in quel momento la bambina fu trovata, presa, riportata a casa e, mi spiace dirlo, sculacciata.</p>



<p><strong><em>Lord Dunsany</em></strong></p>



<p><em>*La traduzione è di Martina Fabbri. Il racconto, “A Talk in the Dark”, è tratto da “The Ghost in the Corner &amp; Other Stories”, a cura di S.T. Joshi e Martin Andersson, pubblicato da Hippocampus Press (NY) nel 2017</em></p>
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		<title>Omar Pound, il figlio fantasma di Ezra che traduceva i poeti persiani</title>
		<link>https://www.pangea.news/omar-pound-ezra-poeti-arabi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 05:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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		<category><![CDATA[Basil Bunting]]></category>
		<category><![CDATA[Dorothy Shakespear]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Mary de Rachewiltz]]></category>
		<category><![CDATA[Omar Pound]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nove anni dopo il matrimonio, a Parigi, Ezra Pound conosce l’altra donna della sua vita, l’amatissima Olga Rudge. Ne ammirava la bellezza, severa, il genio musicale; suonava il violino, preferiva Mozart e Bach. All’epoca, il wagneriano Pound aveva iniziato a scrivere per la musica, per George Antheil. Era il 1923. Nove anni prima, in aprile, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nove anni dopo il matrimonio, a Parigi, Ezra Pound conosce l’altra donna della sua vita, l’amatissima Olga Rudge. Ne ammirava la bellezza, severa, il genio musicale; suonava il violino, preferiva Mozart e Bach. All’epoca, il wagneriano Pound aveva iniziato a scrivere per la musica, per George Antheil. <strong>Era il 1923. Nove anni prima, in aprile, Pound aveva sposato Dorothy Shakespear, alla chiesa di St Mary Abbots, Kensington, Londra.</strong> Il papà di lei non voleva si sposassero: il poeta bohemien non dava garanzie economiche. Quanto a ‘Ez’, prima della figlia aveva conquistato la madre, Olivia, scrittrice dal talento intuitivo, grezzo, bellissima, tra le alate muse di William Butler Yeats. Pound la conobbe nel suo salotto londinese, nel 1909: inseguiva Yeats, incappò in Dorothy. La ragazza restò folgorata da Ezra; così scrive nel suo diario:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Ezra, Ezra, Ezra e ancora Ezra! Ha un viso meraviglioso, la fronte alta, prominente; il naso lungo e delicato, una bocca strana, particolare, sfuggente; il mento squadrato, leggermente segnato nel mezzo – gli occhi grigio-azzurri, i capelli castano-dorati, in morbide pieghe. Gli occhi enormi, spiritati, e le dita lunghe, ben modellate”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Il fidanzamento durò quasi cinque anni. Ezra e Dorothy si sposarono sotto la benedizione di Yeats: passarono la luna di miele a casa del poeta, a Stone Cottage; Pound correggeva le bozze di “BLAST”, la rivista vorticista ideata insieme a Wyndham Lewis. Dorothy si dimostrò artista pronta all’avanguardia, prevaricatrice. Agli sposi, Olivia Shakespear aveva regalato due disegni di Pablo Picasso, di soggetto circense; il genero le pareva un clown triste, un esagitato in agonia, un domatore di tigri blu.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="705" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/71UlJkFCtcL-705x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94950" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/71UlJkFCtcL-705x1024.jpg 705w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/71UlJkFCtcL-207x300.jpg 207w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/71UlJkFCtcL-600x871.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/71UlJkFCtcL.jpg 744w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></figure>



<p>Ad ogni modo, ‘Ez’ amava complicarsi la vita, mescolare le carte del fato, amare fino allo sfinimento. Dorothy fu costretta ad accettare il menage ideato da Pound, cioè la coabitazione con Olga. A Rapallo vivevano, poco serenamente, in tre. <strong>Quasi subito, Olga restò incinta: il 9 luglio del 1925 nasce Maria, cioè Mary, presso l’ospedale di Bressanone.</strong> La figlia, nata fuori dal matrimonio, fu affidata a una famiglia di contadini di Gais, in Alto Adige, mentre la madre continuava la sua carriera da concertista. Spesso i genitori, insieme a Mary, si riunivano presso “The Hidden Nest”, la casa veneziana, in Calle Querini, comprata dal padre di Olga.</p>



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<p>Nonostante tutto – l’illecito, la difficoltà, il tradimento della Storia –, Olga restò sempre accanto a Pound.</p>



<p>Anche Dorothy, con le unghie, restò sempre avvinghiata a Pound.</p>



<p>Poco dopo la nascita di Mary, Dorothy si presentò a Pound incinta, reduce da un viaggio a Siena e in Egitto. <strong>Il figlio di Ezra e Dorothy nacque il 10 settembre del 1926 presso l’American Hospital di Parigi; fu Hemingway ad accompagnare la donna in ospedale.</strong> Il giorno dopo, Ezra firmò il certificato di nascita e scrisse al padre: “nuova generazione (maschio) in arrivo – sia lui che D stanno bene, pare”. Lo chiamarono Omar; secondo Mary, la sorellastra, non sarebbe il figlio naturale di Pound, ma <a href="https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/10/19/laltro-pound.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“figlio di Dorothy e di un egiziano, riconosciuto da mio padre per <em>gentilhommerie</em> verso la moglie”.</a> Ciò che è vero è che Omar Pound fu quasi subito affidato da Dorothy alle cure della madre, Olivia, che lo inviò presso il Norland Institute, poi in una scuola montessoriana, nel Sussex. Alla morte della nonna, nel 1938, Omar vide il padre per la prima volta.</p>



<p>È curiosa, sonnambula, la storia di questo figlio di nessuno, di una madre all’inseguimento del marito che non la desidera più; senza padre, o meglio, con un padre a precipizio nella spirale dei <em>Cantos</em>, certo di poter piegare la storia entro i cordoni del proprio verbo, sempre in corsa, con i rasoi a pelo di lingua; una nonna levatrice delle proprie artistiche civetterie. Questo figlio dai compleanni bianchi, dagli amori screziati e obliqui, in stanze inappetenti, inappropriate. Cosa sogna un figlio in abbandono?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="630" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/91hj6Rj0jGL-630x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94951" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/91hj6Rj0jGL-630x1024.jpg 630w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/91hj6Rj0jGL-184x300.jpg 184w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/91hj6Rj0jGL-600x976.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/91hj6Rj0jGL.jpg 664w" sizes="(max-width: 630px) 100vw, 630px" /></figure>



<p>Secondo un salvaguardato schema di afasie e sfasature, Omar Pound passò alla Charterhouse School, si arruolò volontario nei ranghi della U.S. Army, servì in Francia e in Germania. Venuto a conoscenza dell’arresto del padre, andò a cercarlo, in Italia, senza successo. <strong>Gli fece visita, qualche volta, al St. Elizabeths. La madre, a dire il vero, piantonava il poeta: aveva affittato un appartamento – brutto, scomodo, dicono i biografi – non lontano dall’ospedale psichiatrico di Washington D.C. </strong>Per dodici anni, ogni giorno, si recava dal marito. Cercava – a volte con successo – di cacciare le ragazze che il poeta incontrava con gioia: Sheri Martinelli e Marcella Spann si dimostrarono le avversarie più tenaci. Non mollò il marito neppure in Italia, quando il poeta fece ritorno, nel 1958: Dorothy, Ezra, Olga (e Marcella) vissero per un po’ a Brunnenburg, nel castello di Mary, sposata de Rachewiltz, poi a Rapallo. Infine, vinta, Dorothy tornò a Londra.</p>



<p>Nel frattempo, a Omar Pound si spalancò una carriera di alti studi. Dopo il passaggio all’Hamilton College e il perfezionamento in Francia, studiò storia islamica e arabo presso la School of Oriental and African Studies, a Londra. Fu professore a Boston, all’American School di Tangeri, alla Princeton University. <strong>Si dichiarava “fondamentalmente, un mistico”, credeva nella religione del “nulla”, la nigredo di Dio.</strong> Nel 1955 Omar Pound sposa Elizabeth Stevenson Parkin, da cui ha due figlie, Katherine Shakespear Pound e Oriana Davenport Pound; non si hanno notizie di eventuali rapporti tra le nipoti e nonno Ezra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="705" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81gwcLrVi-L-705x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94952" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81gwcLrVi-L-705x1024.jpg 705w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81gwcLrVi-L-207x300.jpg 207w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81gwcLrVi-L-600x871.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/81gwcLrVi-L.jpg 744w" sizes="(max-width: 705px) 100vw, 705px" /></figure>



<p><strong>Alla storia della letteratura, Omar Pound passa per aver curato le lettere tra <em>Ezra Pound and Dorothy Shakespear</em></strong> (per la New Directions, nel 1984; per la Oxford University Press nel 1999) e aver ricostruito i rapporti tra Pound e Margaret Cravens, ragazza dell’Indiana trasferitasi a Parigi per studiare pianoforte, affascinata dal poeta, di cui finanziò le imprese poetiche fino al 1912, l’anno in cui sceglie di uccidersi (la vicenda, dettagliata insieme a Robert Spoo, è in: <em>Ezra Pound and Margaret Cravens: A Tragic Friendship, 1910-1912</em>, Duke University Press, 1988). Nel 1978, pubblica una <em>Descriptive Bibliography</em> di Wyndham Lewis. L’attività poetica di Omar Pound è testimoniata da una serie di libri in edizione d’arte: <em>The Dying Sorcerer: Poems</em> (1985), <em>The Countess at the Bar</em> (1998); <em>Poems Inside &amp; Out</em> (1999).</p>



<p>Il punto di congiunzione tra l’estro poetico – pur sempre castigato dal cognome, che pende come una forca – e gli studi, è in <strong>un libro di devoto splendore, <em>Arabic &amp; Persian Poems</em>, uscito nel 1970 per la New Directions,</strong> ristampato più volte. Omar Pound rifà i versi dei poeti persiani classici, con freschezza lirica convincente: Ibn Hazm al-Andalusi, Ibn al-Rumi, al-Tirimmah, al-Mutanabbi, Manuchehri, rivivono tra i viottoli della lingua inglese (qui ne abbiamo tradotti alcuni, secondo il ritmo imposto da Omar Pound). Il libro è introdotto da Basil Bunting, poeta ‘modernista’ di genio, esperto di poesia persiana – aveva volto in inglese Firdusi, Hafez e Saʿdi –, allievo di Ezra Pound, che lo chiamava “lottatore nel deserto”. Tra le altre cose, questo scrive Bunting:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Con i suoi toni urbani, robusti e ironici, Omar Pound getta una luce improvvisa su questi poeti sepolti dal tempo, traccia una via nell’oscurità. Se non vogliamo che la nostra cultura muoia di anemia, prima o poi dovremo assorbire l’islam. Ma ciò non sarà possibile finché ci ostiniamo a ricondurre Rūmī alla simbologia neoplatonica e a riprodurre in un pessimo inglese la beata banalità di una poesia a tratti esangue. Omar Pound ha scoperto che i poeti musulmani hanno qualcosa in comune con la nostra poesia. Pare credibile. Rende quei versi piacevoli. È grazie a tali passi che possiamo iniziare il nostro <em>ḥajj</em>, il nostro pellegrinaggio verso la poesia islamica”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Morì in marzo, nel 2010, a Princeton, Omar Pound. Il “New York Times” lo ricordò con un trafiletto. La madre, Dorothy, era morta nel 1973; Ezra era morto l’anno prima. Il giornalista, smaliziato, osservò che “Quando il poeta morì, a Venezia, al suo fianco non c’erano la moglie, Mrs. Pound, né il figlio Omar”. Il “Times”, con più grazia, scrisse che Omar Pound “era un poeta dotato, traduttore riconosciuto in campo internazionale della poesia persiana e araba”. Ezra, nei suoi studi, si era mosso verso la Cina, armava Confucio, Mencio, era approdato in Giappone, affascinato dal simbolismo arcano del teatro nō. Omar preferì inoltrarsi in Persia. La direzione era la stessa, a Est: una fuga verso l’alba.</p>



<p>**</p>



<p><strong><em>Arabic &amp; Persian Poems. Una selezione di Omar Pound</em></strong></p>



<p><strong>Ibn al-Rumi</strong></p>



<p><strong>(836-896)</strong></p>



<p><em>La livella</em></p>



<p>La fortuna aiuta i cretini<br>e umilia i giusti<br>equilibrio e rigore sono sconfitti<br>sempre è premiato<br>chi adora la vanità e le sciocchezze:<br>annega i vivi fortuna<br>tiene a galla i morti.</p>



<p>*</p>



<p><em>Concedimelo</em></p>



<p>Stretto in questa cappa invernale<br>spesso ti supplico<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; ti prego!<br>Non ho detto “sudario”<br>ma ne ho bisogno adesso<br>per la mia anima<br>prima che il corpo si polverizzi.</p>



<p>*</p>



<p><em>Il compromesso</em></p>



<p>Si tinge<br>i capelli bianchi di nero<br>per metà,<br>convinto che alcuni<br>lo riterranno saggi<br>altri<br>giovane.</p>



<p><strong>*</strong></p>



<p><strong>Manuchehri</strong></p>



<p><strong>(982 ca.-1040)</strong></p>



<p><em>Abiura</em></p>



<p>Ho chiuso con l’acido e le lodi<br>il mio cinismo è disseccato, il panegirico non paga:<br>li sbeffeggio, dico che sono stolidi tirchi (e pensano sia un elogio)<br>ma quando annoto la loro lussuria e l’avarizia<br>sorridono a questo anziano che si ostina alla satira.</p>



<p>Prima di me,<br>poeti e cantori credevano che<br>l’amore fosse degno di pergamena e di edizioni d’arte,<br>anche i commercianti scrivevano versi<br>abbigliati secondo il nobile gergo:</p>



<p><em>Aprile è il più fuligginoso dei mesi…<br>Impetuosi venti scuotono i candidi boccioli di maggio…<br>Al cospetto di quei piedi…<br>Nella valle di…<br>Morte, leva il tuo orgoglio…<br>Vanifica la tua vanità, ti dico, vanifica…</em></p>



<p>Ma oggi?<br>Tutto è Betjeman, Ginsberg, Ogden Nash,<br>chitarre a tamburi di Trinidad<br>batterie metalliche, ritmo privo di canto<br>poeti che ronzano stazzonati fuori città<br>e nessuno che onori l’uomo<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; l’evento<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; il verso,<br>mentre gli altri dicono<br>che la poesia è “mera bugia per far soldi”:<br>non impareranno mai<br>che la lode è bugiarda<br>che il Profeta non è mai nato<br>le città libere da assedio.</p>



<p>*</p>



<p><em>Demone in Paradiso</em></p>



<p>Dimmi, perché il tuo umore è tanto contorto?<br>Se parlo con dolcezza ti offendi e piangi<br>la mia generosità la credi bugiarda.</p>



<p>Scusa, sussurro, e tento…<br>Perché, azzanni, mi chiedi scusa?<br>Palude di banalità<br>miele che inganna<br>presso l’eucalipto<br>per me<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; un’ora insieme è sufficiente<br>per te<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; è soltanto ciò che urla a valere.</p>



<p>*</p>



<p>Ti invio i miei versi<br>parlano di passione senza passione:<br>tre questa settimana, due quella precedente.</p>



<p>Probabilmente non ti piace questa roba<br>o te ne vergogni. Il tuo silenzio<br>è la mia superflua condanna.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><strong>Kemal Khojandi</strong></p>



<p><strong>(1320 ca.-1400)</strong></p>



<p><em>L’ultima tresca</em></p>



<p>Vento nei tuoi capelli<br>le mie mani, le mie dita… arano<br>più giù, più giù, più giù…<br>oh, vivi per sempre, divinità<br>giovane e bella…</p>



<p><em>le mie dita arano…</em></p>



<p>Traduci il mio inverno in primavera<br>e tutto ciò che mi riguarda: lacrime<br>franano nella lingua. Resta giovane<br>anche se non sarai per me, resta giovane.</p>



<p>Presto te ne andrai<br>lasciandomi vivere<br>come un cieco –<br>ogni cosa ha confini<br>ma tu mostrami<br>il lusso della morte<br>prima che diventi crudele.</p>
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		<title>“Sono lo schiavo delle mie visioni”. L’epopea della Cuala Press, la casa editrice irlandese degli Yeats</title>
		<link>https://www.pangea.news/cuala-press-editoria-yeats-irlanda/</link>
		
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		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 05:23:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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		<category><![CDATA[Cuala Press]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di tutti loro, Elizabeth – detta, amichevolmente, ‘Lolly’ – possedeva il carattere più determinato – con punte di perlacea vaghezza. Nei ritratti del fratello, John Butler Yeats, il più giovane della nidiata, appare tra le nebbie di un sogno, affilata, afflitta, aperta a ogni bisbiglio. Aveva studiato alla Dublin Metropolitan School of Art, era stata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Di tutti loro, <strong>Elizabeth – detta, amichevolmente, ‘Lolly’</strong> – possedeva il carattere più determinato – con punte di perlacea vaghezza. Nei ritratti del fratello, John Butler Yeats, il più giovane della nidiata, appare tra le nebbie di un sogno, affilata, afflitta, aperta a ogni bisbiglio. Aveva studiato alla Dublin Metropolitan School of Art, era stata accolta nel circolo di William Morris, fu la prima editrice indipendente d’Irlanda a lavorare con il torchio a mano, commerciando edizioni in di pregio, spesso rare. Conosceva le virtù del bello; quanto alle economie, lasciamo stare.</p>



<p>Ad aiutarla, la sorella più grande, <strong>Susan, detta ‘Lily’</strong>, dalla personalità anodina, informe: spesso malata (tra l’altro, contrasse il tifo in Francia, nel 1896), era abilissima nel ricamo d’arte. La casa editrice delle sorelle Yeats aveva tre obbiettivi, al di là di quello imprenditoriale: ‘liberare’ le donne attraverso il lavoro nell’editoria artigiana; saldare l’opera letteraria – il contenuto – a quella artistica – la forma – creando libri unici, rilegati con genio (sotto l’aura del grande avo del fratello, William Blake); risvegliare l’identità irlandese tramite la pubblicazione di giovani autori in grado di reinterpretare miti e toni della tradizione celtica.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="649" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/36319_2-649x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94885" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/36319_2-649x1024.jpg 649w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/36319_2-190x300.jpg 190w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/36319_2-600x946.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/36319_2.jpg 685w" sizes="(max-width: 649px) 100vw, 649px" /></figure>



<p>Generoso talento delle sorelle: quelle di Boris Pasternak – Lydia e Josephine – hanno sacrificato il loro talento per perpetuare quello del fratello, traducendone le opere in Inghilterra e Germania; quelle di Yeats hanno pubblicato, in libri mirabili, le sue poesie. <strong>Nel 1902 Elizabeth, insieme all’artista Evelyn Gleeson, fonda a Dundrum, nei pressi di Dublino, uno studio di <em>arts and crafts</em>, “Dun Emer”,</strong> che ha tra i suoi scopi la pubblicazione di libri d’arte di ispirazione celtica. Una fotografia blocca, nel laboratorio, tre ‘operaie’ dalle larghe gonne: concentratissime; una arma il torchio. Nel nome – Emer è la moglie dell’eroe irlandese Cú Chulainn – è evidente la missione ‘politica’: insieme all’Abbey Theatre – che nasce nel 1904 – è all’Irish Literary Revival, creato, di fatto, da William Butler Yeats – nel 1888 pubblica i <em>Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry </em>– “Dun Emer” è uno dei tasselli per la creazione di un’autarchica identità culturale (ed editoriale) irlandese. <strong>Nel 1904 per la “Dun Emer” pubblica Douglas Hyde, poeta dal talento orizzontale, guida della Gaelic League, primo Presidente della Repubblica d’Irlanda nel 1938</strong> (come a dire: la <em>funzione</em> poetica è anteposta a quella politica laggiù); ecco un suo testo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Non morirò per te<br>donna dal nome altisonante:<br>puoi massacrare i vili<br>ma io non sono dei loro.</strong></p>



<p><strong>Perché dovrei spirare<br>per quell’occhio infuocato,<br>la vita stretta, le braccia simili<br>a un cigno: di cosa dovrei morire?”</strong></p>
</blockquote>



<p>L’attività editoriale della “Dun Emer” durò sette libri, spesso mirabili: Yeats vi pubblicò, nel 1903, <em>In the Seven Woods: being poems of the Irish heroic age</em>. <strong>Nel 1908 Elizabeth compiva quarant’anni, si separò dalla socia e insieme al fratello e a ‘Lily’ fondò la Cuala Press</strong> – Cuala era il nome dei territori a sud del Liffey, in gaelico, prima della conquista normanna dell’Irlanda.</p>



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<p>La Cuala Press fu la vera impresa dei fratelli Yeats, in grado di determinare, con grazia, una visione del mondo: dei settanta titoli complessivi, 48 sono di W.B. Yeats, che usava la Cuala Press per editare le proprie primizie liriche – <em>Wild Swans at Coole</em> e <em>Responsabilities</em>, ad esempio –, i testi identitari, autentici amuleti librari. <strong>Nel 1916 Ezra Pound vi stampa <em>Certain Noble Plays of Japan</em></strong>, il manoscritto tratto da Ernest Fenollosa; l’anno dopo cura una selezione dalle lettere di John Butler Yeats, il papà di W.B., pittore di raffinatissimo talento, che aveva ‘informato’ i propri figli a una vita d’arte e di occulti. Nel 1914 la Cuala Press ospita <strong><em>The Post Office</em>, un <em>play</em> di Tagore</strong>, neo laureato Nobel per la letteratura; <strong>nel 1933 pubblica <em>A Pilgrimage in the West</em> di Mario Manlio Rossi</strong>, il filosofo amico di Yeats e di Lady Gregory; nel 1942 ‘battezza’ <em>The Great Hunger</em>, opera seconda di <strong>Patrick Kavanagh</strong>. Elizabeth era morta d’infarto nel gennaio del 1940, esattamente un anno dopo il fratello: la Cuala Press, guidata per un po’ da Georgie, la vedova Yeats, la visionaria, priva di identità, si apprestava al tramonto. Le uscite, a singhiozzo, proseguirono fino al 1946: <em>Stranger in Aran</em>, di Elizabeth Rivers, fu l’ultima pubblicazione.</p>



<p><strong>Nel 1922 Yeats era stato nominato senatore dell’Irish Free State; l’anno dopo, un secolo fa, ottiene il Nobel per la letteratura</strong>, segno eminentemente poetico-politico. Pensava, Yeats, di esercitare un ruolo da druido, di poeta insigne che insegna la politica agli uomini: la guerra civile, i torbidi che portano alla costituzione dell’Éire lo infastidiranno:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Continuò a sostenere il diverso compito di un poeta rispetto all’uomo pratico e al politico, la sua indispensabile dignità di custode dell’identità storica della propria nazione. Intendeva consegnare all’Irlanda un’eredità simbolica”. </strong></p>
<cite><strong>Rosita Copioli in: W.B. Yeats, <em>Il crepuscolo celtico</em>, SE, 2001</strong></cite></blockquote>



<p>L’attività di una casa editrice di edizioni d’arte, aristocraticamente distante dal ‘mercato’, per di più dedita ai contemporanei, non era facile. Nel 1938 il poeta, vecchio d’anni ma non d’ardore, va a contrattare con la National Bank di Dublino per spianare i debiti della casa editrice, registrata da allora come società a responsabilità limitata. <strong>Con la Cuala Press pubblicò i suoi ultimi libri, <em>New Poems</em> (1938) e <em>Last Poems and Two Plays</em> (1939), </strong>oltre alla raccolta di pensieri al vetriolo <em>On the Boiler</em> (“Inadeguati il comunismo, il fascismo, perché la società è lotta di due forze opache alla ragione, la famiglia e l’individuo”). Come a dire, la Cuala Press era il cuore di Yeats, il cuore d’Irlanda.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="800" height="1022" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/432-246.jpg" alt="" class="wp-image-94886" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/432-246.jpg 800w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/432-246-235x300.jpg 235w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/432-246-768x981.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/432-246-600x767.jpg 600w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p><em>***</em></p>



<p><em>Qui si pubblicano una serie di testi, finora inediti in Italia, di autori che fanno parte del catalogo storico della “Cuala Press”.</em></p>



<p><strong>J. M. Synge</strong></p>



<p><strong>(1871-1909)</strong></p>



<p><em>Alla sorella di un nemico dell’autore, che ha disapprovato “The Playboy”</em></p>



<p>Signore, conforti la vostra scontrosa sorella<br>lucidatele il cranio con lebbra e vesciche<br>occludetele la laringe, i polmoni, il fegato,<br>sapete: le viscere le danno noia.<br>Lasciate che si guadagni la cena<br>a Mountjoy, tra quegli squallidi peccatori:<br>Signore, le siano utili i miei consigli,<br>per sempre suo servitore, J.M. Synge.</p>



<p>*</p>



<p><em>Regine</em></p>



<p>Sono passati sette giorni da cane<br>per trovare i nomi delle regine<br>di Glenmacnass, nomi rari e regali<br>che pergamena di pecora verminosa<br>conserva ancora: Etain, Helen<br>Maeve e Fand, Deirdre<br>dalla tenera mano dorata,<br>Bert dal piede enfiato, cantata<br>da Villon, Cassandra per un misero Ronsard.<br>Regine di Saba, di Meath e di Connaught<br>incoronate con berretti sgargianti<br>regine il cui dito manda in estasi i vassalli,<br>regine divorate da pulci e vermi<br>regine decorate come Monna Lisa<br>o accoppate con il veleno a Roma e a Pisa,<br>abbiamo nominato Lucrezia Crivelli<br>e la dama di Tiziano dal ventre d’ambra<br>regine che sanno l’arte del peccare<br>le caviglie sottili di Jane di Jewry;<br>regine che fecondano le paludi di Glanna,<br>Giuditta nella Scrittura, Gloriana,<br>regine che hanno devastato l’Oriente per noia<br>che hanno guidato il carro di un boia<br>ma queste sono corrotte – vi chiedo<br>perdono – e noi qui abbiamo sole, rocce<br>e giardini: sono corrotte, come te,<br>Regina di chi è vivo e di chi non è.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="774" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/FQ1CZowXEAAZKUZ-1024x774.jpg" alt="" class="wp-image-94887" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/FQ1CZowXEAAZKUZ-1024x774.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/FQ1CZowXEAAZKUZ-300x227.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/FQ1CZowXEAAZKUZ-768x580.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/FQ1CZowXEAAZKUZ-600x453.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/03/FQ1CZowXEAAZKUZ.jpg 1429w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>*</p>



<p><strong>Lord Dunsany</strong></p>



<p><strong>(1878-1957)</strong></p>



<p><em>Notte</em></p>



<p>La notte crolla improvvisa<br>sul Sahara: a sprazzi<br>il fuoco acceso dagli Arabi<br>fende il buio.</p>



<p>Grani di cenere nel fumo:<br>chissà da quale fuoco<br>sorgono gli atomi<br>e dove vanno…</p>



<p>Nello spazio selvaggio, nella tenebra,<br>nebulose a spirale<br>che roteano come anelli<br>di fuoco: in una di quelle siamo noi.</p>



<p>Chi può dire per quale ragione<br>sorgono e dove andranno…<br>lo chiedo agli Spiriti: mi vengono<br>incontro, con un dito sulle labbra.</p>



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<p>*</p>



<p><strong>Edward Dowden</strong></p>



<p><strong>(1843-1913)</strong></p>



<p><em>Nel giardino II: Visioni</em></p>



<p>Qui sono lo schiavo delle visioni. Quando la calura<br>di mezzogiorno scalfisce le pareti rosse e l’aria che ci accerchia<br>è tessuta dal sole; quando nessuna creatura osa<br>affrontare l’ora fervida, dal mio oscuro ritiro<br>dove una rete di foglie avvolge il sedile di faggio,<br>con il mento sul palmo e gli occhi spalancati, fisso,<br>al di là del brivido liquido e dei bagliori,<br>quelle belle figure che si muovono con passi silenziosi.<br>Le Tre, traslucide, in strette vesti, che passano<br>spesso e toccano il liuto: non si curano di me<br>attente, piuttosto, agli uccelli e alle ombre; quel bimbo<br>nudo simile a una colomba è Psiche, che dorme nell’erba<br>alta: dorme, dorme – ignora il Silvano selvaggio<br>che sgranocchia una mela rossa fino al torsolo.</p>



<p>*</p>



<p><strong>Lady Augusta Gregory</strong></p>



<p><strong>(1852-1932)</strong></p>



<p><em>Grido contro l’Amore</em></p>



<p>Ci sono tre diavoli, eleganti, raffinati, che divorano<br>il mio cuore – mi hanno tolto tutto, tranne il dolore:<br>forgiano l’Amore, forgiano il Male – e ora<br>non sono che una tasca vuota, rovina e rottura.<br>La povertà mi ha levato la maglia<br>sono a piedi nudi, tutta gambe, senza riparo;<br>l’ossessione mi polverizza il cranio;<br>il corpo è un miserabile, mera brutta cosa.<br>Amore mi rende un cubo di carbone sul pavimento<br>della cucina, brace bruciata a metà, che non muore.<br>Peggio di qualsiasi maledizione<br>peggio della più miseria più nera<br>è il diavolo che la gente si ostina a chiamare Amore:<br>se fossi di nuovo giovane, non accetterei<br>né darei neanche un bacio!</p>



<p>*</p>



<p><strong>F.R. Higgins</strong></p>



<p><strong>(1896-1941)</strong></p>



<p><em>Inverno cinese</em></p>



<p>Dagli alberi spogli<br>i nidi dello scorso anno<br>sono malinconici calligrammi<br>contro la luna; la luce<br>rende ancora più spogli i campi:<br>dicembre scarabocchia su ogni pozza ghiacciata.</p>



<p>La luce lucida i tronchi<br>vi si radica un’ombra scura:<br>l’amore dello scorso anno<br>mi conficca nella notte nera.<br>Dove l’amore tracciava<br>marchi infuocati ora<br>è solo un memoriale nel ghiaccio.</p>
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		<title>“Il grido di trionfo dopo la lotta”. Sull’antica poesia d’Irlanda</title>
		<link>https://www.pangea.news/antica-poesia-irlanda-kuno-meyer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2023 05:26:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[antica poesia irlandese]]></category>
		<category><![CDATA[Irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[Kuno Meyer]]></category>
		<category><![CDATA[Robert Graves]]></category>
		<category><![CDATA[Yeats]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando Kuno Meyer, nel 1911, per Constable &#38; Company, a Londra, pubblica Selections from Ancient Irish Poetry sa di compiere un gesto, per così dire, politico. Contro “l’ignoranza degli storici inglesi che scrivono senza conoscenza diretta delle fonti”, contro la loro “ingerenza”, l’accademico ribadisce la grandezza della cultura irlandese, il primato della poesia d’Irlanda: “Lentamente, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando Kuno Meyer, nel 1911, per Constable &amp; Company, a Londra, pubblica <strong><em>Selections from Ancient Irish Poetry</em> sa di compiere un gesto, per così dire, <em>politico</em>. </strong>Contro “l’ignoranza degli storici inglesi che scrivono senza conoscenza diretta delle fonti”, contro la loro “ingerenza”, l’accademico ribadisce la grandezza della cultura irlandese, il primato della poesia d’Irlanda:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Lentamente, si sta riconoscendo in circoli sempre più ampi che la letteratura volgare dell’antica Irlanda è la più primitiva e originale tra le letterature dell’Europa occidentale”.</strong></p></blockquote>



<p>Cosa vuol dire? Che secondo Kuno Meyer l’Irlanda è una enclave lirica che non ha subito “la potente influenza denazionalizzante di Roma”, a differenza dei “Galli romanizzati” e della “Gran Bretagna occupata dalle milizie romane”. Perfino il monachesimo irlandese testimonia la vivacità autoctona della cultura d’Irlanda, legata a “un cristianesimo che proviene dalla Britannia, non direttamente da Roma e che forgia una Chiesa distante dal centro d’influenza romano, tagliata fuori dal resto della cristianità, che si sviluppa intorno a idee nazionali”. Cinque anni dopo, nel 1916, l’insurrezione di Dublino, la morte di James Connolly, la repressione nel sangue: preludio alla Guerra d’indipendenza.</p>



<p>Accademico tedesco, nato ad Amburgo il 20 dicembre del 1858, Kuno Meyer si era specializzato in filologia celtica a Edimburgo e a Lipsia; accoglierà l’incarico all’università di Liverpool. Pioniere degli studi celtici, traduce in inglese corrente <em>La visione di Mac Conglinne</em> (1892), l’<em>Immram Brain</em> (1894), il <em>Cáin Adomnáin </em>(1905). L’antologia dell’antica poesia d’Irlanda, <em>Selections from Ancient Irish Poetry</em>, è il suo capolavoro: non ha un impianto accademico, è un libro di lettura. Finalmente, per tutti, in una lingua aggraziata, non priva di ispirazione, è possibile leggere <em>I lamenti di Deirdre</em>, gli antichi canti religiosi irlandesi, le memorabili odi sulla natura – come l’immane <em>Song of the Sea</em>: “Quando il vento scatta da Nord, ispira onde/ feroci, in lotta contro/ il cielo immane/ mentre ascoltiamo i sussurri delle streghe” –, le profezie dei bardi, gli strazianti canti d’amore – il <em>Liadain e&nbsp;Curithir</em>, ad esempio – gli apoftegmi di re Cormac, che, assemblati, costituiscono un rustico libro dei proverbi trapiantato in terra d’Irlanda. I testi – di cui traduciamo un rapido florilegio – hanno spesso una bellezza marziale; il libro diventò una specie di manuale identitario: l’indipendenza d’Irlanda era giustificata dall’indipendenza culturale, dall’intraprendenza lirica, secolare.</p>



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<p>Il lavoro di Kuno Meyer era preparato, per così dire, da una serie di fenomeni nati parallelamente ai suoi studi: nel 1893 nasce la Gaelic League (<em>Conradh na Gaeilge</em>), l’anno prima era stato fondato il <em>Gaelic Journal</em>; intorno a William B. Yeats, che nel 1888 aveva raccolto i <em>Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry</em>, si sviluppa la cosiddetta “Irish Renaissance”. Per avere una idea del lignaggio poetico, per così dire, che ha fondato la cultura irlandese bisogna leggere <em>La Dea Bianca</em> di Robert Graves:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Gli antichi Celti facevano un’accurata distinzione fra il poeta, che in origine era anche sacerdote e giudice e la cui persona era sacrosanta, e il semplice menestrello. Il primo in irlandese era chiamato <em>fili</em>, veggente… Persino i sovrani erano soggetti alla sua autorità morale”.</strong></p></blockquote>



<p>Kuno Meyer non riuscì ad assistere ai disordini irlandesi: durante la Grande Guerra si trasferirà presso la Columbia University. Un discorso filo-tedesco, tenuto nel 1914, lo rese ostile ai britannici; fu dichiarato non gradito a Dublino e a Cork, gli levarono la cattedra onoraria di studi celtici a Liverpool. Fu lentamente riabilitato: Douglas Hyde, primo presidente della Repubblica d’Irlanda, lo dichiarò “una delle personalità più autenticamente amabili che abbia mai conosciuto, un vero innamorato dell’Irlanda”.</p>



<p>Kuno Meyer era morto a Lipsia, nell’ottobre del 1919: la vita americana gli pareva impossibile. Quattro anni prima, in California, ricoverato in seguito a un incidente ferroviario, conobbe Florence, ventisettenne dal carattere volitivo, di cui si innamorò. Si sposarono, pochi giorni dopo il loro incontro. Non riuscì a fare ritorno nell’amata Irlanda.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/64730-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94669" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/64730-1024x1024.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/64730-300x300.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/64730-150x150.jpg 150w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/64730-768x768.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/64730-600x600.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/64730-100x100.jpg 100w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/64730.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>***</p>



<p><strong><em>Antica poesia irlandese</em></strong></p>



<p><em>Il canto dell’eremita</em></p>



<p>O Figlio del Dio vivente, antico, eterno Re,<br>non desidero che una piccola capanna<br>confitta nel deserto: che sia la mia dimora.</p>



<p>Una piccola grigia allodola al mio fianco<br>una pozza di acqua limpida per pulire<br>i peccati tramite la grazia del Santo Spirito.</p>



<p>Non troppo distante, un bosco, vasto,<br>per curare gli uccelli dalle mille voci<br>e dar loro riparo se ne hanno bisogno.</p>



<p>Calore dal volto meridionale<br>e un ruscello tra gli erbosi, terra<br>che sappia donare piante.</p>



<p>Pochi uomini di buon senso, umili<br>e obbedienti per pregare il solo Re:<br>sei coppie per pregare il solo Re, il nostro sole.</p>



<p>Una chiesa semplice, dimora rivolta al Dio<br>del cielo: candele che splendono<br>sopra il bianco purissimo delle Scritture.</p>



<p>Vesti e cibo sufficienti per dedicare<br>le mia vita al Re: pregare Dio<br>in silenzio, Lui, che è ovunque.</p>



<p>*</p>



<p><em>Terrore vichingo</em></p>



<p>Questa notte il vento è duro:<br>l’oceano ha i capelli bianchi.<br>Questa notte non temo soltanto<br>i feroci guerrieri di Norvegia<br>che solcano il mare d’Irlanda.</p>



<p>*</p>



<p><em>Il merlo</em></p>



<p>Ah, merlo, soddisfatto<br>del tuo nido tra i cespugli:<br>eremita senza bastone<br>dolce, delicato, pacifico<br>è il tuo canto.</p>



<p>*</p>



<p><em>Il canto di Crede, figlia di Guare</em></p>



<p><em>Durante la battaglia di Aidne, Crede, la figlia di re Guare di Aidne, vide Dinertach degli Hy Fidgenti, giunto in aiuto di Guare con diciassette ferite nel corpo. Si innamorò di lui, che fu sepolto nel cimitero della chiesa di Colman.</em></p>



<p>Frecce che uccidono il sonno<br>ad ogni ora della gelida notte:<br>pene d’amore ad ogni ora del giorno<br>per il desiderio dell’uomo di Roiny.</p>



<p>Amore enorme per un uomo di terra straniera<br>venuto da me al di là di ogni circostanza:<br>la mia fioritura ha carpito, nessun colore<br>mi è rimasto – non mi dà riposo.</p>



<p>Più dolce del canto il suo dire<br>perpetua adorazione al Re dei Cieli:<br>rogo di gloria, nessun orgoglio sulle sue<br>labbra: compagno speciale per una donna.</p>



<p>Ero una bambina timida<br>che mancava gli appuntamenti:<br>ma questa è la mia età ribelle –<br>eppure, l’audacia mi ha ingannata.</p>



<p>Ogni bene mi è dato da Guare<br>il sovrano del gelido Aidne:<br>ma la mia mente, su quel prato,<br>si è allontanata dal popolo.</p>



<p>Inno sul prato della gloriosa Aidne<br>intorno ai lati della chiesa di Colman:<br>fiamma gloriosa scomparsa in una tomba:<br>Dinertach era il suo nome.</p>



<p>Il cuore, impietosito, soffre:<br>che razza di sorte mi è toccata<br>frecce che uccidono il sonno<br>ad ogni ora nella notte gelida.</p>



<p>*</p>



<p><em>Dalle Istruzioni di Re Cormac</em></p>



<p>“O Cormac, genia di Conn, quali erano le tue abitudini da ragazzo?”, disse Carbery.</p>



<p>“Facile dirlo”, disse Cormac.</p>



<p>“Ascoltavo i boschi<br>fissavo le stelle<br>cieco per ciò che concerne i segreti<br>silente nei deserti<br>loquace in mezzo ai tanti<br>mite nell’aula dell’idromele<br>duro in guerra<br>generoso con gli alleati<br>ho curato i malati<br>caritatevole coi deboli<br>forte coi potenti<br>non ho tramutato la saggezza in arroganza<br>non ho voltato l’intimità in sopruso<br>ho preferito evitare promesse vane<br>non mi avventuro negli eccessi<br>da ragazzo non ho deriso gli anziani<br>da eroe non sono stato presuntuoso<br>non sparlo di chi è assente<br>all’accusa e al rimprovero prediligo la lode<br>non sono uno che chiede, ma che dona –</p>



<p>grazie a questa pratica i giovani diventano guerrieri, vecchi e regali”.</p>



<p>“O Cormac, genia di Conn: qual è la cosa più brutta che hai visto?”, disse Carbery.</p>



<p>“Facile dirlo”, disse Cormac: “I volti dei nemici mentre siamo in rotta”.</p>



<p>“O Cormac, genia di Conn: qual è la cosa più dolce che hai provato?”, disse Carbery.</p>



<p>“Facile dirlo”, disse Cormac:</p>



<p>“Il grido di trionfo dopo la dura lotta<br>la gloria che segue alla fatica<br>e giacere sul cuscino di una dolce ragazza”.</p>



<p>“O Cormac, genia di Conn: come puoi distinguere le donne?”, disse Carbery.</p>



<p>“Facile dirlo”, disse Cormac:</p>



<p>“Le compagne che si mutano in granchi<br>altezzose durante gli incontri<br>impossibili quando sono trascurate<br>consigliere civettuole<br>avide di averi<br>dal volto rivelatore<br>salde nell’odio<br>litigiose in mezzo agli altri<br>dimentiche dell’amare<br>scaltre nelle alleanze<br>abituate alla calunnia<br>testarde nelle liti<br>a cui non puoi confidare un segreto<br>chiassose nella gelosia<br>elaborano qualsiasi scusa<br>geniali nella calunnia<br>sprezzanti verso i giusti<br>cupe e implacabili<br>virili nella lotta<br>patetiche mentre ascoltano una musica<br>lussuriose a letto<br>arroganti e false<br>godono dell’ira altrui<br>non sono prodighe<br>malsopportano i viaggi<br>sono sorde all’istruzione<br>fatue in società<br>schiave delle raffinatezze<br>languide, chiacchierone<br>eloquenti nella vanità:<br>beato chi da loro non si fa avvincere!<br>devono essere temute più del fuoco<br>temute più delle bestie feroci:</p>



<p>è bene guardarsi da loro, non fidarsi<br>meglio calpestarle che accarezzarle<br>meglio schiacciarle che adorarle:<br>sono onde che ti affogano<br>rogo che ti incenerisce<br>armi che ti feriscono<br>tenaci come falene<br>astute come serpi<br>fiotti di tenebre nella luce<br>crudeli tra i buoni<br>tra i cattivi, le peggiori”.</p>



<p>“O Cormac della genia di Conn: qual è la cosa peggiore per il corpo di un uomo?”, disse Carbery.</p>



<p>“Facile dirlo”, disse Cormac: “Stare seduti troppo a lungo, stare sdraiati troppo a lungo, e troppo a lungo in piedi; sollevare cose pesanti, sforzarsi oltre il limite delle proprie forze, correre troppo, saltare troppo, cadere di frequente, dormire con la gamba oltre la sponda del letto, fissare i tizzoni ardenti, bere troppa birra nuova, mangiare troppa carne di toro, cibo secco, alzarsi troppo presto, stare al freddo o al sole, bere e mangiare troppo, dormire troppo, troppo peccare, gridare contro il vento, asciugarsi al fuoco, smuovere la cenere, nuotare a stomaco pieno, dormire supini, scatenarsi in modo insensato”.</p>



<p>“O Cormac, genia di Conn, dimmi come comportarmi tra i saggi e gli stolti, tra gli amici e gli sconosciuti, tra i vecchi e i ragazzi, tra i giusti e i malvagi”, disse Carbery.</p>



<p>“Facile dirlo”, disse Cormac:</p>



<p>“Non essere troppo saggio né troppo sciocco<br>non essere troppo presuntuoso né troppo diffidente<br>non essere troppo superbo né troppo umile<br>non essere troppo loquace né troppo silenzioso<br>non essere troppo duro né troppo morbido.</p>



<p>Se sei troppo saggio da te ci si aspetterà molto<br>se sei troppo sciocco, sarai ingannato<br>se sei troppo presuntuoso ti giudicheranno molesto<br>se sei troppo umile non otterrai onori<br>se parli troppo non ti ascolterà nessuno<br>se stai troppo in silenzio non sarai considerato da nessuno<br>se sei troppo duro verrai spezzato<br>se sei troppo debole sarai schiacciato”</p>
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