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	<title>Walter de la Mare Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“La lince, in bilico, nuota nei nostri sogni”. È tornata la Lince! Inseguimento lirico</title>
		<link>https://www.pangea.news/lince-antologia-mito-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Sep 2022 04:14:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
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		<category><![CDATA[Robert Penn Warren]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Qualche giorno fa, “La Stampa” ha dato una notizia importante, passata di sbieco, come coriandoli sui cadaveri. La lince è tornata nelle nostre valli. In particolare, la bestia è stata avvistata nei boschi che si diramano dal comune di Montecrestese, nella Valle Isorno, sopra Domodossola. Nel Verbano Cusio Ossola, che ospita la zona forestale più [&#8230;]</p>
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<p>Qualche giorno fa, <strong><a href="https://www.lastampa.it/verbano-cusio-ossola/2022/09/20/news/il_ritorno_della_lince_nel_vco_un_esemplare_fotografato_in_valle_isorno-8971457/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“La Stampa” ha dato una notizia importante, passata di sbieco, come coriandoli sui cadaveri. La lince è tornata nelle nostre valli.</a></strong> In particolare, la bestia è stata avvistata nei boschi che si diramano dal comune di Montecrestese, nella Valle Isorno, sopra Domodossola. Nel Verbano Cusio Ossola, che ospita la zona forestale più ampia e selvaggia d’Italia, non si vedeva una lince dal 2015. Sono stato a Montecrestese qualche anno fa: la chiesa centrale, dedicata a Santa Maria Assunta, è affrescata in parte da Giuseppe Mattia Borgnis, nel primo Settecento. Borgnis è uno dei pionieri della pittura vigezzina, di queste valli violente: nato poverissimo a Craveggia, in una famiglia di pastori e contadini, dimostra talento innato per il disegno; ragazzino, vaga a Bologna, per perfezionarsi; per guadagnare qualcosa si applica a dipingere le chiese di montagna dei suoi luoghi. Cercherà fortuna a Parigi, il suo genio lo porta a West Wycombe, residenza di Sir Francis Dashwood, nel Buckinghamshire, dove realizza un ciclo di affreschi di ispirazione classica e muore, sessantenne, assassinato. I caratteri dell’incompiutezza e dell’evanescenza legano la lince alla stirpe di questi pittori, talentuosi e retrattili, d’alta quota. Nella chiesa di Montecrestese, chissà, un tempo si adorava la lince.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="716" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/Sidney_Hall_-_Uranias_Mirror_-_Lynx_and_Telescopium_Herschilii-1024x716.jpg" alt="" class="wp-image-92874" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/Sidney_Hall_-_Uranias_Mirror_-_Lynx_and_Telescopium_Herschilii-1024x716.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/Sidney_Hall_-_Uranias_Mirror_-_Lynx_and_Telescopium_Herschilii-300x210.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/Sidney_Hall_-_Uranias_Mirror_-_Lynx_and_Telescopium_Herschilii-768x537.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/Sidney_Hall_-_Uranias_Mirror_-_Lynx_and_Telescopium_Herschilii-1536x1074.jpg 1536w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/Sidney_Hall_-_Uranias_Mirror_-_Lynx_and_Telescopium_Herschilii-600x419.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/Sidney_Hall_-_Uranias_Mirror_-_Lynx_and_Telescopium_Herschilii.jpg 1545w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Da bambino, ero certo di aver visto una lince in Val Grande, non lontano da dove è stata avvistata dalla forestale. D’altronde, i segni rupestri, i graffi nelle necropoli, sembrano suggerire un’era aurea, in cui uomini e fiere passeggiavano al fianco. Credo sia stato mio padre – o uno zio – a convalidare la mia immaginazione: sì, hai visto la lince. Vedere la lince non è come incrociare una volpe, intuire la figura di un lupo, l’anatomia di un cervo, eventi rari ma non insoliti per chi pratica il bosco. La lince impone una chiamata, il contatto con il numinoso, un credito che va saldato.</p>



<p>La lince non si lascia aggiogare in una didascalia, non sosta sul cauto divano di un bestiario: ha l’abilità di trasformarsi, di fondere in sé, in mandorla, i caratteri del leone e del lupo, della pantera e del mostro. È invisibile, sorella della neve, spesso è scambiata per qualcos’altro: restia a mostrarsi, pare uccida per sortilegio. Più simile a una fenice, la lince appare dal manto nevoso come una Madonna: algida, alchemica, feroce, non le si addice il sangue. <strong>Nelle <em>Metamorfosi</em>, Ovidio racconta che Linco, sovrano degli Sciti, fu mutato in lince da Cerere perché “preso da invidia”:</strong> voleva uccidere Triptòlemo nel sonno, dopo che costui gli aveva descritto i favolosi fasti della “famosa Atene”. Da lì, la lince è figura dell’invidia; confusa con Linceo, l’argonauta dalla vista acuta, indica l’invidia che scava nel demanio altrui, lo sguardo che sfonda muri e finestre, macula il mobilio del vicino di ira, ricatto, vile istinto di vendetta per ciò che non si ha. Eppure, gli Sciti di cui Linco è re sono il fiero popolo d’Asia che ha tenuto testa alle razzie di Alessandro: cavalieri liberi, contigui alla nebbia, capaci di celarsi agli occhi degli invasori – acutezza di vista si volta in capacità di essere invisibili. Nei loro gioielli, languide serpi s’incardinano nel corpo della fiera, cervi ruotano in pantere, il lupo smagrito dalla caccia, la lince che trotta leggiadra.</p>



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<p>Anche Walter de la Mere, autore di languidi e moderni bestiari in lingua inglese, mantiene la diabolica associazione che connette la lince all’invidia:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Questa casa è fredda. Bestie si aggirano sulla sua soglia;<br>una foresta di tenebre assedia la porta,<br>dove trama la lince, Invidia; il leopardo chiamato Malizia<br>e un lupo, famelico e magro, detto Odio”.</strong></p></blockquote>



<p>Il raffinato poeta britannico, va da sé, segue lo schema di Dante: tra le tre fiere che ostacolano il pellegrino all’ingresso della Divina Commedia – versione capovolta della trinità –, la <em>lonza</em>, appunto, “leggera e presta molto”, è quella più elusiva e strana. Si tratta di una lince o di un giaguaro (“di pel macolato era coverta”)?: pare che una creatura esotica, addestrata tra catene, si aggirasse nel palazzo del Podestà, in Firenze, per allietare gli ospiti e minacciare i creditori.</p>



<p>Secondo Marco Polo, il “Grande Kane” alleva, per la caccia, “leopardi assai, tutti buoni da prendere bestie”: in questo paddock di complici letali, spiccano i “cani mastini”, cioè, pare, le linci. Cani, lonze, giaguari: la lince è proteiforme come una profezia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="731" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/A_Lynx_A_Griffin_-_Google_Art_Project-731x1024.jpg" alt="" class="wp-image-92875" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/A_Lynx_A_Griffin_-_Google_Art_Project-731x1024.jpg 731w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/A_Lynx_A_Griffin_-_Google_Art_Project-214x300.jpg 214w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/A_Lynx_A_Griffin_-_Google_Art_Project-768x1076.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/A_Lynx_A_Griffin_-_Google_Art_Project-600x840.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/09/A_Lynx_A_Griffin_-_Google_Art_Project.jpg 771w" sizes="(max-width: 731px) 100vw, 731px" /></figure>



<p>Al mito di lince nel mondo americano, Claude Lévi-Strauss ha dedicato un libro, <em>Histoire de Lynx</em>; spigando tra i canti dei nativi, ho trovato questo testo, <em>Piccola Lince</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>Piccola lince<br>ha perso la sua famiglia<br>se ne va da sola<br>a imparare le cose<br>sola, è partita.</strong></p><p><strong>Una primavera ammira<br>l’arrivo degli uccelli<br>che vengono dal sud.<br>Ne assale uno:<br>impara il gusto.</strong></p><p><strong>Un’estate prova a<br>nuotare, scopre il suo viso<br>per un lungo momento<br>riflesso nel lago.<br>Impara ad avere un volto.</strong></p><p><strong>In autunno è grande<br>come i suoi genitori:<br>pensa a loro,<br>impara la memoria.</strong></p><p><strong>Un giorno, nel gelo d’inverno<br>trova un uccello nel ghiaccio<br>immobile.<br>Impara le lacrime<br>con cui inonda l’uccello.<br>S’inchina sul suo corpo,<br>molto a lungo.<br>Conosco la sua storia<br>so cosa ha imparato.<br>Conosco ogni cosa.<br>Le ripeto mentre piango:<br>mi chiamo Piccola Lince.</strong></p></blockquote>



<p>Come si conviene a una bestia che non si lascia irretire in un simbolo univoco, è rada la tradizione letteraria della lince. A lei, Charles Edward Eaton, poeta prolifico, amico di Robert Frost, vice console in Brasile, dedica una poesia, <em>The Lynx</em>, di cui traduco alcune stanze:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Cagliamo le nostre vite nel fiume –<br>ruvido, crudo, rapinoso, lunga camminata di seta,<br>la lince in bilico sulle rocce, che nuota nei nostri sogni alati.</strong></p><p><strong>La lince conserva l’ambra, ha il petto bianco, come una mandorla –<br>La mente vacilla al cospetto di quel simbolo: la diga<br>si dissigilla, traboccherà quando ci sdraieremo lungo la notte.</strong></p><p><strong>Nuotiamo, nuotiamo, procediamo ovunque –<br>la signora dalle unghie rosse di sangue potrebbe<br>inseguirci: il riflesso delle sue fauci che sbadigliano nello stagno”.</strong></p></blockquote>



<p>Nel 2005 Libri Scheiwiller pubblica un libro di Rino Cortiana, <em>Lynx lynx</em>, che ricorre all’enigma e al bestiario per calibrare la poesia. Che strane coincidenze: nel 2018 la casa editrice José Corti ha pubblicato un romanzo di Claire Genoux, <em>Lynx</em>, che inizia con la morte del padre:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Il corpo di Padre era scomparso in una forra di rovi uncinati, da cui emergeva soltanto il suo volto, limpido. Il terreno è piano, con alcuni punti di difficile accesso; la foresta si affaccia sul fiume. Si è mosso con la motosega. Lo abbiamo trovato nel tardo pomeriggio, dopo ore di ricerca, quando la luce era già usurata. Lince ha dato l’allarme. Ha sentito il crollo dell’albero – nient’altro. Ha accompagnato i vigili del fuoco, che per trovare il luogo hanno dovuto lottare con nodi di nebbia. Il viso pareva staccato dal corpo; la bocca scomposta. Hanno concluso che si trattava di un incidente. Lince è rimasta da sola”. &nbsp;</strong></p></blockquote>



<p>Morto molti anni fa, mio padre risposa in un cimitero di montagna, in luoghi ospitali alla lince.</p>



<p>In una poesia del 1979, <em>Vision</em>, Robert Penn Warren riconduce la lince nel sacrario:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“La visione verrà – la Verità sarà rivelata – ma<br>nemmeno la sua più vaga natura ti è chiara – ah, la verità:<br>ma quale? Nel cupo buio che sibila<br>della tua mente, un’irregolare certezza<br>brilla come la volpe nel gorgo del bosco, dove,<br>lontana, grida la lince e il gufo balbetta,<br>congela il sangue in un fremito metafisico&#8230;<br>Un evento può avviarsi dal tuo profondo<br>quando sei solo e la pioggia lacera i tetti,<br>quando cambia la stagione e il letto è troppo ampio.<br>Durante una crisi, illogica. In ogni<br>istante può accadere: quando il passato<br>non è più appannato, ha tracce di<br>bestia, e si scende, come al mare”.</strong></p></blockquote>



<p>Proprio perché invisibile, costantemente estinta, la lince è segno del divino: che se ne fraintenda la forma – è leopardo o mastino o gatto di bosco o coyote – è consuetudine celeste, arcana; Cristo è preso per Elia, per uno dei profeti, per un <em>altro</em>. <a href="https://it.wikisource.org/wiki/Bestiario_moralizzato_di_Gubbio/20._Del_linceo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il cosiddetto “Bestiario moralizzato di Gubbio”, del XIII secolo</a>, dedica un sonetto alla lince, il “linceo”:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Linceo è una fera molto fina,<br>e de belle virtudi e gratiosa,<br>e spetialemente de la urina<br>se crea et fasse petra pretiosa”.</strong></p></blockquote>



<p>Si fa riferimento da subito al <em>lincurio</em>, topazio leggendario, pietra miracolosa, prodotta da urina rappresa di lince, capace di sanare e di esaltare. Secondo l’anonimo moralista, il <em>lincurio</em> è il cardine che unisce l’uomo a Dio, pura giuntura mistica: “petra virtuosamente/ ke lega e tene ciascheduno canto:/ natura humana con divinitade”.</p>



<p>Strofinare il <em>lincurio</em> sulle lapidi, per ravvivare l’interrogativo dei morti; pietra che permette ascesa, fa levitare nel morso molosso di Iddio. Instradarsi nella foresta, intridersi di mistero, auscultare la lince, all’ombra dei bronchi boscosi: non c’è più salutare attività, non altra salvezza.</p>
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		<item>
		<title>“Libero passaggio a tutti i fantasmi della mente”. Walter de la Mare, il fanciullo e l’incubo</title>
		<link>https://www.pangea.news/walter-de-la-mare-ritratto-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2022 04:18:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Annalisa Crea]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura inglese]]></category>
		<category><![CDATA[Lovecraft]]></category>
		<category><![CDATA[T. S. Eliot]]></category>
		<category><![CDATA[Walter de la Mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Due autori notissimi, diversamente decisivi, quanto meno opposti, ci danno la giusta misura dell’importanza di Walter de la Mare, relegato, molti anni fa, da Mario Praz, nell’angusta didascalia “dotato di una fantasia singolarmente proclive al misterioso e al fiabesco”, ai margini della notorietà di cui si abbeverano gli insipienti. Intanto: in Supernatural Horror in Literature [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due autori notissimi, diversamente <em>decisivi</em>, quanto meno opposti, ci danno la giusta misura dell’importanza di <strong>Walter de la Mare</strong>, relegato, molti anni fa, da Mario Praz, nell’angusta didascalia “dotato di una fantasia singolarmente proclive al misterioso e al fiabesco”, ai margini della notorietà di cui si abbeverano gli insipienti. Intanto: in <em>Supernatural Horror in Literature</em> (1927), <strong>H.P. Lovecraft </strong>giudica de la Mare, per gli amici ‘Jack’ – odiava il nome che gli era stato affibbiato – un venerato maestro: <strong>“I versi ossessionanti e la superba prosa del poeta Walter de la Mare custodiscono con medesima coerenza i tratti di una visionarietà che penetra dalle velate sfere della bellezza alle dimensioni proibite e terribili dell’essere”.</strong> In sostanza, de la Mare “è tra i rarissimi artisti per cui l’irreale è presenza viva, concreta: i suoi scritti sull’incubo hanno l’acuta grandezza a cui solo un maestro può ambire”.</p>
<p>Lovecraft amava <em>The Return</em>, romanzo pubblicato da de la Mare nel 1910 (ma rivisto e riscritto fino al 1945), in Italia, dopo un periodo editorialmente felice, tra gli anni Ottanta e Novanta – in cui Sellerio pubblica <em>La tromba</em> e <em>L’artigiano ideale</em>; Guanda i <em>Racconti del mistero</em>; Theoria <em>Ognissanti</em> e <em>Il rinchiuso e altri racconti</em> – de la Mare scompare, s’inabissa in un inspiegabile oblio: risorge, per un attimo, nel 2008, quando Alet, editrice di pregio che ha chiuso le attività dieci anni fa, recupera <em>Memorie di una donna in miniatura</em>, il romanzo di Miss M., donna minuscola, “fisicamente, spiritualmente, intellettualmente fuori da questo mondo”, pubblicato in origine nel 1921, già in catalogo Longanesi nel 1947, che consentì all’autore il “James Tait Black Memorial Prize” (vinto, tra gli altri, da D.H. Lawrence, E.M. Forster, Robert Graves, Graham Greene).</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-90549 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/04/160629-194x300.jpg" alt="" width="292" height="452" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/160629-194x300.jpg 194w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/160629-661x1024.jpg 661w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/160629-768x1190.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/160629-992x1536.jpg 992w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/160629.jpg 1200w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /></p>
<p><strong>A T.S. Eliot – ecco <em>l’altro</em> –, piuttosto, interessava la poesia di Walter de la Mare</strong> – <a href="https://www.faber.co.uk/author/walter-de-la-mare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per altro, ancora in catalogo Faber</a> –, il carattere fiabesco, fantastico, la statura stregata, che a suo dire culminava in <em>Winged Chariot</em> (1951). Soprattutto, <em>A Walter de la Mare</em> dedica una poesia, non priva di ispirazioni, raccolta in un volume ‘speciale’, <em>Tribute to Walter de la Mare on his 75th Birthday</em> (Faber, 1948), dove il profilo degli accoliti – Graham Greene, David Gascoyne, Cecil Day Lewis, Vita Sackville-West – dice qualcosa del festeggiato. Eliot, in versi, elogia il “mistero inesplicabile del suono” nelle poesie di Walter de la Mare, l’arte “praticata con disinvolta naturalezza”, soprattutto, “l’incantamento appena bisbigliato, che concede libero/ passaggio a tutti i fantasmi della mente”.</p>
<p>Nato nel Kent, nel 1873, figlio di un impiegato della Banca d’Inghilterra, de la Mare aveva due fratelli e quattro sorelle, lavorò in un ufficio di statistica presso la Standard Oil, a Londra, per procacciarsi di che vivere. Riuscì, grazie a una piccola pensione, a dedicarsi alla letteratura, mollando l’impiego. Le sue <em>Stories for Children </em>sono un classico; de la Mare – un po’ come Pascoli – <strong>teorizzò che i bambini “sono dei visionari per natura: contemplativi, solitari, fachiri, sprofondano nel chiasso e nella febbre dell’esistere come dai recessi di una perpetua veglia”.</strong> Non sopportava, genericamente, il regno degli adulti, abituati a discernere e a separare; malsopportava “il tipo intellettuale, l’analitico”, che ha represso l’immaginazione infantile, audace fino all’orrore. Tra il genio, crudele, dei bambini e la logica degli adulti segnalava una differenza incolmabile, una capovolta virtù di grandezze. In effetti, la lirica di de la Mare, anche quando sembra <em>ingenua</em> è venata dall’ambiguo, da una quotidiana inquietudine che percuote: la poesia <em>The Children of Stare</em> (“I figli del Rigore”), tradotta per “Pangea” da Annalisa Crea, potrebbe essere letta con <em>Il giro di vite</em> di Henry James in tasca.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-90550 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/04/31066205200-287x300.jpg" alt="" width="451" height="471" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/31066205200-287x300.jpg 287w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/31066205200-980x1024.jpg 980w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/31066205200-768x803.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/31066205200-1470x1536.jpg 1470w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/04/31066205200.jpg 1531w" sizes="(max-width: 451px) 100vw, 451px" /></p>
<p>Negli anni, de la Mare si occupò della moglie Elfrida, rotta dal Parkinson; morì nell’estate del 1956, fu sepolto a St Paul’s, dove sono ricordati, tra gli altri, John Donne, T.E. Lawrence, Winston Churchill e John Everett Millais. Da ragazzo, aveva fatto parte del coro della cattedrale: pensava che dal salterio saltassero demoni e fate, e che volare, a volerlo, fosse possibile.</p>
<p>***</p>
<p><strong>I figli del Rigore</strong></p>
<p>L’inverno è sceso presto<br />
Sulla casa del Rigore;<br />
Stormi d’uccelli garruli<br />
Infestano il bosso ancestrale;<br />
Vivide sono le bacche<br />
A grappoli nell’aria.</p>
<p>Quieta la musica della fontana,<br />
Ghiacciato il cupo stagno,<br />
Su cui un piccolo sole sanguigno<br />
Si specchia fluttuando e mutando,<br />
In un occaso cremisi,<br />
Da un austro di giunchiglie.</p>
<p>È strano vedere bambini<br />
In una casa così glaciale;<br />
Le orme eloquenti corrono<br />
Come quelle dei conigli sulla neve;<br />
Le risa risuonano come cembali<br />
Sotto il cielo ominoso della sera:</p>
<p>I visi minuti e accesi<br />
Come gemme rosso borgogna;<br />
I corpi giocosi e lievi<br />
Come fiocchi di neve nell’aria,<br />
Fragili come il fiore che vortica<br />
Tra i rovi della foresta.</p>
<p>Incombe su loro il silenzio<br />
Immoto d’un mare artico;<br />
La luce scema; la notte cala; la luna fulge<br />
Fredda; presto il croco<br />
Scialbo e svagato si schiuderà<br />
Sulla terra austera:</p>
<p>Fitto mistero, folle periglio,<br />
La legge come una verga di ferro: &#8211;<br />
Ma eccoli in abiti di Primavera,<br />
Ognuno col proprio piccolo fuoco<br />
Che attizza a una fiamma di puro ardore<br />
Il soffio tremendo di Dio.</p>
<p><strong><em>Walter de la Mare</em></strong></p>
<p><em>*La traduzione è di Annalisa Crea, tratta d</em><em>a “</em><em>The Collected Poems of Walter de la Mare”</em><em> (1979)</em></p>
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