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	<title>Villa Giulia Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“L’Occidente ha perso l’anima, i servizi segreti russi ci dominano e, certo, in 87 anni di vita sono stato molte persone (e non tutte carine)”: intervista a John Le Carré</title>
		<link>https://www.pangea.news/le-carre-occidente-intervista-servizi-segreti-russia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2019 10:22:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pensate se in Italia venisse raccolto in un libro un programma radiofonico. Immaginate per un istante questo intreccio fecondo di oralità e scrittura, una rivincita della letteratura originaria in forma di parola detta, sussurrata, spezzata dal respiro e dal sibilo. Il confronto onesto di due voci. In Inghilterra questo teatrino (l’origine è Shakespeare non Alighieri) [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/le-carre-occidente-intervista-servizi-segreti-russia/">“L’Occidente ha perso l’anima, i servizi segreti russi ci dominano e, certo, in 87 anni di vita sono stato molte persone (e non tutte carine)”: intervista a John Le Carré</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pensate se in Italia venisse raccolto in un libro un programma radiofonico. Immaginate per un istante questo intreccio fecondo di oralità e scrittura, una rivincita della letteratura originaria in forma di parola detta, sussurrata, spezzata dal respiro e dal sibilo. Il confronto onesto di due voci. In Inghilterra questo teatrino (l’origine è Shakespeare non Alighieri) è ancora diffuso. Noi ci dobbiamo rifare a Youtube e le <em>Interviste impossibili</em> del Manga. Ma sono fenomeni sporadici. In Italia tutto si consuma al ninfeo di villa Giulia, dove si mangia malissimo, e a nessuno importa molto di che deve dire il vincitore &#8220;stregato&#8221;. Saggezza popolare, se ne infischiano del poeta laureato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In UK le cose non vanno così, c’è un tipo teatrale come Alan Bennett che ha composto dei monologhi, calandosi come autore in parti femminili, li hanno trasmessi nel 1987 alla BBC, stanno anche in un libro, <em>Signore e signori</em> </strong>e ne ho fiutato uno, dove parla l’attrice Travis. Trama identica sputata a quella del <em>Night manager</em>, che è un giallo notevole di le Carré, uscito in quel giro d’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Domanda oziosa. John Le Carré sentiva la radio e poi prendeva lo spunto per la scena finale del suo romanzo? Yacht, moglie bonissima del malavitoso, spia infiltrata a bordo, tutto identico all’invenzione di Bennett. Risposta balorda: può essere. Risposta realistica: certo che sì. Un autore deve stare al mondo, vero?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Morale della favola, c’è un capello nella vostra minestra perché le lettere non si nutrono d’aria. Se solo fossimo un popolo più letterato, con tutte quelle barriere orrende tra <em>ruling class </em>e resto del mondo, come ve ne sono in UK, <strong>avremmo programmi radio per gente colta e&#8230; meglio di no, siamo italiani, bucolici e strapaesani, ma guardare ogni tanto al nord giova alla salute mentale. Ad esempio.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho ritrovato un ritaglio di giornale, <em>Times</em>, equilibrato tra conservazione e progresso, del mese passato. L&#8217;autore ultrasessantenne sfoggia una serie di nomi di scrittori che mi chiedo: se avvenisse in Italia una cosa simile? E il soggetto del suo pezzo è la fuga di capitale umano <strong>e inglese </strong>che Brexit provocherà, lassù. Sentiamo da dove parte l’autore: dall&#8217;impero. Siamo sempre lì.</p>
<p style="text-align: justify;">“Nel 1739 Marshal Keith, scozzese al servizio russo, fu mandato presso il gran visir del sultano ottomano. Keith si meravigliò che l’emissario turco, bardato di turbante, lo accogliesse con parole veramente scozzesi: <em>Dinna be surprised. I’m o’ the same country wi&#8217; yoursell, mon!</em>”. Questo Keith visse al tempo delle lotte tra inglesi e giacobiti, storie di infiltrati che ritrovate nel <em>Master di Ballantrae</em>, piccolo capolavoro di Stevenson.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il punto è che mentre in Italia la storia è macchiata di sociologia e riflessioni religiose (introflesse), al nord costruiscono scenari, come fa anche Le Carré, dove la storia vera è quella segreta. </strong>(Il motto non è mio, ma del marxista Canfora). Per rimanere sul tema, se voi leggete la raccolta di novelle <em>Nuove mille e una notte </em>del suddetto Stevenson scoprirete un mondo realmente romanzesco, dove in una stessa storia <strong>leggete di azione e di&#8230; Risorgimento italiano, con patrioti esuli e nascosti.</strong> Provare per credere, in quelle notti arabe, <em>Il padiglione sulle dune</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Conclusione. Trovata in rete un’intervista al giallista le Carré, ve la propongo qui in italiano, non perché sia ostica in inglese ma per renderla più familiare. E mostrare che <strong>in fondo un romanziere sta ben collegato alla realtà</strong>. Posto che voglia farsi intendere. L’intervista è stata trasmessa in radio e il conduttore del programma, ben noto in UK, era Terry Gross. Il pretesto era il lancio dell&#8217;ultimo libro di le Carré, correva l’anno 2017. Buona lettura!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Andrea Bianchi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>John le Carré, benvenuto al programma <em>Fresh air</em>. Partiamo dal tuo ultimo romanzo <em>Un’eredità di spie. </em>Leggeresti per noi la prima pagina?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Certo. <em>(Legge) </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>John, perché hai scritto di una spia, Peter Guillam, costretta ad affrontare la sua responsabilità per due morti, risalenti a decenni prima?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-66227 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/03/le-carrè1-195x300.jpg" alt="" width="159" height="245" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/le-carrè1-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/le-carrè1-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/le-carrè1.jpg 364w" sizes="(max-width: 159px) 100vw, 159px" />LC: </strong>Penso perché, tornando indietro, avevamo una chiara filosofia che credevamo di star lì a proteggere. <strong>Ed era una nozione dell’Occidente: fatta di libertà individuale, di inclusività, di tolleranza. Tutto questo lo chiamavamo anti-comunismo.</strong> Tutto questo veniva colpito da un unico colpo di spazzola, perché c’erano molte persone decenti che vivevano in territori comunisti le quali non erano così orribili come si potrebbe immaginare. Ma ora, in questo tempo presente nel quale simili argomenti sono riconsiderati nel mio romanzo, sembra che non abbiamo alcuna direzione. <strong>Sembra che l’unica cosa che ci unisce sia la paura e l’inselvatichimento per quel che riserva il futuro. Non abbiamo alcuna ideologia coerente ad Occidente, e abbiamo avuto il vezzo di credere al grande esempio Americano. </strong>E credo che questo sia stato minato, nel profondo, in tempi recenti. Siamo soli. Due tra i personaggi più importanti nel mio romanzo, Peter Guillam (voce narrante) e George Smiley (maestro di Guillam), ecco sono entrambi mezzi-europei. Penso che la mia preoccupazione, incominciando il libro in questa atmosfera straordinaria (la nostra) sia stata qualcosa come fare un caso dell’Europa. E ora si tratta di una specie a rischio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Sembra che provi qualcosa di forte per Brexit, che tu lo ritenga un errore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Penso di sentire le cose più forti riguardo alla tempistica di Brexit, e questo è terribile. <strong>Nel momento stesso in cui l’Europa necessita di essere un singolo blocco coerente per proteggersi moralmente e politicamente (e nel caso, militarmente), l’abbiamo lasciata. </strong>E siamo inceppati nell’Atlantico. Come nota Smiley, sono cittadini di nessun luogo, al momento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Sai, mentre leggevi, I tuoi personaggi si riferiscono al fatto che si aspetta da loro che sopprimano i sentimenti umani per essere spie. E poi si pensa che Smiley – il tuo vero personaggio, arruolato come narratore – ha soppresso l’umanità dentro di sé. Ritieni di aver fatto come lui lavorando per l’<em>intelligence</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC: </strong>Bene, certo, in ogni situazione <em>corporate</em> o istituzionale, le persone che vi sono impiegate devono reprimere i propri sentimenti in un modo o nell’altro. <strong>Durante la Guerra Fredda noi ne eravamo consapevoli, avevamo una direzione e una causa, una grande causa, pensavamo. E sembrava buon espediente che pochi soffrissero a beneficio di molti.</strong> Al momento, per come il presente è descritto nel romanzo, siamo misteriosamente senza un obiettivo, ancora lì a cercare una qualche identità, davvero, da quando è finita la Guerra Fredda. Non c’è stato alcun Piano Marshall, allora. Nessun gran visionario, nessun leader che ci dicesse come riformulare il mondo. Tutto alla deriva. E molti venditori di tappeti si gettavano sulla carcassa sovietica. Veramente, una grande sbornia dopo l’orgia del capitalismo. La deriva incomincia qui, senza alcun design per il mondo nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Tornando alla domanda, sentivi di dovere sopprimere la tua “umanità’” per essere una buona spia?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Vero. All’interno di una causa più grande. Dove stavo, chiedevo alle persone di fare questo e quello, tentavo di persuaderle che lo stavano facendo per il bene maggiore. E lo stavo facendo per il bene maggiore. Ma poi – esci dalla linea di confine tra quante di queste cose sono fattibili e rimanere una società che meriti di essere protetta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Guardi indietro alla tua carriera? Rimpiangi qualcosa?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Sì. Nei miei giorni da studente, rimpiango di aver posato da cripto-comunista tentando di avvicinare i selezionatori sovietici. Quasi quasi ebbi successo. Fui preso e ebbi uno scambio con un Russo all’ambasciata sovietica a Londra. Non ne venne nulla. Forse non fui abbastanza intelligente o forse qualcuno mi compromise. Ma mentre posavo, dovetti firmare quasi fossi un comunista in incognito e questo voleva dire imbrogliare colleghi e compagni di studio. <strong>Guardando indietro, mi viene la nausea. Poi mi chiedo quanto debba essere terribile per le persone attaccare il bersaglio islamico, quanto truce (al paragone) e severo il risultato possibile che ne vien fuori.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G:</strong> Dunque ti faceva venire nausea imbrogliare gente che conoscevi, fingere di aver opinioni e credenze che non erano tue per tendere trappole?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC: </strong>E sì certo. <strong>Dico: se la vedi nel senso più ampio, tu lanci una bomba, ammazzi gente, non ne sai nulla. Li uccidi col coltello, certo che li uccidi – li conosci. L’incontro umano rende l’atto insopportabile.</strong> Oppure.  Sforza la coscienza. Il senso che uno ha della coscienza. Se te ne separi, allora è statistica. Diventa gesto militare. Ma faccia a faccia, la bugia bella in vista, l’amicizia, la falsa amicizia e simili – questo avvilisce. Diminuiscono il senso che si conserva di se stessi. E davvero, in qualche triste modo, ho fatto quel che probabilmente pensavo la cosa giusta. Credo che l’<em>intelligence</em> debba consegnarci qualcosa. Ma poi quando ci chiedono di sporcarci le mani, diventiamo schizzinosi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Bene, per riprendere ti chiederei di leggere un passaggio dal tuo ultimo libro che si trova a pagina 19 e riguarda l’interrogatorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> <em>(Leggendo)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Hai fatto cose simili?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC: </strong>Sì. Molte nel mio primo periodo alla sicurezza e MI5.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>E&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Erano interrogatori benigni, davvero, spesso di <em>civil servant</em> i cui dipartimenti, i cui capi del personale erano a conoscenza della cosa e poteva proteggere i loro impiegati e via così. Non erano quel che diremmo interviste seriamente ostili, tranne che in pochi, rari casi. <strong>Ma tutto quel che ho imparato dagli interrogatori mi dice che tutte le robacce – <em>waterboarding</em>, tortura e altre cose che Trump incoraggia di nuovo – sono abbastanza inutili. Nella mia esperienza, le persone sotto grande minaccia producono una montagna di informazioni che poi si rivelano false. Metterebbero un cartellino sulla loro madre, se dovessero farlo.</strong> Ho scoperto che provare a capire le persone, farsele amiche, indicar loro che sei la loro unica speranza e simili – pazientare e indicare che davvero sei un essere umano aiuta abbastanza e poi quasi tutti se hanno qualcosa sulla coscienza, in un modo o nell’altro, desiderano confessarlo (se il meteo e le circostanze aiutano) – almeno questa era la mia privata convinzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Vorrei tornare un attimo indietro: hai incontrato due capi del KGB. Sei stato in Russia un paio di volte – prima in era sovietica e poi nel 1993, quando gli oligarchi e i criminali avevano preso tutto, o quasi. Nella Guerra Fredda di cui scrivi nulla, proprio nulla è quel che sembra. Tutti hanno un secondo motivo, se non un terzo. Mi domando. Come applichi quel che sai alla campagna di Trump e all’interferenza russa? Se le tue vecchie idee funzionano ancora… credi sia il caso? Se sì, come tenti di capire quel che sta montando la Russia?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-66228 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/03/le-carré-2-191x300.jpg" alt="" width="154" height="242" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/le-carré-2-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/le-carré-2.jpg 357w" sizes="(max-width: 154px) 100vw, 154px" />LC: </strong>Prima di tutto guardiamo all’operazione influenza, se ti va, a come è stata esercitata, quel che sospettiamo i Russi stiano facendo non solo in USA, quel che hanno fatto in UK per il referendum e forse per l’elezione. <strong>Certo hanno interferito per Macron in Francia. Quindi che forze sono? Quel che davvero spaventa, penso, e disturba nel profondo è che viene da Ovest come da Est. Oligarchi a Ovest talmente a destra da stringersi in causa con quelli dall’altra parte del mondo. Avendo in comune un gran disprezzo per l’ordinaria condotta democratica.</strong> Vogliono diminuire la democrazia, la vedono come nemica. Hanno fatto del liberalismo un mondo sporco, uno dei più invitanti per la politica. Si sono concentrati sullo stesso bersaglio da diversi punti. Prima cosa. Quindi, che si chiamino Cambridge Analytica, che abbiano il nome spaventoso di *** e stiano nascosti in Ucraina, stanno facendo nel complesso lo stesso lavoro. Stanno minando il processo decente della democrazia e questo fa il suo effetto. Ha avuto i suoi effetti in Europa, in Ungheria e Polonia. E penso che abbia disturbato da qualche parte nel mio paese. Ci arriviamo dopo. Ora, per quanto riguarda altre aree del comportamento russo e l’associazione di Mr Trump – lì <em>follow the money</em>. È perfettamente possibile che Trump sia stato preso in una cosiddetta trappola di miele – gli han fatto trovare delle donne e si è mosso male in Russia. Non penso che se questo film fosse divulgato domani, Trump se la caverebbe. La gente direbbe che è cosa da maschiacci. Oppure direbbero che le varie parti del video non aggiungono molto; tutto un falso. E 35 esperti lo proverebbero – quindi non si va lontano. Per il denaro, si tratta del tema profondo e persistente negli affari commerciali di Trump. È andato avanti a lungo, molto a lungo. Si collega anche alla vasta estensione di proprietà posseduta in USA, e questo porta le cose più vicine a casa. Si collega alla sua bottega familiare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Pensi a seguire il flusso di denaro per il potere degli oligarchi…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC: </strong>Insomma…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>&#8230;in Russia?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Il potere degli <strong>oligarchi in Russia, quel che hanno prestato a Trump direttamente o indirettamente per le sue imprese, la protezione che gli hanno dato in luoghi distanti</strong> – ma nulla di ciò butterà giù Trump come le cose domestiche, le proprietà sparse in USA – come sono state comprate e da chi, se all’ingrosso, se c’è un prestanome o un corruttore, e il numero tremendo di Russi e gente dell’est con fedine sporche, tutti a frequentare la compagnia di Trump. Alla fine, mi sembra, molte cose sono rientrate. E qui sta il punto – spero che si arrivi a una situazione in cui qualcuno va da Trump e dice “la tua famiglia è profondamente coinvolta e non hai scelta – o ti allontani e sparisci, o ti smontiamo la baracca in modo che ti faccia molto male.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>C’è anche il dossier russo che dice che i russi hanno il <em>kompromat</em>, materiale compromettente, su Donald Trump. In questo caso, in parte è un video che lo mostra in certi atti sessuali. Sai niente? Mai adocchiato cose simili?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC: </strong>Bene, prima di tutto ricordiamoci che Putin, quando guidava il KGB da Dresda, era un maestro del <em>kompromat</em>. Quindi se voleva un diplomatico, un officiale dell’Ovest, un bersaglio di questo tipo, avrebbe stretto un assedio. Avrebbe lanciato una proposta tentatrice. Avrebbe montato il teatro, costruito il fondale. E nessuno avrebbe potuto negare niente. Una sua vecchia abilità. Risale a secoli fa, non solo in Russia, ma lì si sono specializzati anche in tempi zaristi. <strong>Zar in tonalità grigia esistono oggi e sono gli esperti. Amano tutto ciò. La complessità inerente a questa scacchiera.</strong> Ma non penso che funzionerebbero, perciò un <em>kompromat</em>, se ha avuto luogo, affonda nei modi di Trump di raccogliere soldi nei posti peggiori. Insieme a tutti gli sforzi compromettenti, nei quali i russi l’hanno sostenuto. Lo tengono dalla radice dei capelli…</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Parliamo di tuo padre. Un farabutto, impostore, inventore di personalità, occasionalmente un fantasista, con le sue crisi e le sue performance, un incantatore deluso che spezzò molte vite. Senza relazioni con la verità, hai detto in un’intervista pochi mesi fa [al <em>NY Times</em>, a breve su questo giornale]. Quindi hai preso da lui certe abilità, raccontami.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Guarda. Incomincia, prima tutto, quando ogni bambino crede che i genitori che gli sono capitati siano tutto il mondo. Io fui lasciato solo a 5 anni. Mia madre se ne andò via e io vissi come un vitellino semilibero, senza marchio, spesso la cosa era divertente. A lungo questo fu il mio mondo. <strong>Poi incominciai a capire… che c’erano dei problemini, dovevo sopravvivere da solo. Tutto qui. Diventi attento. Passavo molto tempo, se lui era fuori casa, a frugare le sue tasche e tra le sue robe, cercando di capire dove se ne andava. Eravamo circondati da creditori arrabbiati. Per periodi abbastanza lunghi, lui era in fuga.</strong> Negli USA, ricercato dalle forze della legge, e mi riempiva la testa di roba senza senso e falsa che io credevo di dover verificare essendo un bambino con del tempo libero a disposizione. Quindi sì, in questo senso erano gli inizi a produrre uno spione. Ma è tutto perché un bimbo deve sopravvivere. E poi la sua grande passione che completò fu trasformarmi in un gentleman. Eravamo tutti <em>working class</em>. Tutti parlavamo in famiglia con accenti regionali decenti, andavamo a messa in modo regolarissimo e vivevamo come gente semplice nella costa inglese meridionale. E lui spezzò tutto questo. Quindi tra i 5 e i 16 anni andai a scuole provate, alle scuole preparatorie e durante le vacanze in villeggiatura, cose simili. Oltre a ciò, in quel periodo credo che imparai il linguaggio, la gestualità, il <em>mindset</em> dell’<em>upper-middle class</em>. In qualche modo, più o meno, mio padre pagò per questa specie di educazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Quindi ti sentivi in colpa ad avere mezzi che la tua famiglia in partenza non possedeva?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Noi, voglio dire io sentivo di rientrare in quella fetta di popolazione fraudolenta perché spesso dovevo rabbonire i creditori, dire che il denaro era depositato, eccome, fossero questi uomini di commercio o vicini di casa o amici stretti improvvisamente preoccupati che mio padre li avesse spennati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Tuo padre ti faceva fare queste cose?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Sì, suppongo tu possa dirlo. Io lo obbligavo, lo sai? Hai solo una persona da amare se hai solo un genitore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Quindi lui ti fece diventare suo compagno malvivente?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Quando ero adolescente sì, lo ha fatto. E poi mi rivoltai contro tutto. Così incominciò lo scisma e continuò nel seguito. Da 18 o 19 anni, scappai da lui provando ad allentare i legami e alla fine li tagliali. Questo successe per davvero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Puoi descriverci la forma che prese la tua rivolta contro di lui?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Gli chiedevo conto di certe verità, perché certe cose succedevano nelle nostre vite. Perché dobbiamo trasferirci all’improvviso? Perché abbiamo venduto la casa? Perché i balivi ce l’hanno espropriata? <strong>Perché eravamo spaventati? Perché avevamo nascosto la macchina sul retro della casa spegnendo le luci? Perché non dovevamo rispondere al telefono? E la ragione per la quale veniva ricercato dai sindacati criminali nei quali occasionalmente si era intrufolato.</strong> E loro gli si erano legati. Aveva più paura di loro che della polizia. Perciò a un certo punto… c’erano diversi elementi. Lo affrontai e gli gridai che volevo sapere la verità sulla sua vita. Si arrabbiò moltissimo. Litigi senza… risultato. Solo piccolo battaglie, ma la guerra continuava. Poi divenne impossibile quando – dopo <em>La spia che veniva dal freddo</em> – feci dei soldi e lui li volle.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G:</strong> Oh, davvero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Non abbiamo mai avuto soldi in famiglia. Fino ad allora, con tutto quel che era successo, ero stato come prima cosa uno impoverito, uno sposato, un insegnante e poi, finendo col Servizio, le cose cominciarono a girare. <strong>Eppure, ogni bolletta del gas, ogni conto della luce pesavano. E poi questo fiume di soldi da un best-seller… e lui voleva allacciarsi. Non mi disse “dammelo”. Si presentò solo con dei progetti e io fui un fesso – in primo luogo pagai le tasse perché mi disse che non era necessario</strong> – e in secondo luogo non investii nelle sue imprese, tutte folli. Alla fine fu un fiasco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Perciò ti sei protetto contro di lui quando hai avuto successo letterario e lui esigeva soldi? Sei riuscito nello scopo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Sì, non gli ho dato nulla. In vari momenti gli feci delle offerte per metterlo sotto un tetto e pagarli la spesa. Ma era troppo orgoglioso e sopravviveva coi suoi sistemi. Quando morì aveva una casa a Jermyn Street, una a Tite Street, Chelsea, una in campagna, una terza moglie, ***. E non trovavamo un penny per tenere su tutto il circo… è stato uno dei misteri della vita. E per molti anni era stato in bancarotta mai liquidata. Eppure alla fine, con quella pseudo-ricchezza, aveva rimontato tutto. Sul letto di morte se ne andò che rimase nulla. Credenze vuote.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Hai ereditato i suoi debiti?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Non in via legale, no… davvero. In via morale, suppongo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Ancora una breve pausa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>So che a un certo punto della tua vita, non so se prima o dopo che tuo padre morisse, hai ingaggiato detective per capire chi lui fosse realmente. Cos’hanno fatto, effettivamente? Tuo padre era ancora vivo?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-66229 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/03/le-carré-libri-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/le-carré-libri-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/le-carré-libri-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/03/le-carré-libri.jpg 576w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />LC:</strong> No, no, no. Questo è stato prima che scrivessi <em>Una spia perfetta</em>. Ne presi due di detective perché non mi fidavo della mia memoria. C’erano questi due ex poliziotti, uno davvero grasso e uno secco secco. Presero la pista. Fecero telefonate dicendomi che avevano roba enorme per le mani. Li pagai ad abbondanza, ma quel che portarono valeva pochissimo. <strong>E comunque dopo questi fatti successe qualcosa di molto strano. Per ragioni che non sono centrali nella nostra discussione, feci domanda per la Stasi, l’<em>intelligence</em> della Germania orientale.</strong> Chiesi il mio file perché dovevano conservarlo da quando ero di stanza in Germania e servivo per quattro anni a Bahrain e poi ad Amburgo. Vennero col mio file, era completamente anodino. Qualunque cosa doveva esserci, non c’era, Solo ritagli di giornale, nient’altro. Poi portarono il file di mio padre, ed era di gran lunga più interessante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Ah!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Aveva visitato l’est legalmente, gli avevano dato un pass, aveva parlato a molti industriali là dentro, commercianti di qualsiasi risma, e poi tornò a Londra avendoli convinti di essere spaventosamente ricco. Il secondo capitolo del file riporta che un agente Stasi, o quantomeno un collaboratore, fece un viaggio da Vienna per trovare mio padre a Jermyn Street – perciò siamo verso la fine della sua vita – e nel corso della visita, prese una nota precisa di come si presentava l’edificio, fece uno schizzo del suo ufficio e diede una descrizione delle cose indispensabili nell’ufficio di mio padre. Il quale morì poco dopo la visita e non ho idea né mai l’avrò di quale fosse la sua intenzione. Ma il file descriveva mio padre come enormemente ricco: un trafficante d’armi con legami nell’<em>intelligence</em> britannica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Urca. Ed era vero?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Enormemente ricco non lo era, <strong>trafficante d’armi lo fu. Lo sapevamo, io lo sapevo, l’avevo scoperto recentemente che aveva commerciato in modo illegale in Indonesia, nel subcontinente indiano, sempre senza successo. </strong>Era stato in quell’industria, lo tirai fuori di prigione a Jakarta, era stato imprigionato per aver gonfiato profitti d’affari. In valuta illegale. Ma ora sembra che sia stato imprigionato per commerci d’armi illegali. Poca roba eh? Questa <em>intelligence </em>proviene da varie fonti ma il file Stasi mi ha decisamente messo KO, all’epoca.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G:</strong> Pensi sia possibile che cooperasse con Berlino Est durante la Guerra Fredda?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Penso che se avesse visto un certo vantaggio – finanziario, commerciale – si sarebbe comportato come uno che offra servizi. Se l’abbia fatto o no, se avesse qualcosa da offrire, non ho idea.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G:</strong> Dico, è pazzesco che tu abbia lavorato nell’<em>intelligence</em> e tuo padre allo stesso tempo sia stato una specie di criminale, commerciante d’armi, forse, al dettaglio ma nondimeno che abbia cooperato con Berlino Est. Tu sei stato di stanza in Germania nel dopoguerra, accidenti, è come se lui avesse tentato con intenzione di disfare tutto quel che tu cercavi di fare. O no?!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Bene, entrambe le cose sono possibili. Noi, penso, la nostra relazione, divenne, verso la fine della sua vita, una cosa ostile. Aveva tentato di farmi causa per non averlo menzionato in un documentario BBC. Immagina il resto… non gli avevo dato i giusti crediti per avermi cacciato in quelle scuole private, una croce dolorosa che odiai.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>E il motivo? Non lo avevi citato?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> L’implicazione, diceva, lo dico ora, lui non è stato la figura più importante nella mia vita… è… gonfio d’orgoglio se posso usare questa virtù di paragone. Non ci sono altre scuse. Offesi il suo narcisismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G:</strong> Insomma… Tuo padre non aveva alcuna bussola morale. Tu la tua dove l’hai trovata?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Bene, però lo suggerisci tu ora che io ne abbia una…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Ah!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Ha preso del tempo. <strong>Suppongo di essere stato molte persone nei miei 85 anni, non tutte carine, poi. Ma penso di esser migliorato, in realtà. Questo è tutto.</strong> Intendo. Fai zigzag dappertutto, non solo per… non voglio biasimare tutto dell’infanzia. Ma l’effetto del successo immediate da questo primo… questo mio scoppio con <em>La spia che venne dal freddo</em>… tutto quel che è seguito, la mia partenza, necessaria, dal mondo segreto, lo scorrere improvviso di soldi, la tensione che ne venne sul matrimonio, destinato probabilmente a finire in ogni caso… la sua fine accelerata coi suoi effetti su di noi – ci volle del tempo per rimettersi in carreggiata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G:</strong> Guardi mai indietro alla tua vita e pensi “è stata straordinaria e interessante”?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> A volte. Temo di essere uno scocciatore per questo. Ma solo in retrospettiva sembra meravigliosa e varia, e lo credo ora, con quest’ultimo romanzo, ora ne devo parlare. Un viaggio casuale, a tratti sgradevole.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Mi piace il tuo modo di dire “in retrospettiva”. E forse all’epoca, vivendo cose abbastanza varie, non sembravano nemmeno interessanti? Dimmi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> No. Intendo. Ho fatto cose interessanti. Ma il fatto strano è che in qualche modo ho avuto una relazione con URSS nella quale varcavo il confine. <strong>L’evento indimenticabile fu con Yevgeny Primakov, ex capo del KGB, ex primo ministro della nuova Russia, recentemente se ne è andato, il quale insistette per incontrarmi quando venne a Londra per vedere il Ministro degli Esteri e trascorse la sera parlandomi di libri.</strong> I miei libri. Quando gli chiedevano con chi si identificava (la domanda non era prevista), lui rispose George Smiley.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Che follia. E tu? Che dicesti?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Domanda difficile. Ma c’erano elementi di KGB, e ce ne sono ancora, suppongo, presso FSB, ma ora un po’ meno perché all’epoca trovavi elementi I quali erano decenti, dei veri amanti del genere umano. Traevano a sé i perseguitati e li proteggevano, ne facevano un culto, se ne facevano un vanto poi se si trattava di pensatori. Questa era la parte decorosa di KGB. Ma era un’istituzione talmente grande e potente, c’erano così tante stanze, gente differente. So che ci sono scuole di addestramento dove davano i miei romanzi come letture essenziali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Oh, il KGB?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Il KGB, sì.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>G: </strong>Dio, non erano le tue intenzioni!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LC:</strong> Per niente. Ma stabilivano una sorta di equivalenza. Sa, alla fine, vale per dottori, scienziati, spioni, gente che usa le stesse tecniche, le sviluppa, la stessa attitudine verso il genere umano e mettono l’espediente e il risultato al di sopra del metodo, sono una confraternita, o una sorellanza, se me lo passi. Il momento che entro in contatto con… qualche generale in pensione del Mossad, trovo che ci capiamo molto velocemente. È un’attitudine condivisa che crea dei liberi muratori. Terrificante, può anche sconcertare ma – siccome fanno retropensieri su di me, in particolare, e questo è fuori luogo. <strong>Hanno, penso, più attitudine brutale verso gli altri umani. Più di quanta ne abbia mai avuta io. Nondimeno, siamo colleghi.</strong> In qualche modo terrificante.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/le-carre-occidente-intervista-servizi-segreti-russia/">“L’Occidente ha perso l’anima, i servizi segreti russi ci dominano e, certo, in 87 anni di vita sono stato molte persone (e non tutte carine)”: intervista a John Le Carré</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Reportage claustrofobico dal Premio Strega 2018 di un Savonarola travestito da Casanova. Paolo Cognetti pare Mauro Corona in Tibet, Nicola Lagioia parla solo di soldi, soldi, e l’atmosfera (annaffiata di noia) è da Festival di Sanremo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2018 07:56:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Che cos’è la letteratura?, non c’è, mai, altra domanda, anche quando si parla di frivolezze come il Premio Strega, perché sono le frivolezze che fanno ‘canone’ e fanno storia. Sarò un Savonarola travestito da Casanova, ipnotizzerò la strega. * La cosa fondamentale del Premio Strega è il liquore, lo Strega. Dal momento che la letteratura [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/reportage-claustrofobico-dal-premio-strega-2018-di-un-savonarola-travestito-da-casanova-paolo-cognetti-pare-mauro-corona-in-tibet-nicola-lagioia-parla-solo-di-soldi-soldi-e-latmosfera-an/">Reportage claustrofobico dal Premio Strega 2018 di un Savonarola travestito da Casanova. Paolo Cognetti pare Mauro Corona in Tibet, Nicola Lagioia parla solo di soldi, soldi, e l’atmosfera (annaffiata di noia) è da Festival di Sanremo</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Che cos’è la letteratura?, non c’è, mai, altra domanda, anche quando si parla di frivolezze come il Premio Strega, perché <strong>sono le frivolezze che fanno ‘canone’ e fanno storia. </strong>Sarò un Savonarola travestito da Casanova, ipnotizzerò la strega.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La cosa fondamentale del Premio Strega è il liquore, lo Strega.</strong> Dal momento che la letteratura italiana è alla frutta, anzi, è ancora peggio, meglio berci sopra lo Strega, per digerirne il peso.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Un due tre, si parte. Eva Giovannini ci avvisa che in era etrusca “la donna era una protagonista assoluta, libera, rispettata, indipendente”. Maledetti i romani, maledetto il mondo che ho sotto i piedi. Restando in tema, lo Strega quest’anno è importante perché “ci sono tre donne in ‘cinquina’”; poi Eva passa a parlare del Sessantotto, della liberazione sessuale, della rivoluzione estetica e dei costumi. <strong>La femmina, il Sessantotto, la liberazione. La Giovannini, bella&amp;brava, si merita lo Strega speciale al politicamente corretto</strong>, una rarità nell’epoca della scorrettezza politica.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Mi dice un lettore disinteressato. <strong>“Non li devono fare vedere”. Chi?, dico.</strong> <strong>“Gli scrittori. Leggano i loro libri. Se vedi la faccia degli scrittori, se li senti parlare, ti passa la voglia di leggerli”. Da pensarci per la prossima edizione dello Strega.</strong> Più che votarli, questi, ti vien voglia di fuggirli, di sfoggiare l’analfabetismo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">…d’altronde, che maleducati, quelli che affollano il Ninfeo si fanno i ca**i loro: gli scrittori parlano alla telecamera, avvolti da Eva, e <strong>gli avventori si avventano sui pasticcini, sugli editor del tavolo di fronte, sul direttore editoriale con il calice amaro davanti.</strong> La letteratura, se è, è scomoda, irritante, seducente, perversa, crudele, purissima. Al Ninfeo è tutto un fottio di ninfette letterate.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Paolo Cognetti pare un incrocio tra Mauro Corona e il Brad Pitt di <em>Sette anni in Tibet</em>,</strong> è perfetto come un valletto, va al pascolo letterario.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Per vincere la noia del Premio Strega ci vorrebbe il Gatto del Cheshire, lo Stregatto – oppure improvvisare una provvidenziale risata. <strong>La letteratura che celebra se stessa è come chi va al pisciatoio convinto di essere Marcel Duchamp, in realtà è solo uno che piscia fuori dal vaso.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La vera domanda è sempre quella: <em>che cos’è la letteratura? </em><strong>La letteratura dice la morte perpetuando la vita. Troppo difficile? Macché.</strong> Prendete i libri della ‘cinquina’: sono tutti mortificanti, certificano la morte, sono già morti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Villa Giulia come Woodstock?</strong> Diciamo che papa Giulio III, cinquecento anni fa, se la godeva di più.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Una folgorazione. Su Canale 5, in concomitanza, c’è il Wind Summer Festival. Il Premio Strega, invece, è analogo al Festival di Sanremo: “è la <em>tradizione</em>”, mi dice un secondo lettore disinteressato. Un <em>sopruso</em>, vorrai dire, dico io, un sopruso alla letteratura. <strong>Tradizione è ciò che tradizionalmente viene conservato anche se sarebbe meglio gettarlo al macero, ma nessuno lo dice, </strong>tutti si riempiono la bocca di salatini e monili enogastronomici vari.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Tradizionalmente, lo Strega va sbeffeggiato. Ineguagliabile, in questo senso, il reportage griffato da Cesare Cavalleri per <em>Avvenire</em>, nel 1969 (lo potete leggere, recuperato, nel libro-intervista <em>“Per vivere meglio”. Cattolicesimo, cultura, editoria</em>, ELS, 2018), che accompagna alla kermesse salottiera Ennio Flaiano, recensisce le “molte anziane signore luccicanti e fruscianti” (oggi ci sono anche i giovani allampanati e frustrati dall’ambizione, malvestiti per scena) e l’euforia mistica generale, dove “ciascuno esegue calcoli mentali per verificare se è aggrappato al carro giusto”. <strong>Lo sbeffeggio, ormai, però, è un vanto accessorio: i beffati siamo sempre noi, che vorremmo leggere altro rispetto a quello che ci propala lo Strega. </strong>E altro, di solito, non c’è.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Soltanto un cretino può passare la notte a vedere il Premio Strega sulla rete di Stato dedita alla cultura di Stato, uno stakanovista dell’osceno.</strong> Eccomi. Blatero di Rainer Maria Rilke sola sanità del mondo, poi non ho le palle di spappolare ogni legame con la letteratura italica e inondarmi di deserti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eva Giovannini e Nicola Lagioia. Esemplare l’esito della chiacchierata: “la cultura porta soldi”. Tanti ideali al vento, poi si torna sempre lì, alla merda di Belzebù, il denaro.</strong> La cultura è utile perché fa soldi (Lagioia sciorina, con affettata sicurezza da Ad di una grossa azienda, “l’indotto” del Salone del Libro torinese: costa ‘solo’ 3 milioni di euro e fa cadere “sul territorio” circa 30 milioni di euro, in effetti durante il Salone “non trovi un albergo né un ristorante…”, più che forzarsi a scrivere libri, scriva levigati reportage su TripAdvisor), un libro è bello perché vende, la letteratura funziona finché fa cassa. Cassate. La letteratura è per sua natura gratis, imprevista, imperiale, impagabile; i libri si rubano e quando si comprano, beh, con 10 euro ti pigli i ‘Karamazov’: il Suv lo paghi decine di migliaia di euro e si scassa, la casa crolla, l’uomo muore e Dostoevskij è sempre lì. Se la letteratura non si pone in alternativa al mercato, nell’epoca in cui tutto ha un prezzo, è schiava, farà pure soldi ma è in bancarotta.</p>
<p><strong><em>Il reportage è pubblicato per esteso da Linkiesta, <a href="https://www.linkiesta.it/it/article/2018/07/06/tutto-quello-che-non-dovete-sapere-e-non-dovete-pensare-sul-premio-str/38705/" target="_blank" rel="noopener">ed è qui.</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/reportage-claustrofobico-dal-premio-strega-2018-di-un-savonarola-travestito-da-casanova-paolo-cognetti-pare-mauro-corona-in-tibet-nicola-lagioia-parla-solo-di-soldi-soldi-e-latmosfera-an/">Reportage claustrofobico dal Premio Strega 2018 di un Savonarola travestito da Casanova. Paolo Cognetti pare Mauro Corona in Tibet, Nicola Lagioia parla solo di soldi, soldi, e l’atmosfera (annaffiata di noia) è da Festival di Sanremo</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Premio Strega 2018: a me sembra il 1818, sono tutti vecchi, pacifici, moribondi. Se non c’è niente da premiare tra i vivi, perché non premiamo i libri del passato? “Kaputt”, per dire…</title>
		<link>https://www.pangea.news/premio-strega-2018-a-me-sembra-il-1818-sono-tutti-vecchi-pacifici-moribondi-se-non-ce-niente-da-premiare-tra-i-vivi-perche-non-premiamo-i-libri-del-passato-kaputt-pe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2018 08:36:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Foto di rito, d’ufficio. Sembrano tutti così vecchi, moribondi, morenti. Vedo travi arcaiche detonare dalle loro pupille e grifoni barocchi coltivati sotto la cupola del palato. Pare una fotografia di un secolo fa. Lo scrittore non dovrebbe mai farsi ‘vedere’, dovrebbe costringersi a un aureo anonimato a una raffinata clausura. Quando lo vedi, fa pena, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/premio-strega-2018-a-me-sembra-il-1818-sono-tutti-vecchi-pacifici-moribondi-se-non-ce-niente-da-premiare-tra-i-vivi-perche-non-premiamo-i-libri-del-passato-kaputt-pe/">Premio Strega 2018: a me sembra il 1818, sono tutti vecchi, pacifici, moribondi. Se non c’è niente da premiare tra i vivi, perché non premiamo i libri del passato? “Kaputt”, per dire…</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Foto di rito, d’ufficio. Sembrano tutti così vecchi, moribondi, morenti. Vedo travi arcaiche detonare dalle loro pupille e grifoni barocchi coltivati sotto la cupola del palato. Pare una fotografia di un secolo fa. <strong>Lo scrittore non dovrebbe mai farsi ‘vedere’, dovrebbe costringersi a un aureo anonimato a una raffinata clausura. Quando lo vedi, fa pena, fa ridere, è ridicolo.</strong> Non equivale il peso della sua facoltà narrativa – se c’è, poi, questa ferina facoltà – ne è travolto e tramortito. Per questo. Bisogna immaginare lo scrittore attraverso i suoi libri. Appena lo vedi, lo scrittore, il miracolo si sbriciola: ah, ma, è quello?!?</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Premio Strega 2018. Per me è il Premio Strega 1818. Anzi, no. Nel 1818 vengono pubblicate due opere rivoluzionarie, <em>Frankenstein </em>di Mary Shelley e <em>Persuasione </em>di Jane Austen, ce ne fossero. <strong>Il Premio Strega, per altro, è morto alla prima edizione, quella del 1947: <em>Tempo di uccidere</em> di Ennio Flaiano è tra i grandi romanzi italiani di sempre, il più bello premiato allo Strega.</strong> Il resto – da allora ad oggi – è tintinnio di trine, fiorire di spumanti, un imbarazzante <em>volemose bene </em>a Villa Giulia, con vecchi in stole straricche e giovani radiosi d’ambizione. Il Premio Strega, che è il massimo riconoscimento letterario in Italia, è quanto di più lontano dalla verità della letteratura italiana.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">I premi, di per sé, sono utili. Per due ragioni. Lo scrittore, di solito, è un poveraccio. I soldi gli servono per pagarsi quello che deve fare. Scrivere. Altrimenti. Deve inventarsi altri venti mestieri e scrivere la notte. E poi. <strong>L’arte è agonistica. L’arte è competitiva. Lo scrittore è in gara con i suoi simili e con i morti, è in gara con tutti, con il vicino di casa e con Dante Alighieri. Non credete a chi ha una visione pacificata della letteratura: </strong>chi scrive, scrive, consciamente o meno, per imporre la propria parola sugli altri, per sigillare per sempre, con un verbo, la bocca altrui.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">I premi però non dovrebbero beatificare i soliti noti – per altro, ignoti ai più –, ma fecondare l’ignoto, essere un avamposto di luce nel futuro prossimo<strong>. I premi letterari importanti come il Premio Strega non devono essere il calesse del tempo andato, ma uno shuttle, capace di perforare il cranio della profezia. </strong>Gli scrittori, serpenti per natura, stanno bene a Villa Giulia come in un monastero sull’Athos, sono avidi di umanità, ovunque essa sia, non discriminano, osservano tutto, vanno sotto braccio alla puttana e al cardinale, amano il perduto, il frate, il migrante, ma non disdegnano l’aula ministeriale, l’alcova del potere. Non c’è luogo dove non arrivi la parola – che non arretra mai – perché la parola è come acqua. E lì, a coglierla, enogastronomo del dolore, c’è lo scrittore. Disavvezzo alle formalità, dopo aver baciato lo stipite della Fondazione Bellonci, però, lo scrittore torna a tessere dialoghi platonici con le gazze.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Non censuro né cestino <a href="https://www.corriere.it/cultura/18_giugno_13/premio-strega-2018-tre-donne-cinquina-30ea80e0-6f20-11e8-a02e-ff9bef420dad.shtml" target="_blank" rel="noopener">la ‘cinquina’. Brava gente</a> – celebre al misero popolo dei lettori – pubblicata da editori di chiara fama. Dentro ciascun libro, se avrò voglia o mi obbligherà il mestiere, entrerò: dal deltaplano su cui sono sdraiato come un Buddha, non c’è bagliore di novità narrativa. Sono tutte, più o meno interscambiabili, belle cose di buon gusto. Oggetti d’arredo. Per capirci. Tra i libri, oggettivamente, più belli usciti in questi tempi cito <em>Guida alle reliquie miracolose d’Italia </em>di Mauro Orletti, <em>La bellezza che resta </em>di Fabrizio Coscia, <em>La boutique </em>di Eliana Bouchard, <em>La casa degli sguardi </em>di Daniele Mencarelli. <strong>Poi ci sono i poeti, che andrebbero considerati allo Strega, vista la superficialità linguistica dei romanzieri recenti:</strong> <em>Il moto delle cose </em>di Giancarlo Pontiggia e <em>I destini minori </em>di Isacco Turina sono libri di miracolosa e tenace ferocia. <strong>E già che ci siamo, premiamo anche i traduttori allo Strega, che a volte sono veri alchimisti del linguaggio: </strong>lo scrittore Marino Magliani che rifà il verbo sinuoso e amazzonico dell’Haroldo Conti di <em>Sudeste</em> è degno di tappeti d’alloro. Insomma, ci vuole genio, bisogna svaligiare il consueto, variare lo schema, camminare con le mani, a testa sotto, per cercare la rarità linguistica, mica sedersi a cavalcioni sull’ovvio, che palle.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ma chi l’ha detto che ogni anno bisogna premiare qualcosa se non c’è nulla da premiare? Ah, già, le case editrici. Occorre ‘alimentare le vendite’. <strong>Ma gli scrittori sono felici di essere trattati come ferri da stiro o frigoriferi?</strong> Sarebbe interessante uno scrittore ‘laureato’ – premiano solo quelli – che rifiuta un premio dicendo, lo merita un altro, non io, uno che sta nel reliquiario di casa sua, uno che sta nella tomba, un tombarolo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il Premio Strega è l’abbecedario del qualunquismo. Esempio. “Non sai niente di me, eppure sai tanto perché sei mia figlia. L’odore della pelle, il calore del fiato, i nervi tesi, te li ho dati io. Dunque ti parlerò come a chi mi ha visto dentro”. Questo è l’incipit di <em>Resto qui</em>, Marco Balzano, uno dei cinque allo Strega. Titolo brutto, incipit patetico, per un romanzo – fonte <em>Corriere della Sera</em> – che parla di “fascismo e repressione”. Attimo di silenzio. <strong>“Il Principe Eugenio di Svezia si fermò in mezzo alla stanza. ‘Ascoltate’ disse. Attraverso le querce dell’Oakhill e i pini del parco di Valdemarsudden, di là dal braccio di mare che si addentra nella terra fino a Nybroplan, nel cuore di Stoccolma, veniva nel vento un triste, amoroso lamento. </strong>Non era il malinconico richiamo delle sirene dei piroscafi, che risalivano dal mare verso il porto, né il grido nebbioso dei gabbiani: era una voce femminile, distratta e dolente”. Anche questo è un libro che parla di “fascismo e repressione”. <em>Kaputt</em>, Curzio Malaparte. Mica un capolavoro. Un romanzo. Un romanzo vero. Si sente fin dall’inizio il ‘passo’ diverso, la marcia, l’odore resinoso della storia. Se non c’è nulla da premiare tra i vivi, per favore, premiamo i morti. (d.b.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/premio-strega-2018-a-me-sembra-il-1818-sono-tutti-vecchi-pacifici-moribondi-se-non-ce-niente-da-premiare-tra-i-vivi-perche-non-premiamo-i-libri-del-passato-kaputt-pe/">Premio Strega 2018: a me sembra il 1818, sono tutti vecchi, pacifici, moribondi. Se non c’è niente da premiare tra i vivi, perché non premiamo i libri del passato? “Kaputt”, per dire…</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Era basso, il Duce, ma aveva scarpe con il tacco alto. Io speravo che si accorgesse di me…”: le confidenze di Adele, che conobbe Mussolini</title>
		<link>https://www.pangea.news/era-basso-il-duce-ma-aveva-scarpe-con-il-tacco-alto-io-speravo-che-si-accorgesse-di-me-le-confidenze-di-adele-che-conobbe-mussolini/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 01 May 2018 08:12:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
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		<category><![CDATA[Alessandro Moscè]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo chiamano il ricovero, ma da quando è morto lo gnomo Pierino, caro amico, non sono andato più a trovare gli anziani e gli infermi ospiti in questo luogo di “reclusione” di Fabriano. Ci entro, dopo anni, perché devo intervistare il presidente della casa di riposo Vittorio Emanuele II, come mi è stato commissionato. Mi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/era-basso-il-duce-ma-aveva-scarpe-con-il-tacco-alto-io-speravo-che-si-accorgesse-di-me-le-confidenze-di-adele-che-conobbe-mussolini/">“Era basso, il Duce, ma aveva scarpe con il tacco alto. Io speravo che si accorgesse di me…”: le confidenze di Adele, che conobbe Mussolini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lo chiamano il ricovero, ma da quando è morto lo gnomo Pierino, caro amico, non sono andato più a trovare gli anziani e gli infermi ospiti in questo luogo di “reclusione” di Fabriano. Ci entro, dopo anni, perché devo intervistare il presidente della casa di riposo Vittorio Emanuele II, come mi è stato commissionato. Mi vengono illustrate le novità, gli interventi strutturali, l’acquisto della mobilia, il reparto della riabilitazione con le attrezzature dove si fa ginnastica tutti i giorni. <strong>Mentre prendo appunti, si avvicina con circospezione Adele, che ormai ha quasi cento anni. Cammina speditamente, ma la memoria le provoca uno strano cortocircuito. Non ricorda quasi nulla del presente, eppure sa menzionare dettagli anche insignificanti accaduti quaranta, cinquant’anni fa.</strong> Indossa la vestaglia rosso scarlatto anche d’estate, quando scende nel giardino adiacente la casa, dove piange premendo la schiena sulla spalliera di una panchina di marmo. Adele non guarda più il mondo, ed è addolcita solo dalla distanza del tempo passato, dal tumulto dei ricordi. La vestaglia è elegantissima, ha il collo scialle ad incrocio, due tasche ai fianchi, cintura e passanti in morbido pile. Le mani affondano nel vuoto dell’aria, e Adele sorride, prima di piangere. Ce l’ha con la morte, con chi non va mai al cimitero. <strong>Dentro la casa di riposo sono in pochi coloro che parlano tra loro. Le donne preferiscono rimanere nelle stanze davanti al televisore con il volume talmente alto da stordire gli infermieri, mentre gli uomini escono a qualunque ora, ma sempre da soli.</strong> Se comunicano lo fanno con i cenni. Gli infermi galleggiano come sospesi in un altro mondo.</p>
<figure id="attachment_60581" aria-describedby="caption-attachment-60581" style="width: 200px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-60581" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/05/VILLA-GIOIA-200x300.jpg" alt="VILLA GIOIA" width="200" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/05/VILLA-GIOIA-200x300.jpg 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/05/VILLA-GIOIA.jpg 600w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /><figcaption id="caption-attachment-60581" class="wp-caption-text">Villa Gioia, a Civita di Fabriano, frequentata da Benito Mussolini: vi incontrava l&#8217;amante, Alice de Fonseca</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Mi hanno detto che Adele conosceva casa Pallottelli nella zona di Civita, a Fabriano, <strong>dove durante il ventennio fascista Mussolini veniva a far visita alla sua amante, Alice de Fonseca, marchigiana d’adozione ma fiorentina di nascita. </strong>Divenne un’ambasciatrice del fascismo, la bella signora il cui marito fu podestà repubblichino di Fabriano. L’edificio è stato costruito agli inizi del Novecento come casa padronale in una vasta area di poderi destinati all’agricoltura. Oggi vi sorge Villa Gioia. Il sito è stato scelto per la posizione climatica, tant’è che vi è ancora uno degli pochi esempi di palma ad un’altitudine di 500 metri. Si può notare una caldaia del 1928, primo esempio di riscaldamento nella città. Durante il periodo di proprietà del podestà Pallottelli, la casa è stata frequentata dal Duce. Intorno agli anni Quaranta la società buona di Fabriano si recava nello splendido parco per prendere il thè.</p>
<p>Adele giura di aver visto il Duce del fascismo, quando aveva quasi vent’anni.</p>
<p style="text-align: justify;">-Adele, ma è vero?- le chiedo accompagnandola a passeggiare nel giardino mentre il sole si leva dai tetti e una coda di vento solletica le sue gambe, sotto la vestaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">-Certo, a Fabriano veniva il Duce, e la signora ne era innamorata. Riusciva perfino a fermare i treni.</p>
<p style="text-align: justify;">-Cioè?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8211;<strong>Mussolini scendeva a Vetralla, dove lo aspettavano in carrozza. Arrivava in incognito, a Fabriano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">-E lo hai visto di persona?</p>
<p style="text-align: justify;">-Abitavo da quelle parti. Mio padre faceva l’ortolano, e con un’amica entravamo spesso in casa Pallottelli. La servitù ci regalava sempre qualcosa che avanzava dalle cucine. La vetrata della porta era opaca, ma lo vidi mentre usciva.</p>
<p style="text-align: justify;">-E come facevi a sapere che si trattava di Mussolini?</p>
<p style="text-align: justify;">-Lo dicevano tutti, e quando arrivava c’era un gran fermento, nella casa. Erano indaffarati tanto da non accorgersi che spiavamo dalla finestre. <strong>Era basso il Duce, ma aveva le scarpe con il tacco alto. Ricordo un distintivo del fascismo che pendeva dalla sua giacca. La testa era sproporzionata, rispetto al resto del corpo. Sai cosa dicevano con la mia amica Ada? Che se quell’uomo comandava l’Italia non saremmo andati lontano.</strong> Ridevamo, dietro i cespugli. Però pensavamo anche che poteva farci diventare famose se ci avesse conosciute, che ci avrebbe potuto introdurre nel mondo del varietà.</p>
<p>-Quante volte lo hai visto?</p>
<p style="text-align: justify;">-Una sola volta, ma so che venne spesso. Era di passaggio, a Fabriano. Andava a riposare al Furlo, che gli piaceva sin da quando di mestiere faceva il giornalista. La forestale volle costruire il suo profilo sulla parete del Pietralata in modo che fosse visibile dal lato di Acqualagna e da quello di Fossombrone. Si poteva scorgere perfino dal mare, e per renderlo luminoso anche di notte venne progettata l’illuminazione, che però non fu mai realizzata. Il monumento suscitò polemiche tra i fascisti, perché parve presentare il Duce in posizione di riposo, mentre era risaputo che Mussolini non dormiva, ma vegliava sui destini dell’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">-E del letto del Duce cosa sai?</p>
<p style="text-align: justify;">-Da Roma a Predappio il viaggio era lungo. <strong>Mussolini transitava per il valico appenninico e si fermava appunto sul Furlo. All’albergo “Antico Furlo” c’è ancora la stanza dove il Duce pernottò una cinquantina di volte.</strong> C’è il letto dove dormiva, il lavabo dove si sciacquava le mani e la coperta di lana ispida per ripararsi dal freddo. Si mangiano pure i “tagliolini alla Benito Mussolini”, che dicono siano i migliori d’Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">-Un giorno ci andremo.</p>
<p style="text-align: justify;">-Vorrei sedermi sul tinello del Duce, prima di morire. Fammi questo regalo, sarà una festa.</p>
<p style="text-align: justify;">-Mantengo sempre le promesse. Ma dimmi, tu eri fascista?</p>
<p style="text-align: justify;">-Non me ne importava niente, capivo ben poco di politica. <strong>Ma avrei voluto stringergli la mano, al Duce. Lo sai che fanno ancora a gara per dormire nella stanza di Mussolini? Le coppie dicono che porta fortuna fare l’amore su quel letto.</strong> Lasciano una scritta sul muro, di ringraziamento. Ma in pochi sanno che c’è anche un’altra stanza, nell’albergo. Lì una volta soggiornò Togliatti di ritorno dalla Russia. Negli anni Sessanta si fronteggiavano fascisti e comunisti. Chi nella stanza di destra, chi nella stanza di sinistra. C’era il timore che finisse male.</p>
<p style="text-align: justify;">-E la signora Pallotteli com’era?</p>
<p style="text-align: justify;">-Dolce, intelligente. Aveva gli occhi luminosi, una pettinatura curata. <strong>Sembrava una dama. Ma anch’io era bella, sai? Se il Duce mi avesse vista l’avrei spuntata io, sarei stata io a fare concorrenza a Claretta Petacci. Vuoi che te lo dica? Ci speravo.</strong> Non facevo che gironzolare intorno a quella casa. Se avvistavo una carrozza mi prendeva il batticuore.</p>
<p style="text-align: justify;">-Andremo sul Furlo, durante l’estate. Ci fermeremo una giornata intera e scatteremo fotografie.</p>
<p style="text-align: justify;">-Dicono che il tinello del Duce allunghi la vita. Chiunque ci si siede sente un’energia speciale. <strong>Sognavo di presentarmi a Mussolini con i </strong><strong>capelli a caschetto lungo, con un tailleur, una giacca severa e una gonna linguette.</strong> Oppure con un bellissimo abito da sera scivolato…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Alessandro Moscè</em></strong></p>
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