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	<title>Valentina Di Cesare Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Il libro come essere vivente. Su “Gli istrici”, un romanzo di Valentina Di Cesare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 04:02:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Gli istrici]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Di Cesare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è che mi fa scrivere?, s’impone?, a me che non sono nessuno. Il mistero s’insinua e prevale. La trance, lucida, precisa, è generativa. Ma si potrebbe continuare all’infinito. Anche questa mia abitudine a ripetere la parola tutto. L’ho notato, c’infilo sempre la parola&#160;tutto&#160;da qualche parte, prima o poi, e devo negarla per evitare il condizionamento.&#160;Il [&#8230;]</p>
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<p>Cos’è che mi fa scrivere?, s’impone?, a me che non sono nessuno. Il mistero s’insinua e prevale. La trance, lucida, precisa, è generativa. Ma si potrebbe continuare all’infinito. Anche questa mia abitudine a ripetere la parola tutto. L’ho notato, c’infilo sempre la parola&nbsp;<em>tutto</em>&nbsp;da qualche parte, prima o poi, e devo negarla per evitare il condizionamento.&nbsp;<strong>Il tutto ha totalità di emergenza, richiama a dire l’abbraccio grande che mi circonda, perché dev’essere grande, in grado di comprendere l’uomo intero, di accoglierlo. Ma quale uomo?</strong>&nbsp;Quello che si affida alla parola, all’ascolto, che non tende a dire se stesso, lui e basta. Kafka, in un suo racconto intitolato&nbsp;<em>Descrizione di una battaglia</em>, scritto col suo amico Max Brod, fa dire a un pazzo: “Io vivo affinché gli altri mi guardino”. Credo che Kafka si opponesse a questo. Non giudica, è attratto dall’estremo, è sorpreso e ne ha pietà. Egli prefigura il mondo di oggi. Farsi notare a ogni costo. Ecco la stortura, il malanno, e senza sapere che malattia è. Godere di quel minuto di fama che è il niente, il mio niente. L’apoteosi che non sono. Se penso a come scriveva Ungaretti nelle trincee della Prima guerra mondiale, piantato dentro il fango, utilizzando quello che trovava, scarti di giornali, pezzi di cartone che racimolava. Quei frammenti stabilivano già il respiro della lirica, l’impaginazione era in quel formato esile.</p>



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<p><strong>Possiamo dire ritagli di sangue, il corpo delle cose martoriate, mutilate, resistere con la poesia alla paura, alla morte vicina, al fatto che domani potrei non esserci più.</strong>&nbsp;Che lezione! Si scrive sul confine, nel tempo che c’incastra e decide chi siamo. A questo punto dico: chi è&nbsp;<strong>Valentina Di Cesare</strong>&nbsp;se non una scrittrice, e insieme una madre, una moglie, un’insegnante di Lettere nella scuola secondaria di primo grado, e lingua italiana per gli studenti stranieri. Non la stessa trincea di Ungaretti, certo, ma se ci penso mi vengono i brividi. L’amore per la Letteratura, per la scrittura sono quelli, si dichiarano nel cuore, si consumano e si esprimono lì, nascono come un figlio nel chiuso di un abisso, e più va scurendosi il desiderio, più aumenta l’assillo di vederlo nascere, di voler essere con lui… Più il seme si fa luce, sotterrato nella carne, più scoppia di vita, esplode la sua natura.</p>



<p><a href="https://www.ibs.it/istrici-libro-valentina-di-cesare/e/9791281527065?queryId=620ca25ca54e7492d43b068d1f4e1535" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>Gli istrici</em>&nbsp;(Caffèorchidea Edizioni, 2025) sono questo, l’ha scritto Valentina Di Cesare.</strong> </a>Potrebbe continuare in avanti e oltre la fine per chissà quante pagine, in quanto trasborda e suggerisce ancora altra vita. La vitalità, l’energia che trasmette, risiede nel suo io, un cuore che a ogni pagina si apre, e verso cui corre come in faccia al vento, o nel solco di una strada che si rinvigorisce e si delinea sempre di nuovo, a mano a mano che prosegue, nelle sue vicende e nei suoi personaggi, che ne rappresentano la voce, l’io in cui abitano e s’intessono i discorsi, i pensieri, le parole. Quattro nature, quattro protagonisti, come le nostre stagioni, per dire quanto è grande il tempo, quanto è grande la vita, e densa, umile, impareggiabile, spettacolare, ricca.&nbsp;<em>Gli istrici</em>&nbsp;è un libro che vuole essere amato, per la sua quieta vitalità, ancora in essere quando il romanzo è compiuto, che non pare finito allo scoccare dell’ultima parola. Perché&nbsp;<em>Gli istrici</em>&nbsp;non tende a contrarsi, ad avvitarsi in iperbolici avvitamenti, tende bensì a fiorire, a immaginare.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Più di una nuvola aveva confuso le stelle quella notte e i bagliori si vedevano appena […] Quasi che si trattasse di un accordo con la luce […] Iniziava di nuovo il mondo […] e gli sterrati storti […] qualche baracca sbieca […] tutti gli usci erano serrati”.</strong></p>
</blockquote>



<p>È l’inizio del romanzo, ma come l’ho letto io, con un’invenzione mia, arbitraria direi, si vede dalle parentesi quadre che ho innestato dove manca il testo, agendo in levare al fine di far procedere a salti la scrittura, che non si deforma, non si decompone, non si sgualcisce, nonostante il mio personale intervento, anzi, il miracolo è lì, resta unitario il dettato, per dare risalto al pensiero, la sua natura, la forma che procede per punti nodali, quasi inavvertiti dal lettore, per cui si può dire che il mio esperimento è riuscito: riportare la caratura del linguaggio (significativa, intatta, unitaria) alla luce, anche se sottratta di alcune parti. La luce, questo il sugo dell’incipit! Così ho deciso: dimostrare il sunto di una prosa fatta di contrasti, che rimanda alla sua complessità. L’autrice non me ne voglia.</p>



<p>Più avanti, a pagina 53, il passo del racconto si fa elegante, pur restando descrittivo, ma ora nell’obiettivo di un chiaroscuro che lo distingua (stavolta la pagina è rimasta integra):&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Certi giorni di novembre, alcuni vicoli deserti davano l’impressione di essere più stretti, quando si sentiva scalpitare l’acqua dalle grondaie già di prima mattina, e i tronchi degli alberi sulle montagne intorno si ergevano come grigie lame di ferro incolonnate”.</strong></p>
</blockquote>



<p>E le cose, a pagina 77, gli ambienti, sono il correlativo oggettivo del personaggio, particolarmente vissuti, esperienza che si compie, mistero, passato, memoria che non svanisce, nella scoperta che si presenta col suo carico umano di stupore.&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Era scalza. Iniziò silenziosamente a gironzolare per la casa, andando prima nel bagno a piano terra, quello con la piccola finestra che l’aveva sempre incuriosita da fuori e poi in salotto, la stanza che Francesca teneva sempre chiusa. Cercandone a tentoni l’interruttore, Carla sentì già infilando la mano, che quella stanza era più fredda rispetto alle altre. Annusò l’aria e subito intese che lì non v’era l’odore delle altre camere, nonostante campeggiasse in mezzo al grande tavolo un contenitore di fiori secchi e foglie colorate che emanavano un vecchio profumo. Con le labbra semiaperte e gli occhi attenti, Carla visitò quella stanza dalle finestre sbarrate, mentre lasciava correre la piccola mano sul ripiano del mobile a muro”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Ed ecco il tema principale del libro, che appare all’improvviso, a pagina 144. “Sapete che per paesi come il nostro vanno bene solo le lacrime di nostalgia?”. La solitudine. È il motivo per cui Valentina Di Cesare ha scritto il romanzo, per esorcizzarla, penso io, per conoscerla profondamente, e così combatterla.&nbsp;</p>



<p>Il valore de&nbsp;<em>Gli istrici</em>&nbsp;risiede in questo corpo a corpo. Ne è valsa la pena. Tutti i personaggi sono soli. Qui il libro resta nudo. La scrittura si avvolge intorno alle cose per vestirle di compassione, sebbene circospetta, perché occorre descrivere, la scrittura ha le sue regole. E poi la nudità ferisce, si pensi al Cristo in croce, e non si vuole. C’è orgoglio, distanza, le montagne dell’Abruzzo sono giganti impossibili. Da un lato assistiamo alla fuga, dall’altro si afferma la resistenza degli uomini, la fedeltà a quell’isolamento, in fondo così amato. Se c’è un destino è l’amore. L’amore cristiano, quando è nudo e celestiale di risurrezione, non chiede di soffrire, è consapevolezza di ciò che saremo. La dualità porta scontento. Il desiderio si abbassa fino a terra, è simile a qualche animale che scorrazza libero. Eppure, è proprio la natura che ricompensa, in quanto la natura predomina nel romanzo, fa impressione vedere com’è piccolo l’uomo in quegli scenari.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="674" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/41G0FpY9jLL._UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-104191" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/41G0FpY9jLL._UF10001000_QL80_.jpg 674w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/41G0FpY9jLL._UF10001000_QL80_-202x300.jpg 202w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/41G0FpY9jLL._UF10001000_QL80_-600x890.jpg 600w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /></figure>



<p><strong>Mi sono appuntato una frase (o me la sono sognata?): “Le piccole salvezze gliele offrivano gli animali”. Piccole per pudore o per diffidenza?, mi chiedo.</strong>&nbsp;Il corpo s’impone e gli sbarriamo la strada, ci dice dove andare, ma noi preferiamo la sconfitta dei pensieri, il rimuginare sempre e ancora. Ma anche l’uomo è natura. Noi non lo capiamo. Pensiamo che la promessa sia stata negata, invece è ancora lì, nel fatto che siamo vivi. E se moriamo (quando moriamo!), resta un chiodo infisso nel cuore degli altri che grida non dimenticarmi, non dimenticare, a questo sono servito, per questo ho vissuto. Supremo atto d’amore, sacrificio, valore umano. Dai grattacieli di Manhattan alle altitudini del nostro Abruzzo. “Settembre, andiamo.&nbsp;È&nbsp;tempo di migrare”, recita il grande D’Annunzio, nel 1903. Possibile?, la vita non si muove? Che scandalo è questo? Allora la mia pena continuerà anche dopo?</p>



<p>Mi pare che da queste domande, da questi tormenti si sviluppano le storie moderne dei personaggi de&nbsp;<em>Gli istrici</em>. Istrici proprio in quanto corazzati di aculei, contro chi ci vuole cambiare. Sbuca una mezza luna per contrasto, sulla bella copertina del libro, s’imbianca fra le punte ritorte e graffianti di una selva oscura, terribile e respingente. Nessuno impedirà la nostra salvezza, nonostante tutto.&nbsp;<strong>“Noi non possiamo mai nascere abbastanza”, dice la citazione di E.E. Cummings ad apertura del libro.</strong>&nbsp;Il che vuol dire che quando una voce viene dall’esterno, ed è vera, profonda, come il mite Doì (il giapponese protagonista di un capitolo, che decide di stabilirsi in quelle terre), allora qualcosa si realizza anche in noi. Il nostro libro è scritto, è umano come un essere vivente.</p>



<p><strong><em>Vincenzo Gambardella</em></strong></p>
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		<title>Sottomessi al denaro. Sul nuovo libro di Valentina Di Cesare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2022 05:33:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Grittani]]></category>
		<category><![CDATA[Polidoro Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Di Cesare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In “Tutti i soldi di Almudena Gomez” la scrittrice abruzzese Valentina Di Cesare conferma un talento che si sta compiendo e uno sguardo sulla vita davvero universale, in cui gli eroi si nascondono per vocazione e non per timidezza. E dove le eredità (morali e materiali) non si tramandano in banca o per strada, ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In “<strong>Tutti i soldi di Almudena Gomez</strong>” la scrittrice abruzzese <strong>Valentina Di Cesare</strong> conferma un talento che si sta compiendo e uno sguardo sulla vita davvero universale,<strong> in cui gli eroi si nascondono per vocazione e non per timidezza. E dove le eredità (morali e materiali) non si tramandano in banca o per strada, ma si decidono alla “scuola della resistenza”. Un romanzo pieno di umanità e ispirato da un fatalismo antico, che ricorda la straripante potenza del realismo magico.</strong></p>
<p>Valentina Di Cesare coltiva la passione dei cognomi. Non perché da essi sia interpretabile un dato destino, quanto perché in ogni cognome si nasconde l’essenza stessa delle storie cui dà vita. «Ho cominciato a scrivere questa storia quando aveva già un titolo, che poi è quello attuale» confessa, a conferma del fatto che l’autrice abruzzese riesce a isolare magia e difetti nello stesso dettaglio, grazie a un approccio positivo che – nel grigiore generale del panorama letterario italiano – va segnalato con onestà.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-89530 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/02/Tutti-i-soidi-di-Almudena-Gomez-189x300.jpg" alt="" width="229" height="363" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/Tutti-i-soidi-di-Almudena-Gomez-189x300.jpg 189w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/Tutti-i-soidi-di-Almudena-Gomez-647x1024.jpg 647w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/Tutti-i-soidi-di-Almudena-Gomez-768x1216.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/02/Tutti-i-soidi-di-Almudena-Gomez.jpg 804w" sizes="(max-width: 229px) 100vw, 229px" /></p>
<p>Da “L’anno che Bartolo decise di morire” (2019) a questo “Tutti i soldi di Almudena Gomez” (<a href="https://www.alessandropolidoroeditore.it/libreria/perkins/tutti-i-soldi-di-almudena-gomez-di-valentina-di-cesare/">Polidoro Editore</a>, Napoli 2022), nello stile di Valentina Di Cesare c’è un fatalismo antico che ricorda la straripante potenza narrativa del realismo magico: lei si schernisce, ma certe attese come certe disattese, certi capovolgimenti di fronte e certe caducità inesorabili rimandano a quel modo di restituire la poesia del mondo. <strong>E proprio di “restituzione” parla l’ultimo, bellissimo romanzo “Tutti i soldi di Almudena Gomez”, che fa chiarezza – per quanto può un libro – sul fatto che certe eredità non si trasferiscono, ma si meritano. Fanno cronaca i casi sempre più numerosi in cui capitani di industria o di dinastie imprenditoriali, anziché destinare il loro impero ai propri figli, preferiscono abdicare nei confronti di perfetti sconosciuti: badanti, vicini di casa, prossimi del rione, segretari o segretarie, lontani compagni d’infanzia.</strong> Decisioni che, il più delle volte, culminano in cause decennali da cui escono sconfitti tutti. Contese legali che spesso non tengono in nessun conto la volontà – semantica, fisica e quindi politica – del donatore, quella di eludere chi non merita rivolgendosi a chi invece ha meritato.</p>
<p>Questo romanzo si occupa non tanto del merito, quanto del metodo. Come farsi da parte e perché. Come farsi succedere, con quali tempi. «Per qualche tempo nessuno aveva saputo la verità, e la verità è quella cosa che tutti vogliono sapere ma che pochi riescono a dire, perché dirla significa, il più delle volte, restare soli». Almudena è accolta come badante dalla signora Cols, dentro la casa della quale comincia un’esperienza lavorativa e d’amicizia, di conflitto e complicità, di asprezze e tenerezze commoventi. Un legame, quello tra le due donne, che «suscita scalpore e perplessità che si intensificano alla morte della Cols, a causa di una postilla contenuta nel suo testamento e per l’avarizia dei figli (della signora Cols, NdR) che vorrebbero metter mano all’intera eredità». Dentro questa trama tutto sommato comune, la scrittura della Di Cesare si innesta sapientemente, frapponendo la saggezza all’entusiasmo, il coinvolgimento emotivo a un controllo ammirevole. Ogni capitolo è preceduto da un mini soggetto, una specie di “scansione bonsai” della scaletta del testo, come a precedere le intenzioni ma non le espressioni. Una scelta che calza benissimo l’edizione della collana Perkins (di cui fa parte il romanzo), davvero molto elegante (perlomeno quelli di questa collana, sono libri cuciti: quasi una rarità in Italia) e molto ben bilanciati tra grafica, lettering e gabbie editoriali.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-89532 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2022/02/71r1hPVRsqL-200x300.jpg" alt="" width="273" height="407" /></p>
<p><strong>“Tutti i soldi di Almudena Gomez” non è un romanzo sugli abusi dei soldi, semmai sulla sottomissione cui costringono, sulla dipendenza cui riducono, umiliando all’origine ogni rapporto umano. Ecco perché, quando anche la signora Cols, sceglie come destinataria delle sue attenzioni proprio Almudena, la rivolta dei figli (della signora Cols, NdR) ricorda da vicino le battaglie legali di certe dinastie imprenditoriali, le contese di certe famiglie (in Italia su tutte quella in seno agli eredi Agnelli, NdR) che portano sui giornali il privato di cui nessuno sospetta ma tutti ambivano a spiare.</strong> «Il tempo per Almudena Gomez quasi non esisteva perché non sapeva afferrarlo e se tentava di prendersene un po’ per sé contraeva gli artigli come un felino impaurito e gli dava le spalle». Nata a Sulmona e cresciuta a Castel di Ieri (L’Aquila), Valentina Di Cesare insegna Lettere in una scuola di Milano. I titoli dei suoi romanzi e alcune fotografie della sua quotidianità, che posta sui social a cadenza distratta ma efficace, dicono di lei ciò che la sua scrittura dissimula (ma non troppo). <strong>Che il Novecento le è rimasto addosso più di quanto non dica, più di quanto (la fretta giornalistica con cui è stato crocifisso) non ci piaccia ammettere. «Non le era mai passato per la mente di negoziare la distanza che c’era tra il suo mondo di provenienza e quello che ora viveva da vicino …»</strong>. Un uso parco, molto giudizioso, dell’interpunzione fa il resto, collocando questo romanzo tra le uscite più felici e sapide del nuovo anno.</p>
<p><em><strong>Davide Grittani</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/valentina-di-cesare-davide-grittani/">Sottomessi al denaro. Sul nuovo libro di Valentina Di Cesare</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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