<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Savinio Archivi - Pangea</title>
	<atom:link href="https://www.pangea.news/tag/savinio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pangea.news/tag/savinio/</link>
	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Tue, 15 Jan 2019 09:49:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.11</generator>
	<item>
		<title>Se Walt Disney fosse vivo ci farebbe un cartone animato: quella volta che Franca Rame mi ha scritto… Ovvero, sull’irresistibile brio (diciamo così) di Valentina Lodovini</title>
		<link>https://www.pangea.news/se-walt-disney-fosse-vivo-ci-farebbe-un-cartone-animato-quella-volta-che-franca-rame-mi-ha-scritto-ovvero-sullirresistibile-brio-diciamo-cosi-di-valentina-lodovini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2019 09:49:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Carli]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[coppia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dario Fo]]></category>
		<category><![CDATA[Femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[Franca Rame]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[maschio]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[San Marino]]></category>
		<category><![CDATA[Savinio]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[talenti]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[tette]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini]]></category>
		<category><![CDATA[Valentina Lodovini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=65044</guid>

					<description><![CDATA[<p>Filippo è una persona diretta ed essenziale. Nella vita si occupa di cinema e fa il regista, ed ha sviluppato nel tempo un’allergia al teatro. Non sempre: dipende da chi c’è in scena. Mi scrive se lo accompagno a vedere Valentina Lodovini al “Pazzini” di Verucchio, impegnata in “Tutta casa, letto e chiesa” di Franca [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/se-walt-disney-fosse-vivo-ci-farebbe-un-cartone-animato-quella-volta-che-franca-rame-mi-ha-scritto-ovvero-sullirresistibile-brio-diciamo-cosi-di-valentina-lodovini/">Se Walt Disney fosse vivo ci farebbe un cartone animato: quella volta che Franca Rame mi ha scritto… Ovvero, sull’irresistibile brio (diciamo così) di Valentina Lodovini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Filippo è una persona diretta ed essenziale. Nella vita si occupa di cinema e fa il regista, ed ha sviluppato nel tempo un’allergia al teatro. Non sempre: dipende da chi c’è in scena. <strong>Mi scrive se lo accompagno a vedere Valentina Lodovini al “Pazzini” di Verucchio, impegnata in “Tutta casa, letto e chiesa” di Franca Rame. </strong>E aggiunge: “Pur di smurcinarle le tette sarei disposto a farmi tagliare i pollici delle mani”. Non ho istinti splatter, però davanti a un’affermazione di questa portata la distanza tra Rimini e il bellissimo borgo romagnolo diventa un batter di ciglio. <strong>Non ho pregiudizi verso le attrici di cinema e nemmeno gli attori. Il palco ti spoglia e mette in luce bravura e difetti. E non permette “tagli”, lì è buona la prima</strong>, con inciampi, raggi di sole, opacità e stanchezza.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I miei dubbi non erano sulla Lodovini, ovviamente, ma sul testo: la Rame l’ha portato a teatro nel 1977 e dopo 40 anni la voglia di ascoltare un pippone sul femminismo, sul “ce l’ho ed è mia e decido io cosa farne e a chi concedermi”, era a livelli delle suole delle scarpe.</strong> Però mi piacciono le frizioni, i contrasti, le discrepanze, le sfide. E soprattutto capire come una ragazza di 40 anni, burrosa e tanta e molto cinematografica, si sa confrontare con un testo-manifesto. La risposta è arrivata subito: i ‘drammi’ (ovviamente comici) che vive la protagonista (o meglio, le protagoniste dei singoli quadri) sono di una realtà ancora presente e, a modo suo, devastante. La forza dello spettacolo, un’ora senza intervallo, si gioca tutta nell’assenza dell’uomo, presente solo come evocazione, fantasma, controprotagonista negativo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In macchina Filippo parla delle tette della Lodovini. Io penso a Franca Rame, a quando mi ha scritto chiedendomi se poteva pubblicare sul suo sito l’intervista che feci a suo marito Dario Fo. Il Nobel era salito a San Marino con una sua personale pittorica. Scrissi, molto e tanto. E Franca apprezzò.</strong> Un umile operaio della scrittura e la donna di cultura. La bestia cucciola e la regina del palco, la donna illuminata. Se Walt Disney fosse vivo, ci farebbe un cartone animato. Dove io sarei la bestia che non diventerà mai principe azzurro.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">In macchina, all’andata, penso ai grandi monologhi. Alle attrici quarantenni, alla difficoltà di emergere delle nuove leve, alle scuole di talenti, alla crisi dei drammaturghi, ai testi per la scena.</p>
<p style="text-align: justify;">In macchina, al ritorno<strong>, mentre Filippo traccia un elogio alle tette e al sedere della Lodovini, penso che mi piacerebbe vedere lei o Sabrina Impacciatore (ottima attrice, ottima davvero) impegnate in “Emma B. vedova Giocasta” di Alberto Savinio. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Non un testo “femminista” ma piuttosto “femminile”, quello che Valentina Lodovini vive sul palco con energia, bella fisicità e interessante esercizio mnemonico: balla, si contorce, si alleggerisce per poi diventare donna. Per diventare, senza finzione, su quattro donne: la casalinga rinchiusa in casa dal marito, la donna che diventa oggetto sessuale a disposizione delle voglie dell&#8217;uomo, un&#8217;operaia che continua a lavorare e, in chiusura, Alice (forse il personaggio meno incisivo).</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno a un elemento totemistico di deciso impatto teatrale – un lettino da analista che diventa talamo per accoppiamenti animaleschi, rifugio, sedia, riparo ma anche ring e specchio – l’attrice si spoglia (in senso figurato), passa da registri linguistici più lievi e fanciulleschi a quelli più drammatici, senza perdere mai la bussola: vuole “accompagnare” il pubblico a riflettere sui rapporti tra donne e uomini, ma senza giudicare. E così incocca l’arco verbale e lancia: a un polveroso “contesto il fatto dell’incintamento della donna e del maschio mai” (retaggio del femminismo) fa da contraltare l’amarezza del “vorrei vivere con te e non abitare con te”, che racchiude, con ogni probabilità, le vere distanze tra i generi. <strong>Ma è nella scelta lievemente vernacolare della donna operaia che Valentina Lodovini mette la propria firma sul testo: la sua caratterizzazione vocale, realizzata attraverso una parlata gergale della zona del Valdarno, è una perla che dona profonda veridicità alla storia</strong>, e fa scendere il personaggio dal palco per portarlo nella vita vera.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Filippo è tornato a casa con tutte le dita. Anch’io, ovviamente.</strong> Anche se non siamo tutto “casa, letto e chiesa”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Alessandro Carli</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/se-walt-disney-fosse-vivo-ci-farebbe-un-cartone-animato-quella-volta-che-franca-rame-mi-ha-scritto-ovvero-sullirresistibile-brio-diciamo-cosi-di-valentina-lodovini/">Se Walt Disney fosse vivo ci farebbe un cartone animato: quella volta che Franca Rame mi ha scritto… Ovvero, sull’irresistibile brio (diciamo così) di Valentina Lodovini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/01/lodovini-1024x576.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Meglio la squola della scuola: il programma di letteratura secondo Alessandro Carli. Flaiano, Savino, William Blake, Lewis Carroll (ma anche Jim). Prof: ribellatevi!</title>
		<link>https://www.pangea.news/meglio-la-squola-della-scuola-il-programma-di-letteratura-secondo-alessandro-carli-flaiano-savino-william-blake-lewis-carroll-ma-anche-jim-prof-ribellatevi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Aug 2018 11:39:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Carli]]></category>
		<category><![CDATA[Alice]]></category>
		<category><![CDATA[Antonin Artaud]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Brullo]]></category>
		<category><![CDATA[Emily Dickinson]]></category>
		<category><![CDATA[Flaiano]]></category>
		<category><![CDATA[Houellebecq]]></category>
		<category><![CDATA[Jim Carroll]]></category>
		<category><![CDATA[La letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Pirandello]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Savinio]]></category>
		<category><![CDATA[Shakespeare]]></category>
		<category><![CDATA[teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[William Blake]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=62505</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non più di due mesi fa, quindi probabilmente a inizio estate, o giù di lì. Incontro un ex compagno di Università, Michele, insegnante in provincia di Ancona. Abbiamo speso i nostri anni a Lettere Moderne a Urbino: non di molto, ma mi sono laureato prima di lui. Ovviamente con un voto più basso. Mi dice [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/meglio-la-squola-della-scuola-il-programma-di-letteratura-secondo-alessandro-carli-flaiano-savino-william-blake-lewis-carroll-ma-anche-jim-prof-ribellatevi/">Meglio la squola della scuola: il programma di letteratura secondo Alessandro Carli. Flaiano, Savino, William Blake, Lewis Carroll (ma anche Jim). Prof: ribellatevi!</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non più di due mesi fa, quindi probabilmente a inizio estate, o giù di lì. Incontro un ex compagno di Università, Michele, insegnante in provincia di Ancona. Abbiamo speso i nostri anni a Lettere Moderne a Urbino: non di molto, ma mi sono laureato prima di lui. Ovviamente con un voto più basso. <strong>Mi dice apertamente che si è rotto le palle e che molla tutto. A settembre, quando riaprono le scuole, si metterà a coltivare biologico. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Lui ama i russi, io no. Preferisco gli europei. Mi racconta che ha provato a proporre Dostoevskij ai ragazzi del liceo ma che la proposta è stata rispedita al mittente, quindi a lui. Troppo grosso, troppo lento, troppo denso. “Gli studenti faticano a leggere un libro che supera le 100 pagine” mi dice. <strong>“Semmai è colpa dei programmi sessantottini, dei prof sessantottini, di quel fatto accaduto 40 anni fa che ha disintegrato l’interesse per la letteratura”</strong>, provo a replicare.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Io ho fatto il liceo, Michele il geometra. Lui il liceo l’ha vissuto dalla torretta di controllo, dall’avamposto una volta più temuto: dalla cattedra. Io invece dai banchi, e non per poco tempo: <strong>cinque anni di liceo+due, ho ripetuto la prima e la terza. Adoro i numeri primi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Pensavo che l’incontro con il prof. Michele rimanesse in qualche modo un discorso tra me e lui. Poi però Davide Brullo mi invita a leggere l’articolo <a href="http://www.pangea.news/aiuto-dobbiamo-rifondare-i-programmi-scolastici-basta-ariosto-meglio-emily-dickinson-antonin-artaud-e-houellebecq/" target="_blank" rel="noopener">“Aiuto! Dobbiamo rifondare i programmi scolastici: basta Ariosto, meglio Emily Dickinson, Antonin Artaud e Houellebecq”</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non so se per saggezza o per altro, ma ai tempi rinunziai con fermezza a dottorati e simili minchiate che fabbricano illusioni di carriera: meglio fare il giornalista.</strong> Si può insegnare anche scrivendo. La voce non è sempre un elemento necessario per comunicare il proprio pensiero.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Della letteratura del liceo – svolto a Venezia nel biennio “allargato” e a Rimini nel triennio altrettanto “allargato” – ricordo poco. Del resto se i ragazzi non si iscrivono quasi più a lettere la colpa è dei programmi ministeriali, totalmente incapaci di appassionare gli studenti, <strong>anche perché troppo italocentrici</strong> e privi di quello sguardo rivolto verso il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non si può far studiare il Guicciardini, il Bembo e l’Ariosto per mesi. E nemmeno Brocardo e Trifon Gabriele e poi pretendere che i ragazzi e le ragazze si appassionino alla letteratura quando sempre nel Cinquecento in Inghilterra operava Shakespeare.</strong> Per non parlare poi del Sei-Settecento italiota: Giambattista Marino, Parini e Alfieri. E poi Ugo Foscolo, così da raccogliere anche i primi crisantemi dell’Ottocento. Semmai il vero problema è che gli insegnanti non li conoscono, o non li hanno studiati. Al di là del muro culturale, si è abbondato di ottimi nomi. Ma non sono italiani. E tutto quello che non è Italia non merita di essere studiato: siamo noi a detenere la letteratura. <strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La “modesta proposta per sostituire i programmi scolastici vigenti” stilata con acuto rigore e altrettanta cultura letteraria da d.b. non fa una piega. Aggiungo una più modesta proposta, o meglio, qualcosa che <strong>il non-professore Alessandro Carli obbligherebbe allo studio, </strong>non dopo aver aperto i libri da abolire e averli apparecchiati in uno spiazzo enorme. Non fosse che per il solo fatto che i libri chiusi non bruciano.</p>
<p>*</p>
<p>Educazione tout court italiana. <strong>Ennio Flaiano, Alberto Savinio, Luigi Pirandello ma solo il teatro, Stefano Benni. <em>Bar Sport</em> di Benni è in grado di avvicinare alla letteratura anche il ragazzino più selvatico </strong>e allergico alla grammatica.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Educazione tout court straniera: <strong>Lewis Carroll, <em>Alice nel paese delle meraviglie</em>. Non è una fiaba e nemmeno un cartone animato: è la bibbia del non-sense.</strong> Se non lo capisci o non ti accende il sorriso mentale, puoi cambiare scuola e dedicarti ad altro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Eugene Ionesco, <em>La cantatrice calva</em>. Non è un romanzo ma un testo teatrale. Va introdotto in ogni ordine di scuola, vanno portati i ragazzi al Theatre de la Huchette di Parigi dove alle sette di sera lo mettono in scena in francese.</strong> Da oltre 50 anni, se non sbaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre letture che il prof. Alessandro Carli proporrebbe per avvicinare i giovani alla letteratura? <strong>Jim Carroll</strong>, <em>Jim entra nel campo di basket</em>. <strong>Baudelaire</strong>, <em>I fiori del mare</em>; <strong>Daniel Glattauer</strong>, <em>Le ho mai raccontato del vento del Nord</em> e <em>La settima onda</em>. Se passi la vita a spataccare sul cellulare e a scrivere su Facebook o su WhatsApp, i due testi dell’autore austriaco possono funzionare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I primi tre libri di Maxence Fermine, <em>Neve</em>, <em>Il violino nero</em> e <em>L’apicoltore</em>. Poche pagine ma dense.</strong> Un approccio contemporaneo alla letteratura.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Agatha Christie</strong>, <em>Dieci piccoli indiani</em>. Semplicemente micidiale. <strong>William Blake tutto, così come Edgar Alla Poe.</strong> Cura piena di vitamine letterarie, non minestrine riscaldate per ospizi della mente o per case di ricovero sempre più piene di persone annoiate.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi ci sarebbe il teatro greco. <strong>Aristofane</strong> e le commedie proibite, quelle che la <em>squola</em> catto-bacchettona italiana non fa leggere perché lievemente erotiche. Ne basta una per avvicinare i giovani alla…</p>
<p><em>Alessandro Carli</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/meglio-la-squola-della-scuola-il-programma-di-letteratura-secondo-alessandro-carli-flaiano-savino-william-blake-lewis-carroll-ma-anche-jim-prof-ribellatevi/">Meglio la squola della scuola: il programma di letteratura secondo Alessandro Carli. Flaiano, Savino, William Blake, Lewis Carroll (ma anche Jim). Prof: ribellatevi!</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/Jim.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>I banditi a teatro, ovvero: 7 testi teatrali per salvarci dall’Apocalisse dei comici e dalla finale di “Amici”. Da Genet al brigatista</title>
		<link>https://www.pangea.news/i-banditi-a-teatro-ovvero-7-testi-teatrali-per-salvarci-dallapocalisse-dei-comici-e-dalla-finale-di-amici-da-genet-al-brigatista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2018 09:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Carli]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Brigate Rosse]]></category>
		<category><![CDATA[Brullo]]></category>
		<category><![CDATA[Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[fratello]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[Jean Genet]]></category>
		<category><![CDATA[Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Pangea]]></category>
		<category><![CDATA[Pirandello]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Reza Yasmina]]></category>
		<category><![CDATA[Roman Polanski]]></category>
		<category><![CDATA[Savinio]]></category>
		<category><![CDATA[Wim Wenders]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=61279</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un invito celato e smaccatamente puro che scatena l’istinto dell’animale. Sorrido come un gatto del Cheshire (“To grin like a cheshire cat”) lì dove il grin è il sorriso mentale, quello acuto, quello che non emerge nell’immediato ma solamente dopo essersi sedimentato nella mente e aver scandagliato gli angolini più bui. Succede di rado e si è poco allenati: per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/i-banditi-a-teatro-ovvero-7-testi-teatrali-per-salvarci-dallapocalisse-dei-comici-e-dalla-finale-di-amici-da-genet-al-brigatista/">I banditi a teatro, ovvero: 7 testi teatrali per salvarci dall’Apocalisse dei comici e dalla finale di “Amici”. Da Genet al brigatista</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un invito celato e smaccatamente puro che scatena l’istinto dell’animale. Sorrido come un <em>gatto</em> del <em>Cheshire</em> (“To <em>grin</em> like a <em>cheshire cat”</em>) lì dove il <em>grin</em> è il sorriso mentale, quello acuto, quello che non emerge nell’immediato ma solamente dopo essersi sedimentato nella mente e aver scandagliato gli angolini più bui. Succede di rado e si è poco allenati: per ricuperare (rigorosamente con la <em>i</em>) il tempo perduto, il consiglio è di <strong>farsi un’immersione nel teatro di Alessandro Bergonzoni.</strong> Se gli effetti sono nulli, meglio continuare e smessaggiare a manetta sui social e gongolarsi davanti a trasmissioni kitsch della televisione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le provocazioni sono il sale della terra. Anche il docufilm che Wim Wenders ha girato <em>su e con</em> Sebastiao Salgado lo è, a larghe mani</strong>. Ma stavolta resisto alla tentazione di raccontare Salgado e mi tuffo in <em>Pangea</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’editoriale – <a href="http://www.pangea.news/i-banditi-4-libri-per-salvarci-dallapocalisse-culturale-prima-che-sia-troppo-tardi/" target="_blank" rel="noopener">“I banditi: 4 libri per salvarci dall’apocalisse culturale (prima che sia troppo tardi)”</a> – è come una coccinella che si appoggia sulla spalla: te che ti riempi la bocca di drammaturgia (l’accusa è rivolta a me stesso) e che ti ergi a demiurgo e criticone, ‘sto titolo ti lascia indifferente?</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente no.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ecco quindi sette testi per salvarci dall’apocalisse dei comici che riempiono i teatri, dalle riunioni condominiali per la finale del “Grande fratello” o di “Amici” di Maria De Filippi.</strong> Da leggere, ma non al mare in estate: il rischio serio è che la mente evapori con il caldo e ci si ritrovi dentro una bottiglia di acqua Lete con le sinapsi sudate e inermi e i neuroni che si chiamano da una parte all’altra (i rischi in realtà sono altri: culi e tette. Ma non lo posso scrivere…).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Luigi Pirandello, “Il giuoco delle parti” (1918).</strong> Parto con il Nobel di Girgenti per un semplice motivo: il titolo del dramma è soggetto ad abusi e sproloqui che fanno rabbrividire. Agli stronzi che lo nominano: leggiti il testo, vatti a vedere lo spettacolo (ma non quello portato in scena qualche anno fa da Umberto Orsini, oggetto di disfida tra il sottoscritto e il nostro ottimo Davide Brullo), immergiti nel “bianco e nero” della versione della Compagnia dei Giovani. Alla fine, se capisci il gioco, ne esci arricchito e smetti di citarlo a vanvera. È un testo drammaturgico raffinato che nella sua versione scenica non sempre ha la stessa resa. La storia gira più o meno in questo modo: una coppia, Leone Gala e Silia, si lasciano. Lui, filosofo, si è rotto il cazzo. <strong>Lei, petulante pettegola e ochetta da quattro soldi, se la fa con l’amico di lui, Guido Venanzi. Leone sa tutto e quando Silia viene oltraggiata da un gruppo di ubriaconi che la scambiano per una mignotta, la signora fa la signora e dice ai giovincelli che il gesto non rimarrà impunito. Suo marito quindi dovrà sfidare a duello chi le ha messo le mani addosso.</strong> Leone accetta di sfidare formalmente, appunto come marito pro forma, l’offensore della moglie ma poi chi si dovrà battere realmente sarà Venanzi, poiché è lui in realtà l’effettivo marito di sua moglie. Se capisci la scena finale in cui Leone Gala si mangia l’uovo, meriti di essere caricato sull’arca e salvarti dall’oblio e dalla tempesta dall’apocalisse. Altrimenti non ti resta che affogare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“La cantatrice calva” (1950) di Eugéne Ionesco non è un refuso.</strong> Troviamo due coppie, gli Smith e i Martin. L’azione è inesistente, come nella vita di coppia di oggi. Micidiale l’incipit: La signora Smith: “Già le nove. Abbiamo mangiato minestra, pesce, patate al lardo, insalata inglese. I ragazzi hanno bevuto acqua inglese. Abbiamo mangiato bene questa sera. È perché noi abitiamo nei dintorni di Londra e il nostro nome è Smith”. <strong>Lei e lui prorompono in luoghi comuni, esprimono opinioni incoerenti, sono impegnati in ragionamenti bizzarri, passano continuamente da un argomento all’altro. </strong>Il signor Smith “continuando a leggere, fa schioccare la lingua”: non ascolta quasi mai sua moglie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Emma B. vedova Giocasta” (1949) di Alberto Savinio.</strong> Reso celebre dalle interpretazioni straordinarie di Paola Borboni e Valeria Moriconi, è la storia di una madre in attesa del figlio che sta per ritornare a casa dopo una lunga assenza durata quindici anni. La protagonista illustra il suo attacco morboso nei confronti del figlio, nel quale man mano che la vicenda prosegue rivede il marito morto e abusatore. È il rovesciamento totale del mito di Edipo e di Giocasta, che si fa oramai elemento del vivere quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“<em>Il dio del massacro”</em> (2006) di Yasmina Reza è diventato abbastanza celebre grazie a quel genio di Roman Polanski</strong> che ha distillato “<em>Carnage”</em>. La commedia narra dell’incontro di due famiglie, riunitesi per discutere, con la dovuta buona creanza ed educazione, sul fatto che il figlio di una delle due abbia picchiato con un bastone quello dell&#8217;altra coppia. Tuttavia, man mano che il tempo passa, la discussione degenera e le buone maniere vengono presto dimenticate da entrambe le famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Le serve” (1947) di Jean Genet</strong>: un “Aspettando Godot” al femminile con una teoria di amore e odio a sostenere una serie di personaggi dalla dialettica feroce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Donna Rosita nubile o il linguaggio dei fiori” (1935) di Federico Garcia Lorca.</strong> A<strong>mbientato in una Granada calda e sensuale</strong>, si svolge in tre tempi: il 1885, l’inizio del Novecento, il 1911. Rosita è una giovane donna fidanzata al cugino, e proprio come dice il suo nome ha la stessa bellezza fresca priva di complicazioni di un fiore in boccio. Il dramma è incentrato sull’amore della ragazza per suo cugino che, lasciata la Spagna per occuparsi degli affari di famiglia in America, non tornerà mai più per prenderla in sposa come aveva promesso.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultimo non è esattamente un testo teatrale ma ha tutti i crismi per esserlo. <strong>Si intitola “Princesa” ed è conosciuto da chi ascolta Fabrizio De André. È un romanzo autobiografico di Fernanda Farias De Albuquerque scritto a quattro mani con Maurizio Jannelli </strong>(militante delle Brigate Rosse) durante un comune periodo trascorso nel carcere di Rebibbia a Roma, pubblicato inizialmente da “Sensibili alle foglie” nel 1994 e poi nel 1997 da Marco Tropea Editore nella collana “EST”. L’esperienza di un corpo in dissonanza, in transito da un’identità sessuale all’altra, bloccato sul confine dell’ambiguità. Né uomo né donna: una fascinazione antica, uno spavento tra le gambe. Il racconto di Princesa prende avvio da lontano: dal Nord-Est del Brasile, al confine con la <em>caatinga</em>, un tempo deserto di pazzi, santi e banditi. E da un corpo maschile, Fernandinho, che mille José di campagna fanno femmina per il loro piacere. <em>Princesa</em> è anche la narrazione di una metamorfosi e di una fuga. La prima si snoda tra la chimica del silicone e la chirurgia plastica delle <em>bombadeire</em> brasiliane, costruttrici clandestine di corpi “illegali” e transessuali. La seconda, catastrofica, rovina verso un centro vuoto: le grandi città scassate del Brasile e dell’Europa. Fuga paradossale, in ogni caso. <strong>Perché lei, l’anomalia, per sottrarsi alla vista si rende più che mai visibile e, nel nascondiglio stereotipato di un corpo quasi femminile</strong>, letteralmente costruito come-tu-mi-vuoi, diventa trasparente.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ne legge almeno uno ha il biglietto prioritario per salire sulla zattera di salvataggio e mettersi al riparo dall’apocalisse. E Alessandro Carli? Lui no, è già affogato.</p>
<p><strong><em>Alessandro Carli</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/i-banditi-a-teatro-ovvero-7-testi-teatrali-per-salvarci-dallapocalisse-dei-comici-e-dalla-finale-di-amici-da-genet-al-brigatista/">I banditi a teatro, ovvero: 7 testi teatrali per salvarci dall’Apocalisse dei comici e dalla finale di “Amici”. Da Genet al brigatista</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/06/genet-roger-parry.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
	</channel>
</rss>
