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	<title>privacy Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Mistero agostano: chi è davvero Barbara Costa? Secondo Natalia Aspesi è “un uomo”, anzi, “un gruppo”, o meglio, “un marchio”. Pangea incassa un tot di complimenti e svela l’arcano: il problema è la cultura snobistica italiana, tormentata dalle cariatidi</title>
		<link>https://www.pangea.news/mistero-agostano-chi-e-davvero-barbara-costa-secondo-natalia-aspesi-e-un-uomo-anzi-un-gruppo-o-meglio-un-marchio-pangea-incassa-un-tot-di-c/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Aug 2018 10:24:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Costa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ma… chi ho invitato a cena? Pensavo fosse una donna, alquanto disinibita – perciò, fugacemente bella. Invece. * Rewind. Esattamente due mesi fa il Saggiatore mi invia un libro stuzzicante fin dal titolo (Pornage. Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo), sapendo chi sono, un sessomane mentale, un poeta della masturbazione onirica (non [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/mistero-agostano-chi-e-davvero-barbara-costa-secondo-natalia-aspesi-e-un-uomo-anzi-un-gruppo-o-meglio-un-marchio-pangea-incassa-un-tot-di-c/">Mistero agostano: chi è davvero Barbara Costa? Secondo Natalia Aspesi è “un uomo”, anzi, “un gruppo”, o meglio, “un marchio”. Pangea incassa un tot di complimenti e svela l’arcano: il problema è la cultura snobistica italiana, tormentata dalle cariatidi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Ma… chi ho invitato a cena?</strong> Pensavo fosse una donna, alquanto disinibita – perciò, fugacemente bella. Invece.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rewind. Esattamente due mesi fa il Saggiatore mi invia un libro stuzzicante fin dal titolo (<em>Pornage. Viaggio nei segreti e nelle ossessioni del sesso contemporaneo</em>), sapendo chi sono</strong>, un sessomane mentale, un poeta della masturbazione onirica (non si spiega, altrimenti, perché non mi abbiano inviato i libri di Vittorio Sereni e di Franco Fortini). Chiedo di intervistare l’autrice. Prima mi dicono, “lei stessa ci teneva che tu lo avessi”, riferendosi al libro (il che lusinga il mio ego alla John Holmes), poi fanno, va bene, ma “se ti va bene” che l’intervista sia “scritta”. Ci sto, ovviamente.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">L’intervista la pubblico <a href="http://www.pangea.news/i-tabu-li-ho-salutati-da-un-pezzo-non-giudico-neanche-chi-fa-sesso-con-il-suo-motorino-dialogo-con-barbara-costa-sul-regno-del-porno/" target="_blank" rel="noopener">su <em>Pangea</em> il 30 giugno scorso</a>, con un titolo di cui mi faccio vanto (<em>“I tabù li ho salutati da un pezzo, non giudico neanche chi fa sesso con il suo motorino…”</em>) scrivendone, perché è ben scritto, come del “romanzo dell’epopea porno”. <strong>Insomma, dall’intervista si passa allo scambio di mail, a mail segue mail, da cosa nasce cosa e, insomma, chiedo a Barbara di scrivere per <em>Pangea</em>. </strong>Prima facciamo un’altra intervista – rigorosamente scritta – pubblicata il primo agosto scorso, con sottotitolo che manda in furia i lettori virili di <em>Pangea</em> <a href="http://www.pangea.news/amo-philip-roth-perche-lui-le-donne-le-ha-sessualmente-odiate-comunque-le-trans-sono-una-vera-calamita-non-ce-uomo-che-non-le-desideri/" target="_blank" rel="noopener">(<em>“…le trans sono una vera calamita, non c’è uomo che non le desideri”</em>)</a>, poi Barbara si produce in <a href="http://www.pangea.news/lolita-non-e-una-ninfetta-vergine-ma-una-ragazza-sessualmente-assassina-che-usa-humbert-a-suo-piacimento-ecco-perche-il-romanzo-di-nabokov-continua-a-turbare/" target="_blank" rel="noopener">una lettura viziosa – ma filologicamente esatta</a> – di <em>Lolita</em>, affermando (titolo di cui vado virilmente orgoglioso, che <em>“Lolita non è una ninfetta vergine, ma una ragazzina sessualmente assassina, che usa Humbert a suo piacimento”. </em>L’articolo piace, pare, perché lo cita Paolo Di Paolo – in verità, cita il titolo – su <em>la Repubblica</em>, oggi, 20 agosto (“…sul sito Pangea ha di recente riletto Lolita di Nabokov…”), in merito a una questione spinosa che si rifà al mio interrogativo ‘genetico’: ma… chi ho invitato a cena?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo Natalia Aspesi, giornalista di fama che ha scritto brutti libri, infatti, Barbara Costa non esiste.</strong> La Aspesi, scrivendo di <em>Pornage</em> su ‘Robinson’, inserto culturale de <em>la Repubblica</em>, il 19 agosto scorso, ieri, giunge a questa sconcertante conclusione. “Sospetto che <em>Pornage</em> l’abbia scritto un uomo non più giovane e appassionato fruitore quotidiano di porno, o meglio ancora un gruppo di bontemponi che se la sono spassata investigando e cliccando”. Dopo aver gettato la pietra, però, la Aspesi ritira la mano, distilla una manciata di spine sui coglioni dei guardoni, “Chi si nasconda dietro il marchio di Barbara Costa è privo di interesse, quindi non si scaverà nel mondo editoriale per conoscerne l’identità. Si eviterà ovviamente di chiamarla l’Elena Ferrante del porno”. <strong>Dunque, secondo la Aspesi io avrei invitato a cena “un uomo non più giovane”, anzi, “un gruppo di bontemponi”, o meglio, “un marchio”. A questo punto, mi tocco le palle foderandomi l’inguine </strong>con la cintura di castità, di castrità.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ora allineo i fatti che mi riguardano. <strong>Barbara Costa scrive da un tot di anni su <em>Dagospia</em>, “non sono una giornalista professionista, tantomeno una scrittrice, ma una… che, come dire, ci prova” (da una mail privata), si dichiara “una woodyalleniana persa”</strong> (dalla medesima mail), <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/toh-nbsp-natalia-aspesi-inciampa-ldquo-pornage-rdquo-nostra-181165.htm" target="_blank" rel="noopener">a dire di Giampiero Mughini, suo amico e mentore</a>, “Barbara vive nella provincia romana, s’è laureata con una tesi sulla politica americana in Vietnam, può scrivere agevolmente di John F. Kennedy o di John McNamara, ha appena scritto un bellissimo articolo su Lolita pubblicato da <em>Pangea</em>, il magnifico sito letterario online curato da Davide Brullo” (<em>magnifico </em>lo vergo qui, a imperitura memoria, per onorare il mio ego selvaggio, pornografico). A questo punto, se due più due fa cinque, come dice Dostoevskij, Barbara Costa è la parte femminile di Mughini, la <em>Shekhinah</em> di Mughini.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Barbara Costa, quando ci scriviamo, si firma Anita Pallenberg, la musa di Mario Schifano, la tipa di Keith Richards, che ha recitato, tra l’altro, in <em>Barbarella </em>(1968), e su cui ha scritto, l’anno scorso, su <em>Dagospia</em>, <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/barbara-costa-lsquo-non-rsquo-stata-donna-mondo-149967.htm" target="_blank" rel="noopener">un formidabile ‘coccodrillo’.</a></strong> Sul suo profilo WhatsApp si fa rappresentare da una fotografia di Niki Lauda. Di solito, con Barbara, parliamo di letteratura e del sesso (di solito, sudaticcio, retorico, brutto) che trasuda in letteratura. Parliamo di Philip Roth e di Isaac B. Singer (“che adoro”), la sto ‘svezzando’ a Jun’ichiro Tanizaki (“…devo confessarti che non ho letto nulla di Tanizaki, perché ho tanta, ma tanta soggezione del mondo giapponese, della sua cultura, da cui sono molto attratta, ma che credo di dover studiare, e bene, e non so da che parte cominciare, anche per farci su un discorso pornografico più denso delle banalità che si dicono”). Al che, vista la sintonia intellettuale, visto che passo subito dal cervello alla carne – devo vedere in faccia, scrutare il gioco degli occhi di chi stimo –, invito Barbara a cena. Mi si presenta una femmina di virtuosa bellezza e di sapida intelligenza.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Visto che non credo a ciò che vedo, questa mattina scrivo a Barbara: ma sei davvero tu, chi sei davvero tu?</strong> Risposta laconica. “Io non amo i social e forse questa mia scelta di privacy assoluta ha creato tutta questa incomprensione. Chissà”. Quel <em>chissà</em> resta indigesto come Cristiano Ronaldo che si diletta con il tango.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La vera morale di questo mistero agostano sta nel sottosuolo di ciò che scrive Di Paolo. “Il libro è firmato da Barbara Costa, la cui biografia è pressoché irreperibile”. Eccolo, il punto. <strong>Il mondo della cultura, sinuosamente nepotistico, in cui sono tutti amici di, non può accettare un illustre ignoto, che lavora in provincia, non ha ambizione di entrare nel club ma solo di fare bene quello che fa. </strong>E oltretutto, si picca, da una prospettiva né intellettualoide né libertina, semplicemente libera, di parlare di sesso. Questo è il punto. La cultura, in Italia, è una stanza riservata, una società dei pochi, dei soliti noti: se uno sconosciuto mette il piedino e spara con la cerbottana sulla fronte del mostro, lo lapidano. Poco importa, davvero, chi sia Barbara – conta la sua integrità intellettuale, conta ciò che scrive. Erigiamo un monumento al milite ignoto della cultura, contro le cariatidi che ancora pensano di dirci, assise su cattedre tarlate, cosa è cultura e cosa non lo è. (d.b.)</p>
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		<title>&#8220;Togli quella c***o di biografia&#8221;. Spietato Hemingway</title>
		<link>https://www.pangea.news/spietato-hemingway/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 14:25:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il periodo è succulento. Ernest Hemingway ha appena pubblicato Addio alle armi, il romanzo che lo incorona di gloria. Siamo nel 1929. Tre anni prima lo scrittore americano ha pubblicato Fiesta. Il romanzo di una generazione, un cult book. Sta lavorando a Morte nel pomeriggio, il libro – edito nel 1932 – che ne decreta [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il periodo è succulento. Ernest Hemingway ha appena pubblicato <em>Addio alle armi</em>, il romanzo che lo incorona di gloria. Siamo nel 1929. Tre anni prima lo scrittore americano ha pubblicato <em>Fiesta</em>. Il romanzo di una generazione, un <em>cult book</em>. Sta lavorando a <em>Morte nel pomeriggio</em>, il libro – edito nel 1932 – che ne decreta la fama di duro&amp;puro. “La mia vita privata è una fogna aperta”, scrive al suo avvocato. Nell’edizione ‘monstre’ delle <em>Letters of Ernest Hemingway</em> curata dalla Cambridge University Press siamo al quarto volume dei 17 previsti, coprendo le annate 1929-1931 (tra parentesi, ci chiediamo perché iniziative del genere non si percorrono anche in Italia, con le lettere di Leopardi, di Manzoni, di Verga, di Ungaretti, di Montale, di Caproni, di Pavese…). Hemingway è a un passo dal diventare <em>Hemingway</em>, cioè il più celebre scrittore del Novecento. Le sue preoccupazioni, in quel momento, sono due. La prima è quella di tutelare la propria vita privata. “Voglio che la mia roba sia giudicata come pura finzione, la mia vita deve starne fuori”, appunta. Quando, per far levitare le vendite, l’editore di <em>Fiesta</em> gioca sulla burrascosa biografia dello scrittore, Hemingway si infuria. Piglia carta e penna e scrive al suo editor, il mitico Maxwell Perkins. <strong>“Fai togliere quella cazzo di scheda biografica, che sparge merda su tutto il mio lavoro. Tutti i riferimenti sulla mia vita privata, sul mio arruolamento in guerra, sul mio matrimonio, devono essere rimossi, altrimenti non pubblico più un cazzo con loro”</strong>. L’editore, ovviamente, obbedì. Cotanto Ernest fece pressioni anche a mamma Grace: “Se ti intervistano per chiederti cose su di me, non rispondere. Non mi piace questo genere di pubblicità”. Altra pubblicità, invece, gli garbava. “Per la prima volta ricevo lettere dai lettori. Ho risposto a tutti: ma ci vuole almeno mezz’ora a scrivergli. Ma… se non rispondo si arrabbiano? Non comprano più i miei libri?”, chiede Hemingway al collega scrittore Hugh Walpole. “Da un lato abbiamo uno scrittore che si preoccupa molto dell’accoglienza pubblica. Chiede come vanno le vendite. Ama le recensioni benevole. Dall’altra parte, pretende la privacy. D’altronde, si era da poco risposato, con Pauline, e già meditava di lasciarla…”, racconta Sandra Spanier, curatrice dell’epistolario. Il tomo (pp.730, $ 45.00) sarà pubblicato a fine ottobre.</p>
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