<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Papa Archivi - Pangea</title>
	<atom:link href="https://www.pangea.news/tag/papa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pangea.news/tag/papa/</link>
	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Mon, 14 Jul 2025 03:34:48 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.8</generator>
	<item>
		<title>“Nel profondo degli occhi chiusi”. Karol Wojtyła, poeta</title>
		<link>https://www.pangea.news/karol-wojtyla-poesie-bignozzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 04:01:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Isabella Bignozzi]]></category>
		<category><![CDATA[Karol Wojtyla]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[sacro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pangea.news/?p=104157</guid>

					<description><![CDATA[<p>C’è un filo diafano, un’arcana gravitazione che stringe i mistici di ogni epoca al seno del mistero.&#160;Karol Józef&#160;Wojtyła&#160;a 24 anni, sul bordo di una vocazione nitida e cruciale, scriveva poesie.&#160;Liriche liminali, dal passo pacato ma custodite nella gravità di un movimento basale, gregoriano: una monodia di devozione incessante e inviolata. Poiesis&#160;che è primordio, promessa, esercizio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/karol-wojtyla-poesie-bignozzi/">“Nel profondo degli occhi chiusi”. Karol Wojtyła, poeta</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>C’è un filo diafano, un’arcana gravitazione che stringe i mistici di ogni epoca al seno del mistero.&nbsp;<strong>Karol Józef&nbsp;Wojtyła&nbsp;a 24 anni, sul bordo di una vocazione nitida e cruciale, scriveva poesie.&nbsp;</strong>Liriche liminali, dal passo pacato ma custodite nella gravità di un movimento basale, gregoriano: una monodia di devozione incessante e inviolata.</p>



<p><em>Poiesis</em>&nbsp;che è primordio, promessa, esercizio d’estasi.&nbsp;<em>Rive piene di silenzio</em>&nbsp;come stati dell’essere, dove non è l’alta parabola, ma l’intimo affondo l’atto del lambire. Spoliazione di ogni avvistamento, di ogni appetito cromatico, di ogni intenzionale attesa. Non guardare, perché si è guardati: da prima dei vagiti del tempo.</p>



<p>Sono sempre nel fiore della lentezza i movimenti del sacro, ripetono il rito: un effluvio ardente diffonde&nbsp;dall’oltre, s’attenua nel suo passo custodendo il varco; e preme di silenzio il punto profondo. Durare nella trasparenza, nello stupore che addita l’eternità: pronunciare la cessione di sé, per quell’assise di chiarore che è il chinarsi di Dio.</p>



<div type="product" ui="style-3" ids="103578" class="wp-block-banner-post"></div>



<p>L’amore, sapienza che trasfigura, sa il vincolo dirotto tra ferita e grazia, la rosa segreta della croce: verità che pertiene all’ombra, alle rifrazioni dell’acqua, all’estremo volo che piega all’orizzonte. Cui è basilare far spazio, deprivandosi di lemmi e cognizioni, dando il grembo a un “nulla crescente”, che ha cara la luce.</p>



<p>Vertigine di “strana morte” in cui lo smisurato alberga in gloriose minuzie: un cinguettio di fanciulli, il fieno odoroso; un pane di frumento, le foglie cadute. È l’umiltà sacra delle cose primarie, ridestate in essenza dal soffio perpetuo, le esistenze minime che recano l’esile offerta: lo stento e l’assillo di ogni anonima incarnazione: “minuscola cella” in cui il sacro si corica, senza clamore.</p>



<p><strong>La poesia di&nbsp;Wojtyła&nbsp;è un piovasco di bagliori, fenomeni inversi, in cui l’universo si eclissa per rivelare, nel suo svanire, le pure altezze dell’Intelletto divino,</strong>&nbsp;mentre un canto oceanico s’alza dai corpi in elegia, che anelano al “vortice di sole”, sostenendo in cuore “l’esilio di Dio”: suo velarsi in suprema presenza.</p>



<p>Trema l’anima in uno schiudersi di rose quando l’interminato sospiro l’avvolge, e accoglie nell’incanto della propria povertà il punto aureo di teofania, l’oceano di luce del “grande Tacere”.</p>



<p>Nel&nbsp;<em>Canto del sole inesauribile</em>, il sovrano sguardo eleva e sfianca l’inezia vivente: e nel declinare della vita è fatto saldo il patto con il grande astro di luce, che trattiene a sé ogni fiato in chiarità definitiva. Il dolore porge sé stesso in tenera nostalgia, nello struggente ricordo del Volto fa eucaristia minore che “si arrossa di sangue/ come trafitta da spine”. Sete sacra, che lascia vorticare accanto un cosmo adolescente di gravami e fulgori; fissandone il cuore segreto, l’oscura stilla, aghiforme totalità e pienezza immobile. Sorgente del gesto di genesi, in cui già dimora la discesa alla passione, al pane, al grano: l’infinità si curva nell’umile riserbo, nel mite ricovero: il grembo di Maria, “la mangiatoia”, “il fieno”. La grazia diserta il computo e si china verso irrisorie, lucenti umiltà. Quando posa nel cuore umano, mondi nuovi germinano nella reciprocità di sguardo: è l’armonia del trinitario mistero, laddove il Padre ama nel Figlio e attraverso lo Spirito si dona.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="649" height="1000" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/71RbfibRtuL._UF10001000_QL80_.jpg" alt="" class="wp-image-104158" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/71RbfibRtuL._UF10001000_QL80_.jpg 649w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/71RbfibRtuL._UF10001000_QL80_-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/71RbfibRtuL._UF10001000_QL80_-600x924.jpg 600w" sizes="(max-width: 649px) 100vw, 649px" /></figure>



<p><strong>Il poeta fa una teologia del nascondimento epifanico, dell’apparizione criptata, in cui l’Eucaristia è memoriale e atto creativo corrente, vivo:</strong>&nbsp;la puntuale, assidua rigenerazione cosmica e personale, rubino taciturno d’intimo albore, fuoco risorto nell’intenzione di Dio, è dove l’uomo si riconosce come brama velata: ché anche l’Eterno emana per carenza d’amore, e crea ogni forma dal palmo, chiamandola per nome.</p>



<p>Esiste una via cristica che accomuna il celeste alla creatura: il risalire l’erta della croce, il cui vertice d’intuito e senso di sacra presenza non è sangue versato, ma vegliato vuoto, spalancato di preghiera nella carne: anche in Gesù, sull’albero atroce, fu la consegna, non la ferita, a generare il nome del Padre sulle labbra.</p>



<p><strong>Nelle acque del cuore, fatte torbide dall’umana miseria, il chiarore del posarsi profondo di Dio crea il “Punto Candido” di visione, io eucaristico d’incantevole convegno che risale con soavità l’invisibile nodale: altare insostenibile dove il sensibile si spezza e l’occhio vero non osa.</strong>&nbsp;La tracotante fragilità di arroccarsi, talora, nel pensiero, e non essere fiamma di totale ardore, è redenta, al cospetto delle fluide e radiose – il sole, il mare – epiclèsi del creato: che generano confidenza, meraviglia, senso di tutela. Dove l’umano, nonostante le sue ambiguità e imposture, trova riparo in incommensurabili fedeltà; è questo il vibrato mistico: che porterà alla partitura interiore di lode, alla consonanza di adesione perfetta.</p>



<p><strong>Lucente e scoscesa, profondamente cristocentrica la teologia contemplativa distesa nel canto di&nbsp;Karol Wojtyła snuda l’apòfasi come via diletta dell’esperienza mistica.</strong>&nbsp;Tanto nella visionarietà quanto nell’edificio spirituale, nel sentire che oltrepassa l’intelletto, nell’ascesi inversa alle lucòree voragini interiori, nelle antitesi metafisiche tra oscurità e bagliori, nella preghiera silente, terminale della pura adorazione, nell’anima come alveo del riconoscimento, riecheggiano le atmosfere di Sant’Agostino, Isacco di Ninive, Meister Eckhart, Giovanni della Croce, Angelo Silesio.</p>



<p>Toni umilissimi, ma a vertiginose altezze, laddove l’Amore è l’evento teofanico per eccellenza, ciò che “spiega ogni cosa”.&nbsp;<em>Il Pellegrino cherubico</em>&nbsp;di Silesio risuona in quell’anelito alla semplicità radicale in cui Dio è presente solo “là dove nulla più rimane”. Una poesia che fa&nbsp;<em>lectio divina</em>&nbsp;per puro nitore, e prega con un affetto teologico struggente.</p>



<p>Una costante tensione tra immanenza e trascendenza trova ristoro nel gesto soprannaturale dell’abbassamento: l’umiltà di Dio che si riduce nell’uomo. Pure, l’incarnazione del Verbo ritorna ossessivamente in immagini di discesa e decremento sempre nuove: Dio si fa croce, si fa occhi, si fa abisso, si fa perfino nostalgia, e sosta nelle briciole di materia, grano e pane: luoghi ontologici, nei quali l’Essere si mostra nella diatonia tra finitezza e pienezza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="745" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/11548535-745x1024.jpg" alt="" class="wp-image-104159" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/11548535-745x1024.jpg 745w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/11548535-218x300.jpg 218w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/11548535-768x1055.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/11548535-600x824.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/11548535.jpg 786w" sizes="(max-width: 745px) 100vw, 745px" /></figure>



<p>Il poeta guada ampi corsi d’intensità mistica,&nbsp;semplicità lirica e tensione all’invisibile; in particolare, nel&nbsp;<em>Canto del sole inesauribile</em>&nbsp;questa traiettoria si arricchisce di un’ulteriore stratificazione cosmica, laddove il sole non è più solo simbolo di Dio, ma interlocutore metafisico dell’anima, che “non è una foglia”, non conosce la nuda impermanenza, ma contiene in sé una partecipazione eterna al movimento del creato. Il cosmo si traduce in figura sacramentale: “il frammento di pane più reale dell’universo/ più colmo d’Essere, colmo del Verbo”: la parola si sostanzia nella cosa. Il pane eucaristico è metonimia potente dell’Essere.</p>



<p><strong>Nel lessico essenziale, vicino alla sorgente biblica e patristica, la poesia di Karol si compie canto dell’umiltà ontologica.</strong>&nbsp;Scritture sapienziali in essenza, mai nei toni, frammenti di un’apocalisse centrale, in cui l’uomo e Dio si cercano nei luoghi più reconditi della coscienza, e nelle trasparenze del silenzio che dilata lentissimo, di fronte allo svelarsi di un’eccedenza. Tale tensione all’inesprimibile genera una poesia prossima al sublime romantico – Novalis, Hölderlin – ma qui rifratta attraverso una spiritualità profondamente cristocentrica e pascaliana: “più aguzzo lo sguardo, meno riesco a vedere”.</p>



<p>Similmente a quello che accadeva in Cristina Campo, la funzione del linguaggio nel poeta è performativa, ma anche liturgica: la&nbsp;<em>figura</em>&nbsp;campiana è&nbsp;<em>vaso d’oro</em>&nbsp;in cui, per&nbsp;<em>astinenza e accumulo</em>, precipita&nbsp;<em>l’ignoto liquore dell’idea;&nbsp;</em>e così l’atto del nominare nel poeta Wojtyła – “Ah, accogli, Signore, l’ammirazione che mi zampilla dal cuore” – è invocazione, rito che plasma lo spazio interiore e lo dispone all’incontro con il mistero.</p>



<p><strong>Il linguaggio non descrive Dio, ma rasenta quel “fiore inaccessibile” che è icona teandrica d’intimità senza tempo, luce nuziale, mutua fiamma.</strong>&nbsp;Il poeta cerca trasparenza, per essere pura rifrazione delle solenni vastità evocate.&nbsp;Teologo del lemma incarnato, viandante del muto brillare, esegeta di sobrietà: ecco Karol Wojtyła giovanissimo poeta. Il resto pertiene alla storia: l’agire nel mondo di un uomo intero, abitato dallo Spirito.</p>



<p><strong><em>Isabella Bignozzi</em></strong></p>



<p>**</p>



<p>da:&nbsp;<em>Il canto del Dio nascosto<a href="applewebdata://C30E69A1-482B-4905-A654-2D99BAFD199A#_ftn1"><sup><strong>[1]</strong></sup></a></em></p>



<p>Lontane rive di silenzio cominciano appena di là dalla soglia.<br>Non le sorvolerai come un uccello.<br>Devi fermarti a guardare sempre più in profondità<br>finché non riuscirai a distogliere l’anima dal fondo.</p>



<p>Là nessun verde sazierà la vista,<br>e gli occhi prigionieri non si libereranno.<br>Credevi che la vita ti nascondesse a quella Vita<br>chinata sugli abissi.</p>



<p>Ma da questa corrente – sappi – non c’è ritorno.<br>Avvolto dalla misteriosa bellezza dell’eternità!<br>Durare e durare. Non interrompere la fuga<br>delle ombre, durare solamente<br>in modo sempre più chiaro e più semplice.</p>



<p>Intanto sempre indietreggi davanti a Qualcuno che viene di là<br>chiudendo piano dietro a sé la porta della piccola stanza<br>e venendo smorza il passo<br>– e col silenzio colpisce quello che è più profondo.</p>



<p>*</p>



<p>Ecco l’amico. Sempre ritorni con la mente<br>a quel mattino invernale.<br>da tanti anni ormai credevi, sapevi certamente<br>ma lo stupore non ti può lasciare.</p>



<p>Chino sopra la lampada, nel fascio di luce unita in alto,<br>senza alzare il viso perché sarebbe inutile –<br>ormai non sai se è là, là visto di lontano,<br>oppure qui,&nbsp;nel profondo degli occhi chiusi&nbsp;–</p>



<p>È là. Mentre qui non c’è soltanto tremore,<br>soltanto le parole del nulla ritrovate –<br>ah, ti rimane ancora un briciolo di questo stupore<br>che sarà tutto il contenuto dell’eternità.</p>



<p>*</p>



<p>Non così si presenta la forza vitale della luce.<br>Quando il mare rapidamente ti nasconde<br>e ti scioglie in abissi silenziosi<br>– la luce strappa bagliori verticali alle onde languide<br>e il mare piano finisce, affluisce un chiarore.</p>



<p>E allora, in ogni direzione, negli specchi lontani e vicini,<br>vedi la tua ombra.<br>Come ti nasconderai in questa Luce?<br>Sei troppo poco trasparente<br>e il chiarore alita dappertutto.</p>



<p>In quell’istante – guarda dentro di te. Ecco l’Amico<br>che è solo una scintilla, eppure è tutt’intera la Luce.<br>Accogliendo dentro di te quella scintilla<br>non scorgi altro,<br>e non senti di quale Amore sei avvolto.</p>



<p>*</p>



<p>Il Signore, quando attecchisce nell’intimo è come un fiore<br>assetato di caldo sole.<br>Vieni, dunque, o luce, dalle profondità dell’inesplicabile giorno.<br>e pósati sulla mia riva.</p>



<p>Ardi, non troppo vicino al cielo<br>e non troppo lontano.<br>Ricordati, cuore, di quello sguardo<br>in cui ti attende tutta l’eternità.</p>



<p>Chìnati, cuore, chìnati, sulla riva,<br>annebbiata nella profondità degli occhi,<br>sul fiore inaccessibile,<br>su una delle rose.</p>



<p>*</p>



<p>Io stacco piano la luce dalle parole<br>e raduno i pensieri come un gregge di ombre<br>e lentamente in tutto immetto il nulla<br>che attende l’alba della creazione.</p>



<p>Lo faccio per creare uno spazio<br>alle Tue mani tese<br>lo faccio per avvicinare<br>l’eternità in cui Tu possa alitare…</p>



<p>Inappagato dall’unico giorno della creazione<br>io bramo un nulla crescente,<br>perché il mio cuore sia disposto al soffio<br>del Tuo Amore.</p>



<p>*</p>



<p>V’era Dio, in cuore, v’era l’universo,<br>ma l’universo si oscurava<br>e diveniva, piano, canto del Suo intelletto,<br>diveniva la stella più bassa.</p>



<p>O maestri dell’Ellade, vi narro un grande miracolo:<br>non importa vegliare sull’Essere che scorre via tra le dita,<br>c’è la Bellezza reale,<br>celata sotto il Sangue vivo.</p>



<p>Il frammento di pane più reale dell’universo<br>più colmo d’Essere, colmo del Verbo<br>– il canto che sommerge come un mare<br>– il vortice di sole<br>– l’esilio di Dio.</p>



<p>*</p>



<p>Il Tuo sguardo fisso sull’anima, come il sole verso la foglia s’inclina,<br>ne arricchisce il fiorire con la profonda, trasparente bontà,<br>l’accoglie nel suo raggio<br>– ma Tu, Maestro, guarda:<br>che accadrà della foglia e del sole? – la sera si avvicina.</p>



<p>*</p>



<p>L’anima non è una foglia.<br>E su di sé può trattenere il sole<br>e insieme a lui discendere<br>in un arco inscindibile, al tramonto.</p>



<p>E laggiù lo raggiunge e rimane,<br>partecipando al solare declino,<br>e quando ancora procede il cammino,<br>in una lunga ombra a lui si salda –</p>



<p>Non spezza l’orizzonte,<br>nell’ansia di giorni lontani,<br>– ma solo sta alla porta e bussa.<br>Ed ecco, ha giù raggiunto tutto:<br>ecco, ogni giorno le riporta il sole<br>nel cerchio visibile.</p>



<p>*</p>



<p>È in me l’acqua profonda trasparente,<br>ai miei occhi velata di nebbia –<br>quando, come un torrente, io corro troppo in fretta,<br>non sono degno che quel fondo così abissale.</p>



<p>Là, ogni giorno, il mio Signore viene e resta –<br>scia di sangue quando s’immerge nella neve –<br>– e vi è reciproco riconoscimento<br>e alita una reciproca abbondanza.</p>



<p>Se, allora, qualcuno sapesse togliere<br>dalle profondità trasparenti la nebbia,<br>si vedrebbe – in quale miseria,<br>si vedrebbe – in chi –</p>



<p>e si vedrebbe – quale chiarore<br>inonda la profondità oscurata,<br>si vedrebbe – nel cuore umano,<br>nel più semplice dei soli.</p>



<p>*</p>



<p>O Signore, perdona al mio pensiero che non Ti ama ancora abbastanza,<br>perdona al mio amore, Signore, ch’è sì terribilmente incatenato al pensiero<br>che Ti sperde in pensieri freddi come la corrente<br>e non avvolge in brucianti falò.</p>



<p>Ah, accogli, Signore, l’ammirazione che mi zampilla dal cuore<br>come zampilla un ruscello dalla fonte –<br>– il segno che di lì verrà la vampa –<br>e non respingere, Signore, neanche la tiepida ammirazione<br>che un giorno colmerai con una pietra ardente sulle labbra –</p>



<p>Non respingere, Signore, la mia ammirazione<br>che per Te è un nulla, perché Tu Intero sei in Te Stesso,<br>ma per me, ora, è tutto,<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;un torrente che rapisce le sue rive<br>prima di dire la sua nostalgia per gli oceani smisurati.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="applewebdata://C30E69A1-482B-4905-A654-2D99BAFD199A#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;in:&nbsp;<em>L’opera poetica completa di Karol Wojtyla</em>, a cura di Santino Spartà, Libreria Editrice Vaticana 2012</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/karol-wojtyla-poesie-bignozzi/">“Nel profondo degli occhi chiusi”. Karol Wojtyła, poeta</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/07/OR080701122820_576490_1_-767x1024.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>“Carver è uno che porta il fuoco”. Dialogo con Antonio Spadaro</title>
		<link>https://www.pangea.news/carver-intervista-antonio-spadaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 May 2022 04:40:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Spadaro]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Ares]]></category>
		<category><![CDATA[Intervista]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura americana]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Raymond Carver]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Vaticano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pangea.news/?p=91032</guid>

					<description><![CDATA[<p>Impossibile che per un attimo – per un attimo almeno – Raymond Carver non ti sia parso insopportabile. Lo citavano ovunque, lo mettevano nell’insalata, ci lordavano la tappezzeria con quel viso piatto, da nutria, quasi anonimo. Raymond Carver, cioè, passato Ernest Hemingway, fu l’icona dell’immaginario americano; dal 1981, almeno, da Di cosa parliamo quando parliamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/carver-intervista-antonio-spadaro/">“Carver è uno che porta il fuoco”. Dialogo con Antonio Spadaro</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Impossibile che per un attimo – per un attimo almeno – <strong>Raymond Carver</strong> non ti sia parso insopportabile. Lo citavano ovunque, lo mettevano nell’insalata, ci lordavano la tappezzeria con quel viso piatto, da nutria, quasi anonimo. Raymond Carver, cioè, passato Ernest Hemingway, fu l’icona dell’immaginario americano; dal 1981, almeno, da <em>Di cosa parliamo quando parliamo d’amore. </em>Non si poteva fare a meno di Carver. D’altronde: Carver usa formule facili, facilmente replicabili, è il sovrano delle scuole di scrittura. Prova a far scuola, intendo, sviscerando Thomas Mann, Hermann Broch, Elias Canetti. Appunto. Carver è il sacco da pugile della letteratura: non puoi non prenderlo a pugni. Cioè, allenarti. Certo, poi torni a testi come <em>Cattedrale</em>, che ti insegnano che le dita hanno occhi, che le mani sono sguardi; impari che un racconto è il distillato di una vita, un’epifania, il ruggito ruvido; capisci che scrivere è ricapitolare un padre e che il carisma è riassunto in quella frase di Čechov, “…e all’improvviso tutto gli fu chiaro”, che per Carver è il nome criptato del dio della letteratura, “per me queste parole sono piene di meraviglia e di possibilità”, ha scritto in <em>Il mestiere di scrivere</em>, sempre in equilibrio tra bagliore e banale, “mi piace la loro limpida semplicità… c’è anche del mistero: cos’è che non gli era chiaro prima? Perché gli diventa chiaro proprio ora? Cos’è successo?”. Vent’anni fa <a href="http://www.antoniospadaro.net/sito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Antonio Spadaro</strong> </a>è stato tra i primi a fare i conti con Raymond Carver, in Italia. Nel 1999 aveva studiato Kieslowski (in un libro edito da Guaraldi), aveva pubblicato un saggio – che non sarebbe stato l’ultimo – su Pier Vittorio Tondelli, per Diabasis. Allora, quando pubblicò <em>Carver. Un’acuta sensazione d’attesa</em>, aveva 34 anni, Spadaro: gesuita, ora è direttore de “La Civiltà Cattolica”, <a href="https://www.repubblica.it/robinson/2020/10/26/news/di_cosa_parliamo_quando_parliamo_di_letteratura-300839475/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>è detto – cito “la Repubblica” – <em>il consigliere del Papa</em></strong>,</a> uno dei più prossimi, dicono. Ha sempre avuto un’attenzione particolare per gli scrittori in lingua inglese, Spadaro, Flannery O’Connor, Walt Whitman; ricordo il suo lavoro dentro l’opera di Gerard Manley Hopkins, poeta eccezionale e rivoluzionario, gesuita; capisco meno – tare mie – i discorsi sulla <em>Cyberteologia. </em>Il suo libro su Carver è tornato di recente, con nuovi apparati e nuovo titolo <a href="https://www.edizioniares.it/it/prodotti/attualitaestoria/creature-di-caldo-sangue-e-nervi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(<strong><em>Creature di caldo sangue e nervi. La scrittura di Raymond Carver</em></strong>, stampa Edizioni Ares)</a>, e fa, effettivamente, un effetto nuovo. Carver, in effetti, sembra, ora, uno scrittore remoto, cristallizzato, a tratti muto. Del libro mi meraviglia il bestiario: si inizia con una tigre (“Si avverte una fiducia spiazzante nella poesia di Carver, dalla quale salta fuori una tigre che balza. Solamente il balzo di questa tigre ci dà la forza di trasalire da una vita piatta, ideologica o indaffarata. La tigre c’è o non c’è”), si chiude con un’anguilla, che accade, per provvidenza, sulla lapide dello scrittore, a cui Spadaro fa visita, a Port Angeles. “Mi colpì sulla tomba leggere l’ultimo frammento [<em>To call myself beloved, to feel</em>&#8230;]. Curioso che al verbo <em>feel</em> che proseguiva con <em>myself beloved</em> (sentirmi amato) mancava il colore alla f. Dunque si leggeva <em>eel</em>, cioè anguilla… Oggi capisco che nel <em>feel/eel</em> sta tutto Carver. Il sentimento è un’anguilla che si muove leggera e veloce innervando la vita”. Pensa. Io ho sempre pensato che i racconti di Carver fossero una voliera. La spalanchi e i primi a fuggire sono piccioni, pernici, colombi. Resta il pavone – poi si dilegua pure lui, con elegante impazienza. E nel vuoto, resta una nebbia di piume, a cancellare la cella.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="686" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/antonio-spadaro-1024x686.jpg" alt="" class="wp-image-91033" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/antonio-spadaro-1024x686.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/antonio-spadaro-300x201.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/antonio-spadaro-768x514.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/antonio-spadaro-1536x1028.jpg 1536w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/antonio-spadaro-600x402.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/antonio-spadaro.jpg 1613w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Perché Carver? Insomma, come le è accaduto, come le è venuto addosso?</strong></p>



<p>La mia esperienza con Carver è avvenuta del tutto casualmente: minimum fax mi inviò il volume delle sue poesie. E questo volume, che ricordo perfettamente (era R<em>acconti in forma di poesia</em>), mi colpì, perché la poesia di Carver è una poesia che usa un linguaggio assolutamente ordinario, e quindi mi parvero all’inizio abbastanza banali. Cominciai perciò a leggere, un po’ stupito, quasi infastidito. Però, continuando a leggere, mi resi conto che lì c’era vera poesia, cioè mi resi conto che i miei occhi, la mia mente, la mia attenzione erano incollati alla pagina: sentivo l’emozione che scaturiva da quel linguaggio tanto ordinario. Rimasi sorpreso dalla forza che percepivo leggendo, da quei versi e dalla assoluta semplicità della parola, quello che Carver definisce <em>understatement of emotion</em>. Proprio questo patto profondo, direi quasi biografico, si stabilisce tra il lettore e lo scrittore, grazie a un linguaggio che non fa infrazione rispetto alla norma ordinaria né è particolarmente sperimentale. Sentivo che lì c’era della vita. Mi è quindi venuto addosso spontaneamente, cioè ho avvertito la forza di quella poesia nel leggere senza particolari sovrastrutture. In qualche modo, mi ha liberato dalla necessità di avere strumenti particolari per interpretarla.</p>



<p><strong>Perché Carver ora, ancora? Vent’anni dopo il suo libro esegetico, quarant’anni dopo “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”: di cosa ci parla ancora Carver?</strong></p>



<p>Carver ci parla della vita. Effettivamente, devo dire che l’idea di ripubblicare questo libro dopo vent’anni, con delle parti aggiunte al testo e una prefazione scritta (proprio dopo vent’anni) in cui cerco di testimoniare quello che vivo, e un’appendice iconografica di un mio viaggio a Port Angeles, dove Carver è sepolto, mi è giunta dall’editore Ares (e da Alessandro Rivali in particolare) che mi ha proposto questa operazione. E proponendomi questa operazione mi ha messo un po’ in crisi, perché mi ha chiesto di riprendere un testo che avevo scritto vent’anni fa, cioè a trentaquattro anni. E averne cinquantaquattro è diverso. Carver è morto a cinquant’anni, quindi io sono più grande di lui, ora, e in questi vent’anni ho vissuto delle esperienze di vita che evidentemente quando avevo trentaquattro anni non avevo e non potevo immaginare. La mia sensibilità adesso è diversa. Ed è stata una bella sfida, perché ho capito come quei versi di Carver siano per me ancora assolutamente vitali. Perché Carver parla dell’esistenza, di questioni essenziali come la vita e la morte. Si interroga di come stare al mondo, come dice lui. In fondo mi spinge a capire se ho ottenuto quello che volevo da questa vita, nonostante tutto, in questi vent’anni. L’ultima poesia di Carver è una poesia straordinaria: <em>Ultimo frammento</em>, “Last Fragment”. Questa poesia si pone proprio la domanda: “Hai ottenuto quello che volevi da questa vita nonostante tutto?”. E lui risponde ‘sì’. E la poesia continua: “E che cos’è che volevi?”. E la sua risposta è: “Potermi sentire amato sulla terra”. Ecco, una poesia del genere è straordinaria ed esplosiva perché c’è la domanda prima: <em>hai ottenuto quello che volevi da questa vita?</em> Pormi questa domanda a trentaquattro anni e pormi questa domanda a cinquantaquattro anni, di fronte all’esperienza della poesia di Carver, per me è stata quasi una sfida biografica. La risposta a questa domanda non è quindi legata all’esegesi carveriana (i testi sono quelli), ma riguarda l’accettare una sfida personale.</p>



<div type="product" ui="style-2" ids="90793 " class="wp-block-banner-post"></div>



<p><strong>Estragga un brano, un verso dall&#8217;opera di Carver, a suo avviso esemplare, e mi dica perché lo ritiene tale.&nbsp;</strong></p>



<p>Come ho già detto, la poesia che indubbiamente mi colpisce di più di Carver è quella che ho citato prima, cioè <em>Ultimo frammento</em>, nella sua assoluta e completa semplicità. Se dovessi indicarne un’altra direi <em>La pipa</em>, “The Pipe”. Carver scrive: “La prossima poesia che scriverò avrà della legna/ proprio al centro, legna da ardere così intrisa/ di resina che il mio amico mi lascerà dietro/ i guanti e mi dirà: «infilati questi prima di maneggiarla»”. È una poesia molto bella. Perché mi colpisce? Perché parla di una poesia che ha della legna proprio al centro, legna da ardere, capace di far fuoco, intrisa talmente di resina che non si può toccare a mani nude, ci vogliono i guanti. Personalmente ci leggo una capacità di ustione, una capacità di attacco positivo alla vita: un fuoco. La poesia è capace di portare questo fuoco. Avere contatto con la pagina poetica significa in qualche modo ustionarsi. Non è una esperienza di passatempo, non è esperienza leggera, è un’esperienza profonda. E questa legna da ardere io ormai la cerco sempre in tutta la poesia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="701" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/71LG5aN0kPL-701x1024.jpg" alt="" class="wp-image-91034" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/71LG5aN0kPL-701x1024.jpg 701w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/71LG5aN0kPL-205x300.jpg 205w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/71LG5aN0kPL-600x877.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/71LG5aN0kPL.jpg 739w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /></figure>



<p><strong>Mi ha colpito il suo reportage sulla tomba di Carver. Perché visitare la tomba? Che rapporto si intrattiene con un morto, sconosciuto?&nbsp;</strong></p>



<p>Quando scrivo di un autore ho bisogno di stabilire un rapporto profondo, direi fisico, con la sua scrittura, con l’ambiente che l’ha generata. Questo è avvenuto tante volte per tanti scrittori, almeno lì dove ho potuto. È avvenuto per Flannery O’Connor, per Walt Whitman, per Gerard Manley Hopkins, per Pier Vittorio Tondelli e così via. C’è un bisogno direi fisico di avere contatto con una terra e con un ambiente che ha generato la poesia. E Port Angeles è il luogo dove Carver ha scritto molto. È un po’ il suo ambiente, il suo <em>milieu</em>, il suo contesto esistenziale, quindi andare lì per me non è stato esclusivamente andare a visitare una tomba, ma visitare una terra, un luogo che ha generato visioni, poesia, che ha visto vivere Carver e che Carver ha tradotto in poesia. Quindi non si tratta di un rapporto con un morto, ma di un rapporto con una poesia che è viva, che nutre la mia vita: in qualche modo quel paesaggio esteriore fa parte del mio paesaggio interiore, perché avendola vissuta, questa poesia, avendola desiderata, avendo scritto su questa poesia, l’ho sentita mia e in modo molto personale. Questo viaggio è stato un po’ un pellegrinaggio.</p>



<p>È chiaro, poi, che avendo fede il rapporto con uno scrittore che non è più su questa terra, per me, non è mai esclusivamente un rapporto con un morto ma è un rapporto con una persona che vive in Dio. E questo fa parte, se vogliamo, del mio modo di leggere uno scrittore. Quindi non c’è un rapporto con un defunto che non ho mai conosciuto e mai conoscerò, ma un rapporto paradossalmente vitale.</p>



<p>Questo viaggio è stato un viaggio molto breve, è durato una giornata, dalla mattina alla sera, è stato compiuto in macchina, per alcune ore, eppure mi ha permesso di entrare meglio in relazione con il testo stesso. La percezione della poesia carveriana è un po’ cambiata in me, soprattutto per tutto quello che riguarda il contesto ambientale, il fiume, il mare di cui parla, la pesca (ho visitato il luogo dei salmoni…). Tutto ciò che per Carver è diventato materia di poesia io ho potuto vederlo, toccarlo, ed è stata un’esperienza molto bella, molto profonda. Allora l’idea di pubblicarla, di pubblicare le fotografie scattate durante quel viaggio non mi era venuta, custodivo queste immagini come un ricordo personale. Ma infine mi sono detto che raccontare questo viaggio nominando le strade prese in macchina, il battello e così via, poteva aiutare il lettore a comprendere meglio l’avvicinarsi a un’opera poetica. Per avvicinarsi a un’opera poetica occorre secondo me non solo approssimarsi al testo, ma anche in qualche modo al contesto ambientale che lo ha generato. Ripeto, per me questo è avvenuto con molti autori, in modo particolare così come con Carver, è avvenuto con Gerard Manley Hopkins, un poeta vittoriano, inglese, straordinario, modernissimo. Troppo moderno per la sua epoca. Solo vedendo il luogo dove ha prodotto queste sue poesie, dove ha scritto le sue poesie, a St. Beuno, in Galles, ho potuto veramente comprendere meglio la fonte della sua ispirazione. No, non ho dialogato con un morto, e non ho stabilito un rapporto con uno sconosciuto. Ho conosciuto Carver leggendo la sua poesia e con quel Carver che ho conosciuto ho stabilito un dialogo con la sua personalità, con i suoi versi, col suo ambiente. Questo è il modo per leggere, per avvicinarmi che sento profondamente mio.</p>



<p>*<em>L’intervista è avvenuta in un dialogo orale, benché differito. Si ringrazia Bianca Cesari per l’aiuto nel riferire le parole di p. Antonio Spadaro</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/carver-intervista-antonio-spadaro/">“Carver è uno che porta il fuoco”. Dialogo con Antonio Spadaro</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/05/gettyimages-533537364-2048x2048-1-686x1024.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>“Insegnaci la levitazione dei corpi”. Artaud scrive al Dalai Lama</title>
		<link>https://www.pangea.news/antonin-artaud-dalai-lama/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 05:25:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Antonin Artaud]]></category>
		<category><![CDATA[Dalai Lama]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[surrealismo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pangea.news/?p=88546</guid>

					<description><![CDATA[<p>La vicenda Antonin Artaud coi surrealisti è improvvisa, avventata, decisiva, feroce. Veniva da Marsiglia, era stato folgorato dalle danze cambogiane, aveva iniziato a calcare il palco, frequentava André Masson, riuscì a prendere contatto con Jacques Rivière. A Parigi, André Breton, conoscendolo, pensò che avrebbe galvanizzato il movimento surrealista, che avrebbe potuto fare di Artaud un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/antonin-artaud-dalai-lama/">“Insegnaci la levitazione dei corpi”. Artaud scrive al Dalai Lama</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda Antonin Artaud coi surrealisti è improvvisa, avventata, decisiva, feroce. Veniva da Marsiglia, era stato folgorato dalle danze cambogiane, aveva iniziato a calcare il palco, frequentava André Masson, riuscì a prendere contatto con Jacques Rivière. A Parigi, André Breton, conoscendolo, pensò che avrebbe galvanizzato il movimento surrealista, che avrebbe potuto fare di Artaud un suo vassallo. Aderì al Surrealismo nel 1924, Artaud; i surrealisti lo misero al lavoro nella redazione de “La Révolution surréaliste”, che nasceva quell’anno, sotto la guida, ferrea, di Breton e di uno stretto cerchio di scudieri: Louis Aragon, Pierre Naville, Benjamin Péret.</p>
<p>Nel numero 3 della rivista, uscita il 15 aprile del 1925 con il titolo provocatorio “Fin de l’Ère Chrétienne”, tra testi di Desnos (<em>Pamphlet contre Jérusalem</em>), Michel Leiris (<em>La revendication du plaisir</em>), Paul Éluard (<em>La suppression de l’esclavage</em>), appaiono alcune lettere, indirizzate al Papa e al Dalai Lama, scritte da Artaud. La rivista reca illustrazioni di Giorgio de Chirico, Paul Klee, Man Ray e Masson. L’identità surrealista di Artaud durò pochissimo. Breton non ne accetta l’esuberanza, l’esigenza di fare teatro, il genio. Lo sbatte fuori. Non appena Breton opta per il Partito comunista, Artaud scatta e firma, l’8 gennaio del 1927, un intransigente <em>Manifesto per un teatro abortito</em>: <strong>“Per me vi sono molti modi d’intendere la Rivoluzione e, fra questi, il modo Comunista mi sembra di gran lunga il peggiore, il più ristretto.</strong> Una rivoluzione di poltroni&#8230; Una Rivoluzione che ha messo al vertice delle sue preoccupazioni le necessità della produzione e che perciò insiste nel fare affidamento sul progresso meccanico, come mezzo per migliorare la condizione operaia, è per me una rivoluzione di castrati. Ed io non mi nutro di quell’erba”.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-88547 alignleft" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/12/5d9d5e053a05707fe1eb7ec40b405f51-209x300.jpg" alt="" width="342" height="491" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/5d9d5e053a05707fe1eb7ec40b405f51-209x300.jpg 209w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/5d9d5e053a05707fe1eb7ec40b405f51-714x1024.jpg 714w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/5d9d5e053a05707fe1eb7ec40b405f51-768x1101.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/5d9d5e053a05707fe1eb7ec40b405f51.jpg 1024w" sizes="(max-width: 342px) 100vw, 342px" /></p>
<p>Breton &amp; Co. in un pamphlet dal titolo <em>Au Grand Jour</em> gli diedero addosso: “Da tempo lo abbiamo confuso, persuasi che sia animato da una autentica bestialità&#8230; Lo abbiamo vomitato, questa canaglia. Non ci impiegherà molto tempo, la carogna, a convertirsi e a dichiararsi cristiano”. Galvanizzato dal duello, Artaud rispose, il 17 luglio del ’27, con un foglio<em>, A la grande nuit ou le bluff surréaliste</em>, in cui scrive, tra l’altro, “Che il surrealismo si accordi con la Rivoluzione o che la Rivoluzione si faccia al di fuori e al di sopra dell’avventura surrealista, ci si chiede, piuttosto, cosa importi al mondo, quando si pensa alla scarsa influenza che i surrealisti hanno avuto sui costumi e le idee di questo tempo”. L’avventura surrealista, a dire di Artaud, si riduce a poco più che “una grande speranza delusa”, un grande gioco, incapace di autentica rivolta spirituale. <strong>“Ciò che mi separa dai surrealisti è che essi amano la vita quanto io la disprezzo&#8230; L’aldilà, l’invisibile, respingono il reale. Il mondo non tiene più”.</strong> Nel 1925, tramite le edizioni della “N.R.F.”, Artaud aveva pubblicato <em>L’ombelico dei limbi</em>: “Laddove altri propongono opere io pretendo solo di svelare il mio spirito. La vita è un bruciare di domande. Non riesco a concepire un’opera staccata dalla vita” (la traduzione è di Massimo Raffaeli, ora in: Antonin Artaud, <em>L’ombelico dei limbi seguito dalla Corrispondenza con Jacques Rivière</em>, MC Edizioni, 2021). Ne <em>L’Argent</em> di Marcel L’Herbier ha un volto spigoloso e omicida, Artaud. Nel 1927 aveva intitolato il suo teatro ad Alfred Jarry, “Chiediamo al nostro pubblico un’adesione intima, profonda. La discrezione non fa per noi&#8230; Egli dev’essere ben convinto che siamo capaci di farlo gridare”. Diede avvio a un rito; aveva bisogno di ben altro che un’avanguardia, ennesimo solstizio di meschinità.</p>
<p>***</p>
<p><strong><em>Inviata al Papa</em></strong></p>
<p>Il Confessionale, non sei tu, o Papa, siamo noi, ma comprendici, che la cattolicità ci comprenda.</p>
<p>In nome della Patria, in nome della Famiglia, obblighi alla vendita delle anime, al libero trituramento dei corpi.</p>
<p>Abbiamo tra noi e la nostra anima diverse strade da attraversare, diverse distanze si interpongono tra noi e i tuoi preti brancolanti, quel mucchio di dottrine avventurose di cui si nutrono tutti i sacerdoti del liberalismo mondiale.</p>
<p>Il tuo Dio cattolico e cristiano che, come gli altri dei ha pensato tutto il male:</p>
<p>1.Te lo sei messo in tasca.</p>
<p>2.Non abbiamo a che fare con i tuoi canoni, indici, peccati, confessionali, pretaglia varia, ma pensiamo a una guerra, una guerra contro di te, Papa, cane.</p>
<p>Qui lo spirito si confessa allo spirito.</p>
<p>Dall’alto in basso della tua mascherata romana trionfa l’odio delle verità immediate dell’anima, fiamme in cui brucia lo spirito. Non c’è Dio, Bibbia o Vangelo, non ci sono parole che arretrino lo spirito. Noi non siamo del mondo. O Papa confinato nel mondo, né la terra né Dio parlano attraverso di te.</p>
<p>Il mondo è l’abisso dell’anima, Papa defenestrato, Papa rigettato, Papa fuori dall’anima, lasciaci nuotare nei nostri corpi, lasciamo le nostre anime nelle nostre anime, non abbiamo bisogno del tuo coltello di chiarezza, di carità.</p>
<p><img decoding="async" class=" wp-image-88548 aligncenter" src="https://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/12/Antonin-Artaud-in-un-fotogramma-del-film-Napoleon-di-Abel-Gance-arte-svelata-300x207.jpg" alt="" width="596" height="411" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/Antonin-Artaud-in-un-fotogramma-del-film-Napoleon-di-Abel-Gance-arte-svelata-300x207.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/Antonin-Artaud-in-un-fotogramma-del-film-Napoleon-di-Abel-Gance-arte-svelata-1024x706.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/Antonin-Artaud-in-un-fotogramma-del-film-Napoleon-di-Abel-Gance-arte-svelata-768x529.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/Antonin-Artaud-in-un-fotogramma-del-film-Napoleon-di-Abel-Gance-arte-svelata.jpg 1200w" sizes="(max-width: 596px) 100vw, 596px" /></p>
<p>*</p>
<p><strong><em>Inviata al Dalai Lama</em></strong></p>
<p>Siamo suoi fedeli servitori, o Grande Lama, ci doni, ci invii le sue luci, in un linguaggio che il nostro spirito contaminato di Europei possa comprendere, e per necessità muti il nostro Spirito, faccia di noi uno spirito unico rivolto alle cime perfette dove lo Spirito dell’Uomo non soffre più.</p>
<p>Faccia di noi uno Spirito senza abitudini, uno spirito congelato in verità nello Spirito, o uno Spirito con abitudini più pure, le sue, che sono buone per la libertà.</p>
<p>Siamo accerchiati da papi rudi, rugosi, da letterati, da critici, da cani, il nostro Spirito è pressato da cani, che pensano solamente alla terra, che indecentemente pensano il presente.</p>
<p>Insegnateci, Lama, la levitazione materiale dei corpi e come possano non essere più obbligati alla terra.</p>
<p>Lei conosce perfettamente a quale traslucida liberazione delle anime, a quale libertà dello Spirito nello Spirito alludiamo, o Papa bene accetto, o Papa dello Spirito autentico.</p>
<p>Con l’occhio del dentro la guardo, o Papa, alla sommità del dedalo interiore. Da dentro le assomiglio, la lego a me, indole, idea, labbra, levitazione, pianto, sogno, rinuncia alle idee, sospeso tra tutte le forme, sperando soltanto nel vento.</p>
<p><strong><em>Antonin Artaud</em></strong></p>
<p><em>La Révolution Surréaliste n.2, 15 aprile 1925 </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/antonin-artaud-dalai-lama/">“Insegnaci la levitazione dei corpi”. Artaud scrive al Dalai Lama</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/12/Dalai_Lama_Buddhism_men_portrait_display_Buddha_Tibet_sitting_monochrome-50539-e1639492628899-1024x875.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>“Santità è milizia, intrepida, fanatica milizia”: Guido Morselli (inedito) narra lo scontro tra Pio XII e Stalin. Un racconto da film</title>
		<link>https://www.pangea.news/morselli-il-grande-incontro-inedito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Oct 2019 05:15:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[De Piante Editore]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Morselli]]></category>
		<category><![CDATA[inedito]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Linda Terziroli]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Pio XII]]></category>
		<category><![CDATA[Stalin]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=71006</guid>

					<description><![CDATA[<p>Vanno di moda le fiction sul papato – vedi Paolo Sorrentino – laccate, maliziose, tese a spiare le vergogne vaticane che fanno il tango sotto il gonnone di San Pietro. Insomma, si pensa – non ingiustamente – che il male alligni, allevi devote schiere di demoni in tonaca, proprio lì dove dovrebbe covare Iddio. Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/morselli-il-grande-incontro-inedito/">“Santità è milizia, intrepida, fanatica milizia”: Guido Morselli (inedito) narra lo scontro tra Pio XII e Stalin. Un racconto da film</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Vanno di moda le fiction sul papato – vedi Paolo Sorrentino – laccate, maliziose, tese a spiare le vergogne vaticane che fanno il tango sotto il gonnone di San Pietro.</strong> Insomma, si pensa – non ingiustamente – che il male alligni, allevi devote schiere di demoni in tonaca, proprio lì dove dovrebbe covare Iddio. Il problema – di ordine principalmente narrativo – è che, tutti tesi a denudare il re (pardon, il papa), nessuno si occupa dei rapporti tra la Chiesa e il potere, mondano e mondato, divino. La Chiesa, polmone esangue, respira perché anela al potere – e al potere, in un verso o nell’altro (la ‘profezia’ è verbo di un potere superiore scagliato, terra-terra, contro quello umano), tende.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo, di questo andrebbe fatto un film. Il soggetto, di per sé, ha robustezza di diamante. Lo sintetizzo così. <strong><em>Nel 1950, anno giubilare, papa Pio XII, nascosto sotto l’epiteto “il Personaggio in bianco”, e Iosif Stalin – inconfondibile pur dietro le spoglie del “Signor Maresciallo” –, “potenti fra i potentati, venerati fra le maestà della Terra, viventi emblemi per innumerevoli moltitudini”, si incontrano, segretamente, a Roma.</em></strong><em> Il gran khan sovietico propone al Santo Padre una alleanza demoniaca, dal nitore apocalittico, tra Russia e Vaticano. Un sosia dei Pio XII condotto da Mosca per concludere l’affare funge da sinistra icona dell’antipapa</em>. Detto così, appunto, siamo in fiera ucronia: lo Stato della Chiesa che trova accordo con l’Unione Sovietica. Solo che lo scrittore, l’inafferrabile Guido Morselli, non è Philip K. Dick per cui il racconto ha il passo di un classico.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-71007 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/foto-libro-guido-morselli-800-e1571992440773-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/foto-libro-guido-morselli-800-e1571992440773-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/foto-libro-guido-morselli-800-e1571992440773.jpg 516w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" />Il racconto dell’incontro, ipotetico, tra il papa e Stalin s’intitola, va da sé, <a href="https://www.depianteditore.it/prodotto/guido-morselli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Il grande incontro</em></a>, ed è l’ennesimo gioiello nella tesoreria di inediti morselliani. Stampato con furore estetico dall’editore De Piante</strong> – con coperta d’artista di Barbara Nahmad –, è curato da Linda Terziroli, studiosa e biografa eccezionale di Morselli (“Una biografia di Guido Morselli”, con il titolo <a href="http://www.castelvecchieditore.com/prodotto/un-pacchetto-di-gauloises/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Un pacchetto di Gauloises</em></a>, è uscita quest’anno per Castelvecchi). Da lei ci facciamo spiegare il contesto: “Il racconto<em> Il grande incontro </em>– ambientato nell’anno giubilare 1950 – e probabilmente scritto negli anni 1955-1956, gli stessi della stesura di <em>Fede e critica</em>, mette in scena un incontro segreto fra Stalin e Papa Pio XII (personaggi mai nominati, ma ben riconoscibili): incontro che non ha mai ha avuto luogo, ma possibile. <strong>Un’udienza che Stalin desiderava, come sostiene il professor Matteo Luigi Napolitano, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università del Molise, sulla scorta di un verbale di 40 cartelle, fino a oggi inedito, in cui sono messi, nero su bianco, i resoconti dei colloqui che attestano l’offerta di Stalin.</strong> A fine febbraio 1953, in piena Guerra Fredda, il Maresciallo prima di morire (una settimana dopo, il 5 marzo 1953), avrebbe tentato un riavvicinamento tra la Santa Sede e l’Unione Sovietica. Morselli, dunque, poteva – secondo Napolitano, biografo di Pio XII – essere a conoscenza del tentativo diplomatico di incontro tra le due altissime personalità”. La Terziroli ci spiega – segno nel segno – che la scoperta editoriale di Morselli, del tutto postuma, come si sa, comincia con <em>Roma senza papa</em>, nel 1974, grazie ad Adelphi, straordinario romanzo ‘papale’ che inaugura il mito del “<em>Gattopardo</em> del Nord”, secondo l’intuizione di Giulio Nascimbeni.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per chi ama i ghirigori bibliografici, <em>Il grande incontro </em>cela anche il mistero della sua grande scoperta. Il racconto, infatti, spiega la <em>Nota al testo</em>, “è il primo scritto della raccolta narrativa dal titolo <em>Racconti brevi</em>, «offerti», nell’inverno 1972, da Guido Morselli all’amica fidata Maria Bruna Bassi”.</strong> I racconti, scritti tra 1947 e 1972, sono 18 e vengono “affidati nel 1983 da Maria Bruna Bassi all’allora sindaco di Gavirate, Romano Oldrini, in occasione del convegno dedicato a Guido Morselli a dieci anni dalla morte”. Oldrini si dimentica dei racconti salvo ritrovarli, nelle “profondità di un polveroso cassetto”, nel 1995: verranno poi editi, vent’anni fa, per la Nuova Editrice Magenta con una nota dello stesso Oldrini e un saggio di Valentina Fortichiari. Ma il volume di allora raduna soltanto 17 dei 18 racconti. Il primo, emerso oggi, <em>Il grande incontro</em>, non c’è, “per ragioni mai chiarite”. Il caso, a volte, ha le fattezze di un agente del Kgb. I racconti di Morselli stanno, in originale, al Fondo Morselli della Biblioteca “Abbiati” di Gavirate.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ora. C’è il papa, c’è Stalin, c’è l’antipapa che sgambetta tra i colonnati di San Pietro, pronto a balzare sul trono appena Pio XII decida di volare a Mosca. A me affascina il finale, il sale morale, quando il papa morselliano afferma la sua idea di cristianesimo cattolico: “Nel travaglio, nel dolore dei suoi membri la Chiesa si afferma e prospera. Le lacrime, il sangue incolpevole, la esaltano. Il desiderare la pace è proprio delle potenze terrene”. <strong>La Chiesa non nasce nella pace, ma si fonda sul sangue degli innocenti: la Chiesa è martire per vocazione, Dio è “Il Signore degli Eserciti… l’Invitto che nel sangue dei suoi figli aderge le sue insegne gloriose&#8230;”. Una visione della fede violenta, in guerra, mai paga, cannibale</strong>, di certo non prona al buon senso e al quieto vivere. Morselli stigmatizza, ancora una volta, la nostra viltà: capisco perché rimanga inascoltato, inaccettabile. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per gentile concessione pubblichiamo uno stralcio da “Il grande incontro” (De Piante Editore, 2019). Il dialogo tra Pio XII e Stalin è all’acme. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Senza volger la testa il primo Personaggio proferì, adagio: «Che ci può esser di comune, fra la Cattedra di Pietro ed un governo fondato sulla sopraffazione</strong> e l’iniquità, disposto alla violenza sacrilega&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify;">«Parecchio di comune, – asserì l’altro, temerariamente: – L ’ecumenicità. L ’intransigenza. E poi la patologia: le eresie, gli scismi. Notate le affinità fra il deviazionismo trotzkista e il giansenismo, fra Tito ed Enrico VIII, i due scismatici per prurigine d’autonomia. <strong>Il papato è sempre uscito vittorioso dalle sue crisi; lo so. Ed è per ciò che io sono qui, a proporre un patto di reciproco riconoscimento delle nostre sfere d’interessi, e a domandare la Vostra collaborazione amichevole.</strong> Mi sono servito dei tecnici americani e degli scienziati tedeschi; attingerò adesso all’esperienza, all’abilità delle Vostre gerarchie. V.S. non mancherà di apprezzare la mia schiettezza. Vorrei che mi prestasse, con tutte le cautele del caso, una missione di esperti, scelti, per intanto, fra i dirigenti della Propaganda Fide e della Segreteria di Stato. Sulla nostra discrezione, ermetica, V.S. faccia pieno assegnamento; in questo campo, nessuno ci eguaglia. Non posso negare che il mio governo stia lottando contro difficoltà interne di una considerevole gravità. Se riusciremo a vincerle, tanto meglio. Altrimenti, occorrerà un diversivo; a qualunque costo. Mi spiego? Con la sua adesione V.S. può scongiurare una catastrofe.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Non tenterete il Padre Vostro. È scritto.» Nel tono in cui la citazione venne pronunciata erano amarezza e collera, ma anche decisione irremovibile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>«Si apre fra di noi la via a una coesistenza pacifica, – ribattè l’altro tormentandosi i grossi baffi cespugliosi. – Un rifiuto, significherebbe la guerra, a breve scadenza. La terza guerra.</strong> Se è vero che preferite la pace, dimostratelo!»</p>
<p style="text-align: justify;">La sinistra inanellata si levò in gesto di corrucciata protesta; era il gesto definitivo che fulminava in antico l’anatema, dannandolo sulla terra per l’eternità. Ma la mano ricadde subito e si posò sulla scrivania, ove col moto lieve delle dita sembrò accompagnare le parole che seguirono, placide, soavi persino, di una soavità che il loro significato rendeva inammissibile e assurda. «Avevamo sperato e invocato il prodigio di una resipiscenza, di un ritorno. E invece&#8230; invece, figliuolo, siete venuto per offendere, per minacciare un criminoso attentato alla libertà, alla vita medesima del Pastore. E per vieppiù sfidarCi, Ci ponete un dilemma che credete perentorio. <strong>Ma l’alternativa cui alludete esiste per il mondo, che vi si dibatte miseramente, nella sua vanità e infermità. Non esiste per la Chiesa di Cristo: per essa, la pace s’identifica col suo contrario.</strong> Santità è milizia, intrepida, fanatica milizia, al cui paragone impallidisce il dissennato zelo dei vostri adepti&#8230;»</p>
<p style="text-align: justify;">«In Polonia – disse l’altro – in Polonia e in Ungheria, la mia campagna antireligiosa vi sta sradicando.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Voi lo dite, imprudentemente. <strong>Nel travaglio, nel dolore dei suoi membri la Chiesa si afferma e prospera. Le lacrime, il sangue incolpevole, la esaltano. Il desiderare la pace è proprio delle potenze terrene: </strong>Voi stesso ne avete bisogno e Ce la chiedete. Predicate la lotta ma ne avete paura. Mentre la Chiesa, non la teme, la sollecita, la cerca, la vuole!»</p>
<p style="text-align: justify;">«Ah, è così! – esclamò l’altro, genuinamente sorpreso. – La vostra è una dottrina bellicosa, voi cercate la lotta! Non lo immaginavo. Ed è in questo la spiegazione dei vostri successi?»</p>
<p style="text-align: justify;">«I fasti della Chiesa sono opera di una sapienza onnipotente, – seguitò il Personaggio in bianco, con vivacità ora, e quasi con baldanza. – Ma la vostra supposizione, anche se maliziosamente ispirata, non erra del tutto, signor Maresciallo.»</p>
<p style="text-align: justify;">Il visitatore si levò in piedi, mosse qualche passo, concitatamente. «Il mio paese è abbastanza forte da far arrivare le sue armate sin qui in pochi giorni. Questo vostro palazzo non sarebbe risparmiato. Non abbiamo scrupoli superstiziosi, noi. Non faremmo come i tedeschi. Sappiatelo.»</p>
<p style="text-align: justify;">«Le porte dell’inferno non prevarranno. Se deprechiamo la nuova conflagrazione che preparate, è solo nei riguardi umani, e anche in questi&#8230;  <strong>La minaccia non ci turba, anzi c’incoraggia a sperare in non più udite grazie, </strong>e grandezze.»</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Guido Morselli</em></strong></p>
<p><em>*In copertina: 1927, quindicesimo congresso del Partito Comunista dell&#8217;Unione Sovietica, di cui Stalin è Segretario generale dal 1922</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/morselli-il-grande-incontro-inedito/">“Santità è milizia, intrepida, fanatica milizia”: Guido Morselli (inedito) narra lo scontro tra Pio XII e Stalin. Un racconto da film</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/15th_Congress_of_the_All-Union_Communist_Party_Bolsheviks-1024x769.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Paolo Sorrentino gira “The New Pope” (e John Malkovich in veste papale fa convertire frotte di accaniti atei). I romanzi più belli sul Papa? Li hanno scritti Giorgio Saviane, Morselli, Quinzio, Roberto Pazzi… (Con lettura in allegato, in attesa della Mostra/Messa del cinema di Venezia)</title>
		<link>https://www.pangea.news/sorrentino-new-pope-romanzi-sul-papa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2019 09:59:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgio Saviane]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Morselli]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Sorrentino]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Parazzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Pazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Vaticano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=69041</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con diabolico cinismo si potrebbe dire che la faccenda dei ‘due papi’ abbia contribuito al cospicuo revival – in termini di pubblicistica, almeno – della Chiesa cattolica. Domenica scorsa, per dire, terminata la Messa – cioè, sciolto l’incanto di un’esistenza davvero ‘diversa’ – tra la foresta delle colonne, sentivo una signora sussurrare a mezza voce, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/sorrentino-new-pope-romanzi-sul-papa/">Paolo Sorrentino gira “The New Pope” (e John Malkovich in veste papale fa convertire frotte di accaniti atei). I romanzi più belli sul Papa? Li hanno scritti Giorgio Saviane, Morselli, Quinzio, Roberto Pazzi… (Con lettura in allegato, in attesa della Mostra/Messa del cinema di Venezia)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Con diabolico cinismo si potrebbe dire che la faccenda dei ‘due papi’ abbia contribuito al cospicuo revival – in termini di pubblicistica, almeno – della Chiesa cattolica.</strong> Domenica scorsa, per dire, terminata la Messa – cioè, sciolto l’incanto di un’esistenza davvero ‘diversa’ – tra la foresta delle colonne, sentivo una signora sussurrare a mezza voce, “quello lì” – si riferiva a Papa Francesco – “usurpa il posto che è di Benedetto XVI”. La tizia non è una vaticanista né una teologa, eppure difende la propria opinione con verve da invasato.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_69043" aria-describedby="caption-attachment-69043" style="width: 375px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-69043" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/07/TNP_08_040319_GF_09913-1-e1564476826951-300x153.jpg" alt="" width="375" height="191" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/TNP_08_040319_GF_09913-1-e1564476826951-300x153.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/TNP_08_040319_GF_09913-1-e1564476826951-768x393.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/TNP_08_040319_GF_09913-1-e1564476826951-1024x524.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/TNP_08_040319_GF_09913-1-e1564476826951-1320x675.jpg 1320w" sizes="(max-width: 375px) 100vw, 375px" /><figcaption id="caption-attachment-69043" class="wp-caption-text">Il balcone di San Pietro a Cinecittà: verità e finzione nel film di Paolo Sorrentino, &#8220;The New Pope&#8221;; Photo by Gianni Fiorito</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>M’aggancio qui a una notizia uscita un paio di giorni fa. Paolo Sorrentino mostrerà alla prossima Mostra del cinema di Venezia <em>The New Pope</em>,</strong> la serie che segue, papale papale, <em>The Young Pope</em>, pubblica nel 2016. Della serie, prodotta da Sky Studios, HBO e Canal+, si sa che il ‘giovane papa’, l’ammaliante Jude Law, sarà avvicinato e sostituito da un ‘nuovo papa’. John Malkovich. Le fotografie divulgate dall’ufficio stampa Sky <a href="https://tg24.sky.it/spettacolo/serie-tv/2019/07/28/the-new-pope-serie-tv-visita-set.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>(qui potete leggere un servizio sul set)</strong></a> sono di fantomatica bellezza. Malkovich in divisa papale convincerebbe un ateo a darsi alle fauci di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il balcone di San Pietro e la Cappella Sistina ricostruite a Cinecittà con rigorosa raffinatezza portano a pensieri verticali. <strong>Che corrispondenza c’è tra la Chiesa cattolica e la sua dimora vaticana? Che grado d’incarnazione esiste tra la Chiesa e un edificio detto <em>chiesa</em>? Che cosa è immaginato, immaginario o autentico della fede? </strong>È possibile immaginare Dio? Che affinità esiste tra formula e atto, tra rito e verità? Come si sa, il demonio seduce con un gioco di specchi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69044 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/07/saviane-e1564476897924-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/saviane-e1564476897924-180x300.jpg 180w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/saviane-e1564476897924.jpg 449w" sizes="(max-width: 180px) 100vw, 180px" />Intendo dire. <strong>Paolo Sorrentino, che ha fiuto narrativo, si è accorto del potenziale romanzesco che cova sotto la sottana vaticana. </strong>Di fatto, abbiamo lasciato il ‘tema’ del circuito vaticano, del nitore papale, alla narrativa ‘di genere’, allo scirocco dei Dan Brown. Peccato. Insomma, in Vaticano c’è il rappresentante di un dio che si è fatto carne, in cui la lotta tra la vita e la morte è pungolo di diamante. C’è un uomo che crede che la morte, vinta, si possa vincere, ancora. Non vedo tema più inevitabile di questo. Il papa ha un potere conferitogli dalla realtà spirituale, non dall’elettorato terreno.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La grande letteratura italiana, preoccupata, forse, per il fatto ‘sociale’ o per la questione ‘morale’, ha ignorato il Vaticano e i suoi sotterranei e sotterfugi (per sfottere Gide). Di romanzi dedicati all’inquietudine papale – non rientra nel club il meraviglioso <em>Quinto evangelio </em>di Pomilio – senza malie noir <strong>(il ‘genere’, in impasto italico, sul tema è agguerrito e pimpante e più informato di una presunta narrativa ‘alta’, altra; faccio solo due nomi: Fabio Delizzos e Marcello Simoni)</strong> ne conto pochi.<strong> Il libro più noto resta <em>Il papa </em>di Giorgio Saviane, del 1963, finalista allo Strega – finì buon ultimo della ‘cinquina’, in una edizione di lusso vinta da Natalia Ginzburg con <em>Lessico famigliare</em> </strong>sopra <em>Rien va </em>di Tommaso Landolfi, <em>La tregua </em>di Primo Levi e <em>Un giorno di fuoco </em>di Beppe Fenoglio – e vincitore del Campiello. Questo romanzo sull’abisso della ‘chiamata’, “su un possibile papa fuori di ogni schema fisso… pieno di pagine memorabili” (Nazareno Fabbretti), fu tradotto in inglese (<em>The Finger in the Candle Flame</em>) e in spagnolo (<em>El papa</em>), ottenne un più che discreto successo di pubblico, vi fu l’intenzione – prima di Sorrentino – di tradurlo in film. <strong>C’erano già produttore (Cecchi Gori) e sceneggiatore (Massimo De Rita, che avrebbe scritto un’altra pellicola tratta da un romanzo di Saviane, <em>Eutanasia di un amore</em>, con Ornella Muti e Tony Musante). Il progetto, però, saltò: “Non se ne fece nulla. L’ho detto più volte: Saviane era un antipatico, non faceva il lacchè, non gli piaceva mendicare attenzioni”,</strong> mi disse la moglie, Alessandra Del Campana.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69045 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/07/pazzi-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/pazzi-193x300.jpg 193w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/pazzi.jpg 200w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" />Con <em>Roma senza papa</em>, il romanzo fanta-vaticano di Guido Morselli,</strong> come si sa, Adelphi comincia la pubblicazione di un’opera anarchica e totalmente postuma; uno dei romanzi meno noti di <strong>Sebastiano Vassalli</strong>, <em>La notte del lupo </em>(1998), piglia avvio dall’attentato a Giovanni Paolo II tentato da Ali Agca. <strong>Roberto Pazzi è tra i rari scrittori italiani viventi attenti al ‘tema’: <em>Conclave </em>(2001)</strong> è uno dei suoi romanzi più alti, a cui va legato, per ‘partecipazione’ narrativa <em>L’erede </em>(2002) e per altezza filosofica <em>Vangelo di Giuda </em>(1989). <strong>Anche Ferruccio Parazzoli</strong> è scrittore che fiorisce tra le asperità religiose: cito soltanto <em>1994. La nudità e la spada </em>(1990), <em>Il fantasma di Dio </em>(2013), <em>Missa solmenis </em>(2017). Di stampo diversamente narrativo <strong>è il libro di Sergio Quinzio, <em>Mysterium iniquitatis </em>(1995), </strong>dove si raccolgono “le encicliche dell’ultimo papa”, un prometeico Pietro II.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La ‘rinuncia’ di Benedetto XVI, il <em>fratres carissimi</em> sussurrato l’11 febbraio del 2013, mi è parso un tuono, uno squarcio, una ‘novità’ nella Storia come quelle, folgoranti, che possono accadere solo grazie a chi regna sull’invisibile e ha ragione sopra i morti.</strong> Vi scrissi un libro, <em>Rinuncio</em>, pubblicato da Guaraldi, che ha avuto un insperato (stando ai miei canoni mefistofelici) ‘successo’ – al Campiello, nella tarda primavera del 2014, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=QkIYyeXXCvg" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>fu eletto da Monica Guerritore</strong></a> come il libro più bello ed estremo del convegno –, fu tradotto in lavoro per il teatro. Tra lettori che vivono nei sotterranei, quel libro continua la semina (Piergiorgio Odifreddi, impertinente ateo, impenitente matematico, lo ha apprezzato e lo ha donato, di recente, a Benedetto XVI). <em>The New Pope </em>sarà presentato a Venezia – due puntate –, durante la Mostra/Messa del cinema che si svolge dal 28 agosto al 7 settembre. Lego qui due brandelli da Rinuncio, come spartito, nell’attesa. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Sul prato di fronte alla mia cella, la neve si è accumulata in un cerchio. Sembra, sotto la luce, un lago, un foro che risucchia il cielo e le montagne. Arrancando, sono giunto alla finestra, mi sono arrampicato con il mento, che poi ho aggiustato presso il vetro. La pozza di neve mi affascina perché mi ricorda il lago di Rimsting. I lupi vi si avvicinavano avidi di vedere la propria immagine riflessa.<strong> A volte si gettavano nel lago, emergendone freddi, grigi come stelle comete. Sono certo che speravano di diventare uomini. </strong>Ma la loro forma, inflessibile, non mutava e questo ha esasperato la rabbia, ha dato crescita ai denti. Poiché la trasformazione non si era adempiuta, si esprimevano mordendo i compagni, attaccando il villaggio, desiderandone i bambini. Il lago, nella mia immaginazione, era Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69046 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/07/morselli-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/morselli-193x300.jpg 193w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/morselli.jpg 600w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" />«Che fine di merda ha fatto mio padre, certo, ma io sono finito a pulire la merda del nonno»: la confessione di quell’uomo mi sconvolse. Ero stato eletto Papa da poco, per questo, immagino, dimenticai la veste, vestendomi come un cardinale.</strong> L’uomo compiva degli studi nella Biblioteca Vaticana riguardo all’esicasmo – più tardi scoprii che aveva scritto un libro sui sacerdoti suicidi. Lo incontrai nell’atrio della Biblioteca e lui mi affrontò con quella frase. Non era cupo né scontroso, parlava con gioia. Mi disse che il padre si era suicidato quando aveva dieci anni, per questo, adulto, si prendeva cura dei nonni paterni. «La nonna bestemmia e spera nella rapida morte del coniuge», mi disse sorridendo. A seguito di un incidente il nonno, novantenne, era immobilizzato a letto. L’uomo gli cambiava ogni mattina il pannolone, «afferro le macerie della sua merda con le mani, rifiuto i guanti», mi disse, e disse che vortici di vomito gli perforavano la gola e lo stomaco. Eppure, resisteva. «Per la depressione la nonna si scava il viso, fino a deformarlo, perché nell’aldilà nessuno possa riconoscerla», mi disse. Gli risposi, sconvolto, che forse doveva ricorrere a degli infermieri, farsi aiutare. Replicò con il silenzio, con la serenità dei martiri. Mi parve che quella fatica non fosse una pena ma una gloria. «Nella cacca del nonno vedo Dio», mi disse e per me fu inaccettabile, entrai nell’aula, senza benedirlo. Più tardi mi accorsi che era stato lui ad estorcere la mia confessione di impotenza.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due papi che pregano insieme: non è questo un segno diabolico? Le schiene bianche e grevi, simili ai cancelli della Città di Dio.</strong> Ma una volta varcati, come scrivono i mistici bizantini di ritorno dalle proprie visioni, ad attendere il fedele è una falange di giaguari. Incaricati di divorare l’anima per vomitarla davanti a Satana. Il Paradiso non è un premio, ma una tentazione, un artificio del demonio. La vita è il premio concessoci da Dio e il dolore la medaglia. I nostri ricordi s’incardinando negli animali e nelle piante: altrimenti, perché guardarli provoca in me un abisso di memorie? Testimonio che non incontrerò mai Papa Francesco, il mio successore. Ma la Curia saprà narrare una storia diversa: non escludo che abbiano da tempo stanato il mio sosia.<strong> L’immagine dei due papi non smette di ossessionarmi. Essi mi sembrano i purissimi chiodi che hanno trafitto, come rose, le mani di Cristo. </strong>Oppure, mi appaiono come i due ladroni al fianco della Croce: chi sarà il redento?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69047 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/07/quinzio-193x300.jpg" alt="" width="193" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/quinzio-193x300.jpg 193w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/quinzio.jpg 240w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" />Georg carissimo,</em></p>
<p style="text-align: justify;">per anni ho considerato piazza San Pietro come le fauci di un lupo bianco. Le colonne mi parevano i denti enormi della bestia e il pavimento la spianata del palato. <strong>San Pietro è un luogo che divora, che espropria l’anima: quando ne usciamo siamo davvero migliori, che conversione attraversiamo? Ora, da lontano, San Pietro mi pare una culla e la Chiesa un bambino. In questa visione, i lupi, allora, sono i papi, che con continua avidità divorano il bambino. La forza della Chiesa è in questa secolare strage dell’innocente</strong>, che forse è una ostinata ricerca di Cristo. Eppure, la Chiesa è fondata dai fedeli più che dai sacerdoti. Ma i fedeli, senza il Papa, sono come lupi esiliati dal branco: l’inverno salderà il loro muso con una museruola di ghiaccio, per sopravvivere dovranno imparare a cibarsi d’erba, aspirandola con il naso, con gli occhi. Da sempre la fede è una questione di sopravvivenza e il cristianesimo una coltivazione di larici nel deserto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Davide Brullo</em></strong></p>
<p><em>*In copertina: Jude Law e John Malkovich in &#8220;The New Pope&#8221;, di Paolo Sorrentino; fotografia di Gianni Fiorito</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/sorrentino-new-pope-romanzi-sul-papa/">Paolo Sorrentino gira “The New Pope” (e John Malkovich in veste papale fa convertire frotte di accaniti atei). I romanzi più belli sul Papa? Li hanno scritti Giorgio Saviane, Morselli, Quinzio, Roberto Pazzi… (Con lettura in allegato, in attesa della Mostra/Messa del cinema di Venezia)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/07/copertina-8-e1564477187576-1024x567.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>La morte di Sergio Claudio Perroni è uno schianto che sottolinea la mia odiosa inadeguatezza. Una memoria e un tributo</title>
		<link>https://www.pangea.news/sergio-claudio-perroni-morto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2019 07:59:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[Bompiani]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Brullo]]></category>
		<category><![CDATA[Guaraldi]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Claudio Perroni]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Taormina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=67608</guid>

					<description><![CDATA[<p>La notizia me la dà, a Siracusa, Fulvia Toscano. Lo conoscevi?, mi dice. Si è sparato a Taormina. Questa mattina. Per strada. In centro. Aveva 63 anni. Quello stesso giorno devo intrattenere il pubblico con una conferenza sul viaggio, sull’inquietudine inevitabile e inebriante degli scrittori. Non che i ‘segni’ riguardino me, nessuno è l’ombelico del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/sergio-claudio-perroni-morto/">La morte di Sergio Claudio Perroni è uno schianto che sottolinea la mia odiosa inadeguatezza. Una memoria e un tributo</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>La notizia me la dà, a Siracusa, Fulvia Toscano. Lo conoscevi?, mi dice. Si è sparato a Taormina. Questa mattina. Per strada. In centro. Aveva 63 anni.</strong> Quello stesso giorno devo intrattenere il pubblico con una conferenza sul viaggio, sull’inquietudine inevitabile e inebriante degli scrittori. Non che i ‘segni’ riguardino me, nessuno è l’ombelico del tempo. Ma ogni ‘segno’ riguarda, di lato, ai fianchi la nostra vita, la incide. <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/taormina-si-suicida-strada-scrittore-sergio-perroni-1701330.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il suicidio di Sergio Claudio Perroni</a>, così eclatante, ammetto, mi ha sconvolto. Lo conoscevo, le dico, senza dire altro, lì per lì.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Poi la vita di tramortisce perché corre come una muta di cani: la morte di Vittorio Zucconi, le elezioni europee… <strong>il fatto atroce pare già secolarizzato, cauterizzato, munto dal tempo, esaurito.</strong> Ma ogni suicidio, inevitabilmente, porta a quello di mio padre, ed è come se il padre morisse di continuo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Lo conoscevo. Era inevitabile conoscere Sergio Claudio Perroni. Un duca dell’editoria, dal carattere non semplice. <strong>Un traduttore di pregio: tra gli altri, ha reso la lingua di David Foster Wallace (<em>La scopa del sistema</em>), di Albert Camus (<em>Lo straniero</em>), di Michel Houellebecq (<em>Estensione del dominio della lotta</em>), di John Steinbeck (<em>Furore</em>).</strong> Un editor di spietata abilità (dicono), un romanziere riconosciuto. Lo conoscevo. La mia conoscenza di Sergio Claudio Perroni riguarda una vicenda di giustizia letteraria, che all’epoca mi fece male.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-67609 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/05/libro-perroni-214x300.jpg" alt="" width="193" height="271" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro-perroni-214x300.jpg 214w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro-perroni-768x1077.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro-perroni-730x1024.jpg 730w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/libro-perroni.jpg 1000w" sizes="(max-width: 193px) 100vw, 193px" />Nel 2014 pubblicai, con l’editore Guaraldi, <em>Rinuncio</em>. Nel libro, simulavo che Benedetto XVI si fosse ritirato in un romitorio, a scrivere un diario, in cui dà senso alla sua scelta, abbagliante. Arrivato al Campiello, con inatteso tributo dell’allora presidente di giuria, Monica Guerritore, il libro è poi diventato uno spettacolo teatrale con la presenza di Paolo Graziosi. <strong>L’anno dopo, nel 2015, con Bompiani, Sergio Claudio Perroni pubblica <em>Renuntio vobis</em>, in cui, leggo le prime righe della didascalia editoriale, “Un papa, sopraffatto dalla realtà, ha lasciato il soglio pontificio e si è ritirato a meditare in un remoto monastero benedettino. Un misterioso frate va a fargli visita e lo interroga sui motivi della sua scelta”.</strong> Fu un amico, telefonandomi, a dirmi, guarda, Davide, uno ha scritto un libro come il tuo… Rimasi inondato da tracotanza, al culmine della vanità. In realtà, i libri, al di là della cornice, simile, e del medesimo punto di partenza – la clamorosa rinuncia del papa a giacere sul suo trono – sviluppano una scrittura diversa e hanno una diversa gestione narrativa. In ogni caso, scrissi le mie impressioni in pubblico, su un paio di testate. Perroni non replicò, non la prese bene, mi fece scrivere da uno studio di avvocati di prestigio, chiedendomi congruo risarcimento causa diffamazione. La richiesta era molto alta. Insieme ai direttori dei giornali su cui avevo scritto, concordammo una rettifica, per risolvere la questione. Ciò non mi impedì, pochi giorni dopo, di esprimere le mie opinioni (non favorevoli) verso quel romanzo. La storia finì lì né mai ho parlato con Perroni, anche se l’episodio è restato a lungo conficcato come una spina tra il palato e la voce.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La vicenda mi fece passare giorni turbati: <strong>la leggevo come l’ennesimo gesto di superbia del potere editoriale nei riguardi di un poveraccio. Ma cosa ne sapevo io di ‘potere editoriale’ e di povertà. Soprattutto: da che parte, concretamente, si situava la parola ‘superbia’?</strong> La morte di Perroni, che riguarda la sua intimità, la sua sensibilità, così, è un monito che mi lacera. Il narcisismo è imperdonabile. E io sono stato, in quell’occasione, un torbido narcisista, uno che crede di battere Golia con la cerbottana, ma non sa, a dire il vero, dov’è Golia e come si maneggi la cerbottana. In quel contesto, non sono stato un ingenuo, ma semplicemente un idiota. Avrei dovuto invitare Perroni al dialogo, chiedendogli, eventualmente, di discutere insieme i nostri libri. Se due persone ai poli opposti della letteratura si fanno affascinare dallo stesso, perturbante, momento – la rinuncia di Benedetto XVI – una somiglianza miliare li accomuna.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La morte di Sergio Claudio Perroni si impone in me, indipendente dalla sua scelta privata, come qualcosa che non posso ignorare. Mi ricorda la mia meschinità, e quanto sono lontano dall’autentico.</strong> Così forse la morte non è vana, finché aiuta i vivi – uno sconosciuto, per altro – a tendere al salto, al giusto, allo statuto di grazia. Quel giorno, nel pomeriggio, parlai, appunto, del viaggio: idealmente, quelle parole erano rivolte a Perroni, a quell’incontro che avrei potuto sancire con un sorriso, con una stretta di mano, e che ho vanificato. (d.b.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/sergio-claudio-perroni-morto/">La morte di Sergio Claudio Perroni è uno schianto che sottolinea la mia odiosa inadeguatezza. Una memoria e un tributo</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/05/perroni.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>“Il Rinascimento della sopraffazione, dell’omicidio e del tradimento”: dialogo con Michele Gazo, che ha scritto il romanzo sui Medici (che ora spopola in tivù)</title>
		<link>https://www.pangea.news/il-rinascimento-della-sopraffazione-dellomicidio-e-del-tradimento-dialogo-con-michele-gazo-che-ha-scritto-il-romanzo-sui-medici-che-ora-spopola-in-tivu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Nov 2018 09:32:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Attore]]></category>
		<category><![CDATA[Bestseller]]></category>
		<category><![CDATA[Firenze]]></category>
		<category><![CDATA[Hitchcock]]></category>
		<category><![CDATA[Linda Terziroli]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo il Magnifico]]></category>
		<category><![CDATA[medici]]></category>
		<category><![CDATA[Michele Gazo]]></category>
		<category><![CDATA[Mondadori]]></category>
		<category><![CDATA[Pangea]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Patria]]></category>
		<category><![CDATA[Persona]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=63929</guid>

					<description><![CDATA[<p>È stato definito l’ago della bilancia del Rinascimento, la sua era una politica basata sull’equilibrio, sussurrata, ordita, non come quella urlata, inguaiata di oggi. Lorenzo de’ Medici aveva un approccio, negli affari pubblici, orientato all’armonia. Non che allora mancassero intrighi, duelli, trappole, spie. C’erano i grandi artisti immortali, il Botticelli, il Poliziano, che studiamo sui [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/il-rinascimento-della-sopraffazione-dellomicidio-e-del-tradimento-dialogo-con-michele-gazo-che-ha-scritto-il-romanzo-sui-medici-che-ora-spopola-in-tivu/">“Il Rinascimento della sopraffazione, dell’omicidio e del tradimento”: dialogo con Michele Gazo, che ha scritto il romanzo sui Medici (che ora spopola in tivù)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">È stato definito l’ago della bilancia del Rinascimento, la sua era una politica basata sull’equilibrio, sussurrata, ordita, non come quella urlata, inguaiata di oggi. Lorenzo de’ Medici aveva un approccio, negli affari pubblici, orientato all’armonia. Non che allora mancassero intrighi, duelli, trappole, spie. C’erano i grandi artisti immortali, il Botticelli, il Poliziano, che studiamo sui libri di scuola, le menti illuminate. <strong>Il Medioevo finisce. È il 1469. C’erano spade e alabarde, cannoni e bombarde, cavalieri e dame, amori e tradimenti, ma, chissà, erano altri tempi. La storia è decisamente cambiata. O forse no.</strong> Leggendo il libro di Michele Gazo, uscito in questi giorni, <a href="https://www.librimondadori.it/libri/i-medici-lorenzo-il-magnifico-michele-gazo/" target="_blank" rel="noopener"><em>I Medici. Lorenzo il Magnifico</em></a>, Mondadori – in tandem con la serie tv, prodotta da Luca Bernabei e Frank Spotnitz, in prima serata su Rai1 e su RaiPlay in questi giorni, due anni dopo quella con Dustin Hoffman – ti chiedi chi potrebbe essere oggi Lorenzo il Magnifico e, poi, ti guardi intorno. <img decoding="async" class=" wp-image-63930 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/I-MEDICI-Lorenzo-il-Magnifico-copertina-195x300.jpg" alt="Medici" width="149" height="229" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/I-MEDICI-Lorenzo-il-Magnifico-copertina-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/I-MEDICI-Lorenzo-il-Magnifico-copertina-768x1180.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/I-MEDICI-Lorenzo-il-Magnifico-copertina-666x1024.jpg 666w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/I-MEDICI-Lorenzo-il-Magnifico-copertina-600x922.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/I-MEDICI-Lorenzo-il-Magnifico-copertina.jpg 1000w" sizes="(max-width: 149px) 100vw, 149px" />Per fortuna – e per rifarsi un po’ gli occhi – nella <em>fiction</em> hanno scelto l’attore inglese Daniel Sharman, conosciuto per serie come <em>Teen Wolf</em>, <em>The Originals</em> o <em>The Walking Dead</em>. Nel ruolo di Jacopo de’ Pazzi, il suo acerrimo nemico, invece, Sean Bean. Per chi ama il genere belloccio, Raul Bova nei panni dell’ambizioso Papa Sisto IV, quello, per intenderci, della Cappella Sistina, tra i nemici di Lorenzo. <strong>Ma se guardi il telegiornale, non hai scampo, non ci trovi nessun Magnifico. Meglio leggere, e sognare. Lorenzo non era certo uno stinco di santo, era un giovane gaudente, avvinazzato, gli piaceva la bella vita ed era combattuto, divorato, fra due amori, da un lato la moglie, devota, illuminata, Clarice Orsini, dall’altro l’amante, l’affascinante, l’esoterica, Lucrezia Donati. </strong>La morte del nonno-patriarca Cosimo de’ Medici e l’attentato al padre Piero spalancano la strada al giovane Lorenzo, che si trova, ben presto, a bruciare le tappe, a imparare con malizia, tra sotterfugi e macchinazioni, l’arte della politica. Attirandosi invidia e rancori, mentre la rete di intrighi avvolge la Firenze, specchio dell’Italia, di fine quattrocento. E la congiura dei Pazzi si consuma, nel 1478, come il peggiore attentato della storia moderna. All’interno del Duomo di Firenze, nel momento in cui il prete sta sollevando l’ostia consacrata – è la messa solenne di Pasqua – il sacrilegio si compie, sotto gli occhi esterrefatti di migliaia di persone, tra feroci pugnalate e grida angoscianti. Partiamo da qui, dalla congiura contro i Medici. Una scena alla Hitchcock. Come ci racconta, l’autore de <em>I Medici</em> – dopo <em>Mediolanum. La conquista dei Celti</em> (Centauria), già finalista con <em>Il flagello di Roma</em> (Rizzoli) al premio Fiuggi-Storia, uno dei più importanti riconoscimenti italiani per la narrativa storica e selezionato, dal <em>Corriere della Sera</em>, fra i migliori romanzi storici della narrativa mondiale – Michele Gazo: <strong>“Lorenzo si è ritrovato a gestire tutto questo potere, ha avuto molti tormenti. La congiura dei Pazzi è una scena da film kolossal, una sorta di attentato terroristico, alla più influente figura politica fiorentina. C’è un potente gioco di sguardi, una grande tensione, come se fosse un thriller. Basti pensare che Francesco de Pazzi aveva pugnalato con tale ferocia, Giuliano, il fratello di Lorenzo, da ferirsi la gamba da solo”.</strong></p>
<p><figure id="attachment_63931" aria-describedby="caption-attachment-63931" style="width: 236px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-63931" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/medici-300x200.jpeg" alt="medici" width="236" height="157" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/medici-300x200.jpeg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/medici-768x512.jpeg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/medici-1024x683.jpeg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/medici-600x400.jpeg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/medici.jpeg 1731w" sizes="(max-width: 236px) 100vw, 236px" /><figcaption id="caption-attachment-63931" class="wp-caption-text">Michele Gazo ha scritto per Mondadori &#8220;I Medici. Lorenzo il Magnifico&#8221;</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Un Rinascimento violento, dal volto criminale, dunque? “Più che criminale, è stato un periodo in cui tutti tramavano per il potere, per la sopraffazione. Un Rinascimento, insomma, assoggettato alle logiche del potere, non ci si faceva scrupolo ad eliminare oppositori, rivali, avversari, a livello degli stati, come nelle famiglie. Lorenzo è stato il primo e il più importante personaggio ad intraprendere la via diplomatica, a cercare l’armonia nella politica, traghettando Firenze e il mondo verso un’era in cui il genio dell’uomo potesse davvero esprimersi”. Ma non solo la violenza, a Firenze fiorisce l’amore: <strong>“Il matrimonio è una questione di convenienza politica. Lorenzo è combattuto fra due donne molto lontane fra loro, polarizzate. Lucrezia Donati ha aspetti esoterici, si interessa di alchimia. Lorenzo le regala il primo <em>bestseller </em>dell’epoca, </strong><strong>il <em>Corpus Hermeticum </em>di </strong><strong>Ermete Trismegisto, un libro tradotto dalla famiglia Medici, insieme a molte altre grandi opere greche che ha contribuito a conservare.</strong> Dall’altra parte, c’è Clarice Orsini, una donna estremamente religiosa, devota, che rappresenta una guida illuminata, equilibrata, che non invitava certo il marito alla trasgressione”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come mai, dopo il successo dei celti con <em>Mediolanum</em>, hai scelto di occuparti del Rinascimento? “Ritengo che ci siano quattro o cinque periodi storici con grandi potenzialità narrative come l’antichità celtica, il medioevo, l’epoca rinascimentale.</strong> Come in questo caso, dove posso inventare storie di cappa e spada, dove non c’è l’influenza contemporanea che toglie il fascino. Cavalli, leggende, dame e cavalieri sono ancora alla base del nostro immaginario fiabesco. Sono archetipi, eroi mitici. Quando si parla di Rinascimento, si parla di arte, di poesia, si esce dal Medioevo, anche se la brama di potere rimane e, per certi versi, si rafforza”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Linda Terziroli</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em> </em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/il-rinascimento-della-sopraffazione-dellomicidio-e-del-tradimento-dialogo-con-michele-gazo-che-ha-scritto-il-romanzo-sui-medici-che-ora-spopola-in-tivu/">“Il Rinascimento della sopraffazione, dell’omicidio e del tradimento”: dialogo con Michele Gazo, che ha scritto il romanzo sui Medici (che ora spopola in tivù)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/medici-819x1024.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Di Maio si muta in Madre Teresa di Calcutta, vuole “abolire la povertà”, che è l’unico privilegio di cui godiamo. Contro i ricatti di Stato, Santa Chiara al Ministero: di economia aveva capito tutto</title>
		<link>https://www.pangea.news/di-maio-si-muta-in-madre-teresa-di-calcutta-vuole-abolire-la-poverta-che-e-lunico-privilegio-di-cui-godiamo-contro-i-ricatti-di-stato-santa-chiara-al-ministero-di-econo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Sep 2018 10:12:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[coraggio]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[denaro]]></category>
		<category><![CDATA[Di Maio]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[reddito di cittadinanza]]></category>
		<category><![CDATA[rinuncia]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Stato]]></category>
		<category><![CDATA[Uomini]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=63111</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il Corriere della Sera ribatte le parole del Ministro ‘Gigi’ Di Maio: “Da metà marzo 2019 saranno avviati i centri per l’impiego e sarà erogato il reddito di cittadinanza. Aboliremo la povertà”. Mi premono le ultime parole. Aboliremo la povertà. Di Maio forse si sente una Madre Teresa di Calcutta a contrario. Come è possibile [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/di-maio-si-muta-in-madre-teresa-di-calcutta-vuole-abolire-la-poverta-che-e-lunico-privilegio-di-cui-godiamo-contro-i-ricatti-di-stato-santa-chiara-al-ministero-di-econo/">Di Maio si muta in Madre Teresa di Calcutta, vuole “abolire la povertà”, che è l’unico privilegio di cui godiamo. Contro i ricatti di Stato, Santa Chiara al Ministero: di economia aveva capito tutto</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il <em>Corriere della Sera </em><a href="https://www.corriere.it/politica/18_settembre_25/di-maio-minaccia-senza-reddito-cittadinanza-non-voto-def-48843408-c105-11e8-8c2f-234b69fe8a3d.shtml" target="_blank" rel="noopener">ribatte le parole del Ministro</a> ‘Gigi’ Di Maio: “Da metà marzo 2019 saranno avviati i centri per l’impiego e sarà erogato il reddito di cittadinanza. Aboliremo la povertà”. <strong>Mi premono le ultime parole. <em>Aboliremo la povertà. </em>Di Maio forse si sente una Madre Teresa di Calcutta a contrario.</strong> Come è possibile abolire la povertà? E poi: perché abolire la povertà? Infine: che cos’è la povertà?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ho una manciata di neuroni nel cervello che scattano come ghepardi, non sono Einstein e neppure Sant’Agostino, ma sono certo di una cosa. <strong>I Governi brandiscono la parola ‘povertà’ per farci stringere l’ano alla misura di una lenticchia. Vogliono incutere paura.</strong> L’idea implicita è che il Governo ti fa ricco, che andare al Governo sia una specie di corsa all’oro. Un Governo non esiste per governare, ma per spartire denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Esattamente 790 anni fa, era tardo settembre anche allora, Santa Chiara ottiene da papa Gregorio IX – lo stesso papa che scomunica Federico II – il cosiddetto “privilegio della povertà”.</strong> Così scrive il papa, parole alate: “È noto che, volendo voi dedicarvi unicamente al Signore, avete rinunciato alla brama di beni terreni. Perciò, venduto tutto e distribuitolo ai poveri, vi proponete di non avere possessioni di sorta, seguendo in tutto le orme di colui che per noi si è fatto povero, e via e verità e vita. <strong>Né, in questo proposito, vi spaventa la privazione di tante cose:</strong> perché la sinistra dello sposo celeste è sotto il vostro capo, per sorreggere la debolezza del vostro corpo, che con carità bene ordinata avete assoggettato alla legge dello spirito… Secondo la vostra supplica, quindi, confermiamo col beneplacito apostolico, il vostro proposito di altissima povertà, concedendovi con l’autorità della presente lettera che nessuno vi possa costringere a ricevere possessioni”.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">La pretesa di Santa Chiara – una donna che non lotta per il denaro e per le concessioni, ma per avere la concessione di non possedere denaro – è spirituale, ovvio. Ma è anche politica. Chiara – che viene da famiglia abbiente, sa cosa sono i soldi – <strong>non vuole subire alcuna ingerenza ecclesiastica nella sua vita spirituale, non accetta possedimenti né finanziamenti.</strong> Non vuole vivere sotto l’egida degli uomini, ma tra le mani di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Santa Chiara dovrebbe diventare la patrona del Fondo Monetario Internazionale perché quanto a economia, ha capito tutto. <strong>Il denaro crea rapporti di sudditanza, il possesso rende schiavi</strong> – puoi comprarti venti ville tra Indonesia e Samoa, ma poi devi occuparti anche dello scarico del cesso, se non funziona – se vuoi essere libero, devi recidere ogni rapporto economico con le cose.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Santa Chiara ha capito che è quando non hai nulla che puoi fare tutto, che dal nulla tutto è possibile.</strong> Altrimenti, è possibile soltanto ciò che puoi comprare. Ma nessuno di noi equivale ai soldi che ha nel portafogli. Anzi, nel portafogli non dovremmo avere soldi. Perché? Perché i soldi, lo sterco del demonio, fruttano se li spendiamo, se ne facciamo concime. Se li teniamo lì, in tasca, puzzano e basta.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Santa Chiara ha capito che l’uomo è benedetto dal lavoro, non dal denaro – e che il lavoro si qualifica da sé, non è quantificato dal denaro.</strong> Il lavoro creativo – di qualcuno che costruisce qualcosa, qualsiasi cosa, che sia un libro, una sedia, una casa – non ha altra gratificazione che l’opera; un lavoro che prevede sudditanza deve essere pagato, perché il tempo speso per fare qualcosa che non vorrei fare è definito dal denaro, è stretto nel patto del denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se fossi un Ministro non vorrei abolire la povertà, che è un valore sublime</strong> – tutti, naturalmente, siamo poveri, non siamo altro che fiato che erompe e stomaco che digerisce – ma lavorerei affinché ciascun cittadino trovi il lavoro che ne esalta il talento. Questo è il punto: giocarsi tutto nell’opera, il denaro è accessorio. Se facciamo del denaro il fine, disinteressandoci del lavoro, beh, affoghiamo nella frustrazione, restiamo ciò che siamo, dei poveracci.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come i santi, anche i poeti rompono lo schema del sistema costituito</strong> – cioè, stritolato dal cappio economico – perché fanno qualcosa di assolutamente gratuito e di irrichiesto.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ovvio, non veleggiamo tra le nuvole e non abbiamo eredità per comprarci un attico su Marte. <strong>Le spese martirizzano la nostra vita – ora che ricordo, devo ancora pagare la scuola per i figli e la bolletta del telefono… – ma io continuo a spendere la mia vita</strong> facendo, sfacciatamente, ciò che amo. Sono povero, ogni mattina scendo in battaglia senza corazza, nudo, sgargiante di gioia e di rabbia – non sono un poveraccio.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Soltanto i grandi uomini hanno il coraggio di mendicare, alterando i rapporti consolidati – <strong>tu hai ‘soltanto’ del denaro, mentre io ho me stesso, e devi pagarmi per questo, perché ti senti inferiore, ti paghi la buona azione quotidiana</strong>, stipendi la tua buona coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non voglio essere ricattabile dallo Stato, non voglio nulla, non ho bisogno di altro,</strong> ho tutto quello che mi serve – il “privilegio della povertà” è la primizia dell’individuo. Al contrario, sottraendoci la libertà, ci vogliono succubi del denaro, dello Stato – e pigliando i soldi statali, credendoci furbi, siamo soltanto complici. (d.b.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/di-maio-si-muta-in-madre-teresa-di-calcutta-vuole-abolire-la-poverta-che-e-lunico-privilegio-di-cui-godiamo-contro-i-ricatti-di-stato-santa-chiara-al-ministero-di-econo/">Di Maio si muta in Madre Teresa di Calcutta, vuole “abolire la povertà”, che è l’unico privilegio di cui godiamo. Contro i ricatti di Stato, Santa Chiara al Ministero: di economia aveva capito tutto</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/di-maio-ansa.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>La Chiesa è il McDonald’s del sacro: omelie veloci &#038; banali come hamburger per rincretinire le masse (e i preti esultano). Per fortuna c’è Ceronetti e Gesù il rinnegato che ci morde la faccia</title>
		<link>https://www.pangea.news/la-chiesa-e-il-mcdonalds-del-sacro-omelie-veloci-banali-come-hamburger-per-rincretinire-le-masse-e-i-preti-esultano-per-fortuna-ce-ceronetti-e-gesu-il-rinnegato-che-ci-morde-la/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2018 08:44:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Domenica]]></category>
		<category><![CDATA[fortuna]]></category>
		<category><![CDATA[fraintendimento]]></category>
		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Ceronetti]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[Isaia]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Marco]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[Satana]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo]]></category>
		<category><![CDATA[verità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=62955</guid>

					<description><![CDATA[<p>La domenica parlano – con sperabile ispirazione – i preti. Il lunedì, da incosciente, metto il cranio dentro la liturgia domenicale. Screziando, da dis-graziato, i testi. La liturgia la trovate, per comodità, qui. Io uso il Nuovo Testamento interlineare, bisciando tra italiano, greco e latino. Pigliate questi come appunti sul margine sfinito, come punti d’appoggio – o [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/la-chiesa-e-il-mcdonalds-del-sacro-omelie-veloci-banali-come-hamburger-per-rincretinire-le-masse-e-i-preti-esultano-per-fortuna-ce-ceronetti-e-gesu-il-rinnegato-che-ci-morde-la/">La Chiesa è il McDonald’s del sacro: omelie veloci &#038; banali come hamburger per rincretinire le masse (e i preti esultano). Per fortuna c’è Ceronetti e Gesù il rinnegato che ci morde la faccia</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La domenica parlano – con sperabile ispirazione – i preti. Il lunedì, da incosciente, metto il cranio dentro la liturgia domenicale. Screziando, da dis-graziato, i testi. La liturgia la trovate, per comodità, <a href="http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180916.shtml" target="_blank" rel="noopener">qui.</a> Io uso il Nuovo Testamento interlineare, bisciando tra italiano, greco e latino. Pigliate questi come appunti sul margine sfinito, come punti d’appoggio – o di rovina – sulla roccia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Fraintendimento. Le parole evocano il fraintendimento, l’ideogramma del volto è una fuga. “Chi dicono che io sia?” (<em>Mc </em>8, 27), dice Gesù ed è lì il fuoco drastico del cristianesimo, tra le fauci dell’interrogativo impossibile<strong>. Il cristianesimo non offre soluzioni né assoluzioni: è una domanda. “Ma voi, voi chi dite che io sia?” (<em>Mc </em>8, 29). Cioè, uno squarcio.</strong> Dio non dice – attende una risposta – mette tenda sui nostri intendimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Fraintendono. “Dicono alcuni: Giovanni che battezza, altri Elia, altri che sei uno dei profeti” (<em>Mc </em>8, 28). <strong>Gesù è preso per un altro – desidera questa latitanza di identità. </strong>Siete <em>voi</em> – cioè, noi – a dare identità – cioè, <em>essere</em> – a Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il primo che lo dice – <em>Tu es Christus </em>– è il primo che lo tradisce, Pietro. C’è un fraintendimento anche nella riconoscenza.</strong> Così Gesù, che riconosce in Pietro il prediletto, lo maledice: “Via da me, Satana, perché non pensi le cose di Dio ma degli uomini” (<em>Mc </em>8, 33).</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro non riconosce che la via della vita è la sofferenza: “il figlio dell’uomo deve soffrire molto ed essere condannato da anziani, sommi sacerdoti, scribi ed essere ucciso e risorgere dopo tre giorni” (<em>Mc </em>8, 31). Gesù si oppone alla riconoscenza – non sono chi dici che io sia, sono chi credi che sia – <strong>si oppone alla fama – “comandò che di lui non dicessero nulla”, <em>Mc </em>8, 30 – si oppone all’ordine canonizzato – anziani, sacerdoti, scribi.</strong> Si oppone alla vita – predilige la sofferenza e l’espiazione – e si oppone alla morte.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera a cui allude Giacomo – “la fede, se non ha opere, è morta”, <em>Gc </em>2, 17 – non si risolve nel cristianesimo ‘del fare’. Al contrario. <strong>L’unica opera è la via del soffrire e del redimere, del morire e del risorgere. Quanto fraintendimento intorno al verbo ‘fare’, alla parola ‘opera’.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Chi ci capisce? Chi sa chi siamo? <strong>Noi siamo alimento di menzogna. Desideriamo un’altra vita ma non <em>questa</em>, troppo angusta rispetto al nostro desiderio. Desideriamo un’altra identità perché questa è contraffatta </strong>dalle nostre parole e dai giudizi degli altri: siamo una novità che nessuno comprende. Prediamo l’imprendibile. Per questo, Gesù dice, “chi vuole seguirmi rinneghi se stesso, prenda la croce, mi segua” (<em>Mc </em>8, 34). <strong>Gesù – il rinnegato, colui che sarà rinnegato, che giace nel fraintendimento – dice di rinnegarci</strong>, cioè di scartavetrare il nostro viso con paglia di diamante, di bucarci gli occhi, di segare naso e orecchi. Esci dal fraintendimento della vita: cambia via, cambia nome, muta alfabeto.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fare delle parole, delle singole lettere, scalpelli con cui sbriciolare la nostra icona, con cui disintegrare l’idea che gli altri hanno di noi.</strong> Scomparire agli altri – restare un resto. Annientati. Risorgere altro – cioè se stessi.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> L’uomo di dolori è il prediletto di Dio. Lo dice Isaia, qui risolto nella magnifica traduzione di Guido Ceronetti:</strong> “Da scherni e sputi/ La faccia non allontano// Il mio signore Iah/ Viene in mio aiuto// Nessun oltraggio mi può scalfire”. Il cristianesimo è più violento: non c’è altra via che il dolore, e nessuna riconoscenza, nessun applauso. L’irriconoscenza autentica il gesto supremo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il fraintendimento scandisce l’identità – il contrario della fama: <strong>agli occhi di Gesù è famoso chi è confuso per un altro, non chi è riconoscibile, riconosciuto.</strong> Il dolore sigilla il piacere: non c’è sadismo, ma radicalità – solo attraverso il dolore mi è chiaro l’amare.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Domenica, Messa. Il prete, plurisettantenne, esulta: “farò come dice il Papa, Messa di 40 minuti, omelia di 8 minuti”. Pare il cambio gomme della Formula 1. Anche la Messa si allinea alla velocità impressa dal mondo economico. L’omelia del prete, in effetti, è rapida e satura di ovvietà. <strong>La Messa dovrebbe durare un paio d’ore, dovrebbe essere il ristoro domenicale, la parentesi dal resto, apparentamento alle altezze e alle parole veritiere.</strong> Il commento alle letture, poi, il cuore della liturgia, dovrebbe essere disteso, lungo, profondo. Al contrario, ora c’è la liturgia <em>fast</em>, si va in Chiesa come al fast food, i McDonald’s del sacro, dove dispensano hamburger celestiali – pappa rancida per fedeli barbari – e rincretiniscono le masse. I preti sono ben felici, per altro: almeno i Vangeli non devono leggerli, è sufficiente fraintenderli. (d.b.)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/la-chiesa-e-il-mcdonalds-del-sacro-omelie-veloci-banali-come-hamburger-per-rincretinire-le-masse-e-i-preti-esultano-per-fortuna-ce-ceronetti-e-gesu-il-rinnegato-che-ci-morde-la/">La Chiesa è il McDonald’s del sacro: omelie veloci &#038; banali come hamburger per rincretinire le masse (e i preti esultano). Per fortuna c’è Ceronetti e Gesù il rinnegato che ci morde la faccia</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/1864_Edouard-Manet_Dead-Christ-With-Angels_French-1864_New-York-Metropolitan-Museum-of-Art-e1537172542168-1024x600.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>San Giacomo non è un hippy vagabondo, ma uno spietato “ammazza Mori”. Guido Mina di Sospiro ci spiega Santiago di Compostela, senza ipocrisie turistiche</title>
		<link>https://www.pangea.news/san-giacomo-non-e-un-hippy-vagabondo-ma-uno-spietato-ammazza-mori-guido-mina-di-sospiro-ci-spiega-santiago-di-compostela-senza-ipocrisie-turistiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2018 05:45:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Chiese]]></category>
		<category><![CDATA[comune]]></category>
		<category><![CDATA[contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[esistenza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Mina di Sospiro]]></category>
		<category><![CDATA[Los Angeles]]></category>
		<category><![CDATA[Morte]]></category>
		<category><![CDATA[Mostra]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[Pangea]]></category>
		<category><![CDATA[Papa]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Portogallo]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli]]></category>
		<category><![CDATA[San Giacomo]]></category>
		<category><![CDATA[Santiago di Compostela]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[successo]]></category>
		<category><![CDATA[superiore]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=62927</guid>

					<description><![CDATA[<p>[In Spagna sono pubblicato con vari libri tradotti dall’inglese, ai quali contribuisco lavorando a fianco del traduttore o dei traduttori; parlo spagnolo (castigliano) fluentemente e sono stato intervistato alla radio e alla televisione nazionali spagnole, così come dai maggiori giornali del paese; mia moglie è di discendenza spagnola (Basca, galiziana e cantabrica) e lo spagnolo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/san-giacomo-non-e-un-hippy-vagabondo-ma-uno-spietato-ammazza-mori-guido-mina-di-sospiro-ci-spiega-santiago-di-compostela-senza-ipocrisie-turistiche/">San Giacomo non è un hippy vagabondo, ma uno spietato “ammazza Mori”. Guido Mina di Sospiro ci spiega Santiago di Compostela, senza ipocrisie turistiche</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>[In Spagna sono pubblicato con vari libri tradotti dall’inglese, ai quali contribuisco lavorando a fianco del traduttore o dei traduttori; parlo spagnolo (castigliano) fluentemente e sono stato intervistato alla radio e alla televisione nazionali spagnole, così come dai maggiori giornali del paese; mia moglie è di discendenza spagnola (Basca, galiziana e cantabrica) e lo spagnolo è la sua madre lingua; sono un Grande di Spagna (titolo concesso a un mio antenato da Carlo V); leggo avidamente libri in spagnolo, particolarmente un sottogenere revisionista in espansione che racconta le conquiste militari della Spagna lungo i secoli; e ho viaggiato in lungo e in largo attraverso la Spagna più che in qualsiasi altro paese europeo, Italia inclusa. Detto ciò, nel saggio seguente ho cercato di offrire al lettore un distillato: alcuni aspetti, più o meno famosi, o famigerati, che sono emblematici di un certo spirito spagnolo.]</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due enormi autobus si sono appena fermati e hanno parcheggiato vicino al santuario. Mi volto verso mia moglie e le dico, “Ci sono i cinesi! Svelta, andiamo a porgere i nostri rispetti alla Vergine finché abbiamo il posto tutto per noi”.</strong> E che posto: Nostra Signora di Covadonga è un santuario mariano dedicato alla Vergine Maria, a Covadonga, nelle Asturie, nel nord ovest della Spagna. Le Asturie sono una regione strana che, per la maggior parte della gente, non richiama alla mente la Spagna stereotipata: un misto fra le Dolomiti e l’Irlanda, molto verde perché molto piovosa, scarsamente popolata, eccetto che per le due città principali, Oviedo e Gijon, e molto bella. È stato qui che, all’inizio del VII secolo, la nobiltà visigota si ritirò dopo essere stata sconfitta dai Mori che stavano conquistando l’intera penisola iberica. Pelagio, o Pelayo, fondò il regno delle Asturie, e quattro anni più tardi guidò ciò che restava dell’esercito visigoto contro i Mori che avanzavano, e li fronteggiò a Covadonga; una statuetta della Vergine Maria era stata segretamente nascosta in una delle grotte sopra la cascata (Cova Donga, dal latino Cova Dominica, cioè Grotta della Signora). Miracolosamente, Re Pelagio e i suoi uomini riuscirono a sconfiggere i Mori, e ogni visigoto credette che fosse stato grazie all’aiuto della Vergine. Era il 722, una data celebrata in tutta la Spagna come l’inizio della Reconquista, la Ri-conquista, che, dopo 800 anni di guerra costante, portò all’espulsione dei Mori dalla Penisola Iberica.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Come poi si è scoperto, gli autobus non erano pieni di turisti cinesi, ma di bambini delle elementari spagnole. Erano là per un pellegrinaggio che unisce il nazionalismo al marianesimo. Abbiamo sentito i loro insegnanti raccontare di Pelagio e della Vergine che lo aiutò, della nascente Spagna contro i Mori che conquistavano tutto; poi hanno spiegato che la Reconquista è nata lì; infine, non senza un certo orgoglio, hanno parlato degli otto gloriosi secoli che seguirono, ricchi di battaglie che si conclusero con l’espulsione dei Mori, con l’unificazione della Spagna, e con l’inizio della Conquista, cioè l’impero spagnolo. Come una capsula di storia e metastoria (la fine della Reconquista coincide, quasi in modo soprannaturale, con l’inizio della Conquista nell’anno 1492), potrebbe essere risultata pesante per i bambini, ma sembravano assorbire le informazioni con attenzione. Erano silenziosi e ascoltavano. Il luogo stesso, alla fine di una lunga galleria scavata nella roccia a strapiombo, sopra una cascata sull’orlo di un precipizio, è straordinario. E la piccola statua della Vergine di Covadonga, che qualcuno potrebbe ritenere kitsch, sembrava operare la sua magia sui ragazzi (e su mia moglie e me, ma questa è un altro discorso). <strong>Abbiamo domandato a una delle insegnanti se portare i bambini a Covadonga è qualcosa che fanno solo le scuole asturiane; ci ha risposto, “No, portano qui bambini da tutta la Spagna. </strong><strong>È un monumento nazionale. Qui sono stati sconfitti i Mori per la prima volta; qui è dove ha avuto inizio la Reconquista”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’Estremadura, nell’ovest della Spagna al confine col Portogallo, è una terra di conquistatori che ha prodotto più famosi (o famigerati, a seconda del punto di vista) Conquistadores di qualsiasi altra regione della Spagna. <strong>Trujillo oggi è principalmente ricordata per due dei suoi figli: Francisco Pizarro, che conquistò l’impero Inca; e Francisco de Orellana, il primo a navigare l’intero corso del Rio delle Amazzoni, da principio chiamato Rio de Orellana:</strong> <strong>4345 miglia verso l’ignoto.</strong> Ma ben prima di allora, Trujillo ha contribuito anche alla Reconquista. Mentre Alfonso VIII iniziò a testare la resistenza dei Mori nell’area, fu Ferdinando III “el Santo” il monarca che, nel 1232, riconquistò Trujillo alla fede cristiana grazie a un intervento sovrannaturale: la Vergine, con in braccio il bambin Gesù, apparve sopra le mura del castello moresco, nel punto più alto della città, e perciò la battaglia fu vinta dai soldati di Alfonso VIII. Da quel momento in poi, l’intero esercito si rivolse alla Vergine col titolo “La Victoria” (la Vittoria), come santa patrona e avvocato della Reconquista. Fu messa sul trono in cima alla porta principale che porta al castello, dove fu creata una cappella per lei.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ferdinando III “il Santo” (el Santo) – re di Castiglia dal 1217 e re di Le</strong><strong>ón dal 1230 come pure re di Galizia dal 1231 – fu uno dei capi militari di maggior successo durante la Reconquista. Era anche un uomo devoto</strong>, sempre pronto ad ascrivere le sue vittorie contro gli “infedeli”, sia militari sia diplomatiche, a Dio o, come mostrato, alla Vergine. Secoli dopo la sua morte, papa Clemente X lo canonizzò. La Valle di san Fernando, vicino a Los Angeles, nel sud della California, porta il suo nome. Le feste patronali in onore di Nostra Signora della Vittoria sono tenute ancora oggi a Trujillo tra la fine di agosto e l’inizio di settembre. Contemporaneamente, ci sono festival di musica, danza e teatro. La cittadina si anima e attrae visitatori da tutta la regione. <strong>786 anni dopo che Nostra Signora della Vittoria aiutò gli spagnoli a sconfiggere i Mori e riconquistare la città, la sua memoria continua a vivere in modo molto tangibile. </strong>Un estraneo penserebbe che Pizarro o de Orellana siano stati scelti dalla città per cantare la sua gloria. Certamente molto vien celebrato su di loro e sui Conquistatori, ma il capitolo che riguarda la Reconquista, con l’intervento, niente meno, di Nostra Signora della Vittoria, è ancora quello festeggiato e sentito di più.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al pari di Trujillo, Zamora, in Castiglia e Leon sulle rive del Duero, è un’altra città che difficilmente sarà visitata da orde di turisti parlanti lingue misteriose. </strong>Quando ci siamo stati, abbiamo incontrato solo visitatori spagnoli, e pochissimi dal vicino Portogallo. E tuttavia, Zamora è sia una gemma sia una stranezza molto emblematica. Annovera ventiquattro chiese del XII e XIII secolo, tutte in stile romanico, così come altri edifici non religiosi nello stesso stile. Nessun’altra città al mondo è abbellita da così tante chiese romaniche – sono ovunque. Ce n’è persino una in miniatura (non del tutto) nel centro della plaza mayor . Durante i secoli della dominazione moresca nella penisola iberica, Zamora, allora alla periferia del regno delle Asturie, divenne una roccaforte strategica per la Reconquista dei Cristiani. Dall’inizio dell’ottavo secolo fino alla fine del decimo, cambiò di mano dai Cristiani ai Mori attraverso feroci contrasti militari; furono costruiti edifici difensivi e ogni sorta di fortificazione. Durante il dodicesimo secolo il combattimento s’intensificò. La città, in quel momento parte del regno di Leon, fu finalmente riconquistata e tolta agli Almoravidi e Almohadi. Fu allora che si decise di popolare la città di cristiani provenienti da altri centri, e costruire un numero impressionante di chiese, tutte più o meno nello stesso momento e perciò tutte nello stile corrente, il romanico. La straordinaria, grande ed estremamente composita cattedrale fu costruita in soli ventitré anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre si viaggia da nord a sud, le chiese in Spagna diventano più “recenti”, poiché quest’ultima regione fu riconquistata più tardi. In nessun altro luogo più che a Zamora è evidente che la costruzione delle chiese era più di una affermazione religiosa; implicava, in modo abbastanza esplicito, il trionfo sugli “infedeli” e la costruzione della nazione. Liberando città dopo città dalla dominazione moresca, la Spagna gradualmente divenne la Spagna. <strong>Con l’eccezione di alcune chiese preromaniche nelle Asturie, quasi ogni chiesa in Spagna è una testimonianza della Reconquista. </strong>La Spagna visigota era cristiana (all’inizio ariana, poi, dopo che Recaredo, il re visigoto di Toledo, si convertì al cattolicesimo nel 587 d.c., ci fu un tentativo mai riuscito di cattolicizzare l’intera penisola iberica) e produsse alcune chiese. Ma poi i Mori o le trasformarono in moschee o le distrussero, così, una volta riconquistato il territorio, molte chiese dovettero essere costruite da zero oppure le moschee convertite in chiese.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p><figure id="attachment_62928" aria-describedby="caption-attachment-62928" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-62928" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/09/IMG_2347-300x193.jpg" alt="Mina di Sospiro" width="300" height="193" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/IMG_2347-300x193.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/IMG_2347-768x493.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/IMG_2347-1024x657.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/IMG_2347-600x385.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/IMG_2347.jpg 1229w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-62928" class="wp-caption-text">Guido Mina di Sospiro, scrittore, indagatore dell&#8217;ignoto, viaggiatore</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Galizia, una vasta e verdeggiante sotto-regione di montagne, colline, rias, (cioè piccole baie, estuari e fiordi), oceano, spagnoli di origine celtica e zampogne, è dove si trova Santiago di Compostela.</strong> Nel mio libro <em>La metafisica del ping pong </em>scrivo: “&#8230;per festeggiare il mio quarantesimo compleanno in un luogo mitico che avevo sempre desiderato visitare, mi ero imbarcato nel pellegrinaggio alla cattedrale di San Giacomo, a Santiago di Compostela, insieme a mia moglie. Era stato un incredibile pellegrinaggio di cinquanta metri – quanti ne distava l’albergo dalla cattedrale – percorsi tutti a piedi e senza alcuna sosta, malgrado il tempo inclemente: un’acquerugiola”. A dispetto della mia leggerezza, Santiago de Compostela è uno dei più importanti santuari della cristianità, e di gran lunga il più famoso pellegrinaggio del mondo occidentale. Decine di migliaia di pellegrini di tutte le nazionalità e di tutte le fedi (incluso nessuna) percorrono faticosamente ogni anno il cammino di Santiago, dalla Francia, o dal Portogallo, o da qualsiasi altro posto in Spagna, centinaia di chilometri a piedi. Se ce la fanno, alla fine raggiungono la Plaza de Obradoiro [la piazza della (completata) opera d’oro, un appellativo con chiare sfumature alchemiche], dove sorge la grandiosa cattedrale. <strong>Molti, se non la maggior parte, dei pellegrini rimangono scioccati quando, una volta entrati nella cattedrale, s’imbattono nella statua di Santiago (San Giacomo) a cavallo di un destriero bianco che brandisce una spada. Non sanno che, dietro il verde provvidenzialmente collocato per decisione della chiesa cattolica, ci sono statue di Mori che si contorcono sul terreno mentre vengono trucidati dal santo.</strong> L’iconografia di Santiago, con la quale tutti diventano familiari, è quella di un primigenio hippy vagabondo, barbuto e comprensibilmente arruffato, con un bastone da passeggio, un ampio cappello e la distintiva conchiglia (che i francesi chiamano <em>coquille Saint-Jacques</em>, per la precisione). Sembra uscito da una comune hippy dei tardi anni sessanta. Dentro la cattedrale, d’altro canto, i pellegrini contemporanei s’incontrano con quest’altro Santiago, il Matamoros, letteralmente, san Giacomo ammazza-Mori.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giacomo era uno dei dodici apostoli di Gesù, ed è considerato il primo apostolo a essere stato martirizzato. </strong><strong>È il santo patrono sia degli spagnoli sia dei portoghesi, chiamato rispettivamente Santiago o S</strong><strong>ão Tiago.</strong> Il suo mito come guerriero dalla parte dei cristiani contro i musulmani deriva da quella che sembra essere una finta battaglia, presumibilmente combattuta vicino a Clavijo, tra i cristiani, guidati da Ramiro I delle Asturie, e i musulmani, guidati dall’emiro di Cordoba. In essa, Santiago Matamoros (ammazza-Mori) apparve all’improvviso e aiutò un esercito cristiano in minoranza numerica a raggiungere la vittoria. La data assegnata alla battaglia, l’834, fu più tardi cambiata in 844 per adattarsi a dettagli storici più plausibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sebbene nata da un incidente che, nella migliore delle ipotesi, è spurio, la storia del culto di Santiago procede di pari passo con la storia della Reconquista, e incarna una delle più formidabili icone ideologiche dell’identità nazionale spagnola.</strong> “iSantiago y cierra, Espana!” e cioè, “Santiago e addosso, Spagna!” o “Santiago e contro di loro, Spagna!” divenne il grido di battaglia degli eserciti spagnoli che combattevano contro i Mori [e continuò a essere usato, più tardi, dai Conquistatori, con Santiago Matamoros opportunamente trasformato in Santiago Mataindios (ammazza-indiani), ma questa è un’altra storia]. L’Orden de Santiago, cioè l’ordine di San Giacomo della spada, fu fondato nel dodicesimo secolo. Il suo scopo era proteggere i pellegrini del Camino de Santiago, difendere la cristianità, ed espellere i mori dalla penisola iberica. Il suo emblema era la <em>cruz espada</em>, la croce di San Giacomo, cioè una croce che somiglia molto a una spada. Infine, Santiago fu un tema importante delle arti, nella pittura come nella scultura, e si trova in un’infinità di chiese, palazzi e musei in tutta la spagna contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Entrando finalmente nell’impressionante cattedrale di Santiago di Compostela, la maggior parte dei pellegrini sono stupiti nel vedere Santiago trasformato dal classico vagabondo in un ammazza-mori che brandisce la spada.</strong> Nel 2004, poco dopo l’attentato al treno di Madrid, l’attacco terroristico di Al-Qaeda che sterminò 192 persone e ne ferì circa 2000, la chiesa cattolica decise di rimuovere la statua di Santiago Matamoros dalla cattedrale, per non offendere la sensibilità dei musulmani (tardivamente?). Ci fu un sollevamento popolare contro tale rimozione, e si trovò un compromesso, coprendo di piante i mori uccisi, cosa che è stata mantenuta fino ad oggi. <strong>I pellegrini, siano essi cattolici, agnostici, umanitari o ipertolleranti globalisti <em>politically correct</em>, pensano che niente potrebbe essere più contrario agli insegnamenti di Gesù dell’idea che uno dei suoi discepoli venga glorificato come assassino. </strong>Probabilmente nessuno ha detto loro delle lettere di Bernardo di Chiaravalle ai Templari, o <em>Liber ad milites templi de laude novae militiae</em> (Libro dei cavalieri del Tempio, in lode del a nuova milizia), scritte fra il 1120 e il 1136.</p>
<p style="text-align: justify;">San Bernardo scrisse tale lettera/libro per i cavalieri templari demoralizzati, che nutrivano seri dubbi sul ruolo dei guerrieri cristiani, specialmente riguardo all’atto dell’ammazzare, che consideravano non etico. Dimostrando la sua eloquenza, e partendo dalla premessa della teoria della guerra giusta di Agostino di Ippona (<em>jus bellum iustum</em>), San Bernardo, nel suo libro, introdusse il concetto di <em>mali-cidium</em> (l’uccisione del male). <strong>I <em>Milites Christi</em>, i guerrieri di Cristo, non potevano commettere <em>homi-cidum</em> (omicidio, alla lettera uccisione dell’uomo), che è proibito dal quinto comandamento. Ma, siccome il bene superiore dello sradicamento del male lo richiedeva, il <em>malicidium</em> del musulmano “infedele” (l’uccisione del male dentro di lui) era giustificata. </strong>Nel medioevo ogni sorta di divinità cristiana fu reclutata per il bene delle Crociate e, in Spagna, ben prima di allora, anche della Reconquista: Santo Cristos de las Batallas (Santo Cristo delle battaglie, tutt’oggi un culto molto seguito particolarmente a Salamanca, Avila, e Cáceres), portato in forma di statua sui campi di battaglia quando si combattevano i Mori; la Vergine, in varie apparizioni (ho menzionato quella decisivo a Covadonga, e un’altra a Trujillo); così come, ovviamente, Santiago Matamoros.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mentre la chiesa cattolica era occupata a mantenere la sua cortina di verzura alla base della statua di Santiago Matamoros, è avvenuto l’attacco di Barcellona, che ha ucciso 13 persone e ne ha ferite almeno 130,</strong> la cui indiretta responsabilità è stata attribuita allo stato islamico dell’Irak e del Levante (ISIL). Dato il suo passato, dato il fatto che la Reconquista è vivamente commemorata fino ad oggi in tutto il paese, e il suo fondamentale significato inculcato nelle menti di tutti i cittadini a partire dai bimbi delle elementari, trovate la correttezza politica occidentale, che sfiora la tolleranza ad ogni costo, adatta o non adatta alla Spagna?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Guido Mina di Sospiro</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(tradotto da Patrizia Poli, originalmente pubblicato in inglese da New English Review con il titolo “Spain’s ‘Moor-slaying’ Ethos”)</em></p>
<p style="text-align: justify;">*<strong>Guido Mina di Sospiro</strong> è l’autore, tra l’altro, di “L’albero” (Rizzoli, 2002), “La metafisica del ping-pong” (Ponte alle Grazie, 2016) e “Sottovento e sopravvento” (Ponte alle Grazie, 2017).</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/san-giacomo-non-e-un-hippy-vagabondo-ma-uno-spietato-ammazza-mori-guido-mina-di-sospiro-ci-spiega-santiago-di-compostela-senza-ipocrisie-turistiche/">San Giacomo non è un hippy vagabondo, ma uno spietato “ammazza Mori”. Guido Mina di Sospiro ci spiega Santiago di Compostela, senza ipocrisie turistiche</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/09/matamoros-e1537001826296-1024x824.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
	</channel>
</rss>
