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	<title>Olio Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Dio è il grande carnivoro, la sua dentatura è più vasta della Rosa dei Beati. Il cristiano è il Suo pasto permanente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 08:40:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La domenica parlano – con sperabile ispirazione – i preti. Il lunedì, da incosciente, metto il cranio dentro la liturgia domenicale. Screziando, da dis-graziato, i testi. La liturgia la trovate, per comodità, qui. Io uso il Nuovo Testamento interlineare, bisciando tra italiano, greco e latino. Pigliate questi come appunti sul margine sfinito, come punti d’appoggio – o [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/dio-e-il-grande-carnivoro-la-sua-dentatura-e-piu-vasta-della-rosa-dei-beati-il-cristiano-e-il-suo-pasto-permanente/">Dio è il grande carnivoro, la sua dentatura è più vasta della Rosa dei Beati. Il cristiano è il Suo pasto permanente</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>La domenica parlano – con sperabile ispirazione – i preti. Il lunedì, da incosciente, metto il cranio dentro la liturgia domenicale. Screziando, da dis-graziato, i testi. La liturgia la trovate, per comodità, <a href="http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20180603.shtml" target="_blank" rel="noopener">qui.</a> Io uso il Nuovo Testamento interlineare, bisciando tra italiano, greco e latino. Pigliate questi come appunti sul margine sfinito, come punti d’appoggio – o di rovina – sulla roccia.</em></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dio del Primo Testamento è carnivoro. Anzi, non mangia. Non mastica. <strong>Non ha i denti, Lui, che è il morso supremo:</strong> chi può penetrare nella dentatura di Dio, più ampia della Rosa dei Beati?</p>
<p style="text-align: justify;">Prima Dio parla a Mosè, poi “Mosè scrisse tutte le parole del Signore” (<em>Es </em>24, 4). <strong>Scrivere equivale a crocefiggere: inchioda al dovere. Da adesso “tutte le parole del Signore” sono eseguite ed eseguibili, sono una esigenza non esente da punizione.</strong> Esistono all’uomo. In cambio delle parole, Dio vuole la carne: Mosè – che non si sporca le mani – “incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione per il Signore” (<em>Es </em>24, 5). Scrittura, allora, intinta nel sangue. <strong>Dio non mangia l’olocausto – lo contempla, soddisfatto. Vuole ammirare la morte</strong> – in risarcimento alla colpa. Qualcuno, dopo che Dio ha parlato, deve morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Diversa la situazione nel Nuovo Testamento, dove è Dio – nella figura di Gesù – a farsi olocausto: <strong>è il Figlio a placare la fame di vita e la fama di morte del Padre.</strong> “Non per mezzo del sangue di capri e vitelli, per mezzo del sangue proprio entrò una volta e per sempre nel santuario, ottenuta la redenzione eterna”, scrive Paolo, con consueta radicalità (<em>Eb </em>9, 12). L’episodio di Marco è una piccola, potente icona. <strong>Gesù parla ai discepoli, agli scelti, in una casa privata, “mentre erano a tavola” (<em>Mc </em>14, 18); Mosè parla a “tutto il popolo” (<em>Es </em>24, 3), durante una assemblea pubblica. </strong>Anche nel Vangelo, al cospetto di Gesù, qualcuno muore: è scritto che i discepoli “prepararono la pasqua”, cioè l’agnello (<em>Mc </em>14 ,16). Ma forse Gesù – che denti ha Gesù? di quale forma e di quale entità è il bagliore del morso? – non consuma la pasqua: nel corpo del morto cucinato, riconosce il suo. Gesù si fa, ora, pane e vino, cioè corpo e sangue, offerto al cannibalismo umano. Si dice. <strong>Nel Primo Testamento è l’uomo che offre sacrifici a Dio; nel Nuovo è Dio che si offre in sacrificio all’uomo.</strong> “Non berrò più del succo della vite fino al giorno in cui lo berrò di nuovo nel regno di Dio” (<em>Mc </em>14, 25), dice Gesù. In effetti: lasciando la tavola, Gesù si dirige “verso il monte degli Ulivi” (<em>Mc </em>14, 26). Il contrasto è tra il sangue/vino, la vita – Mosè “prese il sangue e ne asperse il popolo” (<em>Es </em>24, 8), lava Israele nel sangue perché abbia nuova vita; Gesù benedice, si toglie la vita per dare vita – e l’olio, con cui si lubrifica il corpo del morto e si avvia il fuoco, la luce.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un dettaglio, però. La casa in cui si svolge ‘l’ultima cena’ è donata a Gesù da un ignoto. “Andate in città. Vi si farà avanti un uomo che trasporta un’anfora d’acqua. Seguitelo”, dice Gesù (<em>Mc </em>14, 13-14). Quest’uomo, irriconoscibile – quanti uomini a Gerusalemme con un’anfora sulla spalla? – “vi mostrerà una grande stanza al piano superiore, già arredata e pronta” (<em>Mc </em>14, 15). Vorrei conoscere quest’uomo. Chi è? Come fa a sapere? Che lavoro fa con l’acqua? <strong>Che cos’è la casa se non il ricovero di parole d’amore atroce, a preludio di una morte?</strong> L’acqua lava il sangue, purifica dalla vita. Nel Nuovo Testamento Dio da carnivoro diventa cannibale. Mangia il Figlio. E dopo la morte del Figlio <strong>sono i cristiani a farsi olocausto permanente, al posto di capre, agnelli, giovenche. </strong>Il cristiano muore la ripetuta morte di Cristo; muore perché altri viva cibandosi del suo corpo. Dal corpo del cristiano non fiotta sangue, sgorga acqua. (d.b.)</p>
<p>&nbsp;</p>
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