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	<title>Nixon Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Tutti gli uomini del presidente” è un film meraviglioso e Ben Bradlee è il giornalista più figo della storia, la carogna che ha sfidato il potere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 06:02:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sto coi miei ragazzi”: lo scrive a penna su un foglietto e questa è la sua risposta, inappellabile, e io, al di là dello schermo, ogni volta che lo guardo mi commuovo, di più, piango come una fontana, cerco i fazzoletti, e se lo vedo insieme a qualcuno cerco di frenarmi, mi trattengo ma a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/ben-bradlee-watergate-film-barbara-costa/">“Tutti gli uomini del presidente” è un film meraviglioso e Ben Bradlee è il giornalista più figo della storia, la carogna che ha sfidato il potere</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“Sto coi miei ragazzi”: lo scrive a penna su un foglietto e questa è la sua risposta, inappellabile, e io, al di là dello schermo, ogni volta che lo guardo mi commuovo, di più, piango come una fontana</strong>, cerco i fazzoletti, e se lo vedo insieme a qualcuno cerco di frenarmi, mi trattengo ma a stento, per non essere derisa, perché lo so, e mi vergogno: lo so, che a questo punto de <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/All_the_President%27s_Men_(film)" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Tutti gli</em> <em>uomini del presidente</em> </a>c’è un caz*o da commuoversi, siamo alla scena la più combattiva, quella a fine riunione, e cosa mandare in pagina è deciso, e però <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Ben_Bradlee" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Benjamin C. Bradlee</a>, direttore del <em>Washington Post</em>, deve rispondere alla stampa rivale, feroce che i suoi Woodward e Bernstein hanno sbagliato, e l’hanno sparata grossa, troppo grossa. <img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-74764 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/04/BEN-BRADLEE-A-GOOD-LIFE-201x300.jpg" alt="" width="319" height="476" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/BEN-BRADLEE-A-GOOD-LIFE-201x300.jpg 201w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/BEN-BRADLEE-A-GOOD-LIFE-687x1024.jpg 687w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/BEN-BRADLEE-A-GOOD-LIFE-768x1145.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/BEN-BRADLEE-A-GOOD-LIFE-1030x1536.jpg 1030w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/BEN-BRADLEE-A-GOOD-LIFE-1374x2048.jpg 1374w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/BEN-BRADLEE-A-GOOD-LIFE-1320x1968.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/BEN-BRADLEE-A-GOOD-LIFE.jpg 1717w" sizes="(max-width: 319px) 100vw, 319px" /><strong>Ma Ben Bradlee, che è fuori di sé, per lo smacco, la disattenzione, l’errore innegabile, non si smuove, non arretra. Sta coi suoi. E qui siamo nemmeno alla punta dell’iceberg di quello che è lo scandalo Watergate, la fine ignominiosa di Richard Nixon, il trionfo della stampa ma quando è fatta bene, e quando chi la guida ha il coraggio, sommato all’incoscienza, di mettersi contro.</strong> Contro la Casa Bianca e quindi contro il potere, compreso quel potere di cui tu da direttore di giornale godi e l’agio che te ne deriva: Ben Bradlee, quante volte l’ha fatto, quante volte ha avuto la sfrontatezza di mettersi contro. Smazzando, vincendo, perdendo, e pagando carissime le sconfitte, risalendo, arrendendosi mai. Se vuoi continuare a leggermi, ti avverto, io sono di parte, innamorata persa, di Bradlee, e incurante dei suoi abbagli, vanaglorie, gratuite teatralità.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Uscì negli USA il 4 aprile di 44 anni fa <em>Tutti gli uomini del presidente</em>, film avvincente, film che non trovo invecchiato di un giorno, nonostante l’assenza di web, smartphone, e di tutto ciò che fa il giornalismo odierno.</strong> Film che racconta l’impresa di Bob Woodward e Carl Bernstein, i due giornalisti che scoprirono e denunciarono la piramide di intrallazzi i più illeciti voluti da Nixon in persona per far politicamente fuori chiunque gli desse il minimo fastidio. <strong>E film che narra anche l’uomo il più affascinante che il giornalismo abbia conosciuto, come pure il più str*nzo, e carogna: Ben Bradlee.</strong> Un uomo di cui ti puoi solo innamorare, e non solo perché – almeno ai miei occhi – era un gran figo, ma per il carattere, la fermezza, la voglia di capire. Disposto a sacrificare tutto sull’altare delle notizie, non ci sarebbe stato nessun Watergate senza l’irremovibilità di Bradlee: <strong>una aggressività, una tenacia, e un caratteraccio che trovi intatti in Jason Robards che nel film di Alan J. Pakula lo recita, e non certo in Tom Hanks che è Bradlee ne <em>Il Post</em> di Steven Spielberg del 2017.</strong> E pensare che Pakula, all’inizio, non voleva Robards, e gli sembrava fiacco per incarnare un temperamento simile. Mai scelta fu invece più felice, Dio se Robards qui non è Bradlee e in ogni cosa, fin come cammina, stende le gambe sul tavolo, come parla, afferra i fogli. In ogni gesto, sguardo che fa. E tutto questo perché Robert Redford si era a tal punto incaponito contro Nixon e le sue sozzure che tanto insiste e tanto preme sui veri Woodward e Bernstein perché racchiudessero la loro inchiesta ancora calda in un libro che, appena è pubblicato, Redford ne compra i diritti, si prende per sé il personaggio di Woodward, mette Pakula alla regia, William Goldman alla sceneggiatura, e si danna per trovare a chi dare il ruolo di Bernstein. <img decoding="async" class=" wp-image-74765 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/04/poster-158x300.jpg" alt="" width="290" height="551" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/poster-158x300.jpg 158w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/poster-538x1024.jpg 538w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/04/poster.jpg 630w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" />Si danna fino allo stremo, ché Pakula lo avverte che chiunque sarà dovrà recitarci in ogni scena, dovranno stare sempre attaccati, uno di fianco all’altro, come poi si vede nel film. Sempre insieme, per semplificata ma fattiva scelta narrativa, affinché il pubblico si fissi subito in mente, e lì gli rimanga, l’affiatamento umano e professionale (e la paura) del duo Woodward-Bernstein. <strong>Una domenica Redford è allo stadio e vede sugli spalti Dustin Hoffman. È la svolta. Ché Hoffman, lo scattoso Hoffman, è un Bernstein perfetto.</strong> Redford all’intervallo lo avvicina, glielo sussurra, e Hoffman risponde sì, all’istante, come fosse ovvio, lui sarà Bernstein ma a una condizione: che lo lasci terminare di vedere la partita in pace.</p>
<p>*</p>
<p>Redford, Hoffman, Robards si mettono alle calcagna dei tre giornalisti che devono interpretare, ma alle calcagna sul serio: per settimane li seguono, sul lavoro, e gli ‘prendono’ tutto: se la loro interpretazione sullo schermo risulta così convincente è perché di Woodward, Bernstein, Bradlee, i tre imparano i gesti i più naturali, come fumano, bevono il caffè, e ne rubano i tic, le espressioni, il modo di sedersi, guidare, di ridere. Ogni loro mossa viene riprodotta su pellicola. A film finito, sullo schermo, è tutto talmente veritiero e ben riuscito che la produzione dimentica i dissapori, se non le vere litigate, che vi furono col <em>Washington Post</em> all’assoluto suo diniego di cedere, di notte, l’uso della vera redazione a mo’ di set. La sede del<em> Post</em> è riprodotta negli studios nei più piccoli particolari (tranne gli articoli di cancelleria, ‘generosamente’ offerti dal quotidiano). <strong>Ma l’uscita de <em>Tutti gli uomini del presidente</em> segna la fine del sodalizio Woodward-Bernstein, e dell’armonia nella redazione del<em> Post</em>. Proprio il successo del film causa e fomenta gelosie, odi, ripicche, tra chi nel film ha avuto più spazio, chi meno, chi nullo. Woodward farà carriera dentro il<em> Post</em>, Bernstein se ne andrà perso tra alcolismo e un matrimonio turbolento, la stella di Bradlee brillerà fino ad appannarsi, nel 1981, per quel reportage sull’eroina, inventato,</strong> e quel Pulitzer dato alla giornalista mitomane che l’ha firmato, prontamente restituito da un Bradlee che dal suo ufficio di vetro, per ira, vergogna, di sé, e del falso pubblicato, si dimette dal <em>Washington</em> <em>Post</em>. Dimissioni respinte, ma per lui onta impossibile da sbollire, e al diavolo gli altri 23, intoccabili Pulitzer vinti sotto la sua guida, ambizione, furia.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Insegna Ben Bradlee: “Nessun articolo contiene la Verità. La verità è un processo. Giornalisti, siate ambiziosi, scrupolosi, e non prendetevi troppo sul serio.</strong> Divertite il lettore. Io, da buon direttore, mi devo scegliere l’editore giusto. Se l’editore è un fesso, nessuno ce la fa”.</p>
<p><strong><em>Barbara Costa</em></strong></p>
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		<title>Quando l’FBI spiava gli scrittori. Sotto accusa: Hemingway, Truman Capote, Ray Bradbury, Norman Mailer…</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jan 2019 05:24:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Problemi di <em>pruderie</em>? C’è qualcosa di giusto, di assolato, di sano in questo libro ‘accademico’ ma decisamente accattivante</strong>, pubblicato dalla MIT Press, <em>Writers Under Surveillance</em>, in cui tre studiosi e giornalisti di <em>MuckRock </em>– progetto che legge, elabora e discerne dati desecretati, files degni di giornalismo – JPat Brown, B.C.D. Lipton e Michael Morisy, hanno messo in fila gli “FBI Files” che riguardano una dozzina di scrittori di pregio. I grandi. I grandi scrittori americani del secondo Novecento. <strong>Che venivano seguiti e spiati dall’FBI, la polizia federale del governo statunitense, “con lo stesso scopo che aveva la Stasi in Germania Est, ‘conoscere tutto di tutti’, obbedienti al principio che chiunque avesse messo in discussione la beata American Way of Life era degno di essere schedato e investigato”</strong> (così Douglas Kennedy in un ottimo articolo pubblicato da ‘New Statement’: <a href="https://www.newstatesman.com/culture/books/2019/01/dangerous-minds-writers-hounded-fbi" target="_blank" rel="noopener"><em>Dangerous minds, the writers hounded by the FBI</em></a>). In fondo, la democrazia americana e il comunismo sovietico, quanto a spiate e a spioni, non furono diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-65005 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/01/FBI-230x300.jpg" alt="fbi" width="156" height="203" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/01/FBI-230x300.jpg 230w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/01/FBI.jpg 550w" sizes="(max-width: 156px) 100vw, 156px" />C’è qualcosa di sano, dicevo. Perché la scrittura nasce per destabilizzare l’ordine, non per costituirlo – lo scrittore solleva il nastro adesivo della retorica statale, statuaria, per assegnare un altro valore alle parole, per lanciare frasi come fiocine</strong>. C’è qualcosa di sano nel riconoscere che lo scrittore è un ‘pericolo pubblico’, perché è pericoloso costruire narrazioni rette dalla contraddizione, che obbligano a sintesi spietate, a una conversione radiosa dei propri fantomatici credo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Già, ma al potentissimo J. Edgar Hoover, ribattezzato <em>that old cocksucker</em> dal Presidente Nixon – se non capite, smanettate, letteralmente, su Google Traduttore – cosa importava degli scrittori? Era terrorizzato perché gli scrittori mettevano in crisi la sua personalità, ambigua – omosessuale presunto, probabile amante del travestitismo, cinto da una battuta fulminante, che girava nei bordelli di New York: “Hoover gay? Ma va’, per niente. Il suo ragazzo è gay…”.<strong> Ce l’aveva con gli scrittori omosessuali e con gli scrittori comunisti. Se poi erano omosessuali-comunisti andava in estasi poliziesca. </strong>Di certo, diversi agenti erano pagati per seguire gli scrittori ‘segnati’: le segnalazioni sono così tante e variopinte da poter costruire un quartiere di grattacieli. Ecco gli scrittori – alcuni, i più importanti – che minavano la sicurezza di Stato, secondo l’FBI.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Aldous Huxley: </strong>“promuove la pratica degli allucinogeni”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ernest Hemingway: </strong>era ritenuto un collaborazionista, comunista, colluso con Cuba. Diceva che Hoover era un “mediocre nazista” e che i suoi investigatori fungevano da “cavalleria franchista”. Alla foce del disturbo mentale che lo porta al suicidio sembra esserci il timore di essere spiato ovunque. In un dispaccio a Hoover del 13 gennaio 1961 si legge: “Il Sig. Hemingway ora si premura di farsi registrare in clinica sotto falso nome, è preoccupato per una indagine dell’FBI a suo danno”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Allen Ginsberg: </strong>apertamente omosessuale, ritenuto “pericoloso” dal 1965, all’East Village spinge per la legalizzazione della marijuana. Così gli estratti di una scheda di un investigatore infiltrato a un comizio: “portava sandali alla giapponese e ha pronunciato preghiere indù rivolte a Shiva… Ginsberg ha parlato di Shiva come del dio della meditazione e dello yoga. Ginsberg ha predetto che in cinque anni gli Stati Uniti avrebbero legalizzato la marijuana”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Truman Capote: </strong>investigato, in apparenza, per la sua ambiguità sessuale e per aver fatto parte di un gruppo a supporto di Cuba contro gli Usa. Lui rideva, “ho sconvolto Hoover”, diceva, ammiccando, perché “ho rivelato la sua relazione omosessuale. In cambio, ha prodotto 200 pagine di indagini contro di me”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ray Bradbury: </strong>cosa c’entra l’autore di <em>Fahrenheit 451</em> negli schedari dell’FBI? La vicenda è grottesca. In pieno timore cubano, qualcuno, nel 1968, fa la ‘soffiata’ a Hoover: pare che lo scrittore voglia recarsi illegalmente a Cuba. Così, mettono sotto osservazione Bradbury. Esito del rapporto: “Le nostre fonti che hanno familiarità con le azioni di Cuba non sono in grado di confermare il viaggio”. Una bugiardata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Susan Sontag: </strong>un fascicolo sulla scrittrice è stato aperto in seguito alla sua visita ad Hanoi, durante la guerra in Vietnam. Aveva osato criticare “l’intervento americano”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gore Vidal: </strong>omosessuale e autore di opere problematiche. Lo seguono dal 1960, e quando va in scena a Broadway <em>The Best Man</em>, una satira sulla politica americana, un segugio è in prima fila. Piglia la penna, scrive al suo superiore. “Inutile, stramba, del tutto ingiustificata, farà infelice Hoover”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Norman Mailer: </strong>seguito dal 1962, per 15 anni, su diretta iniziativa di Hoover che pretendeva “un dossier su Mailer”. Viene ritenuto un comunista di platino. Nel 1969 Hoover comanda di leggere e censire il libro di Mailer, <em>Miami and the Siege of Chicago, </em>che contiene riferimenti all’FBI. “Il libro è scritto nel solito stile osceno e grave con dichiarazioni sgarbate, del tipo che ci si possono attendere da Mailer, sull’FBI e il suo direttore”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ayn Rand: </strong>anche Ayn Rand, nonostante sia anticomunista, è seguita dall’FBI. Il problema, in questo caso, è un articolo pubblicato sul <em>Saturday Evening Post</em>, “indica che la scrittrice è atea”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che stupisce è che in fondo, infine, è che è davvero una mera questione di <em>pruderie</em> e di sciatto opportunismo, un valzer delle moine e delle manfrine. Non siamo al cospetto di scrittori sentitamente ‘rivoluzionari’, non esistono esagitati D’Annunzio, spesso sono comunisti per vezzo – è bello fare il comunista lontano dalle fauci moscovite. <strong>Sul voyeurismo di Hoover bisognerebbe scrivere un romanzo. Sul voyeurismo dei ‘servizi segreti’. Quanto al resto, è esistita un’epoca in cui gli investigatori leggevano i libri,</strong> andavano, per oneri di lavoro, a teatro, scrivevano recensioni. Senza farsi una cultura, evidentemente. (d.b.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/quando-lfbi-spiava-gli-scrittori-sotto-accusa-hemingway-truman-capote-ray-bradbury-norman-mailer/">Quando l’FBI spiava gli scrittori. Sotto accusa: Hemingway, Truman Capote, Ray Bradbury, Norman Mailer…</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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