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	<title>Marco Saya Edizioni Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Con le nostre facce tenebra”. Appunti intorno a Denise Desautels</title>
		<link>https://www.pangea.news/denise-desautels-poesie-sparire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 03:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Denise Desautels]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura canadese]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Saya Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Maura Baldini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sparire: scompaginare le apparenze. Perché scompaia, qualcosa deve venire alla luce, deve apparire – di quell’apparizione restano le briciole, i bocconi, i residui d’osso. La poesia non è ossario – ma un sentiero fossile, sì. Come Pollicino: raccogli gli ossicini, l’ambra del corpo – ricomponi, lettore, lettera per lettera, ciò che ti è dato. * [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/denise-desautels-poesie-sparire/">“Con le nostre facce tenebra”. Appunti intorno a Denise Desautels</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Sparire</em>: scompaginare le apparenze. Perché scompaia, qualcosa deve venire alla luce, deve apparire – di quell’apparizione restano le briciole, i bocconi, i residui d’osso. La poesia non è ossario – ma un sentiero fossile, sì. Come Pollicino: raccogli gli ossicini, l’ambra del corpo – ricomponi, lettore, lettera per lettera, ciò che ti è dato.</p>



<p>*</p>



<p>Così dice Denise in un’intervista del 2019:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Potrei dire di me, come ha detto Niki de Saint Phalle: ‘Sono una sopravvissuta alla morte’. Salvata dall’arte, dai libri, dalla scrittura, dall’amicizia, dall’amore. Eppure, una certa malinconia persiste, una bambina inconsolabile si ostina a inseguirmi come un’ombra – più inconsolabile ancora, questa bimba, da quando ha aperto gli occhi su un’angoscia, quella del mondo, ben più vasta della sua”.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



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<p>*</p>



<p>Ci sono tante ossa nella scrittura di Denise – soltanto il bambino risale dall’osso al flauto.&nbsp;</p>



<p>Che è come dire: togliere ogni armatura al verbo – togliere tutti gli scheletri dall’armadio.&nbsp;</p>



<p>Giungere all’osso della parola: parola che fa male – bianco che abbacina.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p>Andare alla profondità del dolore perché soltanto lì c’è la luce. L’osso nudo, purissimo, pura luce –&nbsp;<em>luz</em>. Osso da brandire come una torcia.&nbsp;</p>



<p>Al cospetto della torcia – è proprio così – sparire. Chi maneggia la luce sparisce: la luce annienta.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><em>Sparire</em>, in origine, è&nbsp;<em>Disparaître</em>&nbsp;che a me suona come: spartire la sparizione. È un estinguersi che transita verso la gioia – verso una&nbsp;<em>comunità</em>, si direbbe.&nbsp;</p>



<p>Sparire: uscire dalla finestra – ignorare le porte. La maniglia è il nostro arcangelo protettore; le persiane la sua ampiezza alare – persiane-aquila.</p>



<p>*</p>



<p>Di Denise Desautels, “figura imprescindibile della letteratura quebecchese” – così la bio <a href="https://www.amazon.it/Sparire-Denise-Desautels/dp/B0GW13YQJW"><strong>nell’edizione di <em>Sparire</em> edita da Marco Saya</strong> </a>– non c’è nulla da dire. Guardate nella rete, piccole anime-aringa: lista favolistica di premi e di onorificenze; Denise è membro, tra l’altro, dell’Ordre du Canada. Nella bio Gallimard è scritto che è “Unanimemente considerata come una delle voci più importanti della poesia nordamericana”.  Vi basti. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="712" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/41NoV294DVL._SL1439_-712x1024.jpg" alt="" class="wp-image-107781" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/41NoV294DVL._SL1439_-712x1024.jpg 712w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/41NoV294DVL._SL1439_-209x300.jpg 209w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/41NoV294DVL._SL1439_-600x863.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/41NoV294DVL._SL1439_.jpg 751w" sizes="(max-width: 712px) 100vw, 712px" /></figure>



<p>*</p>



<p>C’è, naturalmente, affinità violenta tra traduttore e tradotto. Maura Baldini ha ‘incorporato’ la voce di Denise Desautels – si direbbe: è&nbsp;<em>sparita</em>&nbsp;in lei. Si direbbe: occorre sparire alla letteratura per apparire – a fulmini, a fionde, a fiordi – alla poesia.&nbsp;</p>



<p>Ci sono fiumi nella poesia di Denise, ma il suo scrivere, in fondo, è di lago. Il lago, osso vulcanico, fiume fossile, vertebra marina, procede per estinzione. Il lago è il calco del monte – è il luogo in cui il monte è risucchiato, in cui il cielo sparisce.&nbsp;</p>



<p>A dire della tremenda&nbsp;<em>prossimità</em>.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p>Nata nel 1945 a Montréal, Denise fa risalire la propria poesia a un libro primevo,&nbsp;<em>La Promeneuse et l’oiseau</em>, edito nel 1980. Il libro è una specie di emersione dal lago. Così ha detto della sua infanzia: “Anni di ferite, di ferite innominabili. E di pietre tombali che non dovevano essere profanate. Un giorno la mia memoria è sorta, ne è uscito un grido”. La scrittura, di solito, non ricuce – infierisce. Ferita moltiplicata: scuoiare il linguaggio. Per ciò che vedo, in filigrana ossea: Marguerite Duras, Paul Klee, Yves Bonnefoy.&nbsp;</p>



<p>L’urlo, poi, va manipolato. L’urlo prima diventa un vaso di ceramica. Poi va spezzato. Poi con un pezzo di ceramica bisogna tagliarsi il braccio. Ecco: poesia!</p>



<p>*</p>



<p>Maura Baldini, nella&nbsp;<em>Nota</em>&nbsp;che apre&nbsp;<em>Sparire</em>, fa bene a marcare il rapporto tra corpus e corpo, tra scrittura e postura. Racconta di Denise a Ginevra:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Quando è il momento di leggere, Denise si alza dalla sedia, il corpo esile, una sagoma indistinguibile nella nera coalescenza degli abiti. Subito ci colpisce il viso aguzzo, beckettiano, e il pudore dei gesti… Ma soprattutto ci colpisce la voce, grave, sussurrata, contrappunto di una parola poetica affilata e possente, forse persino impudica, quando affronta il&nbsp;<em>nulla</em>&nbsp;che ci abita per sigillo di nascita”.&nbsp;&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Il poeta non mente. Niente è – il niente dice.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><strong><a href="https://www.gallimard.fr/catalogue/l-angle-noir-de-la-joie-suivi-de-d-ou-surgit-parfois-un-bras-d-horizon/9782072971754">Nel 2022 le edizioni Gallimard hanno pubblicato&nbsp;<em>L’angle noir de la joie,&nbsp;</em>libro riassuntivo di Denise.</a></strong> Louise Dupré racconta Denise Desautels e le ragioni di “una scrittura profondamente necessaria” con queste parole:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Chi potrà ancora salvare il mondo quando l’utopia non è più possibile, quando tutto ‘è nudo. Detronizzato’? Eppure, ci torna alla mente una frase dell’autrice, tratta da&nbsp;<em>Lezioni da Venezia</em>: ‘L’arte propone un’utopia senza speranza di eternità’, un’asserzione in cui credere ancora. Perché, in definitiva, sono l’arte e la poesia che ci consegnano la capacità di resistere, l’afflato per perseverare, e ci permettono di percepire la realtà con maggiore chiarezza dandoci accesso, grazie all’opera del linguaggio, alla lucidità e alla bellezza, per quanto effimere, imperfette o dolorose”.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>*</p>



<p>Sparire, cioè: restare ispirati.&nbsp;</p>



<p>Ispirato dalla sparizione il poeta rende iridescente lo sguardo.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="872" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/denise-desautels-marc-andre-foisy-1-872x1024.jpg" alt="" class="wp-image-107782" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/denise-desautels-marc-andre-foisy-1-872x1024.jpg 872w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/denise-desautels-marc-andre-foisy-1-256x300.jpg 256w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/denise-desautels-marc-andre-foisy-1-768x902.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/denise-desautels-marc-andre-foisy-1-600x704.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/06/denise-desautels-marc-andre-foisy-1.jpg 920w" sizes="(max-width: 872px) 100vw, 872px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lei è Denise Desautels</figcaption></figure>



<p>*</p>



<p>Ancora Denise – cito dal libro edito da Gallimard:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Scrivo come si conduce uno scavo, sono un archeologo dell’intimo, vado a tentoni tra le fitte ombre di una memoria, la mia, così simile a quella di tanti altri, straziata da angoscia e utopia. Sotto molteplici strati di protezione, l’oscurità di un mondo da sminare, da purificare, da dissezionare.&nbsp;</strong> </p>



<p><strong>Perché i segreti, quelli inviolati, gli indicibili, hanno bisogno di luce, cioè di pensiero, di linguaggio e di voce per non infettarsi. È lì, nel cuore dell’intimo, nella più oscura nebbia, che esplodono le peggiori catastrofi; lì ci si dimena, si piange, si urla, ci si lancia a capofitto verso la propria rovina”.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>*</p>



<p>Dallo scavo non viene quasi mai la statua sopraffina, il nubile gioiello – soprattutto, sono i materiali di scarto a essere testimoniati, a galleggiare dopo strati di pietrisco: i frammenti di un vaso, una fibbia, frantumi, scaglie di mosaico, un pettine. La certezza che qualcosa era vivo, ha amato, ci ha sorpassato e di sé lascia una eredità in sussurri. La poesia.&nbsp;</p>



<p>**</p>



<p>Comincia spesso da una voce.</p>



<p>Questa volta è la tua<br>mentre avanzo disinvolta.<br>Come se il tempo non filasse<br>come se non fossero sempre<br>le cinque della sera<br>ora del canto<br>funebre di Lorca<br>fra ritratti di sconosciuti<br>nature morte di crani<br>fiori e formaggio<br>e qualche collezione d’oggetti e di corpi in fuga.</p>



<p>Tu dici silenziosamente<br><em>Sparire</em><br>Dici&nbsp;<em>Restare/Partire.</em></p>



<p>Come se invertire la rotta fosse ancora possibile.</p>



<p>*</p>



<p>Tu dici alghe e anime nuove<br>approdano qui ogni giorno.<br>Spintonano s’ammucchiano scavano soffocano.<br>E altre ne attendiamo.<br>Lontano dalla più misera tregua d’agonia.<br>Senza nulla. Né scarpe né valigia.</p>



<p>Dopo. Quando la cenere cade<br>e immaginiamo alberi svettanti.<br>La foresta del dopo.<br>Senza uccelli. Nuda.<br>Nel volubile silenzio che segue<br>il grande sconvolgimento.<br>Nuda. Quando tutto è solo inganno<br>orizzonte di mare e di rosa<br>nella foresta.</p>



<p>Mollemente sale la marea specchio.<br>Un mattino d’ambra nasce.</p>



<p>*</p>



<p>Piccolo lembo di città e di orbi istanti.</p>



<p>In solitaria vi si ancorano<br>certe sagome silenziose<br>frange appassite di folla.</p>



<p>Come decifrare la paura e l’euforia<br>dei lenti suoni tropicali<br>dei lenti taccuini<br>delle lente pagine di lividi e ali<br>che strisciano nelle tenebre più fitte in pieno giorno<br>alla vigilia di un primo tentativo d’impennata.</p>



<p>La traversata sarà pesante. In fondo<br>le nostre frasi lo sanno<br>la loro eco sgualcita sotto l’ennesima fodera<br>di oceano di cuoio e lì sempre lo strappo.<br>Lì quel qualcosa d’implacabile<br>che s’impazienta.</p>



<p>*</p>



<p>Una luce affiora sulla scena<br>dove tu giochi col fuoco.<br>E il film si ripete all’infinito<br>ben prima della scrittura del naufragio.<br>E il tormento dell’aria<br>lungo i muri del giardino vibra<br>serrato – toccare la sua pelle toccare la mia paura.</p>



<p>Non è questione – non ancora<br>d’incorporare la cenere.</p>



<p>Vedi. Lo smalto dell’autunno si propaga<br>vicino a questa cosa rara<br>il nostro limpido cuore che batte<br>la nostra limpida collera incrostata<br>al centro dove c’è del vivo dove tu resti<br>– fiume<br>il tuo corpo che fluttua la tua guancia la tua giusta gioia.<br>Per noi tutte.</p>



<p>*</p>



<p>Siamo fungibili<br>tu dici vertiginose<br>con le nostre facce tenebra<br>capigliature e visi<br>prima della violenza. Scudi<br>dall’effigie rovesciata<br>che s’avventura e cola calma.<br>Le nostre facce su una sola effigie.</p>



<p>Un intaglio<br>sotto la luce.<br>Tu dici io mi espongo sono io<br>i miei fianchi il mio fuoco la mia frusta la mia frase.<br>Tu dici siamo tutte – una a una<br>vittime e carnefici.<br>Ciascuna a turno gioia ululante o flagellata.<br>Ciascuna a turno&nbsp;<em>Medusa</em>.</p>



<p>Pace dai mille serpenti assopiti.</p>



<p>*</p>



<p>Restiamo lì a contare i silenzi<br>a domandarci se nevicherà a lungo<br>sulla corteccia le tre tuniche<br>tre tormenti del cuore.<br>Febbraio. Il suo malva inclemente fermerà tutto?</p>



<p>Oceano.<br>L’infinito il levigato attorno a noi.<br>Simula – si direbbe – odore di vento o legature d’oracolo.</p>



<p>Un boato dal sottosuolo ora si propaga<br>a piccole dosi nell’aria.<br>La paura si aggira – come le ossa e le lacrime<br>la senti? Franta ossessionata<br>dalla conquista di una riva.<br>Non importa quale.<br>Dappertutto.</p>



<p>Dappertutto noi siamo le prede.</p>



<p>*</p>



<p>Sotto l’ossatura l’illuminazione.<br>Cuori – da qualche parte<br>come un va e vieni<br>di faville.<br>Troppe domande in un cerchio<br>di ragioni di battiti.</p>



<p>Che effetto fa e perché<br>questa ondata d’improvvisazioni di uccelli.<br>È gioia?<br>Un’offerta impaurita di gioia?</p>



<p>Ancora braci nonostante<br>questi rumori<br>di baci<br>di bestie<br>che curano.</p>



<p>Cullata fra le tombe scavo fuggo.</p>



<p>Traduzione di&nbsp;<strong>Maura Baldini</strong></p>



<p>Da&nbsp;<strong>Denise Desautels</strong>,&nbsp;<em>Sparire</em>, a cura di M. Baldini, Marco Saya Edizioni, 2026</p>



<p><em>*In copertina: Georges De La Tour, “Baro con asso di fiori”, 1630-34</em></p>
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