“Quale timida verità mi riserverai per l’orecchio vigile, attento. Ti attendo ancora, forse da sempre. Fin da quando mi dicesti addio”. Una lettera in ritardo a Cristina Campo
“Compagno Berija, mi rivolgo a Lei per sapere di mio marito e di mia figlia…”. Una lettera di Marina Cvetaeva
“Bisogna non smettere l’amore”. Su una lettera di Marina Cvetaeva
“Io La vedo più distintamente…”. Kafka ci insegna che scriversi è l’avamposto dell’imprevisto
“L’uomo è oggi solo più attivo, non più felice, non più saggio di quanto fosse seimila anni fa”. Una lettera di Edgar Allan Poe
“Per chi suona la campana è uno dei romanzi più mediocri mai scritti, ma non se n’è accorto nessuno perché è di Hemingway”. Una lettera di Charles Bukowski
“Ma più di tutto mi piacciono le elevate strade lungo cui cammino per ore: ogni volta che giro lo sguardo ho la certezza di vedere qualche cosa di meraviglioso e inaspettato”. Friedrich Nietzsche in montagna. Una lettera alla madre
“Qui nevica senza sosta, non accadeva da cento anni, e la proprietaria ha la grazia malinconica di Marlene Dietrich”. Una lettera di Mary McCarthy a Hannah Arendt
“Quella luce rappresenta per me la consumazione dei miei desideri e delle mie esperienze”. Henry Miller in Grecia. Una lettera ad Anaïs Nin
“In Gauguin il sangue e il sesso prevalgono sull’ambizione”. Hanno venduto una lettera di Van Gogh & Gauguin a 210mila euro. Ma quella lettera (un feticcio che potete avere gratis) è una zattera, un monito
“Gli scrittori? Sono scimpanzé attratti dal linguaggio…”. Quando Thomas Pynchon difese Ian McEwan dalle accuse di plagio
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