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	<title>Kurdistan Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Sep 2026 03:52:48 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Se il tuo amore è pioggia”. Sherko Bekas: storia di un manoscritto ritrovato</title>
		<link>https://www.pangea.news/sherko-bekas-poesie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 03:52:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Bianco]]></category>
		<category><![CDATA[Kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Sherko Bekas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ci sono eventi, occasioni e circostanze, volute dal caso e guidate dall’istinto, così incredibili che devono essere raccontati. Onestamente mi chiedo: un ciclostilato ingiallito, un’immagine casereccia che alla prima occhiata sembra una coppa di gelato con una guarnizione di frutta ed un nome (a me) sconosciuto: come han fatto ad incuriosirmi, in mezzo a libri [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ci sono eventi, occasioni e circostanze, volute dal caso e guidate dall’istinto, così incredibili che devono essere raccontati. Onestamente mi chiedo: un ciclostilato ingiallito, un’immagine casereccia che alla prima occhiata sembra una coppa di gelato con una guarnizione di frutta ed un nome (a me) sconosciuto: come han fatto ad incuriosirmi, in mezzo a libri ben più attraenti sulla bancarella del Francese?&nbsp;</p>



<p>Contratto per una bella edizione Guanda di poesie spagnole e un romanzo di Bassani. “E del ciclostilato quanto mi fai?” Omaggio del Francese, dopotutto sono una buona ed assidua cliente.&nbsp;</p>



<p>Leggo.</p>



<p><em>LUME</em></p>



<p><em>In quella notte<br>Dentro il passo di montagna<br>Tutte le luci erano spente.<br>Solo una era accesa,<br>quella del poeta<br>sveglio,<br>accanto alla ferita di una poesia<br>sveglia come lui</em></p>



<p>&nbsp;Brividi.</p>



<p>Mi siedo in un bar per leggermi con calma le brevi note biografiche di <strong>Sherko Bekas</strong> in seconda pagina.</p>



<p><strong>Nasce nel 1940 a Sulaimania, nel Kurdistan iracheno, il padre, anch’egli poeta e patriota curdo, muore nel&nbsp;</strong><strong>ʼ48, segnando l’infanzia di Sherko col dolore e l’estrema povertà.&nbsp;</strong>Intorno ai vent’anni pubblica le sue prime poesie; i suoi temi, l’amore per la sua terra, per il suo popolo e per la libertà gli valgono un mandato di cattura da parte del regime iracheno, per sfuggire al quale si unisce ai partigiani che combattono per l’indipendenza del Kurdistan.</p>



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<p><strong>Dalle montagne continua a scrivere e a lavorare, in clandestinità: poesia</strong>, critica letteraria e, soprattutto informazione. Condannato al confino per tre anni nel sud del paese, riesce a far arrivare clandestinamente i suoi versi al popolo oppresso e ai partigiani: è&nbsp;<em>samizdat</em>, come per Pasternak, Brodskij, Salamov, Achmatova: versi come linfa vitale più forte dei lacci che la vorrebbero disseccare, veri e propri fiumi carsici che sanno trovare da sé strade sotterranee ed uscire alla luce.</p>



<p>Sherko deve lasciare la sua terra, siamo nel 1987 e la sua vita è in pericolo, fugge in Svezia attraverso la Siria, facendo una breve sosta in Italia, prima a Firenze e poi a Torino. La tappa torinese è imprevista e improvvisa, e il poeta viene invitato a una serata di poesia già organizzata per un poeta locale.</p>



<p>Così scrive di quella sera&nbsp;<strong>Laura Schrader</strong>,&nbsp;giornalista e saggista italiana&nbsp;che ha dedicato gran parte della sua carriera a documentare la&nbsp;questione e la resistenza del popolo curdo:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Da un giorno all’altro avevamo preparato un mucchietto di fascicoli con 16 poesie tradotte in italiano e destinate ad essere lette da un attore e offerte al pubblico. I presenti sono emozionati dalla lettura dell’attore. Ma rimangono affascinati quando, inaspettatamente, Sherko le recita in kurdo. Per il suono della sua voce, la forza della sua interpretazione, la forza del suo personale magnetismo, gli ascoltatori sono in delirio. Terminato l’ultimo verso si alzano e corrono verso Sherko tendendogli il libretto”(<a href="applewebdata://BE11BECE-BF84-4C5F-877F-7B7F8880CED6#_ftn1"><strong>[1]</strong></a>)</strong></p>
</blockquote>



<p>E uno di quei libretti, autografati, è qui tra le mie mani, dono del Francese, del mio istinto e del caso, prova tangibile e inconfutabile che la poesia è inarrestabile, e proprio per questo eterna.</p>



<p>Sedici poesie come pane spezzato, da condividere.</p>



<p><strong><em>Daniela Bianco</em></strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="335" height="597" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/images.jpeg" alt="" class="wp-image-108555" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/images.jpeg 335w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/images-168x300.jpeg 168w" sizes="(max-width: 335px) 100vw, 335px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lui è Sherko Bekas</figcaption></figure>



<p><strong>*</strong>*</p>



<p><strong>Dialoghi</strong></p>



<p>Ho posato l’orecchio sopra il cuore<br>della terra: diceva dell’amore&nbsp;<br>che porta, la terra, alla pioggia.<br>L’ho posato sul cuore che fluisce<br>dall’acqua: è la fonte, diceva,&nbsp;<br>l’amore mio, la sorgente.<br>L’ho posato sull’albero: parlava<br>Del suo fitto fogliame, amore suo.<br>Però quando ho accostato&nbsp;<br>il mio orecchio all’amore<br>stesso, che non ha nome,<br>era di libertà&nbsp;<br>che parlava l’amore.</p>



<p>*</p>



<p><strong>Neve di quattro stagioni</strong></p>



<p>Poveri “montanari”,&nbsp;<br>il vostro amore è una neve…<br>una neve di quattro stagioni…<br>Nevica e m’imbianca il verso…<br>Come posso lasciare che cada&nbsp;<br>nel male, e che s’imbronci&nbsp;<br>il nostro cielo con me?<br>E come può ingrigire la polvere nera della rabbia<br>il suo candore bianco?<br>Abbassare la fronte&nbsp;<br>per rispetto all’HALGURT dei vostri cuori?<br>Non c’è vita in me, se non esplode il tempo<br>di quella vostra neve, ma non voglio<br>se non in quella neve<br>morire</p>



<p>*</p>



<p><strong>Paragoni</strong></p>



<p>È venuta la storia e ha misurato<br>la sua statura con quella<br>delle tue pene: due o tre dita meno<br>è cresciuta, sì, la storia….<br>E quando il mare ha voluto<br>misurare con le tue le sue profonde ferite,<br>ecco, ha gridato il mare<br>al soccorso, ché in te<br>faceva il mare naufragio</p>



<p>*</p>



<p><strong>La neve</strong></p>



<p>Ero bambino<br>e il tuo amore era&nbsp;<br>come una pallina di neve<br>piccola come quella del ping pong<br>e sono passati giorni<br>e ora guardo<br>più scendono gli anni<br>la pallina di neve rotola<br>e scende<br>e s’ingrandisce<br>e verrà il giorno,<br>mio triste paese,<br>in cui il mio cuore non sopporterà il peso<br>di una montagna di neve,<br>e tranquillamente so<br>che sarò ucciso con la mano<br>del tuo immenso amore,<br>patria mia</p>



<p>*</p>



<p><strong>La mia infanzia</strong></p>



<p>Mi ricordo<br>a distesa d’occhio<br>neve e neve<br>tutto<br>bianco, bianco<br>tranne il vestito nero di mia madre:<br>quella era la mia infanzia.</p>



<p>*</p>



<p><strong>Contare</strong></p>



<p>Se puoi contare&nbsp;<br>Le foglie di quei giardini<br>Se puoi contare<br>Tutti i pesci grandi e piccoli<br>In quel fiume che scorre davanti a te<br>E se puoi contare&nbsp;<br>Tutti gli uccelli nel tempo delle migrazioni<br>Dal Nord al Sud<br>E dal Sud al Nord<br>Allora ti prometto che io conterò<br>I martiri del mio paese Kurdistan&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><strong>Il grido</strong></p>



<p>Quando è venuta l’alba<br>quando è venuta la prima luce<br>e ha toccato le spalle delle vette<br>per svegliarle<br>allora era già ritornato dalla vetta<br>l’uccello della poesia<br>e continuava<br>a cantare sulla neve della carta<br>sul mio tavolo</p>



<p>*</p>



<p><strong>La morte</strong></p>



<p>Quando muore una foglia&nbsp;<br>muore una delle mie lettere,<br>quando muore una sorgente&nbsp;<br>muore una mia parola, quando muore un giardino<br>muore parte dei miei scritti.<br>Ma quando tu, ragazzina<br>di dieci anni&nbsp;<br>sei caduta<br>morta<br>sono morte&nbsp;<br>dieci e dieci delle mie poesie</p>



<p>*</p>



<p><strong>L’Eufrate</strong></p>



<p>Spesso viene l’Eufrate<br>tossendo<br>e si siede accanto a me<br>toccando le onde della sua barba con la mano<br>dicendo:<br>delle poesie<br>quello che rimane fino alla fine<br>è la mia acqua<br>e le poesie&nbsp;<br>che non dimenticano i poveri.</p>



<p>*</p>



<p><strong>L’amore</strong></p>



<p>Se il tuo amore è pioggia<br>io sono fermo, sotto:<br>se il tuo amore è fuoco<br>io sono caduto sulla fiamma,<br>amore di Kurdistan.<br>Le mie poesie dicono<br>finché la pioggia e il fuoco esisteranno<br>NIENTE MORTE, VIVRO’.</p>



<p>*</p>



<p><strong>Speranza</strong></p>



<p>Alla fine della notte<br>tutte le notti&nbsp;<br>mormoro alla mia penna:<br>se il lume della mia poesia<br>non si accende<br>che con il sangue di un nuovo martire,<br>allora<br>che siano paralizzate le mie mani,<br>che diventi cieco<br>perché la gente possa vivere<br>ed io morire.</p>



<p>*</p>



<p><strong>La cavalletta</strong></p>



<p>Una cavalletta si è arrampicata<br>sulla spalla di una nuvola di fumo<br>e ha scritto sulla faccia della notte:<br>vietato alla pioggia passare<br>da ora in poi.<br>Allora le nuvole si sono alzate sulle vette più alte<br>e hanno scritto<br>la loro risposta&nbsp;<br>sul cielo del mattino<br>con i lampi<br>e i torrenti</p>



<p>*</p>



<p><strong>In un bosco</strong></p>



<p>Scese l’oscurità<br>E il leone pensò<br>Come assalire il giorno dopo la tigre vicina<br>Mentre la tigre&nbsp;<br>Pensava come fare<br>Per uccidere una volpe e scuoiarla il giorno dopo<br>E la volpe pensò&nbsp;<br>Come arrivare al nido<br>Sul muro<br>Per mangiare i piccoli dei piccioni<br>Mentre la stupidità<br>Pensava<br>Come poter<br>Fare la pace tra i cacciatori<br>Gli uccelli<br>E tutti gli animali del bosco.<br>Come potrà?</p>



<p>*</p>



<p><strong>La Vita</strong></p>



<p>Quella cella dove<br>Hanno ucciso la luna<br>È stata invasa dal sole<br>E quel fiume che ha inghiottito il ruscello<br>È stato ricoperto dal mare</p>



<p>*</p>



<p><strong>Pianto</strong></p>



<p>Perché piange quella foresta?<br>Forse ha perso un altro albero giovane<br>Forse l’alluvione della scorsa notte<br>Ha rapito una giovane betulla.<br>Forse ha saputo<br>Dell’uccisione di uno stormo<br>Di uccelli?<br>No… non per questo<br>Perché sa<br>Che da domani sarà sola<br>Quando il suo villaggio<br>Da mille e mille anni amato<br>Sarà deportato dalle vette dei monti<br>Verso valle</p>



<p><strong>Sherko Bekas</strong></p>



<p><em>*In copertina: Jean-Léon Gérôme, Marche au désert, 1870</em></p>



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<p><a href="applewebdata://BE11BECE-BF84-4C5F-877F-7B7F8880CED6#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;Il testo integrale di Laura Schrader è reperibile qui:&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.panoramakurdo.it/2024/08/10/un-ricordo-di-sherko-bekas-poeta-curdo/">https://www.panoramakurdo.it/2024/08/10/un-ricordo-di-sherko-bekas-poeta-curdo/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/sherko-bekas-poesie/">“Se il tuo amore è pioggia”. Sherko Bekas: storia di un manoscritto ritrovato</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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