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	<title>Joaquin Phoenix Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Mon, 10 Feb 2020 08:57:23 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Nessuno ha il diritto di dominare sul prossimo, impunemente”. Il discorso di Joker (Joaquin Phoenix) agli Oscar</title>
		<link>https://www.pangea.news/joaquin-phoenix-oscar-discorso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Feb 2020 08:52:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Joaquin Phoenix]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Academy il miglior attore è lui. Joker a Hollywood: pare un paradosso, l’etica del ‘mostro’ nel luogo della norma. Joaquin Phoenix piglia la statuetta dello zio Oscar dopo quattro candidature – la prima per “Il gladiatore”, un’era cinematografica fa. Nel 2009, per lo stesso ruolo – Joker, appunto – benché secondario – “miglior attore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Secondo l’Academy il miglior attore è lui. Joker a Hollywood: pare un paradosso, l’etica del ‘mostro’ nel luogo della norma. Joaquin Phoenix piglia la statuetta dello zio Oscar dopo quattro candidature – la prima per “Il gladiatore”, un’era cinematografica fa. Nel 2009, per lo stesso ruolo – Joker, appunto – benché secondario – “miglior attore non protagonista” – l’Oscar è andato, postumo, a Heath Ledger. Joaquin, classe 1974, ha vinto, interpretando Joker, tutti i premi possibili; sul palco, maneggiando la statuetta, <a href="https://www.theguardian.com/film/2020/feb/10/joaquin-phoenixs-oscars-speech-in-full" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ha fatto un discorso interessante.</a> (Qui ne diamo la traduzione). L’idea ecologista, non proprio originale, si salda su una vita autentica, ‘maledetta’, sigillata dalla frase del fratello di Joaquin, River, talento assoluto, morto a 23 anni. In quanto Joker, avrebbe potuto inneggiare all’arroganza dell’estro contro il placido quotidiano, al morso rispetto all’abbraccio. Amen. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>***</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-73284 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/02/phoenix-300x188.jpg" alt="" width="405" height="254" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/phoenix-300x188.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/phoenix.jpg 738w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" />Non ho altro che la gratitudine, ora. Non mi sento migliore di nessuno dei colleghi che sono stati nominati,</strong> non sono migliore di chi che è in questa sala, perché siamo congiunti dallo stesso amore, l’amore per il cinema. Il cinema, questa forma di espressione, mi ha concesso una vita straordinaria. Non so dove sarei senza di essa. Ma credo tuttavia che il dono più grande sia l’opportunità di dare voce ai senza voce. Ho pensato ad alcuni dei problemi più angoscianti che abbiamo vissuto, collettivamente. Ci siamo fatti sentire come sostenitori di cause differenti, eppure io vedo una causa comune. Penso che se parliamo di diseguaglianza di genere, di razzismo, di diritti per gli omosessuali, gli indigeni, gli animali, parliamo sempre e comunque di lotta contro l’ingiustizia. <strong>Parliamo, cioè, di una lotta contro la certezza che una nazione, un popolo, una razza, un genere, una specie abbia il diritto di dominare e usare e controllare le altre impunemente. </strong>Siamo dissociati dal mondo naturale. Molti sono colpevoli di una visione egocentrica, crediamo di essere al centro dell’universo. Deprediamo la natura delle sue risorse. <strong>Ci sentiamo in diritto di inseminare artificialmente una mucca, di rubargli il figlio, nonostante le sue grida di dolore siano inconfondibili. Prendiamo il suo latte, destinato al vitello, lo mettiamo nel caffè, vi tuffiamo i cereali.</strong> Temiamo l’idea di un cambiamento perché pensiamo di dover sacrificare qualcosa, di rinunciare a qualcosa. Ma gli esseri umani, nella migliore delle loro possibilità, sono così creativi che possono inventare e sviluppare modi di vita che diano beneficio a tutti gli esseri senzienti e all’ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono stato un mascalzone per tutta la vita, sono stato un egoista. A volte sono stato crudele, sono stato un uomo insopportabile e ringrazio chi in questa stanza mi ha dato una seconda possibilità. </strong>Questo è l’uomo al suo meglio: sostiene il prossimo. Non dobbiamo annientarci per i nostri errori, ma aiutarci a vicenda, per crescere. Educarci a vicenda, guidandoci verso la redenzione. Quando aveva 17 anni mio fratello River scrisse questa frase: “affrettati ad aiutare con amore, la pace seguirà”.</p>
<p><strong><em>Joaquin Phoenix</em></strong></p>
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		<title>“Che ci faccio qui? Vengo a essere terribile”: Joker lo ha inventato Victor Hugo</title>
		<link>https://www.pangea.news/joker-victor-hugo-luomo-che-ride/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2019 04:23:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le immagini di Conrad Veidt che interpreta Gwynplaine, con il viso deformato dal riso, pittato di bianco, come un clown, sono impressionanti per forza profetica. Veidt è stato attore fenomenale: ha recitato ne Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene, in Satana di Murnau, pure in Casablanca. Nel 1928 è il protagonista de L’uomo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le immagini di Conrad Veidt che interpreta Gwynplaine, con il viso deformato dal riso, pittato di bianco, come un clown, sono impressionanti per forza profetica.</strong> Veidt è stato attore fenomenale: ha recitato ne <em>Il gabinetto del dottor Caligari </em>di Robert Wiene, in <em>Satana</em> di Murnau, pure in <em>Casablanca</em>. Nel 1928 è il protagonista de <em>L’uomo che ride</em>, il film muto di Paul Leni, ed è lui il prototipo di <em>Joker</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="https://fr.wikipedia.org/wiki/L%27Homme_qui_rit" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>L’uomo che ride </em></a>è un romanzo di Victor Hugo: pubblicato da Albert Lacroix nel 1869, 150 anni fa, negli anni dell’esilio, a Guernesey, politicamente infelici ma artisticamente decisivi</strong> (<em>I miserabili </em>escono nel 1862, <em>I lavoratori del mare </em>nel 1866). Il romanzo ha una velocità cinematografica inesorabile (in effetti, sono svariate le rese filmiche del libro, l’ultima nel 2012, con Gérard Depardieu ed Emmanuelle Seigner), ed è straordinario, fatte sparire le mastodontiche parentesi moraleggianti di Hugo. “Rimbaud parlava dei <em>Miserabili</em> come di un ‘vero poema’. Amava anche <em>L’uomo che ride</em>… <strong><em>L’uomo che ride</em> è il più nero dei romanzi neri, e ciò in un senso che supera ampiamente il significato ‘gotico’ del termine”,</strong> scrive Jean Gaudon nell’edizione Mondadori del libro, per la traduzione di Donata Feroldi. Certamente, questo è un romanzo eccessivo scritto per dire l’eccedenza, il mostro.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-71191 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/11/man-210x300.jpg" alt="" width="259" height="370" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/man-210x300.jpg 210w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/man.jpg 700w" sizes="(max-width: 259px) 100vw, 259px" />Gwynplaine, “l’uomo che ride”, il mostro, è equivalente a Joker nell’aspetto, opposto nel sentimento. “La natura era stata prodiga di favori con Gwynplaine. Gli aveva dato una bocca che gli arrivava alle orecchie</strong>, due orecchie che si piegavano fin sopra gli occhi, un naso deforme… Gwynplaine era un saltimbanco… Era ridendo che Gwynplaine faceva ridere… il riso di Gwynplaine era eterno… I suoi capelli erano stati tinti di ocra” (all’ocra va sostituito il verde e ci siamo, la maschera è la stessa). Per certi versi, il personaggio di Victor Hugo è simile al Joker interpretato da Joaquin Phoenix: entrambi sono degli scarti della società, degli umiliati. <strong>Gwynplaine è un bimbo abbandonato a rapito dai <em>comprachicos</em>, “compra-creature”, che “facevano commercio di bambini. Li compravano e li vendevano… e che ne facevano di questi bambini? Dei mostri. </strong>Perché? per ridere. Il popolo ha bisogno di ridere, i re anche. Ai crocicchi ci vuole il guitto; nelle regge ci vuole il buffone”. Questo è l’obbiettivo ‘sociale’ di Hugo: mettere gli occhi nella tratta dei bambini. Bambini deformati. Usati come clown. Venduti per rabbonire le voglie dei ricchi. A Gwynplaine, fin da infante, hanno forzato il sorriso, perché sorridesse per sempre, pur trapiantato nel soffrire.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un’altra affinità nella trama legittima. Nel film di Todd Phillips si suggerisce che – pur per delirio onirico – Joker/Arthur Fleck sia il figlio di Thomas Wayne, il plurimiliardario, il re della città, scaricato alla periferia del vivere. <strong>Allo stesso modo, Gwynplaine, cacciato a dieci anni dai rubabambini (“Il bambino rimase immobile sullo scoglio, con lo sguardo fisso. Non chiamò. Non implorò… Si sarebbe detto che capiva. Come? Cosa capiva? L’ombra”),</strong> si scopre essere il figlio di un pari d’Inghilterra.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Hugo, con sottile avvenenza stilistica, spinge sulla perversione. L’azione del romanzo mostra il ‘mostro’ a 25 anni. Una ricca, seducente nobildonna vuole copulare con l’orrore. Il capitolo <em>Eva</em> è un esercizio barocco nell’ambito del conturbante. “Una donna nuda è una donna armata… Era una prostituta? Era una vergine? Tutt’e due. Da quella bellezza sprigionava il bagliore dell’inaccessibile”. L’amore per l’efferatezza, l’eros degli inferi, è filosofeggiato da Hugo, che così fa dire alla bella: <strong>“Vicino a te mi sento degradata, che gioia!&#8230; Decadere è riposante. Sono così satura di rispetto che ho bisogno di disprezzo… Ti amo non solo perché sei deforme, ma perché sei abietto. Amo il mostro e amo l’istrione.</strong> Un amante umiliato, schernito, grottesco, orribile, esposto alle risa su quella gogna chiamata teatro, tutto questo ha un gusto straordinario. È come addentare il frutto dell’abisso. Un amante infamante, che cosa squisita”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<figure id="attachment_71192" aria-describedby="caption-attachment-71192" style="width: 266px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-71192" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/11/joker-229x300.jpg" alt="" width="266" height="348" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/joker-229x300.jpg 229w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/joker.jpg 762w" sizes="(max-width: 266px) 100vw, 266px" /><figcaption id="caption-attachment-71192" class="wp-caption-text">Conrad Veidt nel film di Paul Leni, &#8220;L&#8217;uomo che ride&#8221; (1928)</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, “l’uomo che ride” – e di cui tutti ridono, ridendo, in realtà, della propria abitudine alla crudeltà, della propria intima mostruosità – non rivolge in rabbia l’ansia. Condotto dall’amore per Dea, una ragazza cieca che ha raccolta, neonata, da una madre morta di stenti, Gwynplaine, il Joker di Victor Hugo, non diventa criminale. Non uccide – si uccide, semmai. Quando accede alla Camera dei Lord, però, Gwynplaine s’accende al verbo, dice tutto ciò che intende il Joker di Joaquin: “Che ci faccio qui? Vengo a essere terribile. <strong>Sono un mostro, voi dite. No, sono il popolo. Sono un’eccezione? No, sono come chiunque. L’eccezione siete voi. Voi siete la chimera, io sono la realtà. Io sono l’Uomo. Sono lo spaventoso Uomo che Ride. Ride di cosa? Di voi. Di se stesso. Di tutto. Cos’è il suo riso? Il vostro delitto e il suo supplizio. Io rido, che vuol dire: io piango…</strong> <strong>Questo riso esprime la desolazione universale.</strong> Questo riso significa odio, silenzio forzato, rabbia, disperazione. Questo riso è il frutto delle torture… Io rappresento l’umanità così come l’hanno fatta i suoi padroni. L’uomo è mutilato. Quello che hanno fatto a me, l’hanno fatto al genere umano”. Nonostante la retorica titanica (“Tremate. Si avvicinano soluzioni incorruttibili, le unghie tagliate ricrescono, le lingue strappate prendono il volo e diventano lingue di fuoco sparse al vento nelle tenebre e urlano nell’infinito; gli affamati mostrano i loro denti inattivi, i paradisi costruiti sugli inferi vacillano, si soffre, si soffre, si soffre, e ciò che è in alto tentenna e ciò che è in basso si schiude…”), Gwynplaine è sommerso dalle risa dei Lord, dall’infamia – e si perde, perdendo tutto, in una cupezza totale. Le sue parole, raccolte 150 anni dopo da Joker, però, danno avvio alla rivalsa. (d.b.)</p>
<p>*<em>In copertina: Joaquin Phoenix nel &#8220;Joker&#8221; di Todd Phillips</em></p>
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		<title>Joker è un grido, Joker è un Che Guevara psicotico, Joker ci ricorda che siamo tutti responsabili, Joker non è il film dell’anno, è già storia del cinema</title>
		<link>https://www.pangea.news/joker-recensione-dejanira-bada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 06:12:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Dejanira Bada]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Joaquin Phoenix]]></category>
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		<category><![CDATA[Todd Phillips]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È già un cult. Il regista Todd Phillips ha descritto la follia e il disagio come pochi altri hanno saputo fare. Eppure, il titolo di un articolo del Secolo XIX del 6 ottobre è: “Non parlate bene di Joker perché Joker è il male”. Non sto neanche a riportarvi l’articolo, andate a leggervelo, e scoprirete [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/joker-recensione-dejanira-bada/">Joker è un grido, Joker è un Che Guevara psicotico, Joker ci ricorda che siamo tutti responsabili, Joker non è il film dell’anno, è già storia del cinema</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È già un cult.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il regista Todd Phillips ha descritto la follia e il disagio come pochi altri hanno saputo fare. Eppure, il titolo di un articolo del <em>Secolo XIX</em> </strong>del 6 ottobre è: <a href="https://www.ilsecoloxix.it/cultura-e-spettacoli/2019/10/06/news/non-parlate-bene-di-joker-perche-il-joker-e-il-male-1.37693727" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Non parlate bene di <em>Joker</em> perché <em>Joker</em> è il male”.</a> Non sto neanche a riportarvi l’articolo, andate a leggervelo, e scoprirete un bigottismo disarmante, un’incapacità di empatia da far accapponare la pelle. In poche parole: il timore che trapela da quelle righe è che ora orde di ragazzini comincino ad andare in giro vestiti da pagliaccio ammazzando tutti, giustificati dal povero e incompreso Arthur/Joker.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-70610 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/poster1-203x300.jpg" alt="" width="242" height="358" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/poster1-203x300.jpg 203w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/poster1-768x1138.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/poster1-691x1024.jpg 691w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/poster1.jpg 810w" sizes="(max-width: 242px) 100vw, 242px" />Ma il punto è proprio questo: come fai a non impazzire se in famiglia subisci violenza, se la società ti rigetta come un organo trapiantato, se nessuno è gentile con te,</strong> se nessuno ti ama, se tutti ti trattano male, se non hai mai ricevuto un abbraccio, un po’ di amore, un po’ di comprensione?</p>
<p style="text-align: justify;">Joker rappresenta tutto quello che si rischia di diventare se i genitori hanno sbagliato e se la società non ti aiuta a curarti ed elaborare i tuoi traumi perché non hai soldi, perché magari oltre a essere stato abusato, sei pure povero, e lo Stato mica ti aiuta a risollevarti, mica ti passa lo psicologo o i farmaci gratis, no, <strong>ti rigetta, ti mastica e ti sputa, e poi s’incazza e ti rinchiude se non ti comporti come vogliono loro.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Joker</em> è un film d’autore, il film che avrebbe dovuto fare Lars Von Trier al posto de <em>La Casa di Jack</em>. Perché è così che si parla di disagio, di follia, di alienazione. <strong>E sì, mi spiace per Heath Ledger, che c’è pure impazzito davvero per entrare nella parte di Joker, ma Phoenix è davvero monumentale, spaventosamente ed esageratamente bravo.</strong> L’Oscar sarebbe troppo poco. Questo è un film serio, non un fumetto, e non a caso ha già vinto il Leone d&#8217;oro a Venezia. <em>Joker</em> è solo un pretesto per trattare temi di cui si parla sempre meno, in una società sempre più individualista.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Joker siamo noi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Joker non vuole cambiare il mondo, e quella che innesca a Gotham è una rivolta di cui è motore inconsapevole. <em>Joker</em> non è un film politico, anche se alcuni l’hanno voluto leggere così. Joker vorrebbe solo liberarsi dal dolore che ha dovuto subire. <strong>È un antieroe, non un messia, ma il popolo ha bisogno di simboli, e si aggrappa a lui con la disperazione di chi non ha figure di riferimento. Joker è un Che Guevara psicotico.</strong> E allora va bene anche un assassino pur di cambiare le cose, pur di cambiare la propria condizione.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La follia ha sempre il suo fascino, come la morte, e questo è un film che conquisterà i giovani di tutto il mondo, è vero, perché parla soprattutto agli adolescenti e al loro malessere, e a chi è adulto ma non è morto dentro, inglobato da un sistema che ci vuole sempre sorridenti e mai depressi e incazzati. <strong>È un film che risveglia la coscienza a chi ne ha ancora una, a chi non è già in attesa di morire come fosse alla fermata del bus,</strong> a chi è stufo di abbassare sempre la testa e subire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questo Joker si trasforma in una specie di giustiziere che ricorda un po’ anche <em>Il Corvo</em>, un cult anche questo, ma pur sempre un film di serie B. Qui invece abbiamo a che fare con un film di serie A,</strong> che eleverà Joaquin Phoenix tra i miti del cinema senza neanche aver bisogno di morire, come invece è accaduto a Lee e a Ledger.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Joker</em> è il moderno <em>Qualcuno volò sul nido del cuculo</em>, ma pure meglio, e il finale ricorda un po’ quello di <em>Mommy</em> di Xavier Dolan: ospedale psichiatrico, un corridoio, una camminata che porta lontano, ma una scelta conclusiva completamente diversa, e che ci ricorda solo qui che Joker nasce da un fumetto.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-70611 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/poster2-200x300.jpg" alt="" width="260" height="391" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/poster2-200x300.jpg 200w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/poster2-768x1152.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/poster2-683x1024.jpg 683w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/poster2.jpg 800w" sizes="(max-width: 260px) 100vw, 260px" />È così che si dovrebbe trattare il disagio psichico. È con compassione che bisognerebbe guardare l’altro, anche il matto, anche l’assassino. È prendere anche le parti di Caino. È essere sempre e comunque contro la pena di morte</strong>, perché dietro al condannato c’è una persona, e con essa la sua guerra con la vita, con i mostri, con la solitudine, con il sistema, con i genitori che se non ti stuprano e picchiano, ti trattano di merda.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora devi uccidere tua madre per provare a sopravvivere, noi metaforicamente, Joker veramente.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo film ha la capacità di farti provare empatia per Arthur, e all’inizio fa paura, perché tutti nascondiamo un lato d’ombra e siamo un po’ matti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I nostri ragazzi possono diventare come lui se non vengono aiutati, amati e protetti. È questo che spaventa gli adulti, è questo che è difficile ammettere: ammettere le proprie colpe di adulti.</strong> Gli assassini, i killer, gli psicopatici, se non nascono con una patologia mentale, all’inizio sono bambini normali, che hanno solo bisogno di serenità, e se questa non gli viene data, rischiano di essere danneggiati psicologicamente, è un dato di fatto, è realtà, ma è più comodo fare gli struzzi e dare del pazzo a qualcuno senza conoscere la sua storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando poi Joker supera quel limite sottile tra follia e normalità, allora il ragazzo che vede il film può provare sgomento oppure rimanerne affascinato, ma l’adulto, se è un adulto risolto che si può davvero chiamare adulto, comincia a provare empatia e pietà per quest’uomo ignorato da tutti. E allora vorresti abbracciarlo, vorresti essere il suo psicologo, vorresti dargli amore e ascolto e provare a salvarlo, invece di insultarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">E la folla che lo acclama nel finale, è la società tutta che si rivolta al dolore, alla sottomissione, all’ingiustizia, all’indifferenza del mondo. È l’emblema dell’infelicità del presente, perché se ci guardassimo in profondità in massa, realizzeremmo quella rivolta che molti aspettano da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sì, forse <em>Joker</em> è anche un film politico. E cazzo, vien da dire: possibile che si debbano usare sempre le maniere forti per farsi notare? E poi ci stupiamo se i ragazzi si drogano per attirare l’attenzione. Dovremmo ringraziarli se si accaniscono solo contro se stessi e non cominciano a dare fuoco a tutto. </strong>Perché è più conveniente che i nostri figli si suicidino piuttosto che diventino degli assassini, vero? E infatti <em>Joker</em> ha la stessa durezza psicologica di <em>Requiem for a dream</em>, un onesto e durissimo film sulla droga, che ti prende lo stomaco e te lo mangia crudo, altro che <em>Trainspotting</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché se tra le mura domestiche non c’è armonia, e se fuori la società ti tratta come un topo di fogna, di cui peraltro Gotham è invasa fin dai primi fotogrammi, solo perché non ridi quando bisognerebbe ridere, il risultato è il ghigno e la perfidia di Joker,</strong> un puro trattato di psichiatria in pellicola, il manifesto del dolore di un uomo che voleva solo amore, e che alla fine fa pure commuovere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Joker</em> fa male dentro perché ci ricorda che siamo in parte responsabili di ciò che sceglieranno i nostri figli e quindi degli adulti che diventeranno.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Joker</em> è un monito, un grido d’aiuto inascoltato.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Joker</em> non è il film dell’anno, è già storia del cinema.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dejanirabada.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Dejanira Bada</em></strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La più grande delusione cinematografica dell’anno: “Joker”. (Fidatevi, Heath Ledger e Jack Nicholson sono meglio di Joaquin Phoenix)</title>
		<link>https://www.pangea.news/joker-film-recensione/</link>
		
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		<pubDate>Fri, 04 Oct 2019 11:13:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A volte gli inglesi sono stupefacenti. Mentre il resto del pianeta adora il sole loro, cinicamente, riducono l’astro a un biscotto da consumarsi con il tè, alle cinque. Disintegrano i falsi miti, intendo, fanno a pezzi le leggende facili. Così, mentre la maggior parte della stampa applaude al “Joker” di Todd Phillips, s’inchina davanti all’interpretazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>A volte gli inglesi sono stupefacenti. Mentre il resto del pianeta adora il sole loro, cinicamente, riducono l’astro a un biscotto da consumarsi con il tè, alle cinque. Disintegrano i falsi miti, intendo, fanno a pezzi le leggende facili. Così, mentre la maggior parte della stampa applaude al “Joker” di Todd Phillips, s’inchina davanti all’interpretazione da Coppa Volpi di Joaquin Phoenix, l’acido Peter Bradshaw mette tutti a posto scrivendo un pezzo dal titolo roboante: <a href="https://www.theguardian.com/film/2019/oct/03/joker-review-joaquin-phoenix-todd-phillips" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Joker, the most disappointing film of the year”</a>, assegnando al film due stellette sulle cinque disponibili. Ora, Bradshaw, noto per i suoi gusti snob – nel 2012 ha stilato la sua personale lista dei migliori film: insieme a “Toro scatenato”, “The Addiction”, “Io e Annie”, “Andrej Rubl</em><em>ëv” e “In the Mood for Love”, ha piazzato “Narciso nero” e “Sangue blu”… – è da vent’anni il critico cinematografico di riferimento del “Guardian”. In questo caso, come sempre, il punto non è stroncare a casaccio o colpire il fegato per gioco, ma far agire il cervello. Meglio, dunque, ragionare intorno a pensieri controcorrente. </em></p>
<p style="text-align: justify;">**</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-70522 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/IMG_1616-238x300.jpg" alt="" width="263" height="332" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/IMG_1616-238x300.jpg 238w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/IMG_1616-768x967.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/IMG_1616-814x1024.jpg 814w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/IMG_1616-1320x1661.jpg 1320w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/IMG_1616-100x125.jpg 100w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/IMG_1616.jpg 1500w" sizes="(max-width: 263px) 100vw, 263px" />La più grande delusione dell’anno è dunque arrivata.</strong> Emerge, elevata alla fama, come la ragazza dei tulipani dei festival, ricca di premi, un tocco aristocratico sulla cultura pop. L’anno scorso abbiamo avuto la solenne versione di <em>Suspiria</em> secondo Luca Guadagnino, ora è il <em>Joker </em>del regista e co-sceneggiatore Todd Phillips: un nuovo mito delle origini per il più famoso avversario di Batman.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Joaquin Phoenix è Arthur Fleck, patetico perdente e anima solitaria a Gotham City, in un tempo imprecisato dei primi Ottanta. Arthur è stato ricoverato in una clinica psichiatrica, ma ora gli è concesso di vivere con l’anziana madre, Penny (Frances Conroy), nel suo squallido appartamento. Il povero Arthur soffre di una condizione neurologica instabile: ogni tanto, nei momenti più inopportuni, scoppia in risate stridenti. Ha una cotta per la vicina di casa single, Sophie (Zazie Beetz), vorrebbe diventare un comico televisivo come il suo adorato mito, Murray Franklin (Robert De Niro), ma gli riesce soltanto di trovare lavoro come clown. <strong>Un giorno, quando le umiliazioni sono diventate insopportabili, disperato per l’ennesimo attacco di bullismo, Arthur piglia la pistola e scopre che il suo talento non è per la commedia ma per la violenza. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Phillips ha già diretto un film con un personaggio poco divertente e un poco idiota: Alan in <em>Una notte da leoni</em>, interpretato da Zach Galifianakis. Ecco, mi domando come sarebbe stato Joker interpretato da Galifianakis. Voglio dire: Phoenix non ci toglie dalla testa il fatto che Joker dovrebbe essere sexy. Per il resto, c’è la bella scenografia di Mark Friedberg, alcune straordinarie immagini di Lawrence Sher, <strong>una interpretazione decisa di Phoenix, che tuttavia non assurge ai livelli raggiunti in <em>The Master </em>di Paul Thomas Anderson. Il film regge fino alla terribile vendetta di Joker attuata in metropolitana, una eco, probabilmente, alla famigerata azione di Bernhard Goetz del 1984</strong> – ma Phillips è ben attento a non connotarla come un gesto razzista. Dopodiché, il film risulta noioso, ed è forzato il legame tra Joker e l’etica anticapitalista. La carriera criminale di Joker, poi, termina in modo imbarazzante.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il film si riferisce a pellicole come <em>I giustizieri della notte </em>e <em>Il braccio violento della legge</em>, forse anche un po’ a <em>Star Wars</em>, <strong>ma è soprattutto un laborioso, inutile omaggio al classico di Scorsese/De Niro, <em>Re per una notte</em>, con una spruzzata di <em>Taxi Driver</em></strong>, ovviamente non toccando quei vertici.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Le genesi di questo Joker è matura, per nulla fumettistica, paragonata, ad esempio, al truffatore interpretato da Jack Nicholson nel <em>Batman</em> di Tim Burton, che cade in una vasca piena di acido per trasformarsi in un criminale dalla pelle pallida, i capelli verdi e il sorriso sghembo. Non c’è motivo per cui il Joker elaboratamente vintage di Phoenix non debba essere paragonato <strong>al potente e enigmatico Joker interpretato da Heath Ledger ne <em>Il cavaliere oscuro </em>di Christopher Nolan. Il fatto è che a un certo punto nel mondo del fumetto devi fare ingresso e Ledger è più capace</strong> perché non è appesantito da troppi dettagli realistici, è perfetto nella grandiosa ironia del noir, e non deve sorreggere da solo la fortuna del film. Questo <em>Joker</em> dura un atto solo, il primo. Il film, nel complesso, è disperatamente serio e assai superficiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Peter Bradshaw</em></strong></p>
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