<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Cannibale Archivi - Pangea</title>
	<atom:link href="https://www.pangea.news/tag/il-cannibale/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pangea.news/tag/il-cannibale/</link>
	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Feb 2018 14:33:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.8</generator>
	<item>
		<title>Il racconto del giorno: “Responsabilità”, ovvero, “puoi permetterti qualsiasi cosa, compresa una vita segreta”</title>
		<link>https://www.pangea.news/racconto-del-giorno-responsabilita-ovvero-puoi-permetterti-cosa-compresa-vita-segreta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 14:33:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Cannibale]]></category>
		<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Abel Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[bambino]]></category>
		<category><![CDATA[down]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolò Locatelli]]></category>
		<category><![CDATA[Pangea]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Violenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=59613</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un due tre, si parte. Armatevi di carta&#38;penna, a sfidare i marosi del vostro cuore, le Amazzonie che si spalancano appena oltre il confine dell’intestino tenue. “Pangea” diventa palestra di scritture. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti della Scuola Holden di Torino di costruire una redazione parallela. Un laboratorio di follie. Simile a una mongolfiera. All’opificio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/racconto-del-giorno-responsabilita-ovvero-puoi-permetterti-cosa-compresa-vita-segreta/">Il racconto del giorno: “Responsabilità”, ovvero, “puoi permetterti qualsiasi cosa, compresa una vita segreta”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Un due tre, si parte. Armatevi di carta&amp;penna, a sfidare i marosi del vostro cuore, le Amazzonie che si spalancano appena oltre il confine dell’intestino tenue. “Pangea” diventa palestra di scritture. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti della Scuola Holden di Torino di costruire una redazione parallela. Un laboratorio di follie. Simile a una mongolfiera. All’opificio di un alchimista. Che si chiama <strong>Il Cannibale</strong>. Perché? Perché la scrittura è sempre ‘cannibale’, cioè, divora la vita. Saranno loro, questi baldi scrittori intrisi di futuro, a leggere e a giudicare i vostri racconti. Che potete inviare qui: </em>info@pangea.news.</p>
<div></div>
<div id="quads-ad3" class="quads-location quads-ad3">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’esatto contrario di chi pensa che sia possibile insegnare qualcosa</strong></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">“Il Cannibale” rappresenta l’esatto contrario della volontà di qualsiasi becchino legato alla mercificazione editoriale. Qui sono ammessi racconti, critiche e recensioni (anche extra-letterarie), e soprattutto lampi d’identità: perché scrivere? È possibile inviare racconti o proporre spunti di qualsiasi tipo: saranno letti e analizzati dalla nostra redazione di giudiziosi sfaticati e successivamente – se considerati meritevoli – pubblicati su<em>Pangea</em>. Eventualmente e a vostra richiesta potrete firmare con uno pseudonimo: grazie alla scrittura si può essere trasparenti, mettere al centro la propria idea – che è parallela alla persona, ma più importante – e lasciare che il contenuto rimanga in primo piano, libero e sanguinario come il selfie di un cannibale nella homepage di Facebook. “Il Cannibale”, dopotutto, è l’esatto contrario di chi pensa che sia possibile insegnare qualcosa. (<em>Nicolò Locatelli</em>)</p>
<p>*</p>
<p><strong>Responsabilità</strong></p>
<p>Appena sveglio siete tu e il passato. Te ne senti responsabile solo per un attimo, poi saresti già pronto a ricominciare. Da anni porti avanti un’abitudine di cui ti vergogni profondamente, anche se sei l’unico a conoscerla fino in fondo.</p>
<p>Qual è stata la prima volta in cui hai ceduto? Non puoi ricordartelo, in quei momenti l’istinto animale ti demolisce l’autocontrollo e quella sottospecie di atto d’amore diventa, al massimo, un rito tribale che riconosci diffuso come un qualcosa da eliminare. Ma il tuo è un bisogno primario.</p>
<p style="text-align: justify;">L’appuntamento di ogni martedì davanti a scuola è alle tredici e trenta, e la madre dei gemelli, gli unici amici di tuo fratello, anche questa volta ti ha chiesto di fermarti a pranzare insieme a loro. Tu hai prontamente rifiutato, perché al solo pensiero il tuo cazzo aveva raggiunto in pochi secondi la consistenza di un minerale. L’esigenza di tornare a casa è fortissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui è uscito da scuola, ora frequenta il terzo anno. Gli sono cresciuti anche gli occhi e sembra contento di rivederti.</p>
<p style="text-align: justify;">La tua macchina da fuori è appena più chiara del suo sguardo, ma dentro, dentro è sporchissima, non ricordi nemmeno quando e da chi sia stata pulita l’ultima volta. <strong>Ma tu sei un vero attore, e tutti i tuoi rifiuti – il biglietto del treno vecchio di sei giorni, le pagine che hai strappato dai giornali e quell’accendino nero, scarico, il paio di scarpe da ufficio che ti sei tolto ieri sera coperte da un sacchetto del McDonald’s ancora unto</strong> – i ricordi precisi della tua ex compagna e dei suoi cavalli di Troia, le voglie, l’infanzia di tuo fratello; sono sepolti sotto ai sedili, messi da parte insieme ai rimorsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il posto accanto al tuo è rimasto vuoto, lui si è seduto dietro e sta contando qualcosa a voce alta, aiutandosi con le dita. A te non interessa perché hai altro a cui pensare. Senti una voce. Esiste solamente dentro la tua testa, ma per quale motivo non dovrebbe essere vera?</p>
<p style="text-align: justify;">Grida a volumi altissimi, sta soffrendo come se fosse ancora viva. Vostra madre era l’unico ostacolo ai tuoi piani, e nemmeno dopo che è morta te ne sei liberato. Il sudore ti appiccica il fondo della schiena al sedile: non riesci a pensare a lei senza diventare un incendio, le sue grida ti hanno sconfitto ancora una volta. Per te sono facili da riconoscere, dopo anni di esperienza alle spalle sei perfettamente in grado di capire quando, nella tua testa, compare qualcuno che non sei tu.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei non fosse mai esistita – sussurri, premi il pulsante e con lo sguardo segui il finestrino abbassarsi in una discesa fluida.</p>
<p style="text-align: justify;">L’urto non è forte ma improvviso, ti sposta verso destra con lo stomaco in gola colpendoti con un senso di stupore misto adrenalina che traduci quasi subito in rabbia da reprimere.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevi intravisto il tassista con la coda dell&#8217;occhio, ma prevedere la sua distrazione sarebbe stato impossibile. <strong>Tuo fratello ha battuto la testa contro il vetro interno e piange, impaurito. Lo prendi in braccio e rassicurandolo con delle parole dolcissime ti dirigi verso il responsabile dell’incidente. Ti mostri calmo e autoritario.</strong> Lui è disponibile, dice che la sua assicurazione coprirà ogni danno. A parte lo spavento di tuo fratello sarebbero persino trascurabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuo figlio è bellissimo – aggiunge lui, prima di concludere, poi, rivolgendosi al ragazzino, imposta la voce in un – Ciao campione! – come tanti. Pensava fossi suo padre.</p>
<p>Guidando verso casa insisti con te stesso su questa ipotesi capace di prosciugarti la saliva, tremi fino a masticarti i denti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dentro l’appartamento ogni cosa sembra al suo posto, ma il ragazzino ha un modo di relazionarsi con gli altri davvero complicato, e quanto è appena successo, per lui, rappresenta un discreto trauma da superare. Le attenzioni che gli rivolgi sono più che altro forzate, e, dopotutto, nemmeno a te va di starci insieme per davvero. Hai scelto di concedergli un pomeriggio fatto di sola televisione. Forse stanotte lo porterai a dormire con te.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ti sei accorto più volte di desiderare dei bambini,</strong> ma non violentare tuo fratello down era l’unica promessa che intendevi mantenere. Anche se sai benissimo di averla infranta troppe volte per sentirne ancora l’eco. Le erezioni che provi per la sua carne, così nuova ogni volta, non possono essere trattenute come una pisciata qualsiasi. Il vostro è un perfetto legame di sangue, una strada su cui sei l’unico ad avanzare delle pretese.</p>
<p style="text-align: justify;">Sei abituato a calarti i pantaloni e premere l’uccello nella bocca del bambino: l’hai addomesticato a questo gioco sequestrandogli il suo peluche preferito, che sollevi sopra la testa. Tuo fratello è troppo basso, non riesce a riprenderselo e pur di farselo restituire accetta le tue condizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Sei sicuro di comportarti in un modo amorevole con lui, nessuno sa cosa succede tra voi perché nessuno capirebbe. Pensi di poter svolgere il ruolo di un genitore doppio: i soldi non ti sono mai mancati, puoi permetterti qualsiasi cosa, compresa una vita segreta.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Morris </em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/racconto-del-giorno-responsabilita-ovvero-puoi-permetterti-cosa-compresa-vita-segreta/">Il racconto del giorno: “Responsabilità”, ovvero, “puoi permetterti qualsiasi cosa, compresa una vita segreta”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Ferrara.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Il racconto: “Dev’essere stata l’abitudine”, ovvero: “la bacio ma tutto ciò che riesco a pensare è il numero di persone a cui lo avrà succhiato”</title>
		<link>https://www.pangea.news/racconto-devessere-stata-labitudine-ovvero-la-bacio-cio-riesco-pensare-numero-persone-cui-lo-avra-succhiato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Dec 2017 17:02:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Cannibale]]></category>
		<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[baciare]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[esordio]]></category>
		<category><![CDATA[Locatelli]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolò Locatelli]]></category>
		<category><![CDATA[Pangea]]></category>
		<category><![CDATA[pangea.news]]></category>
		<category><![CDATA[premi]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[scopare]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola Holden]]></category>
		<category><![CDATA[Torino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=58758</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un due tre, si parte. Armatevi di carta&#38;penna, a sfidare i marosi del vostro cuore, le Amazzonie che si spalancano appena oltre il confine dell’intestino tenue. “Pangea” diventa palestra di scritture. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti della Scuola Holden di Torino di costruire una redazione parallela. Un laboratorio di follie. Simile a una mongolfiera. All’opificio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/racconto-devessere-stata-labitudine-ovvero-la-bacio-cio-riesco-pensare-numero-persone-cui-lo-avra-succhiato/">Il racconto: “Dev’essere stata l’abitudine”, ovvero: “la bacio ma tutto ciò che riesco a pensare è il numero di persone a cui lo avrà succhiato”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Un due tre, si parte. Armatevi di carta&amp;penna, a sfidare i marosi del vostro cuore, le Amazzonie che si spalancano appena oltre il confine dell’intestino tenue. “Pangea” diventa palestra di scritture. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti della Scuola Holden di Torino di costruire una redazione parallela. Un laboratorio di follie. Simile a una mongolfiera. All’opificio di un alchimista. Che si chiama <strong>Il Cannibale</strong>. Perché? Perché la scrittura è sempre ‘cannibale’, cioè, divora la vita. Saranno loro, questi baldi scrittori intrisi di futuro, a leggere e a giudicare i vostri racconti. Che potete inviare qui: </em>info@pangea.news.</p>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div id="quads-ad3" class="quads-location quads-ad3">
<p style="text-align: justify;"><strong>L’esatto contrario di chi pensa che sia possibile insegnare qualcosa</strong></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">“Il Cannibale” rappresenta l’esatto contrario della volontà di qualsiasi becchino legato alla mercificazione editoriale. Qui sono ammessi racconti, critiche e recensioni (anche extra-letterarie), e soprattutto lampi d’identità: perché scrivere? È possibile inviare racconti o proporre spunti di qualsiasi tipo: saranno letti e analizzati dalla nostra redazione di giudiziosi sfaticati e successivamente – se considerati meritevoli – pubblicati su<em>Pangea</em>. Eventualmente e a vostra richiesta potrete firmare con uno pseudonimo: grazie alla scrittura si può essere trasparenti, mettere al centro la propria idea – che è parallela alla persona, ma più importante – e lasciare che il contenuto rimanga in primo piano, libero e sanguinario come il selfie di un cannibale nella homepage di Facebook. “Il Cannibale”, dopotutto, è l’esatto contrario di chi pensa che sia possibile insegnare qualcosa. (<em>Nicolò Locatelli</em>)</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Dev’essere stata l’abitudine</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Scusatemi, torno subito.</p>
<p>— Sbrigati che tra poco è pronta la cena &#8211; dice nonna.</p>
<p>— Falle gli auguri anche da parte nostra &#8211; aggiunge uno.</p>
<p>— Certo &#8211; butto lì, senza aver riconosciuto la voce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Uscito di casa cammino incontro all’aria gelida.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Se certi parenti si vedono solo una volta all’anno un motivo ci sarà”.</p>
<p>“Non devo essere troppo gentile, disinteressato è la parola giusta”.</p>
<p>“E quando Giulia mi avrà aperto le dirò: Ciao! Vuoi venire al ballo con me?”</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Cosa? &#8211; chiede lei.</p>
<p>— Stavo scherzando, sono passato a salutare.</p>
<p>— Sei a cena dalla Giuseppina?</p>
<p>— Sì.</p>
<p>— Salutami tutti.</p>
<p>— Ok. Tua madre è in casa?</p>
<p>— Vuoi entrare?</p>
<p>— Se non disturbo.</p>
<p>— Dai, almeno saluti anche lei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La madre di Giulia è appena uscita dalla doccia: ha i capelli raccolti in un asciugamano e le labbra bollenti. Lo so perché mi ha baciato su entrambe le guance. È felice di vedermi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Come mai quest’anno siete venuti a Perugia?</p>
<p>— Così hanno deciso &#8211; rispondo.</p>
<p>— Siete dalla Giuseppina?</p>
<p>— No, i miei mi hanno fatto scendere qui davanti poi sono scappati.</p>
<p>— Marco! Sei sempre il solito. Mi sei mancato tanto &#8211; ride lei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In salotto hanno un nuovo divano. Quando frequentavo la casa ce n’erano solo due. Ora sono tre, bianchi, a parte il mio preferito: così rovinato da sembrare grigio.</p>
<p>Me ne sono accorto solo dopo un po’.</p>
<p>Dev’essere stata l’abitudine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Invece Filippo come sta? È ancora vivo?</p>
<p>— Certo che è vivo, cretino. Sta arrivando &#8211; dice Giulia.</p>
<p>— Bene, così saluto anche lui.</p>
<p>— Sei pessimo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Andiamo avanti a parlare. Giulia mi guarda e le brillano gli occhi. A un certo punto mi siedo sopra di lei, comincio a farle il solletico. Ride.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Non siete più fidanzati &#8211; ci ricorda sua madre &#8211; non potete fare così.</p>
<p>— Hai un caricabatterie? &#8211; chiedo. Non mi serve sul serio.</p>
<p>— Di sopra &#8211; risponde Giulia.</p>
<p>— Vado ad asciugarmi i capelli. Voi fate i bravi, bambini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La camera di Giulia è diversa. Alcuni mobili sono nuovi, il letto anche: ha due piazze e il baldacchino in ferro. Ricordo di averlo notato anche quando ero tornato a recuperare un paio di scarpe rimaste a casa sua. Vederlo mi aveva spezzato il cuore più di ogni altra cosa, quel giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Gliel’ho preso per farle una sorpresa &#8211; aveva spiegato Chiara.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sua figlia sarebbe rimasta in Erasmus ancora qualche mese e una volta tornata in Italia si sarebbe scopata qualcuno che non ero io. Sapere che l’avrebbe fatto sopra quel letto nuovo, che avevo visto per primo, rendeva tutto ancora più triste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Ecco il caricabatterie &#8211; sussurra Giulia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ha le labbra di sempre e muove la lingua nello stesso modo. Ci stiamo baciando ma tutto ciò che riesco a pensare è il numero di persone a cui avrà succhiato il cazzo dopo avermi lasciato. Continuare fa schifo, ma insisto contro me stesso. Superato il pensiero non va così male. Pura indifferenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Sei pessima &#8211; dico per farle il verso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non risponde, sorride e si lascia toccare il culo. Con la punta delle dita arrivo a sfiorarla. Insisto, l’afferro da dietro, accarezzando e spingendo a fondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Hanno suonato! Giulia vai ad aprire &#8211; grida Chiara dal piano di sotto.</p>
<p>— Sì! &#8211; replica lei.</p>
<p>— È già finita tra noi?</p>
<p>— Idiota. È Filippo, fai il serio per una volta. Anzi, aprigli.</p>
<p>— Sai che non vedevo l’ora che arrivasse?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Entrando in bagno per sistemarsi Giulia sbotta in una risata, lo fa in un tono cattivo e per questo sorrido anche io. Scendo le scale con calma.</p>
<p>Non sia mai che Filippo prenda freddo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Ciao! Ero passato per farvi gli auguri ma adesso me ne vado, tranquillo.</p>
<p>— Ciao Marco, che sorpresa, ci mancherebbe &#8211; risponde, dandomi la mano.</p>
<p>— Fammi pensare. Cosa c’è lì dentro? Uno spremiagrumi?</p>
<p>— No, le ho preso un paio di stivali.</p>
<p>— Ancora meglio di una vacanza a San Marino.</p>
<p>— Indovina chi mi ha dato l’idea &#8211; ammette.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arrivati in salotto Chiara bacia anche lui sulle guance, poi afferra il pacchetto dalle sue mani e lo sistema sotto l’albero. I miei regali sono uno spazio vuoto e la stretta di mano ancora umida. Non era sudore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Oh, buonasera.</p>
<p>— Ciao Giulia, buon Natale &#8211; dice Filippo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Fingo di girarmi dall’altra parte per non guardare ma sbirciando li vedo baciarsi, avvinghiati in un abbraccio. È stato lui a forzarla. Giulia gli ha stampato la mia saliva sulle labbra. Non credo se ne siano accorti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Io torno dalla Peppa, ormai sarà pronto.</p>
<p>— Sicuro? Non vuoi fermarti qui? &#8211; ribatte Chiara.</p>
<p>— Ti ringrazio, ma i parenti mi stanno aspettando.</p>
<p>— Bene dai, allora ci vediamo. Saluta tutti &#8211; dice Giulia, sollevata.</p>
<p>— Ciao Marco, stammi bene.</p>
<p>— Ciao Phil, anche tu, mi raccomando.</p>
<p>— Giulia lo accompagni di sotto? &#8211; domanda Chiara.</p>
<p>— Non serve, conosco la strada.</p>
<p>— Buon Natale allora! &#8211; sbuffa Giulia.</p>
<p>— Anche a voi!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Andandomene penso che casa di Giulia è così vicina a quella di mia nonna che in effetti sembra quasi strano non cenare tutti insieme. Piove.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Com’è andata? &#8211; vuol sapere mia madre.</p>
<p>— Bene &#8211; dico io.</p>
<p>— Hai fatto gli auguri a Giulia da parte nostra? &#8211; chiede mio zio.</p>
<p>— Certo &#8211; rispondo, sedendomi &#8211; anzi, ricambia e vi saluta tutti.</p>
<p>— Ma c’era anche il suo fidanzato? &#8211; incalza, sorridendo.</p>
<p>— Si chiama Filippo.</p>
<p>— Non ci credo, dimmi che almeno non sei entrato in casa.</p>
<p>— Invece sì. Tra l’altro ero già dentro, gli ho aperto io la porta.</p>
<p>— Ma com’è lui?</p>
<p>— Un tipo tranquillo, basso, con i capelli rossi.</p>
<p>— Basso quanto?</p>
<p>— Più basso di lei, ma ha due anni in meno. Crescerà &#8211; rispondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ridono tutti. Tra un paio d’ore Filippo si starà scopando il letto a baldacchino. Cos’avrà fatto di male per raccogliere il cadavere che mi sono lasciato alle spalle? Per me è come se fosse morta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>— Finiscili o si raffreddano &#8211; dice nonna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non ho fame ma obbedisco. Mi è tutto indifferente. Cosa sono diventato? Certi pensieri mordono come se fossero loro a nutrirsi del corpo.</p>
<p>Allora mangio più in fretta, sbattendo il cucchiaio tra i denti e il piatto. Ogni volta che esagero tiepide gocce di brodo sporcano la camicia.</p>
<p>Da bambini colorare qualcosa con troppa cura porta spesso a bucare il foglio. È una sensazione che mi porto dietro da sempre.</p>
<p>Stasera ho ridotto Giulia all’unico errore in grado di rovinare un disegno a cui tenevo sul serio. Mezz’ora fa ero ancora convinto quel buco fossi io.</p>
<p>Dev’essere stata l’abitudine.</p>
<p><em>Liam</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p>&nbsp;</p>
<h4>Il racconto: “Dev’essere stata l’abitudine”, ovvero: “la bacio ma tutto ciò che riesco a pensare è il numero di persone a cui lo avrà succhiato”</h4>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/racconto-devessere-stata-labitudine-ovvero-la-bacio-cio-riesco-pensare-numero-persone-cui-lo-avra-succhiato/">Il racconto: “Dev’essere stata l’abitudine”, ovvero: “la bacio ma tutto ciò che riesco a pensare è il numero di persone a cui lo avrà succhiato”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/12/Kissing-Coppers-banksy-439797_854_680.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Il racconto della settimana. La tragica storia di chi tentò di salvare la vita a Vermicino</title>
		<link>https://www.pangea.news/58304-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Nov 2017 13:36:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Cannibale]]></category>
		<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Licheri]]></category>
		<category><![CDATA[Locatelli]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Vermicino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=58304</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un due tre, si parte. Armatevi di carta&#38;penna, a sfidare i marosi del vostro cuore, le Amazzonie che si spalancano appena oltre il confine dell’intestino tenue. “Pangea” diventa palestra di scritture. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti della Scuola Holden di Torino di costruire una redazione parallela. Un laboratorio di follie. Simile a una mongolfiera. All’opificio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/58304-2/">Il racconto della settimana. La tragica storia di chi tentò di salvare la vita a Vermicino</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Un due tre, si parte. Armatevi di carta&amp;penna, a sfidare i marosi del vostro cuore, le Amazzonie che si spalancano appena oltre il confine dell’intestino tenue. “Pangea” diventa palestra di scritture. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti della Scuola Holden di Torino di costruire una redazione parallela. Un laboratorio di follie. Simile a una mongolfiera. All’opificio di un alchimista. Che si chiama <strong>Il Cannibale</strong>. Perché? Perché la scrittura è sempre ‘cannibale’, cioè, divora la vita. Saranno loro, questi baldi scrittori intrisi di futuro, a leggere e a giudicare i vostri racconti. Che potete inviare qui: </em>info@pangea.news.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’esatto contrario di chi pensa che sia possibile insegnare qualcosa</strong></p>
<p class="p1" style="text-align: justify;">“Il Cannibale” rappresenta l’esatto contrario della volontà di qualsiasi becchino legato alla mercificazione editoriale. Qui sono ammessi racconti, critiche e recensioni (anche extra-letterarie), e soprattutto lampi d’identità: perché scrivere? È possibile inviare racconti o proporre spunti di qualsiasi tipo: saranno letti e analizzati dalla nostra redazione di giudiziosi sfaticati e successivamente – se considerati meritevoli – pubblicati su <em>Pangea</em>. Eventualmente e a vostra richiesta potrete firmare con uno pseudonimo: grazie alla scrittura si può essere trasparenti, mettere al centro la propria idea – che è parallela alla persona, ma più importante – e lasciare che il contenuto rimanga in primo piano, libero e sanguinario come il selfie di un cannibale nella homepage di Facebook. “Il Cannibale”, dopotutto, è l’esatto contrario di chi pensa che sia possibile insegnare qualcosa.  (<em>Nicolò Locatelli</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Compagni di cella e compagni d’anima</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Rientrato in casa mi piazzai nudo di fronte allo specchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Posso farcela, pensai.</p>
<p style="text-align: justify;">Cara, vado prendere le sigarette, torno per l’ora di cena – mentii sorridendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non potevo permettermi di meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta in macchina accesi la radio e proseguii ascoltando il notiziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo tre quarti d’ora incontrai un posto di blocco, l’accesso al traffico era stato vietato. Abbandonai l’auto e percorsi l’ultimo chilometro a piedi. Giunto sul posto tirai due respiri profondi e mi sentii invaso da una strana calma. Attraversai deciso la folla. Ci vado io – urlai.</p>
<p style="text-align: justify;">Venni giudicato adatto fin da subito, il mio aspetto convinse tutti che fossi la persona giusta. Mi spiegarono come si prepara un giubbottino di corda, e dopo essere stato imbragato a mia volta mi avventurai nel buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Portavo con me una piccola torcia, fissata da qualche parte lungo la schiena.</p>
<p style="text-align: justify;">Non avevo mai visto una grotta, ero terrorizzato dai ragni e dai serpenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gridavo per fargli mollare cinque metri di cinghia alla volta, scavando un varco nel terreno con il corpo. La roccia apriva dei solchi nella mia pelle, sanguinavano le gambe, le braccia e le anche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ero io a soffrire, era un altro.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste profondità è impossibile trovarne – mi dissi – ci sono soltanto vermi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cunicolo, sempre più stretto, sembrava non avere fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Respirare costava fatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando finalmente lo trovai era coperto di fango, gli ripulii il naso, la bocca e gli occhi. Aveva un braccino tra le ginocchia, piegate all’altezza del petto, e l’altro attaccato al fianco, con la mano sotto al sedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Cercai di rassicurarlo con delle promesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vieni con me in Sardegna? Facciamo un giro in barca e ti compro una bicicletta nuova.</p>
<p style="text-align: justify;">Non poteva rispondere – rantolava – ma se stavo in silenzio per qualche attimo lui aumentava il volume. Mi stava ascoltando.</p>
<p style="text-align: justify;">In superficie pensavano fossi morto, non rispondevo al microfono da tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tentai d’imbracarlo come mi avevano mostrato sei o sette volte, ma la cinghia si sganciava poco dopo, oppure slittava a causa della melma.</p>
<p style="text-align: justify;">A quel punto lo strinsi per le braccia, ma la sua carne umida non offriva appigli. Il caldo e le pulsazioni alle tempie rendevano difficile pensare. L’afferrai per i gomiti tirandolo verso l’alto, continuò a scivolarmi finché non gli spezzai un polso. L’ossicino rotto provocò in lui un rantolio più violento.</p>
<p style="text-align: justify;">Piansi, le mie lacrime gli caddero tra i capelli. Disperato grattai le pareti attorno per allargare il passaggio, e in pochi secondi compresi l’errore.</p>
<p style="text-align: justify;">Liberai nuovamente il suo viso dal fango. Volevo riportarlo in superficie a tutti i costi, ma con l’ultimo tentativo riuscii solo a stracciargli la canottiera. Padre Nostro, con la terra in bocca non riusciamo più a respirare. Chiesi di risalire, e rassegnato mollai la presa.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi avevano detto che l’intervento non poteva durare più di mezz’ora, in caso contrario avrei rischiato la morte, ma una volta sul posto mettermi a contare sembrò fuori discussione. Soltanto i prigionieri hanno bisogno di spazio.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimasi lì dentro quarantasei minuti e per sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta stramazzato sull’erba, sua madre mi premette le guance, chiedendomi se il suo bimbo respirava ancora.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so ancora per quanto, mi dispiace – risposi.</p>
<p style="text-align: justify;">Intorno a noi si agitò una folla di paramedici, giornalisti e curiosi semplici.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alle telecamere persino il cielo sembrava rapito dallo spettacolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi svenni. Avevo fallito.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo di me si offrirono altri volontari ma i loro tentativi furono inutili.</p>
<p style="text-align: justify;">L’operazione di salvataggio si era trasformata nel recupero di un cadavere.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrissero che il bimbo morì a sessanta metri di profondità per soffocamento e disidratazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 13 Giugno 1981, la data del del fallimento, diventai noto nei fatti di cronaca come “l’eroe di Vermicino&#8221;, oppure “l’angelo di Alfredo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una parte di tutto ciò che fino a quel momento faceva parte di Angelo Licheri si spense, e Alfredino Rampi entrò a far parte di me.</p>
<p style="text-align: justify;">Al muro della mia camera ho appeso una sua fotografia, e se a volte ci sembra di esserne usciti insieme dal pozzo, tutti gli altri giorni sappiamo di essere morti nel corso del primo reality show trasmesso in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">In vita lavorai finché mi fu possibile, il mio intervento è stato un gesto spontaneo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora ho 71 anni e abito in una casa di riposo.</p>
<p style="text-align: justify;">Non riesco più a leggere né a guardare la televisione: il diabete si è portato via buona parte dei miei occhi, e sempre a causa sua mi hanno amputato una gamba, ma proseguire con questo discorso sarebbe inutile. Ho imparato a camminare con le stampelle, più di così non sono riuscito a salvarmi.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Morris</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/58304-2/">Il racconto della settimana. La tragica storia di chi tentò di salvare la vita a Vermicino</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/11/vermicino.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Armatevi di carta&#038;penna, qui si scrive! Avviso ad aspiranti Premio Nobel per la letteratura. Il racconto: &#8220;Illuminati da un sole radioso e squalificante&#8221;</title>
		<link>https://www.pangea.news/armatevi-cartapenna-si-scrive-avviso-ad-aspiranti-premio-nobel-la-letteratura-racconto-illuminati-un-sole-radioso-squalificante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2017 12:25:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Cannibale]]></category>
		<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Distanza]]></category>
		<category><![CDATA[Esordienti]]></category>
		<category><![CDATA[Locatelli]]></category>
		<category><![CDATA[Premio Nobel]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Riccione]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola Holden]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=58208</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un due tre, si parte. Armatevi di carta&#38;penna, a sfidare i marosi del vostro cuore, le Amazzonie che si spalancano appena oltre il confine dell&#8217;intestino tenue. &#8220;Pangea&#8221; diventa palestra di scritture. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti della Scuola Holden di Torino di costruire una redazione parallela. Un laboratorio di follie. Simile a una mongolfiera. All&#8217;opificio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/armatevi-cartapenna-si-scrive-avviso-ad-aspiranti-premio-nobel-la-letteratura-racconto-illuminati-un-sole-radioso-squalificante/">Armatevi di carta&#038;penna, qui si scrive! Avviso ad aspiranti Premio Nobel per la letteratura. Il racconto: &#8220;Illuminati da un sole radioso e squalificante&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Un due tre, si parte. Armatevi di carta&amp;penna, a sfidare i marosi del vostro cuore, le Amazzonie che si spalancano appena oltre il confine dell&#8217;intestino tenue. &#8220;Pangea&#8221; diventa palestra di scritture. Abbiamo chiesto ad alcuni studenti della Scuola Holden di Torino di costruire una redazione parallela. Un laboratorio di follie. Simile a una mongolfiera. All&#8217;opificio di un alchimista. Che si chiama </em><strong><em>Il Cannibale</em></strong><em>. Perché? Perché la scrittura è sempre &#8216;cannibale&#8217;, cioè, divora la vita. Saranno loro, questi baldi scrittori intrisi di futuro, a leggere e a giudicare i vostri racconti. Che potete inviare qui: </em>info@pangea.news.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;esatto contrario di chi pensa che sia possibile insegnare qualcosa</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Il Cannibale” rappresenta l’esatto contrario della volontà di qualsiasi becchino legato alla mercificazione editoriale. Qui sono ammessi racconti, critiche e recensioni (anche extra-letterarie), e soprattutto lampi d’identità: perché scrivere? È possibile inviare racconti o proporre spunti di qualsiasi tipo: saranno letti e analizzati dalla nostra redazione di giudiziosi sfaticati e successivamente &#8211; se considerati meritevoli &#8211; pubblicati su <em>Pangea</em>. Eventualmente e a vostra richiesta potrete firmare con uno pseudonimo: grazie alla scrittura si può essere trasparenti, mettere al centro la propria idea &#8211; che è parallela alla persona, ma più importante &#8211; e lasciare che il contenuto rimanga in primo piano, libero e sanguinario come il selfie di un cannibale nella homepage di Facebook. “Il Cannibale”, dopotutto, è l’esatto contrario di chi pensa che sia possibile insegnare qualcosa. Intanto, beccatevi questo racconto. Con piccola giustificazione d&#8217;autore. (<em>Nicolò Locatelli</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Deformazione di una storia, immagini frammentate. È possibile raccontare qualcosa senza offrire appigli di nessun tipo? A voi stabilire se si tratta di virtuosismi oppure di senso del pudore, del resto, la banalità è la più volgare fra tutte le offese possibili.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Illuminati da un sole radioso e squalificante</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un cielo scarico guardava da lontano le pagine di queste fasi alterne.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminavo in direzione della tua casa anche se mi trovavo in un’altra città: Corso Fratelli Cervi somigliava ad un altro anno trascorso senza cambiamenti, e le persone che riconosci lungo le strade di Riccione, spesso non ti rivolgono nemmeno un cenno di saluto. <strong>Andarsene a piedi, in direzione del Centro, significa quasi sempre compiere un atto di solitudine.</strong> Le fragili giornate di Settembre poi non conoscono nessuna alternativa: le spiagge diventano sempre meno affollate mentre il mare si raffredda e i castelli di sabbia, costruiti dagli ultimi bambini in vacanza, assumono in pochi minuti l’aspetto di delle nuove rovine, corrotte dall’umidità del terreno.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso sera il paesaggio autunnale prosegue imperterrito e a perdita d’occhio: Rimini è lontana come l&#8217;illusione lasciata da un sogno dopo il risveglio, e lungo la riva del mare scorgere l’assenza dei turisti dopo tre mesi di pura folla diventa una constatazione immediata, inevitabile. <strong>Un’alba nuova insiste, io non ricordo più il tempo trascorso a lasciarti da parte. L&#8217;appartamento dei nostri scontri è ancora impigliato fra le tue ciglia, e dall’ultimo piano del grattacielo dove si era trasferita tua madre Riccione sembrava a una scacchiera ricoperta di alberi.</strong> I tuoi occhi invece si erano trasformati in un labirinto in continuo movimento, e nonostante tutto i muri dei condomini e delle case brillano ancora, illuminati da un sole radioso e squalificante.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte cose cominciano a rassegnarsi fin dalla loro nascita mentre questa città preferisce mentire, nascondendosi in sé stessa. È troppo piccola, decisamente orizzontale: per un residente perdersi tra le sue strade resta inammissibile, ma i complicati rapporti tra i suoi pochi abitanti stabili rendono frequente qualsiasi incomprensione, guerra momentanea, oppure tregua. Smarrirsi in mancanza di meglio da fare d’inverno diventa la cosa migliore. Io ero triste ed impaziente, non desideravo nulla e per questo mi mancava tutto.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ma tu mi avevi telefonato, per raccontarmi che a Rimini durante la notte era tornato l’autunno. Il pavimento di casa tua era coperto dalle foglie, cadute all’improvviso dagli alberi. Avevi spalancato le finestre per lasciare uscire il fumo e così erano rimaste, aperte e dimenticate, come il filtro di carta annerito, immobile sul davanzale di pietra. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Vivere a Riccione assomiglia sempre di più ad un limite autoimposto, legato allo scorrere del tempo. <strong>Al tramonto e da lontano, in cima al Colle dei Pini, si riescono a distinguere i tetti delle case e gli ultimi piani degli alberghi.</strong> E soprattutto il grattacielo dove si era trasferita tua madre, che più di qualsiasi altro infrange l’orizzonte, come un ricordo distorto e improvviso. Avevo smesso di camminare perché non avevo una meta, come quando ti riaccompagnavo a piedi in stazione e dopo che tu eri partita non sapevo più dove andare. La Ferrovia è la spina dorsale di questa città, un luogo da cui ripartire, oppure tornare per sempre: non ho sognato nient’altro che perdere un altro treno insieme a te.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alle routine legate allo scorrere del tempo a Riccione non cambierà mai nulla, questo silenzio è il posto dove attendo le risposte che non arriveranno. Le nostre prospettive si sono trasformate in due sistemi incapaci di comunicare.</p>
<p style="text-align: justify;">“Così distante da te ho elaborato un sogno ricorrente: la città s&#8217;inclina, e il cielo sopra di lei corre e scompare, come un bambino disperso tra la folla. Come se sotto i tuoi piedi tirassero una tovaglia, cadi. Da sola, nel nulla, sanguinante, scrivi su un muro tutto ciò che ami. Su quei nomi s&#8217;innalza una città bianca, di ghiaccio, che tu distruggi, sciogliendola in  lacrime di cenere. In realtà vorrei essere in una non-vita, nell&#8217;astio della finzione, non conoscere concetti, smembrare le frasi fatte, sfasciarmi, muscoli come bende, sbandierati. Vorrei amarti senza il supporto pedagogico delle parole, senza le loro stampelle, mangiato, uno scavo, un buco in cui precipiti, come dentro le mie braccia”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>I tuoi discorsi per telefono erano una scala antincendio sulla punta di un iceberg e il Mare Adriatico sembrava circondarci, come se ci trovassimo sopra un’isola. Se avessi attraversato il Marano per raggiungerti ti avrei ritrovata alle sei di mattina, appena rientrata in casa. Avevi serrato le finestre e tutte quelle foglie secche erano rimaste al loro posto. Hai chiuso gli occhi dentro questa fotografia, abbandonando le alternative che ci eravamo scelti con largo anticipo e spregiudicata devozione. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Ci siamo distrutti la vita con le parole, e come ti ho già scritto la mia è stata interamente dedicata a te, mentre la tua risposta è stata la morte. </em></p>
<p style="text-align: justify;">Ti ho seppellita nella mente immaginandoti dentro un abito di mogano fatto su misura, e un cielo scarico ci guarderà per sempre da lontano, fra un temporale e l’eterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Liam</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/armatevi-cartapenna-si-scrive-avviso-ad-aspiranti-premio-nobel-la-letteratura-racconto-illuminati-un-sole-radioso-squalificante/">Armatevi di carta&#038;penna, qui si scrive! Avviso ad aspiranti Premio Nobel per la letteratura. Il racconto: &#8220;Illuminati da un sole radioso e squalificante&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/10/alfred-hitchcock-810x355.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
	</channel>
</rss>
