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	<title>Grossman Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Tue, 20 Oct 2020 08:38:37 +0000</lastBuildDate>
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		<title>“Questo dipinto sarà uno dei più richiesti del mondo”. In ginocchio dalla Madonna Diotallevi. Raffaello torna in Italia</title>
		<link>https://www.pangea.news/madonna-diotallevi-raffaello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2020 04:25:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Newsletter]]></category>
		<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo ai suoi piedi; solo ciò che è debole e prossimo alla sparizione per pietra può partorire Dio. Il collo teso e l’ovale del viso prefigurano Modigliani; la tenerezza è tutta interiore, remota, più lontana di Andromeda, però, gli occhi non sono diversi dalle ferite sul costato – sono spaccature. Ciò che è, è stato, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/madonna-diotallevi-raffaello/">“Questo dipinto sarà uno dei più richiesti del mondo”. In ginocchio dalla Madonna Diotallevi. Raffaello torna in Italia</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Siamo ai suoi piedi; solo ciò che è debole e prossimo alla sparizione per pietra può partorire Dio. <strong>Il collo teso e l’ovale del viso prefigurano Modigliani; la tenerezza è tutta interiore, remota, più lontana di Andromeda, però, gli occhi non sono diversi dalle ferite sul costato – sono spaccature. </strong>Ciò che è, è stato, sarà: tutto converge sul corpo di una ragazzina ebrea, pronta al mistero. La Madonna è severa, perché ha l’inesorabile a fior di labbra: potremmo averla vista passeggiare per le strade di Urbino, rigida di fronte alle guasconerie dell’artista; ha i tratti, piuttosto, di un’icona. Umana per eccesso, potremmo dire, intimidisce per umiltà. Spoglia di ogni tratto divino – non è Atena e non è Iside, non è Ishtar né Diana né Izanami – attrae perché si consegna, ci si inginocchia a lei perché ci copra. <strong>La tunica di questa Madonna è acqua. La testa è inclinata, verso il piccolo Giovanni, nella stessa diagonale del Figlio, enorme e innaturale</strong> – pare un piccolo Buddha – che le sta sulle gambe, e benedice – e chi sceglie muore per lui, benedizione è unzione alla morte. Il crocevia degli sguardi tra la Madonna, Giovanni e il Bambino, forma un triangolo e triangolare è la composizione del quadro. Il doppio triangolo ci sega le braccia, restiamo puro torso, pari a un’accetta, suono, forse. Dunque, l’opera non si ammira: ci si getta. <strong>Ammirare la bellezza della Madonna è sacrilego; lascia che ti inghiotta.</strong></p>



<p>*</p>



<p>Gustav Friedrich Waagen, storico dell’arte tedesco, la vide nel 1841, e vide bene. “La Madonna col Bambino sulle ginocchia […] nell’atto di guardare Giovanni, un’opera d’arte su legno con figure a grandezza naturale; si suppone che sia un Perugino, io però la considero un’opera tra le prime di Raffaello”, scrive a Ignaz von Olfers, diplomatico incaricato di custodire le collezioni imperiali. <strong>“Devo assolutamente impormi di acquistarlo per 150 talleri Luigini, poiché questo dipinto presumibilmente sarà uno dei più richiesti del mondo”, conclude.</strong> Così l’opera, pezzo di spicco della collezione del marchese Audiface Diotallevi di Rimini, compratore ispirato – “il ritratto di un giovane dal grande fascino”, che per Waagen era un Leonardo, è ora, attribuito a Boltraffio, al Museo Puškin di Mosca – passò a Berlino, al Bode Museum, dove è custodita.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/10/Raffaello_Sanzio_Urbino_28_marzo_1483_–_Roma_6_aprile_1520_-_Madonna_Diotallevi_1504_Olio_su_tavola_dimensioni_69x50_cm._-_Gemaldegalerie_Berlino-728x1024.jpg" alt="" class="wp-image-80513"/></figure>



<p>*</p>



<p>La Madonna Diotallevi di Raffaello che torna a Rimini, da Berlino, <strong><a href="https://www.riminiturismo.it/visitatori/eventi/manifestazioni-e-iniziative/raffaello-mostra-la-madonna-diotallevi-rimini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pur per lo spazio di una mostra </a>– a cura di Giulio Zavatta, a cui sono debitore per le informazioni, ricavate da <em><a href="https://www.ibs.it/raffaello-madonna-diotallevi-vicenda-storico-libro-giulio-zavatta/e/9788867262144" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Raffaello. La Madonna Diotallevi</a></em>, NFC, 2019 –</strong>, mi ricorda quando la Madonna Sistina fu esposta a Mosca, nel 1955. Quell’esposizione colpì profondamente Vasilij Grossman, che a partire da lì <strong><a href="http://www.pangea.news/raffaello-madonna-sistina/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrisse un articolo memorabile.</a></strong> Secondo Grossman, la Madonna Sistina raffigura “qualcosa che rimane inaccessibile alla mente umana… la bellezza che si nasconde, profonda e indistruttibile, dovunque nasce ed esiste la vita – negli scantinati, nelle soffitte, nei palazzi, nelle prigioni”, tanto che “se anche l’uomo morirà, altri esseri che resteranno sulla terra al suo posto – lupi, ratti, orsi, rondini – verranno, camminando o volando, ad ammirare la Madonna”. Dieci anni distanziano la Madonna Sistina dalla Madonna Diotallevi: un millennio per un pittore come Raffaello. <strong>La Madonna Sistina è di una umanità commovente; la Diotallevi è inalterabile; una ha timore, afferra il suo bambino con le mani, l’altra regge il Bimbo sulle gambe e ha la ferma serenità di un re. A una vorrei confessarmi, all’altra consegnarmi.</strong> Se la Madonna Sistina era esposta come un vessillo di vittoria – “le truppe vittoriose dell’Esercito Sovietico ritornando in patria dopo aver sconfitto e annientato l’esercito della Germania fascista portarono a Mosca i quadri della Pinacoteca di Dresda” – esporrei la Madonna Diotallevi per le strade, come segno di salvezza. Si dice che Eraclio I, imperatore di Bisanzio, riuscì a vincere Cosroe II a Ninive, nel 627, ergendo davanti a sé una icona della Madonna. A Lei si appellano i re e i derelitti e credo che la cronologia stia su un palmo di mano, che tra Berlino e Rimini, Bisanzio e Mosca non ci sia distanza. Anche le costellazioni e le galassie sono desunte nel panno con cui si cinge la Vergine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/10/libro-20.jpg" alt="" class="wp-image-80512" width="399" height="490" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/10/libro-20.jpg 344w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/10/libro-20-245x300.jpg 245w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /></figure>



<p>*</p>



<p><strong>Madonna Diotallevi, poi, elevando il segno grafico – Madonna-Dio-ti-allevi – </strong>è la Donna elevata a Dio, la Madre che alleva il Figlio e ne è allevata, sollevata al mondo, “Vergine madre&nbsp;figlia del tuo figlio”.</p>



<p>*</p>



<p><strong>Il fatto che di lei non si sappia quando sia stata dipinta e perché, che per decenni l’abbiano attribuita al Perugino, rende ai miei occhi ancora più sacra la Madonna Diotallevi. Essa sfugge all’idolatria estetica e all’identità artistica,</strong> non si fa cogliere, è ritrosa alla didascalia e alla didattica, è pura, severa pietà. &nbsp;&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p>Nel <em>Liber de Nativitate Mariae </em>viene raccontata la “presentazione al tempio” di Maria con queste parole: “I genitori deposero dunque su uno di questi gradini la beata vergine Maria, ancora piccola… <strong>la Vergine del Signore salì tutti i gradini, ad uno ad uno, senza che nessuno le desse la mano per guidarla e sollevarla… Il Signore operava già qualcosa di grandioso durante l’infanzia della sua Vergine”.</strong> La scena sembra la descrizione di una delle opere più mobili, sinuose, ardite di Tintoretto, la <em>Presentazione della Vergine al Tempio</em>, custodita a Venezia nella Chiesa della Madonna dell’Orto. Mentre nei Vangeli canonici, di fronte all’angelo, Maria trema, è turbata, in questo testo, apocrifo dell’VIII secolo, è inflessibile, “non si spaventò della visione angelica né si stupì per la luce immensa”. Una Madonna scolpita sembra la Diotallevi – senza sconfitta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="530" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/10/Raffaello_Sanzio_Urbino_28_marzo_1483_–_Roma_6_aprile_1520_-_Madonna_Diotallevi_1504_Olio_su_tavola_dimensioni_69x50_cm._-_Gemaldegalerie_Berlino-scaled-e1603115383555-1024x530.jpg" alt="" class="wp-image-80513" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/10/Raffaello_Sanzio_Urbino_28_marzo_1483_–_Roma_6_aprile_1520_-_Madonna_Diotallevi_1504_Olio_su_tavola_dimensioni_69x50_cm._-_Gemaldegalerie_Berlino-scaled-e1603115383555-1024x530.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/10/Raffaello_Sanzio_Urbino_28_marzo_1483_–_Roma_6_aprile_1520_-_Madonna_Diotallevi_1504_Olio_su_tavola_dimensioni_69x50_cm._-_Gemaldegalerie_Berlino-scaled-e1603115383555-300x155.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/10/Raffaello_Sanzio_Urbino_28_marzo_1483_–_Roma_6_aprile_1520_-_Madonna_Diotallevi_1504_Olio_su_tavola_dimensioni_69x50_cm._-_Gemaldegalerie_Berlino-scaled-e1603115383555-768x398.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/10/Raffaello_Sanzio_Urbino_28_marzo_1483_–_Roma_6_aprile_1520_-_Madonna_Diotallevi_1504_Olio_su_tavola_dimensioni_69x50_cm._-_Gemaldegalerie_Berlino-scaled-e1603115383555-1536x796.jpg 1536w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/10/Raffaello_Sanzio_Urbino_28_marzo_1483_–_Roma_6_aprile_1520_-_Madonna_Diotallevi_1504_Olio_su_tavola_dimensioni_69x50_cm._-_Gemaldegalerie_Berlino-scaled-e1603115383555.jpg 1815w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>*</p>



<p><strong>Il centro del quadro è un triplice nodo: quello che regge la tunica blu della Donna, quello che ne sostiene il vestito, rosso; in mezzo, in forma di sigillo, le mani del Bimbo.</strong> L’occhio di entrambi i nodi replica le dita del Figlio: ogni cosa ha legami se ti leghi a Lui.</p>



<p>*</p>



<p>Questa Madonna, eternamente giovane, sembra aver subito tutte le nascite, sembra aver partorito Cristo e tutti i poveri cristi della terra. È consapevole della morte: guarda Giovanni e già vede la testa spiccata e composta sul vassoio d’argento; del Figlio sa la regalità in Croce, una basilica fondata sui chiodi e sull’abbandono. Mi sorprende il blu alle spalle della Donna – ieri, in bicicletta, alla foce di un fiume, ho fotografato il cielo. La luce di ottobre, albina, rende il cielo nuovo: forse è lo stesso che guardava Raffaello, forse soltanto l’azzurro non cambia – la verità è immodificabile, ma Dio è detto e contraddetto fino a usurare i cardini della pazienza. <strong>Il cielo di Raffaello è al contempo vero – vedo il vento – e mistico: è una scala che comincia, all’orizzonte, con un lucore bianco, un albume, e diventa, all’estremità dell’opera, nero. Il blu deflagra – tra il lapislazzulo degli Scrovegni e il <em>blue</em> Klein – ed è un boato, una bocca.</strong> Sussulto nella preghiera – osceno è ‘andare in visita’ alla Madonna Diotallevi, da te pretende vita, per lo meno verità – ma è lei ad assumermi nel suo silenzio. (d.b.)</p>
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		<title>Nuovo Vocabolario del Virus: “delazione”, “responsabilità”. A chi fa l’elogio del delatore occorre leggere Vasilij Grossman. La poesia rende le nostre case stelle comete</title>
		<link>https://www.pangea.news/nuovo-vocabolario-del-virus-delazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 05:31:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[contagio]]></category>
		<category><![CDATA[delazione]]></category>
		<category><![CDATA[Grossman]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Delazione, responsabilità: Delazione significa essere latore di un fatto, portare a conoscenza qualcosa, far veleggiare le parole, sinuose, insinuanti, da un orecchio all’altro. La delazione non è lo scambio di una notizia: si divulga un sentito dire, il sentore olfattivo della colpa. Secondo il dizionario etimologico, il delatore “come apprendesi in Tacito e Svetonio, è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Delazione, responsabilità: </strong><em>Delazione </em>significa essere latore di un fatto, portare a conoscenza qualcosa, far veleggiare le parole, sinuose, insinuanti, da un orecchio all’altro. La delazione non è lo scambio di una <em>notizia</em>: si divulga un sentito dire, il sentore olfattivo della colpa. Secondo il dizionario etimologico, il <em>delatore</em> “come apprendesi in Tacito e Svetonio, è la Pubblica spia, che viveva denunziando e raccogliendo accuse contro i suoi concittadini”. <strong><em>Delazione </em>è una parola che sibila, comporta “l’atto di denunciare segretamente, per lucro, per servilismo o per altri motivi, l’autore di un reato… o di fornire comunque informazioni che consentano d’identificarlo”</strong><a href="http://www.treccani.it/vocabolario/delazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> (così la <em>Treccani</em>)</a>. Il segreto, che in gergo religioso è l’ambito della rivelazione, qui riguarda il lago d’ombre in cui agisce il delatore, l’uomo che del prossimo vede soltanto la colpa, la presume.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>delazione</em> non richiama alla <em>responsabilità</em> perché evade il confronto. Ti denuncio senza attendere la tua risposta (<em>responsabile</em> dipende da <em>respondere</em>): per me sei colpevole e basta. Se <em>delazione</em> è una parola oscura – che agita l’oscuro – il <em>delatore</em> può essere una brava persona, una persona <em>responsabile</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-74341 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/03/libro1-22-192x300.jpg" alt="" width="292" height="456" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro1-22-192x300.jpg 192w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/libro1-22.jpg 600w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" />In questi giorni viviamo la limitazione radicale della libertà. <strong>D’altronde, ci è detto, questo è uno <em>stato di guerra </em>contro l’invisibile; speriamo non diventi un <em>dato di fatto</em> – quando l’emergenza evolve in abitudine fa in fretta a farsi norma</strong> e in un lampo il carcere eccezionale si muta nel vivere quotidiano. Naturalmente, tutti <em>fanno la propria parte</em>, occorre sacrificarsi <em>per il bene di tutti</em>. Sappiamo, però, che è proprio <em>a fin di bene</em> che si compiono gli atti più efferati. Per il bene degli altri, ad esempio, recluso per decreto, potrei star male io – qualcuno ha pensato alle crisi depressive che nasceranno da incertezza ed esasperazione? Nessuno ha pensato che più recludi l’uomo per legge più egli, per necessità, tende a esplodere? Ma non è questo il tema.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Mi è accaduto di leggere <a href="https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/20_marzo_18/coronavirus-cittadini-delatori-fin-bene-segnalano-partite-pic-nic-9ca85336-68e1-11ea-913c-55c2df06d574.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sul <em>Corriere della sera</em>,</a> in questi giorni di comunicazioni lunatiche, un articolo sinistro. Si elogiavano i “delatori a fin di bene” – vieta tautologia: ogni delatore pensa di fare il bene, il proprio, della propria parte, del proprio Stato. I delatori al tempo del virus sono quelli che denunciano alle “forze dell’ordine” chi “trasgredisce le regole”, cioè chi è in strada al posto di stare recluso in casa. Già, ma come fai a sapere qual è il motivo per cui uno è per strada? Non conta: il delatore, appunto, non attende la tua risposta, avanza la denuncia. “I delatori appartengono a varie categorie. Ci sono quelli che alzano la cornetta. Ma ci sono soprattutto quelli del web, che mandano email o utilizzano l’app che garantisce l’anonimato. Quindi gettonatissima”, racconta, pimpante, il giornalista.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La meccanica psicologica è primordiale ma efficace. Lo Stato che, per ragioni diverse, ha sottovalutato il problema – dove sono: mascherine, ventilatori, edifici sanitari, alla luce di un contagio noto dai primi giorni di gennaio, almeno – si scaglia contro i cittadini: sei proprio tu, per strada, a essere l’untore, a incrinare il sistema ospedaliero, a contagiare le masse. Il resto lo fa la certezza di ogni uomo di ritenersi giusto, additando la colpa a un altro. La <em>delazione</em> è il nostro modo d’essere: denunciare un altro per sentirci più buoni. La <em>delazione</em> – che paradosso – ci fa sentire <em>responsabili</em>: abbiamo fatto la nostra parte per il bene di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Benché la situazione sia eccezionale – per noi, soprattutto, atrofizzati nell’accudire l’imprevisto – un elogio della delazione è un errore, una stortura.</strong> Per capire la <em>delazione</em> bisogna leggere i grandi scrittori russi ‘dissidenti’ del Novecento. In quel caso, il contagio era l’idea non conforme al partito, l’individuo ostile al gregge. “Sapete voi cosa c’è di più ripugnante nei delatori?”, scrive Vasilij Grossman in <a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845924668" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Tutto scorre… </em></a>“Il più terribile è ciò che v’è di buono in loro; la cosa più triste è che sono pieni di dignità, che sono gente virtuosa. Essi sono figli, padri, mariti teneri e amorosi… Gente capace di fare del bene, di avere grande successo nel lavoro… Questo appunto è il terribile: molto, molto di buono v’è in loro, nella loro stoffa umana. <strong>Chi sottoporre a processo, allora? La natura dell’uomo! È lei a generare questi cumuli di menzogna, di abiezione, di vigliaccheria, di debolezza. Ma è pur sempre lei a generare anche le cose belle, buone e pure”. </strong>Grossman sa che non esiste giusto tra gli uomini, che giustizia o giustezza sono interpretazioni vaghe, e usa una formula già usata da Dostoevskij. “Non ci sono innocenti tra i vivi, tutti siamo colpevoli: tu, imputato, e tu, procuratore, ed io… Ma perché tanto dolore, tanta vergogna per questa nostra depravazione così umana?”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-74344 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/03/parole-salvate-dalle-fiamme-e1584636547707-183x300.jpg" alt="" width="305" height="500" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/parole-salvate-dalle-fiamme-e1584636547707-183x300.jpg 183w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/03/parole-salvate-dalle-fiamme-e1584636547707.jpg 319w" sizes="(max-width: 305px) 100vw, 305px" />Tra persuasione e ordine non c’è fiato: la legge può smorzare, intiepidire, ma non soffocare l’indole dell’uomo. La regola dell’Ordine dei Servi di Maria – perfezionata da David Maria Turoldo – parla, di fronte all’errore altrui, di “correzione fraterna” – “ammonitelo subito, affinché il male non progredisca ma sia stroncato fin dall’inizio” – e di “condono delle offese”. Tutti, d’altronde, erriamo nell’errare.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Consapevole dell’abominio della Storia – <strong>“Persino la parola Storia è un’invenzione degli uomini: la storia non esiste, la storia è pestare acqua nel mortaio, l’uomo non evolve dall’infimo al superno, l’uomo è immobile… l’umano non si accresce nell’uomo”</strong> – Grossman, tuttavia, chiude il suo romanzo-saggio figurandosi il protagonista, Ivan Grigor’evič, che torna a casa, “immutabile”, e che, silente, ammanta i delatori di una patina di indifesa pietà, di vitale indifferenza. “Costoro avevano tradito, diffamato, rinnegato perché altrimenti non sopravvivevi, eri perduto; e tuttavia erano pur sempre uomini&#8230; <strong>Quegli uomini non volevano il male di nessuno, eppure avevano fatto del male durante la loro vita. Eppure quegli uomini erano pur sempre uomini. </strong>E – cosa fantastica, meravigliosa – lo volessero o no, avevano impedito che la libertà morisse; perfino i più terribili fra loro l’avevano custodita nelle loro orrende, deformi, ma pur sempre umane anime”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Guai all’uomo che biscia dissidio tra gli uomini, che lacera la fiducia. Il virus ha contagiato le relazioni, separa, induce ogni uomo a vedere nel prossimo un nemico: tra senso di giustizia e sfogo, frustrazione, sospetto, l’uncinetto è docile. <strong>Gli amati sono inaciditi dal virus come gli sconosciuti; in balia dell’ignoto nuove foghe regolano la convivenza – tutto è forzato, è una forzatura, è uno sforzo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.archinto.eu/index.php/prodotto/parole-salvate-dalle-fiamme/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">In una lettera a Boris Pasternak,</a> è la vigilia di Natale del 1952, Varlam Salamov, lo scrittore dei <em>Racconti della Kolyma</em>, tradito e condannato al Gulag, dà una folgorante definizione della poesia, che s’incardina nel muscolo osceno della vita.<strong> “Capisco che un maestro rigoroso cresca e viva negando e distruggendo se stesso, ma io so anche un’altra cosa. Conosco persone che sono vissute, sopravvissute grazie ai Suoi versi, grazie alla percezione del mondo che i Suoi versi comunicavano. Ha mai pensato a questo?</strong> Agli esseri umani che sono rimasti esseri umani soltanto perché con sé avevano le Sue parole? Che i Suoi versi venivano letti come preghiere?”. Nella reclusione, è la poesia a ricordare all’uomo che cosa è l’uomo – nessun bene pubblico, di Stato, di tutti, può sottrarci la potenza di questo bene intimo e feroce. Una poesia letta nel chiuso delle case rende le finestre stelle comete, l’ingresso un buco nero, le labbra una veggenza. (d.b.)</p>
<p><em>*In copertina: tra i tanti scrittori russi che hanno smascherato la pratica della delazione, Aleksandr Solzenicyn, autore di &#8220;Arcipelago Gulag&#8221;, Nobel per la letteratura nel 1970</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/nuovo-vocabolario-del-virus-delazione/">Nuovo Vocabolario del Virus: “delazione”, “responsabilità”. A chi fa l’elogio del delatore occorre leggere Vasilij Grossman. La poesia rende le nostre case stelle comete</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Dalla “Storia della colonna infame” a “Petrolio”, da Vasilij Grossman a Ayn Rand e Canetti: i libri (e gli scrittori) “politici” più belli di sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2019 10:14:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Canetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il gioco inizia in Albione. In un vasto articolo pubblicato sul “Guardian”, Dorian Lynskey si domanda “Is the political novel dead?”. A partire da lì, s’è fatta una sbrigativa analisi su ‘Il Giornale’, domenica scorsa. Qui, piuttosto, senza troppe fregole nell’identificare il valore dell’aggettivo “politico” (né ‘partitico’ né sociologico: che investighi il governo, la sua [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/romanzo-politico-i-10-libri-piu-belli/">Dalla “Storia della colonna infame” a “Petrolio”, da Vasilij Grossman a Ayn Rand e Canetti: i libri (e gli scrittori) “politici” più belli di sempre</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Il gioco inizia in Albione. In un vasto articolo pubblicato sul “Guardian”, Dorian Lynskey si domanda <a href="https://www.theguardian.com/books/2019/aug/24/is-the-political-novel-dead" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Is the political novel dead?”</a>. A partire da lì, s’è fatta una sbrigativa analisi <a href="http://www.ilgiornale.it/news/romanzo-politico-morto-elettorale-sta-benissimo-1746243.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">su ‘Il Giornale’,</a> domenica scorsa. Qui, piuttosto, senza troppe fregole nell’identificare il valore dell’aggettivo “politico” (né ‘partitico’ né sociologico: che investighi il governo, la sua arte del torcere, tra glorie e storpiature), proponiamo una lista di libri belli (con esagerazione implicita). Fate dunque il vostro gioco. (d.b.)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>***</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69761 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/09/libro1-1-186x300.jpg" alt="" width="186" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/libro1-1-186x300.jpg 186w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/libro1-1.jpg 342w" sizes="(max-width: 186px) 100vw, 186px" />I 10 romanzi “politici” più belli di sempre</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alessandro Manzoni, <em>“Storia della colonna infame”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Fosse di un altro paese, eleveremmo Manzoni a una specie di Dostoevskij – senza viscere tra le dita, certo, ma con stile più glorioso. Però, siamo in Italia, Lucia non è Anna Karenina né Emma Bovary, Renzo non ha la statura di Stavrogin. A rileggere senza paraocchi scolastici la corrusca <em>Storia della colonna infame</em> – scrittura ‘saggistica’, di lancinante crudeltà – capiremmo perché il male più crudo accade ‘a fin di bene’, tramite intelletti sofisticati. Micidiale l’accusa al sistema della giustizia: “Per trovarli colpevoli, per respingere il vero che ricompariva ogni momento, in mille forme, e da mille parti, con caratteri chiari allora com’ora, come sempre, dovettero fare continui sforzi d’ingegno, e ricorrere a espedienti, de’ quali non potevano ignorar l’ingiustizia”. Fu il libro ‘da comodino’ di Sciascia e di Gadda, appunto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>*</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Carlo Dossi, <em>“Note azzurre”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo zibaldone più corrosivo della letteratura italiana, fiera dei sensi e dei linguaggi, ricca di spunti letterari (es. “L’arte di un autore, sta nel cancellare”). Lo scapigliato Carlo Dossi – o meglio: Alberto Carlo Felice Pisani Dossi – per mestiere conte, fu segretario particolare di Francesco Crispi, poi console generale a Bogotà e ambasciatore in Atene (dove lo andava a trovare d’Annunzio). Le sue ‘note’ sono un groviglio di osservazioni politiche (es. sui ‘poteri oscuri’ della politica: “Nella politica è come sul teatro. Vi ha gli autori che scrivono le opere da recitarsi e non appajono sul palco; e gli attori che le recitano pubblicamente e non le hanno scritte”). Salutare.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pier Paolo Pasolini, <em>“Petrolio”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In PPP anche la poesia, dopo le tenerezze friulane, è eminentemente ‘politica’. <em>Petrolio </em>nell’anormalità e nell’inclassificabile – regesto di visioni dove cronaca e onirico, apocalisse e dato schietto di stuprano a vicenda – è il culmine della ricerca narrativa di PPP. “Voglio rimettermi a scrivere. Anzi, ho ricominciato a scrivere. Sto lavorando a un romanzo. Deve essere un lungo romanzo, di almeno duemila pagine. S&#8217;intitolerà <em>Petrolio</em>. Ci sono tutti i problemi di questi venti anni della nostra vita italiana politica, amministrativa, della crisi della nostra repubblica”. Un gorgo.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69762 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/09/libro2-1-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/libro2-1-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/libro2-1.jpg 600w" sizes="(max-width: 191px) 100vw, 191px" />Leonardo Sciascia, “L’affaire Moro”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Riteneva la <em>Storia della colonna infame </em>la quintessenza della letteratura italiana, tentò, con i suoi libri, di scovare gli untori, di sconfiggere gli untuosi politicanti, Sciascia. Fu parte della Commissione d’inchiesta sulla strage di via Fani e sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro: parlando delle lucciole di Pasolini, di Stendhal, di Borges, lo scrittore fa precipitare la politica nel romanzo. “Per il potere e del potere era vissuto fino alle nove del mattino di quel 16 marzo. Ha sperato di averne ancora”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>André Malraux, “Antimemorie”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Più che una autobiografia, un romanzo agiografico, donchisciottesco, narcisista, caravaggesco. Il vero capolavoro di André Malraux. Ambientato tra Pechino e Parigi, tra Saigon e l’Alsazia, tra Delhi e Guadalupa, narra – con stile burrascoso, estremista – i rapporti tra Malraux e De Gaulle, gli incontri con Nehru, la “Lunga marcia” di Mao, il sottosuolo del potere, tra intrighi e agnizioni. “Qui non attendo di ritrovare nient’altro che l’arte e la morte”. Pubblicato da Bompiani nel 1968, ovviamente introvabile.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Vasilij Grossman, “Tutto scorre…”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Libro necessario per capire l’atavica stortura del sistema sovietico e la tenerezza della resistenza. “Nel carattere di Stalin, in cui l’asiatico si fondeva con il marista europeo, si esprimeva il carattere del sistema statale sovietico&#8230; Nella sua incredibile ferocia, nella sua incredibile perfidia, nella sua capacità di fingere e di fare l’ipocrita, nel suo livore e nel suo spirito di vendetta, veniva fuori, in Stalin, il satrapo asiatico”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Ayn Rand, “La rivolta di Atlante”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ribelle al pensiero totale, refrattaria a ogni forma di ideologia politica e letteraria, Ayn Rand pubblica il suo capolavoro, <em>Atlas Shrugged</em>, nel 1957. Una distopia drammaticamente attuale. Da leggere insieme a <em>Heliopolis </em>di <strong>Ernst J</strong><strong>ünger</strong>. Per rendere più cristallino il nostro sguardo. D’altronde, la letteratura americana è intensamente ‘politica’. Tra i romanzi forti del contemporaneo, va detto di <em>Underworld</em> (1997), firma <strong>Don DeLillo</strong>, <em>La macchia umana </em>(2000) di <strong>Philip Roth</strong>, il ciclo “Seven Dreams” di <strong>William T. Vollmann</strong>, polimorfica storia, per visioni e omicidi, ammissioni ed elusioni, del continente americano.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ahmadou Kourouma, <em>“Aspettando il voto delle bestie selvagge”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ivoriano, feroce fino al midollo, con questo libro, del 1998, ci s’immerge nello sfacelo delle dittature africane. Mi colpì, più di altri autori analoghi – il grande vecchio Chinua Achebe, ad esempio – fino alla mistura del sangue, perché pare mescere <em>Riccardo III </em>ai racconti d’alchimia tribale, dei griot. Un libro analogo, ma d’altra sponda oceanica, è <em>La fine della storia </em>di <strong>Liliana Heker</strong> (di prossima pubblicazione Theoria) che racconta da dentro, con scrittura modernista, la dittatura militare argentina.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-69763 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/09/libro3-195x300.jpg" alt="" width="195" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/libro3-195x300.jpg 195w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/libro3-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/09/libro3.jpg 600w" sizes="(max-width: 195px) 100vw, 195px" />Elias Canetti, <em>“Massa e potere”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Nulla l’uomo teme di più che essere toccato dall’ignoto”: per capire i meccanismi della politica, Canetti scrive questo libro epocale, era il 1960, un po’ trattato antropologico, un po’ visione, un po’ evasione narrativa. Scrittura grandiosa, piena di rivelazioni, di fiamme, che scova la stortura del potere nei nostri singoli gesti, nella postura, nelle mani (“Tutte le distanze che gli uomini hanno creato intorno a sé sono dettate dal timore di essere toccati. Ci si chiude nelle case, in cui nessuno può entrare: solo là ci si sente relativamente al sicuro”).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Thomas Mann, “Considerazioni di un impolitico”</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una raccolta di saggi che si leggono come un romanzo, necessario antidoto alle idiozie parlamentari quotidiane. “L’arte, come la religione, rientra nella sfera umana; davanti a lei la politica dilegua come nebbia al sole… indenne alla politica resta la dignità dell’uomo: è una sciocchezza credere che sotto una repubblica si viva con ‘maggior dignità umana’ che sotto una monarchia. Eppure, si è politici solo a patto di credere in questa sciocchezza”.</p>
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