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	<title>Grisélidis Réal Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“A salvarmi è stata la rivolta”. Vita estrema di Grisélidis Réal, scrittrice &#038; prostituta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 04:23:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Annalisa Crea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Grisélidis Réal. Scrittrice. Pittrice. Prostituta. 1929-2005”. Questo l’epitaffio che figura sulla targa posta a corredo della lapide della tomba di Grisélidis Réal, al Cimetière des Rois di Ginevra.&#160;Fu la stessa Réal a manifestare, prima di morire il 31 maggio di vent’anni fa, rosa da un cancro al quale si arrese dopo anni di animosa resistenza, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/griselidis-real-poesie-annalisa-crea/">“A salvarmi è stata la rivolta”. Vita estrema di Grisélidis Réal, scrittrice &#038; prostituta</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>“Grisélidis Réal. Scrittrice. Pittrice. Prostituta. 1929-2005”. Questo l’epitaffio che figura sulla targa posta a corredo della lapide della tomba di Grisélidis Réal, al Cimetière des Rois di Ginevra.</strong>&nbsp;Fu la stessa Réal a manifestare, prima di morire il 31 maggio di vent’anni fa, rosa da un cancro al quale si arrese dopo anni di animosa resistenza, la volontà di essere sepolta accanto ai notabili della città. La sua richiesta, patentemente volta a&nbsp;<em>épater le bourgeois</em>, non venne, sulle prime, accolta dalle autorità e causò la prevedibile levata di scudi di molti, scandalizzati all’idea che il Pantheon ginevrino potesse venire profanato accogliendo la “puttana rivoluzionaria”, come amava definirsi. Poi, il 9 marzo 2009, a seguito di una decisione del Consiglio amministrativo di Ginevra, i suoi resti furono traslati nel Cimetière, sotto l’egida di un cespuglio di lavanda e di una stele con su incisa una vulva stilizzata, a ricordare il suo strumento di lavoro. I figli scelsero per lei un posto accanto all’amato Jorge Luis Borges, a Jean Piaget e, per colmo di ignominia, a pochi metri dal moralista Giovanni Calvino.</p>



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<p><strong>Grisélidis Réal, nome da principessa e destino da incendiaria, nacque nel 1929 a Losanna da una famiglia della buona borghesia colta.</strong>&nbsp;Fu lei stessa a descrivere la sua infanzia come “normale e privilegiata” e i suoi genitori come due intellettuali che accostarono da subito le tre figlie alla musica, le lettere, le arti. Il padre, Walter, era un ellenista. Grisélidis lo adorava e ne parlava come di un uomo formidabile, oltre che bellissimo: un geniale poliglotta che conosceva diciotto lingue. La madre, Gisèle, nata Bourgeois, era invece una gallerista. Fu lei a scegliere per la figlia maggiore il nome della protagonista dell’ultima novella del&nbsp;<em>Decameron</em>, Griselda, povera contadina che Gualtieri, marchese di Saluzzo, uomo dispotico e crudele, prende in sposa solo per sottoporla ad anni di vessazioni. La sventurata, sorta di epitome della rassegnazione femminile, sopporta ogni angheria con pazienza e devozione, dando prova di un’indole quanto mai lontana da quella Grisélidis, favolosa ribelle, che pure vedeva in quel nome una prefigurazione del suo destino, segnato da innumerevoli traversie.</p>



<p><strong>La famiglia Réal lasciò presto Losanna per trasferirsi prima ad Alessandria d’Egitto, dove il padre dirigeva la scuola svizzera, e in seguito in Grecia. Furono anni felici: Walter leggeva alle figlie l’<em>Iliade</em>, faceva loro ascoltare Mozart</strong>&nbsp;– non vivevano nell’agio, ma in un mondo di valori “immateriali” in cui “l’arte e la letteratura contavano più di ogni altra cosa”, nelle parole di Réal. L’idillio greco ebbe però vita breve, poiché Walter morì per un’embolia nel 1938, a soli 34 anni. Grisélidis non ne aveva ancora compiuti nove.</p>



<p>Ritrovatasi sola con tre figlie piccole e una guerra alle porte, Gisèle decise di rientrare in Svizzera, dove il padre, che disponeva di larghi mezzi, si occupò di lei e delle nipoti. Grisélidis crebbe così all’ombra della madre, donna che non si peritò di definire psicorigida, e che impose alle figlie un’educazione rigorosissima e sessuofobica. Da parte sua, Grisélidis manifestò da subito un temperamento indomito, tanto che, all’età di undici anni, Gisèle, esasperata, la spedì a San Gallo da Adèle, la nonna paterna, nella speranza che questa riuscisse a raddrizzarla. Fu subito scontro: “Mentre mia madre era rigida per paura, lei lo era per natura”. Nemmeno la cura d’urto a base di disciplina prussiana riuscì tuttavia a piegarla e, dopo un’adolescenza turbolenta e funestata dalla tubercolosi che la costrinse persino a trascorrere un periodo in sanatorio, Grisélidis, ormai diciannovenne, partì per Zurigo per iscriversi alla Scuola di Arti e Mestieri, dove conseguì un diploma da decoratrice, e darsi a una nuova vita scapigliata.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="702" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/61VM0okXhL-702x1024.jpg" alt="" class="wp-image-104531" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/61VM0okXhL-702x1024.jpg 702w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/61VM0okXhL-206x300.jpg 206w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/61VM0okXhL-768x1120.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/61VM0okXhL-600x875.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/61VM0okXhL.jpg 864w" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" /></figure>



<p><strong>Prese a frequentare l’ambiente degli artisti, posando nuda per loro, e si accostò alle prime esperienze amorose. Nel 1950 sposò l’incisore Sylvain Schimek, il quale, allevato da genitori calvinisti, aveva con il proprio corpo e con la sessualità un rapporto irrisolto e non desiderava neanche dei figli.</strong>&nbsp;Quando Grisélidis, che all’epoca non aveva accesso a metodi contraccettivi, rimase incinta e diede alla luce il primogenito Igor, la coppia non resse alla prova della genitorialità e il piccolo fu momentaneamente affidato ai nonni paterni, i quali decisero però di adottarlo, non ritenendo la giovane nuora in grado di occuparsene. Igor poté ritrovare solo diciassette anni dopo “quella madre assente, proibita, vagheggiata e pianta”, come ha ricordato in una recente intervista.&nbsp;</p>



<p>Dopo la separazione, Grisélidis ebbe diversi amanti, fra cui un pittore, padre della secondogenita Léonore. In seguito riallacciò rapporti con Sylvain, ma il tentativo di resuscitare il matrimonio borghese non andò a buon fine. Ciononostante i due ebbero il tempo, prima di divorziare nel 1956, di concepire un altro figlio, Boris. Il quarto, Aurélien, fu invece il frutto di una relazione successiva.</p>



<p><strong>Nel 1961 Grisélidis, giovane madre nubile che faticava a sbarcare il lunario, decise di fuggire dalla “città frigida” di Ginevra verso la Germania con il suo amante Bill, un soldato nero americano che era al momento internato in un ospedale psichiatrico ginevrino a causa della sua schizofrenia.</strong>&nbsp;E, in barba agli assistenti sociali che la assillavano, riuscì a portare con sé anche due dei suoi figli. La rocambolesca fuga e la nuova vita a Monaco di Baviera sono vividamente descritte nel racconto autobiografico&nbsp;<em>Le noir est une couleur</em>&nbsp;(<em>Il nero è un colore</em>, edito da Keller nel 2019), che fu pubblicato nel 1974.&nbsp;<strong>L’incipit è eloquente nella sua lapidarietà: “Ho sempre amato i neri”. E Bill è “un uomo, un nero, un pazzo” con cui partire e unirsi al “grande gregge dei nomadi in transumanza”.</strong>&nbsp;La Germania non si rivelò purtroppo una patria accogliente per Réal, che sprofondò ben presto nella miseria più assoluta. Fu il suo stesso amante a indirizzarla alla prostituzione: “Dovresti guadagnarti da vivere con gli uomini. Sei nata per questo”. Da quella esortazione, e ancor più dagli spasmi della fame, prese le mosse la vita parallela di Grisélidis, che vestiva di volta in volta i panni di Linda, Mimi Pinson o Solange per una clientela costituita in buona parte da G.I. americani di stanza a Monaco.</p>



<p>Rispetto ad altri mestieri – operaia, dattilografa, telefonista, cuoca, cameriera – che, per provvedere alla sua numerosa famiglia, pure aveva praticato, la prostituzione, di cui divenne nel tempo una virtuosa, le consentiva di condurre una vita più dignitosa e di dedicarsi con più agio ai figli durante il giorno.&nbsp;<strong>Ad ogni modo, i primi tempi furono drammatici, e i bordelli e gli angiporti di Monaco le portarono per lo più in dote sadismo e sifilide. Dopo aver troncato la relazione con Bill a causa della sempre più pronunciata labilità mentale di quest’ultimo, conobbe il “dio negro” Ronald Rodwell, diciannovenne soldato americano “dal viso di pantera”, dall’“iride violacea”, “dal sesso come un grande giglio nero”, come si legge ne&nbsp;<em>Le noir est un couleur</em>.</strong>&nbsp;Un amore vertiginoso, incandescente, oggetto di un appetito insaziabile. Un amore rovinoso, anche: Grisélidis si lasciò da lui coinvolgere in un traffico di marijuana per il quale fu arrestata nel 1963 e condannata a un anno di carcere, poi tramutato in sette mesi in virtù della sua buona condotta. Per sopravvivere alla reclusione, lei, così selvatica e tellurica, si abbandonò a un parossismo creativo, dedicandosi alla pittura e alla scrittura: accanto al diario di prigionia&nbsp;<em>Suis-je encore vivante?</em>, pubblicato nel 2008, Réal compose, “nella casa dalle mille celle”, una ventina di poesie in francese e in tedesco.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="600" height="988" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/9791041410538_1_75.jpg" alt="" class="wp-image-104532" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/9791041410538_1_75.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/9791041410538_1_75-182x300.jpg 182w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Una volta rilasciata, venne espulsa dalla Germania e rientrò in Svizzera, dove prese a frequentare gli ambienti bohémiens e tornò a prostituirsi per sfamare i figli, nel tentativo di mantenerne la custodia, perseguitata com’era dai servizi sociali. L’urgenza di scrivere si fece però sempre più imperiosa, tanto che, nel 1969, decise di abbandonare la vita da strada, potendo contare su una borsa di scrittura elargita dalla Fondazione svizzera per la cultura. Riprese in mano il racconto delle sue vicissitudini in terra alemanna e si dedicò alacremente alla lettura e alla rilettura dei classici, da Balzac a Thomas Mann, e degli scrittori prediletti fra cui Céline, Cendrars, Genet, Henry Miller, affinando il suo gusto letterario. In quel periodo avviò anche diverse corrispondenze con artisti e letterati di vaglia, tra i quali Claude Aubert, Jacques Chessex e Maurice Chappaz, oltre che con potenziali editori. Questi fitti scambi rappresentavano anche per Réal l’occasione di riflettere sulla sua poetica:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Finalmente, a furia di patemi e di cancellature, ho avuto un’illuminazione, ho capito una cosa: niente filosofie inutili, niente aggettivi superflui, niente letteratura. Occorre limitarsi all’azione quotidiana ridotta all’essenziale e basta. Qualche volta, ma proprio di rado, ci si può concedere una piccola immagine, una chicca poetica, ma davvero passando tutto al buratto. Occorre potare senza pietà. La purezza è lo scheletro!”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Come sottolinea Yagos Koliopanos nel contributo apparso all’interno del numero della rivista dell’Archivio svizzero di letteratura “Quarto” dedicato a Réal, quella che l’autrice sembra propugnare è una sorta di foucaultiana estetica dell’esistenza, in tutta la sua forza performativa.</p>



<p><strong>Al volgere degli anni Settanta Grisélidis fece il suo ingresso nella società letteraria e, anche grazie alla sua partecipazione a manifestazioni culturali e a interviste radiofoniche e televisive, conquistò una certa notorietà.</strong>&nbsp;Il manoscritto de&nbsp;<em>Le noir est une couleur</em>&nbsp;fu ultimato all’inizio del 1971, ma ebbe una storia editoriale molto tribolata e passò per le mani di vari editori svizzeri e francesi per poi approdare presso Balland, editore noto per la sua spregiudicatezza, che, come i suoi predecessori, ebbe più di un assaggio della vis polemica dell’autrice, sempre urticante e mai restia alla provocazione e al rilancio. In una lettera indirizzata alla segretaria di André Balland, Réal offrì un esempio emblematico del suo gesto epistolare, contraddistinto da uno stile barocco, iperbolico, carnale, costellato di turpiloquio e insieme venato di lirismo. La sua stessa grafia era esuberante, esorbitante, anarchica:</p>



<p><strong>“Se il signor Claude DELARUE (revisore di&nbsp;<em>Le noir est une couleur</em>, N.d.R) è scioccato dalle dimensioni anatomiche dei falli dei miei negri, sono problemi suoi. Ma gli proibisco di mettermele all’imperfetto!</strong></p>



<p><strong>No, non esiste imperfetto nella vita! […]</strong></p>



<p><strong>D’altronde, tutto il racconto è al presente, dall’inizio alla fine […] È psicologico, non grammaticale. È una nuova grammatica trascendentale, illuminata, fallica.</strong></p>



<p><strong>Allora perché, a pagina 128 delle bozze, lui mi snatura tutta l’azione mettendola all’imperfetto (forma ottusa, pesante, inerte)?</strong></p>



<p><strong>Sì, perché:</strong></p>



<p><strong>‘Lui mi contemplava… così smanioso di ficcarmelo nel ventre che mi mancava il fiato…’?</strong></p>



<p><strong>Perché: ‘… era un cazzo regale…’?</strong></p>



<p><strong>Nossignore: ‘È’.</strong></p>



<p><strong>È un cazzo regale, è Giove fatto negro!</strong></p>



<p><strong>L’azione è immediata, ansimante, si fa nel minuto e questo minuto è sempre vivo”.</strong></p>



<p><em>Le noir est une couleur</em>&nbsp;fu finalmente dato alle stampe nel 1974 con una copertina alquanto audace – due mani, una nera e una bianca, intrecciate sopra un seno nudo – per la quale Grisélidis coniò la caustica definizione “la salumeria di campagna illuminata al neon”. L’accoglienza fu però piuttosto tiepida: in un’epoca in cui regnava una concezione formalista della letteratura, il “documento umano” di Réal – così fu presentato da “Le Monde” – non seppe conquistare la critica.&nbsp;<strong>“Pare che, per il momento, i giornalisti parigini non si interessino al mio libro e dicano che i ‘racconti di vita’ non sono in auge oggi. […] Perciò occorre battersi con le unghie e con i denti, e con un sorriso da belva feroce, e fare la puttana” – così la pugnace Grisélidis in una lettera a Chappaz del settembre del 1974.</strong></p>



<p>D’altronde, non ci fu mai pace sotto gli ulivi per Réal: un’altra lotta la attendeva, per le strade di Francia, stavolta, e si rivelò salvifica. Nel 1975, dopo la delusione legata al suo esordio letterario, sprofondò in un periodo buio anche a causa della relazione tanto travolgente quanto venefica che aveva intrecciato con Hassine Ahmed, gigolò berbero alcolizzato e violento conosciuto quando era detenuto nel cantone di Vaud. Dopo un tentato suicidio con Miles Davis in sottofondo, le giunse notizia della Rivoluzione delle prostitute che, scoppiata il 2 giugno a Lione, si era presto estesa alle principali città francesi: Réal non ci pensò due volte e si unì alle centinaia donne che si erano asserragliate nella cappella Saint-Bernard di Parigi per protestare contro le persecuzioni della polizia e la chiusura dei bordelli. La pasionaria Grisélidis, da sempre in prima linea con i paria della società, divenne così “la puttana rivoluzionaria” e, in virtù del suo carisma, assunse il comando del movimento, il quale rivendicava, attirandosi le ire delle femministe benpensanti e degli abolizionisti, il diritto di fare commercio di sé e di esercitare, purché liberamente e in condizioni dignitose, una professione che Réal definì “un’Arte, un Umanesimo e una Scienza” – le maiuscole sono significative. Il suo attivismo la condusse, nel 1977, a riprendere, stavolta per scelta e a testa alta, la via della prostituzione, sancendo la sua decisione con l’invio di un irriverente messaggio alla buoncostume ginevrina:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Signori, abbiate la cortesia di volermi nuovamente registrare tra le cortigiane il 15 marzo 1977, e questo per sempre”.</strong></p>
</blockquote>



<p>In tutto ciò, non smise mai di scrivere. Nel 1979, “Le Fou parle”, rivista fondata da Jacques Vallet, pubblicò il suo&nbsp;<em>Carnet de bal d’une courtisane</em>, sorta di agenda nera della clientela di Réal, corredato da un’intervista con il giornalista e scrittore Jean-Luc Hennig, il quale strinse con Grisélidis un lungo sodalizio, celebrandola in&nbsp;<em>Grisélidis courtisane</em>, libro-ritratto edito da Albin Michel nel 1981. Con il suo&nbsp;<em>Carnet</em>, definito da Laurent de Sutter una “teoria del maschio”,&nbsp;<strong>Réal consegnò al mondo – provocando nell’ambiente un comprensibile scompiglio – l’elenco alfabetico dei nomi di battesimo di decine di suoi clienti corredati da alcune note di icastica brevità che ne restituivano aspetto fisico, indole, manie e predilezioni, oltre a specificare il costo della&nbsp;<em>passe</em>&nbsp;– la marchetta.&nbsp;</strong>Si trattava insomma più di un vademecum che di un diario. Le sue folgoranti istantanee descrivono (i numeri servono a distinguere i numerosi casi di omonimia, N.d.R.) “Roger ⑧ – […] Libanese non molto alto, baffi e occhiali, bella voce bassa con la r moscia – succhiare, inculare con maestria, prostata molto vivace e socievole, trattare con moderazione altrimenti viene subito – 100 fr. (abbassare a 80).” Una sezione del libro è dedicata ai “casi psicologici” come “G. – Non ha mai avuto rapporti sessuali con donne – (con degli uomini più vecchi –&nbsp;<em>attivo</em>), sulla quarantina, sensibile, affettuoso, colto – problema con l’anziana madre – padre morto (15 anni di psicanalisi)”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="622" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/81XvGX-dhOL-622x1024.jpg" alt="" class="wp-image-104533" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/81XvGX-dhOL-622x1024.jpg 622w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/81XvGX-dhOL-182x300.jpg 182w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/81XvGX-dhOL-600x988.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/81XvGX-dhOL.jpg 656w" sizes="(max-width: 622px) 100vw, 622px" /></figure>



<p>Aveva forse ragione quel celebre psichiatra ginevrino che, racconta il figlio Igor, le scrisse una lettera in cui affermava:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Io e lei facciamo lo stesso mestiere: la gente che soffre viene da noi per ottenere conforto, sostegno umano. Lei però lo fa meglio e più in profondità di me, perché il suo coinvolgimento è totale”.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Colpisce in effetti in Grisélidis la spiccata umanità e la capacità di instaurare con i clienti una sorta di complicità, anche di fronte alle loro abissali miserie.</p>



<p>Dal legame elettivo con Jean-Luc Hennig nacque una corrispondenza più che decennale che confluì in due raccolte curate da quest’ultimo:&nbsp;<em>La Passe imaginaire</em>&nbsp;(1992), tradotta da Yari Moro per Keller (<em>Con tanto dolore e tanto amore</em>, 2005), che raduna le lettere scritte da Réal tra il 1980 e il 1991, e&nbsp;<em>Les Sphinx</em>&nbsp;(2006), apparsa postuma, che abbraccia il triennio 2002-2005. Nella prima Grisélidis si confida con Jean-Luc, il quale, per sua stessa ammissione, le rispondeva di rado pur esortandola a scrivergli avendo intuito il potenziale letterario delle sue missive, e gli racconta dei suoi giorni e delle sue notti di vita nel consueto stile vibrante, impudico, ipotipotico, ridendosela “ferocemente” di tutto, come si legge nell’introduzione.&nbsp;<em>Les Sphinx</em>, a evocare il mistero plurale delle sfingi, raccoglie invece le lettere del tempo del cancro, che dettagliano la lotta furibonda contro la malattia, ma si aprono anche in slarghi elegiaci:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“[…] ho fatto la mia ‘elaborazione’ dell’alba, quest’alba nuova, così uguale e così tremenda che forse mi donerà una libertà… quale? Io dico SÌ. Dico&nbsp;<em>sì</em>&nbsp;a quest’alba livida, sì agli uccelli addormentati, sì ai fiori, sì all’erba, alla terra, alla luce del giorno. Sì alle lacrime, SÌ al dolore. È solo a lei che lo confido”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Dopo la morte di Réal apparve anche, sempre per le edizioni Verticales, la raccolta&nbsp;<em>Mémoires de l’inachevé</em>, 1954-1993 (2011), un’antologia di testi sparsi e inediti ritrovati dai figli.</p>



<p>Nel documentario&nbsp;<em>Une Vie, Une Oeuvre: écrivain, peintre et prostituée&nbsp;</em>di France Culture (2015), il primogenito Igor, il “guardiano della memoria” di Grisélidis, evidenzia il lato “sulfureo” della madre, che dava a tratti l’impressione di possedere poteri occulti. Igor le riconosce tuttavia anche un&nbsp;<em>côté</em>&nbsp;giocoso, quasi infantile. Le foto di gioventù di Réal ostendono in effetti un candore nello sguardo, pur con qualcosa di rapace nella forma del viso; in quelle della maturità si coglie invece un luccichio malizioso e vagamente disturbante.&nbsp;<strong>Era in ogni caso, ricorda il figlio, una donna di stupefacente bellezza, che teneva a valorizzarsi e mostrarsi sempre al meglio, anche nella malattia, pur mantenendo un che di brado e indocile: amava lo stile tzigano e prediligeva indumenti dai colori accesi e gioielli etnici e vistosi.</strong>&nbsp;Era persino convinta (erroneamente, secondo Igor) di avere sangue tzigano, poiché un giorno sua madre le aveva detto che avevano “un soffio nomade nelle vene”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="674" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/G07031-674x1024.webp" alt="" class="wp-image-104534" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/G07031-674x1024.webp 674w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/G07031-198x300.webp 198w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/G07031-600x911.webp 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/08/G07031.webp 711w" sizes="(max-width: 674px) 100vw, 674px" /></figure>



<p>Nel corso della sua poliedrica vita, Réal si dedicò, come si è detto, anche alla poesia.&nbsp;<strong>Nel 2022 la sua produzione è stata riunita ad opera delle Edizioni Seghers in un unico volume dal titolo felicemente ancipite di&nbsp;<em>Chair vive</em>&nbsp;– carne viva – inizialmente pensato per&nbsp;<em>Le noir est une couleur</em>. La poesia di Réal le somiglia: sensuosa e onirica, mistica e materica.&nbsp;</strong>Il suo primo tentativo,&nbsp;<em>Le cycle de la Vie</em>, risale al 1942: la tredicenne Grisélidis riflette con singolare consapevolezza sulla “Vita dal riso argentino” dell’infanzia radiosa e festante e su quella di “pallida fiamma” della vecchiaia dal cuore chiuso. Fra il 1957 e il 1962, prima e dopo la fuga in Germania, compone una manciata di poesie di spiccata cifra simbolista. Tuttavia, come si è osservato sopra, è durante il periodo di prigionia che l’estro lirico di Grisélidis si dispiega in tutta la sua ampiezza e la sua urgenza. I suoi componimenti abbandonano le suggestioni immaginose e si calano nell’amara realtà carceraria, pur mantenendo quella che Seghers definisce “una grandeur classica”, oltre che una sublime musicalità, tratti distintivi di tutta la produzione réaliana. Ma, come sempre avviene negli scritti di Grisélidis, l’intimo diventa politico e i versi si fanno anche furibonda testimonianza delle acerrime condizioni della galera e della disumanità delle secondine.</p>



<p>Molte delle poesie scritte tra il 1963, quando tornò in libertà, e il 1973 sono dedicate ai suoi amanti, in particolare ai suoi due dirompenti e sciagurati amori, Rodwell e Hassine. Dal 1975, quando abbracciò la militanza, fino al 2002, quando scoprì di avere un cancro allo stomaco, la scaturigine poetica parve inaridirsi, per poi divenire di nuovo profluvio nei tre anni che la condussero alla morte.&nbsp;<strong>Stavolta è la malattia, ennesimo capitolo di un vissuto estremo, a farsi materia poetica, e Réal non distoglie lo sguardo neanche dal corpo straziato, dalla chemioterapia, dalla morfina. Il cancro è un “giaguaro sconosciuto” che affronta a viso aperto, ma che la costringe anche a ripiegarsi su sé stessa e a volgere lo sguardo al passato, ripercorrendo la sua esistenza estuosa.</strong>&nbsp;Particolarmente toccante è una delle ultime poesie,&nbsp;<em>Morte d’una Puttana</em>, composta un mese prima di morire e qui proposta in traduzione, in cui Grisélidis eleva un’estrema supplica – “Seppellitemi nuda/ Come sono venuta/ Al mondo fuori dal ventre/ Della mia madre ignota” – ed evoca una riconciliazione con la madre, scomparsa nel 1971 ma perduta molti anni prima. In un’intervista, Réal dichiarò:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Ci sono stati dei drammi atroci tra me e mia madre, soprattutto quando ho avuto la tubercolosi e lei ha cercato di accampare diritti su mia figlia perché io non ero ‘né moglie, né madre’. L&#8217;unico momento di pace che ho conosciuto con lei è stato quando non ci siamo più viste né scritte per sette anni. Poi un giorno, nel 1969, ha letto su ‘Écriture’ il capitolo&nbsp;<em>Chair vive</em>&nbsp;del mio futuro libro&nbsp;<em>Le noir est une couleur</em>. Io mi prostituivo già regolarmente dal 1961. È stato terribile. Ma lei era già molto malata, di un cancro metastatico. Non siamo mai riuscite a spiegarci. Mi sono sentita colpevole di averla fatta morire di crepacuore. Se n’è andata l&#8217;11 agosto 1971, il giorno del mio compleanno e di quello di mio padre. A salvarmi è stata la rivolta”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Nel 1982, nel pieno del suo periodo militante, Réal aveva fondato Aspasie, un’associazione per la tutela dei diritti delle prostitute – da Aspasia di Mileto, compagna di Pericle e, pare,&nbsp;<em>hetaira</em>, prostituta d’alto bordo e di una certa cultura. L’associazione, tuttora attiva, ha sede a Ginevra, nel quartiere Pâquis, dove Grisélidis esercitò fino all’età di 66 anni, e ospita un centro a lei dedicato. Nel 2024 le autorità ginevrine hanno, dopo molte esitazioni, accolto la proposta di intitolarle una piazza. La piccola Place Grisélidis Réal, adorna di due fontane e situata proprio nel quartiere in cui Grisélidis dispiegò la sua Arte, il suo Umanesimo e la sua Scienza, ne onora la memoria all’ombra ampia e generosa dei bagolari.</p>



<p><strong>Annalisa Crea</strong></p>



<p><strong>**</strong></p>



<p><strong>Cantico della Speranza</strong></p>



<p>Male incolga alla città perduta<br>Dove i poeti si prostituiscono</p>



<p>Sia maledetto il lungo viale<br>Su cui i piedi inseguono senza speranza<br>Irraggiungibili libertà</p>



<p>Siamo ubriachi d’asfalto nero<br>Di petrolio e di vento ghiacciato<br>Siamo ubriachi di disperazione<br>Maledetta sia la lunga strada<br>Su cui la notte lenta ci uccide</p>



<p>Avanziamo ad occhi chiusi<br>Verso invisibili porti di mare<br>Dove ci attende l’alba incerta<br>Di un sogno a lungo ricacciato</p>



<p>Al di là delle brutture umane<br>Noi avanziamo il cuore amaro<br>Noi avanziamo gli occhi bruciati<br>Dal sole morto del deserto</p>



<p>Fa notte sui nostri corpi caduti<br>Fa giorno sulle nostre mani tese<br>I nostri occhi splendono nella nebbia<br>Rischiarando le strade perdute</p>



<p>Silenzio alle nostre bocche vendute<br>Noi siamo l’arma del caso</p>



<p>Nel bagliore rosa dei bar<br>Nell’alba verde degli specchi<br>Dove i soli artificiali<br>Bruciano nell’ambra dei whisky</p>



<p>Fra l’acqua torbida degli sguardi<br>E le parole sperperate<br>Non abbiamo ucciso l’amore<br>Scintilla ancora in fondo a un pozzo<br>Come un diamante in mezzo al fango</p>



<p>Mio bell’amore seppellito<br>Sotto la neve come un bisturi<br>Il neon sanguina in fondo alle strade<br>Noi gireremo come una ruota<br>Lanciata ai quattro angoli del cielo</p>



<p>Male incolga alla città inumana<br>Su cui inseguiamo di giorno in giorno<br>Tanti bisogni vani</p>



<p>Nel silenzio delle prigioni<br>Nel cigolio delle serrature</p>



<p>Nella fame la sete e la paura<br>Non abbiamo tradito noi stessi<br>La speranza era più forte di tutto<br>Segava le vostre sbarre di ferro</p>



<p>Abbiamo riso delle vostre armature<br>Delle smorfie delle orazioni<br>Con cui credete di salvare dai vermi<br>La vostra carcassa in decomposizione<br>Sotto i detriti morti dei cuori</p>



<p>Borghesi puzzate di cadavere<br>State attenti al Povero e al Pazzo<br>Che mettete sotto chiave</p>



<p>Vi faremo saltare le budella<br>E gli interni delle vostre auto<br>Nei vostri palazzi dove nessuno entra<br>Senza essere un servitore<br>Divorerete i vostri rifiuti</p>



<p>Mangerete le vostre ceneri<br>Berrete il sangue delle vostre vene<br>Come Colui che nessuno può ferire</p>



<p>Borghesi attenti all’odio<br>Acceso ai piedi degli altari<br>Dove vi piegate alla paura<br>Attenti alle nostre voci umane</p>



<p>Quando ogni vita sarà svanita<br>Quando solo le statue agli incroci<br>Di un mondo vuoto e carbonizzato<br>Risponderanno al richiamo<br>Dei secoli adagiati sottoterra</p>



<p>Si leverà il primo giorno<br>Al nascere del mistero<br>Un canto che rinnega la sconfitta<br>La Speranza come un rantolo d’amore<br>Che brucia la gola di un poeta.</p>



<p><em>23 gennaio 1964</em></p>



<p><strong>*</strong></p>



<p><strong>Belva&nbsp;</strong></p>



<p>Tu sei a fior di pelle<br>Sguardo contro sguardo<br>Muso contro muso<br>Ventre contro ventre<br>Sangue contro sangue<br>Tu non mi fai paura<br>Io sono il tuo cibo<br>E tu sei il mio amante<br>Io ti tengo a distanza<br>Tu sei la mia putredine<br>Ed io il tuo domatore<br>Bisogna che tu ceda<br>A colpi di escissioni<br>Siringa su siringa<br>Dolore su dolore<br>A colpi di anestetici<br>E di neurolettici<br>Piegato, sconfitto, riarso<br>Arretri mia bestia<br>Mio cancro da circo<br>Aperto e richiuso<br>Percosso, insanguinato<br>Strappato, asfissiato<br>Che bruci le tue metastasi<br>Al fuoco dei miei bisturi<br>E vomiti la tua lava&nbsp;<br>Cannula contro cannula<br>Soffocato nei drenaggi<br>Squarciato dalla morfina<br>Lanciato contro la mia carne<br>E filtrato nelle mie ossa<br>Rinchiuso agonizzante<br>Contro un muro di filaccia<br>Per sempre prigioniero<br>Di ricordi chimici<br>E dei flussi catodici<br>Dei miei calcolatori.</p>



<p><em>Ginevra, 11 novembre 2002</em></p>



<p>*</p>



<p><strong>Cane</strong></p>



<p>Occorrerà accucciarsi<br>Come un cane sfiancato<br>Sull’ultimo cuscino<br>Nell’ultimo cesto<br>Le zampe ripiegate<br>Sotto la testa immobile<br>Chiudere gli occhi bruciati<br>Da tante lacerazioni<br>Di aurore affamate<br>Di notti solitarie<br>Di sogni inutili<br>E d’illusioni infrante<br>Lasciare il sangue colare<br>Da una lunga ferita<br>Sentire avvicinarsi<br>Su piedi leggeri<br>E suonare alla porta<br>La strana visitatrice<br>Venuta a esonerarci<br>Dalla nostra vana guardia<br>E a sollevare ancora<br>I nostri fianchi inerti<br>Nella sua stretta di ghiaccio<br>E a prosciugare il nostro respiro<br>Con l’ultimo morso<br>Con il bacio estremo<br>Che il grido dei gabbiani<br>Che roteano nel cortile<br>Deserto e muto<br>Si porti via nel becco<br>Una briciola fragile<br>Dei nostri tozzi di pane<br>Caduti poveri e secchi<br>Dal tavolo del banchetto<br>Che sempre ci fu negato.</p>



<p><em>Ginevra, 20 dicembre 2002</em></p>



<p>*</p>



<p><strong>Oceano Nox</strong></p>



<p>Questo vecchio corpo infiorettato<br>Da tante pene, da bellezza e ardore<br>Bisognerà lasciarlo<br>Un giorno e liberarsene<br>Come si spogliano gli antichi galeoni<br>Arenati sul fondo dell’oceano<br>Così si decompongono i gesti, gli sguardi<br>E tutto l’arsenale degli orpelli umani<br>Armature, medaglie e decorazioni vane<br>Così marcisce il cordame dei sogni<br>Così l’amore è smangiato dal dolore<br>Le alghe dei fondali e i protozoi<br>Corrodono i nostri resti mummificati<br>E i galloni sbiaditi dei nostri orgogli spezzati<br>Bisogna sprofondare e schiantarsi infine<br>Negli abissi, nella sabbia eterna<br>Dove mai penetra la chiarità del sole<br>Nel silenzio oscuro in cui nuotano i rimpianti<br>Gli spettri dei nostri desideri inappagati<br>E i pesci ciechi delle azioni mancate<br>I vermi faranno delle carni pastura<br>La nostra carcassa incuberà albe future<br>E il sale delle lacrime feconderà il mare<br>Nulla muore nulla esiste e tutto si riproduce<br>Nello spazio ignoto infinito<br>In cui siamo l’atomo, la preda, il predatore<br>Delle nostre finzioni, mortali ancor prima di nascere<br>Astri incandescenti divorati dalla notte<br>Nel riverbero di costellazioni morte.</p>



<p><em>Ginevra, 22 dicembre 2002</em></p>



<p>*</p>



<p><strong>Morte d’una Puttana</strong></p>



<p>Seppellitemi nuda<br>Come sono venuta<br>Al mondo fuori dal ventre<br>Della mia madre ignota</p>



<p>Seppellitemi dritta<br>Senza soldi né vestiti<br>Senza orpelli né monili<br>Senza belletto senza ornamenti<br>Senza velo senza vera senza niente<br>Senza collane né riccioli d’oro<br>Senza rossetto né nero agli occhi</p>



<p>Dal mio sguardo richiuso<br>Voglio vedere il mondo svanire<br>Il sole le stelle cadere<br>La notte spandersi alla sua fonte<br>E seppellirmi nella sua bocca<br>Muta l’ultimo giaciglio<br>Su cui stendermi infine sola<br>Come un diamante impregnato di terra<br>E riposarmi dormire infine<br>Senza mai più pensare a niente<br>Morire morire morire<br>Per raggiungerti infine madre</p>



<p>E ritrovare nel tuo sorriso<br>L’innocenza che mi è mancata<br>Tutta una vita spesa a cercarti<br>Trovarti per poterti perdere<br>E dirti che ti amavo.</p>



<p><em>(Scritta di notte, Ginevra 2005, Clinica Le Cesco)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/griselidis-real-poesie-annalisa-crea/">“A salvarmi è stata la rivolta”. Vita estrema di Grisélidis Réal, scrittrice &#038; prostituta</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Cosa ci fa Grisélidis, prostituta rivoluzionaria, di fianco al sepolcro di Borges? Jorge Fondebrider racconta una storia pazzesca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Mar 2018 15:25:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono arrivato in Svizzera quasi per caso. Ho vinto una borsa di studio per passare un mese a tradurre in una Residenza per traduttori. Dista circa 45 minuti da Zurigo e un chilometro da Wernetshausen, un paese sperduto nel bel mezzo della campagna, dove si trova Looren, un luogo che a malapena ha un nome. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Sono arrivato in Svizzera quasi per caso. Ho vinto una borsa di studio per passare un mese a tradurre in una Residenza per traduttori.</strong> Dista circa 45 minuti da Zurigo e un chilometro da Wernetshausen, un paese sperduto nel bel mezzo della campagna, dove si trova Looren, un luogo che a malapena ha un nome. Quando sono arrivato, c’erano quasi 50 cm di neve fuori dalla finestra della mia stanza, che si affacciava su un prato, seguito da un bosco e poi da un altro paese; ancora oltre, un lago, quasi sempre sommerso nei vapori, e poi le montagne. Per chi, come me, detesta la natura era come avere il vuoto tra due fette di pane.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio soggiorno doveva svolgersi nella Svizzera tedesca, ma comprendeva anche due giorni nella Svizzera romanda, quella dove si parla il francese. La nostra padrona di casa, Anne-Lise Delacrétaz, ha fatto di tutto affinché io e il mio amico Matías Battistón potessimo sfruttare al meglio il viaggio e ha avuto persino l’accortezza di dedicarci un intero pomeriggio per fare un giro turistico a Ginevra, ultima tappa prima del ritorno in campagna, quel luogo dove i polli vanno in giro crudi, per dirla con le parole del poeta francese Max Jacob.</p>
<p><figure id="attachment_59761" aria-describedby="caption-attachment-59761" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59761" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/03/Griselidis-tomba-300x183.jpeg" alt="Griselidis tomba" width="300" height="183" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/Griselidis-tomba-300x183.jpeg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/Griselidis-tomba.jpeg 580w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-59761" class="wp-caption-text">Scrittrice, pittrice, prostituta. La tomba di Grisélidis Réal (1929-2005) a Ginevra</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Trovarsi a Ginevra comportava una visita alla tomba di Jorge Luis Borges, che visse in questa città tra il 1914 e il 1918, quando la sua famiglia vi rimase bloccata durante la Grande Guerra.</strong> Secondo María Kodama, la vedova, Borges scelse di andare a morire lì perché, come ripeteva sempre, a Ginevra era stato felice. La sua tomba si trova nel Cimetière des Rois, noto in tutto il mondo come Cimetière de Plainpalais, il più antico della città e al tempo stesso una sorta di pantheon, dato che è riservato a personalità illustri. <strong>Infatti, nel suo piccolo parco si trovano le tombe di Giovanni Calvino, Denis de Rougemont, Ernest Ansermet, Jean Piaget, Robert Musil, Alberto Ginastera e consorte, tra gli altri.</strong> <strong>Secondo uno dei custodi, il sepolcro di Jorge Luis Borges è il più visitato e, se dovessimo attenerci allo stato della lapide e ai tanti fiori deposti tutt’intorno, è proprio così. </strong>Sulla lapide sono stati scolpiti, dallo scultore Eduardo Longato, sette guerrieri anglosassoni e vi si legge “And Ne Forthedon Na”, verso appartenente ad un antico poema celebrativo della battaglia di Maldon (991) tra sassoni e vichinghi. Si tratta di un’arringa e, tradotta, significa “che non abbiano alcun timore”. Martín Hadis ha dedicato vent’anni della sua vita a indagarne il significato e si trova in circolazione un suo libro che ne svela, o prova a svelarne, il mistero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ha attirato la mia attenzione una lapide poco distante, posizionata circa 10 metri dietro la tomba di Borges e una trentina in diagonale rispetto a quella dell’austero Calvino.</strong> Sulla pietra tombale, di forma rotonda, era scolpito, in modo inequivocabile, un altro cerchio con all’interno la riproduzione di un pube femminile. In basso, su una targa di bronzo, la scritta: “Grisélidis Réal. Scrittrice, pittrice e prostituta. 1929–2005”.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei chi è?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver trascorso la prima infanzia con il padre, in Egitto e in Grecia, a 9 anni Grisélidis Réal torna a Losanna. Lì il calvinismo è legge, motivo per cui finisce per ribellarsi ai suoi insegnanti. Ciononostante, nel 1949, all’età di 20 anni, si diploma alla Scuola di Arti Decorative di Zurigo. Nello stesso anno si sposa. Dopo tre anni dà alla luce il primo figlio. A distanza di altri tre anni, ormai separata dal primo marito, ha una figlia con un altro uomo e poi un figlio maschio e, nel 1959, un altro. <strong>A quel punto parte alla volta di Monaco di Baviera, con un amante afroamericano che la picchia. Nel 1961, disperata, diventa una prostituta per potere mantenere i figli. Estradata in Svizzera per aver venduto marijuana, continua a prostituirsi ma ora come attivista.</strong> Scrive: “La prostituzione è un’arte, un umanesimo e una scienza”. Finisce in prigione.</p>
<p><figure id="attachment_59762" aria-describedby="caption-attachment-59762" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59762" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/03/griselidis-9-300x211.jpg" alt="Grisélidis Réal " width="300" height="211" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/griselidis-9-300x211.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/griselidis-9.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-59762" class="wp-caption-text">La formidabile Grisélidis Réal</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le noir est une couleur</em>, una sorta di autobiografia, le vale una borsa di studio che le permette di lasciare il marciapiede per qualche tempo. Ne approfitta per dedicarsi alla scrittura e alla pittura. Ma poi, a Parigi, prende il comando della cosiddetta “Révolution des prostituées”. <strong>Spinta dagli eccessi della repressione poliziesca, raduna circa 500 prostitute che, nel giugno del 1975, occupano la cappella di Saint-Bernard, nel quartiere di Montparnasse, </strong>e poi il distretto di Montmartre, dove si trova anche Pigalle, regno della prostituzione e dei sexy shop. Pur rischiando la prigione, Grisélidis non si nasconde e parla a viso scoperto. Con sdegno delle femministe, non le riscatta ma sottolinea che, oltre alla prostituzione forzata mossa dalla fame e dall’indigenza, ne esiste un’altra che si pratica per scelta. Scrive: “L’unica prostituzione autentica è quella volontaria (&#8230;). Devono essere proscritte esclusivamente la violenza e la crudeltà che costringono gli esseri umani a prostituirsi, e noi condanniamo quell’ingiustizia con tutte le nostre forze”. Tuttavia, rivendica la possibilità di scelta. <strong>Lei stessa sceglie di essere una prostituta, o meglio ancora, una “peripatetica”, come pretende che sia indicato sui documenti, unitamente alle sue professioni di scrittrice e autrice di arte plastica.</strong> A quel punto veste i panni della protagonista in <em>Prostitution</em>, un documentario di Jean-François Davy.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1977 torna a Ginevra e, di nuovo, alla prostituzione. Nel 1982 fonda Aspasie, un’associazione per la difesa delle prostitute che prende il nome da Aspasia, moglie di Pericle e, secondo alcune fonti, <em>madame</em> di un bordello ateniese. <strong>Quindi, prende parte a conferenze internazionali e nella sua casa, nella zona rossa di Ginevra, dà vita a un centro internazionale di documentazione sulla prostituzione. Non smette mai di scrivere. </strong>Lo farà fino alla fine, che sopraggiunge il 31 maggio 2005. Il quadro della sua produzione letteraria si completa con <em>La Passe Imaginaire</em> (1992), <em>À feu et à sang</em> (2003), <em>Carnet de bal d’une courtisane</em> (2005) e una serie di testi postumi ritrovati dai figli, tra cui <em>Les Sphinx</em> (2006), <em>Suis-je encore vivante? Journal de prison</em> (2008) e <em>Mémoires de l’inachevé</em> (1954-1993) (2011). C’è anche un ciclo di canzoni, <em>Putains</em> (1985), da lei composto insieme al paroliere Pierre Philippe, per il cantante Jean Guidon, con musiche di Thierry Matioszek e Alain Bashung, e un altro documentario, questa volta di Marie-Ève de Grave, intitolato <em>Belle de nuit: Grisélidis Réal, autoportraits</em> (2016).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo scandalo</strong></p>
<p><figure id="attachment_59763" aria-describedby="caption-attachment-59763" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59763" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/03/Borges-tomba-300x300.jpg" alt="Borges tomba" width="300" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/Borges-tomba-300x300.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/Borges-tomba-150x150.jpg 150w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/Borges-tomba-600x601.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/Borges-tomba-333x333.jpg 333w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/03/Borges-tomba.jpg 601w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-59763" class="wp-caption-text">Il sepolcro di Jorge Luis Borges, vicino a quello di Grisélidis&#8230;</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Quattro anni dopo la morte di Grisélidis, i suoi resti vengono traslati al Cimetière des Rois. In un comunicato, a firma di Laurence Bézaguet, apparso su <em>La Tribune de Genève</em> del 9 marzo 2009, lo scandalo viene reso pubblico: <strong>c’è chi protesta per il fatto che una prostituta sia sepolta in un cimitero di persone rispettabili, chi lamenta una futura processione di meretrici al cimitero</strong>, chi ritiene che ci siano molte donne degne di nota ma che non hanno avuto tale onore, riservato generalmente solo agli uomini, e chi ipotizza che la sua tomba sia una forma di rivendicazione della prostituzione. Non manca nemmeno chi la definisce una grande scrittrice, una che ha sputato in faccia alla morigerata borghesia, un’autentica rivoluzionaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di tutti i posti possibili nel cimitero, il paradosso vuole Grisélidis Réal sepolta a pochi metri da Borges.</strong> Per spiegare tale paradosso, bisogna fare appello al critico uruguaiano Emir Rodríguez Monegal. In <em>Borges Una biografía literaria</em> si legge: “Stando alle confidenze rivelate da Borges a vari amici, il padre lo portò una volta da una di quelle ragazze compiacenti di Ginevra i cui clienti di solito sono stranieri, uomini solitari o giovani dalle necessità impellenti. <em>Georgie</em> fece la sua parte così rapidamente che restò stravolto dalla forza dell’orgasmo. Per lui, la ‘piccola morte’, come viene denominata dai francesi, si avvicinò troppo alla morte vera. Da quel momento, <em>Georgie</em> fu intimorito di fronte alla prospettiva dell’atto sessuale. Ma in questa storia c’è un altro aspetto dalle conseguenze probabilmente più complesse. <strong>Nell’essere iniziato al sesso per tramite del padre, <em>Georgie</em> dovette presumere che la ragazza di Ginevra prestasse anche a lui gli stessi servizi: condividere la stessa donna con il padre era qualcosa che sconvolgeva radicati tabù.</strong> Non si saprà mai esattamente cosa avvenne in piazza Dufour, né se fu proprio quello il posto. Si sa solo che Borges ne rimase talmente turbato da parlarne in confidenza con gli amici e includerne una chiara allusione in uno dei suoi racconti”.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questa storia è vera, settant’anni dopo, Borges fece ritorno nella città dove divenne “uomo” per morire e riposare accanto a una prostituta.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia bisnonna, che non era credente, diceva: “Puoi fare tutti i piani che vuoi, ma alla fine dio se la ride”.</p>
<p><em>Jorge Fondebrider</em></p>
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<p>(traduzione italiana di Marianna Marchi, supervisione della professoressa Mercedes Ariza; <a href="https://www.elpais.com.uy/cultural/vecina-incomoda.html" target="_blank" rel="noopener">l’articolo è stato pubblicato in spagnolo, originariamente, qui</a>)</p>
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