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	<title>Giometti e Antonello Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Ma io non so morire”. L’ingiustificato oblio di Massimo Ferretti, un grande poeta senza padrini e senza patria</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 10:01:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Massimo Ferretti (Chiaravalle 1935-Roma 1974) è stato uno scrittore laterale e lo rimane anche oggi, tanto che sulla sua opera è caduto un incredibile oblio, se si si eccettua l’encomiabile impegno critico di Massimo Raffaeli e un bel libro di Elisabetta Pigliapoco nato da una tesi di laurea. Questa rimozione è tanto più ingiustificabile se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Massimo Ferretti (Chiaravalle 1935-Roma 1974) è stato uno scrittore laterale e lo rimane anche oggi, tanto che sulla sua opera è caduto un incredibile oblio, se si si eccettua l’encomiabile impegno critico di Massimo Raffaeli e un bel libro di Elisabetta Pigliapoco nato da una tesi di laurea. <strong>Questa rimozione è tanto più ingiustificabile se si pensa che si è verificata nelle stesse Marche, dove Ferretti è vissuto (specialmente a Jesi) e nonostante sia da considerare a tutti gli effetti un autore rilevante in ambito nazionale per ben tre opere che riscossero il successo della critica:</strong> la raccolta poetica <em>Allergia </em>(Garzanti 1963, che ebbe una prima stesura non definitiva data alle stampe per la tipografia Civerchia di Jesi nel 1955); i romanzi <em>Rodrigo </em>(Garzanti 1963) e <em>Il Gazzarra</em> (Feltrinelli 1965). Ora, grazie all’editore Giometti &amp; Antonello di Macerata, torna in libreria <a href="http://www.giometti-antonello.it/scheda_ferretti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Allergia</em></strong></a>, con una nota critica degli editori e la prefazione che Massimo Raffaeli fece nel 1994 quando fu ripubblicato per i tipi della Marcos y Marcos. In più, in questa bella edizione, sono contenute delle lettere che Massimo Ferretti scrisse a Pier Paolo Pasolini, Antonio Porta, Carlo Antognini, Gianfranco Canestrari, tratte dal volume <em>Lettere a Pier Paolo Pasolini e altri inediti</em>, che si deve sempre a Massimo Raffaeli e al Centro culturale polivalente del Comune di Chiaravalle (1986).</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-71404 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/11/libro-ferretti-204x300.jpg" alt="" width="239" height="351" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/libro-ferretti-204x300.jpg 204w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/libro-ferretti.jpg 680w" sizes="(max-width: 239px) 100vw, 239px" />Ferretti ebbe rapporti epistolari con Nanni Balestrini e Alfredo Giuliani, pur non abbracciando idealmente il Gruppo 63. Frequentò, a Roma, Pasolini, Attilio Bertolucci ed Enzo Siciliano. <em>Allergia</em> vinse il Premio Viareggio, opera prima, nel 1963.</strong> Questi testi ci consegnano un poeta di una “originalità prepotente”, come ebbe a dire Pasolini (ma Ferretti non aveva padrini ed è difficilmente collocabile in una corrente letteraria, stretto nella morsa della tradizione e dello sperimentalismo), con un temperamento deciso, che si serve di una lirica impressionista più che melodica, che guarda al mondo attraverso gli occhi, i propri e quelli degli altri, come nei fulminanti versi <em>In trattoria</em>, dove si notano accostamenti categorici: “la commedia del mio viso”, “il sentimento della morte” (Massimo Ferretti soffriva di endocardite reumatica), “il furore e la timidezza”. “Il mio complesso è una tragedia antica: / devo scrivere e vorrei ballare”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta non nasconde la sua propensione all’attesa del tempo, ad una preghiera non sacerdotale, all’allergia per qualcosa di definitivo, optando per un rapporto di distanza, distonia e divaricazione, come nota Raffaeli, a partire dal pometto introduttivo <em>Deoso</em>. Qui traspira tutta l’inquietudine dell’uomo isolato (“squassato e malandato”), il fondamento di un’ottica mai doma, polemica, sensibile, coerente. <strong>“Guardate genti: tolgo dagli occhi miei / le oscure lenti della paura, / mia fatale, maledetta matrigna”. Deoso è lo spirito anarchico, mortifero, un pellegrino addolorato che si solleva dalla cripta e corre tra le colline e i boschi delle Marche, della valle dell’Esino, tra terre malsane, visionarie pianure, fantastici deserti, ghiacciai, foreste.</strong> Un fiero lottatore, coraggioso come Ulisse che circumnaviga la sua Itaca e non l’abbandona, né di giorno, né di notte, pur non facendovi ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Pasolini riconobbe uno sperimentare attaccato alla vita, ma nella stessa lettera che Ferretti gli scrive di getto, replicando ad un appunto del suo mentore, sottolinea: “il desiderio di morire appartiene alla tua psicologia, alla mia è del tutto estraneo”. <strong>Ferretti è il portavoce di una vitalità contrapposta all’afflizione per le condizioni fisiche che si riversano inevitabilmente sulla poesia confessionale e consolatoria: “È inutile, ragazzo, pensare di correre se il cuore ha le valvole bruciate”; oppure: “Il male è che il sabato continua a fare il padrone e la domenica la serva avvilita”.</strong> Con un senso di ribellione per nulla contenuta il poeta erompe in questo modo: “Il mondo si scopre nel mondo: la vostra angoscia è la mia felicità”. Appaiono versi più rasserenanti, specie nella seconda sezione di <em>Allergia</em> dal titolo <em>La croce copiativa</em>, un poemetto sugli anni del secondo conflitto mondiale e i successivi, dal sapore agrodolce, tipico del cantastorie. Si fa strada il ricordo spezzettato, l’immagine come impressa sulla pellicola cinematografica dei viali, dei tigli, della brezza, così come degli aerei che scendevano bassi, di una suora pazza che abbracciava i conigli, dei calzoni a tubo e delle camicie americane. E ancora il cuore, centro motore del pensare e dell’agire, paragonato ad un tappeto verde, ad un metropolita, ad un vincitore, nonostante quel resistente, commovente “ma io non so morire”. <strong>La poesia di Massimo Ferretti, preludio al romanzo al quale approderà immediatamente dopo la pubblicazione di <em>Allergia</em>, ha una componente strutturale che vira spesso verso il racconto</strong>, ma mantiene la vocazione nitida del suono musicale, del ritmo orale. Ed è un vero e proprio canto fuori dal coro.</p>
<p><strong><em>Alessandro Moscè</em></strong></p>
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		<title>“Caro Pasolini, sei diventato vecchio o non hai più niente da dirmi?”. Intorno a Massimo Ferretti, autore di “Allergia”, un libro di culto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2019 06:23:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vi fu, sempre, una intransigenza. A Carlo Antognini, interessato alla sua opera, il 3 maggio 1967, scrive, recisamente, “Vorrei, in breve, che fosse evitato ogni riferimento a padrini (reali o presunti) a premi letterari (vinti o perduti) all’appartenenza a gruppi letterari (presente o passata), ecc.”. Già allora, a 32 anni – era nato a metà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Vi fu, sempre, una intransigenza. A Carlo Antognini, interessato alla sua opera, il 3 maggio 1967, scrive, recisamente, <strong>“Vorrei, in breve, che fosse evitato ogni riferimento a padrini (reali o presunti) a premi letterari (vinti o perduti) all’appartenenza a gruppi letterari (presente o passata), ecc.”. Già allora, a 32 anni</strong> – era nato a metà febbraio, nel 1935, a Chiaravalle – Massimo Ferretti tornava sulle sue tracce, cancellandole.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-71118 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/libro-25-204x300.jpg" alt="" width="204" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro-25-204x300.jpg 204w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro-25.jpg 697w" sizes="(max-width: 204px) 100vw, 204px" />Benedetto da una allucinata precocità, Ferretti scrive uno dei libri emblematici – e perciò remoti fino al pungolo dell’oblio – del secondo Novecento, <em>Allergia.</em></strong> L’aveva scritto meno che ventenne, questo Dino Campana marchigiano, con una lampeggiante – e tutt’altro che ingenua – giovinezza, con un gesto d’ustione sul corpo della poesia – montaliana, ungarettiana, luziana – italica. Leggete questa, dal titolo emblematico, <em>Polemica per un’epopea tascabile</em>:</p>
<p style="text-align: justify;">Sono un animale ferito.</p>
<p style="text-align: justify;">Ero nato per la caverna e per la fionda, per il cielo intenso e il piacere definitivo del lampo: e mi fu data una culla morbida ed una stanza calda.</p>
<p style="text-align: justify;">Ero nato per la morte immutabile della farfalla: e l’acqua che mi crepò il cuore m’avrebbe solo bagnato.</p>
<p>Ero nato per la felicità della solitudine e il panico vergine dell’incontro: e mi sono ritrovato in una folla di eroi incatenati.</p>
<p>Ero nato per vivere: e m’avete maturato nella morte autorizzata dalla legge, nell’orgoglio delle macchine, nell’orrore del tempo imprigionato.</p>
<p><em>Ma resterò</em>. Resterò a rincorrere la vostra perfezione di selvaggi organizzati nelle palestre, educati nelle caserme, ammaestrati nelle scuole: per la morte veloce delle bombe, per la morte lenta degli orologi delle seggiole dei telefoni.</p>
<p>Ma sappiate che io non so nuotare: e il coltello dell’odio e dell’amore l’ho sepolto nel mare.</p>
<p>*</p>
<p style="text-align: justify;">Vanno fatte giocare insieme, gemelli contrari, secondo me, le parole “polemica” ed “epopea”, “tascabile” e “ferito”. Ogni <em>epos</em> ha il gergo di <em>polemos</em>. C’era un ragazzo, insomma, che aveva fiducia lirica e coscienza storica, che si sentiva espulso e sputato, “con un bigino di Marx nella tasca della blusa e pillole di Leopardi nell’altra”, sintetizzavo – giovanilista pure io – inserendolo tra i <em>Maledetti italiani </em>(il Saggiatore, 2007), per merito di due maledetti lettori, Flavio Santi e Massimo Raffaeli.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di voltare le spalle al mondo, gettando sale sul fatto letterario, per occuparsi, a Jesi, nei tardi Sessanta, dell’azienda del padre, d’ambito edilizio, <strong>Massimo Ferretti fu il prodigio della poesia italiana. A promuoverlo e a esortarlo al verso fu Pier Paolo Pasolini, privatamente (“sei un mistero davvero appassionante”), poi al pubblico, su “Officina”, nel 1956</strong>, dicendo del “caso di questo ragazzo ventenne, traumatizzato e quindi prematuramente rivelato a se stesso da un’endocardite reumatica” che “è veramente unico, preistorico meglio che pregrammaticale, malgrado la sua straordinaria maturità”. Ferretti, per sempre incluso in una battagliera giovinezza, aspra, rigettò il vezzo tragico di Pasolini – come testimonia la lettera che si pubblica – soprattutto quando si confronta con la tragedia vera, nel 1959, il suicidio del cugino venticinquenne. Tuttavia, a Roma frequenta, tiepidamente, Bertolucci e Siciliano, passeggia lungo i convegni del Gruppo 63 e nel 1963, per Garzanti, pubblica <em>Allergia</em>, ricavandone un Viareggio per l’opera prima. Il libro, vigoroso, anomalo, poi dimenticato, fu recuperato da Raffaeli per Marcos y Marcos nel 1994 <strong>e risorge oggi <a href="http://www.giometti-antonello.it/scheda_ferretti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">per Giometti &amp; Antonello</a></strong> insieme ad altri documenti (le lettere, ad esempio) che dicono l’indole del poeta.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-71119 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/libro2-33-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro2-33-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro2-33-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro2-33-300x400.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/libro2-33.jpg 780w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />La parabola letteraria di Ferretti si dice presto. All’onda del successo poetico s’aggiungono due romanzi, <em>Rodrigo </em>(ancora Garzanti, 1963) e <em>Il gazzarra </em>(Feltrinelli, 1965); qualche incarico nel mondo editoriale – un passaggio in Longanesi, la traduzione, per Astrolabio, di testi di antropologia, e, per Feltrinelli, di <em>Tra</em>, romanzo sperimentale di una scrittrice da riscoprire, Christine Brooke-Rose – e niente. Segue, per disposizione d’indole, il rifiuto d’un mondo che si avverte già marcato dal mercato, prono all’abuso estetico, inutile e inerte, insomma (a Gianfranco Canestrari, nel 1970, <strong>“Lo snobismo di sinistra – la politica come afrodisiaco – è una cosa che m’ha fatto sempre schifo, ma Feltrinelli e C. hanno proprio rotto gli argini del disgusto. E intanto sto ad aspettare traduzioni che nessuno mi manda”).</strong> La morte precoce – nel 1974 – i carati del carattere (che non le mandava a dire), ne hanno garantito, da un lato, la palude dell’oblio, dall’altro il culto, per intimi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Di questo <em>Donchisciotte della Rabbia </em>(così una sezione del libro) vanno amate le poesie inquiete, l’imperfezione, le provvidenziali sbavature, gli sbalzi lirici.</strong> Come questo, che ha nome <em>Anch’io sono il mare. </em></p>
<p>Spolperanno le montagne fino allo scheletro del corallo<br />
ruberanno la fiamma al fuoco<br />
e violeranno l’aria fin dove sospira,<br />
ma il mare resterà il mare:<br />
l’eterna emozione<br />
l’elemento senza futuro.</p>
<p>Si sanno le piaghe aperte dalle navi<br />
i delitti delle reti<br />
e i tatuaggi carnali dei pescatori di perle,<br />
ma il mare non cambia colore.</p>
<p>Non dico questo<br />
perché ho segreti di conchiglie ribelli,<br />
e l’amo perché la sua bellezza non mi fa soffrire.</p>
<p>Da piccolo mi ci portavano per farmi crescere forte<br />
ma la mia stella incrociava altre acque<br />
e nel libro del buio stava scritto<br />
che il volto delle meduse<br />
lo avrei trovato nella gente di terra:<br />
e gli sono cresciuto lontano<br />
con la misera invidia per i suoi sereni peccati<br />
fatti di sole e di carne spogliata,<br />
e ho accettato la sua potenza,<br />
i lividi muri alzati tra nuvolo e abisso,<br />
e l’onda del nord senza sogni.</p>
<p>Ma non ho avuto pazienza:<br />
e l’acqua è rimasta col sale;<br />
non ho avuto pazienza<br />
perché anch’io sono il mare.</p>
<p>*</p>
<p><strong>L’austera innocenza di Ferretti è un dono</strong> – d’altronde, quasi mai l’epoca riconosce i suoi. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A Pier Paolo Pasolini, Roma Jesi, 1 luglio 1959</em></p>
<p style="text-align: justify;">Caro Pier Paolo,</p>
<p style="text-align: justify;">«Molte volte un poeta si accusa e calunnia&#8230; »</p>
<p style="text-align: justify;">mi hanno dirottato da Perugia la tua lettera che disgraziatamente non s’è perduta per la strada. Mi scrivi di capire tutto di me: e dimostri di non capire niente.</p>
<p style="text-align: justify;">1) Il «desiderio di morire» appartiene alla tua psicologia, alla mia è del tutto estraneo. A 16 anni quando con la bicicletta mi sono buttato sotto un’auto (e s’è rovinata solo la bicicletta) l’ho fatto per disperazione «fisica»: da due anni una nevralgia reumatica nella zona del mediastino mi tormentava giorno e notte, e solo la morfina o gli ingorghi di stanchezza mi procuravano un dormiveglia di due ore una volta al mese: questa è «realtà» non auto-tenerezza, come è «realtà» – e non auto-esaltazione – il fatto che io non sono mai stato il malatino che fa pena; ma un «che peccato!», un’«incongruenza della natura», un «atleta fallito»: ho sorbettato queste qualifiche per tutta l’adolescenza: dal più scalcinato medico di campagna, al grande clinico, al colonnello-medico della visita di leva. Se ho registrato il «sentimento della morte» l’ho fatto per celebrare la vita. Io ho sempre desiderato vivere: e più stavo male, più volevo guarire.</p>
<p style="text-align: justify;">2) Né l’Italia né io siamo in pericolo per il mio presunto e potenziale fascismo: l’Italia – come sempre – è minacciata dalla sua sacra ed eterna Natura, io dall’Indifferenza. Se scrivo di voler diventare un reazionario nello stesso momento so di aver semplicemente bestemmiato. A 17 anni, al tempo di <em>Allergia</em>, (quando ero «unico», «eccezionale», «straordinario») cercavo l’«immunità»: e tu sai che questo giovanotto «sufficientemente poeta» è sempre stato sufficientemente imprudente nel mondo dominato dalla «brutalità della prudenza». E tieni presente che ciò che io ho subito come si subiscono gli irrazionali fenomeni della natura, tu hai avuto modo di vederlo e capirlo: nel ’40 tu avevi 18 anni, io 5 (cfr. <em>La Croce Copiativa</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">3) Quanto al narcisismo schematizzi troppo. Io ho 24 anni. E se mi rimproveri di scrivere in prima persona (Leonetti direbbe in persona prima), mi costringi a guardarti con sospetto: «Se la nuova poesia si limita a denunciare in falsetto le ovvie miserie dei pastori e dei contadini a che cosa serve? Denunci, invece, quel proprio interno vizio conformistico&#8230;» scrivevi sul «Punto» del 25 maggio 1957 a proposito dei poeti meridionali, ma era un avvertimento che valeva per tutti. Allora: sei diventato vecchio o non hai più niente da dirmi? Non offre altre alternative la tua lettera acida in cui hai approfittato del mio dolore per fare il moralista a buon mercato. Lo saprò quest’inverno. Per ora ti prego soltanto di sopportare la noia della mia amicizia di cui tu non sai che fartene: io ho bisogno della tua: ti ho incontrato in un’età difficile e per me sei rimasto una presenza quotidiana. Che ti costa una lettera di otto righe, una volta all’anno? In bocca al lupo e rallegramenti anticipati per i premi; spero poi che avrai superato il trauma del trasloco e che i libri e i mobili siano in perfetto ordine. E i soliti abbracci sempre molto affettuosi, tuo</p>
<p><strong><em>Massimo Ferretti </em></strong></p>
<p>P.S. Mio cugino ha bisogno di molto silenzio: ora che appartiene ai commenti dei paesani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/massimo-ferretti-poeta-allergia-profilo/">“Caro Pasolini, sei diventato vecchio o non hai più niente da dirmi?”. Intorno a Massimo Ferretti, autore di “Allergia”, un libro di culto</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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