“Mi ossessiona il petto eternamente”. Sulla poesia di Gianfranco Lauretano
Relativismo, accademia strutturalista, editoria aziendalista: come ti confeziono una (brutta) antologia della poesia italiana
“Ma egli amò tutto”. Beppe Fenoglio, il più solitario di tutti
“Lasciateci dissentire. Siamo scrittori e abbiamo bisogno di una cultura che ci lasci spazio per la sperimentazione, per l’assunzione del rischio e persino per gli errori”. Un appello contro il politicamente corretto
Esempi di “politica culturale” post-Covid. Tranquilli, vince sempre il “mainstream”: a Cervia, per il mitico “Trebbo” invitano Gad Lerner, Ivano Marescotti, Stefano Boeri, Ilaria Capua (e dimenticano Giovannino Guareschi)
“Venuta la sera, entro nelle antique corti delli antiqui huomini”: la poesia come riconoscenza, dedizione, amicizia, chiosa a un testo implicito. Su alcuni libri di Salvatore Ritrovato
Sulla poesia facile, vendibile, tribunizia di Franco Arminio. Ovvero: la schiacciante vittoria della società dello spettacolo e del pensiero mainstream
“Cara Mariangela, la tua poesia sul Coronavirus mi fa paura. Ed è pure brutta”. Gianfranco Lauretano scrive una lettera pubblica alla Gualtieri
Siamo pagliacci e troviamo la grazia nel più cupo dei naufragi: per i primi 20 anni di “Graphie” (ovvero, sulla inattuale necessità delle riviste)
“È sempre del mistero che ci innamoriamo, e improvvisamente una terra ai confini del mondo ci riguarda”: sulla poesia di Gianfranco Lauretano
“Amate il vostro essere più di voi stessi”: ecco perché Osip Mandel’štam è il poeta fondamentale. Dialogo con Gianfranco Lauretano