Cosa vuol dire fare poesia oggi? Ovvero: la poesia-facile e l’assenza dei critici
La poesia è contro i tempi, altrimenti è intrattenimento. Dialogo tra Gianfranco Lauretano & Salvatore Ritrovato 
La generazione senza pari. Sui poeti italiani nati negli anni Sessanta
Contro Maurizio Cucchi, il poeta che ha imposto uno stile e un canone di “cucchisti”
“Mi ossessiona il petto eternamente”. Sulla poesia di Gianfranco Lauretano
Relativismo, accademia strutturalista, editoria aziendalista: come ti confeziono una (brutta) antologia della poesia italiana
“Ma egli amò tutto”. Beppe Fenoglio, il più solitario di tutti
“Lasciateci dissentire. Siamo scrittori e abbiamo bisogno di una cultura che ci lasci spazio per la sperimentazione, per l’assunzione del rischio e persino per gli errori”. Un appello contro il politicamente corretto
Esempi di “politica culturale” post-Covid. Tranquilli, vince sempre il “mainstream”: a Cervia, per il mitico “Trebbo” invitano Gad Lerner, Ivano Marescotti, Stefano Boeri, Ilaria Capua (e dimenticano Giovannino Guareschi)
“Venuta la sera, entro nelle antique corti delli antiqui huomini”: la poesia come riconoscenza, dedizione, amicizia, chiosa a un testo implicito. Su alcuni libri di Salvatore Ritrovato
Sulla poesia facile, vendibile, tribunizia di Franco Arminio. Ovvero: la schiacciante vittoria della società dello spettacolo e del pensiero mainstream
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