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	<title>Fulvia Toscano Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Per denunciare un bisogno di bellezza”: dialogo con Alessandro La Motta, il pittore che ama i poeti</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Nov 2018 11:27:53 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/per-denunciare-un-bisogno-di-bellezza-dialogo-con-alessandro-la-motta-il-pittore-che-ama-i-poeti/">“Per denunciare un bisogno di bellezza”: dialogo con Alessandro La Motta, il pittore che ama i poeti</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In Sicilia, che è ormai la seconda patria – la prima è la Rimini vivida e livida di reminiscenze più augustee che fellinesche – <strong>ha realizzato, un paio di mesi fa, a Messina, una mostra ispirata a Salvatore Quasimodo. Poco prima aveva lavorato sul corpo di Tomasi di Lampedusa. Una sua opera, per altro, nel contesto di ‘Naxoslegge’, la rassegna artistica curata da <a href="http://www.pangea.news/un-nobel-postumo-a-ezra-pound-in-mezzo-a-tanta-mediocrita-il-suo-nome-va-urlato-da-naxoslegge-la-furente-proposta-di-fulvia-toscano/" target="_blank" rel="noopener">Fulvia Toscano</a>, è il premio con cui è stata omaggiata la regista Liliana Cavani.</strong> Di <a href="http://www.alessandrolamotta.com/" target="_blank" rel="noopener">Alessandro La Motta</a> – detto &#8216;Jake&#8217; per quell’andare pugilistico, per quel viso bandito che incassa i baci e i pugni della vita – è luminoso il rapporto con i poeti, fin da subito, dai lavori compiuti nei Novanta, sulle poesie di Rilke e di Roberto Carifi, di Mario Luzi, di Raffaello Baldini, di Eugenio Montale. Il rapporto con i poeti – segnato da una ricerca pittori autonoma, non vampirizzata dalla parola lirica – porta La Motta a concentrarsi suoi problemi primi dell’atto artistico. Ed è da qui, in concomitanza e concordia, che si sviluppa il suo gesto, arcaico, ‘classico’, quasi volto che emerge da uno scudo acheo. Reduce dalla ‘gita’ siciliana, abbiamo interpellato l’artista per entrare nel cuneo del carisma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-64122 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/14996893635_e83e37696d-300x200.jpg" alt="La Motta" width="300" height="200" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/14996893635_e83e37696d-300x200.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/14996893635_e83e37696d.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Torni a relazionarti con i poeti e gli scrittori, con Quasimodo, con Tomasi di Lampedusa. Ricordo i tuoi lavori su Mario Luzi, tra i tanti. Che cosa ti ispira della poesia, del fatto letterario?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho sempre amato la poesia per la capacità di arrivare alla ferita dell’essere con poche parole, come se quei segni scolpiti nella pagina bianca arrivassero a tessere tracce di significato esistenziale. Gli anni dell’Università sono stati per me fondamentali, da questo punto di vista per la frequentazione di amici scrittori e poeti, da questa frequentazione è nato anche il desiderio di contaminare il mio lavoro con la parola poetica. <strong>Lavorare con alcuni grandi della poesia del Novecento è stato un onore e un impegno di serietà e di rispetto della parola, con Mario Luzi, una piccola edizione interamente realizzata a mano con litografie e testi, firmata da entrambi e con Raffaello Baldini, che mi ha fatto dono di alcune poesie riscritte di suo pugno per realizzare alcuni disegni dai testi autografi;</strong> poi non posso non ricordare gli amici  e i compagni di viaggio, che in quegli anni gravitavano attorno alla rivista ClanDestino o al Centro di Poesia dell’Università di Bologna.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono state poi occasioni privilegiate come l’invito a lavorare su Giacomo Leopardi, concretizzatosi poi in uno spettacolo per immagini e parole con Giancarlo Giannini</strong> che leggeva le cantiche di Leopardi mentre dipingevo direttamente sul palco alle sue spalle e riscrivevo “Alla Luna”; o quando ho partecipato alle celebrazioni per Dino Campana al Museo di Marradi e ho in seguito realizzato un’edizione d’arte in serigrafia.</p>
<p style="text-align: justify;">In queste esperienze ho cercato di scostarmi dalla parola come elemento grafico del quadro come in alcune esperienze pur bellissime di inizio secolo, vedi come i futuristi e anche dalle esperienze di poesia visiva affiorate negli anni sessanta. Ho accolto nello spazio dell’opera le parole poetiche perché spesso fonte di ispirazione o punto di partenza per l’opera che andavo a realizzare non come due linguaggi affiancati ma nel tentativo di farne un linguaggio unico capace di veicolare il senso dell’opera, il suo pensiero recondito. Per la <em>Lighea</em> di Tomasi di Lampedusa è stata una folgorazione, ho ritrovato in un solo testo, molte delle istanze in cui si era orientata la mia ricerca. La “sirena” è un testo poco conosciuto, ma con una storia intensissima, il racconto dipana la storia dell’amore tra un giovane grecista e una giovanissima sirena “siciliana” incontrata al largo della costa di Punta Izzo ad Augusta. È un periodo breve e intenso, ma ne nasce un amore folgorante e capace di travolgere e dare un significato nuovo, fino a condizionarle, a tutte le esperienze da lì vissute dal giovane protagonista. Un omaggio all’amore e al mondo classico, ai miti delle sirene e alla “Sicilia eterna”, ai suoi profumi, ai sapori perduti. Da questo lavoro è nata una mostra con trenta tavole e un’edizione d’arte, realizzata in collaborazione con Naxoslegge, che ha girato in diversi siti museali legati a Tomasi di Lampedusa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nuovo lavoro su Salvatore Quasimodo traduttore dei Lirici greci nasce invece da una proposta e una provocazione di Fulvia Toscano, direttore artistico di Naxoslegge,</strong> che per la nuova edizione del festival, <em>Tradurre la Bellezza</em>, mi ha proposto di portare alla Galleria d’Atre Moderna e Contemporanea di Messina una mostra che affiancasse la mia ricerca sui miti e sul mondo classico alle traduzioni di Quasimodo dei <em>Lirici greci</em>. La Galleria oltre alle importanti opere di autori del Novecento è sede dell’Archivio Quasimodo con diversi documenti e lettere intercorse con artisti e intellettuali dell’epoca, la lettera di conferimento del Nobel per la Letteratura, pubblicazioni e testi poetici dattiloscritti dal poeta con le correzioni apposte a penna. Soprattutto, è stata l’occasione per addentrarmi ancora una volta e più a fondo in quel rapporto tra la parola, il verso e il mio percorso espressivo si annodano.</p>
<figure id="attachment_64123" aria-describedby="caption-attachment-64123" style="width: 189px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-64123" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/ai-Dioscuri-2-web-209x300.jpeg" alt="La Motta" width="189" height="271" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/ai-Dioscuri-2-web-209x300.jpeg 209w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/ai-Dioscuri-2-web.jpeg 446w" sizes="(max-width: 189px) 100vw, 189px" /><figcaption id="caption-attachment-64123" class="wp-caption-text">In copertina e qui, sono pubblicati alcuni lavori realizzati da Alessandro La Motta per la mostra dedicato da &#8216;Naxoslegge&#8217; a Salvatore Quasimodo</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Procede il suo lavoro entro l’antico, l’ancestrale, l’arcaico. Per altro in Sicilia. Perch</strong><strong>é</strong><strong>? Che attrazione la spinge lì, quasi ‘geologica’?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca nel mio lavoro era sempre stata orientata verso una “geologia” delle forme naturali e dell’umano, un timbro del segno e della pennellata che sgorgasse da quel magma di istanze naturali e culturali, spesso in modo non organico, ma costantemente alla ricerca di origini. Così è stato per le mie geologia materiche e per gli angeli che sgorgano da quella marcia astratta ma impregnata di luce. Vi era già nei primi lavori quel tipo di ricerca, ricerca nella materia che mi accostava alle mie origini Siciliane. <strong>Da diversi anni poi, il lavoro si è fissato sulle origini mediterranee, sui miti classici e in particolare sulle tracce greche in Sicilia, dove per altro si sono sviluppate alcune delle leggende e dei culti sulle divinità che poi si sono irradiate in tutto il Mediterraneo.</strong> Come per esempio le divinità ctonie legate all’alternarsi delle stagioni e della fertilità sviluppatosi largamente in Sicilia e irradiandosi poi tanto da essere accreditato già dai racconti omerici e da testi antichi come originato attorno al lago di Pergusa. Anche qui il viatico, l’input iniziale è la letteratura, e non a caso <em>I dialoghi con Leucò</em> di Cesare Pavese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come si lavora al cospetto, come fai tu, di archeologi, di reperti veri e propri? Contando, intendo, che non sei certo artista ‘pompier’, ‘passatista’, ‘reazionario’.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il lavoro con gli archeologi, è stato ed è un master di conoscenze e saperi sul mondo antico, ma si è rivelato sorprendentemente un incontro umano, con gente innamorata della bellezza e per la possibilità che si è sviluppata di approfondire e sviluppare nel rispetto delle diverse discipline un percorso comune capace di valorizzare il lavoro di tutti. Curioso, interessato, non ideologico. <strong>Qui mi corre l’obbligo di amicizia sincera di ricordare in particolare Serena Raffiotta, balzata agli onori della cronaca qualche anno fa, per aver consentito grazie alla sua ricerca, il rientro in patria della Testa di Ade</strong>, manufatto greco dell’area di Morganatica trafugato e rinvenuto in una collezione americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla seconda parte della domanda, i <em>pompier</em>, di cui parli si rifugiavano in forme “tranquille”, pacificamente borghesi, non è il mio interesse <strong>anche se oggi guardo intensamente al mondo “classico”, il classico non è il fine ma per me un mezzo, il modo per esprimere quella ricerca sulle origini e sulla bellezza che sempre più mi coinvolge come artista.</strong> Capisco poi che la domanda nasconde una insidiosa diatriba da sempre in atto e che in particolare nel Novecento ha visto anche aspri scontri e faziose correnti spesso ideologizzate, ma guardiamo l’arte del periodo e così un Picasso che dopo l’invenzione del cubismo, mutuata guarda caso dalle forme arcaiche, amoreggia con i surrealisti e nel contempo si approssima al nostro Rinascimento, guarda caso riscoperta principe del mondo classico; <strong>per poi raccontare dei Futuristi, certo rivoluzionari, che al contempo però analizzano con Boccioni la Nike di Samotracia e le dee madri con la sua “Mater materia”.</strong> E le metafisiche città d’Italia con le sue rovine e figure classiche in De Chirico, contro un Sironi che attinge a piene mani nel mondo classico nelle sue forme, si dirà poi per motivi ideologici, e pure essere un gigante del nostro novecento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non credo ci sia questa diatriba ormai tra arte reazionaria e rivoluzionaria</strong>, tra correnti opposte, poi forse è peraltro vero in Italia ci parliamo ancora addosso. Il mondo classico non è appena una forma, è un contenuto, parla archetipicamente di ognuno di noi, lo fa con i suoi eroi, i suoi miti e con le forme che così tanto ritroviamo ad ogni angolo nel nostro paese. Credo per altro che nel nostro paese questo portato di civiltà antica e di storia abbia inciso a più riprese più che altrove. La mia ricerca espressiva si pianta lì e prova con un tratto originale a sviluppare questo discorso <strong>con le mie figure che senza vergogna a volte saccheggiano l’iconografia classica per denunciare un bisogno di bellezza</strong>, lo faccio attraverso una cancellazione e riscrittura dell’opera classica, della figura magari su un impianto pittorico informale. La poesia è in questa “riscrittura” in questo nuovo codice di bellezza, un elemento, non più, e non solo di origine ma viatico di lettura e comprensione dell’opera stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Uno sguardo sull’arte di oggi, di fronte a cui l’incauto osservatore è spesso smarrito. Che senso ha fare arte oggi? Forse certa arte contemporanea ha smarrito il senso? Ci aiuti a capire. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’arte è contemporanea a chi la fa, non credo che esistano forme che ne rendano più di altre la modernità in un caleidoscopio di forme espressive. Ma questo deflagrare di forme, rende a volte difficile allo spettatore di cogliere la direzione dell’opera<strong>. Forse necessitano le istruzioni per l’uso, come un componibile Ikea. </strong>Ma forse il problema non è dove va l’arte, l’arte vede le sfaccettature della realtà e le racconta in tanti linguaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>“Un Nobel postumo a Ezra Pound: in mezzo a tanta mediocrità il suo nome va urlato”: da Naxoslegge la furente proposta di Fulvia Toscano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Nov 2018 08:24:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non fu impossibile. Ve l’immaginate. Ezra Pound sull’altare del Nobel per la letteratura. Che cosa avrebbe detto, il vecchio profeta che ha attraversato la follia e il falò della Storia? Non fu impossibile. Nel 1955, l’anno in cui un po’ tutti si rendono conto che la detenzione del più influente poeta del Novecento è una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non fu impossibile. Ve l’immaginate. Ezra Pound sull’altare del Nobel per la letteratura. Che cosa avrebbe detto, il vecchio profeta che ha attraversato la follia e il falò della Storia? Non fu impossibile. Nel 1955, l’anno in cui un po’ tutti si rendono conto che la detenzione del più influente poeta del Novecento è una euforica vigliaccata – anche in Italia: <strong>Sergio Solmi e Diego Valeri redigono una petizione “per la liberazione di Pound”; Giovanni Papini, il 30 ottobre 1955, scrive una lettera all’ambasciatrice americana in Italia perorando la causa dalle colonne del <em>Corriere della Sera</em></strong> – cominciano a fioccare <a href="https://www.nobelprize.org/nomination/redirector/?redir=archive/show_people.php&amp;id=12112">le ‘nomination’ al Nobel</a>. Ininterrottamente, fino al 1966, Pound è proposto al Nobel per la letteratura. Poi, sappiamo come è andata: il premio va ai cultori della quiete, a quelli che non danno troppi problemi politici. In realtà, un premio Pound lo ha preso, mentre era confinato al St. Elizabeths. <strong>La prima edizione del Bollingen Prize – che poi sarebbe diventato uno dei premi di poesia più prestigiosi del mondo americano, andato a tipi come Wallace Stevens, W.H. Auden, Robert Frost, John Ashbery, Mark Strand… – sotto gli auspici di Thomas S. Eliot, Robert Lowell, Allen Tate. Era il 1949, e fu già un risarcimento. </strong>Pound s’era dannato per far pubblicare tutti, da Hemingway a Joyce, per rivoluzionare le arti occidentali. Glielo dovevano. Ora, in qualche modo, in questa scia, si pone Fulvia Toscano, pasionaria della cultura, vulcanica ideatrice del festival ‘<a href="https://letteratitudinenews.wordpress.com/2018/09/03/naxoslegge-2018-il-programma/" target="_blank" rel="noopener">Naxoslegge</a>’, che a un certo punto, <a href="http://www.pangea.news/a-jorge-luis-borges-il-nobel-per-la-letteratura-postumo-in-risarcimento-era-ora-e-ora-continuiamo-cosi/" target="_blank" rel="noopener">nel magma dei Nobel ‘alternativi’,</a> scocca la proposta, “vorrei lanciare l’idea di un Nobel postumo a Ezra Pound, cosa ne pensa?”. Io penso <strong>che il vero premio, per un poeta che riposa in pace, è che la sua opera continui a non darci pace,</strong> a essere letta, con furia allucinata. Per cui. Se il Nobel postumo – quello che non hanno avuto il coraggio di dargli – serve a rinnovare l’interesse sull’opera, a leggere, rileggere, ritradurre, studiare i <em>Cantos</em>, benissimo. Fulvia ha già in mente l’evento, la manifestazione, tutto. Ci vuole Pound per risvegliare la cultura italiana da questo mortificante torpore. (d.b.)</p>
<figure id="attachment_63887" aria-describedby="caption-attachment-63887" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-63887" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/toscano-300x199.jpg" alt="Toscano" width="300" height="199" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/toscano-300x200.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/toscano.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/toscano-600x398.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-63887" class="wp-caption-text">Fulvia Toscano dirige dal 2011 il festival &#8216;Naxoslegge&#8217;</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Intanto. <em>Naxoslegge</em>. Come nasce, perché? L’ultima puntata aveva come titolo ‘Custodire la bellezza’: mi dia una giustificazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Naxoslegge</em> nasce nel 2011, come festival delle narrazioni. Quindi non semplice contesto di presentazioni di libri ma occasione di confronto su varie tematiche, luogo di confronto, dove il narrare rimane la cifra prevalente, la modalità privilegiata. Il festival, giunto alla VIII edizione, è autoprodotto e militante. <strong>Mi perdonerete, spero, per questo secondo epiteto, forse obsoleto, ma a me molto caro, perché segna per me il confine tra il mio modo di vivere l’azione culturale, che coincide col mio modo di stare al mondo, e altre modalità di operare cultura, quei cosiddetti  ‘eventi’, termine abusato che, francamente, detesto.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tema dell’edizione 2018 è stato ‘CustoDire la Bellezza’, tema a me molto caro, con il ‘Dire’ in evidenza, proprio a sottolineare la necessità di una narrazione che produca resistenza, che vinca la dimenticanza. Il tema della memoria trovo che sia, oggi, più che mai fondativo, e trovo morale che la cultura si opponga alla deriva delle storie e della Storia. Penso alla scuola e all’orrendo genocidio culturale perpetrato ai danni delle discipline storiche. Mi piace anticipare, qui, il tema, di esiodea memoria, della prossima edizione “Le opere e i giorni. Storie di uomini, donne, popoli e memorie”. La storia necessaria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’idea. Assegnare a Ezra Pound il Nobel alla letteratura postumo. Quanto all’opera, la proposta non fa una grinza: Pound è il poeta più influente, l’intellettuale più dilagante del ’900. Come le è venuta l’idea?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di proporre un Nobel postumo per Ezra Pound nasce  prima di tutto <strong>da una personale devozione verso questo immenso poeta, cui spesso, nel contesto di Naxoslegge abbiamo dedicato riflessioni e approfondimenti </strong>( sempre troppo pochi), tra cui mi piace ricordare l incontro con Corrado Bologna a Taormina, sul Dante di Pound, o quello, di molti anni or sono, ma vivo nella memoria, con Luca Gallesi sul tema dell’usura o, ancora, la presentazione delle lettere del giovane Pound da Taormina, edite da Il Girasole dell’amico poeta Angelo Scandurra e i seminari sul Cavalcanti con Carmelo Causale e tanto altro. Ma questo è e resta un percorso di passione individuale e certo non è in se&#8217; sufficiente, forse è un pre requisito. L’idea si ricollega a quanto anticipato nella risposta alla precedente domanda, la necessità di un’etica della memoria, non solo e non tanto come risarcimento, ma come una necessità di intima e profonda giustizia<strong>. E poi, francamente, al cospetto di cotanta mediocrità, il nome di Pound dovrebbe essere urlato, nel deserto che avanza.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8230;sa bene che la accuseranno di neofascismo, neoconservatorismo, sovranismo e chissà cos’altro. Difenda la sua idea. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">In merito alle eventuali accuse, ormai roba da copione, credo che la cosa mi interessi e preoccupi poco. <strong>Sono cosi rare, ormai, le belle battaglie che, francamente, il chiacchiericcio salottiero mi lascia indifferente. Pound è oltre.</strong> La sua poesia è oltre e non ho intenzione di pensare a Pound diversamente da come  lui stesso ci ha indicato di fare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma&#8230; infine&#8230; il Nobel a Pound lo assegna? Insomma, come si svolgerà l’evento, lo ha già in mente?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per me il Nobel a Pound lo ha già consegnato la Storia, tuttavia, certo, <strong>la mia idea è, intanto, quella di lanciare questo appello, con l’intento di raccogliere firme e sottoscrizioni da parte di tanti che condividono l’idea e siano mossi da un autentico sentire. </strong>Coinvolgerò i tanti amici di Naxoslegge, poeti, giornalisti, artisti etc. e tutti coloro che vorranno essere coinvolti. Il mio sogno: consegnare il Nobel postumo a Pound in Sicilia, al teatro greco-romano di Taormina o al teatro greco di Siracusa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In scena una gabbia, proprio al centro della scena, piantata, a futura memoria, tra tanta bellezza, lo scempio di una gabbia vuota</strong>, da cui si sente, perenne, la voce del poeta, che ci parla e ci consola, che urla contro l’<em>hostium rabies</em>, perché cessi, una volta per tutte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Svario e amplio. Che cos’è per lei la letteratura? Che cosa le piace leggere?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La letteratura è stata ed è per me <strong>un avvertimento sul confine, un mettersi in ascolto. Un voltarsi, come quello di Orfeo</strong>, che restituisce la parola all’eternità. Le mie letture preferite rimangono i miei classici, che mai tradiscono, mai sono inferiori alle aspettative: l’Iliade più che l’Odissea, i lirici greci arcaici, Virgilio e Tacito. Tra i moderni, oltre Pound, Cristina Campo, insuperabile, Borges, Malaparte e i miei poeti ‘siciliani’, Lucio Piccolo e Bartolo Cattafi, forse dimenticati, ma inevitabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un giudizio sulla cultura italiana, oggi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"> La cultura italiana <strong>è orfana, terribilmente ammalata di minimalismo e di miopia intellettuale.</strong> <strong>Amnesia collettiva, pensiero unico, indomito provincialismo. Malato quasi incurabile. </strong>Tuttavia al suo capezzale rimane sempre una speranza. Ognuno faccia la sua parte. L’importante è prendere posizione, scendere nell’arengo. Oggi non è il <em>tempus tacendi</em>, non esserci diventa colpevole, una vile complicità, imperdonabile.</p>
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