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	<title>Fantasy Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“I vostri giovani avranno visioni”. Dal mago di Terramare al genio della profezia</title>
		<link>https://www.pangea.news/mago-di-terramare-le-guin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 05:04:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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		<category><![CDATA[Ursula K. Le Guin]]></category>
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<p>Nel fatidico “Canone Occidentale”, tra Don DeLillo e Cormac McCarthy, Thomas Pynchon, Flannery O’Connor e Saul Bellow, <strong>Harold Bloom conficca Ursula K. Le Guin, una scrittrice ‘di genere’, genericamente eccezionale:</strong> preferiva <em>La mano sinistra del buio</em>, romanzo di fantascienza ritornato di recente negli alti ranghi editoriali – Mondadori sta rieditando i romanzi più noti di Ursula. A suo dire, la Le Guin ha mutato definitivamente genere al ‘genere’: ha fondato – dopo i sommi pionieri: Tolkien &amp; Lewis – l’aristocrazia del fantasy e della science fiction. Per la Library of America, Bloom – ossessionato dal suo genio radicale e marginale – <a href="https://www.loa.org/books/731-collected-poems/">ha curato i <em>Collected Poems</em> della Le Guin: </a>le sue poesie – pubblicate nell’arco di una vita – “mi ricordano, pur restando la testimonianza di una inimitabile individualità, alcuni accenti di William Butler Yeats e il ‘tocco’ di Robinson Jeffers”. Per intenderci: nel “Canone Occidentale” Bloom non canonizza Philip K. Dick (che pure piaceva molto alla Le Guin). </p>



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<p>Figlia di un grande antropologo, Alfred Kroeber, Ursula scrisse il primo racconto a dieci anni: alternava la lettura di <em>Orgoglio e pregiudizio</em> e di Virginia Woolf a quella dei miti degli Yana, i nativi americani della California, raccolti dalla madre; era nata a Berkeley, nel 1929. Scrittrice per lo più inafferrabile, Ursula Le Guin è una creatrice di mondi: di recente mi sono tuffato in “Earthsea” – reso in italiano come “Terramare” –, un universo parallelo costituito da arcipelaghi, isole, golfi e draghi. Il protagonista del ciclo – inaugurato nel 1968 e concluso nel 2001, tra i più importanti per longevità –, Ged, è un mago dal fascino ambiguo. Nel primo libro del ciclo – tradotto da Roberta Rambelli nel 1979 per Editrice Nord come <em>ll mago di Earthsea</em>, <a href="https://www.ragazzimondadori.it/libri/terramare-un-mago-di-terramare-ursula-k-le-guin-9788804789116/"><strong>ora in catalogo Mondadori nella versione di Ilva Tron come <em>Un mago di Terramare</em></strong> </a>– Ged deve affrontare la propria Ombra, “uno dei Poteri della non-vita”, “quel suo nero io”. L’inseguimento – che è poi una sequela dentro se stessi – lo porterà fino ai confini di “Terramare”. L’Ombra – evocata per gioco, per un delirio dell’essere – sarà per sempre la controparte del mago, lacerato fin nel volto. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="864" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/il_fullxfull.2985073579_t78k-864x1024.webp" alt="" class="wp-image-106121" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/il_fullxfull.2985073579_t78k-864x1024.webp 864w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/il_fullxfull.2985073579_t78k-253x300.webp 253w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/il_fullxfull.2985073579_t78k-768x910.webp 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/il_fullxfull.2985073579_t78k-600x711.webp 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/il_fullxfull.2985073579_t78k.webp 911w" sizes="(max-width: 864px) 100vw, 864px" /></figure>



<p>Tutto l’addestramento di Ged – che si compie, al principio, nel piccolo villaggio nativo, poi alla scuola di Roke –, e dei maghi in genere, si focalizza sull’esatta conoscenza dei nomi. Chi conosce il vero nome di una cosa – reso invisibile dall’incuria, dalla disattenzione, dai licheni del tempo, dalla ‘caduta’ – può&nbsp;<em>agirla</em>, può agitarla, può mutarla per contatto. Conoscere il nome di una cosa – di un uomo, di una pianta, di un drago – non significa impossessarsi di essa, ma sprigionarla –&nbsp;<em>liberarla</em>, nella migliore delle situazioni. Liberare i nomi, librarsi tra i nomi. Trovare di ogni creatura l’autentico nome – rinominarla, cioè: rinnovare gli affetti.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Il mio nome, il tuo, e il nome vero del sole, di una sorgente d’acqua o di un fiore non ancora sbocciato sono tutte sillabe di un’unica grande parola che viene lentissimamente pronunciata dal brillare delle stelle. Non esiste altro potere. Non esiste altro nome”.&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>I poteri oscuri sono detti “Innominabili”: non hanno nome, sono lì dal principio del mondo. Su di essi presiede una bambina – che non muore mai ma si reincarna in perpetue bambine sacrificali – “Colei che è stata Divorata”. Vuota di sé, piena del tutto, questa bambina è iniziata al silenzio e al buio.&nbsp;</p>



<p>Oltre alla mitologia dei nativi, la Le Guin leggeva Jung, maneggiava l’I-Ching; la sua traduzione del&nbsp;<em>Tao Te Ching</em>&nbsp;(uscita nel 1997) è particolarmente riuscita.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="652" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/71nGvdgClbL._SL1500_-652x1024.jpg" alt="" class="wp-image-106122" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/71nGvdgClbL._SL1500_-652x1024.jpg 652w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/71nGvdgClbL._SL1500_-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/71nGvdgClbL._SL1500_-600x942.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/71nGvdgClbL._SL1500_.jpg 688w" sizes="(max-width: 652px) 100vw, 652px" /></figure>



<p>Il ciclo di “Terramare” è pensato per lettori-ragazzi: niente a che fare con libri totali come&nbsp;<em>La morte di Virgilio</em>&nbsp;o il&nbsp;<em>Doctor Faustus</em>; eppure, quei romanzi, nitidi, prodigiosi in immaginario, sono bellissimi. La loro lettura s’intreccia, nel mio penare di mente, con quella della liturgia, in particolare con il primo libro di Samuele. Addestrato dal sacerdote Eli, Samuele è detto “veggente” (<em>1 Sam</em>&nbsp;9, 11). In ebraico&nbsp;<em>ro’eh</em>, veggente, deriva dal verbo&nbsp;<em>raah</em>, che significa, appunto, vedere. Il Testo spiega il contesto: “quello che oggi si chiama profeta, allora si chiamava veggente” (<em>1 Sam</em>&nbsp;9, 9). Il profetismo è fenomeno specificamente biblico (leggersi l’introduzione di Gianfranco Ravasi a&nbsp;<em>I libri dei profeti</em>, Bur, 2004): i profeti – di cui il prototipo compiuto è Mosè – sono i portavoce di Dio, i chiamati che richiamano l’uomo all’obbedienza. In ebraico profeta – colui che parla, a cui è incorporata la lingua di Dio – si dice&nbsp;<em>nabi</em>. La parola del profeta è parola ‘efficace’, che agisce – il profeta penetra negli spiragli della Storia e la sovverte. Sfacciata, sfaccettata è la sua natura: il profeta abita il deserto – il luogo in cui Dio parla è però il luogo in cui bisogna vincere l’idolo, il demone, l’illusione – e si scaglia contro il palazzo (un prototipo che per lignaggio giunge fino a Giovanni Battista). A volte, però, il profeta è incardinato nel palazzo, a giustificare – più che a saggiare – l’operato del re sotto opera di Dio, assumendo funzioni sacerdotali.&nbsp;</p>



<p>La parola-voce del profeta si fa, in esuberanza visionaria, parola scritta. Parola, però, che non si fa legge né norma, quella del profeta, ma lievito – è, la sua, parola vivente, parola scarcerata.&nbsp;</p>



<p>C’è un terzo termine che designa l’uomo preda di Dio:&nbsp;<em>chozeh</em>, l’ispirato (da&nbsp;<em>chazah</em>: percepire, vedere con la mente, contemplare). Questi tre termini – profeta, veggente, ispirato – sono usati spesso come sinonimi, testimoniano la stratificazione storica del Testo; eppure, possiamo intenderli come un diverso modo di approccio al divino; come una sorta di ascesi. Un conto è essere consacrati a Dio, abitarLo continuamente; un conto, ad esempio, è stringere un voto – che, per natura, dev’essere ‘svuotato’, realizzato.&nbsp;</p>



<p>La profezia, in questo senso, è l’eccellenza della vita eccedente, dedita a Dio. Il profeta è legato alla bocca e alla scrittura, la sua è una regalità da spelonca, da speleologo di Dio, da stilo-locusta. Il veggente – il cui organo è l’occhio – interviene in alcuni momenti capitali, ‘a chiamata’; non scrive. La figura dell’ispirato – che vive sulla soglia di Dio, lo assume per sussurri, in spiragli – è direttamente legata alla corte: agli ispirati compete la redazione delle cronache (“Le gesta di re Davide, dall’inizio alla fine, sono descritte nei libri del veggente Samuele, del profeta Natan, dell’ispirato Gad”,&nbsp;<em>1 Cr</em>&nbsp;29, 29; a dire del legame tra storia e profezia ma anche del diverso livello d’iniziazione a Dio) ma soprattutto la composizione di musiche per il rito. Asaf “l’ispirato” (<em>2 Cr</em>&nbsp;29, 30) scrive i testi intonati dai leviti in lode di Dio: capo dei cantori, alla corte di Davide, a lui sono ascritti alcuni Salmi. L’arte del cembalo e della voce, dell’arpa e della cetra è propria dell’ispirato: la musica facilita l’ascesa, il ‘rapimento’.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="619" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/78b2d687-100c-4d18-91c9-340f3001714e_2338x1412-1024x619.jpg" alt="" class="wp-image-106123" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/78b2d687-100c-4d18-91c9-340f3001714e_2338x1412-1024x619.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/78b2d687-100c-4d18-91c9-340f3001714e_2338x1412-300x181.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/78b2d687-100c-4d18-91c9-340f3001714e_2338x1412-768x464.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/78b2d687-100c-4d18-91c9-340f3001714e_2338x1412-1536x928.jpg 1536w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/78b2d687-100c-4d18-91c9-340f3001714e_2338x1412-600x362.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/01/78b2d687-100c-4d18-91c9-340f3001714e_2338x1412.jpg 1788w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Con ciò non s’intende sintetizzare una gerarchia – profeta, veggente, ispirato –, assente nel Testo, ma intuire il mistero dei ‘chiamati’. Anche la&nbsp;<em>Didaché</em>, l’antico testo dottrinario cristiano, parla di diverse cariche – di diversi incarichi e servizi –, ispirate o ‘elettive’: “apostoli”, “episcopi e diaconi”, “profeti e dottori”. La venuta di Cristo, però, ha sovvertito i canoni sacerdotali: l’evento pentecostale (<em>At</em>&nbsp;2, 14 ss.) realizza la profezia pronunciata da Gioele: “e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie;/ i vostri anziani faranno sogni/ i vostri giovani avranno visioni” (3, 1). Nulla di pacificato nell’ardire a Dio, bensì di ‘apocalittico’: “<em>Diventare profeta</em>&nbsp;significa comportarsi in modo straordinario, perdere il dominio di se stesso, essere travolto dalla forza irresistibile del Signore” (così i curatori della Bibbia Tob). La profezia che adombrava la fine del mondo, ora prepara il mondo nuovo. Che oggi si sia per lo più supini in merito al sacro, resi all’acquiescenza quando non a un isterico gracidio dell’io – come se avessimo cose da difendere, cose di cui disfarci – è un segno.&nbsp;</p>



<p><em>*In copertina: un fotogramma da “I racconti di Terramare” (2006) di Gorō Miyazaki</em></p>
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		<title>“Si affidò con tanta facilità ai sogni”. Lord Dunsany, lo scrittore amato da Lovecraft e Borges</title>
		<link>https://www.pangea.news/lord-dunsany-ritratto-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2023 04:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>H.P. Lovecraft fu talmente estasiato dalla lettura da ipotizzare una poesia, possibilmente ipnotica. Sortilegio verbale richiama sortilegio lirico, entro una stupefazione di specchi, si dirà. The Book of Wonder, raccolta di racconti esotici, estatici, fantasy, che fece subito canone, era uscito nel 1912; HPL pubblicò la poesia nel 1920. Per sommi capi, l’alambicco verbale di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>H.P. Lovecraft fu talmente estasiato dalla lettura da ipotizzare una poesia, possibilmente ipnotica. Sortilegio verbale richiama sortilegio lirico, entro una stupefazione di specchi, si dirà. <em>The Book of Wonder</em>, raccolta di racconti esotici, estatici, <em>fantasy</em>, che fece subito canone, era uscito nel 1912; HPL pubblicò la poesia nel 1920. Per sommi capi, l’alambicco verbale di Lovecraft fa così:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Le ore notturne si dileguano inascoltate<br>e tra le grate si consumano le braci;<br>vaste ombre passano in marcia<br>silente cavalcata di demoni…<br>una stregoneria fatale benda<br>la volontà della mente e il cuore che arde.<br>La stanza solitaria non esiste più –<br>appaiono in grandiosa foggia<br>templi e città sospese a mezz’aria<br>e glorie abbaglianti – sfera su sfera”.</strong></p>
</blockquote>



<p>L’autore del libro – che vasto influsso avrà sulla mitologia dell’orrido di HPL – si chiamava <strong>Lord Dunsany, o meglio, per esteso: Edward John Moreton Drax Plunkett, 18mo barone di Dunsany.</strong> Il castello di famiglia, Dunsany Castle, nella contea di Meath, Irlanda, risale all’anno mille, è di stile anglonormanno, pare tratteggiato da un romanziere gotico. Nei meandri di <em>Caisleán Dhún Samhnaí</em> – così in gaelico – il fatidico lord – conquistò il titolo alla morte del padre, appena ventenne, nel 1899 – obbligò la bella Beatrice Child Villiers, naturalmente lady, moglie dallo sguardo languido, che oltre a dargli un figlio gli faceva da segretaria, ribattendo a macchina i racconti che con fluente dovizia sgorgavano dalla mente del marito. Nato a Londra, educato a Eton, parente dell’orientalista e viaggiatore Sir Richard Burton, naturalmente Lord Dunsany aveva case a Dublino e nella City.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="546" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/44959-546x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95398" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/44959-546x1024.jpg 546w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/44959-160x300.jpg 160w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/44959.jpg 576w" sizes="(max-width: 546px) 100vw, 546px" /></figure>



<p>Partecipò attivamente all’Irish Literary Revival, finanziò le attività dell’Abbey Theatre, si tenne ad amichevole distanza da William B. Yeats: i poeti, gli esoteristi, gli intellettuali tout court lo insospettivano. Tuttavia, per la mitica Cuala Press, Yeats medesimo curò nel 1912 una <em>Selections from the Writings of Lord Dunsany</em>: parlando del Lord, citò Edgar Allan Poe, Thomas De Quincey, l’onnipresente William Blake. Sfrondata dai consueti fuoripista di Yeats, l’introduzione coglie il punto centrale del mondo ‘fantastico’ di Lord Dunsany:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Questi racconti hanno per tema il perpetuo trapasso di uomini e dèi e metropoli al cospetto di un potere misterioso, che a volte ha il nome di qualche innominabile dio, altre volte è semplicemente il Tempo. I suoi avventurieri, che percorrono fiumi e deserti e ascoltano nomi altisonanti, mai uditi prima, non fanno ritorno senza un racconto che non accenni alla vaga ribellione contro quel potere; ogni cosa bella che hanno visto assume il pathos della fragilità”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Geniale co-creatore del fantasy, Lord Dunsany non ha soltanto forgiato la fantasia di Lovecraft – in <em>The Gods of Pegāna</em>, del 1905, istituisce un olimpo privato di brutale bellezza –: ha ispirato le creazioni, più ardite, di Tolkien. Jorge Luis Borges lo adorava: il libro numero 29 della “Biblioteca di Babele”, la memorabile collana curata per Franco Maria Ricci, porta il nome di Lord Dunsany, pubblicato con un’antologia di testi, <em>Il paese dello Yann</em> (raccolto nel 1910 in <em>A Dreamer’s Tales</em>, era il racconto prediletto da Yeats). Laconica la ‘quarta’ vergata da Borges:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Nel nostro secolo di noti scrittori impegnati o di cospiratori che ansiosamente ricercano il proprio cenacolo, e vogliono essere gli idoli di una loro setta, è insolita l’apparizione di un Lord Dunsany, che ebbe molto del giullare e si affidò con tanta facilità ai sogni. Non evase dalle circostanze. Fu un uomo d’azione e un soldato ma, innanzitutto, fu l’artefice di un beato universo, di un regno personale, che fu per lui la sostanza intima della sua vita”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Borges tocca un punto centrale della natura di Lord Dunsany. Lo scrittore che si barricava nei suoi sogni in <em>barrique</em> era, anzitutto, uomo d’azione. Servì come sottotenente della Coldstream Guards durante la seconda guerra boera, in Sudafrica; partì volontario durante la Grande Guerra, nei ranghi dei Royal Inniskilling Fusiliers, con i gradi di capitano; si mise in mostra durante i disordini della Pasqua del 1916, a Dublino, ricevendo ferite. Nella Seconda guerra, si impegnò con la casacca della Irish Army Reserve. Eccelleva nell’arte della pistola.</p>



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<p>Negli anni, orientò il suo interesse per la lotta e la strategia in ambito scacchistico. Era un capace scacchista: ideò problemi di scacchi per il “Times”; nel 1942 inventò il “Dunsany’s game”, una variante degli scacchi: in sostanza, il nero gioca con i pezzi comuni, il bianco lo sfida con 32 pedoni. Per anni fu presidente dell’Irish Chess Union. Per dirla in breve, gli piaceva immaginare l’inimmaginabile. Scrisse tantissimo, di tutto – oltre novanta volumi tra romanzi, raccolte di racconti, testi teatrali, poesie –, tra cui un’autobiografia in tre tomi; nel 1998 è stato pubblicato il suo ricco epistolario con Arthur C. Clarke, l’autore di <em>2001: Odissea nello spazio</em>. Nel tempo libero, traduceva Orazio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="606" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG-606x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95399" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG-606x1024.jpg 606w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG-178x300.jpg 178w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG-600x1014.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/AG.jpg 639w" sizes="(max-width: 606px) 100vw, 606px" /></figure>



<p>Coltivava la nobile arte del diletto e del dilettantismo: tutto ciò che faceva, gli riusciva bene. Per non credere nell’invisibile, si inventò mondi inesistenti; esaurì i modi per dire <em>fantastico</em>. Vasta parte delle sue opere – aristocratico vezzo – uscirono postume: tra cui il breve racconto, <em>A Talk in the Dark</em>, che qui si pubblica.</p>



<p>**</p>



<p><strong>Un dialogo nell’oscurità</strong></p>



<p>Era la sera tarda di una primavera decisamente precoce in un sobborgo di Londra, dove un giardino correva dalla porta sul retro di una casa giù, fino alle anse di un piccolo ruscello; e una bambina, che avrebbe dovuto trovarsi già a letto, era invece sgusciata fuori non al limitare di quel giardino, ma oltre il ruscello, fino al terrapieno che si ergeva al di là di esso, e se ne stava seduta su uno di quei binari luccicanti che lo cingevano. <strong>Nel crepuscolo, sentì il sospiro del vento tra gli alberi; ma non vi erano alberi là, e non ve n’erano nei paraggi, ad eccezione di tre lillà che costeggiavano il giardino alle sue spalle, d’un verde abbagliante in primavera, </strong>e di giovani alberelli che avevano sconfinato sul terrapieno, e che nessuno aveva tagliato. <strong>Sapeva, quindi, che quel suono doveva provenire da uno spirito</strong>, ed era così. Era lo spirito della foresta che infestava il crepuscolo, così lontano dalla sua casa. Lentamente, il sospiro tra quegli alberi che non erano lì crebbe fin quasi a diventare un suono, che inequivocabilmente diceva: “Shh! Shh!”</p>



<p>“Chi sei?” domandò la piccola.</p>



<p>Nella quiete della sera le parole si udirono chiaramente, e risposero: “sono lo Spirito della Foresta”.</p>



<p>La bambina non si stupì, poiché il suono di tali flebili parole le era parso somigliare, fin dal principio, al parlare di uno spirito. “Ma cosa ci fai qui?” gli domandò.</p>



<p>“Osservo il mio reame,” rispose la foresta</p>



<p>“Qui?” incalzò la bambina. “Ci sono solo case, qui.”</p>



<p>“Il mio legittimo reame,” continuò la foresta.</p>



<p>“Era tutto tuo?” domandò lei.</p>



<p>“Certamente”.</p>



<p>“Quanti anni fa?” chiese ancora.</p>



<p>“Cosa sono gli anni?” domandò la foresta.</p>



<p>“Non lo so esattamente,” disse la bambina.</p>



<p>“Neppure io”.</p>



<p>Da molto più lontano di quanto la bambina potesse udire, giunse lo sbuffo del treno, ma la foresta poteva udirlo chiaramente, poiché tutto ciò che è immortale conosce i propri amici e nemici, e li sente arrivare entrambi da grandi distanze.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="711" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG-711x1024.jpg" alt="" class="wp-image-95400" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG-711x1024.jpg 711w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG-208x300.jpg 208w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG-600x864.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/04/978880471938HIG.jpg 750w" sizes="(max-width: 711px) 100vw, 711px" /></figure>



<p>“Torna a casa. Torna a casa”, disse alla bambina.</p>



<p>“Perché?” domandò lei: non le era mai stato permesso di sedersi sui binari, ed essere lì le dava un gran senso di libertà.</p>



<p>“Perché queste cose sono mie nemiche. Non devi toccarle”, le rispose la foresta.</p>



<p>“Ti hanno fatto del male?” chiese la bambina</p>



<p>“Torna a casa”, le ripeté. “Sono loro che mi hanno costretto all’esilio.”</p>



<p>“Sono più forti di te?”</p>



<p>“Per un po’” disse lo spirito. “Ma ora vai.”</p>



<p>Mentre lo sbuffo del treno diventava un ronzio sordo, e la terra cominciò a vibrare sotto di esso, la voce dello spirito parve più debole, come se temesse quella forza che lo aveva spinto in esilio, e le sue parole sprofondarono in un mormorio, benché ancora ben udibile dall’orecchio di un bambino.</p>



<p>Ho raccontato troppo poco per lasciar intendere che tipo di spirito fosse, ma la bambina era innocente quanto basta per essere un ottimo giudice, e riconobbe che quello era uno spirito buono. Perciò fece come lui le aveva detto e si alzò da quelle rotaie scintillanti. Il treno si fece ancora più vicino, ed il ronzio si fece ruggito. “È uno dei tuoi nemici?” chiese la bambina.</p>



<p>Questa volta dallo spirito non giunse alcuna risposta. Così si calò giù dal terrapieno attraverso i giovani frassini, e si voltò verso la sponda del torrente per chiamare di nuovo il suo amico: ma in quel momento le luci divamparono nella sera ed il treno sfrecciò con la sua fila di finestrini splendenti, gettando bellezza nel crepuscolo, ma facendo fuggire piccoli segreti dai luoghi pieni d’ombre dove si nascondevano, come l’amore tra un bambino e uno spirito. Le foglie dell’autunno passato si destarono dal loro sonno e gli corsero dietro; quando anche l’ultima delle foglie fu esausta, la bambina parlò ancora allo spirito:</p>



<p>“Se n’è andato,” gli disse.</p>



<p>“Oh,” fu la risposta</p>



<p>“Hai paura di lui?” chiese la bambina.</p>



<p>“Veramente no” rispose lo spirito della foresta.</p>



<p>“Ma hai detto che è più forte di te” continuò, benché le fosse stato insegnato di non controbattere.</p>



<p>“Per un po’” replicò la foresta. “Solo per un po&#8217;.”</p>



<p>“Mi spiace che ti abbiano costretto in esilio,” disse lei.</p>



<p>“Tornerò” disse la foresta.</p>



<p>“Quando?” gli chiese la bambina.</p>



<p>“Shh” le rispose “Shh. È un segreto.”</p>



<p>E tutta l’aria risuonò all’unisono con lo <em>shh </em>della foresta, persino i giovani alberelli, e quel suono si propagò nella sera.</p>



<p>“Quando?” domandò di nuovo la bambina.</p>



<p>Di nuovo, quell’immenso “Shh”.</p>



<p>Non so dire se lo spirito della foresta si sarebbe convinto a rivelare il suo segreto: proprio in quel momento la bambina fu trovata, presa, riportata a casa e, mi spiace dirlo, sculacciata.</p>



<p><strong><em>Lord Dunsany</em></strong></p>



<p><em>*La traduzione è di Martina Fabbri. Il racconto, “A Talk in the Dark”, è tratto da “The Ghost in the Corner &amp; Other Stories”, a cura di S.T. Joshi e Martin Andersson, pubblicato da Hippocampus Press (NY) nel 2017</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/lord-dunsany-ritratto-racconto/">“Si affidò con tanta facilità ai sogni”. Lord Dunsany, lo scrittore amato da Lovecraft e Borges</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>Ode a Clark Ashton Smith: l’amico di Lovecraft che spalancò le porte dei mondi oscuri</title>
		<link>https://www.pangea.news/clark-ashton-smith-ritratto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 05:22:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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		<category><![CDATA[Clark Ashton Smith]]></category>
		<category><![CDATA[Daniele Gigli]]></category>
		<category><![CDATA[Esoterismo]]></category>
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		<category><![CDATA[Horror]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando pensi alla California immagini le lunghe file di palme, l’oceano sciabordante e le spiagge affollate, non certo una terrificante galleria di mostruosità, di sicuro non gli oscuri tentativi di riportare alla vita i corpi dei propri cari estinti, con l’ausilio di divinità sepolte o mummie parlanti. La California è l’emblema dell’eterna estate, non sinonimo [&#8230;]</p>
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<p>Quando pensi alla California immagini le lunghe file di palme, l’oceano sciabordante e le spiagge affollate, non certo una terrificante galleria di mostruosità, di sicuro non gli oscuri tentativi di riportare alla vita i corpi dei propri cari estinti, con l’ausilio di divinità sepolte o mummie parlanti. La California è l’emblema dell’eterna estate, non sinonimo di morte e rovina. <strong>Eppure Clark Ashton Smith (1893-1961) è nato, cresciuto e ha trascorso la sua intera esistenza proprio in Californa, e dalla sua penna sono uscite poesie, poemi e racconti capaci di spalancare le porte di mondi oscuri o evocare demoni ancestrali.</strong> Non solo, è stato anche ‘scultore di mostri’ (per usare il titolo di uno dei suoi racconti), plasmando sculture antropomorfe o pre-umane e maschere arcigne.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="713" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/978880468364HIG-713x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94434" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/978880468364HIG-713x1024.jpg 713w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/978880468364HIG-209x300.jpg 209w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/978880468364HIG-600x862.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/978880468364HIG.jpg 752w" sizes="(max-width: 713px) 100vw, 713px" /></figure>



<p>Se il posto riservato a Clark Ashton Smith è finora quello di scrittore <em>weird</em>, con tutto ciò che questo comporta, nel bene come nel male, è per una mancanza da parte della critica, sempre sospettosa e molto cauta nei confronti di scrittori classificati come “di genere”. Insomma, Ashton Smith resta relegato fra le letture di appassionati, non riuscendo per ora a trovare lo spazio che meriterebbe. <strong>In Italia, dobbiamo a Pietro Guarriello la pionieristica pubblicazione di <em>Ombre dal cosmo</em> (Yorick, 1999),</strong> ormai un reperto di archeologia libraria, che raccoglie alcuni inediti e una selezione di saggi critici dedicati all’autore. Ma per sapere di più su questo scrittore e scoprire che non si tratta del solito intrattenitore da rivista pulp, dobbiamo rivolgerci a testi non ancora tradotti, come molti di quelli contenuti in <strong><em>The freedom of fantastic things </em>(Hippocampus, 2006),</strong> i quali mettono in risalto elementi fondamentali.</p>



<p>Ashton Smith fu prima di tutto un poeta. Raccolte di poesie e poemi furono le sue prime pubblicazioni, come <em>The Star-Trader and Other Poems</em> o <em>Ebony and Crystal</em>, e questo suo essere poeta resterà sempre evidente, anche quando si dedicherà alla più nota produzione orrorifica per l’acclamata rivista “Weird Tales”; perché soltanto per necessità economiche e sotto l’incoraggiamento di amici comincerà a scrivere racconti fantastici. Tra questi amici, i più significativi saranno George Sterling e H. P. Lovecraft, il quale scrisse:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Nel più puro mistero demoniaco e nella fertilità dell’immaginazione, Smith non è forse eguagliato da nessun altro scrittore, defunto o vivente. Chi altri è stato in grado di contemplare visioni così splendenti, rigogliose e febbrilmente distorte di sfere infinite e dimensioni multiple, ed è riuscito a sopravvivere per narrarle?”.&nbsp;</strong></p></blockquote>



<p>Anche nelle sue orride visioni, il linguaggio barocco e la potenza descrittiva amplificano l’impatto stupefacente dei suoi racconti; questa aristocrazia della lingua si adatta magnificamente ai temi ricorrenti dei suoi poemi in prosa e dei racconti: necromanti corrotti dalla loro stessa magia, antiche maledizioni, continenti in disfacimento bagnati da un perenne crepuscolo.</p>



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<p>Qualche critico suggerisce una certa affinità fra i tramonti della California e le desolate visioni di Ashton Smith; altri recano libri su libri di autori che gli possono essere stati utili nella sua formazione, quali Poe, Bierce, Blackwood, Machen, ecc…. Tutto verissimo, anzi, forse addirittura scontato. Chi non ha subito il fascino e l’influenza di Poe? Ma pochi si interrogano su quale sia l’origine dell’orrore nella sua declinazione cosmica, e ciò costituisce un aspetto fondamentale per comprenderne il valore, oltre la bella pagina. Si tratta di qualcosa, un sentimento, frutto dell’esordio inquieto del Novecento (parafrasando una bella definizione di Lucio Villari). Allo scadere dell’Ottocento, se da un lato il nuovo secolo si apre con promesse di pace e progresso, dall’altra emergono incrinature che ben presto si riveleranno autentiche voragini pronte a riempirsi col sangue di milioni di innocenti. <strong>Il crescente interesse verso l’esotico, l’archeologia, le civiltà antiche, sembrano volte a spostare gli interessi di quella generazione verso tempi e luoghi lontani, diversi; e lo stesso avviene sul piano dello spirito e della religione, con la diffusione della teosofia, dell’esoterismo, delle pratiche spiritiche, dello studio dell’occultismo.</strong> A tutto questo vanno aggiunti i dirompenti (ma troppo spesso dimenticati) studi di Adams, Spengler e successivamente Toynbee, volti a tracciare, ognuno a modo suo, un senso della storia sulla base della nascita, lo sviluppo e la decadenza delle civiltà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="826" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/17673722831-826x1024.jpg" alt="" class="wp-image-94435" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/17673722831-826x1024.jpg 826w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/17673722831-242x300.jpg 242w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/17673722831-768x952.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/17673722831-600x744.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/17673722831.jpg 871w" sizes="(max-width: 826px) 100vw, 826px" /></figure>



<p>La relatività dell’avventura umana che emerge da alcuni studi su come nascono e muoiono le civiltà, ci mette di fronte all’estrema brevità e insignificanza della vita degli uomini, aprendo così le porte alle fantastiche e inquietanti speculazioni di questi archeologi dell’impossibile. <strong>Non a caso molte storie di Ashton Smith (ma anche dei suoi colleghi e amici Lovecraft e Howard) incominciano col ritrovamento di un vecchio manoscritto, un antico reperto, un amuleto con iscrizioni indecifrabili;</strong> perfino un otre pieno di vino può nascondere l’alito di civiltà estinte, ma pur sempre in agguato fra le pieghe del tempo, pronte a far valere le proprie terribili leggi sugli sventurati umani.</p>



<p>Questo corpus di interessi, curiosità e studi, può aver dato la giusta spinta a buona parte della letteratura fantastica di inizio Novecento, in quella peculiare forma riscontrabile nelle opere di H. P. Lovecraft, Robert Howard e, appunto, Clark Ashton Smith, i quali sembrano voler proporre una mitologia alternativa, o, potremmo dire, qualcosa in luogo della grande assenza di mitologie che si respira nel Novecento. Questo tipo di letteratura fantastica è ancora al centro di sterili dibattiti: che si tratti di <em>weird</em> o fantascienza, fantasy o horror, non ha alcuna importanza. Raggrupperei piuttosto questo filone di opere sotto quel comune anti-umanesimo. Ashton Smith definisce l’umanitarismo come</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“una sorta di provincialismo cosmico; l’egomania della specie; lo sciovinismo terrestre; la religione di Lilliput”.</strong></p></blockquote>



<p>Questo tipo di letteratura corrisponde a quel generale senso di inquietudine provocato da una grande varietà di fattori, ma in primo luogo dalla perdita del primato dell’umano. I protagonisti di queste storie non sono scienziati, ricercatori o archeologi, ma i fenomeni stessi, le mostruose manifestazioni, le tremende visioni impossibili da descrivere. Potremmo aggiungere che si tratta di una degenerazione del romanticismo, ma Ashton Smith non sopportava le etichette: e se qualcuno lo indicò come “l’ultimo dei grandi poeti romantici”, forse, dice l’autore stesso, lo fece per esclusione, piuttosto che per un delle specifiche qualità. Ashton Smith, nello specifico, sembra aver scansato da una parte il Modernismo e dall’altra il Nuovo Umanesimo, andandosi a sedere fra coloro che fecero della fantasia un assoluto.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="384" height="600" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/Clark-Ashton-Smith-a-diciannove-anni-fotografia-tratta-dal-sito-The-Eldritch-Dark.jpg" alt="" class="wp-image-94436" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/Clark-Ashton-Smith-a-diciannove-anni-fotografia-tratta-dal-sito-The-Eldritch-Dark.jpg 384w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2023/02/Clark-Ashton-Smith-a-diciannove-anni-fotografia-tratta-dal-sito-The-Eldritch-Dark-192x300.jpg 192w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /><figcaption>Clark Ashton Smith a diciannove anni &#8211; fotografia tratta dal sito The Eldritch Dark</figcaption></figure>



<p>Scott Connors, nell’articolo <em>Gesturing Toward the Infinite: Clark Ashton Smith and Modernism,</em> ripercorre il ruolo dell’autore in quegli anni di grandi cambiamenti, a partire dal suo linguaggio e dalla collaborazione alla rivista <em>Poetry; </em>il critico mette in evidenza la distanza con il Nuovo Umanesimo e con Pound, Eliot e l’Imagismo:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Smith evitò totalmente l’uso di un linguaggio ancorato alle esperienze sensoriali, in favore di un linguaggio fondato sull’immaginazione”.</strong></p></blockquote>



<p>Insomma, tanto è il lavoro ancora da fare. La peculiarità di Ashton Smith, oltre a essere un autore ancora tutto da scoprire, soprattutto per noi italiani, è forse l’utilizzo della poesia in prosa quale mezzo di espressione per questo orrore cosmico. Attraverso il linguaggio poetico ogni cosa prende una forma diversa, si riveste di un sinistro lucore, come i frammenti di un antico testo blasfemo.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Quando la novità delle scoperte moderne, ecc. si sarà logorata credo che la gente tornerà indietro ad una percezione dell’accerchiante, indissipato mistero che servirà per un ripristino del meraviglioso. Scienza, filosofia, psicologia, umanesimo sono, dopo tutto, solo bagliori di candela di fronte alla notte eterna con le sue infinite riserve di stranezza, terrore, sublimità. E di sicuro la letteratura non può sempre confinarsi agli archivi del formicaio e agli annali del porcile, come sembra stia facendo attualmente…”</strong></p><cite><strong><em>Clark Ashton Smith</em>, lettera a H.P. Lovecraft, ottobre 1930</strong></cite></blockquote>



<p>*</p>



<p><strong>Il pericolo in agguato tra le rovine</strong></p>



<p><em>Di Clark Ashton Smith (Traduzione di Daniele Gigli)</em></p>



<p>«Non vagare troppo spesso tra le rovine» disse il Daemon in uno dei suoi rari accenni di confidenza ammonitrice. «C’è una stranezza nelle ombre che questi memoriali della vastità del Passato – per quanto in macerie – hanno gettato per così tanti secoli sullo stesso punto, come all’alba in cui furono erette. Sono ombre, queste, che si sono rinforzate nella loro antica e ininterrotta meditazione; diverse dalle ombre degli oggetti naturali, perché il tempo umano vi si è accumulato come polvere mai spazzata, e le memorie dei morti vi si ammassano come pipistrelli in una grotta. Hanno tutta la potenza e tutto il sopore della disperazione; profonde come la morte e vuote come un limbo. La terra si è fatta abisso sotto di esse, e l’aria è piena di invisibili baratri improvvisi».</p>



<p>«Non è saggio chi cammina spesso e volentieri tra queste ombre. Perché, incurante del pericolo, potrebbe scivolare su di un qualche invisibile precipizio del Passato e continuare a cadervi per sempre, un fantasma tra i fantasmi, avvizzito e senza meta come una foglia d’autunno, nell’eterna notte ventosa delle cose trascorse. Sì, sì, perduto dal tempo, a vorticare impalpabile tra le raffiche di sabbia, in mezzo ad archi spezzati e a colonne senza volta; separato dal ciclo dell’essere, dimorerebbe di lì in avanti come un’ombra tra le ombre».</p>
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		<title>“Creo mondi inaspettati, dove Mad Max si mescola a elfi in completo elegante”. Dialogo con David Fivoli, che ha scritto il romanzo che unisce molti generi, unico nel suo genere</title>
		<link>https://www.pangea.news/david-fivoli-intervista-viviana-viviani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 10:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Viviana Viviani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“La fantascienza finge di guardare dentro il futuro ma in realtà guarda il riflesso della verità che è davanti a noi” diceva Ray Bradbury. Leggendo “Hunter. Disconnettiti o muori”, romanzo d’esordio di David Fivoli uscito per Rizzoli, non si può che sentire la potenza di questo aforisma, specie da quando la quarantena ci ha resi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/david-fivoli-intervista-viviana-viviani/">“Creo mondi inaspettati, dove Mad Max si mescola a elfi in completo elegante”. Dialogo con David Fivoli, che ha scritto il romanzo che unisce molti generi, unico nel suo genere</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“La fantascienza finge di guardare dentro il futuro ma in realtà guarda il riflesso della verità che è davanti a noi” diceva Ray Bradbury. <strong>Leggendo <a href="https://rizzoli.rizzolilibri.it/libri/hunter/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Hunter. Disconnettiti o muori”</a>, romanzo d’esordio di David Fivoli uscito per Rizzoli</strong>, non si può che sentire la potenza di questo aforisma, specie da quando la quarantena ci ha resi un po’ più allenati alla solitudine introspettiva e alla virtualità sociale. Un romanzo veloce, senza tregua, sempre tra realtà e immaginazione, cinematografico, ricco di citazioni letterarie e musicali, vera promessa per un genere storicamente sottovalutato e invece in continuo rinnovamento, come quest’opera prima dimostra.</p>
<p><em><strong>Di cosa parla Hunter?</strong></em></p>
<p><em>Hunter</em> è un romanzo ambientato nel 2050, in un mondo in cui buona parte dell’umanità vive connessa a New Life, un sistema di realtà virtuale dove tutto è reale, morte compresa. Nel sistema ci sono diversi scenari, e ogni scenario ha dei requisiti di accesso e un’abilitazione specifica per armi, tecnologia e magia. All’interno di questo universo si muove il protagonista, in una classica avventura di ricerca e crescita, ricca di colpi di scena e condotta con una narrazione dal ritmo serrato.</p>
<p><strong><em><img decoding="async" class=" wp-image-76161 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/05/Hunter_copertina-196x300.jpg" alt="" width="287" height="439" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/Hunter_copertina-196x300.jpg 196w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/Hunter_copertina-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/05/Hunter_copertina.jpg 327w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" />Quando si parla di fantascienza è d’obbligo citare i padri nobili del genere: Asimov, Dick, Bradbury, Gibson… quali di questi autori ti hanno ispirato, e come?</em></strong></p>
<p>Da un punto di vista squisitamente narrativo, pur apprezzando molto il genere ammetto che le mie influenze letterarie sono più orientate verso il fantasy che la fantascienza. Non il fantasy classico (Tolkien, per intenderci) quanto a un fantasy più favolistico o di cappa e spada. Per il favolistico, è impossibile non citare <em>La storia infinita</em> di Ende (che definirei un fantasy favolistico “bianco”) e <em>Universo Zotique</em> di C.A. Smith (decisamente più “nero”); per quanto riguarda il fantasy di cappa e spada, l’inarrivabile <em>Il mondo di Newhon</em> di Fritz Leiber, autore tedesco dello scorso secolo più noto per i suoi romanzi di fantascienza che per le incursioni nell’universo fantasy, e <em>La torre nera </em>di Stephen King, che per me rappresenta un caposaldo del genere. Se invece si parla di influenze concettuali, dirette o indirette che siano, tra i grandi autori <em>sci fi</em> citerei senz’altro Asimov e Gibson. Ma questo credo sia fisiologico, perché Asimov è stato il primo a confrontarsi compiutamente con il concetto del rapporto uomo-AI, e a porsi domande sulle AI che risultano attuali anche oggi; Gibson, invece, con <em>Neuromante</em> (romanzo comunemente e universalmente riconosciuto come il manifesto del <em>cyberpunk</em>) si è dimostrato un precursore di quella che poi sarebbe diventata la fantascienza 2.0. Nessun genere come la fantascienza restituisce il “senso del presente”. Sembra paradossale, ma è così.</p>
<p><strong>Che cosa intendi?</strong></p>
<p>La prima fantascienza proiettava l’uomo verso la scoperta e la conquista di mondi lontani. Non solo perché erano tempi di grande speranze per il futuro dell’umanità, ma perché il progresso stesso era “proiettato all’esterno”. In fondo, non si era fatto altro che proiettare il mito della frontiera oltre i confini non solo degli Stati Uniti, ma della Terra stessa. Questa fenomeno ha avuto il suo apice sia nella narrativa fantascientifica che parlava di viaggi spaziali e di conquista di nuovi mondi che al cinema, con Guerre Stellari. Poi, tra gli anni ’80 e gli anni ’90, è iniziato a cambiare qualcosa. Il progresso ha iniziato a guardare non più verso l’esterno, verso l’infinito, verso il cielo, verso mondi lontani da immaginare o conquistare, ma verso l’interno, verso i processori, i computer. La nuova fantascienza non proietta l’uomo oltre i confini dell’universo conosciuto, ma lo fonde con i sistemi digitali, lo <em>upgrada</em>, in un certo senso, e si pone sempre più spesso domande proprie di nuovi movimenti culturali o discipline filosofiche, come il transumanesimo.</p>
<p><strong><em>E infatti il tuo romanzo parte proprio da questo concetto, anche se poi durante la narrazione quasi ci scordiamo di essere all’interno di un sistema di realtà virtuale.</em></strong></p>
<p>Credo che questa sia l’originalità del romanzo. Essere partito da un classico dell’immaginario fantascientifico e averlo poi contaminato in ogni modo possibile. C’è sicuramente sapore di Urban Fantasy, visto che maghi e magie sono presenti e importanti. Ma non definirei il romanzo un Urban Fantasy: si spazia da scenari post apocalittici a scenari con gli zombie, da scenari gotici a scenari western, da scenari futuristici a scenari fiabeschi e neri. Lo stile e il ritmo rimangono gli stessi, ma ogni diversa ambientazione ha in sottofondo un richiamo alla cinematografia di genere, ai fumetti, ai giochi di ruolo, alla narrativa. Anche la musica è importante. Il protagonista ha scelto di chiamarsi Deb Aser perché, come me, ama quel brano dei Pixies. E porta sempre con sé un vecchio iPod, unico ricordo del padre, sul quale sono caricate le canzoni della vecchia era. Quelle che ascolta durante il romanzo sono presenti in coda al libro. Si va dai Beatles ai Pink Floyd, dai Clash ai Rancid.</p>
<p><strong><em>Sembra un esperimento tanto interessante quanto azzardato. In un mercato dove predomina la tendenza a specializzarsi in un determinato genere in modo quasi ossessivo per arrivare al target di riferimento, non rischi di scontentare tutti?</em></strong></p>
<p>In effetti, sono riuscito nella formidabile impresa di aver scritto un romanzo che di generi ne unisce molti, riuscendo a fare torto a tutti. Vi piace solo la fantascienza classica? Bene, non c’entra nulla. Vi piace solo il fantasy classico? Scappate a gambe levate. Qui ci sono elfi in completo elegante dietro scrivanie di agenzie immobiliari, vampiri psicopatici alla presidenza di importanti team sportivi, punk che guidano l’auto di Mad Max ascoltando <em>Nevermind The Bollock</em> dei Sex Pistols. La forza del romanzo, però, è proprio questa. A suo modo, <em>Hunter </em>è unico nel suo genere. Da questo punto di vista, lo considero un romanzo d’avanguardia, e credo la sua uscita con Rizzoli sia un segnale importante. Certo, in Italia c’è ancora tanto, tantissimo da lavorare per riuscire a farsi notare e farsi prendere sul serio scrivendo narrativa di genere. Qui se scrivi qualcosa che odora di fantastico hai un grande handicap in partenza. È come correre i cento metri partendo dagli spogliatoi, mentre gli altri partono dai blocchi. La narrativa di un certo genere è sempre vista come narrativa di serie B.</p>
<p><em><strong>Sbaglio o c’è un tono polemico, in quest’affermazione?</strong></em></p>
<p>Non sbagli. Sono fermamente convinto che in quanto a fantasia e a capacità narrativa non siamo secondi a nessuno. Siamo semmai culturalmente schiavi di certi cliché autoimposti. Fantasia e italianità non sembrano più convincere nessuno. Il che è paradossale, considerando che abbiamo dato i natali a Dante e Calvino. E così i nostri scrittori di genere, anche i più capaci, continuano a essere visti con diffidenza sia dalla grande editoria che dagli addetti ai lavori. Eppure negli Stati Uniti nessuno si vergogna di scrittori come Poe e Lovecraft: autori di genere conosciuti soprattutto per i racconti. E tanto per fare un esempio narrativo… qualche settimana fa stavo leggendo una raccolta di racconti di Stephen King. Lui ha questa pregevole abitudine (almeno, io la adoro) di presentare i racconti con qualche riga che ne spiega la genesi; da scrittore, trovo meraviglioso sbirciare nella mente dell’autore attraverso le sue parole. Ora, nella prefazione di un certo racconto spiegava che quel racconto era uscito la prima volta per uno dei più grandi quotidiani di New York e… stop. Mi sono dovuto fermare. Ho chiuso il libro. Sono stato cinque minuti immobile, a riflettere. Uno dei più letti quotidiani americani che presentava un racconto di genere, per di più a tinte horror. Da noi sarebbe semplicemente impensabile. Ecco, io credo che dovremmo sprovincializzarsi, perché la narrativa di genere può essere grande narrativa. Non sempre, ma può esserlo.</p>
<p><strong><em>Se un lettore di questa intervista ti dicesse che vuole regalare il tuo romanzo a qualcuno, quale categoria di lettore consiglieresti?</em></strong></p>
<p>A un ragazzo. Bisogna regalare i libri ai giovani. Bisogna sommergerli di libri, libri che li facciano viaggiare e sognare. Libri di fantascienza o fantasy… per il mainstream ci sarà sempre tempo dopo, se diventeranno lettori forti. Che poi sia il mio o un altro poco conta, quello che risponderei è: comprate romanzi di questi generi per i giovani. E quando li scarteranno e rimarranno un po’ sorpresi a osservarli, cercando magari una porta USB o il pulsante d’accensione, voi dovete essere lì a spiegare che quello strano oggetto di carta è un supporto che si connette direttamente al più grande e potente processore che esista: la mente umana. Basta sfogliarlo e leggerlo. E si apriranno mondi inaspettati.</p>
<p><strong><em>Viviana Viviani</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/david-fivoli-intervista-viviana-viviani/">“Creo mondi inaspettati, dove Mad Max si mescola a elfi in completo elegante”. Dialogo con David Fivoli, che ha scritto il romanzo che unisce molti generi, unico nel suo genere</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>L’inquisitore Bloom contro Tolkien e C.S. Lewis. Ovvero, un secolo fa esce il fantasy di culto “A Voyage to Arcturus”: traducetelo!</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 04:30:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di due anniversari il primo ci fa arrabbiare, il secondo sorridere; il primo è cultura, l’altro pettegolezzo. Comincio con l’altro. E comincio così. Harold Bloom sapete tutti chi è. Il guru della critica letteraria, il grande inquisitore del Canone occidentale, sommo studioso di Shakespeare e autore di libri francamente importanti – e divertenti da leggere, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/harold-bloom-tokien-lewuis-david-lindsay/">L’inquisitore Bloom contro Tolkien e C.S. Lewis. Ovvero, un secolo fa esce il fantasy di culto “A Voyage to Arcturus”: traducetelo!</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Di due anniversari il primo ci fa arrabbiare, il secondo sorridere; il primo è cultura, l’altro pettegolezzo. Comincio con l’altro. E comincio così. Harold Bloom sapete tutti chi è. Il guru della critica letteraria, il grande inquisitore del <em>Canone occidentale</em>, sommo studioso di Shakespeare e autore di libri francamente importanti – e divertenti da leggere, cosa non da poco – come <em>L’angoscia dell’influenza, Rovinare le sacre verità, Visioni profetiche, Il Genio. <img decoding="async" class=" wp-image-66736 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/04/The_Flight_to_Lucifer-207x300.jpg" alt="" width="130" height="189" /></em><strong>Esattamente quarant’anni fa, Bloom, gonfio di tracotanza shakespeariana, scrive un romanzo. Il romanzo s’intitola <em>The Flight to Lucifer</em>, è stampato da Farrar, Straus and Giroux calcando in copertina una immagine dal <em>De Occulta Philosophia</em> di Cornelius Agrippa</strong>, è una specie di favola gnostica con demoni svolazzanti. Bloom si pentì di averlo scritto e pubblicato, “è come se Walter Pater si mettesse a scrivere <em>Star Wars</em>”, disse, crocefiggendosi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">E fin qui, piccoli affari di lordura bibliografica. Da qui, però, Michael Weingrad, sulla “Jewish Review of Books” impalca un lungo ragionamento su <a href="https://jewishreviewofbooks.com/articles/5203/harold-bloom-anti-inkling/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Harold Bloom: Anti-Inkling? </em></a>Il (brutto) romanzo di Bloom, infatti, è un esplicito omaggio <strong>al capolavoro di David Lindsay, <em>A Voyage to Arcturus. </em>“L’ho letto centinaia di volte, ossessivamente, riducendo a brandelli le mie copie del romanzo… quel libro mi ha influenzato con più intensità di ogni altra opera di maggior levatura del nostro tempo”. </strong>Il libro idolatrato da Bloom è stato pubblicato un secolo fa (ecco il secondo anniversario!). All’epoca, vendette poco. Eppure, la sua influenza fu effettivamente decisiva nel regno del fantasy anglosassone<strong>. J.R.R. Tolkien dichiarò di averlo letto “con famelica avidità”, C.S. Lewis disse di essersi ispirato a quel romanzo per la sua trilogia fantascientifica</strong>, <em>Lontano dal pianeta silenzioso, Perelandra, Quell’orribile forza. </em>Per Colin Wilson, è “il romanzo più grande e conturbante del Novecento”, addirittura. Ovviamente, quel romanzo tanto importante è un oggetto misterioso in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Dati di massima. <strong>David Lindsay (1876-1945) è scozzese, di ceppo calvinista, s’impegna ai Lloyd’s di Londra, a quarant’anni s’arruola, siamo nella Prima guerra, nel Royal Army Pay Corps. Ne riemerge certo di voler fare lo scrittore. Con la moglie s’infogna in Cornovaglia dove scrive il primo, grande libro, <em>A Voyage to Arcturus</em>, una gita interstellare</strong> – tutto comincia con una seduta spiritica in Scozia, poi accadono una serie di incontri speciali con evidenze morali, sinuosamente gnostiche – in cui, dicono i critici, le letture di Nietzsche e Schopenhauer si mescolano ai panorami di Jules Verne e di Robert Louis Stevenson. Il libro, al principio, non funzionò. Lindsay ne scrive un altro, pubblico nel 1922, <em>The Haunted Woman</em>, una favola metafisico-dark, che funzionò ancora meno. David perseverò scrivendo <em>Sphinx, The Violet Apple </em>– edito postumo, però – <em>Adventures of Monsieur de Mailly, Devil’s Tor, A Christmas Play. </em>Povero David: un anno dopo la morte, nel 1946, ripubblicarono <em>A Voyage to Arcturus</em> che si attestò come vero e proprio libro ‘di culto’.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-66737 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/04/libro-1-1-183x300.jpg" alt="" width="132" height="216" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/04/libro-1-1-183x300.jpg 183w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/04/libro-1-1.jpg 290w" sizes="(max-width: 132px) 100vw, 132px" />Il ragionamento di Weingrad è questo: Harold Bloom ha usato il romanzo di Lindsay – di cui nessuno osa mettere in dubbio la grandezza – in funzione anti-Inkling. Ecco cosa scrive il sommo Harold: <strong>“<em>A Voyage to Arcturus </em>è davvero al centro della fantasy moderna, in contrasto con le opere dei neocristiani Inklings, che restano periferiche nonostante la loro popolarità. Tolkien e Lewis lusingano il narcisismo del lettore mentre ammorbidiscono il suo desiderio prometeico…</strong> La fantasia degli Inkling e roba soft perché pretende di fondere in modo benevolo la tradizione romantica e la dottrina cristiana. Il selvaggio capolavoro di Lindsay, invece, costringe il lettore a mettere in discussione la sua fantasia e la trasmissione della tradizione”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero obbiettivo di Bloom non è tanto colpire Tolkien, quanto nanificare Lewis. Nel saggio che dedica all’autore delle <em>Cronache di Narnia</em>, Harold l’inquisitore rimesta nella memoria e attacca. <strong>“C.S. Lewis è la persona più dogmatica e aggressiva che abbia mai conosciuto… Ho partecipato ad alcune sue conferenze, ho parlato per un po’ con lui, al pub. Avevo 24 anni, lui 56, l’incontro fu molto istruttivo. Era un cristiano polemista, e io un ebreo gnostico, devoto a William Blake.</strong> Condividevamo l’amore per Shelley ma davamo un significato diverso alla parola ‘Shelley’. Per quanto fossi intimidito, la rottura fu inevitabile e non ci parlammo più”.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-66738 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/04/libro2-2-183x300.jpg" alt="" width="133" height="218" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/04/libro2-2-183x300.jpg 183w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/04/libro2-2.jpg 289w" sizes="(max-width: 133px) 100vw, 133px" />L’attacco di Bloom continua in questo modo. “Pur sedentario come me, C.S. Lewis era un cristiano muscolare, è diventato il vecchio saggio dell’America di George W. Bush, il cui cristianesimo ci fa comprendere l’egoismo illuminato, il militarismo teocratico, la semi-alfabetizzazione. <strong>Come Tolkien e altri amici simili, Lewis è famoso per la narrativa fantasy, in particolare per le <em>Cronache di Narnia</em>. Ho tentato di rileggere quel tendenzioso sermone evangelico. Non ce l’ho fatta. Ho 75 anni, non posso più perdere tempo neanche per rileggere Tolkien”. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, gli esiti letterari di Lewis sono infinitamente più alti delle prove imberbi di Bloom. Ciò non toglie che qualcuno debba affrettarsi a far tradurre <em>A Voyage to Arcturus. </em>(d.b.)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/harold-bloom-tokien-lewuis-david-lindsay/">L’inquisitore Bloom contro Tolkien e C.S. Lewis. Ovvero, un secolo fa esce il fantasy di culto “A Voyage to Arcturus”: traducetelo!</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Quando tengo una conferenza rischio la vita”: dialogo con Silvana De Mari, fenomeno del fantasy italiano. Che sta sulle scatole per le sue idee su omosessualità, sessualità e Islam</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Apr 2018 05:11:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Partiamo da un dato di fatto letterario. La storia di Silvana De Mari è un po’ quella di una Rowling italiana. Con qualche vertigine in più. Medico di professione, con una decisa dose di coraggio – pratica anche in Africa, lavora durante l’era dell’Aids che uccide – comincia a scrivere fantasy nel 1988 e a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/quando-tengo-una-conferenza-rischio-la-vita-dialogo-con-silvana-de-mari-fenomeno-del-fantasy-italiano-che-sta-sulle-scatole-per-le-sue-idee-su-omosessualita-sessualita-e-islam/">“Quando tengo una conferenza rischio la vita”: dialogo con Silvana De Mari, fenomeno del fantasy italiano. Che sta sulle scatole per le sue idee su omosessualità, sessualità e Islam</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Partiamo da un dato di fatto letterario. <strong>La storia di Silvana De Mari è un po’ quella di una Rowling italiana. Con qualche vertigine in più.</strong> Medico di professione, con una decisa dose di coraggio – pratica anche in Africa, lavora durante l’era dell’Aids che uccide – comincia a scrivere fantasy nel 1988 e a spedire manoscritti per 12 anni. Tenace e rigorosa, la De Mari <a href="https://www.silvanademari.it/" target="_blank" rel="noopener">(che vedete qui)</a>. Alla fine, Salani le dà fiducia. Primo libro nel 2000 – <em>L’ultima stella a destra della luna – </em>ne seguono altri quattro, tra cui il più celebre, <em>L’ultimo elfo </em>(2004), che inaugura la saga omonima.<strong> Il libro è tradotto ovunque e l’autrice vince il Premio Andersen. Come si dice, è ‘la svolta’. Da lì in poi seguono tanti libri, per editori importanti (Giunti, Fanucci), e una fama crescente. La De Mari diventa il fenomeno del fantasy italiano, una autrice “da seicentomila copie vendute”.</strong> L’ultimo libro del ciclo – seguitissimo – de ‘L’ultimo elfo’ lo ha appena pubblicato Ares, s’intitola <a href="https://ares.mi.it/it/prodotti/narrativa/arduin-il-rinnegato" target="_blank" rel="noopener"><em>Arduin il rinnegato </em></a>(pp.480, euro 19,00), e si focalizza sul tema etico, ci dice la De Mari, dei “bambini soldato”. I problemi non tardano ad arrivare. Come mai? Perché la De Mari pensa. Pensa, intanto, che la letteratura abbia una funzione ‘etica’ e non meramente ‘ornamentale’. Pensa, appunto. E i suoi pensieri non seguono la scia dell’andazzo comune. <strong>Per i suoi pensieri – condivisibili o meno, ognuno fa i conti col proprio cervello – la scrittrice De Mari è ciclicamente insultata; è stata anche minacciata di morte. Con l’esito che alle conferenze deve andare scortata dalla Digos.</strong> Cosa pensa di così devastante la De Mari (che ha all’attivo una passata militanza nel partito di Magdi Allam)? Che la Chiesa cattolica è diventata una specie di marshmallow, che l’Islam è una religione violenta per natura, che l’accoglienza non è un obbligo, che l’Occidente non può disintegrare i propri pilastri culturali, che l’etica è una cosa seria e indiscutibile. Cose che non dice solo lei. <strong>Ciò che urta è il suo pensiero sull’omosessualità e sulla sessualità, che in questa intervista, sterminando maldicenze e fraintendimenti, la De Mari cerca di mettere in chiaro.</strong> Con lucidità, ma anche con una tenerezza superiore. “Giuro che continuerò a dire quello che so essere vero anche se mi sta costando denaro, la carriera, anzi due carriere, medico e scrittore, forse la libertà, forse la vita, se qualcuna delle persone che mi scrive che vuole la mia morte passa all’atto. So che me lo scrivono perché sono disperati, sono dolenti, e io so che per loro è possibile uscire dal dolore”. Quello che afferma la De Mari è di gravità quadrupla. <strong>I pensieri di uno scrittore ‘contro’ sono diventati un problema. Editori preferiscono evitare la pubblicazione di un autore ‘politicamente scorretto’, scoccano minacce.</strong> Qui il punto non è pensarla o meno come la De Mari, ma garantire la possibilità di un pensiero e ribadire la centralità dell’opera letteraria.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-60446 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/04/libro-de-mari-1-199x300.jpg" alt="libro de mari 1" width="199" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/libro-de-mari-1-199x300.jpg 199w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/libro-de-mari-1-768x1160.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/libro-de-mari-1-678x1024.jpg 678w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/libro-de-mari-1-600x906.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/libro-de-mari-1.jpg 1400w" sizes="(max-width: 199px) 100vw, 199px" />Lei è, nitidamente, un ‘fenomeno’. Medico, è diventato, leggo nel suo scarno profilo biografico, una autrice “da seicentomila copie vendute”, pubblicata dagli editori di settore più importanti d’Italia. Come si fa? Soprattutto, come le è venuta l’idea di ‘darsi’ al fantasy? Ci racconti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel fantasy si rifugiano i grandi valori, la lealtà, il coraggio, la cavalleria, il rispetto dell’autorità, quando questa sia degna, certo, il rispetto dell’etica, la fede nella provvidenza. La grande letteratura fantasy è stata fondata da J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis che ci hanno verbalizzato, scritto e sottoscritto, di aver messo nei loro libri i valori della spiritualità biblico evangelica <strong>rinnegati nelle due terrificanti religioni atee del ventesimo secolo, il comunismo sovietico e il nazismo tedesco, che non sono stati movimenti politici, ma movimenti religiosi messianici e salvifici, con un semidio, Lenin, Stalin, Hitler, una nuova etica, il ritorno al sacrificio umano</strong>. La letteratura fantastica permette di parlare dei temi più atroci restando su un piano di leggerezza e nello stesso tempo di usare un linguaggio universale. <em>L’ultimo elfo</em> è un libro che parla di un elfo che è rimasto ultimo perché gli altri sono stati sterminati: <strong>si affronta il tema del genocidio, tema non affrontabile con altrettanta lievità in un vero romanzo storico.</strong> Inoltre se parliamo di armeni non parliamo di ebrei, se parliamo di ebrei non parliamo di tutzi e così via. Parlando di elfi abbiamo parlato di tutti. E a questo significato se ne è aggiunto un altro, cui non avevo ancora pensato quando nel 2004 ho scritto il libro: <strong>il bimbo cristiano che scappa da un villaggio o da una chiesa distrutti in Nigeria, o in Kenia, o in Pakistan, o in Irak, o in Egitto.</strong> <em>L’ultimo orco </em>e <em>Hania</em> trattano del bambino concepito nella violenza, nato da uno stupro. <em>Arduin il rinnegato</em> parla dei giusti: coloro che nati persecutori, combattono per i perseguitati. La letteratura fantasy, quella più alta almeno, parla del dolore nella storia e della speranza anche, mai persa, che alla fine la luce prevarrà sul buio. Come si fa? Ho cominciato a scrivere nel 1988 e il mio primo libro pubblicato è del 2000. <strong>Ho continuato per 12 anni a mandare manoscritti che nessuno pubblicava. Credo che l’ostinazione sia una dote necessaria.</strong> L’altra è l’arroganza: ero certa che quei manoscritti avessero un valore, per questo ho continuato.</p>
<p>“<strong>Arduin il rinnegato”, il suo ultimo libro, appartiene al ciclo de ‘L’ultimo elfo’. Ma&#8230; ancora gli elfi? Come ha dato autenticità al suo mondo fantastico, quali sono le ‘fonti’ di cui si nutre, letterarie e non?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La storia: in particolare la storia del XX secolo. Siamo il secolo del genocidio, nel 2015 abbiamo compiuto questo terrificante anniversario. Questo è il motivo per cui i due generi ossessivamente presenti sono il fantasy e l’horror. Entrambi rappresentano uno scontro frontale tra una cultura di vita e una cultura di morte. Perché gli elfi? Per spiegare le linee guida del genocidio. <strong>Perché possa essere usato il termine di genocidio, oggi usato a casaccio e a sproposito, non è sufficiente che siano uccise molte persone. Un popolo deve essere sterminato a cominciare dai neonati. Non schiavizzato o oppresso: sterminato.</strong> Perché uccidere anche i neonati? Perché fanno paura. In parole povere il popolo sterminato ha una superiorità culturale nettissima sul popolo sterminatore. <strong>Saper leggere e scrivere, saper leggere e scrivere bene fa paura. I colti sono odiati. Hanno in mano la scienza, quindi sono accusati di tutti i mali, causare epidemie, controllare il mondo. Gli armeni erano il 10% della popolazione turca, ma erano il 50% dei medici e degli ingegneri, una percentuale analoga per gli ebrei di Europa.</strong> In Cambogia sono stati sterminati in maniera genetica, cioè uccidendone anche i figli, gli appartenenti alla classe borghese, chi sapeva leggere e scrivere. I tutzi erano l’aristocrazia culturale del Ruanda, dopo essere stata l’aristocrazia guerriera nei secoli precedenti alla colonizzazione. <strong>Gli elfi, odiati perché hanno qualche potere magico che tutti temono, diventano quindi la metafora di una minoranza percepita come più forte e quindi odiata. </strong>E poi c’è lui, Arduin, signore dell’onore e del coraggio, che rinnega il suo essere orco, essendo gli orchi coloro che uccidono volontariamente i bambini e dopo averli uccisi festeggiano. Arduin guida il popolo degli uomini annientato e sconfitto a riconquistare la sua terra, insegna a combattere ai contadini perché le fattorie non siano più luoghi di massacro. Arduin l’orco diventa il paradigma del libero arbitrio: nato orco, combatte per difendere i bambini. Il fantasy ci parla di campi di sterminio e di terrorismo contro i civili. Essere orco è una scelta, non un destino. Anche non esserlo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-60448 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/04/ultimo-elfo-202x300.jpg" alt="ultimo elfo" width="202" height="300" />Che ‘visione del mondo’ sta a fondamento dei suoi libri?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il libero arbitrio: la capacità di scegliere, la possibilità sempre presente di scegliere il bene. Le linee etiche, che devono essere rigide. Noi apparteniamo al post moderno, riteniamo che, sempre, <em>flessibile</em> sia una bella parola e <em>rigido</em> sia una parolaccia. Le regole di sicurezza di una centrale nucleare, di un treno, di una funivia, devono essere rigide. Le regole di asepsi di una sala operatoria devono essere rigide. <strong>L’etica deve essere rigida.</strong> Nel momento in cui diventa flessibile, se non lo faccio io lo farà un altro, ma bisogna calcolare la sua qualità di vita, allora ci si avvia verso il disastro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Su di lei, facendo ‘zapping’ in rete, si legge di tutto. Pare non sia ben voluta dal movimento LGBT, pare ne abbia dette di ogni contro omosessuali, islam, papa Francesco, indistintamente. Ad ogni modo, ha il pregio di parlar chiaro in un tempo di ignavi e di non essere ‘politicamente corretta’. Ci spieghi come stanno le cose. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo con lo stabilire che le mie parole sono state stravolte, e cambiate: non ho mai detto moltissime delle frasi che mi sono attribuite. Per quarant’anni ho curato MSM, uomini che fanno sesso con altri uomini, dizione peraltro scorretta perché dal punto di vista biologico il sesso è tra uomo e donna e legato alla riproduzione. <strong>Gli insulti e le minacce che ricevo sono migliaia e mi costringono a tenere conferenze con la protezione degli uomini della Digos. I miei libri hanno venduto centinaia di migliaia di copie, ma innumerevoli editori sia italiani che stranieri  hanno fatto un passo indietro per un boicottaggio massiccio ed ho praticamente fermato la mia attività professionale dopo un episodio molto inquietante avvenuto l’anno scorso.</strong> Tutto quello che oggi è insegnato nella scuole sulla cosiddetta omosessualità, in realtà omoerotismo, è drammaticamente carente. Cosa occorre aggiungere? Potremmo aggiungere i dati dell’OMS sulla maggiore morbilità e mortalità dei cosiddetti MSM, maschi che fanno sesso con altri maschi, una morbilità e una mortalità enormemente superiori. Le riassumo qualcosa. Gli uomini gay hanno un rischio 140 volte maggiore per l’HIV e la sifilide di nuova diagnosi rispetto agli uomini eterosessuali <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21857351" target="_blank" rel="noopener">(vedi qui)</a>.  Il rischio di cancro anale è circa 17 volte più alto negli uomini gay e bisessuali sessualmente attivi che negli uomini che fanno sesso solo con le donne <a href="https://www.cdc.gov/msmhealth/STD.htm" target="_blank" rel="noopener">(vedi qui)</a>. Il rischio di tutte le malattie sessuali è moltiplicato enormemente nel MSM: <a href="http://lacortedeiliberi.it/maggiore-morbilita-dei-msm-nelle-malattie-sessualmente-trasmissibili/" target="_blank" rel="noopener">qui può trovare una piccola parte dei link</a>, piccola parte perché la letteratura medica è veramente sterminata. Io ho in casa interi testi di medicina (<em>Sexuality ransmitted Diseases in Homosexual Men,</em> David Ostrow Terry Sandholzer) dedicati alla maggiore mortalità e morbilità proctologia e soprattutto infettivologica, testi che era possibile pubblicare fino agli anni Ottanta<strong>: la loro pubblicazione oggi è impedita dai movimenti lgbt, vietata da una serie di leggi liberticide, per cui gli studi devono essere frammentate in miriadi di articoli e non possono più essere pubblicati in trattati organici.</strong> <strong>La sessualità è binaria, uomo donna, e ha la funziona biologica di creare la generazione successiva mediante l’incontro di gamete maschile e gamete femminile.</strong> Dato che madre natura segue linee logiche, i corpi sono complementari tra di loro e possono unirsi con picchi di piacere, orgasmo, e senza subire danni, con organi ragionevolmente difesi contro le malattie sessualmente trasmissibili. Anche le menti degli uomini sono complementari con quelle delle donne e l’alleanza stabile tra un uomo e una donna crea il tipo di coppia con la maggiore statistica di equilibrio, di aumento della longevità e diminuzione della morbilità. Tra i cosiddetti MSM, uomini che hanno sesso con altri uomini, il consumo di alcool, cannabis, psicofarmaci sono molto più alti. Più alto è il suicidio. <strong>Non tutti gli atti sessuali tra un uomo e una donna producono una vita, ma tutte le vite, nessuna esclusa, sono nate dall’incontro di un ovulo e uno spermatozoo, quindi la prima affermazione “omofoba”, per usare questo neologismo cacofonico e scorretto, è che la sessualità uomo donna è biologicamente vincente, o potenzialmente vincente, e qualsiasi rapporto che non sia sessualità uomo donna, è, nel migliore dei casi, biologicamente inutile.</strong> La seconda affermazione “omofoba” è che il rapporto tra due maschi per quello dei due che ha il ruolo <em>bottom</em>, cioè passivo, non è solo biologicamente inutile, è biologicamente perdente. Gli apparati sessuali sono due, maschile e femminile e sono fatti in maniera da combaciare, sia dal punto di vista anatomico che da quello fisiologico, con l’apogeo neuroendocrino che è l’orgasmo. Dove non ci sia niente che combaci si ricorre all’apparato digerente nel suo segmento finale, che ha un carattere astioso e poco comunicativo, non combacia con nessuno, contiene materiale fecale, di odore giustamente sgradevole perché per noi esseri umani è pericoloso data la presenza di batteri e virus che sarebbe meglio non andassero in giro (non è così per altri mammiferi) . Il tubo digerente e soprattutto la sua ultima porzione si offende con spaventosa facilità e la sua offesa si manifesta in una miriade di patologie estremamente dolorose, e dato che subisce microlacerazioni e che ha un funzione assorbente, per cui assorbe anche virus e batteri, le malattie sessualmente trasmissibili schizzano verso l’alto, soprattutto per gli MSM passivi. Quelli che si ammalano con maggiore frequenza sono i <em>bottom</em>. Quelli che occorre operare a volte per le conseguenza sono i <em>bottom</em>, quelli che sono confrontati alla sofferenza e al danno perché qualcosa con una circonferenza di quasi dodici centimetri si trova dove è previsto il passaggio di qualcosa con una circonferenza massimo di 6, sono i <em>bottom</em>. Il dolore può diventare piacere: si ha l’inversione del senso del piacere e del dolore, ma questo non abolisce il danno biologico. Per questo motivo, oltre che per la morbilità, questi atti, altrettanto pericolosi se hanno come complemento oggetto una donna, sono vietati in maniera categorica dalla religione, da San Paolo a Santa Caterina da Siena. <strong>Mi perdoni se scendo in particolari tecnici, so benissimo che nessuno li vuole conoscere, è molto più carino pensare a due tizi molto belli, palestrati e sorridenti, che si guardano negli occhi, ma io sono un medico, ho curato corpi, corpi dolenti che contenevano anime dolenti. Ho fatto il medico quando l’AIDS c’era, ma non c’erano gli antiretrovirali, quando l’epatite B uccideva e non esisteva la vaccinazione. </strong>Io porto nel cuore i giovani pazienti morti di AIDS o di cirrosi epatica, porto nel cuore il loro dolore, porto nel cuore le loro lunghissime confidenze, ero l’unica persona che li ascoltasse. Ho fatto il medico in Africa, dove le minori norme igieniche e la minore disponibilità di medicinali, rendono tutto questo particolarmente grave.<strong> Sono la prima a riconoscere che la mia esperienza è limitata, estremamente limitata: è limitata ai casi peggiori ed è limitata solo ai maschi MSM bottom. Mi dicono che esistono persone MSM sane e felici e sarà così. Ma ci sono anche eserciti di MSM che non lo sono, che spingono la loro ricerca di qualcosa che dia un senso alla loro vita con pratiche sempre più estreme, che spingono la ricerca di qualcuno che dia un senso alla loro vita con una promiscuità sempre più spinta.</strong> Sono sempre stata estremamente accogliente con tutte queste persone senza mai minimamente criticare il loro stile di vita  perché ho sempre avuto la convinzione che si trattasse di una situazione irreversibile. Che fosse disfunzionale lo avevo sotto gli occhi, ma ero convinta fosse irreversibile. Se qualcuno è in uno stato immutabile e disfunzionale, l’unica cosa che si può fare è essere il più cortesi possibili, per non aggiungere disagio ad altro disagio. Pochi anni fa ho avuto la prova del contrario. La cosiddetta omosessualità è una condizione reversibile, soprattutto quella maschile passiva. Ha ragione Nicolosi: l’omosessualità può essere una maniera per riparare un senso del sé e della propria virilità danneggiato, e in questi casi scompare quando il senso del se ricupera la sua potenza. Questa affermazione in altre nazioni costa già anni di prigione e temo ormai sarà così anche in Italia. Ma questa affermazione è vera. È sufficiente un’unica pecora nera perché l’affermazione che tutte le pecore sono bianche sia falsa. I libri di Luca di Tolve, Richard Cohen, e Joseph Sciambra, e innumerevoli altri casi conosciuti personalmente mi hanno chiarito che la cosiddetta omosessualità maschile passiva è una condizione acquisita che diventa una dipendenza e che può essere reversibile, con infinita fatica, certo, ci vuole una motivazione d’acciaio, e che chi la modifica vive molto più felice, oltre che più sano. <strong>Quindi? Quindi cosa una persona fa con i suoi genitali deve restare nel privato. Sono affari suoi e nessuno può immischiarsi. Nel momento in cui pride, articoli, libi di scuola pubblicizzano uno stile di vita problematico come uno stile di vita sano, allora è un dovere intervenire. </strong>Perché con termini così crudi? Perché così hanno avuto clamore mediatico. La terza voce “omofoba” che si dovrebbe far ascoltare è la testimonianza di qualcuno che è stato gay e ha smesso di esserlo, sentire una voce che dice: quella che vivo ora è una vita vera. Sono un medico, ho fatto un giuramento. Giuro di fare il bene dei pazienti, giuro di curarli anche a costo di contrarre patologie, come facevo quando suturavo e medicavo i feriti affetti da epatite B e AIDS (non tutti i medici lo facevano, molti erano terrorizzati). <strong>Giuro che continuerò a dire quello che so essere vero anche se mi sta costando denaro, la carriera, anzi due carriere, medico e scrittore, forse la libertà, forse la vita, se qualcuna delle persone che mi scrive che vuole la mia morte passa all’atto. So che me lo scrivono perché sono disperati, sono dolenti, e io so che per loro è possibile uscire dal dolore. Non ho potuto impedire la morte dei ragazzi che ho visto morire di AIDS, e li porto nel cuore.</strong> Nel loro nome ne impedirò altre.</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-60449 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/04/Hania-202x300.jpg" alt="Hania" width="202" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/Hania-202x300.jpg 202w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/Hania.jpg 207w" sizes="(max-width: 202px) 100vw, 202px" />L’altra tragedia è la desacralizzazione della sessualità. La diffusione di tecniche anticoncezionali e soprattutto orride lezioni di educazioni sessuali hanno ridotto il sesso a uno strofinio di organi con un qualche piacere che se ne ricava. La pornografia ha fatto il resto. <strong>Il sesso ridotto a uno strofinio di organi sessuali per le donne è di una tale noia che devono ricorrere a 50 sfumature di sado maso per non morire di tedio.</strong> Lo scopo non è più la riproduzione che si è persa e si è dispersa in una natalità talmente impalpabile da rendere molto verosimile una libanizzazione nel giro di pochi decenni. Con il termine <em>libanizzazione </em>si intende la conquista di un territorio da parte dell’islam mediante la demografia e non mediante la conquista armata. <strong>L’islam è una religione fondata da un capo politico militare, che la impose mediante conflitti armati e arte diplomatica, descritta come diritto alla doppia verità, che in termini più plebei potremmo definire menzogna.</strong> L’islam ha una struttura politico militare e la necessità teologica della conquista del mondo mediante conflitti armati e arte diplomatica basata sul diritto alla doppia verità. La libanizzazione è un evento reso estremamente probabile dal nostro crollo di natalità e da una politica di accoglienza indiscriminata.</p>
<p style="text-align: justify;">I migranti sono al 90 % maschi islamici in ottima salute, proveniente da nazioni non in guerra, in età militare, 15/45 anni. Non esiste un obbligo di accoglienza. Nessun popolo ha questo obbligo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per quanto riguarda la Chiesa, ha reso il cristianesimo flessibile, porzionabile, opinabile, simpatico, e conciliante, potremmo definirlo un cristianesimo molto low cost, praticamente ai saldi: mi pare di ricordare che il Vangelo dica esattamente il contrario.</strong> Stiamo annegando in una misericordia tonda e paffuta come lo zucchero filato. Mi pare di ricordare che dovevamo essere il sale della terra. Ho visto la signora Bonino esaltata come una rockstar: mi pare di ricordare che dovevamo difendere la vita dal concepimento, perché essa è sempre un atto del volere di Dio. Mentre i cristiani vengono massacrati come cani nelle terre dell’islam, siamo invitati alla misericordia totale e permanente per un’unica categoria: maschi sani di religione islamica arrivati in Italia senza documenti. L’impressione sempre più forte è che il nemico sia dentro le porte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Domanda cretina: che c’entra il fantasy con la fede? Specifico: la fede non entra in contraddizione con la sua capacità immaginativa, creativa, fantastica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La metafora permette questo passaggio. <strong>La civiltà occidentale è nata dalla fusione di quattro principi: la spiritualità biblico-evangelica (l’aria), la filosofia greca (l’acqua), il diritto e il pragmatismo romani (la terra), la violenza e la passione dei barbari (il fuoco). Se rinnega le proprie radici, non diventa migliore: muore.</strong> Negando il cristianesimo, anzi la spiritualità biblico evangelica come pilone portante della civiltà europea, l’Illuminismo nega quella civiltà, mettendo quindi le fondamenta per le catastrofi successive, le due terrificanti religioni atee, il comunismo e il nazismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nella letteratura fantastica mettiamo, sempre, la realtà storica e il sogno. </strong>Nella grande letteratura fantastica è descritta la realtà attuale, siamo una cultura di morte, e il sogno: che la cultura di morte sia sconfitta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La scrittura deve essere ‘morale’, etica ed estetica devono andare a braccetto? Allo scrittore è chiesto di ‘prendere parte’? Lo chiedo a una scrittrice fortemente ‘impegnata’ (penso alla sua militanza nel gruppo di Magdi Allam).</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non è possibile scrivere senza riversare nel libro la propria etica. Ogni popolo deve avere il diritto a conservare la propria terra, la propria lingua, le proprie tradizioni e, ancora di più, le proprie tradizioni. I popoli che rinnegano la propria storia, che tagliano le proprie radici, che pensano che la libertà sia gratuita e che si possa conservarla senza combattere, si candidano a diventare un popolo di schiavi o un popolo di morti.</p>
<p><strong>Senta, ma&#8230; ora a che libro sta lavorando? Ci sono sviluppi nel suo poliedrico mondo fantastico?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra qualche giorno uscirà un romanzo storico <em>Sulla ali della libertà</em> (Lindau) di nuovo dedicato a un pubblico giovane, dai dodici anni che parla di un tema scomparso dai libri di scuola: <strong>lo schiavismo islamico che ha massacrato il sud dell’Europa. Le nostre coste sono disseminate di torri di avvistamento, a ricordo di una guerra terribile. </strong>Le coste sono state abbandonate, i porti si sono impaludati, Gli schiavi cristiani nell’islam come gli schiavi africani sono morti senza discendenza: agli schiavi non era permesso avere figli, e noi ne abbiamo perso la memoria. E un ragazzino nigeriano è il protagonista del prossimo libro, <em>Joseph delle paludi</em> (Ares) in uscita questo autunno.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono ancora, però, troppo immersa in Arduin per staccarmi da lui. In Arduin c’è il terribile coraggio di andare contro la propria gente per diventare un salvatore. È un tema che amo molto (direi che sono una specialista sull’andare sola contro tutti) ed è presente anche ne <em>La nuova dinastia</em>, libro divertente e leggero, come <em>L’ultimo elfo</em>, per ragazzi, che come <em>L’ultimo elfo</em> affronta temi forti, mentre <em>Arduin il rinnegato</em> è un libro adulto. Ho amato Arduin alla follia, e quindi continuo a raccontarne la storia. Il prossimo libro racconterà le sue battaglie, viste però dal punto di vista di altri personaggi e quello che segue alla sua morte. <strong><em>Arduin il rinnegato</em> è un libro autonomo, anzi quello che andrebbe letto per primo, che racconta di un orco che si batte per gli uomini. È un libro feroce. Nella prima parte racchiude una realtà storica particolare: i bambini soldati.</strong> Al mito nazional socialista dei bambini soldati si è ai nostri tempi affiancato il mito ancora più orrendo del bambino terrorista suicida. Nei popoli perbene combattono gli uomini. Sempre e solo gli uomini. Quando vedete in una foto dei bambini che prendono a sassate un carro armato, coloro che li hanno inviati hanno perso anche l’etica elementare di proteggere la propria prole. L’addestramento dei bambini soldati, sempre, è feroce: il bambino deve essere meno terrorizzato dalla morte in guerra di quanto non sia dal suo sergente istruttore, altrimenti non andrà avanti. Arduin rinuncia alla sua identità, sacrifica la sua eternità perché i bambini non vengano uccisi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/quando-tengo-una-conferenza-rischio-la-vita-dialogo-con-silvana-de-mari-fenomeno-del-fantasy-italiano-che-sta-sulle-scatole-per-le-sue-idee-su-omosessualita-sessualita-e-islam/">“Quando tengo una conferenza rischio la vita”: dialogo con Silvana De Mari, fenomeno del fantasy italiano. Che sta sulle scatole per le sue idee su omosessualità, sessualità e Islam</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>20 anni di Harry Potter. Intervista alla massima &#8216;potterologa&#8217; d&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2017 14:12:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per capire qualcosa di Harry Potter, in Italia bisogna rivolgersi a lei. Formazione giuridica, penna sagace, Marina Lenti è l’esegeta del fantastico mondo di Hogwarts e della sua autrice, J. K. Rowling. Studi pionieristici, il primo volume ragionato di ‘potterologia’ nel 2006 – L’Incantesimo Harry Potter, costantemente ristampato – fino, dieci anni dopo, nel 2016, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per capire qualcosa di Harry Potter, in Italia bisogna rivolgersi a lei. Formazione giuridica, penna sagace, Marina Lenti è l’esegeta del fantastico mondo di Hogwarts e della sua autrice, J. K. Rowling. Studi pionieristici, il primo volume ragionato di ‘potterologia’ nel 2006 – <em>L’Incantesimo Harry Potter</em>, costantemente ristampato – fino, dieci anni dopo, nel 2016, alla pubblicazione della prima biografia della Rowling, <em>J. K. Rowling. L’incantatrice di 450 milioni di lettori </em>(Edizioni Ares). In mezzo, il mondo. <img decoding="async" class="size-medium wp-image-58327 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2017/11/libro-lenti-215x300.jpg" alt="libro lenti" width="215" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/11/libro-lenti-215x300.jpg 215w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/11/libro-lenti.jpg 357w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" />Studiosa, in assoluto della letteratura fantastica, con puntate nell’universo tolkeniano, la Lenti si è occupata del ‘ricettario’ di Harry Potter – in <em>Harry Potter: il cibo come strumento letterario</em> – e soprattutto della filosofia che soggiace alla creazione letteraria della Rowling. In <em>La metafisica di Harry Potter</em>, ad esempio, si sviscera il significato del numero “sette nella saga potteriana”, <strong>si ragiona sui “sette romanzi come tappe del viaggio alchemico”, si specula su concetti come “Libero Arbitrio e Predestinazione della Profezia nel mondo potteriano”</strong> oppure sul “tema del Doppio e l’elemento probabilistico”, si avvicina la ritualità del maghetto all’occultismo e ai Rosacroce (“L’uso della Pietra della Resurrezione dà luogo anche a un’altra curiosa risonanza mistica: essa si verifica quando Harry, riattraversando la Foresta per andare a immolarsi per mano di Voldemort, aziona il talismano ed evoca così le presenze di Lily, James, Lupin e Sirius. I quattro camminano al suo fianco, alla stregua di angeli protettori, incoraggiandolo durante il tragitto. Non ho elementi per affermare che si tratti di una eco intenzionale, ma l’episodio richiama comunque alla mente un rituale dell’Ordine Ermetico dell’Alba Dorata, società occulta con radici massoniche e rosacrociane sorta nel XIX secolo”). Insomma, buon viaggio nel retroscena della saga più venduta al mondo, che in un paio di decenni ha collezionato 7 tomi ufficiali, 8 film di successo e uno spin off <em>(Animali fantastici e dove</em> trovarli)<em>.</em> Detto questo. La Lenti potete ammirarla in questi giorni. <strong>Tiene conferenze di ‘potterologia’ a Milano nell’ambito di Fumettopoli (il 18 novembre, in via G. Watt 15, dalle 12,30) e di Bookcity Milano (il giorno dopo, 19 novembre, Teatro del Buratto, via G. Bovio 5, dalle 14,30). Con lei Cliff Wright, grande illustratore inglese di libri per ragazzi, in particolare del secondo e del terzo tomo della saga di Harry Potter.</strong> Per vincere l’attesa, abbiamo intervistato la Lenti per capire se ha ancora appeal la saga cominciata esattamente 20 anni fa e chiusa – per ora e, pare, per sempre – nel 2007. Per un viaggio personale nei libri della massima esegeta del maghetto, andate qui: www.marinalenti.com.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Intanto: come è nata la passione per la ‘potterologia’, per la saga del maghetto della Rowling?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Per caso (se esiste il caso). Caratterialmente, quando qualcosa ‘mi prende’, tendo a studiarla, a investigarne la genesi e le sfaccettature. Così ho iniziato a fare per Harry Potter e per l’autrice che stava dietro quell’affascinante idea. Poi, altrettanto per caso, sono arrivate le collaborazioni con le Guide di Supereva e con <em>FantasyMagazine</em>. È stato il curatore di quest’ultima, che allora era Franco Clun, a chiedermi se mi sarei sentita di scrivere un saggio sull’argomento per la casa editrice proprietaria del portale, Delos Books. All’epoca esisteva solo un saggio in lingua italiana, ma aveva un taglio molto specifico, psicopedagico. Noi volevamo fare una panoramica a 360° sul fenomeno. Così è nato <em>L’Incantesimo Harry Potter</em>, che ancora oggi è uno dei testi base nelle bibliografie di molti saggi e tesi sul maghetto”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In quanto ‘potterologa’: cosa ci resta da sapere sulla vita della Rowling? Quali sono gli aspetti che non sono ancora stati messi pienamente in luce?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Credo che ormai sia stato scandagliato tutto ciò che è stato reso pubblico, forse dovrebbe essere lei a scrivere quella famosa enciclopedia che va promettendo da anni, per consentirci di lavorare finalmente su nuovo materiale ‘dietro le quinte’. Oppure un’autobiografia”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In quanto ‘potterologa’: quali lati reconditi della saga sono a suo avviso ancora da studiare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“La saga è talmente densa di spunti che, se anche a livello ‘macro’ sono stati tutti investigati, sicuramente offrono ulteriori suggerimenti di approfondimento in verticale, a livello ‘micro’. Faccio un esempio: esistono saggi dal punto di vista psicologico ma, che io sappia, all’interno di questa macrocategoria nessuno ha mai investigato il rapporto di Harry con la figura paterna, sia in relazione al suo vero padre James che a tutte le figure surrogate incontrate nella saga: Hagrid, Silente, Arthur Weasley, Sirius Black. Di esempi come questi ce ne sono a bizzeffe”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei ha indagato di tutto, dalla ‘metafisica’ di Harry Potter al ‘ricettario’ di Hogwarts. Ci faccia capire: c&#8217;è della filosofia nella saga? </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“</strong>Al centro della saga ci sono i grandi temi dell’umanità che hanno tenuto impegnate le menti di tutti i filosofi: Libero Arbitrio e Predestinazione, Bene e Male, Amore e Morte&#8230; E non mancano i saggisti che hanno esplorato, appunto, questo taglio. In Italia segnalo il saggio di Simone Regazzoni, molto interessante, anche se sulla questione Libero Arbitrio e Predestinazione siamo giunti a due conclusioni diverse”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma… perché la Rowling non scrive più nulla sul suo Harry? Chessò, sequel, presule, spin off: c’è qualcosa che accadrà e che dobbiamo sapere? Oppure, la ‘spinta’ potteriana ha esaurito la sua forza narrativa e sedativa?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“La Rowling, dopo l’ultimo romanzo, si è autovincolata a un proclama insensato: basta Harry Potter. Poi lo ha allentato un pochino dicendo ‘forse, se trovassi una grande idea’. E su quella scia ha permesso alla saga di estendersi con la piece teatrale <em>La Maledizione dell’Erede</em>, la cui sceneggiatura, però, lei ha solo supervisionato. Risultato: un sequel imbarazzante, formalmente scritto con maestria perché comunque redatto da professionisti, ma quanto a contenuto pare raccattare quanto disponibile dalle peggiori fan fiction&#8230; La figlia di Voldemort e Bellatrix? Essù! In realtà, la grande idea è sempre stata lì sotto al suo naso: tutto il <em>fandom</em> non aspetterebbe altro che leggere gli anni dei Malandrini a Hogwarts e la storia della prima ascesa al potere di Voldemort”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>E ora? A cosa sta lavorando? Cosa sta ricercando?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“In realtà dopo aver terminato, l’anno scorso, due antologie multiautore, rispettivamente sul <em>Fantastico per ragazzi</em> e su <em>Lo Hobbit</em>, mi sto prendendo una pausa. Anche se c&#8217;è in discussione un’idea, sempre in ambito di saggistica fantasy, con Ares. Vedremo se potrà essere sviluppata. Sarebbe la quarta tappa di un disegno (scherzosamente chiamato <strong><em>Progetto ‘Nuovi Inklings’</em></strong><strong>, </strong>con chiaro omaggio al gruppo letterario in cui militarono <strong>J.R.R. Tolkien </strong>e<strong> C.S. Lewis,</strong> ma al contempo estremamente conscio delle rispettive e certo non comparabili stature), portato avanti con amici saggisti di genere e volto ad accrescere la riflessione accademica sul Fantastico, fiorente da decenni in <strong>Gran Bretagna</strong> ma assai sporadica in Italia”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/20-anni-harry-potter-intervista-alla-massima-potterologa-ditalia/">20 anni di Harry Potter. Intervista alla massima &#8216;potterologa&#8217; d&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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