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	<title>Enzo Fontana Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Tue, 07 Apr 2026 04:03:11 +0000</lastBuildDate>
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		<title>O la borsa o la vita! Considerazioni intorno al massacro quotidiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2026 04:03:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da anni un popolo di poveri cristi, di poveri mussulmani, e persino di poveri atei è sottoposto al martirio. Non c’è crudeltà che sia stata loro risparmiata. La più atroce di tutte: quella sui bambini. Qualcosa che nemmeno Iddio avrebbe il diritto di perdonare, se la pensassi come Ivan Karamazov. È stata scritta e ancora [&#8230;]</p>
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<p>Da anni un popolo di poveri cristi, di poveri mussulmani, e persino di poveri atei è sottoposto al martirio. Non c’è crudeltà che sia stata loro risparmiata. La più atroce di tutte: quella sui bambini. Qualcosa che nemmeno Iddio avrebbe il diritto di perdonare, se la pensassi come Ivan Karamazov. È stata scritta e ancora si sta scrivendo una delle più vergognose pagine della “storia universale dell’infamia”. Comunque la si pensi, qualunque sia la fede: un’infamia! Silenzio delle nostre autorità governative, se non qualche balbettio, o peggio complicità, se c’è del vero nel “qui tacet, consentire videtur”. La più vile forma di complicità, quella del silenzio, dell’acconsentire tacendo, lo stesso vigliacco silenzio che acconsentì al martirio degli Ebrei d’Europa, in altri tempi. Poi succede che il Patriarca latino di Gerusalemme e il Custode di Terrasanta vengano fermati dalla polizia israeliana lungo la Via Crucis. Succede che venga loro impedito l&#8217;ingresso alla Basilica del Santo Sepolcro per la celebrazione della Messa della Domenica delle Palme. Non accadeva da secoli. Allora si assiste a un miracolo: la resurrezione del nostro Ministro degli esteri, ché altrimenti avrebbe rischiato di non passare alla storia come uno “nato con un cuor di leone”. Facendosi forte dell&#8217;indignazione della Cristianità, guardandosi alle spalle, poi a destra, quindi al&nbsp;&nbsp;centro e poi a sinistra, di sotto e soprattutto di sopra, e persino sotto il letto, infine pare essersi deciso a convocare alla Farnesina l&#8217;ambasciatore di Israele.&nbsp;</p>



<p>A onor del vero o perlomeno ad essere sinceri, sino ad oggi non mi è sembrato molto leonino nemmeno il Pontefice che porta il nome di Leone, semmai piuttosto vago: è il minimo sindacale che un papa predichi la&nbsp;<em>pacem in terris</em>. Giusto qualche giorno fa la predicava nel suo viaggio apostolico in Costa Azzurra, a convertire i ricchi monegaschi. Parole al vento che il Mistral avrà disperso. A convincerli non ci riuscì neanche Tolstoj col racconto&nbsp;<em>Costa caro.&nbsp;</em>Cristo, invece, credo fosse con quelle ragazze e quei ragazzi che partirono alla volta Costa del Sangue e furono fermati e sequestrati in acque internazionali. Ma nel caso del Papa, almeno, si ha a che fare con la più antica diplomazia del mondo, più che altro sotterranea, forse un retaggio dei tempi eroici in cui i papi si nascondevano nelle catacombe. Però ci sono momenti, nella vita del più comune essere umano come nella storia del papato, dove non può esserci diplomazia che ci trattenga.&nbsp;</p>



<p>Però non è di questo che avrei voluto fare materia del presente articolo.&nbsp;</p>



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<p>Dopo essermi tolto un piccolo peso dal cuore, volevo e ora voglio cominciare col descrivere, in poche e povere parole, la morte e la resurrezione secondo il &#8220;libero mercato&#8221;, quel credo nella &#8220;manina invisibile&#8221; e simili superstizioni nella plutonica provvidenza. Vorrei farlo dalla parola&nbsp;<em>catacresi</em>, figura retorica che in greco significa&nbsp;<em>abuso</em>. Tradotta nella neolingua dei giornali finanziari, ma non solo, tradotta e usata nel classico gergo borsistico essa va oltre l&#8217;abuso etimologicamente certificato per mistificare ancora di più la verità. Verità che consiste nella ciclica macellazione soprattutto di quella parte del suddetto &#8220;libero mercato&#8221; chiamata &#8220;parco buoi&#8221; &#8220;, ossia la massa planetaria dei piccoli risparmiatori e magari aspiranti quanto improbabili speculatori. Ma c&#8217;è di peggio e di più. Parlare o scrivere di &#8220;Sofferenza dei mercati&#8221;, &#8220;Panico dei mercati&#8221;, &#8220;Calvario dei mercati&#8221; e simili bestemmie, come d&#8217;uso nella più fetente letteratura giornalistica, significa offendere Dio e l&#8217;umanità. Par che a soffrire e morire non sia la gente a causa della guerra, delle bombe, della fame, dei contractors dell&#8217;Apocalisse, ma i banchieri, gli speculatori finanziari e simili adoratori del &#8220;vitello d&#8217;oro&#8221; che dei mercenari e della manipolazione, come di qualunque altro strumento, si servono per riempirsi la pancia e arricchire sino a vomitare. Basta un tweet postato &#8220;dall&#8217;uomo più potente del mondo&#8221; e si assiste al miracolo della &#8220;Resurrezione del mercato&#8221;. Ma è un trucco, una frode peggiore di quella tecnicamente conosciuta come &#8220;inside trading&#8221;. E di certo, con la guerra e la rapina delle risorse, non soffrono ma anzi ingrassano non solo i finanzieri, i petrolieri e &#8220;simile lordura&#8221;, ma i soliti avvoltoi come i produttori di armi e &#8220;i mercanti di morte&#8221;. Questa è cosa arcinota, ma giova ripeterla sempre, poiché sembra diventato normale e moralmente accettabile che un tale possa privatamente trafficare armi su scala industriale e insieme ricoprire apicali incarichi pubblici. Però si invocano e fanno leggi per disarmare (giustamente) dei ragazzini che in fondo non fanno che emulare gli adulti. Ma non si educa soprattutto con l&#8217;esempio? Non sono gli adulti, perlomeno certi adulti, a invocare il riarmo universale? A strombazzare &#8220;si vis pacem, para bellum&#8221;? Che poi, liberamente attualizzata e tradotta dal &#8220;latinorum&#8221; in italiano, la locuzione suonerebbe così: &#8220;Colonnello non voglio pane, voglio piombo per il mio moschetto!&#8221; Quante storie per dei ragazzi che si addestrano al combattimento all&#8217;arma bianca, in attesa di essere arruolati e mandati al fronte! Insomma, i ragazzi potrebbero rispondere: &#8220;O la borsa o la vita! Dateci i vostri missili e noi vi daremo i nostri temperini. Lasciateci rimbambire con gli smart&#8230; (sic!), con gli smartphone che ci avete donato per riempire il vostro vuoto sin dalla nostra più tenera infanzia. Lasciateci gli smartphone, perché il giorno che ce ne priverete e cominceremo a pensare faremo tremare il mondo!&#8221;</p>



<p>Bel mondo davvero&#8230; Insomma, che dire a fronte di tante bugie, di tanta infamia e tanta desolazione? Forse non resta che sperare e aspettare ’<em>A livella</em>&nbsp;del grande tragicomico napoletano. O immaginare, col grande poeta fiorentino, quel fiume gonfio di lacrime e sangue dell&#8217;umanità, quel fiume che scorre all’Inferno e che ha le sue sorgenti nel tempo per finire nell&#8217;eterno mare o gran lago di ghiaccio. Quel fiume che ad un certo punto del suo corso strafoga in eterno i violenti e i prepotenti del mondo. Questo fiume che da giorni è alimentato anche dal petrolio di una nuova guerra di aggressione. L&#8217;ha scatenata il Caligola del nazionalcapitalismo americano che però, ai tempi del Vietnam, da giovane miliardario viziato fece carte false per non infangarsi gli stivaletti stile cafonal nel delta del Mekong. E certo non perché fosse contrario alla guerra. Si dice che nella guerra contro l&#8217;Iran lo abbia trascinato il suo camerata di stragi israeliano e che non abbia un vero piano. Si dice che sia pazzo, per quanto ciò non lo darei per scontato nemmeno se nominasse giudice della Corte suprema il suo cavallo. A dirlo sono soprattutto i suoi concorrenti dell&#8217;altro capitalismo, quelli del credo neoliberista, dell&#8217;internazionale neoliberista, coi suoi propagandisti, politici e giornalisti, quelli che di sofferenze al genere umano ne hanno inflitte forse più dei nazionalisti. Basti considerare la guerra che hanno provocato, voluto e alimentato ai confini orientali dell&#8217;Europa, e ancor prima, con la guerra balcanica per lo smembramento della Jugoslavia, al tempo dei bombardamenti di Belgrado anche con la partecipazione dell&#8217;Italia, regnanti a Roma il grande D’Alema e il suo vice Mattarella. A meno che non si scopra che a bombardare e a versare il sangue dei romani furono i serbi.&nbsp;</p>



<p>&#8220;Se c&#8217;è una speranza, è nei prolet&#8221; scrive George Orwell in&nbsp;<em>1984</em>. Ma sarà poi vero? È mai esistito, ma per davvero, l&#8217;internazionalismo proletario? Cosa resta del motto &#8220;Proletari di tutto il mondo, unitevi!&#8221;? Questo mito in Europa morì e fu sepolto nelle trincee della Grande guerra, oltre cent&#8217;anni fa, il tempo di un battito di ciglia paragonato ai cicli storici. Per cui mi conforta un poco, lo ripeto, la poesia del grande tragicomico napoletano.</p>



<p><strong>Enzo Fontana</strong></p>



<p><em>*In copertina: Otto Dix, Teschio, 1924</em></p>
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		<title>L’Argonauta o il naufragio della vita. Un racconto di Enzo Fontana</title>
		<link>https://www.pangea.news/argonauta-enzo-fontana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 04:50:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Argonauti]]></category>
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		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bianca colomba che voli sul relitto di Argo, allontanati da questa nave, perché presto per me, Giasone, qui volerà l’avvoltoio. Ma se per qualche momento vuoi riposarti dalle fatiche del volo, vieni a posarti sul mio petto. Dalle mie labbra potrai cogliere semi di parole. Ma dopo che mi avrai ascoltato, riprendi il volo perché [&#8230;]</p>
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<p>Bianca colomba che voli sul relitto di Argo, allontanati da questa nave, perché presto per me, Giasone, qui volerà l’avvoltoio. Ma se per qualche momento vuoi riposarti dalle fatiche del volo, vieni a posarti sul mio petto. Dalle mie labbra potrai cogliere semi di parole. Ma dopo che mi avrai ascoltato, riprendi il volo perché non potrei difenderti dagli artigli rapaci. Qui mi vedi come uno spaventapasseri piantato nella sabbia, all’ombra dell’albero maestro, e con la poca forza che mi resta non potrei affrontare nemmeno un passerotto.&nbsp;<strong>Da dove vieni, tu, alla mia ultima spiaggia? Dov’è il tuo nido? Forse come Giasone non hai un nido e i tuoi piccoli sono finiti in pasto alla civetta. Sei forse una colomba di Zeus che porta nel becco l’ambrosia per il dio?</strong>&nbsp;Ricordo che avevo una colomba bianca, nel viaggio alla conquista del Vello d’Oro. E come la colomba la nostra nave volò sull’onda attraverso mascelle di pietra: le rupi Simplegadi si chiusero di schianto, ma strapparono solo qualche frammento dalla poppa della nave. Avevo una colomba bianca, la prima volta che vidi la figlia del re dei Colchi. Il viso di Medea era coperto da un velo d’argento, quando le donai la colomba, sacra ad Afrodite. Medea ricambiò con un’ampolla di sangue, il sangue di un fiore che avrebbe reso il mio corpo inattaccabile dei tori che soffiano fuoco, ma la mia anima vulnerabile alle sue arti.&nbsp;</p>



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<p><strong>Bianca stella del grande Zeus, quello che tu vedi è solo un relitto imprigionato nella sabbia, con le costole spezzate e il legno è fradicio di mare. Dove remavano gli argonauti ora abitano i granchi.</strong>Su questa stessa spiaggia avevo consacrato la nave alla Regina degli dei. Prima di salpare, su questa spiaggia costruimmo un altare ad Apollo. Mai si era vista una tale schiera di eroi prendere il mare! C’era Eracle, sterminatore di nani e di giganti, che presto avrebbe scelto altre avventure; c’era Orfeo della stirpe di Apollo, incantatore di uomini, di donne e di serpenti, e spesso la sua musica riuscì più della spada; c’era Teseo, e Castoro e Polluce, e il timoniere Tifi, che avrebbe lasciato la sua vita lungo il viaggio. Le tempeste e gli uccelli ci flagellavano, ma noi eravamo come una testuggine impenetrabile.&nbsp;<strong>Ciascuno seguiva il suo fato, la volontà degli dei e il comando di un re che sognava soltanto il nostro naufragio.</strong>&nbsp;Quante isole sul nostro cammino salato, e mari, e fiumi, e popoli! Argo era una nave magica. Atena le aveva dato il dono della parola. Al timone, quando i miei compagni dormivano, le confidavo mie pene, il sollievo per i pericoli scampati e l&#8217;angoscia per i pericoli in agguato. La voce di Argo dolcemente mi rassicurava indicandomi la stella da seguire per giungere al Paese dell’Aurora. Ogni notte mi appariva una donna velata avvolta nel Vello d’Oro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="574" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Moreau_-_Jason_et_Medee-574x1024.jpg" alt="" class="wp-image-106788" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Moreau_-_Jason_et_Medee-574x1024.jpg 574w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Moreau_-_Jason_et_Medee-168x300.jpg 168w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Moreau_-_Jason_et_Medee-600x1071.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Moreau_-_Jason_et_Medee.jpg 605w" sizes="(max-width: 574px) 100vw, 574px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gustave Moreau, <em>Giasone e Medea</em>, 1865</figcaption></figure>



<p>Bianca colomba che danzi sul mio petto, sappi che quando l’avvoltoio verrà a cavarmi gli occhi col suo rostro, non riuscirà a strapparmi i ricordi.&nbsp;<strong>Mi hanno detto che l’uomo scende nudo all’Averno, ma conserva i sentimenti, i luoghi e i volti della vita perduta. E poi, nel corso del viaggio, ho già visto il sentiero che conduce all&#8217;abisso, fantasmi di guerrieri in piedi e in armi sulla tomba, fratelli uccidere i fratelli, tutti accecati dalla notte.&nbsp;</strong>Ho visto le acque ritirarsi spaventate, dove il fiume Acheronte getta la sua amarezza nel mare. Nessuno, in vita, vedrà mai quello che noi argonauti vedemmo. Dai monti della Colchide scende un fiume dove il sangue di Prometeo si perde, a goccia a goccia. Noi non vedemmo il titano inchiodato dalla volontà di Zeus, però lo sentimmo e i suoi lamenti ci ferirono. Ormai eravamo giunti alla fine del nostro viaggio: il Paese dell’Aurora. Al re dei Colchi chiesi il premio promesso, il Vello d’Oro, ma gli dei sanno che mi avrebbe ucciso, se solo avesse potuto. Egli mi impose altre prove, altre fatiche, con la promessa di darmi infine quello che il cielo voleva. Nelle sue parole c&#8217;era un veleno. Ma il dio degli amanti aveva già scoccato la freccia nel nido del re: al cuore di sua figlia Medea. Medea che parlava alla luna e conosceva il segreto del fiore; Medea che tradì il sangue del suo sangue per fedeltà al suo amore; Medea che unse il mio corpo con questo amore, affinché potessi mettere il giogo ai tori di suo padre, tracciare il mio solco nella pianura, seminare denti di drago e sterminare i frutti della semina, ché erano giganti.</p>



<p>Il re dei Colchi aveva già deciso la morte di noi argonauti, non certo di vestirci del Vello d’Oro, quando Medea, nel cuore della notte, venne a svegliarmi. Mi condusse nel bosco di Ares, dove il serpente custodiva il Vello d’Oro. La notte, il bosco e il serpente immenso esalavano vapori. Medea incominciò a cantare e a danzare, invocando Ecate, la dea.&nbsp;<strong>E il serpente prese a inarcarsi, dondolando la testa come un serpente incantato. Poi ricadde in avanti e lì restò, immobile, mentre le fauci si spalancavano lente, come una pietra tombale.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="736" height="687" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Nuremberg_chronicles_-_Strange_People_-_Six_Arms_XIIvjpg.jpg" alt="" class="wp-image-106789" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Nuremberg_chronicles_-_Strange_People_-_Six_Arms_XIIvjpg.jpg 736w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Nuremberg_chronicles_-_Strange_People_-_Six_Arms_XIIvjpg-300x280.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/03/Nuremberg_chronicles_-_Strange_People_-_Six_Arms_XIIvjpg-600x560.jpg 600w" sizes="(max-width: 736px) 100vw, 736px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tra i &#8216;mostri&#8217; affrontati dagli Argonauti spiccano i Gigeni, giganti a sei braccia (qui: <em>Nuremberg Chronicle</em>, 1493) </figcaption></figure>



<p>Medea mi unse ancora e disse:&nbsp;</p>



<p>“II fuoco di Medea è più forte del fuoco del serpente. Tu che sei venuto dal paese dove il Sole tramonta, entra sicuro nelle fauci della bestia: il Vello d’Oro è nel suo ventre.”</p>



<p>Così entrai in quella caverna di carne, nel luogo più feroce, e non mi fece male. Quando tornai a respirare l’aria del bosco, la notte fuggì, perché tornavo avvolto nella luce del Vello d’Oro! Medea portò una mano agli occhi e disse:</p>



<p>“II sole è sorto dalle fauci del serpente!”</p>



<p>E con il sole tra le mani tornammo alla nave, per fuggire dal regno dei Colchi. Il risveglio del re fu udito in ogni parte del regno:</p>



<p>“Gli argonauti ci rubano il Vello!”</p>



<p>I guerrieri si schierarono in armi lungo le sponde del fiume Fasi, ad aspettare il nostro passaggio. Attoniti gli eserciti ci videro passare, perché Argo splendeva come una nave d&#8217;oro. Noi argonauti eravamo schierati sul ponte con gli scudi. Avvolta nel Vello, Medea sembrava una statua d’oro scolpita da un dio. Il re e molti che troppo la guardarono scendere lungo il fiume restarono accecati. Argo ancora non aveva raggiunto la foce che molte navi si misero alla nostra caccia. E questo è il punto più doloroso del racconto, perché da questo punto in poi una sottile scia di sangue innocente ci avrebbe seguiti. Le navi dei Colchi erano più veloci e stavano per raggiungerci quando Medea trasse un fagotto da un cesto. Piangeva, e le sue lacrime cadevano sul viso di un bambino che le sorrideva.</p>



<p>“Chi è quel bambino?” gridai.</p>



<p>“La vostra salvezza!” gridò Medea.</p>



<p><strong>E con la lama divise il corpo di suo fratello Apsirto in quattro parti, seminandole nel mare. Poi, senza un grido, Medea si gettò negli abissi.</strong>&nbsp;L’orrore dipinse di nero i volti dei Colchi. I Colchi calarono le vele e alzarono lamenti alle Erinni, fermandosi a raccogliere le membra sparse del piccolo principe. Intanto la magica nave ci portava lontano, ma la notte tutti la sentimmo piangere e lamentarsi:</p>



<p>“Nessun mare laverà mai questo sangue! Perché la scure di Argos mi strappò alla quiete nella foresta? Meglio se il fulmine mi avesse bruciato con tutte le radici!”</p>



<p>Da quella notte Argo non avrebbe più parlato.&nbsp;<strong>Andammo alla deriva sul mare, specchio del cielo, con il Vello d’Oro inchiodato all’albero maestro.</strong>&nbsp;Il tempo divorò non pochi argonauti. Semmai qualcuno ritornò a Iolco, quello non fui io, Giasone.</p>



<p><strong><em>Enzo Fontana</em></strong></p>



<p><em>*Enzo Fontana ha pubblicato, tra le altre cose, “Tra la perduta gente” (Mondadori, 1996), “Mia linfa mio foco” (Guaraldi, 1996), “Diario di un ragazzo clonato” (Ancora, 2002), “Il fuoco nuovo” (Marietti, 2006). </em></p>



<p><em>In copertina: Asterione, uno degli Argonauti, condotto da Giove, 1664</em></p>
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		<title>Dal labirinto di Cnosso all’infinito. Storia di Icaro</title>
		<link>https://www.pangea.news/icaro-enzo-fontana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2026 04:20:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Dedalo]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[Icaro]]></category>
		<category><![CDATA[Minotauro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel labirinto di Cnosso non si era ancora spenta l’eco del Minotauro. Pareva di sentire il pianto dei fanciulli d’Atene che ogni anno gli venivano offerti come tributo. La pioggia ancora non aveva cancellato il loro sangue dalle pietre quando mi ci trovai prigioniero con mio padre, Dedalo, l’architetto. In questo modo veniva ripagato il [&#8230;]</p>
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<p>Nel labirinto di Cnosso non si era ancora spenta l’eco del Minotauro. Pareva di sentire il pianto dei fanciulli d’Atene che ogni anno gli venivano offerti come tributo. La pioggia ancora non aveva cancellato il loro sangue dalle pietre quando mi ci trovai prigioniero con mio padre, Dedalo, l’architetto. In questo modo veniva ripagato il suo ingegno per l&#8217;opera voluta da Minosse per nascondere l&#8217;adulterio di Pasifae.</p>



<p>“Non temere, Icaro, il Minotauro è morto” disse mio padre.</p>



<p>“Ma il suo patrigno è anche più feroce!” diss’io trattenendo le lacrime.</p>



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<p>“Dormi, dormi, e al risveglio vedrai che avrò trovato il modo di liberarci” disse ancora. Pregò il dio del sonno che venisse ad accarezzarmi le palpebre. Sentivo parole, tra il sonno e la veglia, le stesse che mio padre aveva rivolto al re di Creta:</p>



<p>“Reale giudice, non chiedo clemenza per me, ma imploro giustizia per mio figlio. La colpa di aver donato il filo ad Arianna è solo mia.”</p>



<p>“Dedalo, per la regina tu costruisti la vacca di legno e per il re il labirinto di pietra” diceva Minosse. “In queste due opere&nbsp;&nbsp;la colpa compensa il servizio. Ma ciò che hai fatto per Arianna non te lo perdono. Le hai suggerito il modo per non perdere Teseo nel labirinto e le hai dato il filo della morte. Con il tradimento mi hai privato della figlia e di Asterione, il divino bastardo. E ora mi chiedi di risparmiare il tuo Icaro? Giustizia vuole che si perda con te nel labirinto.”</p>



<p>Mio padre però non si perse d’animo. Finse di accettare la sentenza, ma intanto aguzzava l&#8217;ingegno. Accarezzava con lo sguardo il volo degli uccelli. Li disegnava sulle pietre. Contendeva la notte al gufo, sempre preso da sogni d&#8217;evasione. All&#8217;aurora lo sentivo imitare il canto dell&#8217;usignolo. Un giorno lo vidi correre come un pazzo e muovere le braccia come ali.&nbsp;</p>



<p>“Icaro” mi disse ansimando, “ce ne andremo volando!”</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="1003" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/De_val_van_Icarus-1024x1003.jpg" alt="" class="wp-image-105942" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/De_val_van_Icarus-1024x1003.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/De_val_van_Icarus-300x294.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/De_val_van_Icarus-768x752.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/De_val_van_Icarus-600x587.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/De_val_van_Icarus.jpg 1103w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Mio padre parlò con il re degli uccelli e gli uccelli vennero portando nel becco penne e piume. Parlò con la regina delle api e le api ci donarono la cera. Con le sue mani mio padre costruì le ali magiche con cui spiccammo il volo. I gabbiani gridavano al prodigio e le sentinelle ci guardarono incredule.</p>



<p>Ci vide Minosse dal suo palazzo e invano scagliò l’aguzza lancia invocando su di noi la maledizione di Febo Apollo. Zefiro gentile ci sospingeva verso Oriente, dove proprio in quel mentre il dio sorgeva con il suo cocchio alato. Mio padre disse:</p>



<p>“Icaro, non dobbiamo sfidare il sole perché il calore scioglierebbe la cera e perderemmo le ali. Ma non dobbiamo nemmeno volare sul filo del mare perché le ali si potrebbero impregnare e il peso farci precipitare.”</p>



<p>Volammo così tra cielo e mare e isole. Il vento ci portava il brusio delle lingue di popoli diversi. Mio padre mi indicò un&#8217;isola e una vela bianca che se ne allontanava nell&#8217;azzurro.</p>



<p>“Quella è l&#8217;isola di Delo” mi disse, “dove Arianna piange Teseo che l’abbandona.”</p>



<p>Si voltava a guardarmi a ogni battito d’ala, mio padre, come l’aquila verso il suo aquilotto. Ancora non so dire cosa mi prese, ma immaginai d’essere nato con le ali, il becco che rompeva il guscio, il nido in cima a un altro mondo, il primo volo. Il sangue mi danzava nelle vene e le ali tremavano irrequiete. E quando fummo su quel mare che avrebbero chiamato Icario, sentii il richiamo dell’infinito. Non erano parole, ma come una corrente irresistibile che mi trascinava verso l’alto. Le mie ali erano vele che non si potevano ammainare. Mio padre gridò e pianse, mentre l’azzurro mi rapiva. Mi avvicinavo al carro del sole. Splendeva l&#8217;elmo d&#8217;oro del divino auriga e i cavalli alati schiumavano fuoco. Presto fui tanto vicino da poterli sfiorare. Allora Febo Apollo mi porse una coppa di vino ribollente e disse:</p>



<p>“Liba agli dèi immortali!”</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="947" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/Gowy-icaro-prado-947x1024.jpg" alt="" class="wp-image-105943" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/Gowy-icaro-prado-947x1024.jpg 947w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/Gowy-icaro-prado-277x300.jpg 277w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/Gowy-icaro-prado-768x830.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/Gowy-icaro-prado-600x649.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/12/Gowy-icaro-prado.jpg 960w" sizes="(max-width: 947px) 100vw, 947px" /></figure>



<p>Bevvi tutto d’un fiato e il fuoco mi consumò dall’interno. La cera mi colava sulla pelle e le penne volavano via come farfalle. Ma mentre il corpo precipitava, l’anima mia saliva sempre più in alto. Così, dall’alto, continuai a vedere la corsa del dio sino all’ora del tramonto. Lo vidi coricarsi in una grande coppa con le ali, il suo giaciglio d’oro. Lo vidi cullato dall’onda della notte che lo trasportava verso il giardino delle Esperidi, verso la terra degli Etiopi. Aurora lo aspettava con il carro e i cavalli frementi. Una voce mi richiamò dalle mie visioni:</p>



<p>“Andiamo, Icaro.”</p>



<p>Era mio padre. Così mi risvegliai nel labirinto di Cnosso, coperto di brina e con le ali.</p>



<p><strong><em>Enzo Fontana</em></strong></p>



<p><em>*In copertina: Antoon van Dyck, Dedalo e Icaro, 1615 ca.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/icaro-enzo-fontana/">Dal labirinto di Cnosso all’infinito. Storia di Icaro</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<item>
		<title>La storia al rovescio. Ovvero: proposte per una nuova “Dichiarazione Balfour” </title>
		<link>https://www.pangea.news/enzo-fontana-gaza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Aug 2025 04:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dichiarazione Balfour]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il sangue degli altri si sparge per terra.&#160;Io questa mattina mi sono feritoa un gambo di rosa, pungendomi un dito.Succhiando quel dito, pensavo alla guerra.Oh povera gente, che triste è la terra!Non posso giovare, non posso parlare,non posso partire per cielo o per mare.E se anche potessi, o genti indifese,ho l’arabo nullo! Ho scarso l’inglese!Potrei [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Il sangue degli altri si sparge per terra.&nbsp;<br>Io questa mattina mi sono ferito<br>a un gambo di rosa, pungendomi un dito.<br>Succhiando quel dito, pensavo alla guerra.<br>Oh povera gente, che triste è la terra!<br>Non posso giovare, non posso parlare,<br>non posso partire per cielo o per mare.<br>E se anche potessi, o genti indifese,<br>ho l’arabo nullo! Ho scarso l’inglese!<br>Potrei sotto il capo dei corpi riversi<br>posare un mio fitto volume di versi?<br>Non credo. Cessiamo la mesta ironia.<br>Mettiamo una maglia, che il sole va via”.<em></em></p>
</blockquote>



<p>Con l&#8217;autore di questa poesia,&nbsp;<strong>Franco Fortini</strong>, un giorno di molti anni fa ebbi occasione di parlare della sua&nbsp;Lettera agli ebrei italiani. Mi scappò persino una battuta: “Come Paolo di Tarso!”. Fortini, Davide Maria Turoldo, Camillo De Piaz e altri&nbsp;volonterosi&nbsp;venivano a incontrarci in una &#8220;casa del dolore&#8221;, me e i miei compagni di ideali, di avventura e di sventura. Non ci parlarono mai da una cattedra per riportarci alla ragione. Ci si parlava con franchezza.&nbsp;</p>



<p>Quel giorno, ad un certo punto, si parlò anche dei valori universali dell&#8217;ebraismo di contro alla miopia degenerativa dei nazionalismi, cui nemmeno quello ebraico fa eccezione, mentre dovrebbe, proprio in virtù della storia dell&#8217;ebraismo e delle persecuzioni razziali. Si parlò delle allucinazioni razziste e della pretesa purezza del sangue. Mi ricordai allora, e lo dissi, che nelle arterie mi scorre lo 0 negativo, universalista fin nelle vene. Dissi ciò che pensavo, ovvero che l&#8217;unico sangue puro è quello degli innocenti e che tutto il resto, più o meno, col tempo si guasta.&nbsp;</p>



<p>Ci pensavo anche giorni fa quando, passando davanti a un&#8217;edicola, mi sono imbattuto in un titolo grondante cattiveria e altrui sangue spruzzato in prima pagina:<em>&nbsp;Il circo di Gaza</em>. Giganteggiava su un quotidiano nazionale, sempre uso, più o meno come certi altri suoi simili, a lucrare e a sguazzare tra le altrui lacrime, trattando le tragedie umane come burle, facendo sicuro affidamento sulla stupidità dei suoi lettori, degni del circo massimo e del pollice all&#8217;inverso. Osceno abuso della libertà di stampa! Ciò che riporto è solo un piccolo esempio che però si inserisce a pieno titolo nella &#8220;storia universale dell&#8217;infamia&#8221;, precisamente in quel capitolo in corso di svolgimento nella striscia di Gaza.&nbsp;</p>



<p>Contro questa infamia, nel giorno in cui scrivo queste povere righe, nella stessa Israele è in atto uno sciopero generale. In Israele comunque esiste e resiste una opposizione a quell&#8217;infamia. Anche se è un&#8217;opposizione minoritaria, per me acquista maggior valore. Scrivo e ribadisco la parola infamia nel preciso significato etimologico del termine. Chi ha voluto e pubblicato quel titolo derisorio della tragedia palestinese, ovviamente dirà che con il termine &#8220;circo&#8221; intendeva smascherare i clowns della sinistra. Per quanto della sinistra siano rimasti oramai più che altro dei giocolieri della parola, pronti a intrupparsi (a parole) coi cavalieri teutonici, coi neonapoleonici e persino coi neonazisti nella nuova crociata contro la Rus’ (come da plurisecolare tradizione, dal medioevo ad oggi), il senso di quel titolo, come di tanti altri, è ben chiaro. Chi lo ha voluto e pubblicato, in altri tempi, al tempo della svastica dilagante e trionfante su tutti i fronti europei, avrebbe intitolato il suo commento&nbsp;<em>Il circo di Varsavia</em>, in spregio al dolore e alle lacrime degli ebrei del ghetto. Mi sono ritornate in mente le bestemmie pronunciate da un&#8217;eurodeputata, italiana per nostra vergogna, che giorni fa, in un parlamento europeo semideserto – come sempre quando si tratta dello sterminio dei semiti di serie b – in fin dei conti giustificava l&#8217;uccisione dei bambini di Gaza in quanto “figli di terroristi”. In altri tempi, gente della stessa pasta di quella degna rappresentante dei suoi elettori avrebbe giustificato l&#8217;uccisione dei figli dei &#8220;perfidi giudei&#8221; fin nella culla. Insomma, se credessi alla dottrina della reincarnazione, direi che si tratta delle stesse anime nere ritornate dalle fogne dell&#8217;inferno a governare &#8220;l&#8217;aiuola che ci fa tanto feroci&#8221;.</p>



<p>Però c&#8217;è di peggio delle anime nere. Ci sono le anime belle, benpensanti e, peggio ancora, la massa amorfa delle anime indifferenti. Ci sono gli ignavi e gli ipocriti, a cominciare dalla stragrande maggioranza dei leader europei, della stragrande maggioranza dei direttori dei giornali e dei telegiornali che, al massimo, blaterano ancora di &#8220;due popoli e due stati&#8221; e di riconoscimento dello Stato di Palestina. Se fossero sinceri, per prima cosa dovrebbero imporsi con tutti i mezzi di cui dispongono sostenendo almeno il diritto all&#8217;esistenza in vita dei palestinesi; invece perlopiù biascicano e belano, codardi e timorosi come sono soprattutto di urtare la &#8220;sensibilità&#8221; di forze, palesi e occulte, che possono compromettere o addirittura stroncare la loro carriera. Si riempiono la bocca di &#8220;valori europei&#8221; (quali? gli eurodollari? gli ideali o gli intascati?), ma non rinuncerebbero a un mese di gratifica per tutto ciò in cui dicono di credere. Però c&#8217;è dell&#8217;altro.&nbsp;</p>



<p>In un articolo che ho letto di recente, un giornalista-analista di notevole intelligenza, di pasta ben diversa dal comune, suggerisce che la vecchia Europa, coi suoi 450 milioni di abitanti (perlopiù sul viale del tramonto), si faccia carico di accogliere un rifugiato palestinese ogni 10.000 anime, dal momento che, se davvero si vuole uno stato, servono almeno dei sopravvissuti che lo popolino. L&#8217;intenzione è sinceramente umanitaria, per quanto vi si potrebbe rilevare qualcosa di inquietante: persino gli invasati coloni della Cisgiordania accoglierebbero la proposta con grida di giubilo. Il trasferimento in Europa dei palestinesi sarebbe certo meno doloroso della deportazione di due milioni di persone in paesi già martoriati come la Libia, come il sud Sudan o come l&#8217;Uganda (ancora l&#8217;Uganda, la terra vagamente promessa dai padroni dell&#8217;Africa orientale al sionismo nascente!). Nello stesso articolo, il giornalista sostiene che l&#8217;iniziativa potrebbe partire anche da un solo paese, ad esempio l&#8217;Italia, dando comunque per scontata la reazione xenofoba che ne deriverebbe. L&#8217;Italia, anzi la Padania, è infatti il paese che ha dato i natali all&#8217;illustre Salvini, il più sfegatato fan del governo israeliano dai tempi del defunto senatore Spadolini, quello che da giovine, al tempo in cui gli ebrei venivano sterminati, era un fan repubblichino e, da adulto, un riciclato illustre leader repubblicano, presidente del gran consiglio, uomo di grossa stazza morale, ecc. Di recente, il caporale leghista, travestito da Golem di Padania, è stato insignito del premio Italia-Israele 2025. Il cinismo di chi glielo ha assegnato va al di là di qualunque commento. Insomma, non solo si vende un &#8220;mondo al contrario&#8221;, ma si spaccia la storia al rovescio. Per cui è meglio non fare affidamento sull&#8217;Italia per il soccorso ai palestinesi. Meglio però farebbe persino l&#8217;estrema destra ebraica a non fidarsi dei Gasparri e dei Salvini, a parte il fatto che diffida di chiunque.</p>



<p>A me invece è venuto in mente un altro paese che potrebbe e dovrebbe avviare l&#8217;iniziativa di salvataggio dei salvabili. Quale? L’Inghilterra! Di recente il premier britannico si è detto favorevole al riconoscimento dello Stato di Palestina, dopo oltre un secolo dalla famosa Dichiarazione di quel lord che gli irlandesi avevano appellato &#8220;Bloody Balfour!&#8221;, nome che i palestinesi non smetteranno mai di benedire, se mai ne resteranno. Ma in attesa che lo stato promesso ai palestinesi sorga non si sa dove e quando, dal momento che si tratta di una promessa menzognera, l&#8217;Inghilterra potrebbe accogliere un ferito, un bambino, e persino un moribondo ogni diecimila abitanti del Regno Unito. Potrebbe incaricare il suo ministro degli esteri di formulare una dichiarazione tipo quella che di seguito mi permetto di abbozzare:</p>



<p>&#8220;10 Downing Street, London&#8230;</p>



<p>Egregio Gran Muftì di Gerusalemme,</p>



<p>È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di sincero rammarico per i cent&#8217;anni di sciagure riversatesi su generazioni di palestinesi a causa della lettera del 2 novembre 1917 del mio illustre predecessore, lord Balfour, il quale, nel corso dell&#8217;odierna seduta spiritica del gabinetto dei ministri, si è manifestato e ci ha dichiarato:&nbsp;&nbsp;</p>



<p><em>&#8220;Voglia il governo di Sua Maestà vedere con favore la costituzione nel Regno Unito di un focolare nazionale per il popolo palestinese, e adoperarsi per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla dovrà essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non palestinesi nel Regno Unito, né i diritti e lo status politico dei palestinesi nelle altre nazioni&#8221;.</em></p>



<p>Le sarò grato se vorrà portare la nuova dichiarazione Balfour a conoscenza dell&#8217;Autorità nazionale palestinese, dichiarazione che è stata sottoscritta e approvata dal governo di Sua Maestà al termine della stessa seduta spiritica.</p>



<p>Sinceramente suo&#8230;&#8221;</p>



<p>Una simile dichiarazione da parte dell&#8217;attuale segretario di stato per gli affari esteri del Regno Unito, certo non potrebbe far risorgere i morti.&nbsp;Non ci sono parole che possano&nbsp;compensare cent&#8217;anni di sofferenze causate dalla dichiarazione di un lord a cui non importava né degli ebrei né dei palestinesi, se non come pedine della scacchiera coloniale. Balfour, infatti, scrivendo al barone Rothschild, il gran signore della finanza, non era certo mosso dalla compassione per i poveri ebrei che erano giunti e che sempre più, nei neri anni a venire, avrebbero cercato di raggiungere anche l&#8217;Inghilterra fuggendo dalle persecuzioni nell&#8217;Europa orientale. (Consiglio ai lettori il monumentale libro-testimonianza di Jeffrey Veidlinger,&nbsp;professore di Storia e Studi giudaici presso la University of Michigan:&nbsp;<a href="https://www.rizzolilibri.it/libri/lolocausto-prima-di-hitler/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>L&#8217;Olocausto prima di Hitler. 1918-1921. I pogrom in Ucraina e Polonia alle origini del genocidio degli ebrei</em>, Rizzoli, 2023</a>) No, dei poveri lord Balfour voleva solo liberarsi, come l&#8217;illustre economista Robert Malthus. Ovviamente c&#8217;erano altre ragioni di dominio coloniale, ma una delle principali era quella di dirottare l&#8217;emigrazione ebraica verso una terra dove potesse servire allo scopo. Insomma, se al mondo ci fosse anche solo un briciolo di giustizia, il governo britannico, i popoli britannici, come riparazione dovrebbero essere i primi ad accogliere i palestinesi a braccia aperte. E invece&#8230; Ho cominciato con le parole di Franco Fortini e concludo con le parole del pastore luterano di Betlemme, Munther Isaac, pronunciate nella predica di Natale dell&#8217;Anno Domini 2023:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;Noi palestinesi ci risolleveremo, l&#8217;abbiamo sempre fatto,<br>anche se questa volta sarà più difficile.<br>Non so voi però, voi che siete rimasti a guardare<br>mentre ci sterminavano.<br>Non so se potrete mai risollevarvi.&#8221; </p>
<cite><em>Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza</em>, Fazi Editore, 2025</cite></blockquote>



<p><strong>Enzo Fontana</strong></p>



<p><em>*In copertina: un&#8217;opera di Otto Dix</em></p>
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		<item>
		<title>In memoria di due amici (e dell’incontro mistico tra Dante e Ezra Pound)</title>
		<link>https://www.pangea.news/pound-dante-remo-cacitti-mario-guaraldi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Apr 2025 04:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[Ezra Pound]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Guaraldi]]></category>
		<category><![CDATA[Remo Cacitti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli editori hanno avuto un’indubbia influenza sulla mia vita, in un modo o nell&#8217;altro.&#160;A Milano, molti anni fa – e sono davvero molti – mi ritrovai a cena con due amici e un alto funzionario della narrativa Mondadori. Questi amici che intendo ricordare erano lo storico del cristianesimo Remo Cacitti e l&#8217;editore Mario Guaraldi.&#160;L&#8217;uso dell’imperfetto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Gli editori hanno avuto un’indubbia influenza sulla mia vita, in un modo o nell&#8217;altro.&nbsp;<strong>A Milano, molti anni fa – e sono davvero molti – mi ritrovai a cena con due amici e un alto funzionario della narrativa Mondadori. Questi amici che intendo ricordare erano lo storico del cristianesimo Remo Cacitti e l&#8217;editore Mario Guaraldi.</strong>&nbsp;L&#8217;uso dell’imperfetto è d&#8217;obbligo, poiché Remo è passato dal tempo all&#8217;eterno il 3 marzo 2023, Mario ha intrapreso lo stesso viaggio lo scorso 2 febbraio.&nbsp;&nbsp;</p>



<p><strong>A quella sorta di convivio pensavo lo scorso 2 febbraio viaggiando verso Rimini, dove il più lungimirante editore che io abbia conosciuto, Mario Guaraldi, stava morendo.</strong>&nbsp;Di lui scrisse allora Davide Brullo qui su&nbsp;<em>Pangea</em>. Non mi soffermerò quindi su ciò che è già stato scritto, e &#8220;con miglior plettro&#8221;. Ricorderò solo qualcosa di quell&#8217;episodio dove Remo e Mario si incontrarono per la prima ed ultima volta, poiché in seguito non ci sarebbe stata un&#8217;altra occasione.&nbsp;</p>



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<p><strong>Quella sera io avevo letteralmente le ore contate, nel senso che dovevo fare rientro da una certa licenza (niente affatto poetica!) entro la mezzanotte, come Cenerentolo, poiché a quell&#8217;ora finiva l&#8217;incantesimo della libertà.</strong>&nbsp;Si parlò di molte cose, ed io, come al solito, più che alto rimasi ad ascoltare. Ma ad un certo punto si fece il nome di Tolstoj, e qui trovai la forza di vincere la timidezza. Parlai di&nbsp;<em>Guerra e Pace</em>, che avevo letto e riletto, in vari momenti della mia vita, persino in francese e in inglese (conservo le edizioni Gallimard e Collins), non avendo potuto leggerlo in originale. E, in particolare, mi venne in mente e parlai di quelle che stimo alcune tra le più ispirate pagine della letteratura universale: quelle della morte del principe Andrej. Pagine che – chiunque le abbia lette – difficilmente può dimenticare. Ricordate, lettori? Ferito nella battaglia di Borodino, il principe Andrej Bolkonskij viene trasportato via da Mosca e una notte, in una isba, mentre la sua amata e ritrovata Natascia lo veglia al lume di candela, in apparenza concentrata a far la calza, egli si assopisce e sogna. Sogna una &#8220;cosa&#8221; che vuole entrare nella stanza, e lui che la teme, però si sente impotente di fronte ad essa.&nbsp;&nbsp;Scende giù dal letto e striscia sino alla porta e cerca di impedirglielo. Ma &#8220;quella cosa&#8221; sembra onnipotente mentre l&#8217;energia vitale del principe Andrej è al lumicino.&nbsp;<strong>Così la porta cede alla forza e &#8220;quella cosa&#8221; entra nella stanza e si disvela: è la morte. Ma in quello stesso istante, il principe Andrej apre gli occhi e intuisce che la morte è un risveglio</strong>.&nbsp;</p>



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<p>Voglia Dio che lo stesso sia accaduto alle anime generose di Remo e Mario.</p>



<p>Ricordo che quella sera milanese l&#8217;editore Guaraldi sfogliava un post-libro che aveva pubblicato col titolo&nbsp;<em>Due viaggi di Ulisse</em>. Conteneva un mio breve racconto seguito dalle due versioni del viaggio: Pound che omaggia Dante col XXVI canto dell&#8217;Inferno, dopodiché questi gli recita la versione contenuta nei&nbsp;<em>Cantos</em>. Mario aveva voluto dedicare questo reciproco riconoscimento poetico, non solo immaginario, alla figlia di Pound:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Si ringrazia Mary de Rachewiltz per essere stata al gioco di questo ideale dialogo fra Dante e Pound”.</strong></p>
</blockquote>



<p>L&#8217;alto funzionario intanto sembrava sorpreso (glielo leggevo nello sguardo) che uno con la mia storia, un &#8220;ex combattente e reduce&#8221; della sinistra più guerrigliera e sinistrata, potesse provare empatia per uno scrittore che – di certo a sua insaputa (!) – era diventato l&#8217;icona dei buzzurri di Casa Pound. Mario mi liberò dall&#8217;imbarazzo dicendo che io i&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;li avevo letti e apprezzati per davvero e che Mary de Rachewiltz non vedeva l&#8217;ora di liberare il nome del padre incatenato in quella casa di tortura. (A tal fine, anni dopo Mary de Rachewiltz avrebbe intentato persino una causa legale.) Remo Cacitti intervenne ricordando un memorabile incontro che Pier Paolo Pasolini aveva avuto nel 1968 a Venezia col grande vecchio e poeta maledetto.&nbsp;</p>



<p>Qui concludo il mio breve ricordo di quel convivio con i miei amici con poche righe tratte dai&nbsp;<em>Due viaggi di Ulisse</em>.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Quando lo spirito di Ezra Pound dalla bella Venezia giunse al Limbo, qualcuno in cielo sentì una fitta all&#8217;anima. Era il suo pupillo T. S. Eliot, che in vita mortale gli aveva dedicato il poema&nbsp;<em>La Terra Desolata</em>: ‘Al miglior fabbro!’ Allora costui si alzò dal suo posto nella Rosa paradisiaca e si mise a girare tra gli altri beati con una petizione il favore dell&#8217;antico maestro.</strong></p>



<p><strong>Anche Dante era pronto a firmare. Ma quando T. S. Eliot gli fu davanti rimase con la penna d&#8217;angelo sospesa in un dubbio, o forse era soltanto il desiderio di conoscere l&#8217;autore dei&nbsp;<em>Cantos</em>&nbsp;di Babele, prima di firmare per la salvezza della sua anima. Così decise e così si accinse a fare, dopo aver pregato l&#8217;Autore della vita affinché gli permettesse di lasciare il suo scranno per ritornare un poco nel Limbo dei sospiri. Poi che gli fu concesso, già esperto della strada in breve si ritrovò fra le tenebre dell&#8217;Inferno, nel primo cerchio: vide subito la ‘ghianda di luce’ dov&#8217;erano gli spiriti magni. Pound si aggirava nel settore orientale come Alice nel Paese delle meraviglie, a fare la conoscenza dei ricchi di scienza e arte&#8230;”</strong></p>
</blockquote>



<p><strong><em>Enzo Fontana</em></strong></p>
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		<title>Oskar Kokoschka e la bambolaia. Ovvero: sul folle amore per Alma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Mar 2025 05:19:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Alma Mahler]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppina Manin]]></category>
		<category><![CDATA[La bambolaia]]></category>
		<category><![CDATA[La Nave di Teseo]]></category>
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<p>“Non si può proibire a un uomo di farsi una grande bambola di cera e di baciarla” è scritto in&nbsp;<em>Anna Karenina</em>. È scritto in un certo punto del libro, ambientato in Italia, dove si discute di tecnica pittorica, spesso confusa col talento vero. Questa frase di Lev Tolstoj, libratasi chissà come dal dedalo della mia memoria, mi è posata tra le righe mentre leggevo un altro romanzo, ambientato nella Germania del 1918, però fresco di stampa:&nbsp;<a href="https://lanavediteseo.eu/portfolio/la-bambolaia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong><em>La bambolaia</em>&nbsp;di Giuseppina Manin (La Nave di Teseo, 2025).</strong>&nbsp;</a>Il pittore austriaco Oskar Kokoschka è reduce di guerra, dove per ben due volte è stato ferito, ma non così a fondo come ora, per la terza volta e da una bella donna. Rischierebbe forse di gettarsi sotto un treno come Anna, o, peggio, di fare il contrario, per la disperazione di avere perduto l&#8217;amore della donna amata, “la ragazza più bella di Vienna”.&nbsp;<strong>Alma Schindler è il suo nome da ragazza, poi Alma Mahler o Alma Grupius o Alma Werfel, secondo il marito di turno, a suo genio, a seconda del genio a cui ha fatto girare la testa</strong>, quello che le orbita più vicino, secondo il tempo, relativo come il sesso e l&#8217;amore carnale, irresistibilmente da lei attratto, come stabilito dalla legge della gravidanza universale. E inoltre le conquiste che le vengono attribuite, con ammirazione o per invidia, tante da far concorrenza al catalogo sbrodolato dall&#8217;invidioso Leporello nel&nbsp;<em>Don Giovanni</em>; una per tutte: il pittore dell&#8217;<em>Angelus Novus</em>, Paul Klee, che la ritrae come Giuditta che decapitò l&#8217;Assiro, e come Salomè che volle la testa di Giovanni il Battista. Quindi non fa meraviglia che anche Oskar Kokoschka abbia perduto la testa.&nbsp;</p>



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<p>L&#8217;esito di un&#8217;ossessione può essere tragico. Ricordo che in prigione conobbi uno scultore – di cui per pietà e pudore non faccio il nome – che giunse al punto di uccidere la giovane donna che voleva lasciarlo, forse con ciò credendo di legarla a sé per l&#8217;eternità.&nbsp;<strong>Ma grazie al cielo (nel quale c&#8217;è da credere ben più che alla psicanalisi o all&#8217;autoanalisi), Oskar Kokoschka riuscirà a liberarsi dal delirio per la donna idolatrata con una folle idea che però si rivelerà la sua salvezza: farsene creare un idolo per davvero.&nbsp;</strong>Per questo ricorre a Hermine Moos, un&#8217;artigiana di Monaco, dietro suggerimento di un&#8217;altra bambolaia, Lotte Pritzel. A lei il pittore si presenta, durante un&#8217;esposizione in una prestigiosa galleria d&#8217;arte. Qui la bambolaia si trova a disagio, si sente ed è un poco emarginata nello spazio meno in vista, con la sua &#8220;arte minore&#8221;, fra tanti talenti e giovani promesse.&nbsp;</p>



<p><strong>Oskar Kokoschka appare sulla scena con sguardo allucinato. Parrebbe solo un maniaco feticista, poiché, ancor prima di presentarsi, si mette a palpare e frugare sino nelle intimità più profonde le bambole esposte all&#8217;attenzione degli amatori ma anche dei guardoni.</strong>&nbsp;Poi, finalmente, si accorge dell&#8217;esistenza dell&#8217;artista o artigiana, che invece ha subito riconosciuto il giovane ma già celebre pittore. Lui le chiede di incontrarla in altro luogo e in questo nuovo incontro le proporrà di ricreare il simulacro del suo perduto amore. Benché stupefatta e riluttante, Hermine Moss alla fine accetterà di dare forma e materia al sogno o incubo dell&#8217;artista. Seguiranno dodici lettere maniacali di Oskar Kokoschka, disegni su disegni, ordini, più che suggerimenti, sui materiali da impiegare, e minuziose istruzioni per il montaggio della bambola con le quali si conferma un po&#8217; il feticista della prima impressione.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="720" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Manin_La-bambolaia-720x1024.jpg" alt="" class="wp-image-102909" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Manin_La-bambolaia-720x1024.jpg 720w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Manin_La-bambolaia-211x300.jpg 211w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Manin_La-bambolaia-600x854.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Manin_La-bambolaia.jpg 759w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure>



<p><strong>La sua ossessione rischia di contagiare la povera Hermine Moss che forse si sarà sentita trattata lei stessa come una bambola, anzi come uno di quegli automi che andavano di gran moda nel Settecento.</strong>&nbsp;Per salvarsi vorrebbe rinunciare alla folle impresa in cui è stata coinvolta. Con questa intenzione si reca dal dottor Gerhard Pagel, un neurologo amico di Oskar Kokoschka, sorta di messaggero delle sue fantasie, come il mitico ‘messaggero d&#8217;amore’, ma che si rivelerà anche per lei un vero amico. Egli la convince a non arrendersi e a continuare nell&#8217;impresa. Sarà ancora lui a stimolarla, più avanti, accompagnandola a trarre ispirazione da&nbsp;<em>La sposa del vento</em>, il capolavoro di Oskar Kokoschka e insieme il quadro perfetto della sua disperazione. Ma il primo incontro con il dottor Pagel ha luogo nella cornice storica della Germania nel 1918:&nbsp;<strong>un quadro clinico, un ospedale, un ricovero dei pazzi, tra i gemiti e i resti di una generazione sconfitta, smembrata dalla guerra, dalla fame, dall&#8217;umiliazione, sofferente nell&#8217;anima come nella carne</strong>, ma dove già opera l&#8217;oscura forza malvagia che è già intenta a rimetterne insieme i pezzi in un nuovo mostro da rianimare, riarmare e indottrinare. Basterà una sola generazione e andrà in scena il secondo tempo della ‘guerra civile europea’, guerra che ancora una volta incendierà il mondo. A me viene in mente il Frankenstein militarista che si è risvegliato in Europa ai giorni nostri e va cantando: &#8220;All&#8217;armi! All&#8217;armi! All&#8217;armi siam sinistri, persino più dei destri terrore dei zaristi! A morte i pacifinti!&#8221; Un mostro di bassa fantasia che va arruolando tutte le teste d&#8217;Europa in una &#8220;coalizione dei volonterosi&#8221;, coniando uno slogan non certo originale, dal momento che l&#8217;ufficio propaganda di Bush junior lo usò per l&#8217;accozzaglia di paesi partecipanti alla seconda guerra del Golfo. Ma al di là della digressione (le digressioni del resto non mancano nello stesso romanzo e ci stanno bene, come il richiamo al mito, da Pigmalione al Prometeo moderno), ritorniamo al tema conduttore.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Oskar-kokoschka-alma-doll-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-102910" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Oskar-kokoschka-alma-doll-1024x768.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Oskar-kokoschka-alma-doll-300x225.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Oskar-kokoschka-alma-doll-768x576.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Oskar-kokoschka-alma-doll-600x450.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2025/03/Oskar-kokoschka-alma-doll.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La gestazione della bambola richiederà nove mesi e per Hermine Moss sarà un dolore non solo il parto ma la separazione, come può accadere in certi casi con l&#8217;utero in affitto, la grande conquista progressista del secolo che per il genere umano rischia di essere più breve e micidiale del precedente. “Cara signorina Moss, mi raccomando la parrucca&#8230;”, le scrive il suo tormentatore.&nbsp;<strong>Così, per soddisfarlo, la bambolaia sacrificherà anche i capelli, i suoi stessi riccioli, non riuscendo a trovare di meglio. E per cosa?&nbsp;</strong>La rivelazione, il gran finale, lasciamolo al lettore del bel romanzo di Giuseppina Manin, scritto in un modo che si legge d&#8217;un fiato e ti rimane nel cuore.</p>



<p>Mi prendo però licenza di svelare almeno la fine di tre esistenze. Hermine Moss, la bambolaia, morì suicida un decennio dopo. Così si risparmiò la tragedia dei suoi cari e della famiglia ebraica cui apparteneva. Se pianse, fu dal “seno di Abramo”. Alma la Bella ariana invece morì a New York da vecchia navigata però nostalgica, più che del Kaiser, d&#8217;un aspirante pittore che per disgrazia era stato respinto per ben due volte dall&#8217;Akademie der bildenden Künste Wien.&nbsp;&nbsp;Forse trapassò sognando d&#8217;essere la prima donna ammessa e ammirata dai guerrieri nel Walhalla.&nbsp;Oskar Kokoschka, il pittore de&nbsp;<em>La sposa del vento</em>, il tormentatore di se stesso e della bambolaia ebrea, riprese a dipingere e morì in Svizzera, “sazio di giorni”.</p>



<p><strong><em>Enzo Fontana</em></strong></p>



<p><em>*In copertina: Alma, l’idolo di Oskar Kokoschka, in forma di bambola</em></p>
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		<title>Trattare con i torturatori. Ovvero: cronache dal mondo di oggi, un manicomio criminale</title>
		<link>https://www.pangea.news/enzo-fontana-mondo-crimine/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 05:24:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[Jamal Khashoggi]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>«Ahi serva Italia, di dolore ostello,nave sanza nocchiere in gran tempesta,non donna di provincie, ma bordello!» (Purgatorio, canto VI, vv. 76-78) Il mondo che gira appare sempre per quel che è veramente: un manicomio criminale. Come mai un generale della polizia libica, comandante responsabile di un lager, ricercato per stupri, omicidi, crimini contro l’umanità, ricercato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>«Ahi serva Italia, di dolore ostello,<br>nave sanza nocchiere in gran tempesta,<br>non donna di provincie, ma bordello!»</p>
<cite>(<em>Purgatorio</em>, canto VI, vv. 76-78)</cite></blockquote>



<p>Il mondo che gira appare sempre per quel che è veramente: un manicomio criminale. Come mai un generale della polizia libica, comandante responsabile di un lager, ricercato per stupri, omicidi, crimini contro l’umanità, ricercato con mandato di cattura emesso dalla Corte internazionale dell&#8217;Aia, è stato dapprima fermato e quasi subitamente rilasciato, imbarcato su un volo di stato e sbarcato a Tripoli fra il tripudio di fan e accoliti che irridevano e insultavano il &#8220;bel paese là dove ’l sì sona&#8221;? A proposito di onore e rispetto dell&#8217;italica ‘nazione’. È presto detto, se si vuole, con le stesse parole viperine di un mostro sacro del giornalismo da bordello: “&#8230;è che in ogni Stato si fanno delle cose sporchissime, anche trattando con i torturatori per la sicurezza nazionale, questo avviene in tutti gli Stati del mondo”.&nbsp;</p>



<p>Sempre untuoso nel gesto e mellifluo nel tono, tanto da provocare ripugnanza in chiunque abbia anche solo un minimo senso del disgusto, questo signorotto nel suo feudo televisivo scimmiotta una signorilità che invidia ma che non gli appartiene neanche lontanamente, per vile natura e per bassa cultura. Però di cose sporche davvero se ne intende. Nel suo strisciante cinismo c&#8217;è del vero. Ad esempio, è vero che negli Stati Uniti di George Bush si fabbricarono false prove, da esibire all&#8217;ONU come vere, sulle &#8220;armi di distruzione di massa&#8221; in possesso dell&#8217;antico alleato e strumento nella guerra contro l&#8217;Iran, ovvero &#8220;il presidente del sorriso&#8221;, come Saddam Hussein era chiamato e vezzeggiato ancora ai tempi in cui gasava i curdi, non solo i poveri coscritti iraniani. Un altro sporchissimo esempio è &#8220;l&#8217;inutile strage&#8221;, ovvero &#8220;la grande illusione della vittoria su Putin che ha trascinato nel baratro Kiev e l’Europa&#8230; dove gli unici a guadagnarci sono i produttori di armi&#8221;, secondo quel che scrive un altro giornalista su “La Stampa”, però di pasta ben diversa da quel di sopra. (Se glielo permettono, è segno che gli ordini di scuderia stanno cambiando.)</p>



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<p>In poche parole, lo sporco segreto inconfessabile del rilascio di un sadico criminale che meriterebbe lo stesso trattamento che ebbe dai sovietici quel comandante nazista alla fine del film&nbsp;<em>Schindler&#8217;s List</em>, ovvero di essere impiccato, lo sporco segreto è questo: a parte il petrolio, il gas, insomma gli affari, i boia come il generale in questione fanno per la nostra &#8220;sicurezza nazionale&#8221; il lavoro sporco: dissuadono i migranti dal tentare il viaggio alla ricerca di una vita migliore. Incarcerano in condizioni orrende uomini, donne, bambini. Che li stuprino, che li uccidano, anche solo per divertimento, per sadismo e malvagità non ci interessa, non lo vogliamo neanche sentire. Si tratta di dettagli, di effetti collaterali. Tanto &#8220;la gente per bene è con noi&#8221;, dice la premier che evidentemente certa &#8220;gente per bene&#8221; è tutto quel che merita.&nbsp;</p>



<p>Giorni fa, sempre per affari di stato, con un codazzo di imprenditori e affaristi, la premier prendeva &#8220;il tè nel deserto&#8221; con quel principe i cui servizi di sicurezza, il 2 ottobre 2018, fecero a pezzi un giornalista del “Washington Post” nel consolato saudita di Istanbul, ovviamente a sua insaputa, proprio come quel tale ministro degli Interni italiano cui una banca regalò una casa con vista sul Colosseo, sempre a insaputa dell&#8217;interessato. La passione di Jamal Khashoggi – questo il nome della &#8220;vittima sacrificale&#8221;, per chi se lo fosse dimenticato – fu audioregistrata, minuto per minuto, dai servizi segreti turchi. Secondo il dossier redatto dalla Commissione ONU per i diritti umani, &#8220;già tredici minuti prima che Khashoggi faccia il suo ingresso nella sede diplomatica due agenti sauditi, compreso il medico di medicina legale, Salah Tubaigy, discutono su come smembrare il cadavere. L’intenzione è infilarlo in sacchi di plastica”.&nbsp;Come circostanza attenuante però bisogna considerare che quel giornalista era solo un esule negli Stati Uniti, non era di pura razza americana. Però si era opposto alla guerra di sterminio condotta in Yemen dalla coalizione saudita a guida americana, sterminio, perlopiù di civili, fatto anche con armi prodotte in Italia che – secondo l&#8217;articolo 11 della Costituzione – &#8220;ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli&#8221;. Ma nel mondo degli affari non c&#8217;è crimine e sangue che il denaro non mondi.&nbsp;</p>



<p>È tutto? No, c&#8217;è di peggio di quel &#8220;tè nel deserto&#8221;, che perlomeno non si svolgeva per un interesse strettamente privato e aveva l&#8217;alibi dell&#8217;interesse di stato. C&#8217;è un politico dell&#8217;altra sponda, quella progressista, le cui marchette orali i sauditi pagavano a peso d&#8217;oro affinché decantasse il &#8220;Rinascimento saudita&#8221;. Questo stesso politico, giorni fa in Parlamento, con la sua solita parlantina da teleimbonitore, faceva la morale al governo colpevole del rilascio del generale torturatore.&nbsp;</p>



<p>Che dire poi delle parole dell&#8217;attuale ministro degli Esteri? Questo statista che tutto il mondo ci invidia, ex giovine monarchico, per cui la vita è stata tutta un&#8217;ascensione e magari confida un giorno di salire in cielo &#8220;in carrozza&#8221;, ha detto subito che la Corte internazionale dell&#8217;Aia non è &#8220;la bocca della verità&#8221;. Poi, guardandosi intorno e soprattutto Oltreoceano, ha aggiunto che semmai la Corte stessa andrebbe indagata. Finché condannava Milošević andava bene. Finché spicca mandato di arresto per Putin va anche meglio. Ma se fa lo stesso con il premier israeliano e con il generale libico, allora si tratta di giudici iniqui e politicizzati.&nbsp;</p>



<p>Eppure c&#8217;è forse di peggio del ministro in questione. Si tratta del solito &#8220;caporale&#8221;, quello che ha introdotto il generale X mas in politica e società. Giorni fa era immortalato col premier Netanyahu in &#8220;eretz Israel&#8221;. Forse lo avrà invitato in Italia. Lo avrà rassicurato che ad attenderlo non ci sarebbero i carabinieri con le manette, ma un picchetto d&#8217;onore della nuova X mas. Seguito magari dall&#8217;inaugurazione di una mostra di foto dei partigiani impiccati e con un cartello appeso al collo. Ma già, la nuova storiografia oramai potrebbe sostenere, nel rimbambimento generale, che a deportare gli ebrei italiani furono i partigiani come il comunista (ed ebreo) Umberto Terracini, mentre il comandante della X mas, Junio Valerio Borghese, fece di tutto per impedirlo.&nbsp;</p>



<p>L&#8217;osceno caporale ovviamente ha subito manifestato interesse per il piano immobiliare del presidente americano e di suo genero che mira a trasformare la striscia del sangue in una costa azzurra. E ciò detto coi morti che ancora marciscono sotto le macerie. Ovviamente dopo aver deportato i sopravvissuti: un paio di milioni di esseri umani. Qualcosa di così mostruoso, di così malvagio da lasciare senza fiato. Anche dal punto di vista della propaganda perché, semmai, certe cose nella storia si fanno e si ripetono senza esplicitarle, anzi dicendo il contrario. Che illusione credere che certi mostri fossero morti e sepolti!&nbsp;</p>



<p>Il 2 agosto 1939, Albert Einstein appose la sua firma su una lettera al presidente Roosevelt a proposito di una terribile arma a cui i fisici tedeschi di certo stavano lavorando, benché non fosse chiaro con quali risultati e fino a che punto la ricerca fosse avanzata. Einstein, un pacifista e un umanitarista, comprensibilmente temeva che, con la guerra alle porte, i nazisti arrivassero alla bomba atomica. Chissà cosa direbbe oggi, con personaggi pazzoidi e nazistoidi (campi di concentramento, torture, deportazioni di massa&#8230; insomma, il solito repertorio) che detengono i codici dell&#8217;impiego delle armi nucleari, le chiavi della vita e della morte del genere umano.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Enzo Fontana</em></strong></p>



<p><em>*In copertina: Arnold Böcklin, Medusa</em></p>
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		<title>Ulisse e Faust, o il vagabondaggio dello spirito</title>
		<link>https://www.pangea.news/faust-ulisse-enzo-fontana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Aug 2024 03:40:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[Faust]]></category>
		<category><![CDATA[Goethe]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Ulisse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho appena finito di rileggere il Faust, il primo Faust, in una serata di mezza estate. In giardino ho visto una lucciola, davvero luminosa e grande che quasi mi sembra doppia. E così, nell’immaginazione, mi si è accesa una fiammella bicorne. Mi prendo licenza di immaginare che sia la prigione di due anime: quella di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Ho appena finito di rileggere il Faust, il primo Faust, in una serata di mezza estate.</strong> In giardino ho visto una lucciola, davvero luminosa e grande che quasi mi sembra doppia. E così, nell’immaginazione, mi si è accesa una fiammella bicorne. Mi prendo licenza di immaginare che sia la prigione di due anime: quella di Ulisse e quella di Faust. Lingue di fuoco che si guizzano e parlano.</p>



<p>Così favilla Ulisse, <em>lo maggior corno della fiamma antica:</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong><em>“… non vogliate negar l&#8217;esperienza</em><br><em>di retro al sol del mondo sanza gente.</em><br><em>Considerate la vostra semenza:</em><br><em>fatti non foste a viver come bruti,</em><br><em>ma per seguir virtute e canoscenza”.</em></strong></p>
</blockquote>



<p>Così invece si lamenta Faust, il corno minore di una lingua più moderna:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong><em>“Ahimé! ho studiato a fondo e con ardente zelo,</em><br><em>filosofia, giurisprudenza e medicina e, purtroppo,</em><br><em>anche teologia.</em><br><em>Eccomi qua, povero pazzo, e ne so quanto prima!</em><br><em>Vengo chiamato Maestro, anzi dottore e già da dieci anni</em><br><em>meno in qua e in là i miei scolari.</em><br><em>E scopro che non possiamo sapere nulla.</em><br><em>Ciò mi brucia quasi il cuore”</em></strong>.</p>
</blockquote>



<p><strong>La lingua di Ulisse racconta del suo ultimo viaggio, dal letto di Circe al sonno eterno nel grembo di Oceano. Sempre più remoto da Itaca, il grande avventuriero dello spirito umano navigherà per oltre cinque mesi oltre le Colonne d&#8217;Ercole, prima di naufragare in vista di una montagna <em>&#8220;bruna per la distanza&#8221;</em>.</strong> La lingua di Faust invece racconta i patimenti della sua anima gotica, di notte, alla vigilia di un altro celebre viaggio. Egli volerà sul mantello di Mefistofele, volerà oltre le incerte colonne della ragione umana, sino al pentimento che però lo salverà dal naufragio finale. Così, in grazia di un pentimento della ragione ma non del cuore, il vecchio dottore del Collegium Logicum sarà assunto nel cielo di Goethe, in virtù di una finzione poetica.</p>



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<p><strong>Ulisse è un mito e Faust è un mago. Perché mai accostare lo strano caso del dottor Faust all&#8217;epico volo di Ulisse?</strong> Perché accomunare nel fuoco questo greco volante a quel tedesco un po&#8217; pesante? Faust è l&#8217;attore principale di un poema drammatico, ma Ulisse è una reliquia di fuoco del &#8220;poema sacro&#8221;. <strong>In Ulisse c&#8217;è l&#8217;ardore e la freschezza di uno spirito antico, mentre in Faust c&#8217;è l&#8217;odore e la stanchezza di uno spirito moderno. Senza contare che Ulisse scruta il cielo a occhio puro, mentre Faust cerca la sua stella attraverso il cannocchiale di Galileo.</strong> Perché, allora, incatenarli alla stessa fiamma? Perché, credo, medesima è la condizione umana, vista dal sorgere del sole al crepuscolo che porta la notte negli occhi di ciascuno. <strong>Perché Ulisse e Faust sono il dritto e il rovescio della stessa carne umana che si consuma in un lampo che abbraccia i millenni, vista nel fiore dei suoi peccati e nell&#8217;appassire della ragione, contemporaneamente.</strong> Millenni di vagabondaggio dello spirito, nella speranza di cogliere qualcosa sotto la crosta delle cose. Quel che resta è l&#8217;amaro in bocca al dottor Faust e la mano tremante di Goethe. Quel che resta è l&#8217;acqua salata in bocca a Ulisse e i versi di Dante nel cuore.</p>



<p>Ispirato da un&#8217;immagine delle metamorfosi di Ovidio, in un guizzo del suo inferno poetico, Dante immagina Ulisse in una fiamma: un fuoco sacro più che una dannazione. Per quanto Dante ami e rispetti Ulisse, non può salvarlo da Malebolge.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="787" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/Goethes_Faust-787x1024.jpg" alt="" class="wp-image-100703" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/Goethes_Faust-787x1024.jpg 787w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/Goethes_Faust-231x300.jpg 231w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/Goethes_Faust-768x999.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/Goethes_Faust-600x781.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/08/Goethes_Faust.jpg 830w" sizes="(max-width: 787px) 100vw, 787px" /></figure>



<p>Ispirato al <em>Faustbuch</em> e alla leggenda popolare, Goethe immagina la vicenda umana e ultramondana del dottor Faust. Prima della scommessa tra Dio e Mefistofele, prima del patto tra il diavolo e il dottor Faust, prima di tutto forse avvenne un altro patto: un patto invisibile tra lo spirito di un negromante e il poeta Goethe. Quantunque Goethe non ami il suo Faust (nell&#8217;Urfaust si tratta del tipico innamoramento giovanile), però lo salva.</p>



<p><strong>In principio era il Verbo di Ulisse, non l&#8217;Azione scenica di Faust.</strong> L&#8217;orazion picciola di Ulisse mette le ali al cuore dei suoi compagni:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong><em>“… che a pena poscia li avrei ritenuti;</em><br><em>e volta nostra poppa nel mattino,</em><br><em>de&#8217; remi facemmo ali al folle volo,</em>&nbsp;<br><em>sempre acquistando dal lato mancino”.</em></strong></p>
</blockquote>



<p>Il monologo del dottor Faust invece convince a stento persino se stesso:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong><em>“Sta scritto: In principio era il Verbo!</em><br><em>Son già bell&#8217;e fermo!</em><br><em>Chi mi aiuta a proseguire?</em><br><em>Lo Spirito mi aiuta!</em><br><em>Improvvisamente mi si fa luce dentro:</em><br><em>In principio era l&#8217;Azione!”</em></strong></p>
</blockquote>



<p><strong>E così Faust sceglie l&#8217;Azione, salvo il pentirsi, alla ricerca di una scialuppa alla quale aggrapparsi, quando la barca della vita affonderà nel mare della vecchiaia.</strong> Ulisse invece incarna la dignità epica, a bordo del suo &#8220;legno&#8221; che varca le Colonne d&#8217;Ercole, e conserva una dignità tragica sulla barca di Caronte, di fronte al giudizio di Minosse, anche se poi, tra un mare di fiammelle, parla del suo ultimo viaggio come di un &#8220;folle volo&#8221;. Nel <em>Faust</em> l&#8217;unica dignità tragica è quella di Margherita. Nella cucina della strega il dottor Faust tracanna la pozione dell&#8217;incerta giovinezza. Nell&#8217;isola di Circe, Ulisse non cade nel tranello d&#8217;erbe della maga, perché la sua pozione trasformerebbe anche la sua parola in strida e grugniti.</p>



<p><strong>Ulisse e Faust sono agli antipodi, ma le piante dei piedi sono come incollate. Sono creature della poesia. E nella creazione poetica vale lo stesso principio della Creazione divina: i personaggi sono creati liberi, esiste il libero arbitrio.</strong> Le creature del piccolo teatro del mondo sono libere di scegliere, libere di mangiare il frutto dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male e persino di fare un patto con quel buon diavolo di Mefistofele, libere di ritornare a Itaca o di varcare le Colonne d&#8217;Ercole. In fondo, l&#8217;anima di Faust era un mistero per lo stesso Goethe, come insondabile era lo spirito di Ulisse per Dante Alighieri. Fra tanto mistero, a me lettore arde nell&#8217;animo solo una fiammella bicorne: lo spirito di Ulisse e lo spirito di Faust.</p>



<p><strong><em>Enzo Fontana</em></strong></p>



<p><em>*In copertina: Rembrandt, Faust, 1652 ca.</em></p>
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		<title>L’Islam nella Divina commedia: Dante e “Il Libro della Scala di Maometto”</title>
		<link>https://www.pangea.news/dante-islam-enzo-fontana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 03:59:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[Divina Commedia]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[escatologia]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[Occidente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia che in breve vorrei raccontare ha origine in Spagna. Nel secolo VIII fu composto un testo arabo, un testo devozionale intitolato Il Libro della Scala. Esso si ispirava ad alcuni scarni versetti del Corano. “Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso. Lode a Colui che di notte trasportò il suo servo dal Tempio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La storia che in breve vorrei raccontare ha origine in Spagna. Nel secolo VIII fu composto un testo arabo, un testo devozionale intitolato <em>Il Libro della Scala</em>. Esso si ispirava ad alcuni scarni versetti del Corano.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso.</strong></p>



<p><strong>Lode a Colui che di notte trasportò il suo servo dal Tempio Sacro al Tempio più remoto, del quale benedicemmo l’ingiro, per mostrargli i nostri segni. Egli è l’auditore, il veggente”.</strong></p>
</blockquote>



<p>Così recitano i primi versetti della XVII sura del Corano, versetti oscuri, credo non solo per noi. Secondo la tradizione islamica, questi versetti si riferiscono al mistico viaggio di Maometto, rapito nel sonno, dalla moschea della Mecca a Gerusalemme, o, secondo un’interpretazione più simbolica, a un tempio celeste, immateriale. <strong>L’immaginazione popolare nel corso del tempo ricamò su questi scarni versetti. Il viaggio notturno di Maometto si riempì di particolari fantastici: un cavallo alato (il Burâq), l’arcangelo Gabriele come guida, l’ascensione per i sette cieli, la visione degli angeli, dei profeti, la consegna a mano del Libro Sacro dei mussulmani, e poi la tremenda visione dell’abisso dei dannati e delle pene infernali. </strong>A tutto ciò si aggiunse un particolare, forse il più sorprendente, che avrebbe acceso la fantasia dei poeti e avrebbe aggiunto materia teologica e filosofica: una luminosa scala dorata grazie alla quale Maometto inizia la sua ascensione. Sicché questa leggenda, nelle sue numerose versioni poetiche e anche filosofiche, avrebbe preso il nome di Libro della Scala.&nbsp;</p>



<p>Secoli dopo, verso il 1264, a Toledo, un medico ebreo, tale Abraham Alfaquì, tradusse il libro dall’arabo in castigliano. A quei tempi Toledo era un centro nevralgico in fatto di traduzioni, con re Alfonso, il decimo della serie, che non solo per piaggeria cortigiana era detto il Savio. A corte c’era un senese di nome Bonaventura che a sua volta tradusse il libro in latino e in francese, com’egli stesso scrive nell’introduzione. Presto un altro toscano, un fiorentino, giungerà a Toledo a capo di un’ambasceria: è Brunetto Latini, che un giorno sarà riconosciuto da Dante Alighieri (ancora deve nascere) quale maestro: “Siete voi qui, ser Brunetto?”</p>



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<p>Fin qui tutto è provato, anche se non è dimostrato che fu proprio Brunetto Latini il tramite attraverso cui Dante conobbe perlomeno qualcosa de <em>Il Libro della Scala</em>. Non è dimostrato ma è molto probabile. Ciò che invece è inconfutabile è che la cultura islamica ebbe un qualche grado di influenza sul grande poema cristiano: la Commedia, che uno stampatore veneziano chiamerà divina.</p>



<p><strong>Un pioniere dell’idea che la Divina Commedia fosse stata in qualche modo influenzata da fonti extracristiane fu Miguel Asin Palacios, ecclesiastico spagnolo e arabista all’Università di Madrid.</strong> Erano i primi anni del Novecento quando costui diede alle stampe un poderoso saggio: <strong><em>La escatologia musulmana en la Divina Comedia. </em>&nbsp;</strong>Nel libro il Palacios sosteneva la tesi che l’idea del viaggio oltremondano di Dante doveva molto alla tradizione del viaggio notturno di Maometto, e si prodigava nel tentativo di dimostrarla. Palacios non conosceva il<em> Libro della Scala</em> ma faceva riferimento altre versioni della leggenda, altre tradizioni, molto più colte. Evocava Avicenna e il mistico e poeta Ibn Aràbi, per esempio. Il libro suscitò un tale scalpore nel mondo accademico, e non solo tra i dantisti. La reazione del pubblico al libro di Palacios fu di grande interesse e di stupore. La reazione degli specialisti oscillò tra la diffidenza e la ripulsa, anche se non mancarono buone accoglienze da parte di celebri dantisti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="539" height="794" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/05/116309987.jpg" alt="" class="wp-image-99770" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/05/116309987.jpg 539w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/05/116309987-204x300.jpg 204w" sizes="(max-width: 539px) 100vw, 539px" /></figure>



<p>Il fatto è che nessuno vive fuori dal tempo, e a quel tempo era forte il pregiudizio eurocentrico, e <strong>non era facile accettare anche la semplice ipotesi che il più grande poeta cristiano avesse attinto a piene mani dall’escatologia islamica.</strong> Oltretutto l’Italia aveva da poco combattuto e vinto una guerra con i resti dell’Impero ottomano per il possesso della Libia. Insomma, il clima generale non era certo favorevole a tesi che non ribadissero l’assoluta occidentalità, anzi l’italianità, anzi la fiorentinità di Dante.&nbsp; Lo stesso Palacios, a fronte di tante reazioni, alcuni anni dopo avrebbe pubblicato un’appendice al volume intitolata <em>Storia e critica di una polemica</em>. In essa scriveva:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Gli specialisti che si sono occupati della nostra ipotesi si possono raggruppare in due categorie principali: gli orientalisti in generale, specialmente arabisti e islamologi da una parte; e dall’altra romanisti in generale, principalmente dantisti e soprattutto italiani. Di queste due categorie la prima si è pronunciata a favore della nostra ipotesi quasi all’unanimità; le eccezioni si riducono a tre, di cui due costituite da arabisti italiani. La seconda categoria, quella dei romanisti e dei dantisti, assunse atteggiamenti più sfaccettati: fuori d’Italia la grande maggioranza fu favorevole; in Italia invece si mostrò incerta o contraria, con eccezioni assai scarse”.</strong></p>
</blockquote>



<p><em>L’Escatologia islamica en la Divina Comedia</em> è stata tradotta e pubblicata in Italia non da molti anni, dopo altre settant’anni di oblio, se non di ostracismo. Le moltissime analogie riscontrate dallo studioso spagnolo tra la Commedia e il complesso delle opere islamiche da lui considerate non bastarono a convincere i dubbiosi, gli scettici. Palacios, sostenevano costoro, non aveva potuto indicare una versione precisa della leggenda, fra le tante sottoposte al vaglio della critica, un testo dal quale fosse possibile stabilire un preciso rapporto di derivazione.</p>



<p><strong>La critica non era infondata, ma l’anello mancante, l’anello di congiunzione in verità esisteva. Riposava negli scaffali della Biblioteca Bodleiana di Oxford e della Biblioteca Nazionale di Parigi e fu scoperto nel 1949 quasi contemporaneamente da un altro orientalista spagnolo e da uno studioso italiano, tale Cerulli. Era scritto in due lingue: in latino e in francese antico. </strong>Era <em>Il Libro della Scala di Maometto</em>! Mentre Asin Palacios aveva ipotizzato la conoscenza da parte di Dante di modelli islamici raffinati e colti, e a questi aveva comparato la Commedia, il libro scoperto non si presentava come un capolavoro. <em>Il Libro della Scala di Maometto </em>è un testo devozionale, come ho già accennato, un testo che non brilla certo per poesia, e da un punto di vista poetico il paragonarlo al poema dantesco suonerebbe come una bestemmia. Eppure, <em>Il Libro della Scala</em> non contiene solo molte analogie con la Commedia, ma una precisa idea strutturale che in qualche modo Dante dovette pur cogliere.</p>



<p><strong>L’influsso di quest’opera sulla Commedia è più strutturale che puntuale, tale da aver agito soprattutto sull’idea organizzativa del poema, tuttavia non sono pochi gli episodi locali che risentono di questa influenza. </strong>Le descrizioni cosmografiche e il ruolo dell’angelo guida rappresentano due delle idee fondamentali che Dante con tutta probabilità prese da <em>Il Libro della Scala</em>. L’arcangelo Gabriele discute e risponde a Maometto che gli pone moltissime domande di carattere cosmografico, appunto, teologico, sugli ordinamenti celesti e infernali, ecc. Chiunque abbia anche solo un vago ricordo della Commedia, non può non ricordare le domande, le questioni e i dubbi che Dante pone e confessa alla sua guida. Maometto nel paradiso vede un gallo gigantesco, Dante nel cielo di Giove vede un’aquila formata dai beati. Per non insistere troppo sulla mistica scala per la quale Maometto sale al primo cielo! Che sia la stessa che Dante vede nel cielo di Saturno? (Ammenochè entrambi gli autori non avessero in mente la scala di Giacobbe). Si potrebbe continuare ancora a lungo ad elencare le analogie tra la Commedia e <em>Il Libro della Scala</em>. Anche nella diversità e persino nell’opposizione si intuisce il rapporto tra i due testi, si intuisce che Dante conobbe la leggenda dell’ascensione: il Paradiso di Dante è il regno della spiritualità, quello islamico invece è un paradiso sensuale; il Dio di Dante sembra amare il silenzio, mentre Allah è assai loquace con Maometto. Eppure Iddio è uno e in fondo al cuore degli uomini è lo stesso.</p>



<p>Mai e poi mai vorrei mettere in dubbio l’originalità del poema dantesco e la sua profonda ispirazione cristiana, ma parimenti nessuno dovrebbe più aver dubbi sul fatto che Dante, nella sua fame universale di sapere, può ben avere divorato e assimilato anche <em>Il Libro della Scala di Maometto</em>. A questo libro Dante deve qualcosa, molto più dei racconti del viaggio oltremondano che abbondavano nell’Occidente medievale, cristiano. A quei tempi, malgrado le guerre, malgrado le crociate, i rapporti tra Islam e Occidente erano molto ma molto più intensi di quanto non siano oggi.</p>



<p><em><strong>Enzo Fontana</strong></em></p>
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		<item>
		<title>I nazisti dell’Illinois, la strage degli innocenti e l’utopia di Theodor Herzl</title>
		<link>https://www.pangea.news/theodor-herzl-la-nuova-terra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2024 05:23:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[Altneuland]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Fontana]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[sionismo]]></category>
		<category><![CDATA[Theodor Herzl]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sul ciglio dei fiumia Babilonia sedutinel piantoricordiamo Sion&#8230; figlia di Babilonia Desolatabenedetto per chi ti ricambieràper come ci hai combinato benedetto chi preda i tuoi bimbi&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160;&#160; li frantuma contro la pietra* “Io li odio i nazisti i nazisti dell&#8217;Illinois!”, tanto quanto i neonazisti austroungarici che annualmente si radunano a Budapest con la peggio gioventù europea. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Sul ciglio dei fiumi</em><br><em>a Babilonia seduti</em><br><em>nel pianto</em><br><em>ricordiamo Sion&#8230;</em></p>



<p><em>figlia di Babilonia Desolata</em><br><em>benedetto per chi ti ricambierà</em><br><em>per come ci hai combinato</em></p>



<p><em>benedetto chi preda i tuoi bimbi</em><br><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; li frantuma contro la pietra</em>*</p>



<p>“Io li odio i nazisti i nazisti dell&#8217;Illinois!”, tanto quanto i neonazisti austroungarici che annualmente si radunano a Budapest con la peggio gioventù europea. La chiamano &#8220;giornata dell&#8217;onore&#8221;, con tanto di svastiche, uniformi delle SS o dei collaborazionisti magiari che invero già furono svergognati e gettati nella polvere dall&#8217;Armata Rossa. Lo stesso sentimento non sembra nemmeno lontanamente sfiorare quel cialtronesco caporale italico, o meglio di pura razza padana, che i misteri della reincarnazione caporalesca e la decomposizione del senso morale hanno innalzato ai più alti scranni in quest&#8217;era bassamente politica, per non dire della poetica. Così mi viene da pensare alle parole del più grande filosofo occidentale dopo Aristotele, Antonio De Curtis di Bisanzio, che nella sua opera <em>Siamo uomini o caporali</em> ci ricorda l&#8217;ingiustizia che domina il mondo dal tempo della Caduta. <strong>Egli sostiene che qualunque sia il regime, sotto qualunque cielo o in qualunque epoca, la stessa odiosa faccia o feccia sembra reincarnarsi, occupa posizioni di potere da cui offende il cielo e umilia gli ultimi.</strong> Questi caporali! Come dice Qoelet, c&#8217;è un tempo per ogni cosa. Questo sembra un tempo ad essi particolarmente propizio. Anche se, come ci ricorda un altro grande filosofo partenopeo, &#8220;ha da passà &#8216;a nuttata&#8221;.</p>



<p>Il caporale che mi suscita queste considerazioni è veramente il degno esemplare del caporalato di tutto il mondo. È il rappresentante che si meritano i tanti italiani che lo hanno voluto e lo mantengono da una vita e per la vita con uno stipendio da generale di corpo d&#8217;armata. <strong>Personaggio sempre in cerca di consenso, sempre pronto a rimestare gli umori linciaioli e a raccogliere i più crudeli istinti degli &#8220;italiani brava gente&#8221;, già uso a fare mostra del crocifisso nelle pubbliche adunanze</strong> (gesto peraltro stigmatizzato dai vescovi) e vilmente a mettere in croce i poveri cristi, i migranti, i profughi, i carcerati&#8230; Insomma, i naufraghi della vita, gli Ebrei di turno nella storia. Uno che dice e fa l&#8217;esatto contrario di quel che è scritto nel Vangelo. Di fronte al caso di Ilaria Salis, sorella ideale dei Blues Brothers, da lungo tempo in carcere a Budapest per aver osato disturbare l&#8217;annuale radono dei neonazisti europei, con chi se la prende? Forse con l&#8217;estrema destra ungherese che la vorrebbe impiccata? Forse col governo di un paese che permette simili adunanze? Se la prende con l&#8217;Ungheria, dove nel corso dell&#8217;ultimo conflitto mondiale centinaia di migliaia di Ebrei furono rastrellati dalla gendarmeria, consegnati alle SS e avviati ai campi sterminio? Se la prende con i questurini ungheresi che dopo aver incatenato questa coraggiosa giovane donna la irridevano gridandole &#8220;Duce!&#8221;, &#8220;Mussolini!&#8221;? Se la prende con questi discendenti dei gendarmi del 1944 che di Ebrei ne affogarono moltissimi nel &#8220;bel Danubio blu&#8221; con la volonterosa partecipazione di non piccola parte dei Magiari? Macché! Questo caporale senza onore e senza gloria (al fronte scapperebbe al primo colpo di fucile, anche se fosse a salve!) non se la prende coi neonazisti e chi li blandisce o quantomeno tollera, come suggerirebbe un minimo senso della decenza e un briciolo di intelligenza, dal momento che si crede e si considera uno statista. Il caporale se la prende con Ilaria Salis. Egli ha detto che, se condannata dalla giustizia ungherese – giustizia che al momento sembra perseguitare i giusti e lasciar libero campo ai neonazisti – ella non possa e non debba più esercitare la sua professione (già precaria) di maestra e corruttrice dell&#8217;infanzia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="609" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/85-093_1-609x1024.jpg" alt="" class="wp-image-98787" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/85-093_1-609x1024.jpg 609w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/85-093_1-178x300.jpg 178w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/85-093_1-600x1009.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/85-093_1.jpg 642w" sizes="(max-width: 609px) 100vw, 609px" /></figure>



<p>Che dire? Colpisce ma non sorprende (almeno me) che il caporale in questione si presenti nel contempo come grande tifoso della peggiore politica israeliana, al pari di quell&#8217;altro caporale, però non il &#8220;caporale boemo&#8221;, cioè Hitler, bensì un personaggio di spettacolo di bassa lega, argentino di nascita e purtroppo in parte di origine italiana, cattolico ma in fase di transizione all&#8217;ebraismo (sai che acquisto), che qualche tempo fa è atterrato con tanto di kippà in Israele. Accompagnato dal suo rabbino-confessore personale, si è recato tra gli applausi al Muro del pianto (aveva appena trasferito l&#8217;ambasciata argentina da Tel Aviv a Gerusalemme), dov&#8217;è scoppiato in un pianto spettacolare. All&#8217;altro muro, quello di Gaza, oltre il quale notte e giorno piovono bombe, si mescolano lacrime e sangue, un muro oltre il quale c&#8217;è la fame e si alzano alte grida di dolore e disperazione, questo caporale argentino non ha dedicato nessuna attenzione. Cieco, sordo e muto, al pari degli altri caporali, di fronte alla sofferenza di altri esseri umani.</p>



<p><strong>Ho fatto solo un paio di esempi di &#8220;ingiusti&#8221; tra le nazioni, ma ne potrei fare un lungo elenco: politicanti d&#8217;alto bordo oppure di basso profilo, giornalisti, famigli di questo o potente&#8230;</strong> A parole questi infami condannano l&#8217;antisemitismo &#8220;senza sì e senza ma!&#8221;, si spacciano per grandi amici di Israele, si dicono filosemiti, anzi ultrasemiti, questi eredi spirituali di coloro che veramente mandarono gli Ebrei nei campi di sterminio. Eppure bisogna trovare il coraggio di comunicare loro la sconvolgente notizia: anche i Palestinesi appartengono al ceppo semita, discendono da Sem, il primogenito di Noè, com&#8217;è scritto nella &#8220;Tavola dei popoli&#8221;! Ma c&#8217;è di più. Secondo più di uno storico israeliano, con tutta probabilità la popolazione &#8220;indigena&#8221; originaria della Palestina è più vicina agli antenati ebrei che insorsero contro i Romani nella guerra giudaica di quanto non lo siano i coloni d&#8217;ultima generazione, armati fino ai denti, che imperversano in Cisgiordania. Gente che non fugge dai pogrom, dai Centoneri, dalle persecuzioni. Gente venuta l&#8217;altro ieri più che altro dall&#8217;antica terra dei Kazari, dei Parti, dei Sarmati, dalle Indie occidentali, dal modo della Luna o da chissà dove, perlopiù fanatici che si credono i discendenti di Giosuè alla riconquista della Terra Promessa. (Che i <em>fallahin</em> palestinesi fossero i discendenti degli Ebrei cristianizzati o islamizzati pare lo abbia scritto persino Ben Gurion nel 1918 insieme ad uno storico sionista. Certo, in questo caso la tesi era funzionale ad un attestato della presenza, permanenza e continuità millenaria degli Ebrei nell&#8217;Antica Nuova Terra).</p>



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<p><strong><em>L&#8217;Antica Nuova Terra</em> o <em>Altneuland</em></strong> invece è un altro libro – una sorta di romanzo coi limiti del genere didascalico – che anni fa comprai in una libreria di Tel Aviv (<em>Tel Aviv </em>è il titolo che diedero a questo libro nella traduzione in ebraico). L&#8217;ho riletto di recente. <strong>L&#8217;autore è Theodor Herzl</strong>, conosciuto soprattutto per lo <em>Judenstaat</em>, <em>Lo Stato degli Ebrei, </em>sorta di manifesto del movimento sionista. Considerato il profeta del ritorno degli Ebrei in Eretz Israel, da gran tempo Theodor Herzl riposa nel sacrario che gli hanno eretto sul Monte della Memoria, ad ovest di Gerusalemme. Tra questi due libri, il famoso <em>Lo Stato degli Ebrei</em> e il poco conosciuto <em>L&#8217;Antica Nuova Terra</em>, la differenza è grande, radicale e non si può nascondere. <strong>Theodor Herzl scrisse quest&#8217;ultimo libro, ritenendolo il migliore, al principio del secolo corso, in un periodo di grande scoramento. Da anni si estenuava per la causa. Godeva di scarso credito, a dir molto, presso le cancellerie imperiali, o presso la Sublime Porta di Istanbul (la Palestina allora faceva parte dell&#8217;Impero Ottomano), con la sua stravagante idea dell&#8217;emigrazione degli Ebrei in Palestina.</strong> Una volta, incontrando un funzionario ministeriale zarista, si era sentito dire che ben volentieri avrebbero agevolato l&#8217;esodo degli ebrei, perlopiù piantagrane e terroristi, dal momento che uno di loro figurava tra quelli che avevano assassinato Alessandro II. A Londra invece Lord Rothschild, che inizialmente lo riteneva più che altro un ciarlatano, lo aveva invitato a non elemosinare&nbsp; un &#8220;focolare ebraico&#8221; per gli ebrei in Palestina, semmai in Uganda. Il rabbinato poi non lo considerava certo un Messia. Così Theodor Herzl cercò consolazione nella letteratura di genere fantastico-didascalico. Nell&#8217;arco di un paio di mesi immaginò e scrisse come avrebbe potuto trasformarsi l&#8217;Antica nuova terra dopo solo una generazione dal ritorno degli Ebrei: un paradiso laico, un paradiso in terra, una Shangri-La! Un paese cosmopolita, fondato su ideali diciamo anarcosindacalisti: terra, industrie, banche, trasporti, tutto improntato su modello cooperativistico. Un paese lontano anni luce dello sfruttamento capitalistico come dall&#8217;autoritarismo socialista. Una società fondata sul libero consenso dei suoi membri. Un paese libero dai demoni del nazionalismo che invece proliferavano in Europa. Dall&#8217;Europa e dall&#8217;America semmai veniva il meglio, non certo il colonialismo. Venivano tecniche d&#8217;avanguardia, la musica, l&#8217;arte il teatro&#8230; Si parlavano diverse lingue, nessuna lingua ufficiale, neanche l&#8217;ebraico, in questa Shangri-La, ma la diversità non degenerava in una Babele, bensì arricchiva i cuori e le menti. Insomma, il contrario di uno stato etnico. E i Palestinesi? Cosa ne pensavano i Palestinesi degli Ebrei dopo soli vent&#8217;anni dall&#8217;arrivo dei primi coloni?&#8221;.</p>



<p>&#8220;Gli Ebrei vivono con noi come fratelli&#8221; dice un capo palestinese. &#8220;Perché non li dovremmo amare?&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="819" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/RRB-135944-1024x819.jpg" alt="" class="wp-image-98788" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/RRB-135944-1024x819.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/RRB-135944-300x240.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/RRB-135944-768x614.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/RRB-135944-600x480.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2024/03/RRB-135944.jpg 1250w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>L&#8217;Antica Nuova Terra</em></strong><strong> fu tradotto in diverse favelle, ebbe grande notorietà, prima di cadere sostanzialmente nell&#8217;oblio, credo anche a motivo dello sfavore con cui era stato accolto non solo dalla destra sionista.</strong> Aveva suscitato perplessità persino nel filosofo Martin Buber, il quale asserì che tra le sue pagine non riscontrava &#8220;una sola qualità che esprimesse le caratteristiche popolari di una rinascita dell&#8217;ebraismo&#8221;.</p>



<p>Così il sogno di un&#8217;armonia delle diverse culture (l&#8217;ebraica, la maomettana, la cristiana e persino la buddista!) nell&#8217;Antica nuova terra, cosmopolita, pacifica e prospera, si è trasformato in un incubo che non è certo cominciato con la strage degli innocenti del 7 ottobre e non finirà certo con il massacro di Gaza. Penso che l&#8217;autore de <em>L&#8217;Antica Nuova Terra</em> da tutto questo sarebbe inorridito. Ma oggi come oggi, coi tempi che corrono, forse ci sarebbe qualche caporale tipo quello succitato, tipo quelli che non odiano &#8220;i nazisti dell&#8217;Illinois&#8221; ma chi li contesta, <strong>qualcuno insomma capace di dare dell&#8217;antisemita anche a Theodor Herzl, il quale concludeva il suo romanzo con un accorato appello, più che un auspicio: &#8220;Se lo vorrete, non sarà una favola&#8221;.</strong></p>



<p>Eppure ci furono quelli che lo avrebbero voluto. Forse pochi ma ci furono e ne ho trovato traccia. Ci furono e ci credettero, tra i Palestinesi come tra gli Ebrei.</p>



<p><strong><em>Enzo Fontana</em></strong></p>



<p>*dal Salmo 137, interpretato e tradotto da un &#8220;fine ebraista&#8221;, secondo &#8220;lo giudicio&#8221; del compianto storico del cristianesimo antico Remo Cacitti, che fu suo maestro. Questo struggente salmo, con la sua chiusa atroce, dovrebbe suonare come tremendo monito circa il cieco desiderio di vendetta a cui può essere indotto un popolo in cattività, ovvero qualunque popolo martoriato ed esiliato.</p>
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