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	<title>Elisabetta Sgarbi Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Siamo vivi, siamo soli (e celebrare la vita è tremendamente stupido)”: Massimiliano Parente ha rapito Vasco. Lo abbiamo intervistato</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2018 06:56:34 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/siamo-vivi-siamo-soli-e-celebrare-la-vita-e-tremendamente-stupido-massimiliano-parente-ha-rapito-vasco-lo-abbiamo-intervistato/">“Siamo vivi, siamo soli (e celebrare la vita è tremendamente stupido)”: Massimiliano Parente ha rapito Vasco. Lo abbiamo intervistato</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>“Solo Parente poteva tirare fuori dal mazzo una storia come questa”</strong>, scanzonata quanto profonda. <strong>Il protagonista del romanzo</strong>, omonimo dell’autore, <strong>è uno scrittore che sente di avere un’affinità elettiva con Vasco Rossi</strong> – convinzione che peraltro hanno tutti i fan nei confronti dei loro idoli. Egli si persuade quindi che Vasco abbia bisogno di lui e viceversa, ma, invece di sognare di incontrarlo, o limitarsi ad assillarlo sui social come fanno tutti, <strong>decide di rapirlo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">In sordina, dietro una storia irriverente e apparentemente disimpegnata, <a href="http://www.lanavediteseo.eu/item/parente-di-vasco/" target="_blank" rel="noopener"><em>Parente di Vasco </em></a>(La Nave di Teseo, 2018) restituisce <strong>una riflessione distante da qualunque retorica sul senso dell’esistenza</strong>, per arrivare infine alla conclusione, come dice lo stesso cantautore, che<strong> “questa vita un senso non ce l’ha”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Parente, al contrario di ciò che gli intellettuali continuano a ripetere nei libri che nessuno compra, ma tutti scrivono, mette nero su bianco la realtà. Filosofi e letterati per centinaia di anni hanno cercato il senso della vita, prevalentemente impelagandosi in assurde discussioni di carattere morale, quando <strong>“la vita non è altro che un processo biologico cieco e senza finalità”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dalle tue dichiarazioni sembrava avessi smesso di scrivere romanzi – avendo ormai detto tutto. Poi ti sei ritrovato con questa storia fra le mani, che hai messo giù in un mese. Ma, dunque, sentivi di avere ancora qualcosa da comunicare? Qual è il senso – ammesso che i romanzi abbiano un senso – del tuo ultimo lavoro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È avvenuto tutto alla fine di quest’estate. Ero molto depresso, in particolare per una questione personale che racconto nel libro, e passavo le giornate giocando con la Playstation e ascoltando Vasco. Un giorno ho avuto l’idea di questo romanzo, per raccontare la situazione e perché la storia era divertente. <strong>Così l’ho proposta a Elisabetta Sgarbi, che è stata subito entusiasta e mi ha concesso un buon anticipo, spingendo affinché l’opera uscisse a novembre. Senza di lei non ce l’avrei mai fatta.</strong> È un editore d’altri tempi, capace di cose che nel panorama editoriale italiano attuale sono sorprendenti, come quando l’anno scorso diede alle stampe la <em>Trilogia dell’inumano</em>. Ne è venuto fuori un romanzo romantico, tragicomico, spassoso, scritto tutto in un mese. Consegnato ai primi di ottobre, è uscito giovedì scorso ed è già alla seconda edizione. Mi sono anche divertito molto a scriverlo. La maggior parte delle cose che racconto sono vere, inclusi gli incontri che ho fatto, esilaranti, per documentarmi su come rapire Vasco, resi possibili grazie alla collaborazione di Emilio Pappagallo, il mio migliore amico, al quale è dedicato il libro e che è anche un personaggio fondamentale del romanzo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-64410 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/12/foto-1-10-213x300.jpg" alt="Parente" width="161" height="227" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/12/foto-1-10-213x300.jpg 213w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/12/foto-1-10-600x846.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/12/foto-1-10.jpg 625w" sizes="(max-width: 161px) 100vw, 161px" />Si tratta del tuo libro con il maggior numero di riferimenti autobiografici, per quanto non sia la prima volta che ti avvali di un protagonista omonimo. Che differenza c’è, sotto questo punto di vista, tra <em>Contronatura </em>e <em>Parente di Vasco</em>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sono testi completamente diversi. <em>Contronatura </em>è parte di un’opera di millesettecento pagine che ho impiegato tredici anni a scrivere e su cui ho investito gran parte della mia vita. Viene studiata nelle università, perché diversi studenti hanno capito che è unica nella letteratura occidentale. <strong>Per scriverla mi sono distrutto, fisicamente e psicologicamente, pur avendo scritto successivamente altri due romanzi nei quali è venuta fuori la mia vena più comica.</strong> <em>Parente di Vasco</em> è un romanzo non pianificato, come un figlio che non hai programmato ma decidi di non abortire. Buttato giù di getto, in un mese, è uscito così come l’ho scritto, con pochissime correzioni. Ripeto, gran parte del merito è della determinazione di Elisabetta Sgarbi. È vero, ho usato molte volte Massimiliano Parente come nome di autofiction, ma qui l’autofiction è minima. Ho messo più il vero me stesso qui che in tutti gli altri romanzi (sebbene un altro personaggio che mi rispecchia molto è Max Fontana, il protagonista de <em>Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler</em>), è una piccola autobiografia che racconta un’avventura tragicomica. È la prima volta, per esempio, che scrivo della morte di mio padre, su cui non ho mai pubblicato neppure un post su Facebook. Quelle pagine hanno colpito molti lettori, tra cui Giampiero Mughini, che ne ha scritto subito, ma anche me stesso quando le ho messe su carta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel romanzo, il protagonista sostiene che la maggior parte della musica, come della letteratura italiana, è caratterizzata da una retorica della vita, diciamo un’esaltazione smodata di questa. Sostiene anche che tale tendenza appartiene solo all’essere umano, infatti, “anche un usignolo canta tutto il giorno, ma non certo per cantare la bellezza della vita”. Se l’arte non deve quindi celebrare la bellezza di essere vivi, qual è la sua funzione dal tuo punto di vista?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Trovo che sia tremendamente stupido celebrare la vita per un essere vivente destinato tra l’altro a morire e a perdere tutto ciò che ama. Che magari si inventa dei paradossi che, tra gli altri grandi primati, fanno di Homo Sapiens una scimmia veramente idiota, come ad esempio la vita dopo la morte. <strong>Una minoranza della nostra specie è arrivata a comprendere aspetti incredibili di noi stessi, a mettere piede sulla Luna, a far atterrare robot su Marte, a comprendere la materia fino alle particelle elementari, a rilevare onde gravitazionali scaturite dalla fusione di due buchi neri un miliardo di anni fa, a vedere l’universo fino a una distanza di tredici miliardi di anni luce – incredibile. Ma la maggior parte dell’umanità è ancora capace di parlare a un essere immaginario che vive nel cielo – ridicolo. A me interessa la verità.</strong> Siamo l’unica specie vivente che ha impiegato duecentomila anni per arrivare, solo nell’ultimo secolo e mezzo, a conoscere la nostra origine e quella di ogni altra specie vivente. La biologia e la fisica ci hanno svelato molto di ciò che siamo, ma non solo la gente comune, anche la maggior parte dei letterati non se n’è accorta, non studia. Per me un romanzo o ha una funzione epistemologica o è puro intrattenimento, non vale più di una serie tv – tenendo conto che oggi ci sono serie tv più interessanti, anche epistemologicamente, di molti romanzi, sarà che gli sceneggiatori studiano di più. Ritengo che un romanzo debba essere romanzesco, cioè avere una trama solida, ma anche avere un pensiero moderno. <strong>Per tal motivo ho elogiato <em>Origin </em>di Dan Brown. Sarà di genere, ma dice cose interessanti, moderne. L’autore ha studiato e sa costruire un romanzo. È anche per questo che ho scelto Vasco Rossi come amico ideale nel testo, e decido di rapirlo, perché nella semplicità dei suoi testi, del suo pensiero, non c’è mai niente di consolatorio, di metafisico, di ruffiano rispetto alla vita di cui parlano i vitalisti.</strong> Addirittura, nel romanzo vorrei diventare amico di Vasco per dargli ancora più strumenti per comprendere la realtà, che lui ha comunque intuito. Nel romanzo sostengo che è lui ad aver bisogno di me ancor più che io di lui. In ogni caso di Vasco direi anche che è l’unico poeta che amo, se non pensassi di fargli un torto perché detesto i poeti ancora più dei letterati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In <em>Contronatura </em>il protagonista sostiene di scrivere per la letteratura, quindi non per il pubblico, e contro la letteratura. In <em>Parente di Vasco</em>, il protagonista dichiara di scrivere la realtà e contro la realtà. Potresti spiegare ai lettori cosa intendi esattamente con questi due concetti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È lo stesso concetto che mi ha mosso sempre come scrittore cioè dire quello che tutti gli scienziati pensano ma non possono esprimere artisticamente, usando la letteratura. <strong>Protestare contro la vita producendo opere contro la vita, ma senza trovare scappatoie metafisiche. Dire quello che molti scrittori hanno detto, per esempio gli esistenzialisti, o giganti come Proust o Beckett, ma in maniera più precisa, usando la scienza.</strong> E, ovviamente, senza mai trascurare l’aspetto romanzesco. Sto ricevendo centinaia di messaggi di lettori commossi e divertiti per <em>Parente di Vasco</em> – molti dei quali non erano neppure miei lettori prima –, perché avvertono che questo senso del comico, come anche del tragico, nasce da un approccio profondo con la realtà. Perché siamo vivi, e siamo soli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Alessandro Paglialunga</em></strong></p>
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		<title>“Amo le sfide e i libri inutili di grandissima qualità. La mia casa editrice è una gioielleria che si ribella ai fast book”: dialogo con Cristina De Piante</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 09:31:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Bisogna saper guidare il rompighiaccio. <strong>Cristina Toffolo De Piante ha il piglio dell’imprenditore, non si scioglie, fatica a sorridere, pare una lama conficcata su un iceberg.</strong> Parlarle è un vanto: una volta la becchi in Sud Africa, l’altra in Siberia.<strong> In un circo urbano fitto di ‘piacioni’, che ostentano abbracci come coltelli, un po’ di severità nordica è salutare. Cristina, misurandola con il metro di oggi – il denaro – è una visionaria e una pazza. </strong>Secondo il mondo antico – connaturato all’anima e al compito dell’uomo – meriterebbe un premio, una statua, un Raffaello a farle il ritratto. Imprenditrice di successo, nel 2016 Cristina, insieme a due amici, <a href="http://www.pangea.news/le-chiese-costruite-dalle-archistar-fanno-schifo-dio-traslocato-altrove-un-saggio-corrosivo-angelo-crespi/" target="_blank" rel="noopener">Angelo Crespi</a> e <a href="http://www.pangea.news/mai-comprato-un-libro-perche-lo-devo-leggere-comunque-oggi-e-quasi-tutta-fuffa-dialogo-con-luigi-mascheroni-luomo-da-20mila-libri/" target="_blank" rel="noopener">Luigi Mascheroni</a>, vara la<a href="https://www.depianteditore.it/" target="_blank" rel="noopener"> De Piante Editore</a>, con un logo che ne sancisce e santifica la missione, “Pochi libri per pochi”. <strong>La formula è vertiginosamente ‘antimoderna’: reagire al mercato librario – in crisi sonora – che fa soldi pubblicando stupidaggini con libri da collezione, di altissimo pregio, coniugando il testo ignoto – inedito o riscoperto – di un grande autore italiano con il gesto, in sovraccoperta, di un grande artista.</strong></p>
<figure id="attachment_63992" aria-describedby="caption-attachment-63992" style="width: 215px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class=" wp-image-63992" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/Soci1-300x225.jpg" alt="De Piante" width="215" height="161" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/Soci1-300x225.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/Soci1-768x576.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/Soci1-600x450.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/Soci1.jpg 960w" sizes="(max-width: 215px) 100vw, 215px" /><figcaption id="caption-attachment-63992" class="wp-caption-text">Cristina &amp; Co. La De Piante Editore è fondata da Cristina Toffolo De Piante con Angelo Crespi (a sinistra) e Luigi Mascheroni</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Interessante la nota che specifica la ‘politica editoriale’ dell’impresa: “La crisi, a differenza di quanto insegnano gli economisti e i tecnici, si batte con il lusso non con la spending review (e la nostra sarà una casa editrice sontuosa). E insistere, anche in campo culturale, sul marchio ‘fatto in Italia’ può essere una scommessa vincente”. Insomma, un imprenditore di fama che al posto di far fruttare i propri guadagni nell’ennesimo immobile, apre una casa editrice, un luogo di ristoro culturale. Che genio. <strong>La scommessa, due anni dopo, è, per lo meno culturalmente, vinta. La De Piante, infatti, si è imposta, con grazia, a passo di danza, come una delle più interessanti imprese editoriali degli ultimi tempi, un’oasi nel deserto bibliografico.</strong> Il catalogo è già un agglomerato di firme eccezionali – da Eugenio Montale a Piero Chiara, da Emilio Villa a Oriana Fallaci e Sebastiano Vassalli, fino alle ultime ‘chicche’, Leonardo Sciascia e Gianni Brera – e di artisti eccellenti – Velasco Vitali e Ferdinando Scianna sono gli ultimi ‘eroi’ di una lista che contempla, tra gli altri, Roberto Floreani, Luca Pignatelli, Alessandro Busci, Michele Ciacciofera… <strong>Quando le si chiede della sua casa editrice, Cristina, per cui fare l’editrice è una sfida, uno slalom tra i ghiacci a bordo di lancia dorata, si scioglie. </strong>In fondo è facile mungere la gioia, perché la scrittura è sempre in contatto con ciò che è autentico, che autentica il destino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Chi te lo ha fatto fare di fare una casa editrice?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi piacciono le sfide e sono determinata a far accadere le cose. <strong>Da giovanissima ho ereditato una piccola officina meccanica che costruiva macchinari da stampa. Pur non essendo competente di progettazione industriale avevo deciso che quell’azienda avrebbe giocato un ruolo importante tra i costruttori di quel settore.</strong> Il duro lavoro, la curiosità e l’apertura alla sperimentazione di nuovi modelli organizzativi hanno portato, in meno di 20 anni, quella azienda a posizionarsi tra le 5 aziende leader al mondo di quel settore. Dopo il discreto successo nel settore industriale volevo ripartire da zero con un nuovo progetto imprenditoriale in tutt’altro settore. Una piccola realtà che si potesse aggiungere alla lista delle <em>maison</em> italiane note a livello globale per la propria creatività e per la qualità indiscutibile dei propri prodotti. Fondare una casa editrice in un settore fortemente in crisi era una vera sfida.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-63993 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/montale-215x300.jpg" alt="De Piante" width="140" height="195" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/montale-215x300.jpg 215w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/montale-600x837.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/montale.jpg 717w" sizes="(max-width: 140px) 100vw, 140px" />Chi te lo ha fatto fare di fare una casa editrice fuori dal tempo, che stampa pochissimo, testi rarissimi, fuori dalle grandi catene distributive, una specie di enogastronomia editoriale, perché? Bisogna essere sommelier del buon leggere?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’idea di fondare una casa editrice è nata una sera a cena con Luigi Mascheroni e Angelo Crespi. Si fantasticava di pubblicare vecchi elzeviri, lettere o testi dimenticati di grandi scritto del Novecento. Ben consapevoli della situazione poco brillante del mercato dei libri abbiamo impiegato un anno per definire il taglio del progetto e il target. Alla fine nel dicembre 2016 la nostra avventura è iniziata. <strong>La De Piante Editore doveva essere una reazione al mercato editoriale di oggi fatto per lo più di fast book, di libri facili, facilmente dimenticabili diffusi su larghissima scala. Stampare solo piccole tirature, numerate in edizione limitata. </strong>L’organizzazione dell&#8217;azienda doveva essere quella del piccolo artigiano, snella e flessibile. Una piccola gioielleria dell’editoria da ricordare nella storia e da lasciare in eredità ai nostri figli. Il nostro target era chiaro: offrire un libro “gioiello” ai forti lettori, collezionisti e bibliofili ma anche al professionista o all’imprenditore che fosse alla ricerca di un regalo speciale per la propria clientela.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è l&#8217;autore che vorresti pubblicare, il libro che ti ha ‘cambiato la vita’, quello ‘per l’isola deserta’?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’autore che ho sempre nel cuore è <strong>Honoré de Balzac. Ho letto tutti i suoi romanzi e nel cuore mi è rimasto il suo <em>Papà Goriot</em>.</strong> Purtroppo non lo posso pubblicare perché è uno scrittore francese e al momento la De Piante vorrebbe rimanere focalizzata solo con gli scrittori del Novecento italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-63994 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/Fallaci-e1542272972803-214x300.jpg" alt="De Piante" width="140" height="196" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/Fallaci-e1542272972803-214x300.jpg 214w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/Fallaci-e1542272972803.jpg 574w" sizes="(max-width: 140px) 100vw, 140px" />L’idea di accostare testi dimenticati di grandi scrittori italiani e grandi artisti italiani, una specie di made in Italy bibliografico: a chi è venuta? Chi sceglie i testi e gli artisti, assecondando quale criterio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il criterio di base è quello di far uscire un prodotto al 100% italiano. <strong>Dopo anni di stampa digitale, automatismi e substrati commerciali trattati per valorizzare le moderne tecniche di stampa volevo riavvicinarmi al mondo dei vecchi maestri stampatori e coinvolgere le antiche cartiere italiane</strong>. L’incontro con un grande tipografo è stato fondamentale per progettare un veicolo di lusso per i bellissimi testi che avremmo pubblicato. La divisione delle nostre responsabilità è abbastanza chiara e naturale. <strong>Luigi Mascheroni seleziona gli scrittori e ricerca i testi.</strong> Scegliamo insieme l’autore e il pezzo da pubblicare e pianifichiamo le uscite dei libri anche sulla base dei nostri eventi. Contemporaneamente <strong>Angelo Crespi pensa ad un artista italiano da abbinare allo scrittore o al contenuto del testo, poi coinvolge nel progetto l’artista.</strong> Io oltre alla gestione generale dell’azienda devo anche trovare il famoso pubblico per i “Pochi libri per pochi” per vendere i nostri libri. Spesso gli eredi degli autori che vorremmo pubblicare lavorano con noi alla progettazione del libro o all’organizzazione dell’evento che lo lancerà. Delle volte gli stessi eredi ci suggeriscono l’artista da associare al libro. Per esempio con il libro <em>I travestiti</em> di Sebastiano Vassalli la moglie Paola ci aveva suggerito di far realizzare la sovraccoperta dal maestro Claudio Granaroli amico storico del marito Sebastiano. Oppure quando stavamo pensando alla copertina delle lettere di Leonardo Sciascia a Stefano Vilardo ci è stata segnalata una fotografia dei due scrittori scattata dall’amico e compaesano Ferdinando Scianna. Io e Angelo Crespi lavoriamo anche alla produzione delle 10 copie d’artista. I nostri volumi escono in 300 copie numerate + 10 copie d’artista. Vengono stampati 10 volumi e 10 stampe della copertina numerati da 1 a 10 e firmati dall’artista che ha realizzato l’opera. Non sempre le copie d’artista devono essere accompagnate dalle stampe. Alcuni artisti hanno avuto altre idee. <strong>Per esempio, riguardo al libro di Emilio Villa, Alessandro Busci ha dipinto direttamente sulla sovraccoperta 10 esemplari diversi che richiamassero l’opera originale.</strong> Con il libro <em>Nessuno è felice: tranne i prosperosi imbecilli</em>, Ferdinando Scianna ha firmato 10 fotografie del suo scatto del 1964 stampate in Fine Art e custodite in un piccolo astuccio all’interno del libro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Penso al patrimonio di una casa editrice come una ‘eredità’: che futuro vedi per la De Piante?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La crescita per acquisizione è quasi terminata nel campo editoriale. Ormai le note case editrici italiane hanno comprato e incorporato tutti i marchi che si potevano collezionare per assicurarsi la fetta del mercato. Le più sfortunate sono state costrette a chiudere e rimangono un ricordo malinconico del passato. I piccoli cercano di sopravvivere offrendo un prodotto simpatico e di qualità da proporre sul banco delle librerie. Io al momento sto ancora lavorando alla segmentazione del mercato e alla qualità del prodotto senza dar troppo peso ai risultati di vendita. Gli unici strumenti di lavoro che ho nelle mie mani sono le idee e gli obiettivi ben definiti. <strong>La De Piante sarà una casa editrice dal marchio riconoscibile e indiscutibile. Oggetto di conversazione per collezionisti e bibliofili italiani e anche stranieri. </strong>Un’altra <em>maison</em> italiana d’eccellenza da desiderare e invidiare. Una palestra per un gruppo di lavoro creativo e originale o per chi vuole semplicemente imparare. Un motore di sinergie che si muove in diversi contesti. Le idee per far accadere queste cose non mi mancano. Il coraggio nemmeno. Vedremo…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-63995 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/11/sciascia-213x300.jpg" alt="De Piante" width="140" height="197" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/sciascia-213x300.jpg 213w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/sciascia-600x844.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/11/sciascia.jpg 711w" sizes="(max-width: 140px) 100vw, 140px" />Un giudizio da una che fa i conti con il settore sul sistema editoriale italiano: cosa c’è che non va? Libri pubblicati come hamburger, lettori cretini, politica disinteressata? Ergo: come si convince un ragazzo a mollare l’iPad per un buon libro?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Inutile dire che il libro è stato sostituito con le trasmissioni televisive, con i reality show, le serie di Netflix o dai social che consultiamo di continuo sul nostro cellulare. Che siamo troppo impegnati e che non abbiamo più tempo per leggere. Non è questione di giovane o adulto. Il piacere della lettura o della ricerca del libro è una cosa che hai dentro fin da giovane o che hai scoperto nel corso della vita grazie all’influenza di un parente, un insegnante o un amico. Ritornando all’editoria italiana. <strong>Per sopravvivere, i grandi nomi sono costretti a essere subordinati alla domanda del mercato, a subirla, riducendo sempre di più gli scaffali dei grandi autori per lasciar spazio ai nuovi scrittori del momento: calciatori, YouTuber, influencers, conduttori televisivi, chef, etc.</strong> Al contrario le piccole case editrici come la De Piante non hanno grossi costi di struttura quindi possono scegliere cosa pubblicare o dove vogliono specializzarsi. Ma devono essere veramente intraprendenti per mantenere i loro standard qualitativi e per posizionare il proprio marchio sul mercato per assicurarsi le vendite. Noi abbiamo scelto il contatto diretto con il nostro cliente. Scriviamo direttamente ai nostri collezionisti e ci proponiamo agli imprenditori che vogliono un libro su misura per le loro celebrazioni. Partecipiamo a diversi eventi, organizziamo salotti letterali coinvolgendo varie tipologie di persone. Fino ad oggi abbiamo raccolto delle buone recensioni. Abbiamo tante idee e continueremo a proporre libri di qualità per i nostri collezionisti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è un editore che ti fa da guida, che ammiri, oppure fai di testa tua, imponendo un nuovo modo di fare editoria? Sei forse l’avatar o lo specchio ustorio di Elisabetta Sgarbi, la zarina dell’editoria italica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono sempre piaciuti i piccoli editori che pubblicano libri inutili di altissima qualità. Durante la definizione della casa editrice ci siamo ispirati un po’ al loro modello. Faccio di testa mia, non mi curo molto delle dinamiche attuali di questo mercato. <strong>Elisabetta Sgarbi non è un mio riferimento, mi sento più una Elvira Sellerio degli anni Sessanta.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/amo-le-sfide-e-i-libri-inutili-di-grandissima-qualita-la-mia-casa-editrice-e-una-gioielleria-che-si-ribella-ai-fast-book-dialogo-con-cristina-de-piante/">“Amo le sfide e i libri inutili di grandissima qualità. La mia casa editrice è una gioielleria che si ribella ai fast book”: dialogo con Cristina De Piante</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“Per lui tra Hitler e Michael Jackson non c’è differenza”: Massimiliano Parente ripubblica il suo libro più folle (in attesa del prossimo). Alessandro Paglialunga lo intervista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Oct 2018 06:39:33 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/per-lui-tra-hitler-e-michael-jackson-non-ce-differenza-massimiliano-parente-ripubblica-il-suo-libro-piu-folle-in-attesa-del-prossimo-alessandro-paglialunga-lo-intervista/">“Per lui tra Hitler e Michael Jackson non c’è differenza”: Massimiliano Parente ripubblica il suo libro più folle (in attesa del prossimo). Alessandro Paglialunga lo intervista</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se la letteratura non vende è perché non piace e se non piace è perché è brutta. Potremmo trascorrere giorni e giorni leggendo pagine di libri che si assomigliano tra loro, firmate da <strong>scrittori mediocri che altro non fanno se non rilanciare la propria personale mediocrità</strong>, eletta a sistema letterario, politico, estetico. L’arte è invece superarsi, è sopravanzare l’arte stessa. Per questo ogni fenomeno estetico ha il suo tempo e le Madonne con il Cristo in braccio ci sembrano adesso solo dipinti ben riusciti. <strong>Per fare arte bisogna andare contro l’arte, tentare di distruggerla. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tra le pagine del romanzo <em>Contronatura</em> possiamo leggere: “Io non scrivo pensando a un pubblico, come gran parte degli scribacchini che bazzicano nel tuo salotto, ma per la letteratura e anche, se vuoi saperlo, contro la letteratura, per quanto possa sembrarti strano”. Parole che testimoniano l’impegno dell’autore per l’attività letteraria, impegno raro oggi in Italia. I <strong>nostri scrittori, infatti, nei loro testi preferiscono parlare d’altro, lisciarsi una parte politica, arruffianarsi i lettori con temi ammiccanti e ramanzine morali ad hoc</strong> e quindi, quando la letteratura è in pericolo, <strong>chi ha un grande potere è chiamato a rispondere a una grande responsabilità. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Max Fontana è il protagonista radicalmente triste del romanzo <a href="http://www.giunti.it/libri/narrativa/ll-piu-grande-artista-del-mondo-dopo-adolf-hitler/" target="_blank" rel="noopener"><em>Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler</em></a>, capolavoro firmato da Massimiliano Parente</strong>. Max, persa ogni speranza di coronare il suo sogno di diventare un grande artista, è vicino al suicidio. In un ultimo e strano guizzo vitale, però, eiacula su <em>L’origine del mondo</em> di Courbet nel Museo d&#8217;Orsay. Uscito di prigione, il sogno si è fatto realtà: è l’artista contemporaneo più celebre del mondo. Dello scandalo e della conseguente indignazione, dopo essere divenuto famoso, egli fa le sue armi di conquista. Decora quindi con delle svastiche tutto quello che crea, come <em>Heil Mary!</em>: “gigantesca Madonna che si erge maestosamente al centro di Roma, sovrastando il Colosseo, e alla cui vagina è appeso un Gesù bambino altrettanto enorme e gelatinoso e orribilmente penzolante dal cordone ombelicale, praticamente impiccato: uno scandalo”. Così il protagonista, <strong>scandalo dopo scandalo, supera i propri limiti e mette alla prova quelli dell’umanità, indagandola, mettendola a nudo</strong>. È il caso dell’opera <em>Bottone dell’odio</em> che “Non c’entra con il nazismo, sebbene faccia riflettere anche sul nazismo. Il visitatore entra in una stanza e al centro, su un piedistallo, c’è una scatola con un bottone e delle brevi istruzioni incise su una targhetta. Prima di schiacciare il bottone, il visitatore deve pensare a una persona che odia. Dopo, deve schiacciare il bottone, e la persona, ovunque si trova, dovrebbe morire all’istante. Non so, tipo di infarto fulminante, o di ictus […] Di fronte al mio <em>Bottone dell’odio</em> si inquietavano non tanto perché non avessero nessuno da odiare. Il mio bottone, al contrario, ti costringeva a pensare a chi odiavi, senza volerlo ci pensavi, e pensavi che qualcuno morto lo volevi anche tu. È brutto quando pensi che vorresti qualcuno morto. È brutto ma è anche bello, liberatorio.”</p>
<p style="text-align: justify;">Parente, fuoriclasse della scrittura nostrana, porta avanti una storia attuale che si serve dello <strong>specchio dell’arte per indagare una società grottesca, ridicolizzando l’umanità in tutto ciò che questo concetto rappresenta</strong>, a partire dalla fragilità dell’unico vero essere umano: l’artista.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La prima domanda riguarda i motivi che hanno portato alla ristampa di questo romanzo. Quali sono? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto è nato dall’incontro con un artista geniale, Max Papeschi, con il quale abbiamo avuto l’idea di far diventare Max Fontana, il protagonista de <em>Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler</em>, un artista reale. In questo progetto è entrato entusiasticamente l’editore Giunti che, <strong>oltre al tascabile del romanzo appena uscito, pubblicherà il 31 ottobre <a href="http://www.giunti.it/libri/arte/max-vs-max/#" target="_blank" rel="noopener">il catalogo della mostra <em>Max vs Max</em></a>, curata da Gianluca Marziani, dove Max Fontana sfiderà Max Papeschi</strong> (debutterà a Roma il 6 dicembre, alla galleria <em>Contemporary Cluster</em>, per poi spostarsi a gennaio al <em>MACRO </em>e in seguito in tutta Italia). Un evento senza precedenti: un artista inventato, puramente letterario, diventerà vero sfidando un artista vero che sembra inventato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-63700 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/10/foto-1-2-194x300.jpg" alt="Parente" width="160" height="247" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-1-2-194x300.jpg 194w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-1-2-600x930.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-1-2.jpg 645w" sizes="(max-width: 160px) 100vw, 160px" />Potresti spiegarmi il ruolo dell’arte contemporanea nel romanzo in questione, nell’ideazione della trama? Penso anche, a tal proposito, a tutta una serie di opere che hai attribuito nella finzione narrativa al protagonista Max Fontana. Ho letto molte recensioni che interpretano questo romanzo come una esilarante o caustica denuncia della vacuità artistica dei nostri giorni. Mi sembra, però, riduttivo e vorrei sentire di più sulle vere ragioni di questo testo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">In realtà il romanzo ha avuto una doppia interpretazione: chi l’ha preso come una denuncia della vacuità di molta arte contemporanea, chi come un elogio. In realtà è entrambe le cose ed è un’opera più complessa di come possa sembrare a prima vista, dove ci si diverte molto perché la parte comica e satirica è particolarmente forte. Ma soprattutto, parafrasando quello che diceva Flaubert di Madame Bovary, <em>Max Fontana c’est moi</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Hitler viene nominato circa quattrocento volte nel romanzo. Il protagonista ne è ossessionato, come fosse un modello artistico da raggiungere perché, nel bene e nel male, la sua celebrità è inarrivabile. Oltre la provocazione, il dittatore tedesco è stato responsabile di un ritorno a un regime simbolico per il quale, ad esempio Nietzsche, avrebbe probabilmente stravisto, innamorandosene. Hitler è un artista solo per la sua celebrità?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Max Fontana <strong>coglie unicamente il lato pop di Hitler. Lo prende come un personaggio famoso, tra i più famosi di tutti i tempi. Per questo può permettersi di dire cose politicamente scorrette e a volte terribili,</strong> perché siamo su un piano di fascinazione spettacolare, senza ideologie, in cui la parola si libera da qualsiasi gabbia e può dire tutto quello che gli passa per la testa, soprattutto se è qualcosa che non si può dire. Max Fontana spinge all’eccesso i meccanismi della società dello spettacolo: per lui tra Hitler e Michael Jackson non c’è alcuna differenza.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-63701 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/10/foto-2-300x59.jpg" alt="Parente" width="300" height="59" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-2-300x59.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-2-768x152.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-2-1024x203.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/10/foto-2-600x119.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Mi vengono in mente tre esempi di arte contemporanea: Marina Abramović che, durante una sua performance al MoMA nel 2010, viene sorpresa dal suo ex compagno Ulay e piange rivedendolo; Damien Hirst che recupera dalla nave naufragata “Unbelievable” alcuni straordinari resti – da questa storia, chiaramente finta, nascono una mostra e un documentario; Banksy distrugge un suo quadro appena battuto all’asta per un milione di sterline. Tre opere con una risonanza incredibile: l’arte sta superando l’arte? Che rapporto c’è tra arte, realtà e finzione, alla luce di questa stagione artistica? Nel tuo romanzo ci dovrebbe essere qualcosa di simile: me ne potresti parlare? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Non sono fenomeni recenti, tutta l’arte del XX secolo è concettuale. Con un grande padre storico: <strong>Marcel Duchamp, che con il <em>readymade </em>mise fine all’idea che un artista dovesse produrre necessariamente un manufatto. Per lui contava solo il pensiero.</strong> Ci sono ancora molti passatisti che vorrebbero un ritorno alla pittura figurativa, ma quello che conta nell’arte sono le idee, indipendentemente da come vengono realizzate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Guardando alle persone famose, scrivendo degli ambienti che frequentano,  dove lavorano – la televisione, i salotti –, insomma di tutto ciò che pur essendo reale sottende finzione, teatralità, riesci a focalizzare meglio qualcosa che riguarda tutti, famosi e non?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Del rapporto tra persone famose e realtà mi sono occupato molto in <em>Contronatura</em>, la prima parte della <em>Trilogia dell’inumano</em>, che La nave di Teseo ha pubblicato l’anno scorso in un volume di millesettecento pagine. Lì c’è uno scrittore che vive all’ombra di una importantissima showgirl e cerca di emergere in un mondo in cui tutto sembra accadere solo in superficie. Essendo ambientato all’inizio del Duemila, contava ancora molto la televisione. Mentre ne <em>Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler</em>, scritto già nell’era di Netflix, <strong>sono i personaggi delle serie televisive a essere più reali della realtà, mentre è la realtà, rispetto alla fiction, a essere imperfetta e frustrante</strong>. Come è frustrante la vita di qualsiasi individuo, perché chiunque vorrebbe essere famoso. Lo vediamo con i social network, nei quali ognuno si lamenta della privacy ma al contempo posta in continuazione tutto ciò che fa, per dire: “ehi, guardate, ci sono anche io”. Oggi c’è stato uno scarto ulteriore: <strong>abbiamo iniziato con i reality, in cui ragazzi comuni diventavano famosi, e siamo arrivati a una disastrosa rivoluzione politica, nella quale la gente comune è andata al potere. </strong>La mediocrità è diventata un merito, una conquista, una carriera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Di certo non scrivo per esprimermi. Non scrivo perché mi piace, perché uno scrittore che non sia tale lo riconosci subito da due cose: o lo fa perché gli piace, e quindi, dilettandosi, è un dilettante, o lo fa per mestiere, e allora è un timbratore di cartellini editoriali. Scrivo, detto altrimenti, perché quello che voglio scrivere io posso scriverlo solo io”. Una posizione del tutto controcorrente rispetto al trend odierno. Che ne pensi della letteratura italiana oggi? Che cosa compra Massimiliano Parente quando va in libreria? </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ormai leggo per lo più saggi di scienziati, di neuroscienze, di biologia, di astrofisica, perché oggi la scienza è la vera avanguardia del pensiero. <strong>Il mondo umanistico, ignorandola, è rimasto inesorabilmente indietro</strong><strong>. Infatti, scrittori che sono anche scienziati, come Piersandro Pallavicini, o che si interessano alla scienza, come Ian McEwan, hanno una marcia in più.</strong> Mentre il letterato medio crede ancora che quella di Darwin sia una “teoria” – e dunque ci troviamo di fronte a umanisti che non sanno niente dell’uomo. Non per altro uno dei romanzi più interessanti degli ultimi anni, per me, è <em>Origin</em>. Lo ha scritto un autore di genere, Dan Brown, scientificamente documentatissimo. Tocca un tema fondamentale dell’umanità, l’origine della vita, la morte, la fine delle religioni, che i letterati con la puzza sotto al naso non riuscirebbero mai a immaginare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Avevi annunciato di non voler più scrivere romanzi. Come mai? Ci hai detto tutto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Quando ho finito di scrivere la trilogia, che mi ha impegnato per tredici anni, pensavo più o meno di aver detto tutto, poi mi sono esplosi in mano <em>Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler </em>e <em>L’amore ai tempi di Batman</em>. Attraversavo una fase depressiva, ma sono usciti per conto loro nonostante abbia impiegato un paio d’anni per ciascuno. <strong>Dopo <em>L’amore ai tempi di Batman</em> ho deciso che non avrei più scritto, perché più o meno avevo detto tutto quello che volevo dire in otto romanzi e quattro saggi. Quest’estate, però, ho avuto un’idea e ho sottoposto il progetto a Elisabetta Sgarbi. Lei ha accettato con un tale entusiasmo che l’ho scritto in un mese e mezzo.</strong> Uscirà per La nave di Teseo il 29 novembre. Non posso dire niente altro, sarà una sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Alessandro Paglialunga</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/per-lui-tra-hitler-e-michael-jackson-non-ce-differenza-massimiliano-parente-ripubblica-il-suo-libro-piu-folle-in-attesa-del-prossimo-alessandro-paglialunga-lo-intervista/">“Per lui tra Hitler e Michael Jackson non c’è differenza”: Massimiliano Parente ripubblica il suo libro più folle (in attesa del prossimo). Alessandro Paglialunga lo intervista</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“L’evasione fiscale è un dovere morale”: Alberto Forchielli firma il manuale bombarolo “per fare la Rivoluzione in un Paese di vecchi”</title>
		<link>https://www.pangea.news/levasione-fiscale-e-un-dovere-morale-alberto-forchielli-firma-il-manuale-bombarolo-per-fare-la-rivoluzione-in-un-paese-di-vecchi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 06:53:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Segnatevi questa data: 12 aprile 2018. Esce Muovete il culo! È il nuovo, commovente, divertente, rivoluzionario, trascinante e imperdibile libro di Alberto Forchielli. Lo pubblica Baldini Castoldi che ha vinto l’asta con i soldi sganciati da Elisabetta Sgarbi, che l’ha voluto fortemente in catalogo nonostante Forchielli sia il nemico pubblico numero uno del fratello Vittorio. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/levasione-fiscale-e-un-dovere-morale-alberto-forchielli-firma-il-manuale-bombarolo-per-fare-la-rivoluzione-in-un-paese-di-vecchi/">“L’evasione fiscale è un dovere morale”: Alberto Forchielli firma il manuale bombarolo “per fare la Rivoluzione in un Paese di vecchi”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Segnatevi questa data: 12 aprile 2018. Esce <em>Muovete il culo!</em> È <strong>il nuovo, commovente, divertente, rivoluzionario, trascinante e imperdibile libro di Alberto Forchielli. Lo pubblica Baldini Castoldi</strong> che ha vinto l’asta con i soldi sganciati da Elisabetta Sgarbi, che l’ha voluto fortemente in catalogo nonostante Forchielli sia il nemico pubblico numero uno del fratello Vittorio. E <em>chapeau</em> a lei e a Luca Ussia, di Baldini Castoldi, che hanno avuto il coraggio di pubblicarlo, titolo compreso, con il rischio querele che seguirà.</p>
<p><img decoding="async" class="size-medium wp-image-60203 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/04/21-mengoli-forchielli-216x300.jpg" alt="21-mengoli-forchielli" width="216" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/21-mengoli-forchielli-216x300.jpg 216w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/21-mengoli-forchielli-768x1066.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/21-mengoli-forchielli-738x1024.jpg 738w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/21-mengoli-forchielli-600x833.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/04/21-mengoli-forchielli.jpg 1583w" sizes="(max-width: 216px) 100vw, 216px" />Nel testo sono citato diverse volte e ciò mi riempie di orgoglio ma è più utile arrivare subito al dunque e già il sottotitolo mi è d’aiuto: <em>Lettera ai giovani per fare la rivoluzione in un Paese di vecchi</em>. Non posso svelarvi troppi dettagli perché anche se è un saggio si sviluppa con una trama in crescendo che arriva a un finale esplosivo. Posso però riproporvi alcuni stralci, per capire il tono:<strong> “<em>I cittadini devono tornare a fare i partigiani contro le folli regole istituzionali. Con una regola semplice. In sostanza bisogna prendere il presidente Mattarella come stella polare e fare sempre il contrario di quello che dice</em>”.</strong> Perché: “<em>Bisogna avere il coraggio di dire che l’Italia è sotto la dittatura dei partiti. Per un colpo di Stato perpetrato, a nostro danno, da poveretti senza nessun ideale politico e/o rivoluzionario, che se Che Guevara o Borghese potevano essere criticati, questi nostri «rappresentanti», per intenderci, sono degli scappati di casa. Una dittatura morbida, quindi, che…</em><em> legifera per i propri interessi che non collimano mai con quelli dell’Italia</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Così, per Forchielli, i cittadini devono tornare a fare i partigiani: <em>“In questo senso l’evasione fiscale potrebbe anche diventare un dovere morale per smettere di mantenere quelli che infilano la Boschi in un seggio sicuro per rimetterla in parlamento nonostante tutto…</em></strong><em> Prendiamo la cittadinanza a Tonga o a Palau. Si può fare anche online, se avete la connessione a Internet. Con l’Italia a perenne rischio default serve sempre un «piano B».</em> <em>Lo capite, vero<strong>? Si stanno mangiando tutto senza combinare un cazzo! Altrimenti non ci sarebbe stata la corsa per l’ultimo seggio disponibile in parlamento, tra vip o presunti tali e cialtroni di ultima categoria</strong>, tutti in fila nelle segreterie di partito per il loro seggio sicuro in parlamento, per diventare il prossimo «Turista per sempre», come li chiama Mengoli</em>… <em>Quindi, forza, non perdete tempo, buttate su un capannone abusivo e votate per chi ve lo condonerà. La scaltrezza è l’unica arma per sopravvivere ai dittatori parlamentari… Fatevi pagare in nero, sempre e comunque. Se non siete evasori totali non valete un cazzo. <strong>Quando comprate qualcosa, esigete di non pagare quella cazzo di Iva!!! Altrimenti che si fottano.</strong> Intestate tutto ai prestanome e comportatevi da banditi, l’avrete sempre vinta, anche perché se vi portano in tribunale pagherete tutto e pagherete caro – see, magari! – ma tra vent’anni, quando farete i bisnonni a Tonga e Palau”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Provocazione o esortazione reale? Sta di fatto che <strong><em>Muovete il culo!</em></strong> è una bomba che esplode nella coscienza di tutti noi. <strong>Anzitutto è una feroce esortazione ai giovani: “<em>voglia di studiare, voglia di lavorare (anche usando le mani, anche sporcandole) e poche pugnette in testa vi porteranno lontano, nonostante i populisti-fancazzisti che avrete sempre intorno alle balle.</em></strong><em> E, soprattutto, per tutti, smettete di lagnarvi e guardate al futuro, che sarà migliore anche grazie al vostro contributo</em>”. Con un indimenticabile decalogo sulle cose da fare per i giovani italiani, il libro è anche un’analisi circonstanziata sull’Italia odierna in un confronto – drammatico – con il resto del mondo che corre fortissimo, con soluzioni concrete – rivolte al singolo e al sistema – per affrontare il divario.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione, Forchielli ha scritto le regole della nuova Resistenza. Accettandone i rischi, conclude: <em>“Muoviamo il culo&#8230; e per l’inizio della lotta armata riceverete presto nuovi comunicati!”</em></p>
<p style="text-align: justify;">Tutto inizia leggendo il libro: <em>“Davvero e per sempre viva l’Italia”.</em></p>
<p><em>Michele Mengoli</em></p>
<p><em>www.mengoli.it</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/levasione-fiscale-e-un-dovere-morale-alberto-forchielli-firma-il-manuale-bombarolo-per-fare-la-rivoluzione-in-un-paese-di-vecchi/">“L’evasione fiscale è un dovere morale”: Alberto Forchielli firma il manuale bombarolo “per fare la Rivoluzione in un Paese di vecchi”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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