<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Elisabetta Fadini Archivi - Pangea</title>
	<atom:link href="https://www.pangea.news/tag/elisabetta-fadini/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.pangea.news/tag/elisabetta-fadini/</link>
	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
	<lastBuildDate>Wed, 20 Jul 2022 15:49:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.8</generator>
	<item>
		<title>“Ci piacciono gli irrispettosi. Sia merito ai vinti”. Dialogo con Elisabetta Fadini</title>
		<link>https://www.pangea.news/rumors-elisabetta-fadini-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2022 02:57:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dialoghi]]></category>
		<category><![CDATA[cultura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Fadini]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Rumors]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.pangea.news/?p=91915</guid>

					<description><![CDATA[<p>Elisabetta Fadini è artista poliedrica. Insieme ad altri, ha portato in Italia il reading. Poi, con importanti artisti e intellettuali, ha lanciato il primo Manifesto di Reading. Da esso è nato “Rumors Festival – Illazioni vocali”, festival musicale da lei diretto, in Verona, quest&#8217;anno alla sua decima edizione. Ultimamente è tornata a calcare le scene [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/rumors-elisabetta-fadini-intervista/">“Ci piacciono gli irrispettosi. Sia merito ai vinti”. Dialogo con Elisabetta Fadini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Elisabetta Fadini è artista poliedrica. Insieme ad altri, ha portato in Italia il reading. Poi, con importanti artisti e intellettuali, ha lanciato il primo Manifesto di Reading. Da esso è nato <a href="https://www.facebook.com/rumorsfestival" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>“Rumors Festival – Illazioni vocali”</strong>,</a> festival musicale da lei diretto, in Verona, quest&#8217;anno alla sua decima edizione.</p>



<p>Ultimamente è tornata a calcare le scene con uno spettacolo <em>Omaggio a Emilio Salgari. La tigre a Verona</em>. Lo spettacolo, che ha visto la sua prima il due maggio scorso al teatro Camploy di Verona, su testi di Silvino Gonzato, tra i massimi esperti italiani di Salgari, narrava più la vita che le opere del grande scrittore, padre di Sandokan.</p>



<p>“La regia è di Gianpaolo Savorelli, storico direttore dell’Estate Teatrale Veronese, mente illuminata, uomo di grande intelligenza. Anche l’attore Massimo Totola era sul palco con me. Ringrazio inoltre per questo progetto Teo Ederle, uno dei più bravi bassisti italiani, che mi ha permesso di ritrovare la dimensione dello spettacolo, fatto di commozione e dedizione. Quando si mette in scena uno spettacolo bisogna amare, perché non si scherza con la storia e nemmeno con la vita di chi si porta in scena. E così abbiamo fatto, passo dopo passo, noi tre, sul palco. Abbiamo imparato a volere bene al buon Salgari, cercando di rendergli la giustizia che meritava, lui che era anche giornalista, ed era quello il lavoro che gli permetteva di vivere. Capita spesso, molti dei più grandi scrittori devono passare la vita dietro a una scrivania ingrata. <strong>Si renda merito ai vinti, prima che ai vittoriosi. Ha creato un eroe, un gigante per i buoni, Sandokan.</strong> Salgari è nato a Verona, ma non lo si è mai rispettato. Ci piacciono gli irriverenti, quelli che si fanno anche male pur di difendere qualcosa”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/208094554_195480435914893_4442403904220504545_n-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-91916" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/208094554_195480435914893_4442403904220504545_n-1024x1024.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/208094554_195480435914893_4442403904220504545_n-300x300.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/208094554_195480435914893_4442403904220504545_n-150x150.jpg 150w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/208094554_195480435914893_4442403904220504545_n-768x768.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/208094554_195480435914893_4442403904220504545_n-600x600.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/208094554_195480435914893_4442403904220504545_n-100x100.jpg 100w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/208094554_195480435914893_4442403904220504545_n.jpg 1080w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Il teatro e la sua disciplina ha fatto parte a lungo del tuo percorso artistico. Hai frequentato il Living Theatre, dove era richiesto un rigore psicofisico ai massimi livelli. Che influenza ha avuto il teatro nel tuo modo di gestire altre discipline artistiche? Cosa ne pensi dello stato del teatro odierno e delle sue prospettive?</strong></p>



<p>“Judith Malina è stata una donna pazzesca, non si è mai fatta imbalsamare nelle <em>quattro mura</em> del commercio teatrale. A lei non interessava del mercimonio, si è sempre battuta per la libertà di pensiero, era una persona vera, una che ti faceva credere nella giustizia, una che ti guardava negli occhi e tutto il resto veniva dopo. Direi che le avanguardie teatrali del Novecento richiedevano tutte lucidità mentale e dedizione, chi non ce l’aveva si perdeva nel niente. Sono state un insegnamento di umiltà per chi le ha capite, dovevi partire dal centro dell’essere umano per cercare la verità; nessuna ipocrisia, nessun imbarazzante vestito cucito addosso. Quello che mi porto dietro è un gigantesco ascolto della gente, ascolto tutti, è questo che il teatro mi ha insegnato, e che dovrebbe insegnare, ma così anche la musica. <strong>Gli artisti dovrebbero essere prima di tutto sacerdoti dell’ascolto, parafrasi onnipotente di unione. Non è esibizione, si è medium di qualcosa di altro che va ricordato, insegnato a chi arriva dopo di te;</strong> si ha una grande responsabilità che ultimamente vedo in pochi, e la storia dovrebbe essere la nostra grande Dea Madre. L’onestà artistica è quella che ci unisce tutti. Non ho mai trovato nessuna differenza tra le arti, è tutto un insieme di gigantesca appartenenza. Il rispetto e l’onestà, perché sul palco si e nudi, così valevano, così valgono e così varranno, le altre cose sono un inghippo momentaneo. La gente ha bisogno di onestà, ora più che mai. Però più sei onesto più ti tolgono la parola, perché dai fastidio”.</p>



<div type="product" ui="style-3" ids="90794 " class="wp-block-banner-post"></div>



<p><strong>Il nostro Paese attraversa una fase di eclissi culturale. All&#8217;avverarsi della profezia pasoliniana si è aggiunta una tendenza alla semplificazione dal sapore vagamente orwelliano. L&#8217;incultura colpisce i ceti bassi, ma, ed è quello che forse più impressiona, anche le classi intellettual-dirigenziali; in altre parole le élite, siano esse politiche o culturali. Come vivi questa situazione, cosa ne pensi e cosa pensi si possa fare per cominciare a risalire la china?</strong></p>



<p>“È così, da anni, Pasolini lo diceva. Ha sempre difeso i suoi <em>adorabili</em>:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“Le persone più adorabili sono quelle che non sanno di avere dei diritti. Sono adorabili anche le persone che, pur sapendo di avere dei diritti, non li pretendono o addirittura ci rinunciano. Sono abbastanza simpatiche anche quelle persone che lottano per i diritti degli altri (soprattutto per coloro che non sanno di averli). Ci sono, nella nostra società, degli sfruttati e degli sfruttatori. Ebbene, tanto peggio per gli sfruttatori”.</strong></p></blockquote>



<p>Così lui difendeva la purezza, quella dei ragazzi, quella di chi si batteva per la forza della vita. Esistono dei valori da sempre, per questo i supereroi ci sono sempre piaciuti. Serve una visione che oltrepassi tutto, e spetta agli artisti. L’incultura ha colpito anche i ceti alti, e quindi serve “memoria”, serve “poesia”. Però non si usi la gente, o meglio non si abusi dei ceti bassi, per dirla con le parole di Peter Brook, che per lui era il “Teatro Ruvido”:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><strong>“È sempre il teatro popolare a salvare la situazione. Nelle diverse epoche ha assunto molte forme, ma l&#8217;elemento che le accomuna è uno soltanto: una certa ruvidezza. Sapore, sudore, rumore, odore: teatro che non è in un teatro, ma su carri, palchi mobili, pedane rialzate; spettatori in piedi o seduti ai tavoli, davanti a un bicchiere, che partecipano all&#8217;azione, che rimbeccano gli attori; un teatro fatto nei retrobottega, nelle soffitte, nei granai; soste di una sola sera, un lenzuolo lacero appuntato alle due estremità della sala, pannelli malconci che nascondono cambiamenti rapidi”.</strong></p></blockquote>



<p>È sempre il teatro popolare a salvare la situazione, quello che vince sempre, perché è quello che c’è sempre stato, anche in mezzo alla polvere e alla sporcizia delle strade. Si parte da là. È dalla gente che impari a dare alla gente, tutto il resto è semplicemente un’evoluzione di alcuni che ne hanno fatto una passione e poi una bandiera di libertà. La cultura ce l’hai se la cerchi e te la crei se hai voglia di imparare. Non sempre ti salva, ma ti difende l’anima. L’unica chiave di lettura è la filosofia del respiro, che spero vinca, l’ho detto centinaia di volte: “l’uomo cade e sputa, sputa e cade e raramente impara”. È ora di imparare a crescere con orgoglio&#8221;.</p>



<p><strong>La musica popolare sembra ormai avere esaurito il suo corso, a detta di molti. Tra revival infiniti e fenomeni effimeri che ricalcano (male) quelli di venti o trenta anni fa, pare si stia smarrita la bussola. Manca un metro di giudizio e una critica vera e propria, che, agendo puntualmente, contribuisca alla ri-creazione musicale. Come vedi la situazione della musica attuale? Come fai a scegliere artisti sempre efficaci, pur di diversissima provenienza? E quali artisti desidereresti, più di tutti, portare un giorno a Rumors?</strong></p>



<p>“Sinceramente i gruppi che fanno cover non mi interessano. Vorrei vedere artisti sul palco, gente che suona e canta se stessa. A me piacciono i “compositori”, chi sa che sta creando una storia, giusta o sbagliata che sia, ma pur sempre una storia, perché dobbiamo andare avanti, ora e qui, la storia la stiamo facendo noi. Negli ultimi anni stiamo assistendo un imponente ritorno di band storiche, cosa incredibile solo qualche anno fa. Ribadisco che la gente vuole la verità, e quindi gli originali. Ecco perché sta accadendo questo. Si parte sempre da qualcuno prima di te, si impara comunque da altri prima di te, ed è giusto omaggiarli, ma non scimmiottarli<strong>. Si deve ripartire da qui, si torni nelle cantine, negli scantinati, si riparta dalle chitarre comprate con i soldi delle mance. Il mercato è inevitabile.</strong> Qualcuno di bravo c’è in questo paese, e ci sono anche manager colti, non dobbiamo sempre pensare ai manager come figure avventuriere e ingannevoli. Servono grandi “registi” che con i manager decidono quali sono gli artisti più validi. Il lavoro di sinergia vince sempre. Così faccio da anni, si decidono artisti di qualità, musicisti di valore. Serve rispetto per tutti. Per quanto riguarda la critica, la pensiamo tutti allo stesso modo, serve coraggio per scrivere la verità, e serve cultura per scrivere di cultura. Io ho tentato di sacralizzare la cultura passando dalla gente. Vorrei tanto portare PJ Harvey, ci sto lavorando da qualche anno. E poi vorrei portare lui, il più grande: David Byrne”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/rumors-elisabetta-fadini-intervista/">“Ci piacciono gli irrispettosi. Sia merito ai vinti”. Dialogo con Elisabetta Fadini</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2022/07/Eli-1024x603.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Dialogo con Elisabetta Fadini su &#8220;Rumors&#8221;. In rassegna, Giovanni Lindo Ferretti. L&#8217;edizione è dedicata a Battiato: “Ci sono artisti che insegnano a vivere”</title>
		<link>https://www.pangea.news/rumors-festival-intervista-elisabetta-fadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 06:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Fadini]]></category>
		<category><![CDATA[Rumors festival]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=86070</guid>

					<description><![CDATA[<p>Pare che per gli affari politici italiani la cultura debba essere lasciata, tra le cose da fare e costruire senza disfare, al fanalino di coda. Come se in questo Paese, che ha il patrimonio culturale, di siti, di arti in genere con le sue opere talvolta millenarie, più grande e importante del mondo ci si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/rumors-festival-intervista-elisabetta-fadini/">Dialogo con Elisabetta Fadini su &#8220;Rumors&#8221;. In rassegna, Giovanni Lindo Ferretti. L&#8217;edizione è dedicata a Battiato: “Ci sono artisti che insegnano a vivere”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Pare che per gli affari politici italiani la cultura debba essere lasciata, tra le cose da fare e costruire senza disfare, al fanalino di coda. Come se in questo Paese, che ha il patrimonio culturale, di siti, di arti in genere con le sue opere talvolta millenarie, più grande e importante del mondo ci si possa permettere di lasciare le cose come stanno, perché tanto abbiamo ben altro a cui pensare. <strong>La politica purtroppo non mostra, diciamo da sempre, di essere lungimirante, sia nella conservazione sia nel creare interesse e conoscenza</strong>. È come se l’abbondanza di quantità e qualità fosse stato un regalo del cielo e dunque tutto fosse patrimonio, più che di noi italiani, del cielo stesso, in un bizzarro incontro metafisico tra un patrimonio caduto dalle alte vette e che noi non lo possiamo, in quanto creature terrene, tenere in salvo.</em></p>



<p><em>È</em> <em>chiaro che le cose stanno in altro modo, e dobbiamo ringraziare certi operatori culturali che a volte, giocando in controtendenza, si battono per la cultura e l’arte facendo a volte il doppio di quello per cui sono stati chiamati a contribuire. <strong>Una di questi è Elisabetta Fadini, di Verona, dunque nata cresciuta e vissuta in un ventre d’arte, potremmo dire, che da quasi un decennio porta avanti con successo crescente il festival musicale </strong></em><strong><a href="https://www.ticketmaster.it/artist/rumors-festival-biglietti/1012759" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rumors</a></strong><em><strong>, che ha portato nella città artisti straordinari</strong>. Sappiamo che la musica dal vivo avvicina il pubblico ad autori spesso di nicchia che altrimenti, nel marasma generale, farebbe fatica a conoscere.</em></p>



<p><em>Per dire in breve, la signora Fadini studia con il grande intellettuale Roberto Sanesi all’università e in seguito, dopo alcune formative esperienze nella pittura, si dedica alla sua grande, viscerale passione che è quella per la recitazione. Da alcuni anni si dedica al festival, sua creatura dall’ideazione alla realizzazione, raccogliendo importanti consensi e attestati di stima a livello nazionale e internazionale. L’abbiamo intervistata. (<strong>Franz Krauspenhaar</strong>)</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="945" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/06/DoBLeY5XUAEJqCa-1024x945.jpg" alt="" class="wp-image-86071" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/06/DoBLeY5XUAEJqCa-1024x945.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/06/DoBLeY5XUAEJqCa-300x277.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/06/DoBLeY5XUAEJqCa-768x709.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/06/DoBLeY5XUAEJqCa.jpg 1125w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong><em>Elisabetta Fadini. Si potrebbe dire, una vita per l’arte. Ma non solo. Lei ha studiato le connessioni tra le cose dell’arte e non solo con un maestro d’eccezione, ha dipinto per un periodo, ha trovato la sua strada nel teatro e nell’organizzazione e conduzione di eventi musicali. Qual è stata la molla che l’ha spinta a compiere un viaggio così articolato e in progress?</em></strong></p>



<p>Forse dalla stessa pulsione per la vita. Dell’arte coglievo già da piccola gli stati emotivi, la grandezza spirituale, quella bellezza che a volte non si spiega a parole, ma piuttosto tra connessioni, ritornando alla sua domanda, come diceva <a href="http://www.pangea.news/roberto-sanesi-ritratto-elisabetta-fadini/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Roberto Sanesi</a>, una mirabile eccezionalità di rimandi e di appartenenza. Appartenere ad un branco credo sia la cosa più importante, come diceva Gaber: “l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé”.</p>



<p><em><strong>Come ideatrice e diciamo così </strong></em><strong>deus ex machina</strong><em><strong> di </strong></em><strong>Rumors Festival &#8211; Illazioni vocali</strong><em><strong>, Lei si trova da nove anni nella posizione di condurre e portare a termine una delle più importanti rassegne, o festival musicali, del panorama nazionale. Cosa è nel profondo </strong></em><strong>Rumors </strong><em><strong>e cosa le ha dato, nel bene ma anche nel male</strong></em>?</p>



<p><em>Rumors </em>è un concetto, una difesa dell’arte, una “cosa” che difende le idee. Si doveva fare a Milano, poi parlando con Flavio Tosi abbiamo deciso di portarlo a Verona, puntando all’internazionalità delle proposte. Doveva essere qualcosa che potesse rappresentare la bellezza di Verona, qualcosa all’altezza della storia di Shakespeare, di Dante, che ha scritto a Verona gran parte del <em>Paradiso</em>, della storia della lirica, che l’Arena si porta con sé da sempre, dove la Callas trovò casa professionale e personale.</p>



<p>Ma, prima di tutto, quello che è sempre stato importante per noi stava nella libertà dell’intelletto, una panacea che potesse colmare le ingiustizie che negli anni sono state fatte all’arte, e agli artisti e a tutti quei “santi” intellettuali che hanno dato la loro vita per l’arte e la cultura. Tosi ci ha sempre creduto, e così ha dato modo a molti di vivere in serenità con questo “lavoro”, con un rispetto che prima di tutto è stato protezione umana.</p>



<p><em>Rumors </em>è un festival che vive d’arte, mai di commercialità, vive per il pubblico, vive per la forza delle idee, vive per l’istruzione e per i valori, ma prima di ogni altra cosa vive per un’onestà intellettuale che oggi pare essere un ideale dimenticato nei primi anni del ‘900, quando ancora la politica colloquiava con gli intellettuali, ne traeva spunto e discussione. Quando si collaborava per tenere una dimensione ideale per una grande istruzione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="612" height="405" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/06/istockphoto-652908922-612x612-1.jpg" alt="" class="wp-image-86072" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/06/istockphoto-652908922-612x612-1.jpg 612w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/06/istockphoto-652908922-612x612-1-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></figure>



<p><em><strong>L’amore per l’arte tutta, anche se la sua disciplina di riferimento è la recitazione, L’ha portata a confrontarsi non solo con diverse modalità d’espressione ma anche con diversi personaggi preposti all’organizzazione. Ce ne parli.</strong></em></p>



<p>Il teatro in sé è musica, è melodia, ritmo. Tutti noi parliamo con una sonorità, camminiamo, ci muoviamo cercando una grazia. Non c’è differenza tra una disciplina l’altra, ce l’hanno insegnato Artaud, Céline, Cage, <a rel="noreferrer noopener" href="http://www.pangea.news/henri-michaux-ritratto/" target="_blank">Michaux</a>, Carmelo Bene.</p>



<p><strong><em>Quali sono gli ospiti a suo parere più interessanti anche dal punto di vista umano della sua rassegna?</em></strong></p>



<p>Prima di tutti Giovanni Lindo Ferretti, un maestro che ha fatto della sua vita una scelta. La sua indipendenza, la forza delle sue idee, la sua libertà, la sua scrittura, uno degli ultimi due poeti dediti alla musica. L’altro era Franco Battiato, al quale quest’anno dedico l’edizione di <em>Rumors Festival</em>. Mi sembra il minimo. Ci sono artisti che ci insegnano a vivere.</p>



<p><strong><em>Di cosa ha bisogno una città d’arte come Verona, la sua città, per incidere maggiormente nello sviluppo delle attività artistiche a livello non solo nazionale ma anche internazionale?</em></strong></p>



<p>Domanda difficile ma che mi è molto chiara nella risposta. Fare giustizia, dare la giusta dimensione alla città di Verona, riconoscerla come la perla che è a livello internazionale, riqualificandola per ciò che si merita. Non dimenticando le realtà locali di cui essere fieri, perché Verona ha una tradizione di teatro amatoriale importantissima e riconosciuta in tutta Italia. E ovviamente ritornare ai fasti antichi dei bei tempi della lirica, fare concerti di cui ci si ricordi nella storia, con quella fierezza di essere una città italiana tra le più belle del mondo. La cultura può dare un grande apporto all’economia locale, non dimentichiamolo.  Io voglio il bene della gente, me l’ha insegnato il palcoscenico, gli artisti vogliono il bene della gente, e questo voglio anch’io.</p>



<p><em><a href="https://www.veronasera.it/eventi/giovanni-lindo-ferretti-concerto-verona-29-giugno-2021.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">*In copertina: Giovanni Lindo Ferretti; sarà al Festival Rumors di Verona il prossimo 29 giugno</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/rumors-festival-intervista-elisabetta-fadini/">Dialogo con Elisabetta Fadini su &#8220;Rumors&#8221;. In rassegna, Giovanni Lindo Ferretti. L&#8217;edizione è dedicata a Battiato: “Ci sono artisti che insegnano a vivere”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/06/lindoferretti2-1024x768.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>“Forse è stato l’uomo che ho amato di più nella mia vita, di certo è uno per cui ti vanti di essere italiano”: ode sopra l’intelletto di Roberto Sanesi</title>
		<link>https://www.pangea.news/roberto-sanesi-ritratto-elisabetta-fadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 07:25:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Fadini]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Sanesi]]></category>
		<category><![CDATA[T. S. Eliot]]></category>
		<category><![CDATA[William Blake]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=73693</guid>

					<description><![CDATA[<p>“Ci sono uomini che amano il futuro come un’amante, e il futuro mescolava il suo respiro con il loro e scuoteva i capelli intorno ad essi e li celava alla comprensione della loro epoca. Uno di questi uomini era William Blake, e, se si espresse in modo confuso e oscuro, fu perché parlava di cose [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/roberto-sanesi-ritratto-elisabetta-fadini/">“Forse è stato l’uomo che ho amato di più nella mia vita, di certo è uno per cui ti vanti di essere italiano”: ode sopra l’intelletto di Roberto Sanesi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>“Ci sono uomini che amano il futuro come un’amante, e il futuro mescolava il suo respiro con il loro e scuoteva i capelli intorno ad essi e li celava alla comprensione della loro epoca. Uno di questi uomini era William Blake, e, se si espresse in modo confuso e oscuro, fu perché parlava di cose per le quali nel mondo a lui noto non trovava modelli atti a esprimerle. Blake annunciò la religione dell’arte”, W.B. Yeats</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi risulta faticoso ed emozionate affrontare questa storia, la storia di uno dei più potenti maestri del pensiero del ’900 italiano, <a href="http://www.treccani.it/enciclopedia/roberto-sanesi_%28Dizionario-Biografico%29/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Roberto Sanesi</a>, uno di quelli che posso dire di aver conosciuto e respirato profondamente</strong>, e di come iniziò così la mia una lunga strada di apparizioni e di scommesse, ma soprattutto di illuminazioni, da qui nacque il mio amore e la mia dedizione per l’avventura più grande della mia esistenza, la fede per la più immaginifica religione, quella dell’arte.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-73694 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/02/libro1-20-191x300.jpg" alt="" width="278" height="437" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro1-20-191x300.jpg 191w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro1-20.jpg 488w" sizes="(max-width: 278px) 100vw, 278px" />Sanesi era un grandissimo figo, <strong>uno di quelli che ti spiegava subito che se conosci resusciti, e che la mente è potere, come lo era la porpora per i Fenici</strong>, e che il senso di certe parole e la metrica possono cambiare il corso della storia e di molte esistenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, era questo il suo modo per farti capire la strada, una strada ha mille altre porte, dove i rimandi e le coincidenze erano il legante eccellente e perplesso della storia, e del come nulla accade per caso. Nel corso dei tempi, le epoche si parlano attraverso i propri avventori, alcuni artisti attraverso le loro apparizioni dipanano non solo il presente, ma anche il tempo a venire, precostituiscono un futuro azzardato di consonanze e di visioni parallele, <strong>in pratica sono dei medium che percepiscono gli avvenimenti futuri, le strategie dell’esistenza, le immaginifiche porte della conoscenza che il mondo deve ancora intuire. Tutto torna, ed è tutto un richiamo a qualcosa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Sanesi poeta, era in grado di lavorare su una notevole varietà di forme metriche, aneddotico, filosofico, metafisico, fu un grande traduttore della poesia inglese e americana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha tradotto varie versioni italiane delle opere teatrali di Shakespeare, Marlowe ed Eliot, ha scritto e tradotto libretti per produzione d’opera, tra cui <em>Turn of the Screw</em> di Benjamin Britten. La sua carriera di critico iniziò negli anni ’50 per la rivista “Aut-Aut” e fondatore delle Edizioni del Triangolo. <strong>Ha tradotto moltissimo T.S. Eliot. Scrisse di arte e di letteratura senza distinzione, collaborava con il “Corriere della Sera”. </strong><strong>È</strong><strong> stato insegnante di letteratura comparata, dal 1970 al 1975 è stato direttore artistico di Palazzo Grassi a Venezia.</strong> Fu lui stesso tradotto da poeti come William Alexander, Richard Burns, Cid Corman e Vernon Watkins.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Fare arte collegando passato e futuro non si chiama forse occultismo? E l’arte non parla di magia e previsioni ancora sconosciute?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Da William Blake imparò una delle cose che fece per tutta la sua vita, l’arte dell’incisione, e così ci spiegava che un artista ha mille vite, e che può essere scrittore di antropologia culturale, traduttore, attore, sceneggiatore, pittore, direttore museale, e poi poeta</strong>, ma la poesia di Sanesi era intrisa nella sua carne e nel suo sangue, quello profondo, quello che consacrava la sua gigantesca discendenza dai grandi Maestri del pensiero; la sua selezione lo portava ad essere ammirato ed amato. Chi lo guardava da lontano o chi come me lo spiava della fessura della porta dell’aula dopo avergli lasciato un bacio perugina sulla cattedra in facoltà prima che lui arrivasse e così per lui diventai Pollicino, esattamente come quello delle favole che lasciava un filo al suo passaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La comunicazione dell’arte è una sola, i mezzi infiniti, i parallelismi hanno un senso di conoscenza senza i quali non avremmo letto alcune tracce antiche nascoste tra le trame di quello che sarebbe diventato poi l’avvenire. Vorrei essere delicata come il silenzio, far parlare il movimento delle palpebre così perché il resto si crei da solo, senza forzature, vorrei una pace tale da poter riconoscere la grandezza. <strong>È</strong><strong> questo che ci voleva far capire, la maestria dell’eleganza, il super potere della conoscenza</strong>, la gigantografia della letteratura e l’incommensurabile bisogno che il mondo ha di poesia e di conoscenza.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-73695 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/02/libro2-33-196x300.jpg" alt="" width="272" height="416" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro2-33-196x300.jpg 196w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro2-33-85x130.jpg 85w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro2-33.jpg 261w" sizes="(max-width: 272px) 100vw, 272px" />Ogni grande monumento umano non fa chiasso</strong>, il chiasso lo fanno i cialtroni, e i disertori dell’informazione, quelli che non hanno cura nel dire, ma solo della notizia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Servono mille voci silenziose e profonde come l’epoca più ancestrale, e così mitigo tra i tempi per raccogliere le speranze della terra, che sia madre o inferno poco importa, la conoscenza la si scova nell’ostinata necessità di sapere e quando riconosci che tutte le vie sono collegate allora hai la forza dei giganti e nulla ti può scoraggiare ma nemmeno oltraggiare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Mi ha insegnato il paranormale, e il misticismo, ma anche l’evoluzione di una specie rara, quella sacra degli avventurieri terreni. </strong>Siamo tramiti di conoscenza e lo sappiamo. Eliot lo scelse in persona e gli disse “mi serve un poeta per tradurre le mie poesie” e così fu.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Si devono salvare solo le menti indispensabili, le atre voleranno in altri spazi più consoni al gesto finito, non alla mente, difenderemo la storia per proteggere le menti. E si lasci al sole il resto, se sarà fiore germoglierà, se sarà altro si dissecherà per diventare cenere. <strong>Non ce ne andiamo realmente se lasciamo delle tracce nelle menti di altri e poi di altri ancora. E in tutto questo dove sta la differenza tra terrificante e santificato?</strong> Dove le sette del tempo avevano differenza con certe chiese? Sia una potente rivoluzione a disarmarci, qualsiasi essa sia, purché desti coscienze e conoscenze. <strong>Non di certo questi contrabbandieri odierni dell’informazione che disobbediscono al principio fondamentale della coerenza, alzano una voce che non ha parole, in nome di un popolo che non conoscono</strong>, per stupire i più deboli, educandoli così alla sottospecie umana con obbligo di sopravvivenza. Qui sta l’infamia e qui sta il diavolo vero, per chi ci crede, nella più brutta specie d’insolenza, di questi uomini di paglia e di queste donne di gomma.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho riletto in questi giorni <a href="https://www.theguardian.com/news/2001/feb/13/guardianobituaries.books1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">l’articolo che il “Guardian”</a> gli dedicò qualche giorno dopo la sua morte, narrava del suo entusiasmo e dei suoi viaggi.</strong> Era il suo fascino prepotente che te lo faceva osservare in ogni dettaglio, quasi a voler carpire come si vestiva la cultura e che voce aveva.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sapere ha degli abiti, possiede occhi diretti e ininterrotti, conosce oltre le parole, declama prima dei fatti, legge il futuro attraverso le convergenze del passato, e ogni tanto ha un nome e cognome.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Serve uno stato mentale libero per poter leggere oltre gli schemi e Sanesi era uno che ti sceglieva perché diceva che eri già stato scelto prima dalla storia e dall’arte stessa. Forse è stato l’uomo che ho amato di più nella mia vita, di amore platonico s’intende, uno che sceglieresti per scappare dall’altra parte del mondo e di cui sei certa che non ti basterebbe altro.</strong> Se fosse già il primo giorno di Primavera probabilmente saremmo tutti più felici. Ricordo uno dei suoi ultimi libri di poesie “Il primo giorno di primavera”, portava questo titolo, era la rinascita che cercava…</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-73696 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/02/libro3-9-223x300.jpg" alt="" width="313" height="421" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro3-9-223x300.jpg 223w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro3-9.jpg 561w" sizes="(max-width: 313px) 100vw, 313px" />Lui era uno di quelli che l’ha fatto il ’900, quando ancora l’intelletto era vittoria</strong>, quando la cultura era ancora vanto e frastuono, quando la sapienza di pochi realmente istruiva i più.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Sanesi era uno per cui ti vanti di essere italiano</strong>, uno che ami perché ti fa amare le menti e il sapere, uno che per filosofia e scelta pensava che fosse doveroso salvare solo gli indispensabili e abbandonare gli uomini di paglia al fuoco del primo sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un sorvegliante del mondo, un essere in continua evoluzione, una sorgente di idee, creava per lasciare, creava per essere, viveva in funzione di una certa salvezza che allietava forse gli anni più belli di questo strampalato paese, il ’900 fu per alcuni la vera necessità di creare delle scale che si potevano percorrere da tutti, su gradini diversi, ma per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il disagio è un’imposizione tematica che si sceglie, talvolta celata dietro una parvenza di non scelta, quelli dell’entusiasmo e resurrezione no, quelli devono condurre e vincere.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un entusiasta sorvegliante di porte parallele.</p>
<p style="text-align: justify;">Istruiva fasi e competenze.</p>
<p style="text-align: justify;">L’adattamento al disagio del paradosso non l’ho mai visto in lui.</p>
<p style="text-align: justify;">A volte parlava di coincidente esemplari come se la storia non avesse nessuna distanza se non quella temporale ai più conosciuta come corsi e ricorsi storici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho visto gente uscire dall’aula impaurita e lui con un meraviglioso assenso si fumava la sua sigaretta</strong> soprassedendo.</p>
<p style="text-align: justify;">In una società come questa di intellettuali disadattati e disagiati, già, perché il disagio nasce dalla profonda insoddisfazione di sfondare in un mondo altrettanto contorno e vuoto di ideali, nella parvenza somigliante alla difesa dell’essere umano, ma nella realtà risulta una gigantesca mancanza di apparenza che serve solo a colmare di parole e non di fatti e non conforme alle buone regole di vita.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se vuoi essere devi comprendere</strong>, se vuoi far crescere una generazione la devi interpretare e spingere sostenendola con grazia, dove la serenità dei gradi di conoscenza era traguardo non gioco di recensione.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto Sanesi lo conobbi negli anni Novanta, era il mio insegnante di antropologia culturale all’Accademia di Belle Arti Cignaroli e diventò poi il mio relatore di tesi</strong>, “La voce nell’immaginario dei segni”, così si chiamava.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che mi disse quando timidamente gli chiesi se poteva seguirmi per questo gigantesco lavoro, fu: si certo, recupera il libretto scenico di “Giro di vite” un’opera lirica di Benjamin Britten, su libretto della scrittrice Myfanwy Piper, tratto dal racconto di Henry James del 1898, e poi studia Schönberg. Chi era per me Britten allora? E che ne sapevo al tempo di Schönberg?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">L’ho cercato per anni in mille volti, in mille voci, nei gesti, nelle ripetizioni, dei cerchi concentrici, ma solo pochi sanno percorrere quelle strade sconnesse senza paura, e solo alcuni riescono a tradurle.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Era un procedere di un esistenzialismo aristocratico, l’unico possibile</strong>, viste le conseguenze che leggiamo oggi tra le righe di “alcuni” sagaci approfittatori. Una generazione parte di quell’appartenenza di pochi e rari individui che di cui Rinnovato e Innovazione erano i temi fondamentali.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img decoding="async" class=" wp-image-73697 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/02/libro4-1-170x300.jpg" alt="" width="266" height="469" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro4-1-170x300.jpg 170w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/libro4-1.jpg 299w" sizes="(max-width: 266px) 100vw, 266px" />Vorremmo una primavera dove l’autonomia del rinnovamento crea e disarma i disagi. Non il nulla travestito da scheletro in decomposizione. </strong>Esattamente come il procedere lento verso un buio che sa solamente di arroganza e presunzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come diceva Roberto Sanesi: “in qualsiasi tipo di aggregazione…”.</p>
<p style="text-align: justify;">Spiace l’insolenza di alcuni che scrivono con una penna senza inchiostro, cercando tra le frasi sconnesse quella che ha più senso per i servi della gleba, quelli che non sanno perché preferiscono non sapere, perché il sapere regala ali, ma i voli per molti sono pericolosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Con l’avvento dei social è stata distribuita una pistola carica ad ogni singolo individuo di questo mondo, peccato che i più non abbiamo il porto d’armi. </strong>Lui odiava anche i libri a basso costo, diceva: “si autodistruggeranno! Di quella carta non rimarrà nulla, e sarà come cancellare la storia”. Diceva che i libri meritano pagine eterne, carte bellissime, stampe a centomila colori.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa valle infinita di messaggi tra individui, in questo crescere di collegamenti fondamentali alla salvezza, ci stiamo affossando in ridondanti <em>argumentum ad hominem</em>, dove in questo caso i professori sono dei gran somari.</p>
<p style="text-align: justify;">Salviamo l’indispensabile e stacchiamo la spina con eutanasia immediata dell’intellettuale pop, per capirci di quello che parla di un tema che ai più sembra attuale ma che nella realtà si vomita addosso.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Si diventa star solo se si nasce idoli. “Dedicato a quel branco di cialtroni che si riempiono la bocca di disumanità e falsi credo.” Accattoni del sapere oserei.</p>
<p style="text-align: justify;">Si comprende se ci si sforza ad intendere l’empatia che esiste nella comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi risputo in faccia l’odio che avete nella vostra imprecisa comprensione delle convergenze, siete i soli falsari di una supponenza disarmonica.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo sociale specifica la parte del mediocre, della vittoria del <em>mediocris</em>, se vince l’individuo medio si salva la feccia di quelli che si permettono di insultare la corrispondenza tra menti superlative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli indispensabili servono perché a loro malgrado fanno la parte di una categoria di protezione del genere umano. </strong>Quanto aspetteremo prima che sia riconosciuta dal mondo una gigantesca riconoscenza tra menti, una riconoscibilità forse saremmo salvi.</p>
<p style="text-align: justify;">In ogni frase c’è un messaggio subliminale, la vera informazione è quella della rilettura, la decifrazione di messaggi della medesima attinenza,</p>
<p style="text-align: justify;">Gli intellettuali e gli artisti in genere operano su comuni affinità culturali, spesso lasciando messaggi cifrati nella loro opera, la sublimazione dell’Io culturale fondamentale. Così come accade tra contemporanei questo è sempre accaduto, il principio è quello analogico.</p>
<p style="text-align: justify;">L’analogia ci spiega la storia delle Sincronie.</p>
<p style="text-align: justify;">La fisica quantistica ne vorrebbe parlare, accenna a tutto ciò, ma non riesco a scorgere ancora delle combinazioni favorevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ci innamora della cultura?</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-73700 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2020/02/9788823516762_0_0_528_75-193x300.jpg" alt="" width="289" height="449" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/9788823516762_0_0_528_75-193x300.jpg 193w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/9788823516762_0_0_528_75.jpg 339w" sizes="(max-width: 289px) 100vw, 289px" />Prendo ogni sua parola e la traduco, la scompongo in mille pezzi. Le analogie interne, le suggestioni traverse, le ambiguità interpretative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nei tre aspetti generali della bellezza: <em>integritas</em>, <em>consonantia</em> e <em>claritas</em>, la grandezza del mondo si manifesta per frammenti ma non separatamente</strong>, questo era l’insegnamento di Tommaso D’Acquino.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">E qui trovano spazio i disertori dell’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Avanguardisti contrabbandieri ci stanno portando ad un’assurda e fuorviante verità, e di quei maestosi maestri dell’informazione rimangono briciole assolute, e noi costretti a doversi bombardare di passato e ricorrenze per ricordarvi che c’era una storia ma prima ancora una dimensione mentale che definiva l’intelligenza e la basilare verità della pazienza umana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Della vergogna non ne parliamo, gli intellettuali erano una sorta di tramiti tra cielo e terra non detrattori della realtà, falsificatori di vite umane. </strong>Giornali ricolmi di panzane, favoleggiatori disinvolti, eccolo il buco nero della comunicazione, eccola la verità stravolta, ecco l’apparenza che dissimula il reale. E noi siamo cresciuti con quei Roberto Sanesi di turno che andavano a gara per leggere le più grandi gigantografie storiografiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Di quel matrimonio ci raccontavano le gesta, perché nell’equilibrio degli opposti c’è un’assoluta inderogabile verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia la pazienza di alcuni, rari promotori consapevoli, la verità si chiama per puntare al meglio, non per dissimularla.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’intelletto è rivoluzione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo deboli come il cristallo, vorremmo paradisi ma poi non sappiamo viverli se non negli inferni più crudeli della nostra vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Sia l’astrazione a colmarci di sapienza, gli angeli in terra sono quelli che dipanano la conoscenza, la sottraggono alla massa informe di fanciulli adoranti e di infamie.</p>
<p style="text-align: justify;">La Sapienza è una perla consacrata e non cosa da paracadutisti senza zaino.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci riempiamo la bocca di intelletto ma poi c’è solo una vera malattia sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Codici e affascinazione come qualsiasi cassaforte serve capirne la combinazione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’uomo cade e sputa, sputa e cade e raramente impara.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Pochezza, violenza e presunzione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dal momento che sei qui, resta con noi, gli altri pensano tu sia andato, ma non sanno.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa infinita avventura di cui ancora non so distinguerne la realtà dalla fantasia, prima o poi mi spiegherai che c’era in cantina e perché il glicine ha già completato il suo destino.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Elisabetta Fadini</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/roberto-sanesi-ritratto-elisabetta-fadini/">“Forse è stato l’uomo che ho amato di più nella mia vita, di certo è uno per cui ti vanti di essere italiano”: ode sopra l’intelletto di Roberto Sanesi</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2020/02/sanesi-e1582788068184.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Elisabetta Fadini: “Siamo come le tragedie, alterniamo eroismo e disagio, nell’empietà troviamo riscatto… siamo labirinti e spirali”</title>
		<link>https://www.pangea.news/elisabetta-fadini-estetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2019 09:53:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
		<category><![CDATA[David Jones]]></category>
		<category><![CDATA[Eliot]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Fadini]]></category>
		<category><![CDATA[Pound]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=71914</guid>

					<description><![CDATA[<p>Siamo tutti un gioco di incroci, di emozioni sottomesse, ma è l’informazione simbolica a sottendere le priorità percettive, in pratica quella che suscita i comportamenti che ci sono doverosi per entrare in contatto con molteplici significati, con tutto il resto dell’universo culturale. Siamo ponti, e l’antropologia culturale ce lo insegna, creando un’armonia di rimandi che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/elisabetta-fadini-estetica/">Elisabetta Fadini: “Siamo come le tragedie, alterniamo eroismo e disagio, nell’empietà troviamo riscatto… siamo labirinti e spirali”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Siamo tutti un gioco di incroci, di emozioni sottomesse, ma è l’informazione simbolica a sottendere le priorità percettive, in pratica quella che suscita i comportamenti che ci sono doverosi per entrare in contatto con molteplici significati, con tutto il resto dell’universo culturale. <strong>Siamo ponti, e l’antropologia culturale ce lo insegna, creando un’armonia di rimandi che non è solo citazione, perché l’arte non solo la si cita, ma la si evoca,</strong> e nell’evoluzione ritroviamo noi stessi, le ricorrenze e i simboli. Come diceva Roberto Sanesi “è un andamento di influenze reciproche”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono questi gli strumenti della straordinaria lettura interpretativa; lo stesso accade anche tra esseri umani, ci condizioniamo nelle convergenze, ci ritroviamo a distanza per riconoscibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>È</strong><strong> un incontro-scontro di enigmismi quello che ci porta a dare senso e riconoscibilità, non solo all’arte ma anche alla nostra vita.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ed è lo stupore evocato che la fa da padrone, la poesia ne è la conseguenza, come una sorta di simulacro condizionato; sia quindi la percezione a vivere in difesa, perché è vero che nessun caso ha la sua teoria scientifica, ma sicuramente ha una etimologica comune.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siamo come le tragedie, alterniamo eroismo e disagio, nell’empietà troviamo riscatto</strong>, ma come Pollicino a modo nostro, poi ritroviamo sempre la strada, dove i sinonimi non sono solo simboli ma una strada articolata di solidarietà tra segni, che è un riconoscersi.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso ho parlato di appartenenza come fosse un simbolo arcaico di congiunzione, come se in realtà le coincidenze non avessero come madre il caso ma l’assenso, ma il richiamo si fa più forte nell’armonia, si sa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Manca di coscienza antropologica questo tempo senza richiami, vince chi della percezione ne ha fatto madre istituzionale</strong>, poesia e concetto, armonia e trionfo. Tutto il resto è poco per farne un esempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo ad incastro, a percezione, un’aristocratica deviazione di stili con infinite strade.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>C’è una valle della visione che prepotentemente vince in ognuno di noi, che ci è data conoscere solo nei momenti di rapida ascesa</strong>, quando ci permettiamo di far fluire le reali capacità umane d’interpretazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La percezione deve vivere di difesa e la poesia, quella metaforica anche, è la sua conseguenza, e ne diventa la base. Una ritrovata accoglienza di segni e di assensi che si riconoscono, come se il romanticismo fosse forma ritrovata, perché serve attenzione e delicatezza anche per l’osservazione.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il “resisto” è riconoscibilità; senza, saremmo tutti nella circostanza ossessiva del <em>vomitorium</em></strong>, quella zona che stava nei teatri romani come tunnel di fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">Il poema epico in sé trionfa, l’artista, il custode, il rammemoratore, colui che da corpo e voce al mito, al supereroe, il taumaturgo, colui che crea eccezioni, che stupisce diventando guida, padre e madre.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La solitudine o la consuetudine dell’apparenza disarciona la comprensione, la stravolge</strong>, l’urgenza interpretativa appare quindi come una sorta di salvavita per le connessioni tra tempo e storia, tra esseri umani e custodi, gli eletti.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo ciò che siamo, carichi di informazioni celate e di misteri, siamo custodi di segni fondamentali per la creazione, l’arte attinge, se ne fa carico, poetizza e crea intrusioni, strade e città. Sia la bellezza dei collegamenti a salvarci l’esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Come diceva Paul Jacobsthal (archeologo e storico dell’arte tedesco naturalizzato britannico) “la caratteristica dell’arte celtica è l’ambiguità, il meccanismo dei sogni, dove le cose assumono contorni fluidi e ogni cosa passa in un’altra cosa”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ezra Pound e T.S. Eliot ma anche David Jones hanno sempre usato archetipi per evocare la forza simbolica. </strong>Jones ha colto il concetto e storicizzandolo diceva: “io credo che vi sia nel principio che informa l’arte poetica, qualcosa che non può essere separato dal mito, deposito, matière, ethos, intera <em>res</em> di cui il poeta è egli stesso un prodotto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi non c’è fine alla metamorfosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Labirinti, spirali, perni, fino all’Intreccio, alla danza, alla convergenza, alla coincidenza del ciclo perenne di andata e ritorno.</strong> E infatti Eliot diceva: “punto immobile del mondo che ruota”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lunga vita a quei “baci” che sottendono visioni</strong>, lunga vita a quelle due lacrime ai lati opposti del viso.</p>
<p><a href="http://www.pangea.news/credo-che-serva-amare-per-creare-meglio-franz-krauspenhaar-dialoga-con-elisabetta-fadini-un-supereroe-della-cultura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Elisabetta Fadini</em></strong></a></p>
<p><em>*In copertina: Gustave Moreau, &#8220;<i>La chimera&#8221;, 1867</i></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/elisabetta-fadini-estetica/">Elisabetta Fadini: “Siamo come le tragedie, alterniamo eroismo e disagio, nell’empietà troviamo riscatto… siamo labirinti e spirali”</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/12/Gustave_Moreau_-_La_Chimère_v1-e1575881137894-1024x529.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>“Che cos’è il tuo amore?”. Da uno scambio tra Elisabetta Fadini e Franz Krauspenhaar, un dialogo lirico a più voci sull’indicibile</title>
		<link>https://www.pangea.news/amore-dialogo-fadini-krauspenhaar/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2019 10:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Brullo]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Fadini]]></category>
		<category><![CDATA[Franz Krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Samuele Chamey]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Franco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=71379</guid>

					<description><![CDATA[<p>Questo è un dialogo sull’amore, non vuole essere un assoluto, non ha l’intento di colmarne il concetto, ma si tratta di un racconto lirico a più voci sui suggestivi rimandi che la parola amore comunica ed evoca. Un dialogo tra Elisabetta Fadini, Franz Krauspenhaar, Paola Veneto, Davide Brullo, Roberto Franco, Matteo Samuele Chamey. Franz: Che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/amore-dialogo-fadini-krauspenhaar/">“Che cos’è il tuo amore?”. Da uno scambio tra Elisabetta Fadini e Franz Krauspenhaar, un dialogo lirico a più voci sull’indicibile</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Questo è un dialogo sull’amore, non vuole essere un assoluto, non ha l’intento di colmarne il concetto, ma si tratta di un racconto lirico a più voci sui suggestivi rimandi che la parola amore comunica ed evoca. Un dialogo tra Elisabetta Fadini, Franz Krauspenhaar, Paola Veneto, Davide Brullo, Roberto Franco, Matteo Samuele Chamey.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Franz</strong>: Che cos’è per te l’amore?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pangea.news/credo-che-serva-amare-per-creare-meglio-franz-krauspenhaar-dialoga-con-elisabetta-fadini-un-supereroe-della-cultura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Elisabetta</strong></a>: È l’eterna lotta tra Dio e Satana e del loro amore profondo, incolmabile, al punto di non poter esistere l’uno senza l’altro, come l’avevano capito Blake, Milton, Eliot e Yeats e molti altri.</p>
<p style="text-align: justify;">E cos’è per te l’amore Franz?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.pangea.news/franz-krauspenhaar-mi-rotto-coglioni-della-letteratura/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Franz</strong></a>: Per me è una cosa di cui tutti parlano, ma che pochi professano, è come una religione con le chiese semivuote. Tutti lo cercano spasmodicamente, anche le persone peggiori, <strong>ma è qualcosa di scivoloso, a volte un serpente a sonagli; è come un animale mitologico che si trasforma, prima ti blandisce, poi ti rapisce, e nel momento più imprevisto ti azzanna alla gola.</strong> Il male è il bene che si è potuto realizzare. Elisabetta, prima mi hai risposto sinteticamente, mettendo insieme l’Ira di Dio e Satana come se fossero entrambi quasi elementi naturali, nello stesso paniere. Andresti più a fondo nel ragionamento? Quale è il rapporto che intercorre tra queste due forze, chiamiamole soprannaturali, che sono secondo te l’amore?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elisabetta</strong>: L’amore è la resa, una sorta di sconfitta edificante, <strong>l’impersonificazione della realtà attraverso la confusione, è l’ascesa appunto, come la voleva vedere Lucifero, era il suo sogno. </strong>Di questo grande amore tra Satana e Dio, cercò di raccontare Milton nel suo <em>Paradiso Perduto</em>, che con attenta pazienza ci ha voluto raccontare dell’equilibrio tra le forze del male e del bene, un equilibrio giustificato dal desiderio infinito di un possesso, che non era altro che amore infinito, e questo amore non è mai stato perdonato, come se l’amore fosse condanna. Tu l’hai detto molte volte, che le guerre molto spesso sono necessarie e inevitabili, e certi amore anche, alcuni incontri non si possono evitare. L’amore è traguardo e sofferenza e in tutto c’è amore, anche nella lotta, la passione stessa ce lo racconta. Vuoi conquistare chi ami, chi stimi, chi assomiglia al tutto, una conquista di verità, della tua verità. È la missione più importante della vita, come il soldato si fa fucilare con onore. <em>Marriage of Heaven and Hell</em> il matrimonio del cielo e dell’inferno di Blake del 1790 lo spiega, è nell’unione e nell’equilibrio che avviene il miracolo dell’amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Franz</strong>: L’amore si trasmetta tramite una comunicazione non verbale, perché è soprattutto alchimia e suggestione; esso si trasmette anche attraverso le storie degli amanti, come conquista e imperfezione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Elisabetta</strong>: Questo mi fa pensare alla telepatia che non è altro che amore, è una fusione eccelsa, senza spazi, dove il tempo però è fondamentale, perché la trasmigrazione di pensiero vince.  <strong>“Un eroe ama il mondo finché il mondo non lo distrugge, il poeta finché non gli ha distrutto la fede”, “Il poeta trova e crea la propria maschera nella delusione, l’eroe nella sconfitta”,</strong> e Yeats ce lo racconta in <em>Magia</em> cercando di trovare una spiegazione attraverso l’antropologia culturale, la storia degli accadimenti, come mossa estatica di fusione tra richiamo e riconoscibilità. Tutto si cerca, tutto si trova, è così che l’amore si esprime attraverso l’appartenenza, è un richiamo, la magica storia delle coincidenze. È un esodo, una conquista del territorio tanto agognato, amando impari l’attesa, crei dei canali apparentemente inesistenti, ed è quel paranormale di cui tanta della letteratura inglese ha parlato, di quel desiderio che comunica e vince.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è una spiegazione per ogni cosa inspiegabile. Sta tutto nel lirismo della scommessa, nella dimensione incerta di una ricerca eterna, come l’esodo e la resurrezione.</p>
<p style="text-align: justify;">È un patto d’estasi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“Il primo bacio d’amore rende divini” questo era il titolo che Ugo Foscolo diede ad un suo racconto</strong>, come se la divinità avesse il potere dell’assoluto quindi aspirazione all’eterno. È l’infinito che aspiriamo, è l’immortalità, la parentesi immutata, nell’amore vediamo noi stessi proiettati nei secoli dei secoli e il frutto del nostro amore ci rende infiniti, ci vuole coraggio per amare e ancor di più per ricordare di aver amato. Siamo se abbiamo amato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Dee Madri ce l’hanno insegnato, appaganti e generose nella loro protezione amorosa e sospesa, le ancelle dell’umanità, loro amavano chi le amava, indistintamente. Chi non ha bisogno di amore? Quale essere non vuole essere amato?</p>
<p style="text-align: justify;">La Yourcenar nel suo “Il tempo grande scultore”, tocca una massima che mi fece capire il senso dell’esistenza attraverso la sua più grande rappresentazione, appunto l’amore, con l’immaginaria voce di Michelangelo Buonarroti racconta <strong>“Amiamo perché non siamo capaci di sopportare di essere soli, ed è per la stessa ragione che abbiamo paura della morte, quando mi è capitato di dire chiaro l’amore che un essere mi ispirava ho visto intorno a me strizzare d’occhi, e scrollate di capo, come se quelli che mi ascoltavano si ritenessero miei complici, o si permettessero di essermi giudici,</strong> quelli che non vi accusano vi cercavano delle scusanti, questo è ancora più triste, per esempio, ho amato una donna, quando dico di non aver amato che una sola donna, non parlo delle altre, quelle che passano, che non sono donne, ma soltanto la donna e la carne, non ho amato che una sola donna, che non desideravo, e non so quando ci penso, se perché non era abbastanza bella o lo era troppo, ma la gente non capisce che la bellezza è un ostacolo, e appaga già il desiderio, gli stessi che amiamo non lo capiscono e non vogliono capirlo, si stupiscono, soffrono, si rassegnano e poi muoiono, allora cominciamo a temere che la nostra rinuncia abbia peccato contro noi stessi e il nostro desiderio, senza sbocco, divenuto irreale e ossessivo come un fantasma assume l’aspetto mostruoso di tutto ciò che non è stato. Di tutti i rimorsi dell’uomo il più crudele forse è quello dell’incompiuto, amare qualcuno non è solo tenere alla sua vita ma anche stupirsi che non viva più, come se morire non fosse naturale e tuttavia l’essere è un miracolo più sorprendente del non essere. A ben riflettere proprio davanti a quelli che vivono bisognerebbe scoprirsi e inginocchiarsi come davanti a un altare”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Franz</strong>: L’amore è un lungo fiume spesso non tranquillo che supera il sentimento. Il sentimento vive del proprio specchiarsi, nella consapevolezza della propria esistenza e quindi, in un certo senso, cresce affievolendosi, diventa abitudine e scopo intrinseco. L’amore invece si sostanzia di un passaggio successivo, diventa “seconda pelle”, ricongiungimento con l’altro che abbiamo ritrovato nell’enormità dell’universo, alla fine diventa tacito accordo, o patto. Il matrimonio è una sovrastruttura, e pertiene a un’unione che si scandisce nella vita quotidiana spesso priva di ascese. <strong>L’amore universale è una convenzione del sentire, una forzatura che è dunque presa in giro di se stessi e di quello che è al centro dell&#8217;uomo. L’amore genitoriale o filiale non è per forza il più puro, perché le famiglie spesso sono lager senza cella, all’aria aperta e malsana.</strong> L’amore compiuto può partire da qualunque punto, anche da punti ambigui e insani, ma, essendo esso stesso una cura efficace al male di vivere, secondo me è la vera consolazione a una sofferenza indomabile. Il vero amore è una grazia sempre sul punto di spezzarsi, una forza motrice in opposizione al male. L&#8217;amore nasce da un dolore universale, questo sì dentro ciascuno di noi, vita e controvita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roberto</strong>: L’amore è una distorsione del reale in quella immane indispensabile distorsione che noi chiamiamo Coscienza, caduto o rivelatosi in qualche punto della nostra evoluzione come un istinto di morte contenuto nell&#8217;istinto del dono di sé. <strong>Il darsi senza cautele di Sacher-Masoch è la nostalgia dello sfregio di Cristo. L’amore, nella sua violenza intrinseca e nella sua spiritualità necessaria, ci riporta a un <em>noi</em> che è esistito</strong>, esiste in qualche meandro dello spazio o del tempo. Può essere paragonato alle esperienze mistiche, che infatti spesso cercano una sorta di amore senza oggetto. È un improvviso senso di assoluzione che ci fa vedere come un baratro l’oceano delle nostre manchevolezze e ci fa odiare il tempo che gli rubiamo. È quindi è un eterno assoluto che invece di compiersi, in qualche maniera, muore di sé.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Paola</strong>: Chiedersi cos’è l’amore è un esame di coscienza. Il più spietato e necessario esame di coscienza quotidiano che conosca. Pensare lucidamente, ogni giorno, a cosa siamo stati e a cosa siamo oggi, per non parlare dei dubbi, delle speranze e delle paure su chi saremo domani, è esercizio necessario per tenere saldo il timone della nostra esistenza. <strong>Nessun sentimento come l’amore cambia a seconda della nostra età e soprattutto a seconda delle ferite e degli strappi che ci hanno reso quello che siamo. La natura prevede che il primo amore che sperimentiamo sia quello materno, quando siamo indifesi e fragilissimi e quando da quell’amore dipende la nostra stessa vita. </strong>Ad alcuni è negato anche questo sentimento/cura fondamentale e bisognerebbe pensarci qualche volta, davanti a esseri umani che di umano hanno davvero poco. Chi li ha amati? E in che modo? Quando avevano paura del buio, c’era qualcuno a stringer loro la mano? Da certe mancanze nascono mostri terribili, che accompagnano sino ad una età adulta in cui amare sarà spesso un massacro per sé e per gli altri, a causa di una incapacità congenita rispetto al sentimento. Quando ero ragazza nutrivo il mio ideale d’amore con letture “assolute”, che ritenevo definitive rispetto al mio acerbo desiderio di conoscenza multidimensionale. <strong>I romanzi francesi dell’Ottocento regalavano ritratti di uomini quadrati tutti da spettinare, da sognare mordendosi il labbro sotto le coperte. In seguito le disperate letture esistenzialiste hanno spalancato il cammino del tormento e dell’estasi lirica, puntualmente delusi dal confronto con la ben più banale realtà. </strong>Sul cuore della mia vita adulta oggi l’amore ha messo radici semplici ma essenziali. Certe volte è faticoso amare così, tutti protesi verso l’altro, ma la maternità ha spesso questa inoppugnabile conseguenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente pronuncio più spesso la frase “hai mangiato?” di “mi ami davvero?”. Sto attenta a non farmi del male, sto attenta a tutto perché chi mi ama ha bisogno di me. Ben si riassume questo sentire in dei versi di Brecht che amo moltissimo.</p>
<p>“Quello che amo mi ha detto<br />
che ha bisogno di me<br />
Per questo<br />
ho cura di me stessa<br />
guardo dove cammino e<br />
temo che ogni goccia di pioggia<br />
mi possa uccidere”</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Io amo, mentre servo la minestra calda a tutti e non mi siedo. Io amo, perché non ho dimenticato le letture appassionate e i sogni di mirabolanti avventure, che ancora mi tolgono il sonno.</strong> Perché io sono ancora quella ragazza, però oggi sono capace di guardare indietro per vedere se mentre corro, come è mia natura, qualcuno si è perduto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Matteo Samuele</strong>: Frattali. Gli elementi essenziali della natura sovrastano da sempre quell’innata volontà umana di comprendere e trasalire ad ogni sussulto della scoperta, come se <em>il nuovo</em> fosse <em>l’inedito</em>. <strong>Non abbiamo inventato nulla, l’amore è. Il fanciullino interiore deve arrendersi, la chimica cerebrale scuote le membrane, azzera gli spazi del pensiero e lascia che le cellule danzino libere immerse in una piscina di frattali. <em>Electricity</em> direbbe qualcuno, e così avviene.</strong> La materia è una composizione algebrica dell’Io Universo, le sue <em>distrazioni</em> sono solo anfratti egocentrici che mutano al calar del sole. Annullarsi, questo è amore puro. Un frattale: <em>si ripete nella sua forma allo stesso modo su scale diverse, e dunque ingrandendo una qualunque sua parte si ottiene una figura simile all&#8217;originale</em> (cit. wikipedia). Qual è la figura simile all’originale se non il sé medesimo specchiatosi nell’altro? Queste alchimie si generano e autoproducono in ambienti liberi dalla forma-pensiero, sono il concepimento dell’unione di sinapsi tra loro affini per forma, sostanza, chimica in natura. Vivono dentro di noi perché ne siamo forma mutata e nocciolo succoso. Sospendersi ed agire in catarsi porta all’amore. Le affinità ancestrali di tatto, udito, olfatto e gusto fanno il resto perché <em>ci dotano</em> di quegli strumenti necessari per rendere possibile l’interconnessione tra i <em>nodi della vita</em>. L’amore è un fuoco di scintille.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Davide</strong>: Capire per chi morire è il carisma dell’amore, il crisma carnale – ma poi, cosa si capisce se non la migrazione dei denti in leggi? La carne è il principio del conoscere: bisognerebbe fare l’amore di continuo, con chi si è in affetto – perché è nella nudità e nella rabbia che conosci, senza altra promessa che l’atto – fino a spossessarsi di ogni percezione, dimentichi delle mani e di chi ha toccato chi, degli occhi, a verticale su una palafitta di fraintendimenti. Ma ciò che ami ammette solo la rinuncia. Rinuncia al corpo, al cibo, al vero. L’eremita che si trincera nella cella; il padre che si spoglia per vestire l’irriconoscenza del figlio; lei che scommette sulle accuse dei giorni pur di custodire alla carezza chi la tradirà; il prigioniero che sacrifica la grazia per uno sconosciuto. <strong>Nell’amare c’è la disparità che domanda: quanto ti ami, amando? Il moto dell’uomo è l’eccitazione di sconfiggersi, imparare la figura a quattro zampe, la scostante impazienza delle nuvole, e a piovere, tutto.</strong> Così, di fronte a un buio di silenzio, alle ginocchia di una straniera, a una icona dispari, non chiedi che abbatterti, uscire da te, ammazzare il sé, e che se evitano di raccoglierti, per lo meno ti dicano con il rapace di un nome nuovo. Di sé, si ama la possibilità che qualcuno muti il tuo nome; dell’altro questa violenza che ti ricapitola, facendoti capitolare.</p>
<p><em>*In copertina: Nastassja Kinski, 14 giugno 1981, Los Angeles; photo Richard Avedon</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/amore-dialogo-fadini-krauspenhaar/">“Che cos’è il tuo amore?”. Da uno scambio tra Elisabetta Fadini e Franz Krauspenhaar, un dialogo lirico a più voci sull’indicibile</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/373188-1024x683.jpg</post-thumbnail-url>	</item>
		<item>
		<title>Nick Cave ha vinto i demoni della sofferenza, ha saputo rigenerarsi, perché solo la poesia salva. Su “Ghosteen”, un grande album, un diario d’amore</title>
		<link>https://www.pangea.news/nick-cave-ghosteen-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 06:21:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura generale]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Bad Seeds]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Fadini]]></category>
		<category><![CDATA[Ghosteen]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Nick Cave]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.pangea.news/?p=70756</guid>

					<description><![CDATA[<p>C’è un mestiere che è il più difficile, che ha una grana romantica ma contorta, che porta assetto ed equilibrio spezzando i contorni degli stessi, che vince i “vincitori”, che segna una strada per aprirne centomila. Chi sorregge la grazia ha il potere di erigere la storia. Ed è come una preghiera, un’infinita lunghissima preghiera [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/nick-cave-ghosteen-recensione/">Nick Cave ha vinto i demoni della sofferenza, ha saputo rigenerarsi, perché solo la poesia salva. Su “Ghosteen”, un grande album, un diario d’amore</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>C’è un mestiere che è il più difficile, che ha una grana romantica ma contorta, che porta assetto ed equilibrio spezzando i contorni degli stessi, che vince i “vincitori”, che segna una strada per aprirne centomila. </strong>Chi sorregge la grazia ha il potere di erigere la storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è come una preghiera, un’infinita lunghissima preghiera il nuovo doppio disco di Nick Cave con i Bad Seeds, si chiama <a href="https://www.nickcave.com/ghosteen/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><em>Ghosteen</em></strong></a>, uscito per ora in streeming e download, in vinile e Cd uscirà l’8 novembre.</p>
<p style="text-align: justify;">È la diciassettesima produzione con la sua band storica e il 17 è il numero dell’arte e non è un caso, perché nulla è un caso per Cave.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-70757 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/10/nick-cave-ghosteen-300x300.jpg" alt="" width="329" height="329" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/nick-cave-ghosteen-300x300.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/nick-cave-ghosteen-150x150.jpg 150w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/nick-cave-ghosteen-768x768.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/nick-cave-ghosteen-1024x1024.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/nick-cave-ghosteen-333x333.jpg 333w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/nick-cave-ghosteen.jpg 1200w" sizes="(max-width: 329px) 100vw, 329px" />Un lavoro che tutti stavamo aspettando di un artista ritrovato, di un artista rinato <strong>che ha saputo rigenerarsi dalle ceneri della sua sofferenza, dopo la perdita di Arthur, suo figlio</strong>, avvenuta nel luglio del 2015.</p>
<p style="text-align: justify;">A quattro anni di distanza Nick ci racconta della sua storia personale con un lavoro incredibile che arriva dritto all’anima, lasciando i suoi inferni alle stelle, lui, un’icona drammatica ed epica della musica più oscura e di quella New Wave evocativa e nera come la pece, come il suo diamante <em>Murder Ballads</em>, il disco che l’ha reso monumento indiscusso, sacerdote e vampiro.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Questa volta ci regala un disco che evoca il Paradiso, la copertina ce lo racconta, in un’atmosfera sognante dove c’è tutto un bestiario, dal fenicottero rosa, al leone, con innumerevoli farfalle</strong>, ma nel centro c’è lui, l’agnello bianco, nell’Antico testamento simbolo del sacrificio, come nel rito perenne della resurrezione, agnello sacrificale di generazione in generazione, e forse è il protagonista tanto caro a Nick e a Susie, la sua splendida moglie.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ed ecco l’assoluzione di Cave, che ci ricorda come siano vicine le due sfere dell’essere umano, la vita e la morte</strong>, e dove la distanza si accorcia e si autodistrugge attraverso un sentiero che ricorda il grande cerchio dell’esistenza. Otto tracce nel primo disco e tre nel secondo, in due, <em>Ghosteen</em> e <em>Hollywood</em>, lunghi mantra di più dieci minuti, un accorato richiamo all’amore supremo, come se Cave avesse portato le mani al cielo per richiamare la pace e la poesia dell’equilibrio e dell’empatia, a lui oggi tanto care.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua voce vibra e vince gli spazi e diventa un richiamo, un’evocazione, e in <em>Waiting for you</em> arriva al cuore e ci racconta di tutti noi, della nostra fragilità e della potenza di una quotidianità che ci è comune, alla quale ci dobbiamo adattare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi Nick Cave è realmente tutti noi, nella sua accorata speranza di vincere i demoni della sofferenza e questo straordinario racconto in musica è il diario di un amore</strong>, e quindi sia la forza dell’eternità del sentimento più bello del mondo a vincere sulla vita e sulla morte, perché la morte si può vincere, e gli spazi tornano ad essere solo pause come i filari degli alberi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ce l’ha fatta anche questa volta Cave, creando un disco più essenziale e comprensibile anche a chi lo conosceva poco.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ci sono maestri supremi che ci indicano con la poesia come si può sopravvivere anche ai fatti più gravi dell’esistenza, e che le strade della sofferenza possono essere più delicate</strong>, ed è con questo disco che ci ricorda che l’arte è il più bel romanzo dell’esistenza e che noi tragicamente e romanticamente ne siamo i protagonisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui e la moglie Susie ci hanno insegnato lo splendore di un amore tra divini, lui una delle più belle voci del mondo, lei un’icona glam, una stilista, una donna amata, nella loro somiglianza, che li accomuna anche nelle caratteristiche fisiche, perché quando ci si ama alla fine ci si assomiglia anche nei tratti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha vinto l’arte in questo amore, e con grande gioia sia un accorato ringraziamento a quest’opera che per paradosso ci regala la vita e diventa un capolavoro che rimarrà nella storia della musica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Siano i poeti a salvarci dalle sofferenze terrene</strong>, e siano le stelle ad illuminarci il cammino. Bentornato Nick!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Elisabetta Fadini</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/nick-cave-ghosteen-recensione/">Nick Cave ha vinto i demoni della sofferenza, ha saputo rigenerarsi, perché solo la poesia salva. Su “Ghosteen”, un grande album, un diario d’amore</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-thumbnail-url>https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/10/nickcave-1024x683.png</post-thumbnail-url>	</item>
	</channel>
</rss>
