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	<title>Domenico Bassi Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Essere all’altezza della bassezza del Vangelo</title>
		<link>https://www.pangea.news/beatitudini-alessandro-deho/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Nov 2026 05:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[main]]></category>
		<category><![CDATA[Sacro]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Dehò]]></category>
		<category><![CDATA[beatitudini]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Bassi]]></category>
		<category><![CDATA[Impacciato di bocca]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Agostino]]></category>
		<category><![CDATA[Vangelo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,un virgulto germoglierà dalle sue radici.Su di lui si poserà lo spirito del Signore,spirito di sapienza e d&#8217;intelligenza,spirito di consiglio e di fortezzaspirito di conoscenza e di timore del Signore&#8220;.  Isaia 11,1-2 “Si dovrà quindi per ogni beatitudine tener presente un dono dello Spirito Santo; ciò che il cristiano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,<br>un virgulto germoglierà dalle sue radici.<br>Su di lui si poserà lo spirito del Signore,<br>spirito di sapienza e d&#8217;intelligenza,<br>spirito di consiglio e di fortezza<br>spirito di conoscenza e di timore del Signore<em>&#8220;.</em></strong></p>
<cite><strong><em> Isaia 11,1-2</em></strong></cite></blockquote>



<p>“Si dovrà quindi per ogni beatitudine tener presente un dono dello Spirito Santo; ciò che il cristiano attua in sé, obbedendo alle sette massime espresse nelle beatitudini, non rappresenta che il lavoro di ogni coscienza nella condotta di vita, lavoro che il dono dello Spirito coronerà e nello stesso tempo renderà più facile”.<em>&nbsp;</em>Sono parole di padre Domenico Bassi, un barnabita; mi raggiungono dalle pagine ingiallite e fragilissime di un libro del 1955:&nbsp;<em>Il discorso della montagna</em>di Sant’Agostino, lavoro in cui il santo di Ippona mette in relazione Beatitudini e Pentecoste. Padre Bassi nell’introduzione si premura di contestualizzare il lavoro di Agostino, di sottolineare la “tendenza, del resto assai comune a quei tempi, di vedere troppo spesso significati allegorici nei minimi particolari”; riconosce certe forzature nel far combaciare le beatitudini con i classici doni dello Spirito. Però il percorso mi commuove. In questi giorni ho provato a pregare abitando insieme il monte e il cenacolo, ho provato a respirare il Soffio potente dello Spirito immaginando che il poetico respiro delle Beatitudini arrivasse a scuotere il cenacolo fortificato delle mie paure. Ho provato.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>*<strong><br>In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:</strong></p>



<p><strong>«Beati i poveri in spirito,<br>perché di essi è il regno dei cieli.<br>Beati quelli che sono nel pianto,<br>perché saranno consolati.<br>Beati i miti,<br>perché avranno in eredità la terra.<br>Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,<br>perché saranno saziati.<br>Beati i misericordiosi,<br>perché troveranno misericordia.<br>Beati i puri di cuore,<br>perché vedranno Dio.<br>Beati gli operatori di pace,<br>perché saranno chiamati figli di Dio.<br>Beati i perseguitati per la giustizia,<br>perché di essi è il regno dei cieli.<br>Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli». </strong></p>



<p><strong>(Mt 5, 1-12)</strong></p>



<p><strong>*</strong></p>



<p><strong>POVERTÀ</strong><strong>&nbsp;DI SPIRITO E TIMOR DI DIO&nbsp;</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Senza l’umiltà di Spirito è impossibile il Timor di Dio; questo ci dà l’umiltà, come l’umiltà ci dà il timor di Dio”.  </strong></p>
<cite><strong>Padre Domenico Bassi</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Beati i poveri in spirito,<br>perché di essi è il regno dei cieli.</strong></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Chi non sa che i superbi si dicono anche gonfiati, ossia ripieni di vento?”</strong></p>
<cite><strong>Agostino</strong></cite></blockquote>



<p>Dall’alto del monte, nel cuore delle nostre paure, Cristo vede la nostra povertà e lo Spirito Santo non riempie il vuoto: lo dilata. Chiunque avrebbe promesso di riempire, di rispondere a un bisogno, di esaudire un desiderio. Chiunque, non Gesù sul Tabor, non lo Spirito a Pentecoste: la povertà umana è assunta dallo svuotamento cristologico e trasfigurata in beatitudine.&nbsp;</p>



<p>La povertà diventa così luogo esistenziale per imparare l’umiltà, quell’essere creatura plasmata dalla terra, vivente solo grazie al bacio dello Spirito.&nbsp;<strong>Umiltà che ci permette di stare con tremore fiducioso e timore d’amante davanti al Mistero. Umiltà che ci impedisce di incamminarci verso la rovina del credersi misura unica dell’universo.&nbsp;</strong>Umiltà, strettissima porta che spalanca l’immensità dello stupore.</p>



<p>Povera la folla bisognosa che seguiva Cristo fin sulle pendici del monte, poveri i discepoli seduti vicini al maestro e ancor più poveri nello smarrimento dopo il Calvario, poveri noi, perché fragili, appesi al miracolo del respiro e al cocciuto battito d’amore del nostro cuore, poveri e quindi beati, perché bisognosi di salvezza.&nbsp;&nbsp;</p>



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<p>*</p>



<p><strong>PIANTO E SCIENZA</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Quelli che piangono, plorano, cioè quasi esplorano; hanno la scienza che fa loro comprendere le catene da cui sono legati; mentre altri per mancanza di detta scienza s’attaccano alle catene delle loro passioni, credendole il bene”.</strong></p>
<cite><strong>Padre Domenico Bassi</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Beati quelli che sono nel pianto,<br>perché saranno consolati.</strong></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Finché non s’è consolidato l’amore per le cose eterne, rimane come ferito da una punta d’amarezza”. </strong></p>
<cite><strong>Agostino</strong></cite></blockquote>



<p>Piangono, plorano, esplorano solo gli occhi lubrificati dal pianto. Sono le lacrime a cantare la solitudine di chi implora d’essere consolato. Sono le lacrime a dire la commovente urgenza che il mondo si muova su regole nuove, che il Regno di Dio non sia utopia o che almeno non sia tutto qui, non sia tutto così. Sono le lacrime, forma purissima di preghiera, con il loro coraggio di oltrepassare l’orlo delle palpebre, a implorare il divino gesto della consolazione.</p>



<p><strong>Piangevano di stupore sul monte e di nostalgia nel Cenacolo. Piangiamo noi quando ci rendiamo conto delle catene che ci imprigionano ancora.</strong>&nbsp;Piangiamo come feriti “<em>da una punta d’amarezza</em>” quando, dopo anni, ci troviamo ancora ad ammettere di non avere fede,&nbsp;<strong>di non essere all’altezza della bassezza evangelica.&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<p>Il pianto è beatitudine, perché piangere permette di vedere il consolatore, di sentirne la presenza: e questa è scienza. Comprensione profonda del reale.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Fanno paura le lacrime vuote, quelle che esplodono da cuori martoriati, quelle che non hanno destinatario, quelle senza nome. Terribili sono le lacrime scagliate contro il nulla, nella rabbia vuota degli sconfitti. Beatitudine possibile è immaginare l’Eterno chino sulle nostre miserie a raccogliere e a far sue, una per una, le nostre emorragie di dolore, a dar loro nome.</p>



<p>*</p>



<p><strong>MITEZZA E&nbsp;PIETÀ</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“La mitezza è docilità, è pieghevolezza; non ama contese e litigi, non è riottosa. Orbene la pietà ci dà questo atteggiamento dinanzi alle Sacre Scritture; ce le fa onorare senza criticare; dove non le comprendono, i miti non si ribellano; essi come figli ricercano con pietà il Testamento del padre.” </strong></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Beati i miti,<br>perché avranno in eredità la terra.</strong><em></em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“La gente litigiosa si acciuffi pure e combatta per i beni terreni e corporali”.</strong></p>
<cite><strong>Agostino</strong></cite></blockquote>



<p>Non è conquista politica la terra, non è solo nostra eredità di un pezzo di mondo.&nbsp;La terra promessa ai miti è anche, per noi, come propone Agostino, l&#8217;ingresso nelle Scritture: un luogo in cui siamo chiamati a camminare togliendoci i sandali.&nbsp;</p>



<p>Mitezza quindi che non si declina solo nel rapporto con gli altri ma con ogni cosa, anche e soprattutto con la Parola.&nbsp;</p>



<p>Agire con pietà, con movimento profondo di viscere che si commuovono davanti alle sofferenze del fratello, come nel cuore di parole divine che non chiedono di essere domate ma di essere mangiate.&nbsp;</p>



<p>Pietà come prerogativa beata dei miti. Pietà intravista negli occhi di Cristo nell’atto di stendere dall’alto del monte la melodia del nuovo mondo. Pietà divina che ha permesso a un manipolo di uomini di non implodere dopo lo scandalo della croce. Dopo l’amara sconfitta del tradimento e del rinnegamento.</p>



<p>Beato chi avrà in eredità la terra promessa, ricevuta da un rapporto con la parola biblica radicale e vitale, privo di pretese. Tutto è grazia. Nulla possiamo pretendere, tutto possiamo ricevere.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><strong>GIUSTIZIA E FORTEZZA</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Chi ha fame e sete della giustizia, è in pena per il bene verace, e soffre questa pena per il dono della fortezza”. </strong></p>
<cite><strong>Padre Domenico Bassi</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,<br>perché saranno saziati.</strong><em></em></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Li chiama già amanti del bene vero e sicuro”.</strong></p>
<cite><strong>Agostino</strong></cite></blockquote>



<p>Ma cosa è per il cristiano la giustizia? Può mai essere giusto il Vangelo, giusto secondo le logiche umane, se racconta dell’Innocente messo a morte? C’è forse umana giustizia nelle parabole? C’è forse giustizia umana nel Testamento Antico, ricamo attorno a una fedeltà che è solo di Dio e non di un popolo continuamente ribelle? Giustizia è fare la volontà del Padre. Beato chi ha fame di questo. Solo a partire dal rapporto filiale con il Creatore potranno nascere rapporto umani più giusti. Almeno tentativi di giustizia umana.&nbsp;</p>



<p>Beato chi sa indurire il volto come il Cristo e orientarsi decisamente verso Gerusalemme. Beato chi implora la fortezza di non deviare dalla traiettoria verso la croce. Beato chi prega per comprendere chi sia il vero Giusto e come potersi conformare a lui.&nbsp;</p>



<p>Beato chi, dall’alto di quel monte, ha compreso che nessun potere umano può essere il fondamento ultimo della fiducia,&nbsp;<strong>che gli imperi sono illusione e che solo in Dio la giustizia trova il suo compimento.</strong>&nbsp;Beato chi si è convinto che giusto fosse solo il Dio incarnato in quel Figlio dell’Uomo. Beato chi dal cuore di un Cenacolo ha trovato giusto rompere il guscio e consegnarsi alla Verità, fino al martirio. Beati noi quando siamo forti e resistiamo aggrappati all’albero maestro della nostra croce, beata la nostra fame di Lui.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><strong>MISERICORDIA E CONSIGLIO</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Quando mali grandi ci minacciano, e noi sentiamo il bisogno di aiuto, a quale consiglio potremo meglio attenerci se non a quello dei misericordiosi, perché essi troveranno a suo tempo, misericordia?”</strong></p>
<cite><strong>Padre Domenico Bassi</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Beati i misericordiosi,<br>perché troveranno misericordia.</strong></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Chiama beati coloro che soccorrono le miserie altrui”.</strong></p>
<cite><strong>Agostino</strong></cite></blockquote>



<p>Consiglio è discernere la volontà di Dio: beato colui che discerne con misericordia. Solo un cuore impietosito riconosce il vero.&nbsp;<strong>Pericoloso è insistere credendo che il giudizio chieda distanza, freddezza, oggettività: nessuna verità è possibile a un cuore incapace di infrangersi per amore.</strong></p>



<p>La folla sul monte sente che il cuore delle parole del Cristo palpita di struggente amore nei suoi confronti; se così non fosse stato, le Beatitudini sarebbero suonate come un affronto alle miserie umane. Come si può beatificare il pianto? Può farlo solo chi piange del mio stesso dolore mentre mi parla.</p>



<p>Così per i discepoli: lo Spirito vibrava di misericordia divina; nessun’altra possibilità ci sarebbe stata per sopravvivere alla vergogna di non essere stati all’altezza.&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><strong>PUREZZA DI CUORE E INTELLETTO</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“L’intelletto è come un occhio; ma perché con questo si possa vedere Dio, bisogna che sia mondo; l’hanno perciò i puri di cuore”. </strong></p>
<cite><strong>Padre Domenico Bassi</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Beati i puri di cuore,<br>perché vedranno Dio.</strong></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Il cuore mondo non è che il cuore semplice”.</strong></p>
<cite><strong>Agostino</strong></cite></blockquote>



<p>Un occhio che legge dentro, che vede le pieghe più orrende del nostro peccato. Non c’è nulla di più pericoloso e di più terribile che scoprirsi nudi, sentirsi in colpa: il paradiso si contrae in inferno. L’intelletto, la capacità di vedere in profondità, chiede un cuore puro, chiede l’occhio di Dio. Siamo noi a non essere puri, noi ad aver mangiato il frutto, noi ad aver paura.&nbsp;</p>



<p>I discepoli nel Cenacolo hanno mangiato il frutto e si sono nascosti. Solo un cuore puro, un sacro cuore, poteva liberarli; solo il cuore dell’Agnello poteva riconsegnarli a nuova vita.&nbsp;</p>



<p>Beato chi ha sperimentato nella propria esistenza lo sguardo di Dio. Beato chi ha nostalgia del vero intelletto, che è comprensione vera, profonda e definitiva.&nbsp;<strong>Beato chi nella vita ha sentito la dolcezza degli occhi di Cristo, come quel giorno sul monte.&nbsp;</strong>Beato chi, almeno per una volta, è riuscito a guardare il suo carnefice come lo avrebbe guardato Cristo: beato lui, perché ha visto Dio.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>*</p>



<p><strong>PACE E SAPIENZA</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“I pacifici, in quanto mettono l’ordine nel loro essere e tengono il corpo suddito dell’anima, e l’anima soggetta a Dio, in tale ordine che è pace, portano nell’anima l’immagine di Dio, e sono essi che hanno raggiunta la sapienza, o saggezza”. </strong></p>
<cite><strong>Padre Domenico Bassi</strong></cite></blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>Beati gli operatori di pace,<br>perché saranno chiamati figli di Dio.</strong></p>
</blockquote>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>“Sono pacifici con se stessi coloro che, regolando i movimenti del proprio animo e sottoponendoli alla ragione, cioè all’anima ed allo spirito e tenendo domati i desideri carnali, diventano il regno di Dio…”</strong></p>
<cite><strong>Agostino</strong></cite></blockquote>



<p>Cristo il saggio, il sapiente, colui che ha dato sapore alla vita declinando una legge nuova, uno sguardo antico e sempre nuovo sul mondo.&nbsp;<em>Vi lascio la pace, vi do la mia pace,</em>&nbsp;una pace frutto di un lavoro continuo e spietato su se stessi, una pace che viene da una lotta continua e senza tregua contro l’avversario, una pace che arriva imprevista, gratuita, eccedente, quando ci abbandoniamo a Lui. La pace che è la sapienza di chi sceglie di essere pienamente figlio di Dio. La pace della passione, morte e resurrezione. La pace che viene dall’incontro.</p>



<p>Non so quale pace abbiano sperimentato quelle persone il giorno in cui furono raggiunte dalla bellezza delle beatitudini. Non so come i discepoli iniziarono a costruire pace tra di loro, compagni che avevano intinto, in diverso modo, il boccone del tradimento.&nbsp;<strong>Non so cosa significhi essere oggi costruttori di pace. So però che non ha nulla a che fare con l’illusione di un paradiso perfetto qui, sulla terra.</strong>&nbsp;So che è disastroso illudersi che si possa vivere tra uomini al riparo dei conflitti. So che non basta appellarsi alla nonviolenza e che la violenza è subdola e spesso si nasconde dietro sorrisi accondiscendenti. So anche, però, che se, da duemila anni, qualcuno ha nostalgia di quel monte e non può respirare se non il vento dello Spirito che continuamente scardina i cenacoli, è perché la pace viene dal Padre e a lui ci riconduce. E proprio questo ci rimette continuamente in cammino tra gli uomini, come popolo di figli chiamati a testimoniare la pace ricevuta.</p>



<p><strong>Alessandro Deho’</strong></p>



<p><em>*Ogni settimana, ogni volta che ci sarà urgenza, Alessandro Deho’ prenderà spunto dalla lettura evangelica per avviare una riflessione fuori via, stonata, forse inutile. Lui dice, “balbettio”, dice “balbuziente”, dice di una inadeguatezza che fa lava, su cui fare leva; insieme abbiamo detto, come dice la Bibbia, “impacciato di bocca”: ma è proprio lì, dove la parola depone l’elmo e ogni verbo è vergine per eccesso di senso, nudo, inappropriato, che vogliamo stare.</em></p>



<p><em>Le citazioni sono tratte da: Sant’Agostino, “Il discorso della montagna”, a cura di P. Domenico Bassi, Società Editrice Internazionale, Torino, 1955</em></p>



<p><em>*In copertina: Rembrandt, Cristo tentato dal diavolo, studio, tra il 1640 e il 1642</em></p>
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