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	<title>Claudio Di Consoli Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Far perdere le proprie tracce”. Su Bobi Bazlen, l’uomo che ha scritto tutto</title>
		<link>https://www.pangea.news/bobi-bazlen-claudio-di-consoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 04:06:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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		<category><![CDATA[Claudio Di Consoli]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura italiana]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/bobi-bazlen-claudio-di-consoli/">“Far perdere le proprie tracce”. Su Bobi Bazlen, l’uomo che ha scritto tutto</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Quando entriamo nel&nbsp;<em>sistema</em>&nbsp;o&nbsp;<em>mondo</em>&nbsp;di uno scrittore abbiamo infinite possibilità di approfondimento. Pare scontato dirlo. Quando l’opera nella sua totalità non ci basta, ecco che subentrano le cosiddette&nbsp;<em>questioni di metodo</em>. Di uno scrittore abbiamo a disposizione autobiografie, diari, scritti perduti, poesie seppellite nel cassetto. Molte volte sono gli altri scrittori che ce ne parlano – un sistema che parla del sistema, una letteratura della letteratura.&nbsp;</p>



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<p>Abbiamo la storia, i rapporti di potere, i grandi eventi che attraversano lo spirito dei nostri scrittori senza che questi se ne rendano obbiettivamente conto. Nostro compito è quello di ripercorrere le tracce con lo sguardo lucido di chi si trova fuori. Ammesso e non concesso che l’opera come&nbsp;<em>sistema autosufficiente nei riguardi del regolamento esterno della società</em>&nbsp;non ci basti affatto, e che invece la necessità sia quella di comprenderne le strutture profonde – dunque ricercare fuori dall’opera i suoi significati e, in un certo senso, le sue giustificazioni.&nbsp;<strong>Insomma, possiamo decidere di andare alla periferia o al centro dell’autore, e, partendo da uno dei due punti, risalire o discendere in infinite direzioni. Ma le questioni sono troppe, forse infinite. Di un autore non avremo mai una visione onnisciente.</strong>&nbsp;Così, nella maggior parte dei casi, ci ritroviamo a porci quesiti prettamente causali: comprendere se un fattore – o variabile indipendente – ha provocato una qualsiasi sorta su un altro fattore – o variabile dipendente –, e da qui domandarsi – specialmente per gli scrittori del secolo scorso –, «Perché ha scritto questo?», «E perché lo ha scritto in questo modo?». Da qui il concetto di «concausa». Pensiamo a Gadda, Proust, Joyce: su di loro questo ragionamento trova un campo decisamente fertile.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="939" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/i__id1437_mw600__1x.jpg" alt="" class="wp-image-108596" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/i__id1437_mw600__1x.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/i__id1437_mw600__1x-192x300.jpg 192w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></figure>



<p>Per&nbsp;<strong>Roberto (o Bobi) Bazlen</strong>, la questione è essenzialmente rovesciata. Quando scopriamo di lui, è soltanto grazie ad altri scrittori che ce ne parlano. Potremmo parlare di un vero e proprio&nbsp;<em>mito letterario</em>. Daniele Del Giudice ha scritto un romanzo su questo tipo di ossessione (<em>Lo stadio di Wimbledon</em>, Einaudi, 1983): cercare Bazlen in giro per il mondo senza riuscire mai ad afferrarlo – trovarlo e cercare di comprenderlo soltanto attraverso il filtro di altre figure disposte a svolgere il ruolo di testimone, e comunque non afferrarlo mai.&nbsp;<strong>Il fulcro di Bazlen mi pare si trovi tutto qui: senza gli altri non è possibile intendere Bazlen, ci risulterebbe incomprensibile, regolato da meccanismi folli.</strong>&nbsp;La domanda che ossessiona Del Giudice è una ed è molto seria: «Perché non ha scritto», questo chiede, senza punto interrogativo, con schiettezza e un certo velo di angoscia. Com’è stato possibile? Lui che dei libri ha fatto una ragione di esistenza;&nbsp;<strong>come è stato possibile non pubblicare niente, non volersi immergere nella corsa frenetica e compulsiva del panorama letterario del suo tempo?</strong></p>



<p>Roberto Calasso – il suo discepolo – scrive:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Bazlen taceva gli assiomi, trascurava le regole del gioco del pensiero, né affermò mai di volerle rispettare. Il suo rigore obbediva ad altri controlli».&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Ma la definizione – velata – di&nbsp;<em>outsider</em>&nbsp;non ci basta. L’<em>outsider</em>&nbsp;cerca un’altra linea, una terza strada, un punto di appiglio che non abbia referenze col mondo – qualunque sia quel mondo – convenzionalmente strutturato, e dunque ne crea uno tutto suo, materialmente tangibile.&nbsp;<strong>Invece Bazlen è un «uomo post-storico», impossibile rintracciarlo nelle sue origini storico-geografiche-culturali – impossibile individuarlo all’interno di un sistema costituito da egli stesso o da altri.</strong>&nbsp;Non è un&nbsp;<em>outsider</em>&nbsp;per il semplice fatto che non era suo interesse cercare un’alternativa. Non era un rivoluzionario – la sua saggezza lo portò a un profetico silenzio: creare movimento attraverso la voce degli altri, guidandola passo passo verso un ulteriore silenzio, quello subito successivo a una lunga digressione:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Occorre l’accortezza di chi sa far perdere le proprie tracce, di chi sa agitare ulteriormente il caos e, il giorno dopo, può ritirarsi in un ordine fatto di pochi elementi».&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Questi pochi elementi si traducono nella nozione di «Vuoto», che in Bazlen è il punto fondamentale. Il suo rigore «Obbediva ad altri controlli» e questi controlli avevano origine in «Un punto di vuoto che reggeva tutto». Solo partendo da questo assunto possiamo definire con maggiore chiarezza le linee inaccessibili e magmatiche del suo spirito «Centrifugo».&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="612" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/i__id10233_mw1000__1x-612x1024.jpg" alt="" class="wp-image-108595" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/i__id10233_mw1000__1x-612x1024.jpg 612w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/i__id10233_mw1000__1x-179x300.jpg 179w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/i__id10233_mw1000__1x-600x1005.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/i__id10233_mw1000__1x.jpg 645w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></figure>



<p>Da dove ha origine questa costituzione? Il taoismo, mai esplicitamente professato da Bazlen eppure evidente sotto quasi tutti i punti di vista. Leggiamo:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Raggiungi il vuoto estremo e conserva una rigorosa tranquillità […] tornare alla propria radice si chiama tranquillità; ciò vuol dire deporre il proprio compito. Deporre il proprio compito è una legge costante».&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Bazlen, deponendo il proprio compito (ricordiamo la domanda fondamentale: perché non ha scritto) ha assunto in pieno le sue funzioni. Solo attraverso la «Famigliare circolazione fra gli opposti» si può intraprendere la «Via», che è quell’indefinibile humus umano che ha mille strade e nessuna da intraprendere, il vuoto e la completezza totale, la consapevolezza del Non-Essere come matrice originaria dell’Essere.&nbsp;</p>



<p><strong>Non è vero, come si legge in un articolo dedicato a Bazlen, che egli sia stato lo «Scrittore di nessun libro». Bazlen ha scritto tutto.</strong>&nbsp;Non lo ha fatto con i metodi che ordinariamente siamo soliti riconoscere. Ha scritto attraverso gli altri (inutile citare la sua creatura, Adelphi, e la scoperta di Svevo, per non parlare di Kafka, Böll, Jung, Freud) e con gli altri ha fatto della sua vita una letteratura e della letteratura la sua vita. Citiamo dai suoi scritti (usciti postumi per Adelphi): il progressivo lavoro che ha portato Bazlen a diventare uno dei misteriosi casi della letteratura del secolo scorso (una «Figura letteraria», come affermò De Benedetti parlando di Severino Ferrari) è riassumibile in questo breve appunto:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Lo stretto necessario – via tutto ciò che non è essenziale fra Dio e lui».&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Certo è da intendere quale fosse il suo Dio. Noi crediamo sia stato il compimento di quel conclusivo ritirarsi «In un ordine fatto di pochi elementi».</p>



<p><strong>Claudio Di Consoli</strong></p>



<p><em>*In copertina: Roberto ‘Bobi’ Bazlen (1902-1965)</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/bobi-bazlen-claudio-di-consoli/">“Far perdere le proprie tracce”. Su Bobi Bazlen, l’uomo che ha scritto tutto</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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