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	<title>Cavallo rosso Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Mi è sembrato che la tua bellezza fosse lo specchio di quella dell’anima”: una lettera inedita di Eugenio Corti a cinque anni dalla morte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 09:36:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 4 febbraio di cinque anni fa ci lascia uno dei grandi narratori italiani, Eugenio Corti, secondo alcuni, con Il cavallo rosso, l’autore del romanzo epico più importante del secondo Novecento. “Un romanzo che ha il respiro di Guerra e Pace, l’inoppugnabilità del miglior Solgenitsin, la tenerezza ctonia del cinematografico L’albero degli zoccoli”, scrisse Cesare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 4 febbraio di cinque anni fa ci lascia uno dei grandi narratori italiani, <a href="http://www.eugeniocorti.net/" target="_blank" rel="noopener">Eugenio Corti</a>, secondo alcuni, con <em>Il cavallo rosso</em>, l’autore del romanzo epico più importante del secondo Novecento.<strong> “Un romanzo che ha il respiro di <em>Guerra e Pace</em>, l’inoppugnabilità del miglior Solgenitsin, la tenerezza ctonia del cinematografico <em>L’albero degli zoccoli</em>”, scrisse Cesare Cavalleri, che per le sue Edizioni Ares, con gesto ragionevolmente audace, decise di pubblicare quel romanzo immane, di quasi 1500 pagine. Era il 1983.</strong> Alle spalle di quel romanzo, lavorato con centellinata disciplina lungo l’arco di una vita, tra gioie e rinunce, con impeto tolstojano, c’è una donna, Vanda, amata da Eugenio e sposata nel 1951 ad Assisi, sotto la benedizione di don Carlo Gnocchi. <strong>“Abbiamo avuto una vita intensa. Eugenio era complicato, ma era di una generosità unica. Era un uomo curioso, di tutto, e tutto entrava nella sua scrittura. Mi ha fatto vedere la profondità delle cose”,</strong> mi ha detto la moglie di Corti, nel corso di <a href="http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/vanda-corti-mia-vita-eugenio-unepopea-1298405.html" target="_blank" rel="noopener">una conversazione, accaduta un paio di anni fa.</a> <em>Il cavallo rosso</em> è anche l’epopea di un amore assoluto, consapevoli che la scrittura è gloria, ma è anche maledizione. A cinque anni dalla morte di Corti, ho avuto il dono straordinario, da parte di Vanda, attraverso l&#8217;amico Alessandro Rivali, di una lettera inedita del marito. Risale al 1947, è un passo del lento corteggiamento di Corti per conquistare la donna della vita. I commenti in corsivo sono di Vanda. (d.b.)</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Capitava spesso, specialmente in giornate d’esami per tutte le facoltà, di incontrare studenti mai visti prima e che difficilmente si sarebbero incontrati ancora. Un giovane mi venne incontro mentre ero in attesa di sostenere un esame. Fu allegro, ironico, divertente, parlò molto. Mi attese e ci avviammo insieme all’uscita.  Non fu un incontro come tanti altri perché dopo qualche giorno mi giunse questa lettera. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Besana, sera del 15 Luglio 1947</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Può essere che tu abbia piacere che io ti scriva, e ti dica il perché della mia insistenza, della mia telefonata, della mia inutile visita. Sono venuto a cercarti in Quadronno, te lo avranno detto, c’era anche tua sorella, e quanto io ho raccontato loro di prestiti di libri e simili, tu lo sai bene, è una qualsiasi fandonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Io volevo semplicemente vederti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto le mie sorelle m’hanno detto, m’ha fatto conoscere abbastanza di te; non ignoro che sei stata e, con tutta probabilità, sei ancora oggi fidanzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Io volevo vederti e stringere amicizia con te.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso che tu, che se non m’inganno devi possedere una femminilità profonda, devi aver provato, più d’una volta, il desiderio di accostarti alla virilità. Ciò è giusto ed è anche un grande dono e una benedizione del Signore. <strong>Lo stesso è, ed è stato, per me: io sento la necessità di un po’ di femminilità che mi accompagni. Nella mia solitudine, quando ho visto te, mi è sembrato che la tua bellezza esteriore non fosse, come molte, soltanto esteriore, ma fosse lo specchio di quella dell’anima.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per questo ho desiderato conoscerti e divenirti amico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tu hai accennato a una tua grande sofferenza. Io quella sofferenza l’avevo letta nei tuoi occhi fermi e sinceri: questo è stato uno dei più forti motivi che mi ha spinto a te.</p>
<p style="text-align: justify;">Anch’io ho molto sofferto. Quello che io sono tu lo potrai leggere in un libro che ho pubblicato in questi giorni e che si trova in ogni libreria: “<em>I più non ritornano”</em>. Te lo donerei io, se potessi rivederti.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono altro ancora, di miseria e anche di male, purtroppo, che in quel libro non c’è perché è venuto dopo.<br />
<strong>Io (spero che non ci sia superbia in questo mio dire) ho molto donato e molto mi par di donare. </strong><strong>È</strong><strong> bello sopra ogni cosa, ma non si può continuare a donare senza ricevere.</strong> E, senza un po’ di femminilità che mi accompagni, sento di intristire.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi auguro di tutto cuore di poterti rivedere perché molto male mi verrebbe dal non poterti più incontrare.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, ho detto quanto intendevo dirti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti saluto e ti chiedo scusa per la noia che ti ho data.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Eugenio Corti</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La lettera mi giunse quando stavo partendo per raggiungere i miei familiari in Umbria. Avevo pensieri tristissimi. Non risposi. Lo rividi in ottobre. Eugenio era venuto a cercarmi in università: </em><em>«ti ho portato il mio libro – disse – lo leggerai?</em><em>».  Da quel giorno finimmo con l’incontrarci quasi regolarmente. (Vanda Corti)</em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>“Bianchissimo (bianchissime mani) e due laghi d’azzurro gli occhi”: quando Cesare Cavalleri incontrò Pound (e polemizzò con Montale, e chiacchierava con Ungaretti…)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Feb 2018 14:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per capire qualcosa della letteratura recente, occorre leggere ‘Leggere, rileggere’ (perdonate l’astioso bisticcio di parole), la rubrica che Cesare Cavalleri tiene da un bel tot su Avvenire, quotidiano su cui “scrive ininterrottamente dal primo numero del giornale, 4 dicembre 1968”. Su Avvenire, Cavalleri ha cominciato, ingaggiato da Raffaele Crovi, come critico della tivù, smettendo nel [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Per capire qualcosa della letteratura recente, occorre leggere ‘Leggere, rileggere’ (perdonate l’astioso bisticcio di parole), la rubrica che Cesare Cavalleri tiene da un bel tot su <em>Avvenire</em>, quotidiano su cui “scrive ininterrottamente dal primo numero del giornale, 4 dicembre 1968”. <strong>Su <em>Avvenire</em>, Cavalleri ha cominciato, ingaggiato da Raffaele Crovi, come critico della tivù, smettendo nel 1984 (“perché non c’era più la televisione”), poi s’è dato all’amore letterario,</strong> con la rubrica ‘Persone &amp; parole’ (1985-2007) e ora con ‘Leggere, rileggere’. Una buona bussola per capire cosa è indispensabile leggere oggi (e cosa è bene conservare di ieri) è <em>Letture</em>, raccolta ampia di esperienze estetiche ed etiche di questo flâneur della letteratura, che nell’intro fa annunciare la morale a Borges, <em>La meta es el olvido./ Yo he llegado antes </em>(digitare su Google Traduttore per capire). Purtroppo, il tomo, edito da Ares nel 1998, si ferma ai decenni 1967-1997.</p>
<figure id="attachment_59585" aria-describedby="caption-attachment-59585" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-59585" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/02/Cavalleri-300x224.jpg" alt="Cavalleri" width="300" height="224" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Cavalleri-300x224.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Cavalleri.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-59585" class="wp-caption-text">Cesare Cavalleri, classe 1936, direttore di &#8216;Studi Cattolici&#8217;</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giornalista dall’intelligenza al cubo, Cavalleri, classe 1936, ha fondato, a Verona, la rivista <em>Fogli</em>, dirige, dal 1966, il mensile di approfondimento <em>Studi Cattolici</em>, ed è la mente delle Edizioni Ares. </strong>Mente tagliente – negli anni Sessanta ingaggia una polemica con Eugenio Montale, per altro adoratissimo; memorabili le sottili stroncature ai libri di Roberto Calasso e le madornali bordate contro i romanzi di Umberto Eco <strong>(“Eco è in costante commozione/ammirazione verso se stesso… come quei rompiscatole che in treno incominciano a raccontare per filo e per segno quello che gli è capitato da quando hanno, o credono di avere, l’uso della ragione… senza dar peso agli sbadigli e scatarra menti dei malcapitati interlocutori che volentieri cambierebbero scompartimento”)</strong> – e animo votato alla meraviglia (si spende in generosità multipla quando legge qualcosa che lo convince davvero, senza stare a guardare il pedigree dello scrittore o del poeta), Cavalleri è lettore sopraffino, alieno ai pregiudizi. Ha ‘scoperto’ e pubblicato per primo <em>Il cavallo rosso </em>di Eugenio Corti, oggi giudicato tra i grandi romanzi del secolo; ha letto e pubblicato un autore complesso come Alessandro Spina e un poeta di australe semplicità come Elio Fiore. Ama alla follia Saint-John Perse, è esegeta di Rimbaud, ritiene salutare il Gruppo 63, adora Buzzati e Flaiano ma gli è parso un esordio ‘col botto’ quello di Paolo Giordano (<em>La solitudine dei numeri primi</em>), ha chiacchierato con Giuseppe Ungaretti e salva il Pasolini poeta (lasciando ardere <em>Petrolio </em>nella sua tonante inutilità). <strong>Nella “conversazione con Jacopo Guerriero”, dal titolo <em>“Per vivere meglio”. Cattolicesimo, cultura, editoria</em></strong> (Els La Scuola, Brescia 2018, pp.188, euro 16,00), Cavalleri, tra i grandi, anticonformisti intellettuali di oggi, racconta la sua vita. Eccone un sunto, per sketch.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ungaretti, mio dirimpettaio. </strong></p>
<figure id="attachment_59586" aria-describedby="caption-attachment-59586" style="width: 283px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59586" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/02/Giuseppe_Ungaretti_basco-283x300.jpg" alt="Ungaretti" width="283" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Giuseppe_Ungaretti_basco-283x300.jpg 283w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Giuseppe_Ungaretti_basco.jpg 340w" sizes="(max-width: 283px) 100vw, 283px" /><figcaption id="caption-attachment-59586" class="wp-caption-text">Giuseppe Ungaretti (1888-1970)</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><em>Il 1961 l’avevi trascorso a Roma. Lì avevi conosciuto Ungaretti, e in molti sanno che grado di apprezzamento gli riservi. Una cosa che mi sono sempre chiesto però è: a quell’epoca avevi già letto anche Saint-John Perse? Che Ungaretti tradusse e che, so bene, tu consideri stella polare.</em></p>
<p style="text-align: justify;">No, cominciavo solo a leggerlo. Ungaretti abitava all’Eur come me, era mio dirimpettaio dall’altro lato della strada. Facevamo lunghe passeggiate insieme e più che della poesia parlavamo della vita. Mi fa molto piacere, però, portare l’attenzione sulla traduzione. Che per me è un incontro, l’incontro della grande poesia. I poeti veri sempre si condividono. Saint-John Perse, del resto, è stato tradotto da Eliot in inglese, da Hoffmansthal in tedesco. Basterebbe leggere.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Di quella traduzione con Ungaretti parlaste mai?</em></p>
<p style="text-align: justify;">No. Del resto quello con lui era un incontro, ripeto, tra persone. <strong>Non se la dava mai da poeta, Ungaretti. Anche se il rovello perpetuo a tratti lo intuivi. Capivi che era sempre in cerca di un verso. Una volta eravamo a casa sua, intorno al suo tavolo rotondo, ingombro di libri&#8230; «Questa tavola si distrugge», esclamò dalla grotta della sua voce.</strong> Pareva voler tirare fuori una strofa dall’ipotesi che la tavola si stesse rovesciando.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Com’era Casa Ungaretti? Ti regalò mai dei libri?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Una casa molto semplice di arredamento casual-moderno, con molti libri. Mi regalò <em>Un grido e paesaggi</em>, con la dedica vergata a penna nel suo mitico inchiostro verde.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Il leggendario silenzio di Pound? Tutto falso</strong></p>
<p><em>Un altro gigante che hai conosciuto di persona è stato Ezra Pound&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di persona l’ho incontrato una sola volta, a Venezia, durante un concerto al Conservatorio Benedetto Marcello. Era il 29 marzo 1971. Riconobbi subito il poeta in platea, assorto, rannicchiato, vivo. Bianchissimo (bianchissime le mani), i capelli ventati come nelle fotografie. Rivedo tutto. Gli siede accanto Olga Rudge. Al termine, Olga applaude. Gli rassetta il cappotto, fanno per uscire. Si risiedono per il bis. Poi, a velocità sorprendente, giù per le scale, per la strada. Ha indossato un colbacco di pelo. Li seguo pochi passi dietro. Sul Ponte dell’Accademia, Olga delicatamente indugia ai ripiani, ma lui riposa appena. <strong>Il suo leggendario silenzio: tutto falso. Con Olga parla fittamente, a voce bassissima, in inglese. Il suo silenzio è per gli altri. Alle fondamenta Cabalà trovo il coraggio di avvicinarmi:</strong> Pound mi consegna una mano gelata, guardandomi dritto in viso (i suoi occhi, improvvisi, due laghi d’azzurro), dopo essersi sveltamente passato il bastone nella sinistra. Olga Rudge, orgogliosamente grata, saluta sorridendo, giustamente in credito verso tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Un brevissimo incontro, uno spunto per il racconto quasi poetico che lessi al Convegno organizzato dall’Ares a Milano nel 1992, per il ventennale della morte del gigante del ventesimo secolo. Ma posso dire di conoscere Pound perché di lui ho letto tutto quanto mi è stato possibile, e vorrei che l’<em>Abc del leggere</em>, oltretutto nella traduzione del compianto Rodolfo Quadrelli per Garzanti, fosse adottato nelle scuole. L’Ares pubblica la collana «Poundiana», diretta da Luca Gallesi.</p>
<p>*</p>
<p><strong>Flaiano mi piaceva molto. E decisi di scrivergli</strong></p>
<figure id="attachment_59587" aria-describedby="caption-attachment-59587" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59587" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/02/Flaiano-796x336-300x127.jpg" alt="Flaiano" width="300" height="127" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Flaiano-796x336-300x127.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Flaiano-796x336-768x324.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Flaiano-796x336-600x253.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Flaiano-796x336.jpg 796w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-59587" class="wp-caption-text">Ennio Flaiano (1910-1972)</figcaption></figure>
<p><em>Allora come iniziò la frequentazione con Flaiano?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ti racconterò molto semplicemente la storia di un’amicizia. Leggevo Flaiano sul «Corriere», mi piaceva molto, mi facevo dei volumetti di ritagli, di bricolage, di autoeditoria, che se vuoi ti farò vedere. Poi un giorno decisi di scrivergli, e lui, semplicemente, cominciò a rispondermi. Nell’epistolario di Flaiano pubblicato da Bompiani (<em>Soltanto le parole</em>, 1995), ci sono anche un paio di mie lettere. Piuttosto ingenue, data l’età, ma tant’è. Per farti una confidenza sul mio rapporto con lui: mi intrigava l’idea che una persona, dalla scrittura così distante, ironica, anche affilata, sapesse poi essere tanto affettuoso e gentile per corrispondenza. Con un giovane sconosciuto come me.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Poi a Roma andasti a trovarlo.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sì, e mi regalò <em>Il marziano a Roma</em>, il suo più grande fiasco cui era affezionatissimo. E in effetti, bisogna riconoscerlo, teatralmente l’opera non vale molto. Ma è bellissima da leggere, piena di aforismi.</p>
<p><em>Di che cosa parlavate?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Di tutto. Del nostro tempo, dei letterati. Eravamo entrambi un po’ polemici contro gli intellettuali di allora, avevamo letto i libri di Elémire Zolla, ce l’avevamo con la volgarità della tecnica, della società dei consumi, con l’eclissi del buon gusto. <strong>In Flaiano io trovavo una vena da autentico moralista, <em>naturaliter</em> cristiano che, denunciando gli altri, denunciava sé stesso.</strong> Questo mi piaceva moltissimo. Denunciare e sentirsi coinvolto senza sentire la forza di tirarsi fuori dalla corrente.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Giovanni Raboni, il grande poeta a cui ho chiesto una poesia per Natale</strong></p>
<figure id="attachment_59588" aria-describedby="caption-attachment-59588" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-59588" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/02/Raboni-col-Corriere-300x205.jpg" alt="Raboni" width="300" height="205" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Raboni-col-Corriere-300x205.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/02/Raboni-col-Corriere.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-59588" class="wp-caption-text">Giovanni Raboni (1932-2004)</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"><em>Al ’68, se non erro, risale la tua amicizia con Giovanni Raboni. È vero che ti dedicò una poesia?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Eravamo colleghi all’«Avvenire», lui critico cinematografico, io televisivo. Poi se ne dovette andare per aver elogiato il film <em>I diavoli</em>, di Ken Russell (1971), molto anticristiano, presentato alla Mostra cinematografica di Venezia. <strong>Siamo sempre rimasti in contatto, lo considero il poeta migliore della sua generazione e non gli ho mai nascosto le mie profonde riserve per la sua situazione famigliare e ideologica.</strong> Sì, mi cita in una poesia che gli avevo chiesto per il Natale 1969, poi confluita nella raccolta <em>Cadenza d’inganno</em> (1975): «Aver pietà dei ricchi cercarli [&#8230;] Ma adesso, adesso – e Cesare che vuole / una poesia di Natale, da me! con l’aria che tira / di peste, tersa, meravigliosa / e questi botti sparsi per la boscaglia urbana, / caccia che ricomincia, compagni / fra non molto più numerosi in prigione / che sotto l’albero acceso o il vischio appeso al cornicione&#8230;». Il 20 ottobre 1975, ringraziando per la mia recensione a <em>Cadenza d’inganno</em>, scrisse: «Mi sono accorto, leggendo il tuo pezzo, che in fondo tu sei proprio uno degli interlocutori invisibili di molte cose scritte (o semplicemente pensate) da me in questi anni: e non solo per avermi “commissionato” una poesia di Natale&#8230;».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/bianchissimo-bianchissime-mani-due-laghi-dazzurro-gli-occhi-cesare-cavalleri-incontro-pound-polemizzo-montale-chiacchierava-ungaretti/">“Bianchissimo (bianchissime mani) e due laghi d’azzurro gli occhi”: quando Cesare Cavalleri incontrò Pound (e polemizzò con Montale, e chiacchierava con Ungaretti…)</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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		<title>“La Provvidenza ha disegni speciali su di me”: i diari di Eugenio Corti, l’Omero della ritirata di Russia</title>
		<link>https://www.pangea.news/la-provvidenza-disegni-speciali-diari-eugenio-corti-lomero-della-ritirata-russia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2017 11:13:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>1940, Cesenatico. Eugenio Corti è un ventenne bello, volitivo, con i capelli al vento e il viso virile. Nella fotografia solleva il fratello Francesco sopra la testa, sembra un eroe omerico, alle spalle l’Adriatico. Dietro l’Adriatico, le vaste pianure dell’Est, e poi la Russia. Fatata. Fatale. Fin dalla prima pagina dell’antologia dei diari, raccolti da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">1940, Cesenatico. Eugenio Corti è un ventenne bello, volitivo, con i capelli al vento e il viso virile. Nella fotografia solleva il fratello Francesco sopra la testa, sembra un eroe omerico, alle spalle l’Adriatico. Dietro l’Adriatico, le vaste pianure dell’Est, e poi la Russia. Fatata. Fatale. Fin dalla prima pagina dell’antologia dei diari, raccolti da Ares, l’editore coraggioso del <em>Cavallo rosso</em>, come <em>“Il ricordo diventa poesia”</em> (Milano, 2017, pp.176, euro 14,00), per la cura di Vanda Corti, la compagna della vita, e di Giovanni Santambrogio, la vita di Corti sembra tutta ispirata dallo stilo della Provvidenza. Siamo nel 18 novembre 1940, “sera”. C’è la guerra – “la mia statura registrata alla visita per l’arruolamento militare è di m. 1,78” – c’è l’arte – il “disordine” che Corti attribuisce “al mio temperamento artistico, qualunque esso sia” – e in particolare la scrittura – “ore continue a meditare o a scrivere impetuosamente” – e l’etica, quel sano desiderio “di stare attaccato al buon senso, che è la cosa più necessaria ai nostri giorni”, che ritroviamo nella vita e nell’opera del più epico e inattuale dei romanzieri italiani del Novecento. <img decoding="async" class=" wp-image-58779 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2017/12/libro-corti-207x300.jpg" alt="libro corti" width="175" height="254" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/12/libro-corti-207x300.jpg 207w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/12/libro-corti.jpg 400w" sizes="(max-width: 175px) 100vw, 175px" />In modo molto sommario, i diari di Corti – autore di una impresa romanzesca unica nel nostro Paese – testimoniano che lo scrittore è sempre stato ‘in guerra’. Al di là della guerra fisica – esemplificata dall’ingresso e dalla ritirata dalle fauci russe – e di quella d’amore – che ha per simbolo Margherita, donna enigmatica, quasi astratta, emblema della purezza: “Margherita è tornata nei miei pensieri. Torna sempre, ogni qualvolta cerco di pensare qualche cosa di supremamente bello” – <strong>c’è la guerra intellettuale, nel campo dell’editoria, per contrastare la letteratura dell’epoca (“Quel po’ d’ambiente letterario che ho conosciuto mi ha così disgustato per la sua miseria”), di moda e di regime.</strong> Nelle ultime pagine antologizzate, leggiamo gli sforzi, siamo nel 1947, per pubblicare <em>I più non ritornano</em> con Garzanti, che vuole soldi, l’eccezionale testimonianza – in forma di diario – della ritirata di Russia da parte dell’esercito italiano. Vi si legge la consapevolezza di Corti di essere artista compiuto (“molte copie, sono ben lontano dal nascondermelo, sono state vendute per l’interesse, diremo così, di cronaca: ma sarà presto, sarà tardi, arriverà il giorno in cui il lato d’arte dovrà prendere per tutti il sopravvento”) e <strong>la sua ‘poetica’, antimoderna, inattuale, controcorrente: “devo tornare ai miei diletti Omero-Virgilio-Dante attraverso il superamento della cultura posteriore”.</strong> La testimonianza diaristica, insomma, è necessaria per entrare nel mondo di Corti. Che ha il ferro della necessità. Ne dialoghiamo con la moglie, Vanda.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Intanto, quanti sono i diari di Eugenio Corti? Quali criteri hanno animato la scelta antologica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“I diari di Eugenio sono raccolti in due serie di quaderni, per un totale di 17 quaderni. Sono stati scritti tra il 1940 e il 1949, e da quella mole abbiamo trascelto, direi, un decimo del lavoro complessivo. Quanto ai criteri… sa, io ho insegnato per molti anni, e ho pensato agli studenti. Volevo un libro che raccontasse la storia di Eugenio, da divulgare soprattutto nelle scuole”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per capirci: quale altro materiale abbiamo di Corti, ancora inedito?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Oltre alla maggior parte dei diari, esiste un quadernone, sulla vita del collegio, dal 1938 al ’39, di difficile lettura…”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal 1949, dunque, Corti non tiene più un diario…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“No. Scrive alcune pagine, in concomitanza di momenti di qualche importanza. Ma non tiene più un diario vero e proprio. In un quaderno, però, in modo molto puntuale, per tutta la vita, annota gli avvenimenti delle sue giornate, gli appuntamenti con persone più o meno celebri, ad esempio. Un documento importante per ricostruire i rapporti di Eugenio”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nell’antologia ci sono alcune pagine sulla Russia, ma i diari ‘di guerra’ mancano. Come mai?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Mi sembravano eccessivi in questo lavoro antologico, che ha intenti divulgativi. Alessandro Rivali, però, che ha curato la resa editoriale del libro, vorrebbe costruire un volume solo con le pagine ‘di guerra’ di Eugenio. Vedremo”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>A leggere il diario si avverte che Corti è scrittore fin da subito: la sua non è mera scrittura memorialistica, diaristica, ma è già intrisa di riflessioni, di pensieri, di pagine pienamente narrative. Si avverte che assistiamo all’alba di un grande autore. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Devo dire che è proprio così: nei diari si percepisce la maturazione di Corti come scrittore. Prima abbozza racconti piuttosto superficiali, poi, negli anni, giunge a una profondità di scrittura molto più matura, più bella. Il diario è fitto di considerazioni sulla vita molto intense. <strong>Eugenio era così, era uno che voleva viere la vita a modo suo, secondo il suo modo di vedere. Questo mi piaceva, anche nelle piccole cose.</strong> Ad esempio, quando partivamo per un viaggio, in macchina – siamo stati in Portogallo, in Scandinavia, in Tunisia, in Grecia, per dire – avevamo una meta, ma non un progetto definito sul come raggiungerla. Non prenotavamo mai gli alberghi, ad esempio. Andavamo all’avventura. Faccio ancora così, quando devo andare da qualche parte”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Veniamo al cuore della scrittura. Corti legge continuamente Omero, Dante e Virgilio. Non cita mai i contemporanei…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Sa, noi la letteratura moderna l’abbiamo coltivata poco. Eugenio tornava spesso ai ‘fondamentali’, gli autori che ha citato. Gli piaceva molto Giovanni Pascoli. Tra i contemporanei mi parlava di Silone, amava Primo Levi e altri autori ‘di guerra’, ma poco altro”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>…insomma, Corti resta un inossidabile inattuale. E i diari, spesso, ci appaiono come il terreno preparatorio del <em>Cavallo rosso. </em>Come è stato stare al fianco di un uomo come Corti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Spesso nei diari ho intravisto le pagine del <em>Cavallo rosso </em>o degli <em>Ultimi soldati del re</em>, ovviamente rielaborate<em>. </em>Come è stato vivere con Eugenio… beh, <strong>quando scriveva Eugenio non chiedeva consiglio a nessuno, tanto meno a me. In casa aveva un suo studio, viveva lì e non lo si poteva disturbare.</strong> Io stessa, se dovevo chiedergli qualcosa, gli parlavo a pranzo, quando me lo permetteva. Non accettava le visite di nessuno durante il giorno, ma soltanto dopo cena. Non voleva essere interrotto quando scriveva. Poi, certo, aveva i suoi momenti di stacco, di quiete”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Senta, ma nei diari Corti esalta la figura enigmatica di Margherita. Di lei, incontrata alla Cattolica di Milano nel 1947 e sposata in Assisi il 23 maggio 1951, con la benedizione di don Carlo Gnocchi, appena un accenno, delicatissimo, “dovrei ora parlare di V., più importante di quanto detto finora. Ma non lo faccio”. Come mai?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Margherita è stata un po’ la mia ‘rivale’… una rivale per me sconosciuta, che ho conosciuto leggendo i diari di Eugenio. Margherita mi sembra una donna ideale. Quanto a me… devo dire che Eugenio – forse è un tratto della sua grandezza – non scriveva mai in modo chiaro, spudorato, delle cose che lo colpivano profondamente”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Al termine della sua nota “Al lettore”, tuttavia, ci fa partecipi di una lettera che le ha inviato Corti. Quasi che i diari preludessero a una raccolta di lettere d’amore di Corti alla donna della sua vita…</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Forse andrà così. Conservo diverse lettere inviatemi da Eugenio, soprattutto nel momento del nostro fidanzamento, se possiamo chiamarlo in questo modo. <strong>La nostra storia è stata un po’ una battaglia. Avevamo caratteri diversi.</strong> Eugenio espansivo, vitale… io venivo da una vicenda familiare che mi teneva chiusa in una sorta di guscio. Ad ogni modo, le lettere sono ordinate e ribattute al computer. Forse verranno pubblicate”.</p>
<p style="text-align: justify;">Così la storia di guerra si muta in atto d’amore.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo alcune pagine dai diari di Eugenio Corti raccolti in “Il ricordo diventa poesia” (Ares, 2017)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>21 gennaio 1941</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi ho compiuto i vent’anni! Ho vent’anni! A questa considerazione tutta una massa di pensieri s’abbatte nel mio cervello come per sommergerlo. Sono ricordi, riflessioni, sensazioni, progetti per il futuro anche. Ricordi: si è chiusa una fase della mia vita, la più importante, forse. Io mi rivedo ai tempi che mi sembrano ora immensamente lontani della mia prima fanciullezza, negli anni che precedettero la mia entrata nella scuola. I miei lineamenti, quantunque questi anni che sono passati li abbiano un po’ modificati indurendoli e in parte cambiandoli, sono ancora tali da richiamare molto da vicino quelli di allora. Gli occhi soprattutto e la piega delle sopracciglia sono ancora quelli. Se accosto la mia ultima fotografia per tessera, alla fotografia di me che, vestito d’un pagliaccetto a scacchi bianchi e neri, tengo per la briglia un cavallo di legno e guardo imbronciato, la rassomiglianza è vivissima. Bel tempo passato pieno di sole, di sole, di sole. Poi i tempi della scuola comunale: quanto sole anche allora! Chissà perché il ricordo ai miei primi anni è indissolubilmente legato per me al ricordo degli interminabili, meravigliosi pomeriggi estivi, tutti pieni di sole. E poi ricordo la mia partenza per il collegio: in quarta elementare. Fatti, considerazioni sentite o fatte, sfumature, primi incontri: tutto quello che riguarda la mia entrata in collegio io ricordo alla perfezione. E per mesi poi, più tardi, la speranza che tutto fosse un sogno, un triste sogno, e io potessi nuovamente rincominciare la mia vita nel sole. Poi Padre Bianconi e le sue prediche che così mi impressionarono e tanto bene mi fecero. Poi le prime difficoltà col latino, poi su su lo studio del greco: quanti anni, quanti volti noti di gente che ormai m’è quasi estranea! E il primo anno di liceo, e la maturità, e l’entrata nella vita universitaria: l’iscrizione nel giorno e nell’ora in cui è morta la zia Maria. <strong>Tutto è passato in un baleno. Gli sforzi giganteschi spinti al parossismo alle volte per lo studio; i miei scrupoli un tempo, e più tardi le tremende lotte interne prima di ogni decisione importante: ora tutto s’è calmato e la vita procede tranquilla sulle direttive che in quei giorni di lotta e di tormento ho tracciato.</strong> E gli affetti: il dolore immenso per essere stato strappato all’amore della famiglia; il carattere che di conseguenza si è fatto sempre più chiuso, e il terribile desiderio d’un po’ d’affetto, e l’incapacità a riacquistare nei brevi soggiorni a casa l’abitudine di dare la confidenza alla mamma.</p>
<figure id="attachment_58780" aria-describedby="caption-attachment-58780" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-58780" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2017/12/Corti-300x200.jpg" alt="Corti" width="300" height="200" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/12/Corti-300x200.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/12/Corti-768x512.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/12/Corti.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2017/12/Corti-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-58780" class="wp-caption-text">Eugenio Corti (1921-2014) da soldato, in Russia, durante la Seconda guerra</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Forse mi sbaglio, ma penso che nessuno come me ha sentito a ogni minuto, a ogni passo, il desiderio dell’amore, penso che nessuno, o ben pochi, come me l’hanno tenuto lontano a ogni costo. Io ho vent’anni, ma sono senza amore che non sia per i familiari, e l’amore propriamente detto non lo ho mai conosciuto. Certo perché la Provvidenza ha dei disegni speciali su di me. Alle volte io tremo al pensiero della mia indegnità anche a essere solo un mezzo nelle mani del Signore. <strong>Alle volte penso spaventato che la Provvidenza si sia stancata di fronte alle mie miserie, alla mia pochezza, alla mia ingratitudine e allora mi abbia lasciato per servirsi di un altro per giungere allo scopo cui ero destinato io; </strong>e allora prego e mi agito, e invoco il Cielo, finché, ecco, un aiuto palese della Provvidenza in un qualsiasi caso, mi rende certo che la Sua mano mi dirige sempre sulla stessa strada: allora sono felice. Io non voglio che si interpreti come un atto di superbia la mia affermazione che la Provvidenza ha su di me un disegno speciale. Io mi umilio, proclamo la mia miseria senza nome, ma devo pur dir- lo che è così, negarlo per me sarebbe come negare l’esistenza di una cosa materiale che si trova a me davanti. Ah come vorrei che questo fosse un canto di lode alla Provvidenza! Come mi rodo al pensiero che tutto l’entusiasmo che c’è in me a questo pensiero, messo sulla carta, si riduca a tanta miseria.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo i ricordi e le riflessioni: che mi rimane delle fatiche passate?</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, la scienza, la formazione mentale, la preparazione alla vita, eppure&#8230; sono, tutte queste, cose che mi soddisfanno abbastanza, ma non completamente. Non ho che vent’anni, ma riguardando alla vita passata, sento già che le uniche cose che possediamo e che nessuno ci può togliere, che ci danno vera gioia, sono le buone azioni. Tu fai, o Signore Eterno, che nella mia vita futura io sia meno ingrato, e meno peccatore, e più ti ami, e non ti offenda più. Perdonami o Signore di tanto male fatto, di tanto tempo speso inutilmente!</p>
<p style="text-align: justify;">Vicino alle riflessioni, i progetti per il futuro: stamane ho fatto la Comunione, nella Cappella di San Francesco all’Università, perché Dio mi dia la forza per l’intercessione dei miei due protettori S. Paolo e S. Francesco di giungere alla meta che mi sono prefisso. Meta che si può racchiudere in una sola frase: glorificazione di Dio per quanto sta in me. <strong>Non parlerò qui dell’opera che ho intenzione di fare per raggiungere questo scopo, ne parlerò altra volta: è un’opera letteraria e per il lato battagliero è sotto la protezione di S. Paolo, e per il lato più di- rettamente poetico sotto quella di S. Francesco.</strong> Ma non solo: io stamane ho pregato anche la Madonna per una cosa di cui già devo preoccuparmi: non so se sarà fra poco o fra molto, certo è che dovrò incontrare la compagna della mia vita. Con la pratica assidua della virtù, della purezza, con una preparazione spirituale, non intensa forse ma continua, io mi sono venuto preparando a questo incontro. Enorme è il patrimonio d’amore che in tutti questi anni di mancanza d’affetto io sono venuto accumulando in me. Quando la Madonna mi farà incontrare l’oggetto a cui dedicare questo amore? Oggi ho vent’anni, forse il giorno dell’incontro non è lontano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>8 marzo 1948</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Intanto, a parte parecchie settimane spese nella lotta elettorale ecc., dalla mia laurea mi sto occupando d’allargare la mia preparazione culturale-letteraria per affrontare il mio secondo libro. <strong>Quel po’ d’ambiente letterario che ho conosciuto mi ha così disgustato per la sua miseria che subito mi sono ritirato a star solo; ancora.</strong> Ho letto Shakespeare che mai avevo letto. Ho riletto bene Dante. Sto rileggendo Omero. Presto m’arriverà Virgilio. E intanto ho letto pure molte opere secondarie, che rispecchiano categorie letterarie. Sto leggendo Stendhal, devo leggere Proust, a malincuore, a fatica, almeno il primo che mi ripugna. <strong>Certo queste ultime letture sono necessarie, se devo tornare ai miei diletti Omero-Virgilio-Dante attraverso il superamento della cultura posteriore. </strong>Constato che, in complesso non mi sbagliavo, pensando di averli già assorbiti (e in gran parte espulsi) attraverso la vita dei nostri giorni, su cui hanno lasciato impronte. Presto dunque mi metterò al lavoro, e in- tanto già penso che, uscito il nuovo libro, inizierò un nuovo periodo di vita più mescolata alla vita comune, meno isolata. Certo, poi, tornerò a scrivere. L’ambiente non mi è molto favorevole&#8230;</p>
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