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	<title>Beltramelli Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Quando Beltramelli si finse Maksim Gor’kij. Ovvero: perché i lettori italiani preferiscono libri stranieri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2021 07:31:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Politica culturale]]></category>
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<p>Il lettore medio italiano, raro e occasionale, si aggira fra gli scaffali della libreria e viene naturalmente attratto, come per una forza sconosciuta, dai nomi stranieri (meglio se anglosassoni). Questo deve spingerci verso una duplice riflessione: siamo davanti a un lettore deluso dalla povertà di stile e idee in cui versano i libri di autori italiani di punta? Può essere che questo lettore non abbia voglia o tempo di cercare con un lanternino quel volumetto di valore schiacciato fra qualche tomo premiato allo Strega, così si butta sugli stranieri, conscio che se dall’America il libro è arrivato fin qui, se ha fatto tutta questa strada, allora ci sarà forse qualche garanzia in più sul suo valore. <strong>Ma da dove viene questa scarsa fiducia nei confronti di scrittori e di editori italiani? Ma soprattutto, è un fenomeno nuovo, o ci sono dei precedenti?</strong></p>



<p>Trovo una possibile risposta in una lettera di Antonio Beltramelli, scrittore romagnolo prolifico di grande fama, almeno fino al ’40, fascista convinto, nascosto sotto il tappeto del perbenismo democratico insieme a tanti altri scrittori. <strong>Si deve sapere che sul finire dell’Ottocento ci fu una vera e propria ondata di notorietà per le prime novelle di <a href="http://www.pangea.news/la-verita-non-e-buona-per-la-gente-su-maksim-gorkij-lo-scrittore-che-descriveva-i-delinquenti-e-conosceva-il-disgusto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Maksim Gor’kij,</a> l’orfano che ha fatto del realismo socialista il modello per generazioni di scrittori russi, colui che ha realizzato il “sogno sovietico”,</strong> vagabondo autodidatta in grado di scalare i vertici del Partito, fino a diventare una sorta di guida spirituale dopo travagliate relazioni con i bolscevichi.</p>



<p>Negli anni che ci interessano, a cavallo tra Ottocento e Novecento, Gor’kij è una vera celebrità, pedinato dalla polizia zarista, acclamato in tutto il mondo, è un ribelle rivoluzionario puro e semplice, in lite con gli stessi rivoluzionari.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="577" height="822" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/01/1-Antonio_Beltramelli.jpg" alt="" class="wp-image-82181" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/1-Antonio_Beltramelli.jpg 577w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/1-Antonio_Beltramelli-211x300.jpg 211w" sizes="(max-width: 577px) 100vw, 577px" /><figcaption>Antonio Beltramelli (1874-1930)</figcaption></figure>



<p>Nel frattempo, in Italia, più precisamente a Roma, <strong><a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-beltramelli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il ventisettenne Antonio Beltramelli cerca di farsi largo come giornalista e scrittore. </a></strong>Ha già in cantiere vari progetti che daranno vita, negli anni successivi, ai primi volumi di novelle che lo lanceranno verso la fama e il successo. Ma nel 1901 arranca, fatica a pubblicare; il mercato sembra avere delle riserve, è stitico. Così, Beltramelli pensa ad una burla:</p>



<p><strong>«</strong><strong>Ho dato da copiare a macchina una mia novella intitolata <em>Feodor Dobriski</em> ed ecco il perché del titolo. In questi giorni la mercanzia che corre per i giornali e per le riviste è austera e quasi esclusivamente estera così che un lavoro italiano è costretto a rimanere per interi mesi ad aspettare lo spazio per comparire. Io ho fatto una pensata!</strong> Ho fatto una novella sul tipo russo, l’ho firmata Maxim Gorki ed io non figuro che come traduttore. Quando comparirà (e sarà presto perché è merce di attualità) svelerò allora la turlupinatura con un articolo sul Marzocco e sarà una buona lezione per gli editori» [26 giugno 1901, lettera tratta da <em>I bei giorni</em> di Claudio Marabini].</p>



<p>Quello che lo stesso Beltramelli chiamò “trucco gorkiano” fece un certo scalpore nell’ambiente letterario, e di certo servì per attirare l’attenzione. Oggi della novella <em>Feodor Dobriski</em> non se ne trova traccia. Possiamo supporre che sia uscita su qualche giornale o rivista indicativamente nel 1901 dopo il mese di giugno, ma è come cercare un ago in un pagliaio. Il critico Claudio Marabini suggerisce che la novella incriminata, stando alle lettere successive, potrebbe essere stata inclusa nella raccolta <em>Anna Perenna</em>, con il titolo <em>Il vecchio della landa</em>, apportando però una serie di significative modifiche. In Beltramelli certi elementi dannunziani si sposano al realismo di Gor’kij, fino ad approdare ad un realismo fiabesco; ma Beltramelli meriterebbe interi saggi a lui dedicati, non certo l’oblio o quattro righe delle mie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="562" height="768" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2021/01/2560846427662_0_0_0_768_75.jpg" alt="" class="wp-image-82182" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/2560846427662_0_0_0_768_75.jpg 562w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2021/01/2560846427662_0_0_0_768_75-220x300.jpg 220w" sizes="(max-width: 562px) 100vw, 562px" /></figure>



<p><strong>Tornando alla burla, dal 1904 la carriera di Beltramelli decollò magnificamente, tanto che nel 1908, riuscì a sottoporre a Gor’kij, mentre soggiornava a Capri, la raccolta di novelle <em>I primogeniti</em>; ricevuta la sua approvazione, le novelle di Beltramelli approdarono in Russia </strong>proprio grazie allo scrittore a cui aveva rubato l’identità alcuni anni prima.</p>



<p>In questa bella e sconosciuta vicenda ci sono così tante morali che non avrebbe nemmeno senso insistere più di tanto sul suo valore e significato. È un peccato che editori e lettori, dopo più di un secolo, non abbiano imparato la lezione. A noi non resta che sognare di poter mettere le mani su quel meraviglioso falso.</p>



<p><strong><em>Valerio Ragazzini</em></strong></p>
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