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	<title>Arthur Schnitzler Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“…e ognuno di noi è solo”. Arthur Schnitzler: narrare l’abisso a passo di walzer</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 04:44:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Letterature]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La storia della decadenza di un’epoca e di una civiltà, con tutto il bagaglio di paure e malinconie che la fine di un mondo si porta dietro. Racconti, romanzi e lavori teatrali per rappresentare la società viennese di fine Ottocento e inizio Novecento. Sto parlando di&#160;Arthur Schnitzler&#160;(1862-1931), figlio della ricca borghesia ebraica di Vienna, che [&#8230;]</p>
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<p>La storia della decadenza di un’epoca e di una civiltà, con tutto il bagaglio di paure e malinconie che la fine di un mondo si porta dietro. Racconti, romanzi e lavori teatrali per rappresentare la società viennese di fine Ottocento e inizio Novecento. Sto parlando di&nbsp;<strong>Arthur Schnitzler</strong>&nbsp;(1862-1931), figlio della ricca borghesia ebraica di Vienna, che con il progressivo successo letterario abbandonò gradualmente la professione di medico per dedicarsi solo alla scrittura.</p>



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<p>Su tutta la sua opera aleggia la lezione di Sigmund Freud, suo concittadino e contemporaneo, e sui rapporti tra i due molto è stato detto, arrivando sino a definire Schnitzler il “doppio letterario” del padre della psicoanalisi per la sua capacità di scavare oltre le apparenze della chiusa e conformista società viennese del tempo e di portare in superficie i sentimenti rimossi: passione, eros, aggressività, angoscia. Tutto verissimo, ma attenzione a non vedere Schnitzler come uno scrittore cupo e pessimista.&nbsp;<strong>Le sue storie, oltre a essere un esempio di eleganza e limpidezza, spesso assomigliano a dei&nbsp;<em>divertissement</em>in cui si alternano immaginazione e realtà. Basti pensare a&nbsp;<em>Doppio sogno</em></strong>, una novella dalle atmosfere rarefatte, imperniata sul tema dell’amore sotto forma di gioco erotico, desiderio, illusione.&nbsp;</p>



<p>Schnitzler è abilissimo a muoversi sulle punte e a danzare sull’orlo del baratro. È un meraviglioso cronista dell’“Austria felix”, ben consapevole che dietro l’angolo è in agguato la “finis Austriae”.&nbsp;<strong>Utilizzando tecniche narrative nuove per l’epoca come il monologo interiore e il flusso di coscienza, descrive la solitudine, gli errori e le debolezze degli uomini del suo tempo, ma senza mai assumere il tono del giudice arcigno.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="656" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/05/9788845913792_0_0_0_0_0-656x1024.jpg" alt="" class="wp-image-107254" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/05/9788845913792_0_0_0_0_0-656x1024.jpg 656w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/05/9788845913792_0_0_0_0_0-192x300.jpg 192w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/05/9788845913792_0_0_0_0_0-600x936.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/05/9788845913792_0_0_0_0_0.jpg 692w" sizes="(max-width: 656px) 100vw, 656px" /></figure>



<p>Schnitzler non è uno scrittore tragico, semmai tragicomico e giustamente è stato definito uno “spensierato malinconico”. Il suo sguardo scava nei recessi dell’animo umano, tra conscio e inconscio, porta in superficie le falsità e le ambiguità represse come in&nbsp;<em>Doppio sogno</em>:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Si, tradire, ingannare, mentire, far la commedia, dovunque, davanti ad Albertine, davanti al mondo intero; condurre una specie di doppia vita, essere il medico valente e fidato dal promettente avvenire, il buon marito e padre di famiglia – e allo stesso tempo un libertino, un seduttore, un cinico che giocava con la gente, con uomini e donne a seconda dell’estro – tutto ciò gli sembrò in quel momento molto attraente».</strong></p>
</blockquote>



<p>Anche nel bellissimo&nbsp;<strong><em>La signorina Else</em></strong>, in cui la tensione del racconto si sviluppa tra partite di tennis ed escursioni in montagna, la tragedia che sta per consumarsi rispetta le abitudini e le regole di quel mondo. Si può dire che la protagonista corre inesorabilmente verso il dramma finale ma lo fa a passo di walzer.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Tutto a casa nostra si risolve sempre con scherzi e battute, anche se nessuno di noi ha voglia di scherzare. Abbiamo paura gli uni degli altri, in verità, ed ognuno di noi è solo.»</strong></p>
</blockquote>



<p>Solo una volta Schnitzler si rivela impietoso. Nel magnifico racconto&nbsp;<strong><em>Fuga nelle tenebre</em></strong>, la drammatica cronistoria minuto per minuto della perdita di identità dell’Io del protagonista:&nbsp;</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><strong>«Passò di volata accanto al cadavere del fratello e corse fuori, attraverso il corridoio buio, giù per le scale, per l’atrio e attraverso il portone [&#8230;]; corse per la piazza deserta e la lunga strada del villaggio verso l’aperta campagna, arrancò nella neve alta, gettò via il cappotto che gli era d’impaccio nel camminare, precipitò sempre avanti, sempre più lontano, non avendo altro in animo che la ferma volontà di non ritornare in sé – in una notte azzurra, risonante, che mai doveva avere fine per lui.»&nbsp;</strong></p>
</blockquote>



<p>Un racconto duro e perfetto come un diamante, scritto tra il 1912 e il 1917, ma che verrà pubblicato solo nel 1931, poco prima della morte dell’autore.</p>



<p><strong><em>Silvano Calzini</em></strong></p>



<p><em>*In copertina: un disegno di Gustav Klimt</em></p>
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		<title>Bisogna leggerlo, perdersi, raggelare, farsi ammaliare. E poi, dimenticarsene. Su Arthur Schnitzler</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2019 07:22:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Arthur Schnitzler]]></category>
		<category><![CDATA[Cosimo Mongelli]]></category>
		<category><![CDATA[Doppio sogno]]></category>
		<category><![CDATA[Freud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arthur Schnitzler è un nome che a pronunciarlo risuona sconosciuto e privo di significato, per la maggior parte dei lettori. Arthur Schnitzler è scrittore e drammaturgo austriaco che andrebbe, invece, saggiato da chiunque ami, viva e muoia di letteratura. Saggiato con cautela, ma senza timore di farsi del male. Perché addentrarsi tra le pagine di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arthur Schnitzler è un nome che a pronunciarlo risuona sconosciuto e privo di significato, per la maggior parte dei lettori. <strong>Arthur Schnitzler è scrittore e drammaturgo austriaco che andrebbe, invece, saggiato da chiunque ami, viva e muoia di letteratura.</strong> Saggiato con cautela, ma senza timore di farsi del male. Perché addentrarsi tra le pagine di questo autore (ci si è perso persino Stanley Kubrick per girare “Eyes Wide Shut” attingendo dallo splendido<a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845903267" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> “Doppio sogno”</a>) vuol dire rischiare di raschiare il fondo del pozzo della follia. Follia che permea quasi tutte le sue opere. Follia, immagini oniriche, rimandi ai miti. <strong>È</strong><strong> sempre parso fortissimo il legame con l’opera di Freud, il quale Freud non si è mai capacitato di come Schnitzler nelle sue di opere riuscisse ad addentrarsi nei recessi della psiche con tale disarmante facilità.</strong> Disarmante facilità, e una scrittura di quelle che ti devi fermare per raccogliere gli occhi caduti sulle pagine e capacitarti di come si possano tessere parole, frasi e virgole in maniera così sublime.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><img decoding="async" class=" wp-image-71519 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/11/schnitzler1-180x300.jpg" alt="" width="204" height="340" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/schnitzler1-180x300.jpg 180w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/schnitzler1.jpg 600w" sizes="(max-width: 204px) 100vw, 204px" />Molti i racconti, in Italia editi da Adelphi, andrebbero letti almeno una volta per lasciarsi raggelare e una seconda per farsi ammaliare. <strong>Non si può scrivere nulla se non rimanere ammirati dalla bellezza delle pagine di “Beate e suo figlio”. Un racconto che fa danzare maschere, specchi e sdoppiamenti fino ad un finale da farti soffocare.</strong> Il racconto di una madre, vedova e del rapporto morboso con il figlio. Una madre vedova di un attore, morto prematuramente, che da amore unico in vita e oltre la morte diventa poi figura meschina e menzognera. Leggete la bellezza del ricordo di una donna rassegnata a un inganno: <em>“L’uomo che lei aveva amato non era Ferdinand Heinold; era Amleto, Cirano, re Riccardo e molti altri ancora, eroi e ribaldi, vincitori e uomini votati alla morte, belli e drammatici. E persino l’uomo straordinariamente ardente che una volta, in una lontana notte d’estate, dalla penombra della stanza nuziale l’aveva attratta in giardino a delizie ineffabili, non era Ferdinand, ma un qualche potente e misterioso Spirito delle Montagne di cui lui recitava la parte senza saperlo – una parte che doveva recitare perché senza maschera non riusciva a vivere, perché era terrorizzato all’idea di vedere un giorno il proprio riflesso negli occhi di lei. Così lei lo aveva sempre ingannato, come lui aveva ingannato lei – lei, donna perduta sin dall’inizio che aveva sempre condotto un’esistenza fantastica di sfrenata voluttà; solo che nessuno l’avrebbe mai sospettato, neanche lei stessa. Ora invece era diventato palese”. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>*</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma se si vuole farsi subito <em>del male</em>, il primo romanzo nel quale tuffarsi e cercare di rimanere a galla è <a href="https://www.adelphi.it/libro/9788845904684" target="_blank" rel="noopener noreferrer">“Fuga nelle tenebre”</a>. Dalle cui trame emerge la figura inquietante e angosciante di Robert. <strong>Robert che vive inerme, nel vortice delle sue ossessioni. L’ossessione di non ricordare gli eventi del passato, ossessione che lo porta alla continua ricerca di prove che gli dimostrino di non aver commesso azioni orribili, azioni che vivono solo nella sua mente ottenebrata. </strong>Il timore di delitti atroci forse mai commessi, il timore di esser seguito, controllato e perseguitato da chiunque gli sia attorno. Timore che, pagina dopo pagina, si alterna a momenti di lucida rassicurazione e quindi di nuovo allo sprofondare nei recessi della paranoia. Ma la linfa velenosa e poetica assieme di questo racconto è il legame in bilico fra delirio, amore e odio di Robert per suo fratello medico, Otto, depositario di una lettera. Una lettera scritta da Robert in un uno dei suoi eccessi di alienazione. Lettera in cui c’è la macabra richiesta di una promessa da mantenere. <strong>L’eutanasia in caso lui, Robert, perdesse completamente il senno. <img decoding="async" class=" wp-image-71520 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/11/schnitzler2-180x300.jpg" alt="" width="200" height="333" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/schnitzler2-180x300.jpg 180w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/11/schnitzler2.jpg 600w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></strong>Passano gli anni, Otto non ha mai dato peso, a una richiesta sì bizzarra, infantile e ingenua. Per Robert invece, col passare del tempo, dei giorni, degli anni è motivo di lancinanti deliri. Fino al punto di vedere, in quella lettera, la più meschina minaccia per la sua vita, un incubo senza fine, una strada senza via d’uscita che si palesa ogni giorno, ogni ora, ogni istante: <em>“Improvvisamente sentì nascere in lui un’angoscia da mozzare il respiro, un’angoscia del tutto nuova, che pure era sempre la stessa. Perché ad un tratto gli era venuta in mente la lettera? Che significato poteva avere ormai quella lettera? Essa poteva valere solo in un determinato caso; un caso inesistente, che non poteva mai più verificarsi. Non era pazzo; era sano. Ma a cosa gli serviva se gli altri lo ritenevano pazzo? A cosa gli serviva se alla fine lo stesso fratello lo avesse considerato pazzo? Non poteva accadere che un occhio turbato scambiasse proprio quella meravigliosa trasformazione della sua condizione di spirito, quel senso di euforia e di rilassatezza, quella serenità della sua natura, per i primi sintomi di una incipiente malattia mentale?”. </em>Col dipanarsi delle pagine, il fratello Otto diventa sempre più figura centrale delle allucinazioni di Robert. <strong>Pagine che sfociano in un finale che tocca leggere. Per poi cercare di dimenticarlo</strong>, per i giorni e settimane a venire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Cosimo Mongelli</em></strong></p>
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