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	<title>Andrea Rezzonico Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Se dall’armadio sbuca Vittorio Gassman… Andrea Rezzonico ha scritto un libro d’invidiabile leggerezza, che guarda a Woody Allen. Da leggere a Ferragosto</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Aug 2018 06:58:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il problema di molti autori profondi è di essere terribilmente tediosi, per non dire una rottura di palle. Naturalmente, queste sono cose che nessun lettore accorto ammetterà mai in pubblico, pena l’immediata defenestrazione dal consesso letterario nazionale. È un po’ come dir male di un uomo di colore, o di un rom: si viene subito [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema di molti autori profondi è di essere terribilmente tediosi, per non dire una rottura di palle. Naturalmente, queste sono cose che nessun lettore accorto ammetterà mai in pubblico, pena l’immediata defenestrazione dal consesso letterario nazionale</strong>. È un po’ come dir male di un uomo di colore, o di un rom: si viene subito etichettati come razzisti. In sostanza, ci sono scrittori che non si possono criticare e chi lo fa è un uomo morto, un ignorante, un somaro, eccetera eccetera. Certo, stabilire che esistano degli intoccabili non è mai una manifestazione di intelligenza… e, infatti, il grosso dei lettori è tutto fuorché dotato di un cervello. <strong>Introietta i giudizi accademici come il villano a suo tempo le omelie del prete. In tal senso la scuola non aiuta, se non a propagandare quanto stabilito ai piani alti. Quindi, spetta al singolo, autonomamente, il compito di formarsi un pensiero critico, anche perché difficilmente una laurea potrà fornirglielo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una cosa comunque è certa: <strong>se alcuni autori particolarmente profondi sono pallosi, tutti quelli che non lo sono, ma si atteggiano come tali, sono insostenibili. Prendete uno <em>stregato</em> a caso e Dostoevskij</strong>. Il primo, forse perché ubriaco di quell’indigeribile liquore, dà vita a trame improbabili per non dire scioccamente assurde. Il russo invece è straordinariamente realista – ammesso che questa parola abbia ancora un senso – e, al contempo, sempre molto attento nella sua indagine sull’animo umano. <strong>In sintesi, uno inscena la profondità mentre l’altro la dimostra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È proprio per questi motivi che non si può che provare simpatia per un autore come <strong>Andrea Rezzonico</strong> e per il suo ultimo romanzo, <strong><em>Gassman nell’armadio</em></strong>, uscito di recente per <strong>Il Clown Bianco</strong> – casa editrice di cui vi consigliamo caldamente una scorsa al catalogo. <strong>Lo scrittore in questione ha il grande pregio di non darsi arie da guru della narrativa nazionale</strong>. Non promette di svelare un qualche segreto sull’Essere e il Nulla. Non è persuaso di aver scritto il grande romanzo italiano. Non avanza possibili soluzioni al problema della Crisi, alla disoccupazione, all’italico scempio. Non fa i conti con la storia del nostro paese. <strong>Insomma, leggerlo è un sollievo. A lui va tutta la nostra gratitudine per averci risparmiato il consueto sermone</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-62281 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2018/08/foto-1-52-300x203.jpg" alt="Rezzonico" width="300" height="203" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/foto-1-52-300x203.jpg 300w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/foto-1-52-768x519.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/foto-1-52-1024x692.jpg 1024w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/foto-1-52-600x406.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2018/08/foto-1-52.jpg 1479w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Detto ciò, cos’ha questo libro per meritare di essere letto, pur non avendo l’ambizione di divenire un classico? <strong>La leggerezza</strong>. Una leggerezza da intendersi non come superficialità, ma come <strong>voglia di far ridere in modo intelligente percorrendo l’impervia strada della commedia</strong> – territorio che, non per niente, quasi nessuno in Italia si avventura a esplorare, essendo tutti così pervasi da un ottuso spirito di serietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Animato da simili intenti, Rezzonico sceglie di raccontarci la storia di <strong>Achille Rodari, “maschio, quasi ventenne, celibe. E vergine, qualora non fosse ancora chiaro”</strong>. Un ragazzo normale, insomma, senza doti particolari, se non quella di non voler essere a tutti i costi un personaggio sopra le righe. Allo stesso tempo, però, nella sua vita così ordinaria, <strong>quei vent’anni che “sono l’età più bella, per chi non li ha”</strong>, si verifica un evento del tutto straordinario. Di punto in bianco, durante un temporale notturno, <strong>dall’armadio sbuca il suo idolo, Vittorio Gassman</strong>. O meglio si tratta di un Gassman che, <strong>nel susseguirsi della storia, interpreterà alcuni tra i ruoli per cui è diventato maggiormente celebre, da <em>Il sorpasso</em> a <em>L’armata Brancaleone</em></strong>. Di volta in volta, pertanto, anche il suo eloquio passerà – e ciò è reso in modo mirabile dalla penna dello scrittore – dal romanesco più burino al linguaggio arcaico del Medioevo. Ma perché questo escamotage di ridare vita letteraria al noto attore? Molto semplicemente, <strong>per fornire quello che oggi si chiamerebbe un “supporto psicologico e morale” a un personaggio irresoluto e timido</strong>. Chi ha un po’ di conoscenza cinematografica subito individuerà la matrice di Rezzonico, <strong>ovvero il mitico Woody Allen di <em>Provaci ancora Sam</em></strong>. Lì era Bogart a fare i suoi <em>ingressi mirati</em> in scena per dare coraggio al protagonista afflitto da mille fisime e complessi nel rapporto con le donne. La situazione in <em>Gassman nell’armadio</em> è affine. <strong>Qui abbiamo a che fare con una donna apparentemente bella e impossibile che Achille sogna di conquistare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non volendo comunque spoilerare eccessivamente – perché<strong> questo non è un metaromanzo, ma un romanzo in cui la storia ha una sua importanza</strong> – <strong>basti sapere che il testo possiede il gran pregio di una prosa scorrevole e senza intoppi, ed è privo di avvitamenti e pesantezze inutili</strong>. Rezzonico dimostra inoltre grande inventiva, senso del ritmo e notevoli capacità nella creazione della struttura narrativa. Le scene si susseguono con naturalezza e ogni capitolo è scritto in modo tale da spingere il lettore a voler sapere cosa accadrà nel successivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non mancano neppure i contenuti che</strong>, al di là dell’ironia di derivazione alleniana, <strong>potrebbero essere assimilati a quelli di un Andrea De Carlo in <em>Due di due</em></strong>. La filosofia del testo in estrema sintesi sembra essere <strong>“bisogna sempre provarci e mai lasciarsi semplicemente vivere”</strong>.<strong> Se vogliamo si tratta di una verità anche molto scontata ma, se guarderete alla vostra vita e a quella dei vostri amici più cari, capirete che forse <em>repetita iuvant</em></strong>. Solo che De Carlo giunge a conclusioni simili dopo un intricato percorso di quattrocento pagine e raccontando la post adolescenza con toni biblici, a tratti fastidiosamente epici. Rezzonico, invece, ha la bontà di farci uno sconto di pena e di dire molto umilmente <strong>“sarà anche banale, ma io non ci avevo mai pensato”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un libro da leggere a Ferragosto, soprattutto se non vi hanno invitato ad alcuna festa, eppure in cuor vostro sapete di avere anche voi qualcosa di speciale. </strong></p>
<p><em>Matteo Fais</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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