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	<title>America Latina Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>“Lasciamoci la possibilità di vivere una poesia che tenti la parola amore e riesca anche a farla restare”. Intorno a un libro di Antonio Nazzaro</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 06:58:44 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/antonio-nazzaro-poesie-nota-clery-celeste/">“Lasciamoci la possibilità di vivere una poesia che tenti la parola amore e riesca anche a farla restare”. Intorno a un libro di Antonio Nazzaro</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Collaboro con Antonio Nazzaro da alcuni anni per <em>Atelier</em> ed è un tipo di collaborazione anomala: avviene quasi tutto nel silenzio della lettura reciproca.</strong> Spesso Antonio di sua iniziativa e in modo totalmente disinteressato e gratuito traduce alcuni autori pubblicati da noi di <em>Atelier </em>online. Uno scambio di letture fatto puramente per il piacere della parola, per la condivisione ad ampio spettro e per la ricerca di una poesia che sia vita e verità. Lunedì 10 giugno ho avuto la fortuna di incontrare di persona Antonio Nazzaro a Bologna, prima volta che rientra in Italia dopo parecchio tempo.<strong> Ci sono alcuni incontri che non dimentichi, che non ignori e continui a scavarti dentro le viscere in modo frenetico nelle ore e nei i giorni successivi, ti apri dentro varchi. Per me è stato uno di questi, conoscere Antonio</strong> è stato un dono prima di tutto di vita e anche di poesia.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;"><em><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-68237 alignleft" src="http://www.pangea.news/wp-content/uploads/2019/06/coértina-ita-1-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/coértina-ita-1-214x300.jpg 214w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2019/06/coértina-ita-1.jpg 686w" sizes="(max-width: 214px) 100vw, 214px" />Amore migrante e l’ultima sigaretta</em> (Edizioni Arcoiris, 2018) è l’ultimo libro di poesia che Antonio ha pubblicato, un libro bilingue italiano-spagnolo che ha tutto l’aspetto di un ininterrotto canto alla vita, all’amore, al viaggio e alla speranza. <strong>In Italia non siamo più abituati a leggere e a scrivere poesia che sia inno audace e puro all’amore, abbiamo paura di usare parole come <em>vento, baci, carezze, tenerezza, abbracci</em>. Temiamo queste parole, le sentiamo abusate, le scartiamo e quasi hanno perso il significato.</strong> Quello che abbiamo perso però non è la parola, ma il modo giusto per usarla, direi che abbiamo dimenticato il coraggio di usarla. In questo incontro a Bologna dialogava proprio di questo aspetto della poesia contemporanea con Antonio la cara Francesca Serragnoli, poetessa e persona che stimo moltissimo, una delle poche che possiede ancora il pudore della scrittura, il rispetto assoluto della parola. E per usare parole di speranza incondizionata, di amore per la vita bisogna però viverle, sentirle nel quotidiano in prima persona. L’esperienza e il vissuto di Antonio non sono affatto banali né facilmente replicabili. <strong>Senza scendere nei particolari della sua vita intima basta pensare al fatto che da tantissimi anni risiede in America Latina, prima in Messico e poi in Venezuela, passando per tanti altri luoghi in cui ha abitato, come Cuba ad esempio.</strong> Tutti stati che sono totalmente differenti per cultura e situazioni politiche dal nostro modo sicuro e placido di vivere in occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Antonio non ha paura di usare parole come baci, amore e vento, non ha paura perché per vivere bisogna prima di tutto sopravvivere, perché la morte è qualcosa di quotidiano ed è allo stesso tempo necessario per la cultura latino americana; è necessario perché senza la morte non si ha alcun rispetto e amore per la vita. Non c’è spazio per le cose piccole, per i piccoli dispiaceri, per quelle depressioni che ti portano a chiudere le ante delle finestre. <strong>In America Latina non c’è tempo per questo, perché puoi morire attraversando una strada. Ecco quindi una poesia quella di Antonio che è espressione di coraggio e dolore profondissimo insieme, un dolore raccolto come acqua piovana a conca nelle mani, un dolore che è insieme spinta alla vita. </strong>Le poesie di Nazzaro in questo libro sono divise in tre sezioni: amore, migrante e l’ultima sigaretta. Antonio ci porta in un percorso limpidissimo che va dall’amore più assoluto e privo di richiesta, un amore donato per donare, che non aspetta e non chiede niente fino ai testi nella sezione “migrante” che acquisiscono una visione lucida e consapevole, anche disincantata e terribile, di questo suo essere profondamente un migrante perenne. Antonio ci dice “<em>Cosa resta all’emigrante? / Solo due ombre/ che non riconoscono / il loro corpo</em>”, affronta quindi non solo la sua condizione personale di emigrato e migrante, ma la condizione di tutti noi che siamo necessariamente transitori e ancora non lo vogliamo capire. Sembra la solita banalità, ma la vita è una soltanto e dobbiamo attraversarla con coraggio.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente solo chi ha sperimentato per vissuto personale il senso profondo del limite e del finito (come chi ha affrontato un tumore, come chi è stato incarcerato e picchiato per aver scritto una poesia libera e vitale, come chi ha affrontato un lutto vicino, o ha sfiorato una tragedia…) può davvero sentire nel profondo qualcosa che si spezza e rifiorisce leggendo queste poesie di Antonio. <strong>Lasciamoci il coraggio della bellezza, lasciamoci la possibilità di vivere una poesia che sia lieve e profonda insieme, che tenti la parola <em>amore</em> e riesca anche a farla restare.</strong> Una poesia quella di Nazzaro che si apre alle persone e che apre varchi altissimi, che rifiorisce continuamente nel transito di questo “<em>amore migrante e l’ultima sigaretta</em>”.</p>
<p><strong><em>Clery Celeste</em></strong></p>
<p>***</p>
<p>Non so se ti amo<br />
ma ho casa e nome<br />
solo quando mi chiami.</p>
<p>*<br />
Mancami ancora amore<br />
e avrò mille ritorni e mille viaggi<br />
da passare tra la cucina<br />
e la sala.</p>
<p>*<br />
Io<br />
ho un albero<br />
piccolo molto piccolo<br />
senza terra e senza radici.</p>
<p>Mi accompagna da sempre<br />
i suoi rami non hanno foglie né frutti<br />
ma sta nella mia valigia<br />
di emigrante.</p>
<p>E forse un giorno<br />
riusciremo a piantarci.</p>
<p>*<br />
L’emigrante lo riconosci<br />
perché anche sotto il sole del mezzogiorno<br />
disegna<br />
due ombre.</p>
<p>*</p>
<p>A volte mi tocco<br />
le tasche non vedere<br />
se ancora ho il portafoglio<br />
il telefonino gli occhiali o le sigarette<br />
ma per sapere<br />
se sono intero.</p>
<p>E sempre c’è una tasca<br />
che mi lascia il dubbio.</p>
<p><strong><em>Antonio Nazzaro</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.pangea.news/antonio-nazzaro-poesie-nota-clery-celeste/">“Lasciamoci la possibilità di vivere una poesia che tenti la parola amore e riesca anche a farla restare”. Intorno a un libro di Antonio Nazzaro</a> proviene da <a href="https://www.pangea.news">Pangea</a>.</p>
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