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	<title>Abbronzatissimi Archivi - Pangea</title>
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	<description>Rivista avventuriera di cultura&#38;idee</description>
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		<title>Dostoevskij on the beach. Per una filmografia della Riviera romagnola</title>
		<link>https://www.pangea.news/riviera-romagnola-cinema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pangea]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 02:44:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Abbronzatissimi]]></category>
		<category><![CDATA[Giosuè Gorinzi]]></category>
		<category><![CDATA[La prima notte di quiete]]></category>
		<category><![CDATA[Rimini Rimini]]></category>
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<p>Un uomo vestito in giacca, pantaloni e camicia cammina sotto un sole di fuoco tra i bagnanti in costume in una Rimini affollata e pazzesca. Sembra il Trintignant de <strong><em>Il sorpasso</em></strong><em> </em>o il Sordi de <strong><em>Una vita difficile</em></strong>, ma non siamo in Versilia, siamo sulla costa adriatica. Il personaggio di Maurizio Micheli, <strong>Pino Tricarico, è un comico e fantasista miserabile </strong>che gira con un sacchetto di plastica con dentro i biglietti da visita che distribuisce a divertiti villeggianti. Tenta di parlare in tedesco, in francese, senza riuscirci. Quando arriva in un bar della spiaggia e vede dei tranci di pizza fredda dietro il bancone a tremila lire chiede al barista, con aria da miserabile, se fanno anche le mezze porzioni.</p>



<p>Il cinema fatto di personaggi dostoevskijani che hanno frequentato la costa adriatica è un pastiche di uomini al confine, sfaccendanti, yuppies rampanti e nostalgici romantici. Sono i personaggi miserabili e falliti dei film anni Sessanta (quelli interpretati da Gassman e Sordi) che si affacciano, con volti nuovi, nel cinema rivierasco anni Ottanta/Novanta.&nbsp;</p>



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<p>Pino Tricarico è alla ricerca disperata di un ingaggio come comico o fantasista (finirà a casa della presunta vedova Laura Antonelli) in&nbsp;<strong><em>Rimini Rimini</em></strong>&nbsp;di Sergio Corbucci (1987) caposaldo di un certo tipo di comicità balneare che fotografa la cittadina adriatica come una Hollywood in salsa italiana fatta di croccanti coste infinite, luci notturne abbacinanti e donne belle e disponibili. Dentro questa girandola ad effetto, ricca di spensieratezza e vacanze che sembrano non finire mai (la fotografia di un’epoca oggi irrecuperabile) si muovono anche i personaggi di cui sopra,&nbsp;<strong>sfaccendanti e sciatti, malinconici e sull’orlo del precipizio.</strong>&nbsp;Uomini che si ritrovano per caso lì ma che dovrebbero trovarsi altrove.</p>



<p>Proprio in&nbsp;<strong><em>Rimini Rimini</em></strong>&nbsp;anche il personaggio di Paolo Villaggio, il pretore Ermenegildo Morelli, sembra uno dei tanti villeggianti in relax sulla costa. Invece si dimostrerà un sordido lussurioso che, preso in giro dalla bellona di turno, finirà per innamorarsi di un uomo, proprio quel Pino Tricarico, lo scassato intrattenitore interpretato da Micheli. Morelli arriva in treno a Rimini e si fa accompagnare in taxi all’hotel Karim (nella realtà a Pinarella) e qui vediamo quella Romagna fatta di pinete e pensioni, di quiete e relax, con il salone che serve pranzi e cene a pensione completa, il dehors con il tavolo da ping-pong e le sedie di plastica, la quiete dei vacanzieri persi in quelle vacanze che duravano minimo due mesi. Ma Morelli è goffo, improbabile, fuori tempo e fuori dal tempo e si perde, in una situazione dentro l’altra (finirà pure in acqua, di notte, ripescato da un peschereccio) per colpa di una ragazza, sino a perdere completamente la sua reputazione da intransigente pretore.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/8645db5bd79531b7295ac81fc48c47e094fc8a2c62b3ba28f76c0aa62d6abe7c-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-108604" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/8645db5bd79531b7295ac81fc48c47e094fc8a2c62b3ba28f76c0aa62d6abe7c-768x1024.jpg 768w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/8645db5bd79531b7295ac81fc48c47e094fc8a2c62b3ba28f76c0aa62d6abe7c-225x300.jpg 225w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/8645db5bd79531b7295ac81fc48c47e094fc8a2c62b3ba28f76c0aa62d6abe7c-600x800.jpg 600w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/8645db5bd79531b7295ac81fc48c47e094fc8a2c62b3ba28f76c0aa62d6abe7c.jpg 810w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p>Anche Andrea Roncato, che qui fa il prete, uscendo in gommone dal porto di Rimini (per un momento di relax lontano dalla canonica) incrocia una suora – ma lui non lo sa – che fa il bagno nuda a largo e viene punta dalle meduse. Sarà arduo il compito del prete nel succhiare tra tette e culo ogni possibile bruciatura. Ma Roncato lo vediamo poco prima in relax in un bar del porto canale di Cesenatico (ci tornerà in un altro film) in relax quasi fosse un vitellone nostrano e non un sacerdote, perché la costa rivierasca ti cambia, ci cambia, trasformando gli angeli in diavoli.</p>



<p>In&nbsp;<strong><em>Per amore di Cesarina</em></strong>&nbsp;per la regia di Sindoni (1976)&nbsp;<strong>Walter Chiari è un comunista partigiano che gestisce una pensioncina di Cesenatico.&nbsp;</strong>E qui la costa la vediamo ancora più candida, più pura, più pulita. La costa romagnola è lontana dagli anni di piombo che si intrecciano tra Milano, Torino, Bologna e Roma. Nessuna violenza, rapimenti o bombe. L’eco degli attentanti e degli scontri politici. Cesenatico è il luogo idilliaco per le vacanze di una vita, quelle che gli italiani piccolo-borghesi aspettano durante l’anno. Le pensioni sono come quelle visitate da Villaggio in&nbsp;<strong><em>Rimini Rimini</em>,</strong>&nbsp;alberghetti a conduzione familiare dove il piatto forte è proprio il pranzo e la cena in albergo, economica e genuina, una cosa che piano piano, dal nuovo millennio in poi, si è persa definitivamente tra baracconate family hotel e B&amp;B per una colazione veloce dopo una nottata di bagordi. Anche il personaggio di Chiari, Davide Camporesi, è un outsider;&nbsp;<strong>comunista fuori tempo massimo in un mondo ormai edonista e quasi votato al privato, l’unica cosa che può fare è cadere anche lui nel “ridicolo”</strong>&nbsp;innamorandosi della figlia di un altro ex partigiano suo amico e compagno di battaglie.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Acapulco, prima spiaggia… a sinistra</em></strong>&nbsp;(Sergio Martino, 1983) invece ci regala il vitellone anni Ottanta (un ragazzo semplice, con i capelli stirati alla Falcao, la polo, i jeans) che nel film ha le duplici fattezze di Gigi &amp; Andrea, trentenni disoccupati e senza soldi, che corrono a Cesenatico da Bologna sognando Acapulco o altre mete esotiche. Il film è improntato su una serie di quadretti comici (in spiaggia, nel bar, in tabaccherie o ristoranti) tutti finalizzai alla conquista e all’avventura facile che, per colpa della sfortuna e dell’inattitudine dei protagonisti, non si finalizza mai. Anche qui l’immaginario è fatto di spiagge piene di donne e movida. Ma si tratta di una movida rilassata che ricorda più quella del film&nbsp;<strong><em>L’ombrellone</em></strong>&nbsp;di Dino Risi (1962) che quella galvanizzante di oggi. La Cesenatico ampiamente fotografata del film è fatta di lungomari, piazze, pensioni al confine, tabaccai aperti di notte,&nbsp;<strong>camere squallide, trattorie dimenticate da Dio. I personaggi sono disperati e anche loro, come Pino Tricarico (come Trintignant o Sordi) arrivano vestiti in giacca e cravatta, contro tutto e tutti</strong>&nbsp;(i bagnanti sono sempre in costume) quasi a sfidare le logiche delle vacanze e del caldo, quasi a voler sfidare – inconsapevolmente – l’immagine ordinaria del vacanziero-tipo. Outsider veri, sfaccendati, con pochissimi soldi. Infatti, fa quasi commuovere la scenetta in cui Andrea tira fuori i soldi dagli slip bagnati per il gelato che vuole offrire al bambino (in realtà per distrarlo e provarci con la mamma). Per quasi tutta la pellicola vediamo i due (Gigi &amp; Andrea) cercare di sbarcare il lunario e di passare le ferie sempre senza una lira. Come avranno fatto? Con quanti soldi sono partiti? Nella scena della trattoria, per loro stessa ammissione, non hanno nemmeno la somma per pagare il coperto, eppure si siedono con le ragazze, nella speranza di concludere alla grande. Ritorneranno (anche qui, come hanno fatto a comprarsi il biglietto?) il giorno di Ferragosto in corriera in una Bologna assolata e deserta.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="552" height="1024" src="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZWY5MDdlZmYtZTA4Zi00NTI1LWJkNGQtODYxOTAyN2E5NjUwXkEyXkFqcGc@._V1_-552x1024.jpg" alt="" class="wp-image-108605" srcset="https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZWY5MDdlZmYtZTA4Zi00NTI1LWJkNGQtODYxOTAyN2E5NjUwXkEyXkFqcGc@._V1_-552x1024.jpg 552w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZWY5MDdlZmYtZTA4Zi00NTI1LWJkNGQtODYxOTAyN2E5NjUwXkEyXkFqcGc@._V1_-162x300.jpg 162w, https://www.pangea.news/pan/wp-content/uploads/2026/09/MV5BZWY5MDdlZmYtZTA4Zi00NTI1LWJkNGQtODYxOTAyN2E5NjUwXkEyXkFqcGc@._V1_.jpg 582w" sizes="(max-width: 552px) 100vw, 552px" /></figure>



<p>Nell’immaginario costiero anche il degrado e la sciattezza invernale hanno la meglio su tutto e ci sono pellicole, tante, troppe, che sono lì a dimostrarcelo. Film che cercano, almeno nella fotografia, di ricordare i grandi del passato come il Fellini de&nbsp;<strong><em>I vitelloni</em></strong>&nbsp;o lo Zurlini de&nbsp;<strong><em>La prima notte di quiete</em></strong>&nbsp;(con un magnetico Delon) disegnando quel senso di vuoto che solo il “fuori stagione” può regalare. Non è più il fuori stagione raccontato da Tondelli, fatto solo di malinconia e brucianti ricordi.&nbsp;<strong>Si tratta di un fuori stagione tremendo, con il cielo plumbeo a far da sfondo, le piante che si agitano nel vento come le palme della California in preda a qualche uragano</strong>, la nostalgia devastante.&nbsp;</p>



<p>In&nbsp;<strong><em>Vai alla grande</em></strong>&nbsp;di Salvatore Samperi (1983) film di raro squallore, riconosciamo i vitelloni degli anni Ottanta nella figura di attori sprovveduti capitanati da Massimo Ciavarro, reduce da film balneari-vacanzieri ambientati in Versilia negli anni Sessanta. Non è la trama che interessa (sconclusionata e assurda) ma le atmosfere quasi drammatiche, con il sole che esce a sprazzi, in una costa adriatica freddissima, fatta di cappotti e nostalgie. Anche questi personaggi, lenti e scassati, sono anime perse senza lavoro e senza ambizioni, che passano i pomeriggi al tennis club o nei bar di Riccione in cerca di un riscatto senza soluzioni, un riscatto che non arriverà mai.&nbsp;</p>



<p>Caso simile ne&nbsp;<strong><em>I pavoni</em></strong>&nbsp;di Luciano Manuzzi (1994) dove succede la stessa cosa del film appena raccontato (siamo però di nuovo a Cesenatico visto che Manuzzi è nativo di lì,&nbsp;<strong>come lo era l’amico e poeta Ferruccio Benzoni con il quale scrive il suo primo film</strong>) ma volto in chiave drammatica, da cronaca nera, con i figli imborghesiti che devono uccidere i famigliari per riscattare l’agognata misera eredità e vivere di rendita, passando il resto della loro esistenza (come già fanno) nei bar di provincia.&nbsp;</p>



<p>A Rimini d’inverno si incrociano anche altri outsider di confine, incarnati nelle figure goffe e impacciate di Nino D’Angelo, reduce dai successi degli anni Settanta e con tanto di giubbotto extra-large e di Fabrizio Bracconieri, uno proprietario di una squallida pizzeria e l’altro, agente segreto in erba, che tentano di investigare e liberare una ragazzina cinese da un gruppo di mascalzoni nello scassato e sciatto&nbsp;<strong><em>Attenti a noi due</em></strong>&nbsp;di Mariano Laurenti (1994) fatto di vie anonime, di&nbsp;<strong>una Rimini confinata e periferica, tra hotel anonimi aperti d’inverno e viali vuoti gonfi di solitudine</strong>&nbsp;(la passeggiata che fa il personaggio di D’Angelo con la fidanzata dopo il lavoro in pizzeria, che ricorda pericolosamente le passeggiate desertiche che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo fatto in quei posti durante l’inverno).&nbsp;</p>



<p>Né&nbsp;<strong><em>La prima notte di quiete</em></strong>, Delon è tormentato dalla banalità della solitudine e dalla depressione (che pensa di curare innamorandosi di una giovinetta) e Rimini d’inverno lo abbraccia nel tepore del porto canale abbandonato o di strade periferiche dove il vizio è nascosto dietro squallide stanze o anonime abitazioni.&nbsp;</p>



<p><strong><em>Graffiante desiderio</em></strong>, sempre di Martino (1993) si apre con una Rimini assolata e favolosa, tra spiagge e gelati, con il protagonista (questa volta un giovane yuppie in carriera) che si beve il caffè nel terrazzo del suo attico mentre ascolta la musica classica. Giovane che per colpa di una sordida pseudo-cugina (siamo in pieno periodo <strong><em>Basic Instinct</em></strong><em> </em>di Paul Verhoeven) interpretata da una giovanissima Vittoria Belvedere, cade dentro il groviglio squallido e peccaminoso che lo porterà alla rottamazione come uomo e yuppie in carriera. <strong>Scambismo squallido in spiaggia d’inverno e di notte, dentro stabilimenti balneari chiusi, nottate luride in discoteca a rimediar ragazzine, rapine improbabili</strong> a gioiellerie e supermarket, ambigue relazioni con la moglie del capoufficio, fino ad esiti nefasti senza possibilità di redenzione.</p>



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<p>Enrico Maria Salerno, piccolo-borghese riuscitissimo ingegnere Enrico Marletti, nel raggiungere la moglie all’hotel Baltic di Riccione finisce (da outsider) in una sorta di circolino di vacanzieri che pretendono di essere ma in realtà non sono. Dentro&nbsp;<strong><em>L’ombrellone</em></strong>&nbsp;di Risi (1965) abbiamo i pranzi e le cene (con zucchine ripiene o polpettone al posto del pesce) servite rigorosamente in hotel, le spiagge affollate tipo girone dantesco, le serate spese nelle birrerie dove cantano i tedeschi con i loro boccali di birra da un litro. È l’Italia che si dimentica della guerra finita, l’Italia della grande rivincita. Ma l’ingegnere, che sogna solo di riposare in santa pace, è continuamente sballottato in serate che si risolvono solo al mattino, in sbronze bulimiche di eventi o cose da fare, che lo sfiancano e lo distruggono, anche moralmente.</p>



<p>L’estate torna prepotentemente fotografata come ricettacolo di avventure, divertimenti e condensato pazzesco di vitalità anche in&nbsp;<strong><em>Abbronzatissimi&nbsp;</em></strong>di Bruno Gaburro (1991) dove sono presenti due veri outsider da manuale, Maurino e Teo (interpretati da Mauro di Francesco e Teo Teocoli) che vengono seguiti dall’uscita della fabbrica per la quale lavorano, fino all’arrivo nei parcheggi del Grand Hotel (loro stanno in un caravan trainato da una macchinetta decapottabile) pronti a conquistare qualche ricca ereditiera per provare a vivere di rendita. Sono due personaggi squallidi, improbabili ed opportunisti, figli di quell’epoca di merci e scambi, anche se nel film – chiaramente – risultano simpatici perché perennemente sfortunati.&nbsp;<strong>Personaggi in cerca di riscatto (basta con il lavoro in fabbrica, vogliamo far parte del jet-set) nei posti a loro proibiti</strong>&nbsp;dove si fa fatica a passare anche dagli accessi secondari (dalle cucine, dove devono pagare il lavapiatti per poter accedere nella hall del grande albergo).&nbsp;</p>



<p>Dentro&nbsp;<strong><em>Zeder</em></strong>&nbsp;di Pupi Avati (1983) invece, ecco l’orrore. A pochi metri da spiagge assolate (quelle di Milano Marittima, ripresa poi con toni più glamour dal triste&nbsp;<em>Un amore perfetto&nbsp;</em>con Cesare Cremonini) le colonie abbandonate d’epoca fascista nascondono terreni dove i morti possono tornare in vita.&nbsp;<strong>Il malcapitato di turno (uno stralunato studente fuori corso interpretato da Gabriele Lavia) vedrà la vita accartocciarsi su sé stessa e andare a rotoli quando si ritroverà in mezzo all’orrore puro.</strong>&nbsp;Qui parliamo di un outsider di tipo diverso; scrittore fallito, studente fallito, impossibilitato a decidere sul suo futuro, fidanzato con una giovane universitaria che forse non ama abbastanza. L’uomo al centro del nulla, molto simile al trentenne di oggi, che casca dentro il gorgo pauroso del sovrannaturale, quasi per noia, perché fondamentalmente non ha niente da fare e così…</p>



<p>Anche l’austriaco regista Ulrich Seidl, solito dirigere film underground dal ritmo lento e ipnotico, sceglie Rimini per un film con un titolo omonimo per rappresentare uno spiantato cantate da balera che intrattiene anziani negli alberghi aperti durante l’inverno. Sembra davvero essersi ispirato a questi nostri film italiani tanto bistrattai in patria ma amati molto negli altri paesi. </p>



<p>Come Makar Devuskin, il copista di&nbsp;<strong><em>Povera gente</em></strong>, Jakov Petrovič Goljadkin e il suo&nbsp;<strong><em>Sosia</em></strong>&nbsp;ribelle e di successo, l’ingegnere ossessionato dal suicidio Kirillov nei&nbsp;<strong><em>Demoni</em></strong>, o Aleksej Ivànovič che rischia tutto fino a cadere nel baratro ne&nbsp;<strong><em>Il giocatore</em></strong>&nbsp;tutti i personaggi di confine dei film ambientati in rivera ricordano pericolosamente i personaggi inventati e raccontati da&nbsp;<strong>Dostoevskij</strong>&nbsp;nei suoi romanzi immortali.&nbsp;<strong>La figura del fallito, del miserabile, dell’uomo che cade nonostante continui sempre a rialzarsi (per puntualmente ricadere ancora e ancora)</strong>&nbsp;è presente in quelle opere come in quei film, quasi a tracciare una stranissima linea di confine tra la letteratura dell’Ottocento e i film anni Ottanta/Novanta del ventesimo secolo.&nbsp;</p>



<p><strong>Giosuè Gorinzi</strong></p>



<p><strong>*</strong></p>



<p><strong>Filmografia indispensabile:</strong></p>



<p><em>I vitelloni, Federico Fellini (1953)</em></p>



<p><em>L’ombrellone, Dino Risi (1965)</em></p>



<p><em>La ragazza con la valigia, Valerio Zurlini (1961)</em></p>



<p><em>La prima notte di quiete, Valerio Zurlini (1972)</em></p>



<p><em>Estate violenta, Valerio Zurlini (1959)</em></p>



<p><em>Per amore di Cesarina, Vittorio Sindoni (1976)&nbsp;</em></p>



<p><em>Zeder, Pupi Avati (1983)</em></p>



<p><em>Acapulco, prima spiaggia… a sinistra, Sergio Martino (1983)</em></p>



<p><em>Rimini Rimini, Sergio Corbucci (1987)</em></p>



<p><em>Rimini Rimini: un anno dopo, Bruno Corbucci (1988)</em></p>



<p><em>Abbronzatissimi, Bruno Gaburro (1991)</em></p>



<p><em>Abbronzatissimi 2, Bruno Gaburro (1993)</em></p>



<p><em>Vai alla grande, Salvatore Samperi (1983)</em></p>



<p><em>Graffiante desiderio, Sergio Martino (1993)</em></p>



<p><em>Fuori stagione, Luciano Manuzzi (1982)</em></p>



<p><em>I pavoni, Luciano Manuzzi (1994)</em></p>



<p><em>Sabato italiano, Luciano Manuzzi (1992)</em></p>



<p><em>Attenti a noi due, Mariano Laurenti (1994)</em></p>



<p><em>Da zero a dieci, Luciano Ligabue (2002)</em></p>



<p><em>Un amore perfetto, Valerio Andrei (2002)</em></p>



<p><em>Rimini, Ulrich Seidl (2022)</em></p>



<p><em>*In copertina: Alain Delon sul set de “La prima notte di quiete”, film di Valerio Zurlini uscito nel 1972</em></p>
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