“C’è una vita, c’è la firma
della pietra sulla tempia,
c’è la tempia, c’è la forma
della testa: madre Roma
– c’è la Storia che divora
una storia: un’altra storia”
da una visione di Fabrizia Sabbatini e Edoardo Piazza
Di Mahmud Shabestari, secondo il carisma della vita votata all’assoluto, insoluta per eccesso di vertigine, non si sa quasi nulla. Il profilo mortale del maestro s’intuisce tra testimonianze spurie, lignaggi presunti, il latte dell’ombra. Nato nei pressi di Tabriz, probabilmente nel 1288, quando l’Asia era sotto l’egida dei mongoli, Shabestari, “uno dei grandi shaykh sufi dell’Azerbaigian, è una figura di primo piano nella storia della spiritualità persiana” (Henry Corbin). Ha vissuto sarchiando il nettare dell’assoluto, teso a celare le tracce del proprio passaggio terreno. Viaggiò molto, inseguendo l’Amato, cercando testi che ne custodissero le sementi:
“Ho trascorso gran parte della vita a studiare la scienza dell’Unità divina, viaggiando tra Egitto, Turchia, Arabia, giorno dopo giorno, notte dopo notte. Anno dopo anno, lambito dai mesi, pari al tempo stesso, ho attraversato città e campagne, a volte esaurendo il fuoco a mezzanotte, a volte facendo della luna la mia lampada”.
Morì giovane, Shabestari, intorno al 1320, dopo aver conquistato l’ammirazione dagli studiosi dell’epoca. Non gradiva discepoli, non si curò di consegnare un’eredità: era alto, spesso velato, non indossava armi, era consapevole del valore del bianco e dei segreti della “luce nera”. L’opera per cui è conosciuto, Il Roseto del Mistero, sviluppa in versi i temi capitali del sufismo:
“In esso egli risponde a diciassette domande che gli era state poste da Mir Hosayni Sadat Harawi sulla teosofia mistica (’irfan) e la via spirituale (soluk). Questo poema, che contiene appena mille distici, menziona tutti i grandi temi della metafisica del sufismo… Il poema, letto, riletto e meditato di generazione in generazione, è stato una sorta di vademecum dei sufi persiani”.
Henry Corbin, Storia della filosofia islamica
Introdotto in Europa da due viaggiatori, nel Settecento, Il Roseto del Mistero è stato tradotto per la prima volta a Berlino, nel 1821; sono seguite traduzioni in tutte le lingue europee. La poesia di Shabestari sembra, a tratti, aperta e dogmatica, ma va tenuta sotto la lingua, a lungo, perché sciolga i suoi misteri: i versi, nonostante la chiarezza, sono spesso cifrati e di ogni parola va distinto il riflesso, il lume che volta il cane in angelo.
“Sappi che il mondo intero è uno specchio. Ogni atomo nasconde cento soli ardenti. Si fende il cuore per una sola goccia d’acqua: da lì sgorgano cento oceani purissimi. In un grano di polvere puoi scoprire mille Adami che nascono. In un seme di miglio si cela un universo. Il tutto è riassunto nell’ora: da ogni punto del cerchio si ricavano migliaia di forme”.
Tutto è sacro, è vivo: verità che conforta, che atterrisce.
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Da Il Roseto dei Misteri
Il matrimonio dell’anima
Scendendo sulla terra, l’inebriante bellezza del mondo invisibile si cela tra gli elementi della natura. L’anima dell’uomo che conosce il giusto equilibrio prende coscienza di questa gioia nascosta restandone immediatamente incantata. Da questo mistico matrimonio nascono gli inni dei poeti e la sapienza interiore le lingue del cuore e la vita virtuosa e la Bellezza sempre giovane. La Grande Anima concede all’uomo in dote la gloria del mondo nascosto.
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L’abbandono
Guarda, i tuoi compagni si dileguano: non è ora di fare lo stesso? Se desideri volare come un uccello lascia agli avvoltoi le carogne del mondo.
Abbandona le relazioni e cerca soltanto il vero Amico. Chi è sommerso dal mare del Non-essere deve accantonare ogni legame. Cosa sono padre e madre, sorella e fratello? Anche un figlio può esserti nemico mentre puoi scoprire nello sconosciuto un parente; rinuncia ai compagni di viaggio che percorrono il tuo stesso sentiero mistico.
Ogni relazione è un nodo, un incantesimo: sogno fatale, assoluta illusione.
Non tralasciare i doveri della legge ma abbi cura soltanto di te: abbandona l’oro, le donne nient’altro che fonte di ansia.
L’immaginazione produce oggetti mirabili che non hanno alcuna consistenza: questo mondo è privo di realtà sostanziale è soltanto un oscuro spettacolo di teatro.
Tutto è pervaso dall’assoluto Essere il perfetto – molti sono i numeri ma soltanto l’Uno è degno di calcolo.
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Il mondo è un miraggio
La casa è vuota, resta la Verità: il mondo passa in un attimo e ora, libero da te stesso, puoi volare verso l’alto e unirti all’Amato.
L’unione è possibile quando questo mondo di sogni svanisce.
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Riflessi solari
I riflessi del mondo invisibile si rivelano negli oggetti di questa sfera mortale: un ricciolo, la barba il neo sulla fronte – la Bellezza regna su ogni cosa.
Quando le orecchie sentiranno queste parole, crederai che denotino oggetti sensibili. Ma non esiste una lingua per l’Infinito non è possibile esprimere i misteri in parole che celano la cenere. Come puoi relegare la visione degli ispirati in formule terrene? I mistici velano la verità: l’ombra dell’invisibile è un oggetto sensibile.
La balia per un neonato: questo è l’infinito per il finito.
Annientamento, ebbrezza, febbre d’amore sono i tre stati che attraversa il mistico: chiunque dimori in questi stati comprende subito il senso nascosto dalle parole – se non li conosci non fingere di capire come un infedele perché non tutti possono cogliere i misteri. I segni del mistico non sono illusioni l’uomo vero non parla invano. Comprendere richiede fede e rivelazione.
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La ragione
Abbandona la ragione: la sua luce brucia il corpo della vera ragione. Se desideri vedere il Volto cerca altri occhi. Il filosofo con i suoi occhi vede sdoppiato non sa mirare l’unità del Vero. La sua luce brucia gli angeli e consuma la ragione. Come la luce del sole ferisce i nostri occhi, così la Luce delle Luci offende la ragione.
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L’inconoscibile
Concentrati sulla misericordia di Dio ignora la Sua essenza: le Sue opere procedono dalla Sua essenza non la Sua essenza dalle opere. La sua luce si spande su tutto l’universo eppure, Egli dall’universo si nasconde.
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Trascendere
Sollevati al di sopra del tempo e dello spazio supera il mondo e sii per te stesso il mondo.
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Felicità incompiuta
Hai mai visto qualcuno a questo mondo provare piacere senza sperimentare il dolore? Chi ha mai realizzato i suoi desideri restando senza timore all’apice della perfezione?
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Il dono
Allora la luna che splendeva come il sole si accorse che avevo perso ogni speranza: riempì un calice di Divina Sapienza e mi ordinò di berlo. Mi disse: “Con questo vino, senza odore né sapore cancella la scritta sulla pietra del tuo destino”.