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“Sospirò, si guardò le lunghe, eleganti e belle mani e disse: Tutto si perde”. Luis Sepúlveda e la morte di Bioy Casares

Adolfo Bioy Casares è stato tra i grandi pionieri della letteratura sudamericana contemporanea: ha scritto romanzi importanti come “L’invenzione di Morel”, il sodalizio con Jorge Luis Borges è leggendario e ha partorito una serie di libri come “Sei problemi per don Isidro Parodi” e “Conache di Bustos Domecq”. Bioy muore nel marzo del 1999; a Luis Sepúlveda fu dato il compito di ricordarlo, sulle righe di “El País” con questo articolo. In una specie di rincorsa e perpetuo incontro tra i morti, il testo funge ora da ricordo e testimonianza di Sepúlveda.

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Poco più di un anno fa camminavo per il quartiere di La Recoleta a Buenos Aires. Improvvisamente mi imbattei nel venerabile anziano che rovistava tra i quotidiani di un’edicola, su una sedia a rotelle e sorvegliato da un’infermiera dai gesti impassibili. Mi avvicinai evitando lo sguardo dell’infermiera e lo salutai: “Come sta, Bioy?”. Mi guardò con i suoi intensi occhi azzurri, aggrottò la fronte per ordinare la galleria di ricordi e rispose: “Normale, ragazzo, e tu?”. Per gentilezza dovetti rispondergli che stavo bene ma un’etica elementare impedisce di mentire a un maestro, ragion per cui, evitando lo sguardo dell’infermiera, gli dissi che stavo male, che ero un po’ triste, perché ogni volta che visitavo Buenos Aires, Santiago o Montevideo, trovavo sempre meno bar, meno librerie, meno angoli cari rispetto al mio viaggio precedente. Bioy sospirò, si guardò le lunghe, eleganti e belle mani e disse: “Tutto si perde”.

Tutto si perde, il Cono Sud è un interminabile inventario di perdite. Anche Bioy ci perde e lo perdiamo. Ora esiste solo nel ricordo e nella patria comune dell’immaginazione, quella stessa immaginazione che inventò Morel o l’epico fotografo del Rio de la Plata. Il ricordo di Bioy ora viene associato a quello di Borges, suo amico e compagno della più irreverente avventura letteraria. Quando Bioy e Borges fusero i loro nomi per dare vita a H. Bustos Domecq, uno scrittore immaginario che scriveva storie criminali con Don Isidro Parodi come protagonista, probabilmente intuirono che la loro visione grottesca del mondo e della società sarebbe stata molto presto la realtà delirante del peronismo. Borges aveva quella strana alterigia dei ciechi. Bioy era un’oasi di pace intelligente. Lo vidi per l’ultima volta a Saint Malo mentre posava davanti all’obbiettivo di Daniel Mordzinski. Quella fu una cerimonia sacra e silenziosa e mi chiesi se Daniel sarebbe riuscito a fotografare quell’anziano trasparente.

Oggi il grande scrittore è diventato totalmente trasparente, non è più toccato dalla passione, dalla fortuna né dalla paura. Adesso è un uomo che simboleggia il talento del potere limpido dell’immaginazione: Bioy.

Luis Sepúlveda

*Questo articolo è stato pubblicato su El País mercoledì 10 marzo 1999; la cura e la traduzione del testo è di Mercedes Ariza

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