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Feticista, morboso, ossessivo, incestuoso: 70 anni da “Emma B. vedova Giocasta”, il testo indimenticabile di Alberto Savinio

Una madre che cerca di “mangiare” – e quindi di “annullare” – i propri figli per colmare quel vuoto che si è creato dopo la loro nascita. I punti di contatto tra il mito greco e il monologo più feticista, morboso, struggente, inguaribile, ossessivo e incestuoso del Novecento sono quasi tutti esplicitati nel titolo dell’opera, “Emma B. vedova Giocasta” di Alberto Savino, la croce piantata sulla cima della montagna, vertice massimo della sua produzione teatrale, un testo micidiale sulle disfunzionali relazioni familiari. Come la Winnie di “Giorni felici” di Samuel Beckett o la “Donna Rosita nubile (o il linguaggio dei fiori)” di Federico García Lorca, anche questa Emma B. (dove la B. non sta per Bovary) desidera la felicità. Dimenticata in fretta la figura del marito, ritrova il consorte – un fantasma, un’ombra – nel figlio e per lui si fa bella.

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Non poteva che nascere lì, su “Sipario”. La vita di un’opera teatrale non può che (far) aprire gli occhi su una rivista che si chiama esattamente così, “Sipario”. Partendo dal rapporto madre/figlio, l’assolo di parole incarna con forza quella necessaria ridiscussione del sistema delle relazioni, quella fondante affermazione di verità che travalica barriere, limiti e confini.

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Quest’anno la vedova compie 70 anni. Scritto nel 1949 come atto unico, questo “canto dell’attesa” è stato a lungo nel repertorio di Paola Borboni per poi essere interpretato da una meravigliosa Valeria Moriconi all’inizio degli anni Ottanta.

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Nell’analisi psicoanalitica, in maniera spannometrica, il “complesso di Giocasta” è il desiderio sessuale incestuoso che una madre nutre verso il proprio figlio.

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“Tutta la mitologia moderna ancora in formazione ha le sue fonti nelle due opere, quasi inscindibili nello spirito, di Alberto Savinio e di suo fratello Giorgio de Chirico”. André Breton, 1937. Alla solitudine dei numeri primi fa da contrasto cromatico la rivincita dei numeri due. Perché Savinio, nei fatti, era secondo a suo fratello, Giorgio de Chirico. Ha ragione Luca Beatrice quando scrive che oggi Savinio “risulta più contemporaneo dell’inarrivabile fratello, poiché è stato lui, almeno in Italia, a inventare la figura dell’artista a 360 gradi, il dilettante intuitivo e rabdomantico che non ha paura di confrontarsi e misurarsi con diverse pratiche della conoscenza, riuscendo bene un po’ in tutto senza essere specializzato in niente. Un vero intellettuale della pittura: critico, scrittore, uomo di teatro, poeta, visionario”.

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Emma B. è una madre in attesa del figlio, che sta per fare ritorno a casa dopo un’assenza di quindici anni. Emma racconta, a se stessa, il morboso attaccamento per il figlio, convincendosi che il suo arrivo ricomporrà finalmente il loro legame, legame che lui stesso aveva voluto interrompere senza riuscirci. Se dobbiamo credere alle parole di Emma, nelle donne amate dal figlio Millo non vede che repliche di se stessa. Il suo lungo monologo accumula in un disomogeneo flusso di coscienza riflessioni e tracce di memoria sconcertanti, dalla rievocazione dello stratagemma con cui aveva salvato il figlio, nel gennaio del ‘44, durante una perquisizione della polizia, al ricordo del momento di verità che aveva accompagnato l’ingresso di Millo nell’età adulta, allorché vedendolo dentro i panni riadattati del padre, lei aveva finalmente riconosciuto in lui il suo vero uomo.

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L’edipico incesto con un pargolo quindi, la cui scelta di mogli e amanti tradirà sempre connotati profondamente materni.

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“D’Annunzio viene spesso citato, nelle opere di Savinio, come tipico rappresentante di una tendenza culturale piuttosto che come autore a sé stante. Ciò è dovuto al fatto che, secondo Savinio, la poesia estetica non è in grado di creare un’autentica creazione artistica, perché trova naturalmente posto nel campo dell’imitazione. Pertanto, le opere di D’Annunzio sono il risultato di un’esperienza anonima e regressiva, che è l’antitesi perfetta dell’idea di Savinio sull’arte. Ma questo argomento è strutturalmente connesso con una visione globale e molto originale del mondo che Savinio sviluppa specialmente durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questo lavoro indaga i complessi legami tra l’antidannunzianismo del Savinio e lo sviluppo della sua elaborazione globale”. Gavino Piga.

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Millo alla fine fa rientro nel grembo di Emma, sua madre.

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Il testo di “Emma B. vedova Giocasta” è racchiuso nel libro “Alcesti di Samuele e atti unici” di Adelphi: ha la copertina color ocra. Del resto l’autore era anche un pittore sublime…

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“L’azione comincia quando comincia la parola. Si cambi la definizione: il teatro è parola. Meglio ancora: ‘tutto’ sta nella parola”. Alberto Savinio.

Alessandro Carli

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