27 Aprile 2022

Musica in bianco e nero. Elogio del mio caro amico Roberto Masotti

Il mio caro amico Roberto Masotti se ne è andato. Ha chiuso per sempre l’otturatore della sua macchina e ci ha salutati, immagino con quel suo sorriso sempre disponibile che nascondeva l’onestà delle grandi menti aperte e delle idee in continua evoluzione.

La fotografia di Roberto (ravennate, classe ’47) era un bianco e nero fatto di ombre e volti assorti nel silenzio musicale. Come la serie dei musicisti dietro al tavolino You Turned The Tables On Me o il lavoro fatto per il Teatro alla Scala, quello su Demetrio Stratos, le iconiche foto di Keith Jarrett e Franco Battiato o il lavoro minimalista e sublime per i tipi della ECM.

Ricordo l’estate scorsa al Bagno Corallo di Marina Romea, noi due soli, a mangiare pesce a pranzo e a parlare di musica, di alcuni progetti che volevamo realizzare, a ricordare quel suo modo di essere ancora ragazzo grazie al collettivo musicale TAI NO ORCHESTRA che dirigeva con intraprendenza, giocosità, spensieratezza.

Perché questo non è un articolo che deve per forza ricordare chi sia stato (penso che non ve ne sia bisogno) il grande Roberto. Uno dei fotografi musicali più celebri del mondo. Le sue foto iconiche sono ovunque.

Qui voglio solo ricordare l’amico, i nostri wapp, i concerti e gli incontri occasionali, quell’esibizione in memoria di Claudio Rocchi insieme a Ciccio Del Piano al Teatro Out Off di Milano e quel nostro ultimo incontro a Marina Romea, in t-shirt e panama, con il vento dell’estate che correva tranquillo.

Riguardando le tue foto scorgo la pazienza delle note nascoste nel silenzio del bianco e nero. I sorrisi, gli sguardi, i volti dei musicisti più disparati (dal jazz al pop alla classica) che affrontavi con quella riflessiva naturalezza del fotografo professionista che gioca a nascondersi nel pentagramma, che cattura più attimi che suoni, che da voce alla musica anche quando la musica si tramuta solo in immagini.

Grazie.

Fabrizio Testa

*In copertina: Franco Battiato fotografato da Roberto Masotti. Anche quella fotografia ha avuto un ruolo nel successo, magnetico, de “La voce del padrone” (1981)

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