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“Dunque, volete scrivere…”. Ezra Pound & Lawrence d’Arabia

Qualche anno fa Christie’s ha mandato all’asta una lettera di Ezra Pound a T.E. Lawrence, griffata 20 aprile 1920. La lettera è battuta a macchina, in inchiostro blu; la parte finale è scritta nel corsivo concitato di ‘Ez’. La lettera – due fogli – è stata venduta per 3.107 dollari, e non è ignota agli studiosi (è raccolta D.D. Paige in The Selected Letters of Ezra Pound 1907-1940, 1950; 1971). Per Lawrence il 1920 è un anno particolare: il rapace giornalista Lowell Thomas lo ha reso, grazie a una serie di servizi e di fotografie in costume, “Lawrence d’Arabia”; la Conferenza di Parigi del 1919, a sigillo delle sue imprese in Medio Oriente, si rivela assai deludente (Lawrence non è un politico né un ‘capo’, ma un poeta dell’azione, un ‘esteta armato’). Dal febbraio del 1920 T.E. è consulente di Winston Churchill – suo ammiratore – per il Colonial Office: “La vita con gli arabi è una pagina chiusa, il presente è una sequela di delusioni. Sono recluso in un ufficio, pressoché ogni giorno”, scrive, il 21 maggio del 1921, a Robert Graves. Appena può, parte per la Transgiordania. Di lì a poco, dal 1922 – l’anno in cui Pound incontra Olga Rudge, abita a Parigi, corregge il manoscritto della Waste Land di T.S. Eliot – per Lawrence comincia un pellegrinaggio nel sottosuolo dell’esercito, tra i ranghi della RAF, vagando tra diversi pseudonimi – John Hume Ross, T.E. Shaw… –, dall’Inghilterra al Pakistan.

Privo dell’azione, pensava di darsi alla scrittura, antico vezzo; scrisse a Pound, la figura più autorevole del suo tempo. Non amava la sua poesia – “Pound è il tipico americano dal vorace desiderio di cose strane… il suo grande rischio, in poesia, è abusare del simbolico fine a se stesso”, scrive, a un amico, nel 1912 –, si ricredette leggendo i primi Cantos. Pound conosceva il fratellastro di T.E., W.G. Lawrence, e pare avesse espresso il desiderio di incontrare il grande condottiero. Lawrence gli scrive la prima volta il 20 dicembre del 1918: “Caro Pound, naturalmente, come d’accordo con mio fratello, sarei lieto di conoscerla. Al momento, sono in albergo con lo Sceriffo Faysal, vi starò per tutto il mese, come fossimo topi… ma potremmo trovare un appuntamento…”. Pare ci siano stati altri scambi, fino alla lettera di Pound dell’aprile del 1920, che attacca in forma di burla: “Mio caro Hadji ben Abt el Bakshish, Principe della Mecca, Samurai della Doppia Spada, Vecchio Uccello, Giovane Uccello, Magister Artium etc. et quid tibi licet, libet, decet, lubet, etc. Voi avete un modo eccessivamente violento, intemperante, scaltro, precipitoso nel giudicare i vostri simili, e nel caso presente direi che sei o otto pagine di BLAST basterebbero rispetto alla dozzina e più di volumi e le migliaia e più di pagine dei miei altri lavori e opuscoli…”. BLAST era la rivista, voce del Vorticismo, ideata da Pound insieme a Wyndham Lewis nel 1914, per la durata di una folle annata: ora ‘Ez’ lavora per “The Dial” (“Qui tutti mi temono più di quanto dovreste temermi voi…”). Lawrence ha chiesto a Pound di orientarlo nel mondo editoriale; Ezra parte in quarta: “Potete scrivere? Ovviamente, avendo vorticato in lungo e in largo per l’Arabia, siete sfiancato da quei vortici; ma perché chiedere a me che ho creato un mercato per uno o due artisti, e ho fatto stampare una dozzina di buoni libri nonostante John Murray, Macmillan e quel troiaio?… Quando dite di voler scrivere per soldi, che cosa intendete con soldi?… se volete precipitare nell’abisso di una professione stipendiata posso suggerirvi un paio di editori londinesi che magari vi vorranno utilizzare per il cinema… Se volete tentare con l’America, vi consiglio di non usare alcuno pseudonimo”.

Nel 1920 Pound pubblica Hugh Selwyn Mauberley, che chiude il lavoro poetico precedente i Cantos; “è a Parigi per aiutare Joyce e la sua famiglia a sistemarsi dopo il trasferimento da Trieste” (Mary de Rachewiltz). Nel 1988, su “Paideuma” (Vol.17, No. 2/3), Mohammed Shaheen ha ricostruito i rapporti tra Pound and T.E. Lawrence: two self-crowned laureates of the time. Pound e Lawrence tornano a scriversi negli anni Trenta. Il 23 novembre del 1934 Lawrence accusa Pound di non aver risposto a una sua lettera (“Suppongo di aver scritto al Sommo Silenzio”), inviata a Rapallo e alla redazione del “New English Weekly”, “dopo aver letto un tuo articolo, A Problem of Style”. Vi si parlava dei retaggi culturali degli americani in Europa. Lawrence non aveva gradito. “Vorrei leggere un tuo saggio, scritto coerentemente, senza ‘bravura’, su quel tema. Il vecchio Ezra era un damerino, giocava a fare il dandy con le parole; il nuovo esprime se stesso con concisa potenza, quando vuole, usando il cosmetico retorico per enfatizzare e non per decorare… Non mi hai voluto rispondere. Lo scorso anno ti ho chiesto un giudizio sulla mia Odissea, la traduzione di un dilettante. Capisco di non essere un uomo colto, secondo i tuoi giudizi, per questo non mi hai letto: ma guarda quante cose ho combinato, mentre scrivevo e leggevo! Negli ultimi cinque anni il mio lavoro è stato sostanzialmente quello di costruire navi…”. La lettera è firmata T.E. Shaw, il riferimento è al lavoro in marina, al fianco di Hubert Scott-Paine, fondatore della British Power Boat Company; la traduzione dell’Odissea esce nel 1932, I Sette Pilastri della Saggezza è pubblico, per amici, nel 1926. In realtà, Pound ha risposto a Lawrence – lo chiama playboy and dilettante – ma i fatti letterari gli interessano assai meno di quelli economici & politici: nel 1933 pubblica ABC of Economics e incontra a Roma Benito Mussolini. Le ultime lettere di Pound a Lawrence sono del 1936, redatte con verve d’incendio. “Caro Mr Lawrence, BENE. Quando dico di voler agire non mi riferisco SOLO all’Italia, intendo pigliare a martellate senatori, scrittori che godono di enorme pubblicità etc.”. Nella lettera, fitta di teorie economiche, Pound cita The Italian Reform, “qualcosa di totalmente diverso da quelli che non capiscono M. e Rossoni [Edmondo Rossini, Ministro dell’Agricoltura e foreste dal 1935 al 1939]. (Ne ho avuto un impatto personale, dopo una conversazione)…”. Lawrence, però, era già fuori dalla Storia da tempo: anche in Arabia credeva nel deserto più che nella legge, nel sapore degli uomini più che negli Stati. Giocava, cavaliere del caos, soldato astrale. Amava la velocità, era morto nel maggio del 1935, non ricevette mai quelle lettere.  

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