12 Aprile 2021

"Le rughe dell'esperienza saranno pronte a testimoniare l'accadimento, questo cambiamento avvenuto dentro di noi. Nel frattempo, saremo pronti a insinuarci nei piaceri e nelle fatiche che il genio ci richiede?"

Scrivere di destino è qualcosa che deve appartenerci, in quanto scriverne equivale a parlare di poesia. Come se poesia e destino fossero un binomio inscindibile, equiparabile ‒ per importanza ‒ a vita e poesia. Per quel che mi riguarda, si è quel che si scrive, e viceversa. Eppure, avvicinandoci all’esistenza del nostro destino, si coglie una venatura, quella sfumatura a prima vista negata, che rende pregiato il legno lavorato o, meglio, vissuto. Sì perché, una volta accortisi di valere qualcosa nel mondo, tutto sarà pronto a cambiare. Accadrà il vero inizio della e nella nostra vita ‒ la scelta contigua al “per sempre”. Le rughe dell’esperienza saranno pronte un giorno lontano a testimoniare l’accadimento, questo cambiamento avvenuto dentro di noi. Nel frattempo, saremo pronti a insinuarci nei piaceri e nelle fatiche che il genio ci richiede?

Giacché la poesia parte da un limite, per oltrepassarne i silenzi. Si nega il più possibile, fino a farti assaporare i suoi umori. E se li cogli, inizia la partita. Di quel liquido ne berresti a sazietà. Questa femmina inopportuna, questa poesia ammaliatrice, ti doma, e mai si fa domare. Di acciuffarla non se ne parla. Poiché ‒ checché se ne dica ‒ la poesia è una danza; ciò che interessa all’occorrenza è il ritmo che sovrasta. È il tuo delirio da ubriaco, l’osservanza di una forma; l’aderire alla parola, ciò che fonda l’esistenza.

La poesia è il tuo limite, la tua mancanza. E chi è disadatto lo sa bene, quel che significa lottare contro i mostri e le ombre propri e altrui. Questa femmina fa del tuo essere incompiuto un dono per il mondo. Trasforma il difetto in un verso memorabile. Sembra quasi che sussurri di superare qualcosa. Quando invece è te stesso che vuole. Ti sprona a vincere gli imbarazzi, a surclassare gli ostacoli, oltrepassando i confini, abitando gli elementi. Del resto, è al di là del margine che puoi testare la tua forza. Pertanto, essere dentro al proprio destino, abitarlo, è l’emblema di una fiducia verso noi stessi.

Cosa è richiesto, dunque, al poeta? L’obbedienza totale alla realtà, sia essa buona o cattiva. Vivere il reale nonostante. Non tirarsi mai indietro. L’essere fedeli fino in fondo. Cosicché nella vita possiamo tradire tutto in qualsiasi momento, ben inteso, per una forma innata di opportunismo, o per vile sarcasmo e cinismo nei confronti del mondo. Ma una cosa non dovremmo mai fare: tradire noi stessi, qualsiasi contraddizione o vizio ci abiti. In quanto il destino da sempre ci attende, con la pazienza di una madre; come un padre che non disattende la fiducia nel figlio; anzi, gliela instilla fino all’ultimo.

Soltanto una cosa, a tal proposito, il destino ti chiederà, e sarà quella di superare i tuoi limiti, accettando una convivenza d’intenti. Del resto, scrivere significa migliorare, abbandonare l’abitudine per il non ancora detto. Scrivendo, se si è fortunati per davvero, s’incontreranno parole improvvise, dai suoni portentosi, che imbelletteranno, come una diva, la forma del tuo stile. E siccome la poesia richiede bellezza, il destino ci porterà nei sentieri ignoti che attendono ancora di essere calpestati.

Poesia e destino fanno del poeta il ballerino. Quel danzatore che non deluderà le aspettative del pubblico in sala; il funambolo che sulle punte strabilierà lo spettatore incredulo; quel saltimbanco delle parole oltre misura, che per una volta e per sempre deciderà di offrire tutto se stesso alla chiamata e al sacrificio.

D’altro canto, se si rinnegherà il richiamo della chiamata, qualunque ne sia il motivo, non avremo molte scusanti al riguardo. Semmai qualche rimorso, unito a qualche breve tentativo di desiderare ancora per una volta di strabiliare noi stessi e il mondo. Ma ciò comporta, come sempre, un’ardua scelta. Quasi come a dire: “non sono un poeta. Sono il saltimbanco dell’anima mia”.

Giorgio Anelli

Gruppo MAGOG